FARMACI e
FARMACOLOGIA
-
Farmacie
FARMACI:
Il farmaco, così come viene fornito dal
farmacista, è un prodotto complesso, sia per
quanto riguarda la molteplicità delle discipline
scientifiche il cui apporto è necessario per la
sua realizzazione – chimica, biologia, medicina
–, sia per gli aspetti tecnologici.
Per quanto
riguarda in particolare gli aspetti tecnologici,
oggi i farmaci vengono presentati agli
utilizzatori in una forma pronta per essere
impiegata e non modificabile contenuta in una
confezione (specialità medicinale); la forma
farmaceutica (capsula, compressa, ecc.) è
costituita da una miscela di ingredienti
(formulazione) in cui sono presenti la sostanza
che detiene l’attività terapeutica (sostanza
attiva) e svariati materiali (eccipienti) che
servono fondamentalmente per fare in modo che la
forma stessa abbia una determinata consistenza e
che la sostanza attiva riceva una qualche
protezione dagli agenti esterni (leganti,
materiali di rivestimento, ecc.). La
formulazione può essere studiata in modo tale da
favorire l’assorbimento nel sangue della
sostanza attiva e il suo trasporto nel sito
dell’organismo in cui deve agire.
Le sostanze attive sono in genere costituite da
composti chimici delle più varie origini:
sintesi chimica, fermentazione di batteri e
funghi, materiali biologici ottenuti per
estrazione da organi vegetali o animali,
prodotti ottenuti con l’applicazione delle
tecnologie dell’ingegneria genetica (farmaci
biotecnologici).
Tratto da: Sifit.org
La maggior parte
delle
case farmaceutiche è stata fondata a
meta-fine ottocento o primi del novecento.
Inizialmente le nazioni trainanti in questo
settore furono Svizzera, Germania ed Italia.
Nel novecento il concetto di scoperta
scientifica si è fuso con quello di bene di
consumo di massa, per cui la aziende
farmaceutiche hanno imposto un nuovo modo di
fare medicina pratica.
Qui trovate tutte le resistenze del
produttore (Glaxo),
ad esempio del Tamiflu, alla pubblicazione al
pubblico dei trials del farmaco:
http://www.bmj.com/tamiflu
Sindrome infiammatoria chiamata
"Asia" scatenata dai vaccini !
ASIA_Sindrome
infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
Tratto da: http://www.assis.it/wp-content/uploads/2014/12/ASIARiassunto.pdf
... ed e' noto che... le infiammazioni sono
foriere di qualsiasi tipo di sintomi, che i medici
impreparati allopati chiamano
erroneamente "malattie"....
Visionate questo
video, parla un informatore
farmaceutico,
sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
2.000.000 di reazioni gravi ai farmaci ogni anno !
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che
MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA: RICHARD J.
ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina, Richard
J.Roberts, denuncia il modo in cui operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici
economici alla salute e rallentando lo sviluppo
scientifico nella cura delle malattie perché guarire non
è fruttuoso come la cronicità.
vedi:
Conflitti di interesse fra medici
e Big Pharma
"Recentemente in Italia,
con l’introduzione del
D.L. n. 95/03 si è provveduto ad
abolire l’obbligo
(diventa spontanea) di segnalazione di tutte
le A.D.R. con le correlative sanzioni, ma rimane
tuttavia obbligatoria la segnalazione delle A.D.R. gravi
o inattese, di tutte le A.D.R. che riguardino i vaccini
e quelle per quei farmaci che vengano inseriti in
speciali elenchi, periodicamente pubblicati dal
Ministero della Salute, riguardanti essenzialmente
farmaci immessi di recente in commercio."
Tratto da:
http://www.altalex.com/index.php?idnot=10104
“Nessuno, dopo
questo film, guarderà senza sospetto la più
anonima scatola di medicinali, o almeno senza
pensare di non essere vittima di una truffa“.
- 12 novembre 2013
Così Antonio Morabito, il regista de “Il
venditore di medicine” (prodotta da
Amedeo Pagani in collaborazione con Rai Cinema),
film fuori concorso al Festival Internazionale
del Film di Roma e in uscita nelle sale a
gennaio, spiega la trama della sua ultima opera.
“Un tema non certo inedito, quello dello
strapotere delle industrie farmaceutiche e dei
suoi rappresentanti che – sottolinea – è
comunque un pugno nello stomaco per chi almeno
un blister al giorno lo frequenta”. Il film è
una dichiarazione di guerra alla sanità
italiana dove gli informatori
scientifici vengono rappresentati nella finzione
come corruttori di medici compiacenti.
Tra gli interpreti: Claudio Santamaria, Isabella
Ferrari ed Evita Ciri. Ad apparire in un cameo
c’è anche Marco Travaglio: il vicedirettore de
il Fatto Quotidiano veste le parti di un medico
integerrimo, il Professor Malinverni, che
si scaglia contro la pratica abusata da molti
dottori di ricevere viaggi e regali da
informatori farmaceutici senza troppi scrupoli
per prescrivere ai pazienti un medicinale
piuttosto che un altro.
Tratto da:
Ecco una clip del film dove compaiono Santamaria
e Travaglio
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/11/12/cinema-il-venditore-di-medicine-ecco-il-trailer-del-film-con-travaglio-e-santamaria/253230/
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Un rapporto della
Federal Trade Commission
(FTC)
statunitense
denuncia
che negli ultimi due anni è ripresa la pratica,
da parte delle
case farmaceutiche
produttrici di medicine coperte da brevetti in
scadenza, di stringere accordi con i
produttori
di farmaci generici, al fine di ritardare la
messa sul mercato, in cambio di pagamenti
per milioni di dollari,
della versione generica dei farmaci originali,
contenenti lo stesso principio attivo.
Fonte:
http://www.rsinews.it
Dopo vari
confronti e controlli di alcuni farmaci abbiamo
notato una particolarità, tutti i farmaci, escludendo
il principio attivo del farmaco stesso (spesso
tossico),
tutti i farmaci contengono gli stessi
eccipienti.
Es.: mannitolo, sodio cloruro, acido
citrico,cellulosa microcristallina, saccarosio,
sodio bicarbonato, magnesio stearato, titanio
bossido e132.
un esempio sono : Oki , Feldene capsule,
Loperamide, Zestril, Rilutk, ecc.
Legami segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche
vedi:
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata +
Sindacato
Rockefeller =
Dittatura
sanitaria +
Ministero ed enti
informati sui danni dei Vaccini +
Comparaggio
farmaceutico
vedi anche:
Conflitto
di Interesse
+
Conflitti di
interesse PDF - 1
+
Conflitti
di interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii
- PDF
+
CDC - 1
+
CDC - 2
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e vaccini
+
Conflitti
di interesse dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero
della salute
+
EMA
+ CNR e Corruzione
+
Consenso Informato
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I dati delle
sperimentazioni cliniche devono essere resi
pubblici – 11/04/2012
Si torna a parlare del Tamiflu per spiegare che
la condivisione è fondamentale per permettere
analisi indipendenti sui reali benefici e i
reali rischi di ogni farmaco. Tutti i dati che
provengono dalle sperimentazioni (su esseri
umani) dei farmaci poi immessi sul mercato
devono essere resi accessibili a quei
ricercatori che hanno un protocollo/piano di
studio.
Peter Doshi (Johns
Hopkins University School of Medicine in
Baltimore, Usa), Tom Jefferson (Cochrane
Collaboration, Italia) e Chris Del Mar (Bond
University in the Gold Coast, Australia)
ribadiscono il concetto con toni giustamente
assertivi su Plos Medicine, sul New York Times e
sul Sole 24 ore Sanità.
L’esperienza del Tamiflu impone un imperativo:
rivedere la posizione generale dell’industria e
delle agenzie regolatorie che hanno storicamente
considerato i dati provenienti da
sperimentazioni cliniche come dati riservati,
impedendo ulteriori indagini da parte di
ricercatori indipendenti.
Secondo gli autori: “i cittadini che acquistano
e assumono i farmaci
devono avere accesso a delle valutazioni
indipendenti su tali farmaci. Queste
valutazioni devo essere basate sulla totalità
dei dati disponibili e non sulle soluzioni
‘bignamate’ pubblicate sulle riviste biomediche.
Non dobbiamo perdere di vista il fatto che i
test clinici sono esperimenti condotti sugli
esseri umani che partono dal presupposto di
contribuire ad accrescere la conoscenza medica”.
Cosa ci ha insegnato il caso Tamiflu ? Si tratta
di un caso emblematico perché vede in ballo
tutti gli attori coinvolti nella realizzazione e
immissione sul mercato di un farmaco: le
aziende frmaceutiche (Roche
nel caso del Tamiflu), le agenzie
regolatorie (in particolare l’Agenzia
Europea del Farmaco,
EMA), le
organizzazioni sanitarie internazionali (come la
World Health Organization
e i
Center for Disease Control).
Nella vicenda Tamiflu ciascuno di questi attori
ha fatto le sue considerazioni producendo messaggi
discrepanti sugli effetti clinici del
farmaco. La poca armonia in questo coro di voci
ha portato i ricercatori della Cochrane più
volte a rivedere criticamente i dati
disponibili. Il processo di revisione è stato a
più puntate (l’ultima
qui) ed ha messo in luce soprattutto il
comportamento poco trasparente da parte
dell’industria e di alcuni regolatori.
Spiegano gli autori: “Mentre cercavano di
accedere alla documentazione, la Roche si è
prodigata nel fornire spiegazioni per motivare
la non condivisione dei dati”. Nessuna di queste
queste scuse è parsa troppo convincente.
Rendere pubblica la corrispondenza con
l’industria e i relativi commenti è stato lo
strumento scelto per richiedere più trasparenza
sui dati che provengono da esperimenti sugli
esseri umani, in particolare in casi come quello
del Tamiflu, che presentano forti ripercussioni
a livello di salute pubblica.
Gli autori lanciano all’Industria una richiesta
chiara: fornire il libero accesso ai dati
provenienti da studi clinici o difendere
pubblicamente la propria posizione riguardo la
segretezza sui dati provenienti da studi
randomizzati e controllati. Ma spiegano gli
autori: ”quello che ci auguriamo è il dibattito
possa presto spostarsi dalla necessità di
rendere pubblici i dati alle procedure per
farlo”.
Per saperne di più
- Doshi P, Jefferson T, Del Mar C. (2012)
The Imperative to Share Clinical Study Reports:
Recommendations from the Tamiflu Experience
. PLoS Med 2012; 9(4):e1001201. doi:10.1371/journal.pmed.1001201
- Peter Doshi, Tom Jefferson.
Drug Data Shouldn’t Be Secret. NYTimes,
10.04. 2012
- Tom Jefferson. Libero accesso ai dati dei
trial clinici. Sole 24 ore Sanità, 10-16 aprile
2012
-
Drug firm Roche faces criticism over swine flu
drug data. Chanel 4, 11.04.2012
- Kerry Grens.
Data Diving.What lies untapped beneath the
surface of published clinical trial analyses
could rock the world of independent review.
TheScientist, 01.05.2012
A cura di Norina Wendy Di Blasio e Sun Tzu -
Tratto da: attentiallebufale.it
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Sulla trasparenza dei dati, rispondono le
agenzie regolatorie – 12/04/2012
La pubblicazione di un articolo dal tono molto
deciso su una rivista prestigiosa come
PLOS Medicine (da non trascurare il fatto
che si tratti di un periodico che definiremmo
“geneticamente” immune da condizionamenti di
tipo accademico) ha provocato reazioni
significative quali la risposta, sulle stesse
pagine virtuali, di un gruppo di esponenti di
primo piano di agenzie regolatorie europee.
Ah, dimenticavamo l’argomento: la trasparenza
dei dati derivanti dalla ricerca clinica. - vedi
qui sopra
Si tratta di
qualcosa riguardo la quale, in un mondo normale,
ci sarebbe poco da discutere: tipo l’eleganza di
Audrey Hepburn, la rapidità di Wayne Rooney o la
genialità di George Romero (il padre dei morti
viventi), la bontà dell’Ubalda e la capacità
dell’Esorciccio. Dal momento, però, che quelle
che viviamo sono stagioni assai bizzarre – basti
pensare a ciò che ci viene riferito a proposito
di una sorta di zoo padano in cui convivono
Trota e (Pier) Mosca – non ci si può esimere dal
trovarsi a discutere di qualcosa che agli occhi
di chiunque sembrerebbe del tutto ovvio.
Ragazzi, secondo voi è opportuno aiutare ad
attraversare le vecchiette ? Ma perbacco: ci
mancherebbe altro. Ladies and gentlemen:
vogliamo alzarci per far accomodare un anziano
sul bus ? Per l’amor di Dio, detto-fatto. Invece
no: alla domanda garbatamente posta da Doshi,
Del Mar e Sun Tzu (“Dato che chi accetta di
partecipare ad uno studio clinico mette in gioco
se stesso in nome della conoscenza, per quale
ragione può essere giustificata la mancata
pubblicazione dei risultati della ricerca ?”)
qualcuno risponde sollevando le obiezioni più
capziose. Beninteso, non senza aver premesso di
essere “del tutto d’accordo” con i principi che
ispirano il ragionamento dei tre pericolosi
sovversivi (chi sono ? Eh dai: Doshi, Del Mar e
Sun Tzu no ?).
Questa tecnica (che
nella famosa opera del Maestro sulla strategia
bellica era mirabilmente definita “L’innata
abilità di arrampicarsi sugli specchi cinesi”) è
la stessa già utilizzata poche settimane or sono
da John A. Spertus, co-editor della rivista
dell’American Heart Association
Circulation: Cardiovascular Quality and Outcome
che, dopo aver invitato un drappello di
sanculotti fautori dell’open data a esprimere le
proprie opinioni ed averne lodato (aridaje) la
limpida legittimità, prendeva prudentemente le
distanze dalle tesi di Richard Lehman & co con
l’improbabile scusa che, essendo la peer review
una procedura soggetta ad errore, la valutazione
dei risultati della ricerca da parte di un
lettore naif rischierebbe di portare a chissà
quali malintesi ed errori ai danni dei pazienti.
Mah.
Nelle mani dei
“regolatori” europei, l’innata tecnica di cui
dicevamo li porta prima a dichiararsi del tutto
d’accordo sui principi (aspetto di per sé
assolutamente non scontato e potenzialmente
assai importante) ma poi ad avanzare delle
riserve per le seguenti due ragioni: 1.
Spulciando i dataset originali, il singolo
paziente potrebbe essere riconoscibile. Si
tratta di una tesi assolutamente affascinante,
che ha il solo limite di estremizzare un tantino
la posizione dei fedeli della cosiddetta
“personalized medicine” (non ce ne abbia
Peter Rothwell, al quale riconosciamo il
merito di aver voluto “temperare” la medicina di
popolazione con un approccio più attento alle
specificità della patologia).
La tesi di Eichler et al. è sostenuta dal
riferimento alle patologie rare, così rare, ma
talmente rare che – e sarà anche il caso di
rallegrarsene – solo una o due persone ne sono
colpite. Da qui l’alta probabilità di
riconoscere i malati ledendone il diritto alla
riservatezza.
Scusandoci per la
lunghezza, eccoci alla seconda obiezione: siamo
sicuri che l’analisi “libera” dei dati della
ricerca apertamente accessibili sarà di buona
qualità ? Ah, inciampiamo finalmente nella
parola magica: qualità. Andiamo a capo, che
l’argomento è solenne.
Di qualità si discute, solitamente, quando si
vede la “mala parata”. Quando ci troviamo, per
un motivo o per l’altro, in difficoltà.
Perché è un rifugiarsi in calcio d’angolo, è uno
sparare il pallone in tribuna. Il motivo è
evidente: la qualità è un concetto non
definibile. Non è misurabile, è soggettivo,
esposto alle intemperie della volubile
percezione di ognuno di noi. “Questa borsa ti
sembra di buona qualità?” “Mah, forse sì, che
dici?” “Direi proprio di no: guarda le
cuciture”. “Sicuro ? A me non pare. Sarà…
” La qualità è un concetto difficile da
maneggiare che, soprattutto tra le dita di chi è
nella condizione di poter scrivere le regole,
può tradursi in un vantaggio strategico.
L’obiezione, in definitiva, è molto simile a
quella di Spertus: siamo sicuri che “il mondo”
sia in grado di comprendere?
Peccato, o per fortuna, che un forte movimento
culturale sta andando in una direzione diversa.
Sembra sempre più ovvio associare la qualità
alla salute dei cittadini, alla sicurezza delle
cure, al buonsenso nel prendere le decisioni.
Con buona pace dei “regolatori”, ci sono
“regole” alle quali il mondo si attiene per
simpatia – diremmo – della legge evolutiva,
dell’aspirazione a sopravvivere. Che non è
affatto poco, a pensarci bene.
Per saperne di più
- Eichler H-G, Abadie E, Breckenridge A,
Leufkens H, Rasi G.
Open Clinical Trial Data for All? A View from
Regulators. PLoS Med 2012; 9(4): e1001202.
doi:10.1371/journal.pmed.1001202
- I dati delle sperimentazioni cliniche devono
essere resi pubblici. Qui sopra.
Tratto da: attentiallebufale.it
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Trial clinici di farmaci - Atto
I° Un postulato: la Fiducia
Diamo il via
alla serie The Hansen Files: Trial clinici di
farmaci per vedere come il giornalista NBC
Chris Hansen abbia risposto con dei video
reportage alle seguenti domande: come è
possibile che l’FDA abbia approvato l’immissione
sul mercato di una nutrita lista di farmaci poi
ritirati dal commercio ?
Chi si occupa di valutare questi farmaci ? Su
chi e come vengono verificate efficacia e
sicurezza dei farmaci che assumeremo ?
Il primo postulato è la fiducia...
Il meccanismo che regola l’operato della
Food and Drug
Administration (FDA) è basato su un vero e
proprio atto di fede:
ce lo ricorda la prima (di sei) puntata del
video reportage sui Drug trials
realizzato dal giornalista NBC Chris Hansen.
La garanzia di sicurezza dei farmaci poggia su
un necessario patto di fiducia tra chi produce i
farmaci e le agenzie regolatorie (come l’FDA)
che approvano l’immissione degli stessi sul
mercato.
Tutto parte da una prima domanda:
come è possibile che l’FDA abbia approvato
l’immissione sul mercato di una numerosa lista
di farmaci poi ritirati dal commercio? Eppure,
diremmo noi, ci sono enti (FDA, per l’appunto)
preposti a garantirci la sicurezza dei farmaci e
sarebbe anche legittimo immaginarli animati da
abili ricercatori che non fanno altro che
verificare i dati di sicurezza ed efficacia dei
medicinali, per avere (e darci) la garanzia di
acquistare prodotti sicuri. Ma a detta di David
Ross, già Drug safety reviewer presso la FDA,
non è così: l’FDA deve fidarsi dei dati
prodotti dalle aziende stesse, e deve
credere nella buona fede dei produttori, perché
non può controllare i numerosi studi
tossicologici e di farmacodinamica condotti
durante il programma di sviluppo di un farmaco.
Un patto di fiducia,
dunque, tra chi produce i farmaci e chi sancisce
la loro presenza sul mercato.
E qui una seconda domanda nasce spontanea:
chi si occupa di valutare i farmaci per
accertarsi della loro sicurezza prima di
registrarli presso la FDA che provvederà o meno
a immetterli sul mercato ?
L’FDA non vede un dato finché l’azienda non
decide che il farmaco è pronto per il lancio. A
metterlo alla prova dunque sono le stesse
aziende che lo producono. Ed è un sistema
collaudato che funziona, senza grossi danni, per
molti dei farmaci in commercio.
Ma cosa accade quando un farmaco è sospetto (e a
detta di Ross questi sospetti non sono
infrequenti) ? Quanto fitta è la rete di
sicurezza che dovrebbe garantirci la sicurezza
di un medicinale ?
Guardare per credere nel
video qui:
http://attentiallebufale.it/informazione-scientifica/atto-i-un-postulato-la-fiducia/
Ma le domande non finiscono qui…
By Norina Wendy Di Blasio e Sun Tzu
Trial clinici di
farmaci - Atto II° La genesi di un farmaco: il
trial – 27/04/2012
Il primo postulato era la fiducia. Non solo il
primo, però: vedremo che la totale fiducia
reciproca tra chi produce i farmaci e le agenzie
regolatorie sottende tutto il processo di
immissione di un farmaco sul mercato.
Ne avevamo parlato ampiamente nel primo post di
questa serie:
Trial clinici di farmaci Atto I. Un postulato:
la fiducia, leggi qui sopra.
E come promesso torniamo alla
carica con la seconda puntata (siamo a – 4) del
video reportage sui Drug trials realizzato dal
giornalista NBC Chris Hansen.
Con 65 farmaci nuovi
ogni anno registrati dalla
Food and Drug
Administration (FDA) – e uno di questi
almeno che viene ritirato dal mercato per i
potenziali effetti nocivi – come è possibile
controllare tutte le informazioni che popolano
le domande di registrazione? Semplice, non le si
controlla.
Secondo gli esperti intervistati da Dateline,
infatti, solo l’1% dei trial vengono controllati
dai funzionari della FDA e il principio di
fiducia reciproca viene abusato da entrambe le
parti. Ma dato che ci sono di mezzo il mercato e
le sue leggi, possiamo accontentarci di questo
patto di fiducia ? Decisamente, no.
Per capire come funzionano i meccanismi di
controllo di agenzie regolatorie come l’FDA, i
giornalisti di Dateline hanno creato una
finta casa farmaceutica, la Malum Kinetics,
richiedendo l’approvazione a testare un farmaco
identico ad uno già
ritirato dal mercato per sua dubbia sicurezza
(il Vioxx della Merck).
Un po’ di contesto: tutto il materiale
sottoposto dalla finta Azienda per
l’approvazione a procedere con lo studio clinico
è lo stesso usato per il Vioxx, salvo l’aver
rimosso qua e là il nome del farmaco; persino il
responsabile scientifico che figura per lo
studio è lo stesso, fittizio, usato nel trial
sul Vioxx…
Ma niente paura: con un po’ di pazienza, dopo
qualche no, ci sarà sempre qualche comitato
(rigorosamente non profit) di revisori disposto
a concedere il via libera a procedere alla
sperimentazione clinica, anche quando si tratta
di uno dei “farmaci più rischiosi degli ultimi
anni”.
Guardare per credere nel
video qui:
http://attentiallebufale.it/informazione-scientifica/trial-clinici-di-farmaci-atto-ii-la-genesi-di-un-farmaco-il-trial/comment-page-1/#comment-404
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Italy - Nuova Legislazione sulla vendita dei
Farmaci per medici e farmacie - 28/Feb. 2012
Ci sono diverse conferme ma anche molte novità
inaspettate nell'articolo 11 del decreto
liberalizzazioni spedito ieri dalla commissione
industria del Senato al voto dell'aula.
Intanto sparisce l'obbligo per il medico di
scrivere sulla ricetta la dicitura «sostituibile
con equivalente generico». Il prescrittore è
comunque tenuto a ricordare al paziente
l'eventuale presenza in commercio di alternative
equivalenti.
L'Aifa, con delibera da adottare entro il 31
dicembre 2012, "revisiona le attuali modalità di
confezionamento" per identificare "confezioni
ottimali, anche di tipo monodose, in funzione
delle patologie da trattare".
Si stabilisce, poi, il criterio di una farmacia
ogni 3.300 abitanti.
Le eccedenze fanno scattare una ulteriore sede
quando viene superato il 50% di tale valore. In
aggiunta regioni e province autonome, sentite le
Asl, possono istituire ulteriori sedi fino a un
massimo del 5% sul totale delle farmacie
risultanti dal nuovo quorum nelle stazioni
ferroviarie, negli aeroporti internazionali e
nelle aree autostradali dotate di servizi
alberghieri o di ristorazione, purché non siano
già presenti altre farmacie entro i 400 metri di
distanza.
Si conferma la possibilità di prolungare le
aperture oltre turni e orari obbligatori.
Consentiti sconti su tutti i farmaci a carico
del paziente, con adeguata informazione alla
clientela.
Sul fronte parafarmacie sparisce la soglia dei
12.500 abitanti per la commercializzazione dei
farmaci di fascia C che perderanno l'obbligo di
prescrizione. Autorizzata anche la vendita di
farmaci veterinari, con o senza prescrizione.
Consentita infine l'allestimento "di
preparazioni galeniche officinali che non
prevedono la presentazione di ricetta medica".
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Farmacologia
Specialità medicinale:
questi due termini identificano, per usare un
linguaggio legale, qualsiasi prodotto che possa
curare una malattia e che sia stato autorizzato
dal Ministero della Sanità con quest'indicazione.
Nel linguaggio comune è ciò che noi chiamiamo
farmaco o medicina, che si trova solo in
farmacia, e si acquista con o senza ricetta del
medico. Sono quindi esclusi da questa
definizione i farmaci generici, i prodotti
erboristici e gli integratori alimentari.
Farmaci da banco:
detti anche OTC
(dall'Inglese Over The Counter) sono quei
medicinali che si acquistano senza bisogno di
ricetta medica. Solo per questa categoria, in
Italia, è possibile la pubblicità rivolta al
pubblico, su giornali, riviste, televisione.
Marchio registrato:
in campo farmaceutico
corrisponde al nome di fantasia che l'azienda
sceglie per il suo farmaco. Viene registrato per
evitare che un'altra azienda possa utilizzare lo
stesso nome per vendere un altro prodotto.
Forma farmaceutica:
detta anche
formulazione, indica l'aspetto macroscopico con
cui viene presentato il farmaco perché possa
essere assunto dal paziente. Forme farmaceutiche
sono le compresse, le capsule, i confetti, gli
sciroppi, le polveri (confezionate in bustine),
le soluzioni (gocce, colliri, fiale per
iniezioni o aerosol), le supposte, i cerotti, le
creme, gli unguenti, i gel e altre ancora.
Principio attivo:
è il componente attivo
del farmaco, il medicinale vero e proprio,
responsabile dell'azione curativa che ci
aspettiamo quando assumiamo una medicina.
Eccipiente:
è un componente inattivo del
farmaco, cioè innocuo perché privo di qualsiasi
azione farmacologica. In genere ogni medicinale
ne contiene più di uno, come amido, cellulosa,
talco, magnesio stearato, glicole propilenico,
acqua, saccarosio e molti altri. Queste sostanze
chimiche possiedono funzioni tecniche
fondamentali: proteggono il principio attivo
dalle aggressioni esterne (caldo, freddo,
umidità, agenti chimici); ne aumentano il volume
(100-500 milligrammi di principio attivo sono
una quantità microscopica) per consentire la
preparazione di compresse (o qualsiasi altra
forma) di dimensioni accettabili; rendono
stabili soluzioni e sospensioni evitando che il
principio attivo precipiti sul fondo della
bottiglia; facilitano l'assorbimento del
principio attivo aiutandolo a sciogliersi bene
quando è all'interno del nostro organismo;
correggono il sapore sgradevole della maggior
parte dei medicinali.
Dosaggio:
la quantità, o dose, di
principio attivo presente nell'unità posologica,
cioè in una compressa o capsula o bustina, ecc.
Posologia:
il numero di dosi che il
paziente deve assumere nelle 24 ore per ottenere
il desiderato effetto terapeutico.
Assorbimento:
è il gradino fondamentale
perché un farmaco possa esplicare la sua azione.
Il principio attivo si deve prima sciogliere,
poi viene assorbito, cioè entra nel sangue e dal
circolo arterioso viene trasportato in tutti i
distretti del nostro organismo, raggiungendo
così anche l'organo o la zona dove deve
esplicare la sua azione terapeutica.
Forma cristallina:
ogni sostanza chimica
solida (come la maggioranza dei principi attivi)
se osservata al microscopio si presenta con una
struttura tridimensionale simile a una gabbia.
Alcune molecole, secondo il procedimento con cui
sono state prodotte, pur essendo pure, possono
avere forme cristalline diverse. Il tipo di
cristallo influisce sulle caratteristiche
fisiche della sostanza, in particolare sulla sua
solubilità.
Galenici:
tradizionalmente i farmaci
preparati in farmacia dal farmacista, su ricetta
del medico, in forma e dose adatte a un singolo
paziente.
Successivamente vennero divisi in due
sottocategorie: i galenici magistrali, allestiti
dal farmacista, e i galenici multipli (perché il
farmacista può prepararne una scorta) la cui
composizione è descritta nel Formulario
Nazionale della Farmacopea Ufficiale. I galenici
multipli spesso vengono prodotti anche dalle
aziende farmaceutiche e prendono il nome di
farmaci preconfezionati prodotti
industrialmente.
La normativa attuale classifica i galenici del
Formulario Nazionale come farmaci generici
perché contengono esclusivamente principi attivi
non più coperti da brevetto.
Via di somministrazione:
è il modo in cui
deve essere assunto il farmaco, può essere orale
(per bocca), parenterale (iniezione), nasale,
cutanea, ecc. Una stessa forma farmaceutica non
implica necessariamente che la via di
somministrazione sia la medesima. Un aerosol
spray può essere orale o nasale; le gocce sono
nasali, orali, oculari; le compresse sono da
inghiottire, da sciogliere sotto la lingua, da
sciogliere in acqua; le fiale sono endovena,
intramuscolo, da bere, per aerosol.
By Elisa Lucchesini -
Tratto da:
dica33.it
Ricordarsi
che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e e
della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto
a livello intestinale, ma anche a distanza in
qualsiasi parte dell'organismo.
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Ceppi di
malaria resistenti ai farmaci di ultima
generazione (ma cio' accade per qualsiasi altro
problema di salute !)
E' giusto che sia cosi, la Natura e' ns madre e
sa come insegnare ai suoi "parassiti", cosa e
come fare, in quanto l'utilizzo di farmaci di
sintesi per le malattie, e' un crimine folle
che arricchisce SOLO
Big Pharma ed "impoverisce",
cioe' debilita, gli esseri viventi che ne fanno
uso. NON e' quella la
strada per evitare di cadere malati !
La Medicina Naturale insegna, come insegnava
Ippocrate il padre della
medicina, che l'alimentazione e' il
"farmaco" per eccellenza e quinid aria, acqua,
cibi debbono
essere vitali (biologici e quindi
biocompatibili alla vita) e non come quelli che
ci troviamo oggi grazie all'industria chimica,
agricola, alimentare,
farmaceutica...(Vaccini
compresi, anzi sono
altamente tossici e
pericolosi)
che hanno inquinato tutto !
In questo sito
www.mednat.org si trovano tutte le
indicazioni sul come fare per mantenere la
Salute e/o guarire dalla malattia (dal
raffreddore al cancro) in modo naturale
SENZA farmaci di
sintesi.
Anche per la malaria, vi sono indicazioni
definitive e risolutive, ma i prePotenti della
Terra (Bill
Gates in testa) non ne vogliono sapere....perche'
sulla malattia vi e' la peggiore e la piu'
grande speculazione finanziaria del mondo,
gestita dalla mafia in
colletti bianchi.....dai
banchieri,
alle multinazionali
che detengono, alle
universita'
che controllano con le donazioni, cosi come
il
CDC, l'OMS che essi
finanziano e/o pagano....fino ai vari politici e
burocrati dei
ministeri nei vari stati del mondo che a
loro sono "legati" in vari modi:
indottrinamento, denaro, potere, poltrone,
ecc....fino ai vari Istituti
Sup. di Sanita' (ISS). agli
ordini dei medici
che seguono le loro direttive...ed ai
medici che,
poveretti, indottrinati all'universita.....
sono impreparati
a sanare, in quanto NON conoscono tutte
le possibili terapie,
anche
quelle naturali, per aiutare il paziente a
guarire dal
suo problema.
Questo e' il quadro
desolante della
medicina
moderna, la quale, a parte la rianimazione,
chirurgia e la traumatologia, d'urgenza, il
resto e' tutto da rifondare e da rivedere...!
NON sarebbe ora di dire:
BASTA ?, credo proprio di SI
!
By dr. Jean PaulVanoli