LONDRA
- Guardi l'avambraccio di David e hai pensieri cattivi.
A 31 anni, quei
puntini rossi sono tracce di aghi e siringhe. Immagini che l'eroina lo
tenga prigioniero, che altro sennò ? Glielo dici. David sorride,
sfiorandosi la manica, e ti risponde che faresti meglio a toglierti quell'espressione compassionevole dalla faccia, perché non hai capito
niente.
La sua droga si
chiama "Carra" - "Carra Recruitment Service",
servizio reclutamento Carra - e gli ha fruttato un bel gruzzolo , un
sito internet e un ufficio in Regent Street, nel cuore di Londra.
Il
problema non sono semplicemente le motivazioni degli scienziati o delle
aziende che finanziano le ricerche, ma, piuttosto, le motivazioni di
tutti noi. Le nostre aspettative, desideri, pregiudizi, possono gettare
le basi per il tipo di futuro che desideriamo. Jeremy Rifkin - "Il
secolo biotech" - Baldini&Castoldi, 1998 DAVID si buca da sette
anni. Ma le sue vene si nutrono di antidepressivi, epatoprotettivi,
cardiostimolanti, antibiotici, antipiretici, diuretici, calmanti,
antistaminici. E sono i suoi pusher ad aver bisogno di lui. Non il
contrario.
I
pusher di David sono le Multinazionali del Farmaco,
Big Pharma. Ogni
buco, ogni giorno di libera disponibilità delle vene, vale 100
sterline, più di 300 mila lire. "Minimo". In una settimana ti
porti a casa quello che guadagneresti in un mese al bancone di un pub.
"Ma sì, sono una cavia", ammette.
"Ho
cominciato ai tempi del college. Un compagno mi disse che si potevano
ottenere soldi facili. Come?, chiesi. Per starsene a letto, disse
quello. Così, eccomi qui. Ho cominciato, non ho più smesso".
Nel corso del tempo, David ha fatto di più. Ha trasformato la
sperimentazione nel suo piccolo, redditizio business.
Con
cinque amici ha fondato un centro di "smistamento cavie": il
"Carra", appunto. I suoi ragazzi vanno dove la ricerca chiede.
E se c'è da viaggiare per raggiungere Germania, Francia, Svizzera, sono
pronti.
Agenda
permettendo. Il loro sito web promette "grandi guadagni", ed
"esentasse". Non servono né titoli di studio né anamnesi da
record. Gli affari sono ok. Ventimila "contatti" di aspiranti
volontari alla settimana. Tre edizioni di un opuscolo a pagamento (15
sterline comprese spese di spedizione), una sorta di breviario dei
globetrotter della vena: indirizzi dei centri di ricerca e
sperimentazione farmacologica in tutto il mondo, classificati per
remunerazione e comfort. Avere la playstation e la pay tv o poter
mangiare alla carta mentre saggiano dentro di te antistaminici o
cardiostimolanti una differenza la fa.
Certo, qualche inconveniente devi
metterlo in conto. "Al massimo un po' di vomito, mal di testa,
leggera insonnia. Ma passa presto e poi comunque facendo il volontario
hai l'occasione per un check-up medico gratuito", conclude David
sornione. [* * * ] Big Pharma, le Multinazionali del farmaco hanno fame
di David come di una buona quotazione a Wall Street. I test di
"fase uno" sono il passaggio obbligato dal topo all'uomo.
L'anello
evolutivo della sperimentazione. Senza "fase uno", niente
"fase due" "tre", "quattro". Dunque,
niente farmaco e nessun profitto. Lo aveva capito - come abbiamo
raccontato nella prima puntata della nostra inchiesta - la "Van Tx"
di Birsfelden, prima che l'ingordigia la perdesse. Prima che qualche
estone "importato" cominciasse a fare le bizze. Che un giudice
ragazzino di Basilea decidesse di vederci chiaro. Che i comitati etici
del cantone istituissero una commissione di inchiesta.
Che
l'Interpharma svizzera alzasse il sopracciglio, preoccupata
dall'immagine macchiata e dalla minaccia ai profitti. Con gli inglesi,
nessun rischio. A loro devi solo saldare la parcella. Puoi star sicuro
che non se ne usciranno con storie del tipo "siamo i negri bianchi
del duemila". Se non ti va bene il "Carra", puoi anche
scegliere il "Guinea Pigs get paid", "I porcellini
d'India vengono pagati". Che con quel nome che si sono dati
dimostrano anche una qualche dose di autoironia.
I
ricercatori ufficialmente fanno finta di non sapere di questi siti, un pò
troppo espliciti sui pagamenti (che per legge dovrebbero essere dei
modesti rimborsi spese, proprio per evitare che il volontario si
trasformi in un professionista). Ma ultimamente vanno meno per il
sottile, al punto che la prossima edizione dell'opuscolo del "Carra"
dovrebbe essere sponsorizzato da un bel po' di centri che contano.
Certo, le "cavie organizzate" hanno qualche difetto. Nessuno
ti dirà mai se il braccio che hai di fronte in laboratorio è stato
bucato un mese, una settimana o 24 ore prima. Se l'epaprotettivo che
stai per iniettare si impasterà con residui di cardiostimolante
lasciati da qualche altro studio. È vero, le norme europee, le
legislazioni nazionali degli Stati membri, impongono che l'aspirante
volontario sia "pulito" oltre che sano. Ma quante volte viene
davvero verificato che l'intervallo tra un test e l'altro non scenda
sotto la soglia dei tre mesi fissata a marzo dall'ultima direttiva Ue ?.
Se provate a chiedere a Umberto Filibeck, che al ministero italiano
della Sanità dirige il nucleo di ispezione sulle sperimentazioni, vi
sentirete rispondere che i globetrotter della vena "sono
inaccettabili sia dal punto di vista etico che scientifico",
perché ne va della loro salute e dell'attendibilità della ricerca.
Eppure, "pur sapendo che i volontari professionisti non vanno
usati, non esistono molti modi per escluderli al cento per cento",
riconosce con realismo Miriam, uno dei responsabili dell'"Hammersmith
Medicines Research", laboratorio di ricerca farmacologica annesso
al "Central Middlesex Hospital" di Londra. Non esiste una
banca dati europea (l'unica, nazionale, è in Francia) che custodisca
traccia dei nomi dei volontari, della loro residenza, dei test cui sono
stati sottoposti e quando. "La legge - spiega la
ricercatrice inglese - ci
impone di inviare un fax al medico di base del volontario, chiedendo un
nullaosta alla ricerca.
E se otteniamo il
via libera siamo sollevati da ogni obbligo di ulteriori indagini
cliniche". Gratti e scopri che questo sottile diaframma di
garanzia è resistente quanto una carta velina. Non è un mistero per
nessuno che i medici curanti siano il più delle volte delle buche delle
lettere, semplici indirizzi. In molti centri, poi, è sufficiente
mostrare la ricevuta di "invio del fax di nullaosta". Il
consueto silenzio che segue da parte del medico curante equivale a un
assenso. Non resta dunque che affidarsi agli esami di laboratorio e al
più antico degli strumenti di anamnesi: gli occhi. "Scartiamo i
volontari - spiega Miriam - quando notiamo segni vistosi di
recenti prelievi di sangue o quando dai controlli saltano fuori tracce
di farmaci ancora in circolo...". [ * * *] Antonella, in
circolo, ha solo nicotina. O, meglio, qualche cosa che le somiglia e che
dovrebbe liberare della dipendenza dal pacchetto. Nel polso destro,
fasciato, porta a spasso una cannula da cui ogni ora si preleva sangue
per la macchina dei test dell'Unità di farmacologia clinica della
multinazionale inglese Glaxo SmithKline. È Verona-Italia. Ma potrebbe
essere Londra, Basilea, Monaco. I "mestieri" sono gli stessi.
E
identica è la molla che spinge ad infilarsi in una corsia dalle luci
soffuse. È la stessa ragione che ha convinto David a fare del corpo un
business. Sono i soldi. I soldi e nient'altro. Antonella ha una laurea
in medicina, ma con il giuramento di Ippocrate quella cannula e il mal
di schiena da immobilità non hanno nulla a che vedere. "Starmene
sdraiata ogni mattina dalle 8 a mezzogiorno è un pò una scocciatura.
Non
posso muovermi per non alterare l'assorbimento del farmaco antifumo. Ma
per fare un pò di controlli e starmene qui nove giorni, servita e
riverita, porto a casa un assegno da quattro milioni. Il doppio di
quello che tiro su in un mese da aspirante psichiatra".
E chi se ne frega poi se lei e il gruppo di volontari in ciabatte che la
circondano aiuteranno l'umanità dei fumatori a liberarsi del desiderio.
Lei, il suo, lo ha già realizzato ("Con i soldi farò un
viaggio intercontinentale") e qui tornerà "senza
pensarci un momento".
I
"Guinea pigs", i porcellini d'india con la faccia di uomo non
hanno passaporto. Si somigliano e fanno presto a sentirsi più fortunati
di chi è nel recinto accanto. Come quelli che hanno preceduto Antonella
in uno studio sul "ph" gastrico: dieci giorni con una sonda in
bocca che pescava direttamente nello stomaco. E dunque che vuoi che
siano quattro ore al giorno di assimilazione di un farmaco ignoto.
"Certo - fa lei - un pò di paura ce l'ho. Magari che
quello che sto prendendo abbia effetti cancerogeni sul lungo periodo...
Ma, dimmi, davvero credi che mi possa danneggiare più del pacchetto di
sigarette che fumo ogni giorno? Insomma, che mi può succedere ?".
"Nulla, nulla può succedere", tranquillizza Stefano
Milleri, responsabile dell'unità di Farmacologia. Ecco là il
defibrillatore, ecco la consolle che monitora costantemente i letti dei
pazienti, collegata direttamente al 118, ecco l'archivio con 1.500
volontari già usati e dunque schedati.
È
fiero Milleri. E si capisce anche il perché. "Siamo
praticamente l'unico laboratorio privato italiano attrezzato per i test
di fase uno, il primo passo dopo la sperimentazione su animali...".
Nove anni fa non li conosceva nessuno.
E
nel Nord-est delle vigne, dell'eternit dei capannoni industriali nessuno
trovava la ragione per farsi bucare in una corsia di lusso. "Abbiamo
faticato tantissimo. All'inizio siamo dovuti ricorrere a parenti, amici".
Oggi a Verona fanno
la fila. E non tutti ce la fanno a entrare. "Perché dobbiamo
essere sicuri che i volontari prestino un consenso informato e siano in
grado di affrontare lo studio senza stress". Ecco la differenza
tra questo centro e la maggior parte dei laboratori d'Europa. Qui
vengono preferiti i locali (anche se solo la metà delle
"cavie" archiviate è ancora reperibile), è difficile che
"nomadi del test" vengano accettati, i controlli preventivi
sono a prova d'ispezione, assicurazioni vistate dai comitati etici
coprono gli eventuali rischi e i moduli informativi sono passati al
vaglio da psicologi e linguisti. La prova ? "Beh, per esempio
qui nessuno dei prescelti ha mai abbandonato per un crollo di nervi lo
studio in corso d'opera...".
[*
* *] Eppure, se insisti, anche il sorriso di Milleri alla fine si
spegne. La Glaxo Smithkline di Verona non è un giardino dei desideri
realizzati. Le Multinazionali, la sperimentazione dei farmaci, vivono di
tempi.
Più
lunga è la sperimentazione, minori sono i margini di profitto. Più
farraginosa è la strada delle autorizzazioni, più sottili le
possibilità di bucare il mercato con annunci a effetto. Quelli che
promettono la fine dell'obesità e dell'impotenza, facendo schizzare
alle stelle le azioni del gruppo nei listini di borsa di tutto il mondo.
Ma che talvolta riescono pure a dare credibilità alla comunità
scientifica di un paese e soprattutto speranze concrete ai malati.
"Per poter avere il via libera in Italia ci vogliono mesi -
sbotta Milleri - Ministero della Sanità, Istituto Superiore della Sanità,
comitati etici... Come si fa a non rimanere indietro nella ricerca se
alle aziende non vengono date certezze ?
È vero, hanno snellito le procedure per le fasi di
sperimentazione due e tre e per la fase uno c'è pronto un decreto. Ma
niente a che vedere con la Francia, dove i tempi sono rapidissimi. In
Gran Bretagna basta il sì dei Comitati etici... Qui da noi troppo
spesso mancano competenze specifiche negli organismi di controllo e si
preferisce peccare in eccesso di cautela per malintese ragioni di
sicurezza. Così farmaci sperimentati in Inghilterra vengono bocciati in
Italia, a meno di non dimezzare i dosaggi".
Nelle università e
nei pochi centri di ricerca pubblici non hanno dubbi:
"Anche
in questo campo l'Italia paga le conseguenze dell'era Poggiolini, della
burocrazia al rallentatore e delle autorizzazioni a suon di bustarelle".
Una prassi che teneva lontane le multinazionali, già terrorizzate dalle
"troppe contorsioni etiche" degli italiani. Così, mentre oggi
la nostra ricerca si è rimessa lentamente in cammino, abbiamo ancora
bisogno di farmaci testati altrove. Anche in luoghi, come la Gran
Bretagna, dove non si va troppo per il sottile. Basta dare un'occhiata
all'avambraccio di David. E pensare ai Guinea Pigs, i porcellini d'India
dalla pelle bianca.
Ai
loro fax fantasma ai medici curanti. Ai loro sogni da cavia. Così
uguali, così facili da realizzare.
By
La Repubblica, 7 maggio 2001
Commento NdR:
Ma oggi si va nel terzo mondo per trovare cavie
(a pagamento) per testare i farmaci ed i
risultati vengono occultati dalle
case farmaceutiche !
vedi:
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata +
FARMACI e CONTROINDICAZIONI
+
Falsita' della medicina
ufficiale
FORUM sul pericolo
dei Farmaci e delle Case Farmaceutiche
+
Comparaggio
farmaceutico +
Conflitti di interesse fra
medici e Big Pharma
Visionate questo
video, parla un'informatore
farmaceutico,
sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
Ormoni, pressioni sui medici per
venderli...anche per i bambini
Qui trovate tutte le resistenze del
produttore (Glaxo),
ad esempio del Tamiflu, alla pubblicazione al
pubblico dei trials del farmaco:
http://www.bmj.com/tamiflu
La maggior parte
delle
case farmaceutiche è stata fondata a
meta-fine ottocento o primi del novecento.
Inizialmente le nazioni trainanti in questo
settore furono Svizzera, Germania ed Italia.
Nel novecento il concetto di scoperta
scientifica si è fuso con quello di bene di
consumo di massa, per cui la aziende
farmaceutiche hanno imposto un nuovo modo di
fare medicina pratica.
2.000.000 di reazioni gravi ai farmaci ogni anno !
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che
MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA: RICHARD J.
ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina, Richard
J.Roberts, denuncia il modo in cui operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici
economici alla salute e rallentando lo sviluppo
scientifico nella cura delle malattie perché guarire non
è fruttuoso come la cronicità.
"Recentemente in Italia,
con l’introduzione del
D.L. n. 95/03 si è provveduto ad
abolire l’obbligo
(diventa spontanea) di segnalazione di tutte
le A.D.R. con le correlative sanzioni, ma rimane
tuttavia obbligatoria la segnalazione delle A.D.R. gravi
o inattese, di tutte le A.D.R. che riguardino i vaccini
e quelle per quei farmaci che vengano inseriti in
speciali elenchi, periodicamente pubblicati dal
Ministero della Salute, riguardanti essenzialmente
farmaci immessi di recente in commercio."
Tratto da:
http://www.altalex.com/index.php?idnot=10104
“Nessuno, dopo
questo film, guarderà senza sospetto la più
anonima scatola di medicinali, o almeno senza
pensare di non essere vittima di una truffa“.
- 12 novembre 2013
Così Antonio Morabito, il regista de “Il
venditore di medicine” (prodotta da
Amedeo Pagani in collaborazione con Rai Cinema),
film fuori concorso al Festival Internazionale
del Film di Roma e in uscita nelle sale a
gennaio, spiega la trama della sua ultima opera.
“Un tema non certo inedito, quello dello
strapotere delle industrie farmaceutiche e dei
suoi rappresentanti che – sottolinea – è
comunque un pugno nello stomaco per chi almeno
un blister al giorno lo frequenta”. Il film è
una dichiarazione di guerra alla sanità
italiana dove gli informatori
scientifici vengono rappresentati nella finzione
come corruttori di medici compiacenti.
Tra gli interpreti: Claudio Santamaria, Isabella
Ferrari ed Evita Ciri. Ad apparire in un cameo
c’è anche Marco Travaglio: il vicedirettore de
il Fatto Quotidiano veste le parti di un medico
integerrimo, il Professor Malinverni, che
si scaglia contro la pratica abusata da molti
dottori di ricevere viaggi e regali da
informatori farmaceutici senza troppi scrupoli
per prescrivere ai pazienti un medicinale
piuttosto che un altro.
Tratto da:
Ecco una clip del film dove compaiono Santamaria
e Travaglio
http://tv.ilfattoquotidiano.it/2013/11/12/cinema-il-venditore-di-medicine-ecco-il-trailer-del-film-con-travaglio-e-santamaria/253230/
vedi anche:
Conflitto
di Interesse
+
Conflitti di
interesse PDF - 1
+
Conflitti
di interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii
- PDF
+
CDC - 1
+
CDC - 2
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e vaccini
+
Conflitti
di interesse dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero
della salute
+
EMA
+ CNR e Corruzione
+
Consenso Informato
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Farmaci (s)caduti nel mercato
nero
By
Gianfranco Dainese, Generale in
congedo, già capo Ufficio Operazioni del Comando
Carabinieri Tutela della Salute. Pubblicato su
Va' Pensiero n° 337
Cosa ci può dire sui
traffici illeciti di farmaci scaduti ?
Nel corso della mia esperienza di contrasto
al fenomeno svolta con vari incarichi quando
ero in servizio al Comando Carabinieri
Tutela della Salute, un reparto speciale
alle dipendenze funzionali del Ministro
delle Salute, mi sono imbattuto in casi di
sequestro di farmaci scaduti, soprattutto,
in strutture residenziali o di assistenza
sanitaria per gli anziani. Qualche volta,
però, questi farmaci li abbiamo trovati
anche nelle corsie degli ospedali.
Quindi sia in
strutture sanitarie pubbliche sia in
private...
Negli ospedali pubblici, almeno così voglio
pensare, il reperimento di farmaci scaduti è
più che altro conseguente ad una cattiva
gestione dell'armadietto farmaceutico. Anche
nelle strutture private e nelle residenze
sanitarie per anziani può esserci la stessa
motivazione di fondo. Ma, talvolta, questo
potrebbe essere un sistema valido per fare
economie sui costi per l’assistenza.
Vi è capitato di
accertare il dolo ?
I responsabili delle strutture ispezionate
sono stati deferiti all'autorità
giudiziaria, ipotizzando il reato di
detenzione e somministrazione di sostanze
farmacologiche imperfette o pericolose, ma
purtroppo la normativa italiana in questo
non ci aiuta.
Perché ?
Perché la Legge punisce soltanto la
somministrazione di farmaci imperfetti, come
lo sono quelli scaduti e non la semplice
detenzione. Dunque, bisognerebbe sorprendere
i responsabili in flagranza di reato, in
poche parole, beccarli mentre fanno
l'iniezione con un medicinale scaduto. La
detenzione viene punita soltanto in caso di
commercio di farmaci.
Quindi, se i farmaci scaduti, per esempio,
vengono detenuti dal farmacista, quest'ultimo
risponde penalmente. Invece, l'infermiere o
il medico di un reparto che detengono
farmaci scaduti non rispondono del reato
suddetto.
Le ispezioni dei NAS
nei centri di cura dove sono stati rinvenuti
farmaci scaduti o imperfetti, sono state
fatte a seguito di una denuncia o
rappresentano controlli di routine ?
Nell'attività istituzionale e operativa dei
NAS è previsto che siano fatte verifiche
periodiche a campione, anche per saggiare
l'entità del fenomeno. Se il fenomeno
venisse fuori in maniera preoccupante,
allora, verrebbero fatti dei controlli a
tappeto.
È mai successo ?
Il mondo del farmaco, globalmente inteso, è
stato ed è oggetto di controllo da parte dei
NAS dei carabinieri ai quali il Ministero
della Salute, di volta in volta e sotto la
sorveglianza dell’AIFA, affida specifici
compiti di vigilanza connessi a
provvedimenti di campionamento o di ritiro
dal commercio. Controlli a tappeto sono
stati fatti in altre attività di assistenza
come per esempio sull'utilizzo delle camere
iperbariche. Ricordo che in occasione di un
gravissimo incidente in cui rimasero
carbonizzati alcuni pazienti, i NAS hanno
prima censito tutte le strutture sanitarie
ove erano presenti queste macchine e poi si
è proceduto alle necessarie verifiche a
tappeto per constatarne la sicurezza. Per
quanto concerne, invece, le strutture di
ricovero, cura ed assistenza sanitaria, sono
previsti dei periodici controlli,
nell'ambito di un'attività gestita anche dal
Ministero della salute.
Un sistema di
controlli che funziona, dunque ?
In linea di principio sì, anche se occorre
precisare che nel nostro Paese controllore e
controllato si identificano nello stesso
ente: le ASL. Le strutture di ricovero e
cura sono parte integrante delle Aziende
Sanitarie Locali e, contemporaneamente, sono
sottoposte alla vigilanza delle stesse. Per
migliorare il funzionamento della sanità,
globalmente intesa, sarebbe più opportuno
che i controlli fossero affidati ad
un'agenzia “terza”. Le ispezioni, in verità,
sono scarse e non vengono fatte come
dovrebbero perché, oltre ad un evidente
conflitto di interessi, ci sono pochi
ispettori disponibili.
Ritiene che sia
urgente modificare la normativa penale, così
da rendere penalmente perseguibile anche la
semplice detenzione di farmaci scaduti o
imperfetti da parte di strutture sanitarie ?
Assolutamente, sì. Inoltre, serve la
certezza della pena, perché la negligenza
altrui, nel caso della gestione di farmaci,
mette in serio rischio la salute delle
persone. Altra cosa è, invece, il mercato
dei farmaci oggetto di furti e rapine.
Ci spieghi meglio...
I furti di medicinali sono più frequenti di
quanto si creda. E se si fanno molti furti
vuol dire che c'è un mercato che li ricicla
e che nel sistema della distribuzione ci
sono professionisti compiacenti che si
prestano a prescrivere questi farmaci, ad
acquistarli ed a distribuirli. Inoltre, si
tratta di medicinali il cui utilizzo è
rischioso a causa delle condizioni
inadeguate in cui vengono stoccati dalle
organizzazioni criminali.
Può darci un'idea
della portata del fenomeno ?
Purtroppo, manca il dato statistico, perché
l'Istat non tiene conto della categoria
specifica, inserendola nella voce più
generale di furti e rapine. Però, grazie
alla collaborazione tra i NAS dei
Carabinieri e Farmindustria, verrà presto
allestita una banca dati dedicata ai casi di
rapina e di furti di prodotti farmaceutici
al fine di monitorare il fenomeno ed
individuare le migliori azioni di contrasto
al fenomeno. Anche in questo caso, la
tracciatura del farmaco gestita dal
Ministero della Salute, nel momento in cui
andrà a regime, darà un contributo
importante alla lotta contro questo
particolare crimine. Il sistema è attivo
soltanto in parte a causa della complessità
della sua gestione, per cui si è deciso di
procedere per step successivi.
Al momento, sono tenuti a trasmettere le
informazioni alla banca dati soltanto le
aziende farmaceutiche e quelle della
distribuzione, ne sono esclusi i farmacisti,
i grossisti e le aziende che provvedono al
ritiro ed allo smaltimento dei farmaci
scaduti o invendibili.
Quindi ?
Per farla breve, ci troviamo in una fase in
cui la Banca Dati Centrale del Ministero
della Salute non è in grado di individuare
le fustelle dei farmaci oggetto di furto o
rapina.
Quindi, in futuro,
quando il farmacista farà passare il lettore
ottico sulla fustella di una confezione
rubata, verrà segnalata l'informazione a
livello della banca dati centrale ?
Quando la
Banca Dati Centrale opererà a pieno regime,
questo sarà possibile. Attualmente, ci sono
delle falle nel sistema che, di fatto,
possono consentire ancora il verificarsi di
truffe ai danni del Servizio Sanitario
Nazionale, mediante l’utilizzo illegale
delle fustelle applicate sui farmaci rubati
e rapinati, con gravi ripercussioni sulla
spesa farmaceutica, che viene accresciuta in
modo anomalo, e sulla tutela della salute
dei cittadini.
Ci sono aree più a
rischio rispetto a questo problema ?
Si tratta, in verità, di un fenomeno
distribuito un po' sul tutto il territorio,
ma più marcato nel Mezzogiorno d'Italia.
Posso affermare, però, che allorquando
questo straordinario sistema italiano di
tracciatura del farmaco sarà completato, i
sodalizi criminosi dediti al crimine
farmaceutico e sanitario avranno vita assai
difficile.
Qual è la situazione
in Italia relativamente al fenomeno dei
farmaci contraffatti ?
L'Italia è un paese in cui la produzione dei
farmaci e la loro distribuzione attraverso
i canali ufficiali (farmacie, parafarmacie,
ospedali ASL etc.) non è contaminata dalla
contraffazione e per un motivo molto
semplice: i farmaci nel nostro Paese vengono
dispensati in farmacia e dietro
presentazione di ricetta medica (per i
farmaci con obbligo di prescrizione, ndr)
e, soprattutto, esiste un sistema di
tracciatura dei medicinali molto preciso e
rigoroso che fa riferimento ad un bollino
filigranato, la fustella, che il farmacista
stacca dalla confezione del medicinale e
appone sulla prescrizione del Ssn, compilata
dal medico curante.
Il bollino viene stampato e gestito come le
carte di pubblico credito, ovvero come la
carta moneta. Il sistema di tracciatura
garantisce la qualità e l’originalità dei
farmaci dispensati nei presidi sanitari
italiani. Esiste, però, anche in Italia la
possibilità di acquistare medicinali su
internet. Questa pratica, molto in uso tra
coloro che usano farmaci a scopo edonistico
– mi riferisco per esempio agli
anabolizzanti usati nelle palestre o a
quelli per curare le disfunzioni erettili –
oltre ad essere vietata dalla legge, è
estremamente pericolosa per la salute in
quanto è facile che i prodotti venduti
attraverso questo canale provengano dai
circuiti della contraffazione. Si tratta di
una modalità pericolosa di rifornirsi di
medicinali, perché non si sa cosa si compra,
non c'è alcuna garanzia sulla qualità e la
sicurezza di quei prodotti che, spesso,
provengono da paesi del sud est asiatico, in
cui non esistono norme rigorose sulla
produzione delle materie prime e sulla
tutela dei brevetti.
Dunque, in Italia
siamo al sicuro dalla contraffazione ?
È chiaro che la possibilità che circolino
medicinali contraffatti in via teorica
esiste. In passato, almeno due farmaci sono
stati oggetto di contraffazione, si trattava
di un anti-ipertensivo e di un farmaco
indicato per l'ulcera peptica che, oggi, non
sono più in commercio nel nostro paese.
Inoltre, non possiamo avere la certezza che,
su tutto il territorio nazionale, non
esistano strutture ove si possano produrre
farmaci contraffatti destinati al mercato
estero. Anni addietro, per esempio, i NAS si
sono occupati del caso di una piccola
azienda situata nel Nord Italia, che si
poneva sul mercato come una fabbrica in
grado di fornire compresse contraffatte
prodotte da una nota multinazionale del
farmaco tedesca, che contrassegna in modo
evidente i propri prodotti, anche in
relazione allo Stato di destinazione.
L'ipotesi della
vendita di farmaci al supermercato
renderebbe la situazione meno controllabile
?
La liberalizzazione prevista dal cosiddetto
Decreto Bersani prevede che i farmaci
venduti fuori dalle farmacie tradizionali
siano comunque sempre dispensati da un
farmacista, che è un garante per il
consumatore. I farmaci sono un presidio
insostituibile per la cura delle malattie,
ma possono costituire anche un pericolo per
il paziente quando la loro origine non è
sicura e l’utilizzo degli stessi avviene
senza il controllo medico. Il Legislatore
italiano, in modo pienamente consapevole, a
partire dal 2001, ha messo in atto un
sistema di tracciatura del farmaco assai
rigoroso, che ci viene invidiato da diversi
Paesi europei.
A chi si riferisce ?
Mi riferisco ad alcuni paesi dell'Europa in
cui il fenomeno della contraffazione
rappresenta un problema serio: in
Inghilterra, per esempio, il mercato è
invaso da questi prodotti. Di simili realtà
i NAS ne hanno contezza perché rappresentano
il Ministero della Salute italiano in un
consesso internazionale che si chiama PFIPC
(Permanent Forum on International
Pharmaceutical Crime); un forum permanente
per la lotta al crimine farmaceutico, e
quindi alla loro contraffazione, al quale
partecipano le Agenzie e le Istituzioni
nazionali di quattordici Stati (Stati Uniti,
Regno Unito, Canada, Australia, Belgio,
Brasile, Germania, Irlanda del Nord,
Repubblica di Irlanda, Paesi Bassi,
Singapore, Repubblica del Sud Africa, Spagna
e Italia).
Questo forum si riunisce annualmente per
discutere le strategie di lotta alla
contraffazione del farmaco. In tale
contesto, si è avuta contezza di situazioni
sensibili in alcuni paesi e tra questi,
appunto, l'Inghilterra, l'Olanda, il Belgio,
Singapore ed altri.
Tratto da:
ilpensiero.it
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