EPIDEMIE –
vedi:
Malattie inventate
Si definisce
epidemia una
malattia infettiva che colpisca quasi
simultaneamente una collettività di individui
con una ben delimitata diffusione nello spazio e
nel tempo. Affinché si sviluppi un'epidemia è
necessario che il processo di
contagio tra le persone sia abbastanza
facile.
Si differenzia dall'endemia,
che è costantemente presente in una popolazione
o in un determinato territorio, e dalla
pandemia, la cui diffusione interessa più
aree geografiche del mondo, con un alto numero
di casi.
Estratto da: it.wikipedia.org
Secondo la
medicina ufficiale e la
sanita’ mondiale le epidemie , ci dicono,
sono causate da virus o batteri che
trasmigrerebbero da un paese all’altro e da un
individuo all’altro; queste ultime malattie sono
chiamate impropriamente "infettive" !
Ma DOVE sono gli
studi scientifici che dimostrano la veridicita’
di queste affermazioni ?
Infatti ogni qualvolta un qualsiasi autore parla
e/o scrive di "epidemie", TUTTI parlano sempre e
giustamente al “condizionale”
(sembrerebbe, parrebbe, forse, pare ecc., ecc.)…cio’
dovrebbe far riflettere sulla veridicita’ di
queste affermazioni, fatte
senza un substrato
scientifico dimostrato !
La parola
epidemia venne “coniata” nel medio evo
(1300-1800), periodo nel quale e’ nata e si e’
rafforzata l’idea che vi fossero animali
(draghi, pulci, pidocchi, topi e/o persone
“untori” (streghe, maghi) che diffondevano le
cosiddette malattie che colpivano un gran numero
di persone specie nelle citta’ con “epidemie”;
poi con il passar del tempo gli “untori”
(*) e gli
animali divennero sempre piu’ “piccoli”
arrivando fino ad oggi , tempo nel quale si
parla di “untori invisibili” ad occhio nudo, i
virus ed i batteri…ma MAI e poi MAI ed in
nessun tempo, si sono fatti degli
studi scientifici per
dimostrare l’esistenza delle “epidemie”
!
(*) L'untore
era un individuo "sospettato", durante i periodi
di
pestilenza di cospargere i luoghi con cui
una persona entrava spesso in contatto, di una
sostanza biancastra (così la descrive
Manzoni) per contagiare gli abitanti delle
città con il morbo. La credenza era allora molto
diffusa, tanto che veniva attribuita agli untori
la causa del diffondersi della
peste, provocando nei loro riguardi una
persecuzione per certi versi simile alla
caccia alle streghe del
Medioevo.
La figura dell'untore compare nel romanzo
I promessi sposi, dove
Renzo Tramaglino viene accusato
ingiustamente di essere uno di loro, come anche
nella
Storia della colonna infame, sempre ad opera
del Manzoni.
Nella realta’ le
cosiddette “epidemie” null’altro furono che
scarsita’ di igiene, specie nelle citta',
sporche e nei soggetti malnutriti, che si
alimentavano con mono cibi….
L'Ottocento fu anche secolo di grandi epidemie
di colera, malattia causata da un bacillo che si
sviluppa nelle acque di scarico, propagandosi
poi nei cibi e nell'acqua che si beve, perché in
passato tutti gli scarichi finivano nei corsi
d'acqua naturali, o nelle falde acquifere.
Solo nel 1876, infatti, l'ingegnere francese
Pierre Mille lanciò l'ipotesi, accolta con
diffidenza e contrarietà, che fosse necessario
un trattamento depurativo delle acque nere prima
che queste fossero scaricate nei corsi d'acqua
naturali. Queste innovazioni e scoperte, insieme
alla nuova cultura idroterapica che stava
crescendo di giorno in giorno, portarono
gradualmente ad un amore sempre più marcato e ad
un uso più costante dell'acqua, anche di quella
di mare, sopra tutto nelle citta’ favorendo la
salute della popolazione e di conseguenza le
“epidemie” scomparvero !
Quella della
influenza Spagnola fu pero’ scatenata e
distribuita nelle popolazione dalle
vaccinazioni
per il
vaiolo effettuate sui militari della
prima guerra mondiale e sulla popolazione
dei paesi colpiti !
La storia dell'Europa preindustriale è dominata
dal tragico susseguirsi di epidemie che
costituivano non solo un terribile dramma umano,
ma anche una spaventosa rovina economica. Fu
anche l'ignoranza della scienza medica che
vanificò in gran parte la possibilita’ di
circoscrivere la malattia migliorando le
condizioni igieniche ed alimentari della
popolazione.
Ancora oggi nei paesi ove l’igiene e’ scarsa, le
malattie colpiscono facilmente le popolazioni,
vaccinate e
quindi
immunodepresse, mal alimentate e
malnutrite,
vedi Africa e paesi del terzo mondo.
Su questo enorme e
spaventoso falso concetto delle “epidemie” si
basa tutto il
terrorismo mediatico gestito dalle
case farmaceutiche
produttrici
di farmaci e
vaccini….
L’incubo dell’epidemia e del morbo che tutto
infetta e tutto distrugge è cinematograficamente
abbastanza recente.
Fanno sicuramente parte di questo “filone” anche
i vari film su zombi e vampiri poiché in
entrambi i casi ci si riferisce a diabolici
virus alla conquista dell’umanità.
Ma possiamo trovare film di genere ben più
“tipici” come “Virus Letale” (1995) di Petersen,
fino ad arrivare ad un’inquietante futuro come
quello narrato da “L’esercito delle 12 scimmie”
(1995) di Gilliam, passando da uno spaventoso
ipotetico virus contemporaneo come quello
descritto dall’ultimo film di Balaguerò, “Rec”
(2008), dove la quarantena dei contagiati si
trasforma in un horror spaventoso.
Anche la teoria della “quarantena”
e’ una bufala nata nel medio evo, sulle navi che
circolavano nei mari del mondo.
Il termine deriva da
quaranta giorni, la durata tipica
dell'isolamento cui venivano sottoposte le navi
provenienti da zone colpite dalla
peste, nel
XIV secolo. La quarantena era ed è un
isolamento forzato, tipicamente utilizzato per
tentare cosi' ci dicono i
medici
ufficiali e la sanita'
mondiale, di limitare la diffusione di uno
stato pericoloso (spesso una malattia).
Definizione della
medicina ufficiale: Quarantena: e’ un
provvedimento profilattico attuato nei confronti
di un individuo esposto a un agente “infettante”
particolarmente diffusibile e pericoloso per la
salute pubblica. Il soggetto può essere isolato
in forma completa (fisicamente deve rimanere in
stazioni quarantenarie apposite, per un periodo
pari al più lungo periodo di incubazione) o in
forma modificata (impedendo il contatto del
soggetto con individui che, per professione o
altro, sono particolarmente in grado di
diffondere l’eventuale malattia).
vedi Malattie
del Passato
(peste, vaiolo, tubercolosi, tifo, malaria, scorbuto,
spagnola, ecc.)
e quelle moderne:
Influenza
suina + sars
+
aviaria +
influenza
+
BIG PHARMA
+
Epidemia Colposa + Danni dei Vaccini =
Epidemie
+ Nuovi Tiranni
+
Rapporto
Flexner e Dichiarazione di Alma Ata
EPIDEMIE
(Piccola Storia)
L'evoluzione demografica delle popolazioni
europee è stata contrastata fino al XIX secolo
dalla ricorrente diffusione di grandi epidemie.
Dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo (ma
con minore incidenza a partire dal Settecento)
la mortalità epidemica costituì il principale
"distruttore delle eccedenze demografiche". In
questo lungo ciclo di circa cinque secoli si
suole tuttavia distinguere tra un'epoca della
peste, che si concluse definitivamente in Italia
verso la metà del XVII secolo e negli altri
paesi dell'Europa occidentale nei primi decenni
del secolo successivo, e un'epoca delle epidemie
sociali, che si sovrappose in parte alla
precedente, dalla metà del XVI fino alla seconda
metà del XIX secolo.
Benché le ultime grandi epidemie di peste
abbiano aggredito l'Italia nel XVII secolo
(1630-1631 nel centronord; 1656-1657 nel sud e
in Liguria), già dalla fine del Cinquecento la
peste aveva perso il ruolo di principale
distruttore delle eccedenze demografiche. Dalla
metà del Seicento predominarono il tifo e le
febbri di origine tifoide, legate a situazioni
di sottoalimentazione, alla miseria, alle
migrazioni. Ma incidevano anche la
malaria, il vaiolo e, nel XIX secolo, il
colera, tutte epidemie strettamente legate a
fattori sociali, e probabilmente con diversa
incidenza sulle diverse classi sociali,
contrariamente a quanto accadeva per la peste.
L'epoca delle epidemie sociali precedette infine
il periodo della mortalità controllata, e cioè
della mortalità sempre meno dipendente, in senso
lato, dall'ambiente, e nel quale prevalgono,
rispetto alle forme infettive a carattere
epidemico, le malattie di tipo
cronico-degenerativo e quelle del sistema
cardio-circolatorio.
Le EPOCHE delle
EPIDEMIE.
Nel primo periodo, l'età della peste, le
catastrofi demografiche, o grandi crisi di
mortalità, con aumenti del numero dei morti,
rispetto ai valori registrati negli anni
ordinari, di tre-quattro (ma anche fino a dieci)
volte, costituivano un evento frequente e quasi
"normale". Nonostante la quantificazione dei
fenomeni collettivi sia estremamente difficile,
almeno fino alla seconda metà del XVI secolo
quando si generalizzò la tenuta dei registri
parrocchiali, dopo la famosa peste nera del 1348
grandi ondate di peste si abbatterono
sull'Italia (e spesso su tutta l'Europa) nel
1360-1363, nel 1371-1374, nel 1381-1384, nel
1388-1390 e infine nel 1398-1400. Nella prima
metà del Quattrocento la peste comparve ancora
frequentemente, ma l'impressione generale è che
la gravità delle epidemie tendesse a diminuire,
mentre il sincronismo fra le diverse zone si
faceva meno netto. Le punte di mortalità inoltre
erano intervallate da periodi più lunghi, e le
epidemie sembrarono diffondersi con minore
rapidità da una località all'altra.
In conclusione, la frequenza e l'intensità delle
crisi provocate dalla peste tesero a declinare
(con qualche rilevante eccezione) dalla metà del
XIV secolo, e il loro sincronismo tese ad
attenuarsi, sia a livello regionale e nazionale
che a livello europeo.
Dalla seconda metà del XVI secolo né il tifo né
le altre epidemie (neppure il colera
nell'Ottocento) provocarono più delle catastrofi
di intensità paragonabile a quelle determinate
dalla peste.I loro effetti demografici
derivarono piuttosto dal fatto che le crisi si
ripresentavano, assai frequentemente (specie in
certi periodi) e in modo estremamente diffuso.
Il periodo delle epidemie sociali fu
caratterizzato, oltre che dalla sparizione della
peste, dalle grandi ondate epidemiche del tifo
petecchiale, dalla recrudenza del vaiolo,
durante il XVIII secolo e infine dalla graduale
sparizione del tifo e del vaiolo nel corso del
XIX secolo, in cui invece comparve il colera.
Come non è risolto il problema delle cause
della scomparsa della peste, così non è
certo se il tifo, segnalato dalle cronache a
partire dall'inizio del XVI secolo, sia
effettivamente una malattia nuova per le
popolazioni europee.
È comunque indubbio che nel corso del
Cinquecento e del Seicento le epidemie di tifo
petecchiale furono frequenti e violente, e si
alternarono a quelle di peste in tragica
sequenza.
Assai più della peste, il tifo, per le modalità
di diffusione (legate a condizioni di scarsa
igiene e di sovraffollamento) e per i legami ben
noti con situazioni di carestia o di
sottoalimentazione, rappresenta un esempio
dell'importanza che i fattori ambientali,
sociali ed economici hanno nell'incidenza e
nella prevalenza delle malattie, e dunque di
come la malattia, come la salute, sia nel
contempo fenomeno biologico e fenomeno sociale.
Dopo la peste e il tifo, una delle malattie
epidemiche più diffuse nell'epoca moderna è
senza dubbio il vaiolo.
L'aumento della mortalità provocato nel
complesso della popolazione dalle epidemie di
vaiolo non è in genere eccezionalmente forte,
per la caratteristica di questa malattia di
colpire quasi esclusivamente le classi di età
più giovani, almeno laddove le epidemie si
succedevano a intervalli di tempo di pochi anni.
Bisogna però considerare che gli effetti
demografici a lungo termine di un'epidemia di
vaiolo sono assai gravi, proprio per il fatto di
colpire le classi che dovrebbero assicurare la
riproduzione futura della popolazione.
Il quadro delle epidemie sociali si chiude con
il colera, giunto in Europa nei primi decenni
del XIX secolo. È questa una delle forme
epidemiche per le quali la selezione sociale
appare più netta, proprio per il fatto che la
sua diffusione è particolarmente favorita dalla
precarietà delle condizioni
igienico-ambientali dei quartieri poveri
delle città più
popolose.
D'altra parte, fu proprio l'insorgere del colera
che stimolò (dapprima in Inghilterra e in altri
paesi europei, infine anche in Italia sul finire
del XIX secolo) una serie di provvedimenti
volti a difendere le popolazioni dagli attacchi
epidemici e a risanare le
strutture igienico-sanitarie delle città.
By L. Del Panta - Tratto da: pbmstoria.it
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Memoria storica e
le Bufale ....
Pandemie artificiali, panico e paura: tutto
l'occorrente per causare più danno della
malattia stessa, presentata in toni apocalittici
!
Siamo davvero sicuri che le malattie facciano
più danni dei vaccini ? O non è forse vero che
chi tace i possibili danni da vaccinazione ha la
coscienza sporca ?
A proposito di
influenza
suina chi non si ricorda il bombardamento
mediatico sull'INFLUENZA
AVIARIA anni or sono ? Attualissimo appare
quindi questo servizio di Report (realizzato da
Sabrina Giannini e messo in onda il 7 maggio
2006) :http://www.youtube.com/watch?v=R-BRgRySiNs
per comprendere come i potenti del mondo stiano
ormai da anni seminando il panico con presunte
epidemie di fatto inesistenti, usate come
pretesto per intraprendere
vaccinazioni
di massa !
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