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In
ENORME crescita gli
errori medici,
secondo il rapporto
PIT Salute 2010 presentato nei giorni scorsi
al Senato da Cittadinanzattiva-Tribunale per i
diritti del malato. Nel 2009, infatti, il 74%
delle segnalazioni ricevute dai pazienti
riguarda presenti errori sanitari, di terapia o
di diagnosi e in particolare spiccano le troppe
diagnosi errate di forme tumorali.
Secondo i dati diffusi, in particolare, quasi
la metà dei presunti errori (49,5%) riguarda
le terapie,
soprattutto in campo ortopedico (24,3%), seguito
poi dall’oncologia (10,7%) e dall’odontoiatria
(9%).
Per quanto riguarda i presunti errori
diagnostici, il triste
primato spetta proprio alle
diagnosi di
tumori, con il 38,6% di
segnalazioni, un dato in crescita rispetto al
passato (un aumento del 5,8% rispetto al 2008, e
un +13,8% sulla media dei 14 anni precedenti).
“Il trend in crescita potrebbe dipendere dalla
accresciuta sensibilità dei cittadini che ci
chiamano” spiega Cittadinanzattiva-Tribunale per
i diritti del Malato. “Ma temiamo sia
determinata anche dalle difficoltà di accedere
in tempi utili ad accertamenti diagnostici, dai
macchinari vecchi, da tempi di lavoro e di
organizzazione inadeguati e dalla mancanza di
una adeguata
formazione degli operatori, specie per
quanto attiene alla lettura delle immagini”.
Una situazione che non va presa sottogamba,
considerata l’importanza della diagnosi precoce
in tutti gli ambiti della medicina ma
indubbiamente in modo particolare proprio nella
branca oncologica, perché spesso molte neoplasie
sono curabili solo grazie a una diagnosi
corretta in tempi brevi.
Il
rapporto dell’associazione, per altro,
sottolinea anche molti altri problemi sanitari:
dalle liste di attesa troppo lunghe, al
fenomeno del le infezioni contratte in ospedale,
che non accenna a diminuire, ma anzi registra un
andamento in crescita costante. Una fotografia
dei servizi sanitari italiani dal punto di vista
dei cittadini non certo rosea.
Tratto da: tantasalute.it
Ecco cosa afferma
il dott. F. Franchi:
"Il più grande
ostacolo al progresso della scienza è il
monopolio che ne fanno gli esperti, tra i quali
si crea una rete (il cosiddetto establishment)
che controlla i fondi per la ricerca, le
pubblicazioni, gli incarichi accademici, le
royalities per i test ed i farmaci, e mira a
mantenere la sua posizione dominante di successo
evitando per quanto possibile che altre idee,
altre soluzioni, altre teorie possano filtrare
scalzando le loro.
La censura c’è, e mentre una volta i
"dissidenti" venivano fisicamente eliminati,
oggigiorno lo stesso effetto viene ottenuto
escludendoli dal circuito scientifico e
mediatico che conta. Viene incoraggiata la
raccolta di dati, una massa di dati sempre
crescente, mentre scoraggiata è la loro
elaborazione critica".
Tratto da:
http://www.dissensomedico.it
La maggior parte
delle
case farmaceutiche è stata fondata a
meta-fine ottocento o primi del novecento.
Inizialmente le nazioni trainanti in questo
settore furono Svizzera, Germania ed Italia.
Nel novecento il concetto di scoperta
scientifica si è fuso con quello di bene di
consumo di massa, per cui la aziende
farmaceutiche hanno imposto un nuovo modo di
fare medicina pratica.
Legami
segreti tra organizzazioni di pazienti e
compagnie farmaceutiche:
Fonte: Inchiesta del Philadelphia Inquirer, il
quotidiano statunitense The Philadelphia
Inquirer ha pubblicato un'inchiesta sui
legami quasi mai dichiarati di sei
organizzazioni non-profit, che affermano di
agire nell'interesse dei pazienti di altrettante
malattie, e le compagnie farmaceutiche.
Le sei organizzazioni, che lo scorso anno hanno
ricevuto complessivamente 29 milioni di dollari
in donazioni dalle
industrie farmaceutiche.
EMEA (oggi EMA) ha legami
con l'Industria
Farmaceutica
Roma, 09 giu 2006
- "Nessuno ha ricordato una cosa: l'Emea,
l'agenzia europea del farmaco, non dipende
dall'amministrazione comunitaria della sanità ma
da quella dell'industria. Un distinzione che
dovrebbe far riflettere. A Bruxelles la forza
delle
lobbies è grandissima". L'osservazione è di
Luca Poma, portavoce di "Giu'
le mani dai bambini", Comitato sui disagi
dell'infanzia che raggruppa quasi cento
associazioni di volontariato e promozione
sociale. "Continuano a trattare i bambini come
fossero, dal punto di vista metabolico, degli
adulti", protesta Poma: è "assurdo somministrare
ai
bambini
farmaci
pensati per gli adulti.
Soprattutto il Prozac, psicofarmaco molto forte,
che richiede prudenza nella somministrazione
anche negli adulti".
Prudenza che "sarebbe stato
naturale attendersi, soprattutto dopo drammatici
fatti di cronaca avvenuti negli Stati uniti -
come le stragi nelle scuole causate da
ragazzi in cura
antidepressiva - ma che non è stata
usata".
Fonte: DIRE
Italy:
Risponde del delitto di omicidio colposo il
medico (anche i
vaccini
sono farmaci) il quale prescriva dei farmaci
capaci di incidere sul normale metabolismo,
senza sottoporre il paziente ad adeguati esami
ematochimici prima e durante la
somministrazione, se l'assunzione dei farmaci
suddetti abbia causato la morte del paziente.
Cassazione Penale, sez. IV, 28 maggio 2003, n.
35603
23
febbraio 2001 Reggio E. - il Resto del Carlino
Reggio Emilia
Sindrome infiammatoria chiamata
"Asia" scatenata dai vaccini !
ASIA_Sindrome
infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
Tratto da: http://www.assis.it/wp-content/uploads/2014/12/ASIARiassunto.pdf
... ed e' noto che... le infiammazioni sono
foriere di qualsiasi tipo di sintomi, che i medici
impreparati allopati chiamano
erroneamente "malattie"....
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Errori dei medici
- 15 Gen. 2009
Provocano più vittime degli incidenti stradali,
dell'infarto e di molti tumori.
In Italia le cifre degli errori commessi dai
medici o causati dalla cattiva organizzazione
dei servizi sanitari sono da bollettino di
guerra: tra 14 mila (secondo l'Associazione
anestesisti rianimatori ospedalieri) e i 50 mila
decessi all'anno, secondo Assinform. Il che
significa circa 80-90 morti al giorno (il 50%
dei quali evitabile), 320 mila le persone
danneggiate.
E con costi pari all'1% del pil: 10 miliardi di
euro l'anno. A fornire le cifre è l'Associazione
italiana di Oncologia medica (Aiom).
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI
che MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA:
RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui
operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i
benefici economici alla salute e rallentando lo
sviluppo scientifico nella cura delle malattie
perché guarire non è fruttuoso come la
cronicità.
vedi:
MEDICI,
una MINACCIA per la Salute +
Errori dei pediatri
+ Caduceo
+
MEDICI IMPREPARATI
+ FARMACI e CONTROINDICAZIONI +
Medici una minaccia
alla salute ? + Terrorismo con i
Farmaci + Falsificazioni degli Studi
Scientifici
+
Ricerca
Scientifica
+
Falsita' della medicina
ufficiale +
Pubblico
Credulone +
Industria
della Malattia
BARONIE, Universita' e MEDICI
+
Dittatura Sanitaria + Medici pagati da case
farmaceutiche
+ Comparaggio
farmaceutico
+
Conflitto
di Interesse
Visionate questo video, parla un'informatore
farmaceutico, sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
http://www.instablog.org/ultime/2264.html
- Quanti saranno i casi di malasanità non
denunciati ?
I numeri dell'Ania, l'associazione delle
assicurazioni Risarcito un malato su tre- Dal
'96 in Italia le denunce dei cittadini sono
aumentate del 66%:
http://www.repubblica.it/2008/09/sezioni/cronaca/errori-medici/errori-medici/errori-medici.html
Come vengono "assolti" i medici:
http://it.youtube.com/watch?v=L0ya4KOHfz0
Mercato salute:
PDF che segnala, dal punto di
vista della
medicina ufficiale,
i vari ed inutili test, se non addirittura pericolosi,
come ad esempio le
mammografie, dette falsamente "preventive", perche'
non prevengono nulla...anzi...!
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ESAMI INUTILI e/o
PERICOLOSI
- Pap test:
presenta tanti falsi negativi..
- Amniocentesi: pericolosa per il nascituro...
- Cancro alla prostata: non è così grave come
vogliono farci credere...
- Campionamento del Villo Corionico: molto più
pericoloso dell'amniocentesi...
- Mammografia: l'eccessivo screening
mammografico non giustifica...
Pap-test: E' detto dal nome del dott.
Papanicolaou che per primo lo utilizzò lo
diffuse. Nel 1941 il medico pubblicò uno studio
che dimostrava che i cambiamenti maligni della
cervice potevano essere diagnosticati esaminando
le cellule della vagina.
Questo test semplice ed indolore implica il
prelevamento di un piccolo campione di tessuto
dal collo della vagina, che viene inviato su un
vetrino a un laboratorio di analisi per vedere
se ci sono delle cellule anomale. Nonostante sia
stata adottata una politica governativa
nazionale nel Regno Unito fino a non molto tempo
fa, la maggior parte dei dottori britannici
considera l'esame per il cancro alla cervice
come uno dei test della buona prassi, e
raccomanda che tutte le donne in età tra 20 e 65
anni ripetano il test ogni 3 o 5 anni. I dottori
britannici ottengono dei bonus solo se più del
50% delle loro pazienti donne si sottopone al
test, e triplicano il loro bonus se la
percentuale raggiunge l'80%.
Ma questo test funziona ? Il problema è che non
esiste nessuna prova convincente che induca a
pensare che funzioni. Il Prof. James McCormick
del Dipartimento di Sanità Pubblica del Trinity
College di Dublino, un esperto dei test di
campionatura di massa dice: "Non c'è alcuna
prova concreta che questi test portino dei
benefici ed effettivamente potrebbero fare più
male che bene".
Il cancro alla cervice non è quel killer di
massa che spesso viene dipinto. Nonostante 2000
donne circa muoiano di cancro alla cervice ogni
anno nel Regno Unito, esse rappresentano meno di
un sesto del numero di donne che contraggono il
cancro al seno.
Un ampio studio ufficiale conferma che il Pap
test non dà alcun risultato dato che i tassi di
mortalità per il cancro alla cervice non sono
variati in due decenni, a dispetto di un
programma di prevenzione quasi universale.
Molte migliaia di donne vengono sottoposte a
inutili trattamenti in seguito a risultati
falsamente positivi e a volte rischiano di
rimanere sterili o di subire altri terribili
effetti collaterali.
Durante ogni campagna ad ampio raggio nell'area
di Bristol, 15.000 donne sono state informate di
essere a rischio cancro, e pi di 5500 sono state
esaminate e sottoposte a terapie in seguito a
lievi anormalità che non si sarebbero mai
trasformate in cancro.
Praticamente una donna su 15 risulta anormale
dal punta di vista del test.
Il livello di risultati erroneamente positivi
dimostra a quale livello il pap test della
cervice provochi delle preoccupazioni inutili in
donne sane.
Uno studio del 1988 indicò che quasi la metà
delle anormalità rilevate dai pap test si
convertiva poi alla normalità nel giro di due
anni.
Mentre uno studio canadese recente indica che la
semplice infiammazione della cervice potrebbe
provocare risultati anormali in un pap test.
Si può concludere che il pap test è talmente
poco accurato da essere praticamente inutile.
Gli autori di uno studio, ammettono percentuali
di test erroneamente negativi tra il 7 e il 60%
Amniocentesi: E' il test preferito per
individuare la sindrome di Down e per altre
anormalità genetiche. Il procedimento implica un
ago che viene inserito nell'addome e nell'utero
per estrarre del liquido amniotico. Le cellule
estratte vengono allora coltivate per due o tre
settimane e ne vengono studiati i cromosomi, il
che spiega l'attesa di tre settimane tra il test
e i risultati. I rischi di aborto spontaneo sono
circa di 1 - 1.5 su 100, soprattutto a causa del
danno provocato dall'ago introdotto o dalla
possibilità di introdurre delle infezioni nel
grembo. il Consiglio per la Ricerca Medica (MRC)
riportò una crescita del 3% di stress
respiratorio neonatale e una crescita del 2.4%
di dislocazioni congenite dell'anca e piede
deforme. L'alta percentuale di aborti spontanei
non è da sottovalutare se si è aspettato fino ai
trentacinque anni per avere un figlio e lo si
desidera veramente.
Dato lo spettro di un aborto a tardo termine in
caso di amniocentesi positiva, le donne optano
per un'amniocentesi all'inizio della gravidanza.
Tuttavia le ultime ricerche riportano che
un'amniocentesi dopo poche settimane aumenta il
rischio di aborto spontaneo. E' inoltre più
probabile che provochi la deformazione del piede
rispetto al CVC (Campionamento del Villo
Corionico), secondo la ricerca svolta dalla
Scuola Medica del King's College di Londra.
L'amniocentesi condotta all'inizio della
gravidanza si è rivelata così pericolosa che i
ricercatori olandesi probabilmente
abbandoneranno i loro esperimenti perché non ne
considerano eticamente giustificato il
proseguimento.
Mentre scrivo, otto donne hanno avuto un aborto
spontaneo dopo aver subito un'amniocentesi
all'inizio della gravidanza, lo stesso è
capitato in un altro gruppo di 120 donne a cui
era stato fatto il test, da quando gli olandesi
hanno iniziato la loro ricerca.
Il Dott. F. Vandenbusche e i suoi colleghi del
Leiden University Hospital hanno comunicato ai
loro colleghi che "pare che non si sia alcuna
giustificazione per continuare l'amniocentesi
all'inizio della gravidanza sulla base di
credenze e di osservazioni non verificate".
Un altro studio ha indicato che i bambini le cui
madri si sottopongono ad amniocentesi, riportano
livelli "significativamente maggiori" di
malattie emolitiche.
Vi sono poi molti casi in cui gli esami
risultano erroneamente positivi, anche questo
tipo di test che viene considerato molto
accurato (c'erano più risultati errati
nell'amniocentesi che nel test CVC nello studio
condotto dall'MRC).
CVC: Campionamento del Villo
Corionico Il CVC pareva essere la risposta alla
preghiera di ogni madre avanti con gli anni.
Nonostante l'amniocentesi sia un test ben noto
per scoprire la sindrome di Down, per poterlo
fare bisogna aspettare fino alla 16 settimana di
gravidanza, poi attendere ancora due o tre
settimane prima che i risultati siano
disponibili. Se il test indica un'anormalità e
voi non volete continuare la gravidanza, dovete
sottoporvi a un aborto nel secondo trimestre,
che implica effettivamente di dare alla luce un
feto morto di 20 settimane, con tutte le
conseguenze fisiche e psicologiche del caso.
Agli inizi degli anni '70 alcuni dottori svedesi
e dell'estremo oriente capirono che si poteva
prelevare un piccolo campione dei "villi" con un
ago inserito attraverso l'addome o la vagina. I
villi sono le proiezioni simili ai capelli del
corione (il sacco che contiene l'embrione
nell'utero, che diventa placenta) tra la 9 e la
12 settimana di gravidanza e che ci avrebbero
permesso di individuare il tipo genetico del
feto.
Sarebbe stato possibile quindi scoprire nel feto
la Sindrome di Down, l'anemia a cellule
falciformi, la distrofia muscolare e anormalità
di tipo sessuale.
Ultimamente, studi compiuti su larga scala,
hanno finalmente confermato alcune
preoccupazioni concernenti il campionamento del
villo. L'ultimo di questi studi, condotto dal
Consiglio per la Ricerca
Medica, ha esaminato più di 3000 risultati di
gravidanze di donne che si erano sottoposte a
questo test, confrontandoli con quelli di donne
che avevano fatto l'amniocentesi.
Rispetto alle donne che avevano subito
l'amniocentesi, quelle sottoposte al CVC avevano
più probabilità di perdere il bambino. Solo
l'86% delle donne nel gruppo CVC avevano avuto
una gravidanza normale, rispetto al 91% del
gruppo dell'amniocentesi. Questo era dovuto a un
numero maggiore di morti fetali prima delle 28
settimane, un numero maggiore di terminazioni di
anormalità supposte, e un numero di morti
neonatali dovute soprattutto a un alto numero di
bambini prematuri nati prima di 32 settimane.
Il CVC, secondo l'Università Erasmus di
Bilthoven in Olanda, può causare una perdita
massiccia di sangue nel grembo, che può portare
alla morte del feto. "I risultati di questa
prova suggeriscono che la politica del
campionamento del villo corionico nel primo
trimestre riduce del 4,6% le possibilità di
portare a termine una gravidanza con successo"
ha concluso il rapporto dell'MRC.
Lo studio non era in grado di dire con certezza
quanti dei test CVC fossero falsamente positivi
perché non tutti i feti abortiti sono stati
testati. Tuttavia, i ricercatori hanno scoperto
tre falsi positivi, uno nel campione CVC e due
nel gruppo amniocentesi. falsi positivi e
negativi sono potenzialmente comuni perché il
materiale genetico che si trova nel villo
corionico potrebbe non essere identico a quello
del feto. Nello studio del MRC e in altri
campioni del villo corionico contenevano
cromosomi anormali, mentre i bambini nati erano
normali.
Dai dati è emerso che il rischio di deformità si
verificava nelle madri sottoposte a CVC in un
qualsiasi momento della gravidanza in un caso su
200, rispetto a un rischio ordinario di uno su
3100 nella
popolazione in generale.
Lontano dall'essere meno invasivo, questo test,
prima viene fatto, più gravi sono le anormalità
che provoca.
Data l'accuratezza dubbia del CVC ci si potrebbe
trovare a fare un'amniocentesi per confermare i
risultati, sottoponendo il bambino a due grandi
pericoli e moltiplicando il rischio di aborto
spontaneo. Il rischio di perdere il bambino con
il CVC è di circa del 5%. Quando si aggiunge
l'amniocentesi, il rischio di aborto spontaneo è
piuttosto alto e si aggira attorno a un caso su
sei.
Cancro alla prostata:
- Nuova Medicina: cause conflittuali del
cancro..
- Screening prostatico:La forma più diffusa di
cancro per gli uomini sopra i 40 anni riguarda
la prostata, la ghiandola che si trova sotto la
base della vescica e produce una parte del
fluido seminale. Dato che si trova così vicina
alla vescica e all'uretra, i problemi in
quest'aerea provocano invariabilmente dei
problemi di urinazione.
Nonostante l'incidenza del cancro alla prostata
non sia aumentata, quella dei trattamenti
aggressivi come la radioterapia e la chirurgia è
aumentata del 36%.
Nove registri dei casi di cancro in tutta
l'America, più i dati compilati dal Centro
Nazionale per le Statistiche Sanitarie, hanno
dimostrato una crescita modesta nel cancro alla
prostata tra il 1983 e il 1989 (dovuto
soprattutto a sempre maggiori tentativi di
scoprire le malattie in uno stadio precoce). Non
c'è stato aumento nei tipi di cancro che si
diffonde e può essere fatale. Tuttavia, i tassi
di prostatectomia (rimozione chirurgica della
ghiandola prostatica) sono aumentati circa del
35% all'anno, e sono variati ampiamente da zona
a zona. Però tutti questi tagli aggressivi non
paiono fare la benché minima differenza sui
tassi di sopravvivenza. Ci sono prove evidenti
che il trattamento conservativo del cancro alla
prostata scoperto presto, cioè mantenendo un
atteggiamento attento, del tipo aspettiamo e
vediamo, e usando altre forme di terapia come il
trattamento ormonale piuttosto che lanciarsi
sulla chirurgia, potrebbe essere la decisione
migliore, in particolare per gli uomini di una
certa età. In particolare gli uomini con più di
70 anni, hanno più probabilità di morire con il
cancro alla prostata che per causa di esso.
Nella maggior parte dei casi il cancro alla
prostata non si diffonde.
In due studi, durati un decennio di
osservazioni, i tumori erano cresciuti solo
localmente e non si erano diffusi ad altri
organi nei due terzi dei pazienti per i quali il
trattamento ormonale aveva generalmente
successo. Tra gli uomini sopra i 70 anni, la
prostatectomia non solo non è migliore
dell'attesa con monitoraggio, ma può essere
addirittura dannosa. Trenta giorni dopo
l'operazione, quasi il 2% degli uomini sopra i
75 anni muoiono. I tassi di sopravvivenza
possono essere più alti nei gruppi per i quali
non viene fatto niente, rispetto ai gruppi che
si sottopongono alla chirurgia.
Molti pazienti che si sottopongono alla
chirurgia muoiono di malattie collegate a
complicazioni cardiache nel giro di un mese dopo
l'intervento.
Oltre a non migliorare i tassi di sopravvivenza,
qualsiasi tipo di trattamento medico, sia con
farmaci che con operazioni chirurgiche,
influenza negativamente la qualità della vita. I
pazienti ai quali
vengono somministrati farmaci o che si
sottopongono ad operazioni pare che poi stiano
molto peggio in termini di funzioni sessuali,
urinarie e intestinali rispetto alle persone i
cui progressi vengono semplicemente monitorati
con attenzione. Ma il punto importante è che la
chirurgia radiale è indicata solo in un numero
molto limitato di casi: quelli con un cancro
scoperto molto presto (al primo stadio),
confinato alla ghiandola stessa e non alla
capsula che la contiene o a qualsiasi linfonodo.
E' inoltre efficace solo se i margini attorno
alla ghiandola non sono stati attaccati dal
cancro.
Se una persona ha 70 anni e il cancro viene
scoperto in tempo, la decisione è semplice:
attendere mantenendosi controllati. Tuttavia se
si è più giovani, molto dipende dallo stadio del
cancro e se ci sono le condizioni per affrontare
un'operazione. tuttavia la maggior parte delle
prove nuove dimostrano che un trattamento
conservativo potrebbe essere una scelta
ragionevole per gli uomini di tutte le età con
una malattia al primo e/o secondo stadio.
Oltre la fatto che la chirurgia alla prostata
non pare migliorare la sopravvivenza,
l'intervento radiale e lo screening potrebbero
semplicemente portare alla luce molti casi di
cancro che rimarrebbero altrimenti dormienti e
innocui se non scoperti.
Mammografia:
La mammografia senza ombra di dubbio rappresenta
l’esame medico-preventivo più diffuso nel mondo
occidentale tra le donne oltre i cinquant’anni !
Per i pochi che ignorano il significato di tale
esame, la mammografia prende il nome proprio
dall’oggetto della visita: le mammelle, e
consiste in una radiografia con lo scopo di
individuare tumori maligni all’inizio della loro
formazione. Assieme alle radiazioni ionizzanti
per completare il quadro fisiologico e
biochimico si possono associare anche esami
quali: palpazione, biopsia, ecografia, ecc.
Come è potuto accadere che questi delicatissimi
organi ispiratori di sogni proibiti sia nel
poppante che nell’adulto, si trovano nel mirino
degli esperti della salute da almeno trent’anni
?
Il motivo è che il cancro alla mammella ha un
triste primato, quello di collocarsi tra i primi
posti in ordine di incidenza e mortalità tra la
popolazione femminile nei paesi
industrializzati: per essere più precisi la
neoplasia colpisce circa 200 mila donne ogni
anno in Europa e circa 31 mila in Italia,
provocando in quest’ultima 11 mila vittime.
Queste cifre spaventose vengono usate come
cavallo da battaglia dalla scienza medica per
portare avanti ricerche e programmi preventivi
di massa. Programmi di protezione universalmente
noti come screening, il cui obiettivo come
dicevamo prima è di prevenire le malattie
cancerose o se già iniziate di scoprirle in
tempo per poter intervenire.
Il primo studio sullo screening mammografico è
stato l’Health Insurance Plan (HIP) iniziato a
New York nel 1963 e da allora in successione,
chi prima e chi dopo, ha attuato il piano di
controllo nazionale imperniato nella
sensibilizzazione del mondo femminile al gravoso
problema. Campagne informative spingono anche
oggi tutte le donne sopra una certa età
considerata a rischio, quaranta o cinquant’anni
a seconda dello Stato, a fare una radiografia al
seno anche se non presentano alcun disturbo e/o
sintomo fisico e senza neppure la prescrizione
medica.
Nonostante tutti questi enormi sforzi di
prevenzione e gli altrettanti fondi messi a
disposizione per la ricerca negli ultimi
trent’anni il trend di crescita del tumore al
seno invece di calare è aumentato.
Com’è che cinque anni fa i casi ufficiali erano
27 mila e oggi sono 31 mila ? E perché gli studi
condotti finora non hanno rilevato alcuna
riduzione della mortalità generale associata
allo screening mammografico ?
Le dichiarazioni ufficiali tendono a dimostrare
che le mammografie di massa salvano ogni anno
migliaia di donne - e nessuno mette in
discussione questo - i dati oggettivi però sono
che nel XXI secolo il cancro al seno rimane uno
dei tumori che causa più morti.
Se è vero come è vero allora che tale neoplasia
cavalca la stessa onda dei programmi preventivi,
perché a nessuno viene il dubbio che forse
questi screening non hanno quell’affidabilità
che gli viene tanto accreditata? O al contrario,
un eccesso di esami non potrebbe mettere in
serio pericolo la stabilità emotiva della donna
provocando ansia e preoccupazioni gratuite?
Qualche giorno fa, precisamente il 20 ottobre,
Richard Horton, il direttore di una delle più
prestigiose riviste mediche del mondo: The
Lancet, ha pubblicamente dichiarato: “…non
ci sono in letteratura prove affidabili a favore
dei programmi di screening mammografico”.
Una voce autorevole fuori dal coro che dimostra
come anche nel mondo scientifico esistono
ricercatori seri e consapevoli che non si
lasciano abbagliare da falsi miti e che, dati
alla mano, non esitano a mettere in discussione
ricerche mediche le cui aspettative alle volte
vengono sopravalutate.
La sentenza lapidaria di Horton dovrebbe far
riflettere le autorità sanitarie sulla facilità
con cui i medici prescrivono determinati esami,
ma soprattutto le donne che spesso e volentieri
(e la storia ne è testimone) sono cavie
inconsapevoli di un sistema freddo e distaccato;
un sistema dove alle volte conta più una
statistica all’interno di una tabella che la
salute di un essere umano.
Nessuno ha la presunzione, non è questa la sede,
di affermare ciò che è bene e ciò che è male,
quello che va fatto e quello che non va fatto;
il punto fondamentale è che ogni anno migliaia
di donne muoiono lasciando un vuoto incolmabile
nelle famiglie che abbandonano e nella vera
ricerca della salute e della sua salvaguardia.
Nessuno punta il dito contro lo screening
mammografico, sarebbe troppo facile e non
porterebbe alcun risultato utile; il dito semmai
dovrebbe essere puntato contro quella ricerca
investigativa e massificata, dove la lente di
Sherlock Holmes viene sostituta dai raggi X, che
non va a scavare solo nel seno di una donna, ma
per ovvie conseguenze emotive, va molto più in
profondità: nell’animo e nella psiche.
Ricordiamo che in qualsiasi test scientifico di
laboratorio e non, a causa della trasduzione e
interpretazione dei dati, alle volte i risultati
possono essere involontariamente falsati o
errati, infatti anche la mammografia presenta
spesso falsi positivi, cioè dalle analisi sembra
un tumore e invece non lo è. “Per oltre mille
donne tra i 40 e i 50 anni che potrebbero fare
il controllo periodico, salveremmo una vita, ma
circa 400 verrebbero invitate per un ulteriore
accertamento, col risultato di provocare ansia e
paura”
Naturalmente una singola vita salvata non ha
prezzo, però nessuno pensa a quelle donne
costrette a convivere per anni e anni con
l’ansia e la paura di sviluppare il tremendo
male del secolo?
Ogni piccolo dolore o gonfiore del seno farebbe
scattare immediatamente il piano ics: lotta per
la sopravvivenza e/o paura di morire.
Le conseguenze di tutto ciò ? Be’, certamente
vivere in continuo “allarme rosso” non fa bene
all’organismo; come anche pensare continuamente
ad un problema senza riuscire a risolverlo:
oltre a disperdere inutilmente energia vitale il
cervello potrebbe anche decidere di
materializzarlo veramente (la
psiconeuroimmunoendocrinologia insegna).
Le donne hanno il diritto di decidere il meglio
per la propria salute e conoscere effettivamente
il rapporto rischio/beneficio di una terapia
preventiva.
Pretendere informazioni e spiegazioni
dettagliate, non limitarsi ad accettare per
buono e legittimo tutto quello che ci viene
detto, perché salute è informazione!
Quando si ha l’informazione corretta e la
libertà di scelta terapeutica allora e solo
allora saremo i veri padroni e artefici della
nostra salute e del nostro destino.
Tratto da: naturopatiaoggi.splinder.com
Verso la fine del 1999 ricercatori svedesi hanno
riesaminato 10 anni di programmi di screening
concludendo che la mortalità per tumore della
mammella non si è significativamente ridotta
rispetto alle donne che non si sono sottoposte
al programma preventivo.
Questi Enti, sono contro e non la sostengono
American
College of Physician
US
Preventive Services Task Force
American
Academy of Family Practice
Canadian
Task Force on the periodic health examination
Tratto anche da: Ciò che i dottori non
dicono: la verità sui pericoli della medicina
moderna Lynne McTaggart ed. Macro.
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La
commissione parlamentare per gli
ERRORI sanitari
pubblica un rapporto choc
-
Ott. 2010
In un anno 242 errori sanitari. In 163 casi sono
costati la vita al paziente
Rapporto choc della commissione parlamentare
sugli errori sanitari: in poco più di un anno,
da fine aprile 2009 fino a metà settembre 2010 i
casi di malasanità in Italia sarebbero stati
242. Di questi 163 si sono conclusi con il
decesso del paziente. Praticamente nel lasso di
tempo preso in considerazione è morta una
persona ogni tre giorni per l'inefficienza del
sistema sanitario.
La regione con il bilancio peggiore è la
Calabria, con 64 casi, seguita dalla Sicilia,
che ne registra 52. A seguire ci sono il Lazio,
con 24 casi e 14 decessi, e poi Puglia, Campania
e Lombardia con 15 casi, ma un diverso numero di
morti: 4 nella regione governata da Formigoni, 9
in quella di Vendola e 12 in quella
rappresentata da Caldoro.
In fondo alla classifica, e dunque con meno casi
di malasanità, ci sono Umbria, Marche,
Basilicata e Trentino Alto Adige con 1 caso
ciascuna, che non si e' concluso con la morte
del paziente solo nelle Marche.
Fonte:
http://tg24.sky.it/tg24/cronaca/2010/10/27/malasanita_commissione_parlamentare_calabria_sicilia.html
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Provocano
più vittime degli incidenti stradali,
dell'infarto e di molti tumori
- 15 Gen. 2009
In Italia le cifre degli
errori commessi dai medici o
causati dalla cattiva
organizzazione dei servizi sanitari
sono da bollettino di guerra: tra 14 mila
(secondo l'Associazione anestesisti rianimatori
ospedalieri) e i 50 mila decessi all'anno,
secondo Assinform.
Il che significa circa 80-90 morti al giorno (il
50% dei quali evitabile), 320 mila le persone
danneggiate.
E con costi pari all'1% del pil: 10 miliardi di
euro l'anno. A fornire le cifre è l'Associazione
italiana di Oncologia medica (Aiom).
Italy - Errori
medici: 6 cause al giorno...Fonte: Corriere
della Sera Milano, 2 Apr. 2008
Secondo l'ultimo dossier dell'assessorato alla
Sanità presentato ai risk manager della
Lombardia, nel 2007 gli ospedali hanno
registrato mediamente 6 denunce al giorno. Il
15% delle richieste di risarcimento è stata
avanzata contro gli ortopedici e a seguire
contro medici di Pronto Soccorso e specialisti
di chirurgia generale. Servono circa 18 mesi
perchè 1 paziente su 3 ottenga un risarcimento
medio di 48.400 euro.
Gli errori medici
uccidono più degli incidenti stradali - Fonte:
La Repubblica, 27 Giu. 2007
Giuseppe Remuzzi, Direttore dell'Istituto di
Ricerche Farmacologiche Mario Negri di Bergamo,
ha spiegato che 'gli errori medici in USA hanno
ucciso, nel 2005, 90.000 pazienti; nello stesso
anno i morti per incidenti stradali sono stati
45.000'. In Italia ogni anno sono circa 15.000 i
medici che affrontano cause di risarcimento. Il
42,3% degli errori si verifica per sovraccarico
di lavoro, il 16,6% per l'organizzazione dei
turni ed il 9,5% per problemi di comunicazione.
"Il boom degli
errori in corsia" - Fonte: La Repubblica, 23
Sett. 2008
In Italia in 10 anni le denunce dei cittadini
contro medici ed ospedali sono cresciute del
66%. Lo afferma ANIA, Associazione Nazionale
delle Imprese Assicurative. Si è passati da
17.000 casi segnalati nel 1996 a 28.000 nel
2006. Per fronteggiare tutte le richieste, le
Regioni stipulano polizze per la responsabilità
civile in campo sanitario per un totale di circa
500 mln di euro l'anno.
"L'ortopedia guida
il contenzioso sulle cure" - Fonte: Il Sole 24
Ore, 17 Mar. 2008
Sono oltre 4.000 i presunti 'errori medici'
segnalati nel 2007 a Cittadinanzattiva-Tribunale
dei Diritti del Malato, che domani presenta a
Roma il rapporto 'Pit Salute 2007'. Il documento
contiene 22.380 segnalazioni di disagio dei
cittadini alle prese con l'assistenza sanitaria.
Il 69% delle lamentele riguarda gli errori in
ospedale, il 91% il tempo del ricovero, il 66%
gli interventi chirurgici ed il 28% il momento
della diagnosi. Il 18% del totale dei reclami
viene da ortopedia, seguita da oncologia (12%) e
chirurgia generale (9,5%). Cresce così il prezzo
delle polizze assicurative accettate dal singolo
professionista che svolge attività in proprio
contro il rischio di errori e scendono quelle
stipulate dagli ospedali.
Malasanità: 320.000
casi l'anno - Fonte: Il Messaggero, 6 Febb. 2005
Da un'indagine firmata dalla Commissione tecnica
sul rischio clinico, nata all'interno della
Programmazione generale del Ministero della
Salute, emerge che in Italia ogni anno si
verificano circa 320.000 morti a causa di errori
ospedalieri. In media muoiono circa 90 pazienti
al giorno; almeno il 50% dei decessi sarebbe
evitabile. Il 70% degli incidenti nasce da
problemi organizzativi, il restante 27-30% è
dovuto all'errore umano. Il sovradosaggio di
farmaci e lo scambio di pazienti risultano
essere le 'distrazioni' più diffuse.
Questi dati ed i
successivi che
inevitabilmente vi saranno, sono
impressionanti di quanto accada in ambiente
sanitario.
Non si vogliono qui aizzare i
pazienti contro i medici, ma obiettivamente, se
ci sono errori è giusto che anche in questo
ambiente si risponda. Inoltre l'impunità
garantisce la degenerazione di qualsiasi
sistema. E' quindi un interesse collettivo, e
del sistema sanitario stesso, che ci sia una
competizione di interessi in grado di
selezionare e stimolare l'efficienza.
In passato non si
tentava neppure di avere un risarcimento almeno
economico, per la convinzione di non ottenere
nulla in quanto si pensava che i medici "si
coprissero a vicenda", oppure che in tribunale
le cause sono lunghe, costosissime e bisogna
anticipare per molti anni cifre notevoli oltre a
dover fronteggiare i migliori avvocati che i
medici ed ancora più "le istituzioni", possono
pagarsi.
Infine quando si
cercava di iniziare una difesa dei propri
diritti ci si impantana effettivamente nella
infruttuosa ricerca di un professionista che si
pronunci contro un altro.
Oggi le cose stanno cambiando, sia per una
perdita di potere di questi ambienti sia per la
possibilità di appoggiarsi ad associazioni o
studi legali specializzati ed organizzati in
questo senso, dove tra l'altro quasi non ci sono
anticipi di spesa, se lo studio valuta una
sufficiente possibilità di successo.
Su Interenet si trovano i siti di questo tipo.
Segnaliamo ad esempio
www.obiettivorisarcimento.it
By A. Marco
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La
corporazione medica è diventata una grave minaccia per la salute.
L’effetto inabilitante prodotto dalla gestione
professionale della medicina ha raggiunto le
proporzioni di una epidemia.
La sofferenza, le disfunzioni, l’invalidità e
l’angoscia conseguenti all’intervento della
tecnica medica, fanno della medicina una delle
epidemie più dilaganti del nostro tempo.
La mia tesi è che il profano e non il medico ha
potere effettivo per arrestare l’epidemia da
medicinali e cure mediche.
Solo un programma politico diretto a limitare la
gestione professionale della sanità, può
permettere alla gente di recuperare la propria
capacità di salvaguardarsi la salute, e che tale
programma è parte integrante di una critica e
limitazione sociale del modo di produzione
industriale.
By Ivan Illich – “Nemesi Medica” – Re-Macro edizioni, Como
In molti paesi del terzo monto il 10% dei
bambini vaccinati per la rosolia, muore per
effetto del vaccino !
By
Milton Silverman, Philip Lee e Mia Lydecker, in
“Prescriptions for death. The drugging of the
third world” –
Tratto da L’Europeo n. 48 del 25/11/1988
Gli errori in corsia uccidono
piu' degli incidenti stradali, del cancro al
seno e dell'Aids. Almeno negli Stati Uniti, dove
"nel 2005 le persone morte per errore medico
sono state 90mila, contro le 43mila vittime
dell'asfalto, le 42mila del tumore alla mammella
e le 16mila dell'Aids". E "non c'e' ragione di
pensare che la situazione non sia la stessa
anche in Italia". Lo ha affermato Giuseppe
Remuzzi, direttore dell'Istituto farmacologico
Mario Negri di Bergamo, intervenuto oggi a
Milano al convegno (2008) 'Il contenzioso
medico-paziente, un crescente problema
culturale, etico ed economico".
Gen. 2008 - 5000 MORTI OGNI ANNO per
ERRORI COGNITIVI dei MEDICI
E' stato presentato al CNR di Roma il volume
curato dalla Fondazione Smith Kline "La
dimensione cognitiva dell'errore in medicina"
realizzato nel contesto di un più ampio progetto
che la Fondazione Smith Kline dedica al tema
delle decisioni in medicina e sanità e che
comprenderà altre iniziative editoriali e
programmi formativi universitari e di
educazione. Trentaduemila casi ogni anno : sono
questi i numeri indicativi, messi in evidenza,
delle morti in ospedale causate da errori
medici: il 2,5% circa del totale dei decessi in
Italia, secondo i dati Istat. Più dei morti per
incidenti stradali. Si tratta di una stima
rozza, certo, ma comunque rivelatrice di una
situazione cui è necessario far fronte.
Soprattutto se si considera che a questa cifra
vanno aggiunti 300mila casi di danni alla
salute, più o meno gravi (circa il 4% del totale
dei ricoveri); che il danno economico provocato
dagli errori si aggira intorno ai 260 milioni di
euro all'anno solo per il prolungamento dei
tempi di degenza e che molti errori, non
avendo conseguenze manifeste e riconoscibili,
non vengono individuati.
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Negli Stati Uniti d'America, la prima causa di
morte sono le malattie cardiovascolari, la
seconda i tumori e la terza sono gli errori dei
medici (prescrivono farmaci tossici, sbagliano le diagnosi, operazioni
chirurgiche, ecc.).
Secondo il prestigioso Journal of the American
Medical Association (JAMA, nr. 284 del 26 luglio
2000), "gli interventi chirurgici non necessari,
gli errori medici, gli effetti collaterali dei
farmaci, ecc. causano lo stesso numero di morti
delle cardiopatie e dei tumori ! ".
Oltre 250.000 persone muoiono ogni anno per
l'operato sbagliato di
medici
impreparati.
Ma chi li istruisce cosi male ? Le
Universita', le quali insegnano ideologie errate
ai futuri medici, perche' sono le lunghe
mani...delle
industrie farmaceutiche...che
le controllano attraverso i "baroni"
della medicina, i
ricercatori al loro soldo, ed la connivenza
degli Stati, Istituti di
ricerca,
ordini dei medici
da esse controllati, per mezzo dei "loro uomini"
inseriti in quegli enti.
Qui si parla solo di morti, senza contare le
menomazioni permanenti, le lesioni o le
patologie più gravi che insorgono per effetto di
farmaci o interventi di chirurgia. Il numero di
persone che sviluppano disabilità, disturbi seri
e cronici o malattie correlate a
farmaci e
interventi chirurgici potrebbe superare i 3
milioni all'anno": - leggere: "Vogliono farvi ammalare",
Kevin Trudeau, ediz. Mondadori.
Ecco le classifica delle prime tre cause di
morte negli STATI UNITIi:
1)
Malattie cardiovascolari: 869.724 morti :
American Heart Association, "Cardiovascular
disease",
www.americanheart.org/presenter.jhtml?identifier=4478
2) Tumori: 559.000 morti : American Cancer
Society, anno 2007,
www.cancer.org
3) Medici: 250.000 morti : JAMA, 26 luglio 2000
La popolazione americana è di circa 300 milioni di persone, mentre quella
italiana raggiunge a mala pena i 60 milioni. Il
che significa che l'America ha 6 volte il numero
degli abitanti italiani.
Ma le prime tre cause di morte da noi non sono
un quinto di quelle d'oltreoceano..
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"Operazioni sbagliate, errori nella
somministrazione dei farmaci, diagnosi mancate:
in dieci anni in Italia le denunce dei cittadini
contro i medici e gli ospedali sono aumentate
del 66%. Secondo l'Ania, l'associazione
nazionale delle imprese assicuratrici, si e'
passati da 17mila danni segnalati nel 1996 a
28mila nel 2006".
"Per reggere l'urto
delle richieste dei cittadini le Regioni
stipulano polizze per la responsabilita' civile
in campo sanitario per un totale di circa 500
milioni di euro l'anno. Dietro al
boom - continua il quotidiano - ci sono
vari motivi, spesso non classificabili come
malasanita' ".
Lo dice -scrive- lo stesso organismo autore
dello studio, indicando tra l'altro 'una maggior
consapevolezza dei propri diritti da parte dei
malati che li spingerebbe ad una conflittualita'
piu' marcata.
Denuncia inoltre non vuol dire automaticamente
colpa: restano una minoranza i casi in cui si
arriva ad un risarcimento.
Secondo il Simpas, sistema informativo
ministeriale sulle polizze assicurative in
sanita', i soldi vengono riconosciuti in un
terzo dei casi.
E arrivano tardi, anche a causa
della lentezza dei processi".
"Sempre secondo Ania -prosegue- nel
2006 era stato liquidato solo il 68% del valore
dei sinistri provocati per errore medico dieci
anni prima. La media dei rimborsi e' tra i 25 e
i 30mila euro". Cosi' "mentre il ministro
alla pubblica amministrazione Renato Brunetta
parla con una certa frequenza di 'macellai' tra
i chirurghi, -aggiunge ancora- le Regioni e il
governo si organizzano per disporre di un
sistema di "risk management", cioe' di controllo
dell'errore in corsia".
Fonte : TG5 - Ott. 2008
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ERRORI in
MEDICINA - Napoli (Italy)
Si e’ concluso nel
mese di Dicembre 2007 il congresso nazionale
"L’errore in medicina: prevenzione e gestione
della conseguenze", organizzato dall’Azienda
Ospedaliera Universitaria "Federico II" e dalla
Viras International Insurance Broker SpA, che ha
preso il 5 dicembre, nell’Aula Magna della
Facoltà di Medicina e Chirurgia dell’Università
degli Studi "Federico II" di Napoli.
Dopo i saluti dell’autorità, ha avuto inizio la
discussione con la partecipazione dei professori
della "Federico II" Giuseppe Lissa, ordinario di
Filosofia Morale; Vincenzo Patalano, ordinario
di Diritto Penale; Claudio Buccelli, ordinario
di Medicina Legale e presidente del convegno;
Maria Triassi, ordinario di Oncologia medica e
del dott. Tonino Aceti, responsabile nazionale
"Studio e Documentazione" del Tribunale dei
Diritti del Malato.
I dati che sono emersi fanno
pensare ad una vera e
propria emergenza.
Infatti, secondo le proiezioni internazionali
applicate alla situazione italiana si prevede
che dato il numero di 8 milioni di ricoveri
l’anno, ci potrebbero essere 320 mila danni o
malattie da errori di terapia o disservizi
ospedalieri e bene 30/35 mila decessi (secondo i
dati relativi all’anno 2006). Le branche
specialistiche coinvolte sono ostetricia e
ginecologia per il 16,0 %; chirurgia generale
per il 13,7%; ortopedia e traumatologia per il
12,4%; medicina generale per il 6,0% e anestesia
e rianimazione per il 5,2%. Questi danni sono
causati per il 48,3% da errore umano; per il 33%
da difetti della struttura sanitaria e per il
5,5 da ritardo di trattamento corretto.
Secondo il Tribunale dei Diritti del Malato 1
cittadino su 5 denuncia un errore, di cui il
72% in interventi chirurgici; il 22% per errata
diagnosi e il 4% per errata terapia. I dati sul
Medical Malpractice sono contraddittori, a volte
allarmanti.
Quello che manca ancora è un regime di governo
dei rischi condiviso, cioè un sistema di norme,
valori, risorse, informazioni, procedure e
comportamenti codificati che coinvolga ed
impegni tutti: istituzioni, medici e cittadini.
Per superare questo impasse è indispensabile,
dunque, dotarsi di un sistema strutturato, avere
una politica, una strategia e, soprattutto, le
giuste risorse umane che sappiano operare in
staff, diffondere informazioni e fare
formazione. È stata espressa anche l’esigenza di
favorire linee guida, percorsi di cura, audit
clinici, ecc., nonché di saper gestire l’evento
avverso, analizzando l’errore (root cause
analysis) ed effettuando eventuali iniziative di
"aggiustamento" dell’organizzazione
assistenziale dopo l’analisi. Ieri pomeriggio e
questa mattina continua il convegno con la
presentazione di esperienze di prevenzione e
fattive prospettive di soluzione in chiave di
Risk Management.
x info: Dott.ssa Loreta Somma -
http://www.korazym.org/news1.asp?Id=26587
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90
MORTI AL GIORNO, META’ EVITABILI. NASCE L’OSSERVATORIO
SUI RISCHI
Il 23 Sett 2004 ad Ostia la I° Consensus
Conference sul Risk Management in Sanità
Roma, 17 settembre 2004 - Causano più
vittime degli incidenti stradali, dell’infarto e
di molti tumori.
In Italia le cifre degli errori commessi dai
medici o provocati dalla cattiva organizzazione
dei servizi sono da bollettino di guerra: tra 14 e
50mila i decessi ogni anno, di cui il 50%
evitabile, 320.000 le persone danneggiate, con
costi pari all’1% del PIL, 10 miliardi di euro
l’anno.
Le fonti sono spesso discordi su questi numeri;
per ottenere dati certi e uniformi – ma
soprattutto per individuare interventi di
riduzione del rischio - Occorre costituire
l’Osservatorio sui rischi sanitari e il database
nazionale degli errori medici, oggi mancanti nel
nostro Paese. “Gli interventi di contenimento
del rischi in sanità – afferma il sen. Cesare
Cursi, sottosegretario alla Salute, nella
conferenza stampa di presentazione della Consensus
- devono interessare tutte le aree in cui
l’errore si può manifestare durante il percorso
clinico di diagnosi, cura e assistenza al
paziente.
A questo scopo nel 2003, presso la Direzione
Generale della Programmazione sanitaria, abbiamo
istituito una Commissione tecnica sul rischio
clinico che nel marzo 2004 ha elaborato un primo
rapporto. Questa consensus rappresenta un
ulteriore momento di approfondimento di un tema di
grande attualità”.
I dati nazionali disponibili sugli errori in sanità
provengono da varie fonti (Anestesisti
Ospedalieri, Assinform, Tribunale dei Diritti del
Malato e altre) oppure sono proiezioni dalla
letteratura internazionale (a partire dal rapporto
Usa del 2000 ‘To err is human’) o ancora si
riferiscono a studi e sperimentazioni condotti in
grandi e piccoli centri di cura italiani. Queste
ultime ricerche si concentrano però
essenzialmente sul problema della tracciabilità e
dell’erogazione di farmaci e dispositivi per
evitare il tipico scambio di confezioni o la non
applicazione dei protocolli, fattori che in
oncologia - seconda area medica dove si registrano
più eventi avversi dopo ortopedia - rappresentano
il 40% degli errori secondo una recente indagine
dell’Asl Roma C. “Quelli relativi al farmaco e
alla corretta esecuzione dei protocolli
terapeutici sono fra gli errori più frequenti in
oncologia – spiega il prof. Francesco Cognetti,
direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena
di Roma –.
Dagli ultimi studi internazionali risulta però
che in oncologia le controversie per errori medici
sono in diminuzione. Ciò però non deve sollevare
in alcun modo il clinico dai propri doveri e
responsabilità: una maggiore chiarezza nel
comunicare i limiti della medicina e gli eventuali
errori non può che giovare al rapporto col
paziente. Per evitare gli eventi avversi è
necessario, come in ogni settore, imparare da
essi.
In questo senso, l’aderenza alle linee guida
evidence-based, diventate largamente disponibili
in oncologia, è la salvaguardia migliore contro
ogni errore”. “Negli ultimi anni si sta
assistendo a un incremento delle cause intentate
contro i medici – aggiunge Giorgio Carlo Monti,
Segretario Nazionale della Società Italiana di
Medicina Generale - al punto da spingere alcuni di
loro a rifiutare ricoveri ‘estremi’, quelli
cioè che possono generare successive cause legali
intentate da familiari o pazienti che si sentono
danneggiati.
Negli anni passati queste controversie per
‘malpractice’ o per errori professionali
venivano sollevate quasi esclusivamente nei
confronti di specialisti.
Ma negli ultimi anni si
registra un trend al rialzo anche per le cause
contro i medici di famiglia”.
Al termine della Consensus - organizzata da Altis,
agenzia specializzata nel risk management - verrà
steso un documento programmatico per la tutela del
cittadino.
Subito dopo queste notizie, sono apparse le
smentite......non sarebbero 90.000 ma "solo" qualche decina di
migliaia, ma non si sa con precisione quanti
morti....
Commento NdR:……e non hanno conteggiato i morti per
l'utilizzo di farmaci tossici
(cioe' tutti i
farmaci di sintesi) che vengono somministrati ai
pazienti da ricette di medici ospedalieri e non !
per cui i morti sono molto ma molto di piu' !
Solo in campo Oncologico con le terapie ufficiali
di 385.000 nuovo casi all'anno di cancro il 50%
muore nel corso del primo anno dopo le cure chemio/radio
! del rimanente 50% il 70% muore nel corsi dei
successivi 5 anni ed il resto in 10-15 anni !
E' tutta la medicina terapeutica (e quindi occorre
la rieducazione di TUTTI i medici su tutte le
tecniche sanitarie possibili, non solo quelle
farmacologiche) che DEVE essere
rifondata su basi
di salubrita', cosa che oggi i FATTI ci dimostrano
che cosi' NON e' !
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Percentuali di Errori dei
medici:
Nella particolare
classifica delle specialità in cui si commettono
più errori, stilata dal Tribunale dei diritti
del Malato, l'Oncologia, con un 13% si colloca
al secondo posto, preceduta dall'Ortopedia con
il
16,5% di errori, seguita dall'Ostetricia (10,8%)
e dalla Chirurgia (10,6%). Gli errori più
frequenti vengono fatti in sala operatoria
(32%), poi nei reparti di degenza (28%), nei
dipartimenti di urgenza (22%) e negli ambulatori
(18%).
Ma quali sono gli errori più frequenti ?
L'ordine di somministrazione di un farmaco può
dunque essere equivocato, soprattutto se non vi
è il controllo anche al letto del paziente.
Anche l'ambiente in cui si lavora influisce:
perché un conto è scrivere la cartella clinica
in un ambiente tranquillo, seduti a una
scrivania, altro è farlo, coma talvolta capita,
in corridoio, nella confusione generale.
Altri errori sono dovuti al sistema che, a causa
delle lunghe liste d'attesa (per visite ed esami
diagnostici) è causa diretta delle diagnosi
tardive, che arrivano quando ormai il danno è
irrecuperabile.
Altri errori sono
dovuti ai farmaci
somministrati ai pazienti dall'incompetenza di
certi medici e/o dalla tossicita' dei farmaci.
I dati forniti oggi dall'Aiom confermano infatti
l'urgenza di affrontare il fenomeno degli
errori in medicina e la necessità di
garantire la massima sicurezza possibile ai
cittadini che ogni giorno si rivolgono alle
strutture sanitarie del nostro Paese.
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La
medicina
allopatica è utile o dannosa ?
Durante lo sciopero dei medici in California nel
1976, il tasso di mortalità declinò
sensibilmente
http://www.trinity.edu/~mkearl/deathmed.html
.
A Los Angeles ad esempio, il tasso di mortalità
settimanale declinò da 19.8 a 16,2 morti per
100.000 durante lo sciopero e risalì a 20,4 dopo
la sua conclusione. La riduzione del tasso di
mortalità durante lo sciopero fu del 18%.
In Israele nel 1973, i medici ridussero i loro
contatti giornalieri con i pazienti da 65.000 a
7.000 in uno sciopero che durò un mese. Secondo
la Società Onoranze Funebri di Gerusalemme, il
tasso di mortalità degli israeliani cadde in
quel mese del 50%
http://www.soveriegn.freeservers.com/physicia.htm.
Non c'era stata una così profonda decrescita in
mortalità dopo l'ultimo sciopero dei dottori 20
anni prima !
Semplici coincidenze ? Nel 1976, a Bogotà in
Colombia, uno sciopero dei medici continuò per
52 giorni e il tasso di mortalità cadde del 35%
http://yarchive.net/med/doctor_strikes.html
La parola alle statistiche.
Nel 2000, in USA, una Task-force presidenziale
etichettò gli errori medici come un "problema
nazionale di proporzioni epidemiche".
I membri
del comitato stimarono che "il costo associato
con questi errori in perdita di reddito,
invalidità, e costi sanitari ammonta a 29
miliardi di dollari
annualmente"
http://www.iatrogenic.org/index.html.
Lo stesso anno (2000) l'Istitute of Medicine
diffuse uno storico rapporto: "Errare è umano:
costruire un sistema sanitario più sicuro".
Gli autori del rapporto conclusero che da 44.000
a 98.000 persone muoiano ogni anno come
risultato di errori durante la degenza.
Essi
precisano che "anche se si usa la stima più
bassa, le morti dovute a errori medici superano
il numero di quelle attribuibili alla causa di
morte all'ottavo posto in ordine d'importanza."
Come notano gli autori, i dati degli ospedali
"offrono solo una stima molto modesta della
dimensione del problema, poiché i pazienti
ospedalieri rappresentano solo una piccola
porzione della popolazione totale a rischio e i
costi ospedalieri diretti sono solo una frazione
dei costi totali".
Bibliografia
1. To err is human. Building a safer health
system. 2000; The Institute of
Medicine NATIONAL ACADEMY PRESS Washington, D.C.
1999
2. Manuel de Carvalho Medical errors in
hospitalized patients J Pediatr
(Rio J). 2002 Jul-Aug;78(4):261-8
3. Weinger MB, Ancoli-Israel S. Sleep
deprivation and clinical performance.
JAMA 2002; 287:955-7.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Su Corriere Salute di domenica 2 febbraio,
2003
Qui sotto la sintesi di prima pagina a caratteri
cubitali. Due pagine di orrori all'interno.
Troppi
errori, dottore.....
Operazioni all'occhio sbagliato, pinze dimenticate
nell'addome, referti di esami scambiati.
12 MILA Cause giudiziarie
all'anno (in Italia) come negli USA, CONTRO
i medici !
in Italia 320.000 malati all'anno
subiscono danni evitabili in seguito alle
"cure mediche", pari al 4% dei
ricoverati negli ospedali.
I morti per errori medici sono circa 35.000 !
Eppure non si fa quasi nulla, o quasi, perché non
accada più.
Commento NdR:.......e poi parlano di
"preparazione universitaria dei medici"......certo,
ma essi NON sono preparati sulle cause VERE delle
malattie, altrimenti non starebbero in questo
"buco nero"..... di incompetenza
professionale, infatti NON conoscono tutte le
tecniche sanitarie possibili...della
medicina
naturale !!!
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Anatomia
dell’errore: errore personale o errore di
sistema ? - By Marco Rapellino,
Direttore Struttura complessa Qualità e Risk
Management, Ospedale S.Giovanni Battista, Torino
To err is human (Errare è umano) è il
titolo di una monografia della National Academy
of Sciences Statunitense, pubblicata nel 2000,
il cui scopo era un approccio globale all’errore
medico, cercando in primo luogo di ridurlo
quantitativamente e successivamente di ridurre i
danni per il paziente e i danni economici e
soprattutto morali per il medico.
L’affermazione della ineluttabilità dell’errore
umano sembra in Italia possa essere applicata a
tutte le categorie professionali, eccetto forse
ai medici.
Le richieste di risarcimento erano nel 2001
12.000, dati successivi parlano di 15.000
richieste di risarcimento l’anno, con un aumento
negli anni di cause penali. Le cause di questo
progressivo aumento del contenzioso sono
molteplici: l’ineluttabilità della morte è messa
in discussione ogni giorno a livello dei media,
con notizie eclatanti su miracolistiche
scoperte, che forse tra 10-15 anni e solo nel
30% dei casi avranno un’applicazione pratica; la
Magistratura è sempre più attenta (forse
giustamente) ai problemi legati ad errori
medici, ma d’altra parte spesso vi è un
riconoscimento della responsabilità del
sanitario in via probabilistica e basato su
interpretazioni più o meno personali; è sempre
più presente una cultura del risarcimento, che
porta a denunce penali, a volte indotte, che
divengono una sorta di grimaldello legale per
ottenere un vantaggio da un qualsiasi problema
sanitario.
Questo ha provocato da una parte una difficile
assicurabilita' delle strutture sanitarie,
dall’altra un atteggiamento dei medici
caratterizzato da uno stato di iperreattivia'
notevole, che ha portato ad un comportamento di
tipo difensivo sia a livello relazionale, sia a
livello di approccio diagnostico-terapeutico al
paziente.
Pare ovvio che si debba intervenire in qualche
modo per rompere questo circolo vizioso, che
mina in maniera drammatica il rapporto
medico-paziente, non più basato sull’accordo
comune per un ristabilimento delle condizioni di
salute, ma su una base di diffidenza reciproca e
di assenza di una comunicazione leale.
Con una legislazione come quella italiana, se è
possibile trasferire alle assicurazioni il
compito risarcitivo, non è invece possibile per
il medico evitare il peso morale della denuncia
penale, che è in molti casi destruente.
E’ quindi indispensabile intervenire sulla
prevenzione del cosiddetto rischio medico, cioè
tentare di ridurre in qualche maniera il
pericolo di sbagliare o meglio di avere un
comportamento che possa essere giudicato a
posteriori gravato da imperizia, negligenza ,
omissione.
E’ indispensabile valutare
attentamente i vari tipi di errore sanitario e
di evento avverso a livello delle proprie ASO e
ASL, con una ricerca attenta degli eventi
sentinella e della incidenza nelle varie
specialità e aree omogenee.
Questo è il primum movens di una ricerca
dei fattori favorenti il rischio.
James Reason è il teorico di un modello secondo
il quale l’accadere di un evento avverso è
possibile per un active failure (azione
od omissione) che supera le barriere difensive
della prevenzione e dell’attenzione, ma che è
provocato soprattutto dalle condizioni (latent
failure) in cui si svolgono le azioni
stesse.
Le latent failure sono identificabili in
errori di programmazione, di organizzazione, di
gestione, che tendono a rendere debole il
sistema e ad esporlo a possibili errori;
soprattutto sono molto più difficilmente
rilevabili degli errori attivi, che invece sono
sotto gli occhi di tutti.
Per una buona gestione del rischio a livello
Ospedaliero e anche della Medicina sul
territorio, è necessario quindi riflettere sulle
condizioni generali del lavoro, dal punto vista
organizzativo, strutturale, fino a giungere
all’aspetto di gratificazione e soddisfazione
dell’operatore.
E’ sicuramente utile, oltre ai fattori di
rischio generali, ricercare, con la
collaborazione degli specialisti, i fattori di
rischio che caratterizzano le varie aree
funzionali. Infatti è ovvio che il rischio di
subire eventi avversi non è uguale per ogni
paziente.
Sono anche estremamente diversi i
fattori di rischio, che sono legati ovviamente
alla situazione (emergenza), al percorso
diagnostico terapeutico, all’uso di particolari
tecnologie e, in ambito ospedaliero, come si
diceva, all’area specialistica.
Tratto da:
http://web.infinito.it/utenti/f/fappto/errore_medico_2005/rapellino_ab.html
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Fotografare l'errore in Medicina
Non
c'è due senza tre. Così dopo "Fotografare il rischio" e
"Fotografare la ricerca", il Bollettino d'Informazione sui
Farmaci (BIF) non poteva non rispondere all'entusiasmo con cui è
stato accolto il secondo concorso fotografico con un terzo
concorso: "Fotografare
l'errore".
Il tema dell'errore in medicina è sempre di estrema attualità ed
interesse.
"Errare humanum est, sed
perseverare diabolicum. "La saggezza dei vecchi
proverbi sintetizza bene gli aspetti essenziali della realtà;
anche in questo caso il detto sottolinea l'inevitabilità
dell'errore quale conseguenza della condizione umana, ma anche
ammonisce sullo sforzo che ciascuno di noi deve compiere per non
ripeterlo una seconda volta", scrive
Luciano Vettore
presentando sull'ultimo numero del BIF il nuovo concorso ("Il
valore dell'errore in medicina", BIF 2007; 3: 132-4).
"Questo ammonimento ha una valenza etica e in qualche misura
sembra distinguere l'errore - come evento inevitabile - dallo
sbaglio, il quale
richiama la responsabilità soggettiva del non aver fatto tesoro
degli errori precedenti, cioè del non aver posto
una sufficiente attenzione nelle proprie azioni. Va detto
tuttavia che di questa differenza non si tiene generalmente
conto, sia in ambito educativo che professionale: ogni errore,
qualunque sia la sua natura, tende a venire colpevolizzato,
quasi che ci fosse una stretta parentela tra errore e peccato,
richiedendo così per ogni errore una punizione. Senza voler
essere giustificazionisti, non si può tuttavia disconoscere come
questo atteggiamento, più moralistico che etico, abbia sottratto
all'errore la sua forte
valenza educativa perché - sempre per restare ai proverbi -
in fondo 'errando
s'impara' purché… non si perseveri nell'errore".
Tratto da:
http://www.pensiero.it
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Varata Legge per istituzione
Commissione inchiesta su errori medici e della Sanita' -
Italy, Roma Apr. 2009
L'aula della Camera ha votato e approvato questa mattina in via
definitiva la proposta di legge che istituisce la Commissione di
inchiesta parlamentare sugli errori medici e le cause del
disavanzo economico delle Regioni. E' quanto ha reso noto il
presidente della Commissione Affari Sociali, Giuseppe Palumbo (Pdl).
La proposta, nata dall'unificazione di testi di maggioranza e
opposizione, è stata approvata quasi all'unanimità: 466 i voti
favorevoli e uno contrario. La Commissione aveva già ricevuto
nelle scorse settimane il voto favorevole della Commissione
Affari sociali della Camera e i pareri della commissione Affari
costituzionali e Bilancio. Il presidente della Commissione verrà
nominato dal presidente della Camera e saranno 21 i componenti.
"Esprimo grande soddisfazione per l'approvazione bipartisan
della Commissione parlamentare di inchiesta sugli errori in
campo sanitario, proposta dal Pd", è stato il commento di Livia
Turco, capogruppo Pd in commissione Affari sociali della Camera.
Per l'ex ministro della Salute, la Commissione "rappresenta uno
strumento fondamentale per migliorare il servizio ai cittadini
in un settore importante e delicato come quello della sanità".
In tal modo, continua la Turco, "finalmente sarà possibile fare
una indagine sulla situazione delle strutture sanitarie,
migliorare l'organizzazione degli ospedali e la formazione del
personale e approfondire le cause del disavanzo sanitario delle
Regioni". E conclude affermando che tale strumento "permetterà
un governo sereno della sanità nell'interesse degli italiani".
Anche Nunzio Testa (Udc), membro della Commissione Affari
Sociali, si è congratulato con il governo e l'opposizione per
la nascita della Commissione sulla malasanità. Ricordando che
"gli errori sanitari costano milioni di euro l'anno e gli
sprechi sanitari incidono dal 60 all'80% sulle spese regionali",
ha auspicato che la Commissione d'inchiesta diventi "una
cartina tornasole dello stato di salute della nostra sanità,
pubblica e privata per affrontare il problema dei grossi
disavanzi e della mala organizzazione sanitaria".
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Troppi errori medici veri e
presunti, ma a rimetterci è la Sanità italiana
– 26/07/2012
Il numero di contenziosi è cresciuto
rapidamente. Le richieste di risarcimento sono
lievitate del 250 per cento in 15 anni e i
contenziosi sono del 30% l'anno, ma vengono
quasi sempre archiviati.
Secondo un'indagine della Commissione
parlamentare d'inchiesta il 98,8% dei
procedimenti per casi di lesione colposa e il
99,1% di quelli per omicidio colposo si
concludono con l'archiviazione, mentre su 357
procedimenti le condanne sono state solo due.
E' come se alle spalle di un chirurgo in sala
operatoria ci fosse un avvocato pronto a
intervenire in caso di errore. Qualcuno potrebbe
giudicarla un'immagine forte ma non lo è se a
parlare sono i numeri.
Ogni anno, infatti, partono dai tavoli dei
legali 34.000 denunce contro i medici dopo un
ricovero in ospedale o un intervento.
E i contenziosi sono cresciuti rapidamente
tant'è che le richieste di risarcimento sono
lievitate del 250 per cento in 15 anni. Sempre
più spesso i pazienti, vittime di presunti casi
di malpractice, scendono in campo per far valere
i loro diritti, anche se alla fine poche, anzi
pochissime, sono le condanne per responsabilità
in sede penale.
Ma il tutto pesa sulle casse del Sistema
Sanitario Nazionale e su quelle delle strutture
private diversi milioni l'anno.
Secondo l'Aiba, l'Associazione italiana dei
broker di assicurazioni e riassicurazioni, il
costo dei risarcimenti per malasanità oscilla
tra 850 e 1400 milioni di euro. Una vera
emergenza, tanto da essere uno dei nodi del
decretone sanità che dovrebbe contenere nuove
regole sulla responsabilità professionale dei
camici bianchi. Decretone che è ancora al palo
però.
Intanto i contenziosi lievitano del 30 per cento
l'anno, ma i più vengono però archiviati.
Secondo un'indagine della Commissione
parlamentare d'inchiesta sugli errori in campo
sanitario, è difficile che un professionista
debba affrontare una condanna penale: il 98,8%
dei procedimenti per casi di lesione colposa e
il 99,1% di quelli per omicidio colposo si
concludono con l'archiviazione, mentre su 357
procedimenti le condanne sono state solo due.
"Si arriva all'archiviazione o perché la notizia
di reato è infondata, quando, ad esempio, la
perizia tecnica rivela che il medico ha agito in
modo corretto, oppure quando la persona offesa
viene risarcita prima della conclusione delle
indagini preliminari - spiega Giuseppe Losappio,
avvocato, professore di Diritto penale
all'Università di Bari e consulente della
Commissione parlamentare di inchiesta sugli
errori sanitari - . In questi casi è quasi
sempre perché il professionista decide di pagare
subito. Le assicurazioni intervengono raramente
prima di una sentenza di condanna in primo
grado".
Resta comunque
difficile per la vittima di un presunto errore
sanitario dimostrare di avere ragione. Anche
perché "Il cittadino che vuole giustizia in sede
penale deve dimostrare 'al di la di ogni
ragionevole dubbio' la colpa del medico. In sede
civile, l'onere di dimostrare che l'evento
dannoso è dipeso da fattori non prevedibili
grava sul medico - spiega l'avvocato Francesco
Lauri dell'Osservatorio di Sanità - . Questo si
traduce in molte assoluzioni nelle cause penali,
dove la responsabilità è personale. Mentre in
sede civile le condanne arrivano al 60%: ma in
questa sede il cittadino può citare in giudizio
la sola struttura sanitaria".
In sede civile le richieste di risarcimento sono
in crescita, non per un'impennata di imperizia
da parte dei camici bianchi, ma per una maggiore
sensibilizzazione sul tema. Secondo l'Ufficio
del massimario della Suprema Corte, i fascicoli
relativi a malpractice arrivati sul tavolo della
Cassazione sono aumentati del 200% negli ultimi
dieci anni. Si fa causa più facilmente, ma alla
fine si aspetta anni per ottenere giustizia. "La
conflittualità in ambito sanitario è cresciuta
molto in questi anni - spiega Francesca Moccia,
responsabile del Tribunale per i diritti del
malato-Cittadinanzattiva -, ma noi scoraggiamo
le cause inutili, che fanno perdere tempo e
denaro, con un sistema di giustizia lento come
il nostro. Puntiamo invece a sostenere i
cittadini nelle azioni di autotutela e mettendo
in mora le strutture sanitarie inadempienti
oppure segnaliamo le violazioni dei diritti dei
malati come, ad esempio, nel caso di infezioni
contratte in ospedale".
E i fronti su la
questione giustizia si dividono.
I tempi lunghi dei processi sono uno smacco
secondo le famiglie e pazienti che accusano la
lobby dei medici di essere troppo forte e
perdono fiducia nella giustizia. Dall'altra
parte i camici bianchi lamentano di essere
ostaggio di "avvocati senza scrupoli" e polizze
assicurative costose. Un fenomeno che metterebbe
a rischio non solo il medico, ma anche la salute
del malato.
Tanto otto chirurghi su 10 ammettono infatti di
evitare interventi, andando oltre la normale
prudenza, per paura di una causa, secondo un
indagine dell'Ordine dei medici di Roma e
dell'Università Federico II di Napoli.
Un problema che cerca di arginare l'accordo di
qualche giorno fa fra sindacati e governo che
punta a fissare i limiti del risk managment,
ovvero la gestione del rischio.
Secondo Medmal Claims Italia nel giro di un
anno, c'è stato un aumento dell'8% del tasso di
rischio clinico ogni 100 medici, mentre il costo
assicurativo medio per medico è salito del
23,86% per un totale di 4.569 euro a
professionista: quasi mille euro in più in soli
12 mesi. In Ostetricia, dove il posto letto in
termini di Rc vale la cifra record di 6.739
euro, la copertura assicurativa per ogni singolo
nato ha pesato 196,30 euro sulle casse della
struttura (31,36% in più).
E per chi lavora in Ostetricia e Ginecologia,
Ortopedia, Chirurgia, diventa sempre più
difficile assicurarsi.
"Si sta spostando la colpa sull'operato dei
colleghi, dimenticando quali sono i veri
problemi della Sanità: i posti letto diminuiti,
le risorse scarse e mal distribuite, i pronto
soccorso pieni di chirurghi sottopagati - dice
Marco d'Imporzano, presidente del Società
scientifica ortopedia e presidente del collegio
italiano chirurghi (Siot) - .
La commissione Affari sociali sta lavorando a
una legge e sarà obbligatorio avere una polizza.
Ma il problema è che l'assicurazione deve essere
calmierata. Il governo dovrebbe imporre delle
tariffe all'Ania. Non è possibile pagare 7.000
euro l'anno o molto di più. Come può un giovane
assistente guadagnare 2.000 euro al mese e
pagarne 5.000 l'anno di assicurazione ?".
Intanto diminuisce
il numero di professionisti in alcuni settori
della sanità. Ed esistono interventi ad alto
rischio dove diventa sempre più difficile
trovare un medico pronto a metterci le mani. Su
questo punto l'accordo sindacati-governo
raccoglie una serie di proposte e la richiesta
di specifiche norme in materia, per ridefinire
la responsabilità professionale dei medici e dei
sanitari. Fra i punti sul tavolo c'è anche
l'introduzione di una norma che preveda la
responsabilità del legale rappresentante
dell'ente per le aziende che non rispettano le
norme contrattuali sulla copertura assicurativa
e sul patrocinio legale e la predisposizione di
un contratto unico di assicurazione, valido su
tutto il territorio nazionale.
Ogni anno il costo
dei risarcimenti per malasanità oscilla tra 850
a 1400 milioni di euro.
La conseguente crescita esponenziale delle cause
legali porta a un incremento dei risarcimenti
che "pesano" una media di 25-40 mila euro
ciascuno.
I premi assicurativi, a carico dei
professionisti e delle strutture sanitarie,
diventano insostenibili, ma contemporaneamente
si assiste a un abbandono, da parte delle
compagnie assicurative che considerano non
redditizio il settore.
Fin qui i problemi dei medici e delle
assicurazioni, ma resta comunque quello delle
tante famiglie vittime di presunta malpractice.
Ad aiutarle c'è da tempo il Tribunale del malato
e numerose associazioni che difendono i diritti
dei pazienti. "Il problema non è che gli errori
medici non vengono accertati e quindi risarciti
nel caso di condanna del medico o della
struttura di appartenenza - conclude Losappio.
Il fatto è che i giudizi, obiettivamente
complessi, sono molto lunghi, soprattutto, nelle
ipotesi frequenti in cui gli imputati sono
numerosi, come nei casi di colpa di un'intera
équipe".
Tratto da: inchieste.repubblica.it
Commento
Importante
NdR: intanto
occorrerebbe rieducare i medici a fare meglio il
loro lavoro come qui indicato.
:
….pur segnalando le gravi anomalie (anche criminali)
della Sanita’ Mondiale gestita dalle
Lobbies farmaceutiche e
dei loro “agenti-rappresentanti”
inseriti a tutti i livelli, Politici e Sanitari nel
Mondo intero, vogliamo anche ricordare e spendere
per Giustizia delle parole per gratificare e
ringraziare quei centinaia di migliaia di
medici (quelli in buona
fede) che, malgrado le interferenze degli
interessi di quelle
Lobbies, incessantemente si prodigano
ogni giorno aiutare i malati che a loro si rivolgono
e che con i progressi delle apparecchiature
tecnologiche per la diagnostica e delle
tecniche interventive, stanno facendo
notevoli progressi e raggiungono per essi risultati
ed effetti benefici, che fino a qualche anno fa
erano impensabili.
Vediamo
ogni giorno progressi in tal senso, ma la
terapeutica indicata dalla direzione della
Sanita’ ufficiale Mondiale = OMS
(che e' legata alle linee guida di dette
Lobbies), non
segue, salvo rari casi, quella curva progressiva di
benessere per i malati.
Se questi bravi medici
che operano giornalmente sul campo, conoscessero
anche la Medicina
Naturale, potrebbero migliorare e di molto le
loro tecniche terapeutiche, con grande beneficio per
tutti i malati.
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