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Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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EPIDEMIE

L'F.D.A. (USA) ha TENUTO NASCOSTE le PROVE della PERICOLOSITÀ dei CIBI TRANSGENICI
 
e di molti Farmaci e Vaccini   (vedi la trasmissione Report -Rai3 del 20704/08)
 

Corruzione e sistemi sanitari nel mondo: vedi http://www.epicentro.iss.it/focus/globale/globalcorrupt.asp
Visionare questi link: http://www.informatori.it/informatori/filepdf/sperimentazioni.pdf
video: http://www.youtube.com/watch?v=DoS02m0OevM
 

EPIDEMIE – vedi: Malattie inventate
Si definisce epidemia una malattia infettiva che colpisca quasi simultaneamente una collettività di individui con una ben delimitata diffusione nello spazio e nel tempo. Affinché si sviluppi un'epidemia è necessario che il processo di contagio tra le persone sia abbastanza facile.
Si differenzia dall'endemia, che è costantemente presente in una popolazione o in un determinato territorio, e dalla pandemia, la cui diffusione interessa più aree geografiche del mondo, con un alto numero di casi.
Estratto da: it.wikipedia.org
Secondo la medicina ufficiale e la sanita’ mondiale le epidemie , ci dicono, sono causate da virus o batteri che trasmigrerebbero da un paese all’altro e da un individuo all’altro; queste ultime malattie sono chiamate impropriamente "infettive" !

Ma DOVE sono gli studi scientifici che dimostrano la veridicita’ di queste affermazioni ?
Infatti ogni qualvolta un qualsiasi autore parla e/o scrive di "epidemie", TUTTI parlano sempre e giustamente al “condizionale” (sembrerebbe, parrebbe, forse, pare ecc., ecc.)…cio’ dovrebbe far riflettere sulla veridicita’ di queste affermazioni, fatte senza un substrato scientifico dimostrato !

La parola epidemia venne “coniata” nel medio evo (1300-1800), periodo nel quale e’ nata e si e’ rafforzata l’idea che vi fossero animali (draghi, pulci, pidocchi, topi e/o persone “untori” (streghe, maghi) che diffondevano le cosiddette malattie che colpivano un gran numero di persone specie nelle citta’ con “epidemie”; poi con il passar del tempo gli “untori” (*) e gli animali divennero sempre piu’ “piccoli” arrivando fino ad oggi , tempo nel quale si parla di “untori invisibili” ad occhio nudo, i virus ed i batteri…ma MAI e poi MAI ed in nessun tempo, si sono fatti degli studi scientifici per dimostrare l’esistenza delle “epidemie” !
(*) L'untore era un individuo "sospettato", durante i periodi di pestilenza di cospargere i luoghi con cui una persona entrava spesso in contatto, di una sostanza biancastra (così la descrive Manzoni) per contagiare gli abitanti delle città con il morbo. La credenza era allora molto diffusa, tanto che veniva attribuita agli untori la causa del diffondersi della peste, provocando nei loro riguardi una persecuzione per certi versi simile alla caccia alle streghe del Medioevo.
La figura dell'untore compare nel romanzo I promessi sposi, dove Renzo Tramaglino viene accusato ingiustamente di essere uno di loro, come anche nella Storia della colonna infame, sempre ad opera del Manzoni.

Nella realta’ le cosiddette “epidemie” null’altro furono che scarsita’ di igiene, specie nelle citta', sporche e nei soggetti malnutriti, che si alimentavano con mono cibi….
L'Ottocento fu anche secolo di grandi epidemie di colera, malattia causata da un bacillo che si sviluppa nelle acque di scarico, propagandosi poi nei cibi e nell'acqua che si beve, perché in passato tutti gli scarichi finivano nei corsi d'acqua naturali, o nelle falde acquifere.
Solo nel 1876, infatti, l'ingegnere francese Pierre Mille lanciò l'ipotesi, accolta con diffidenza e contrarietà, che fosse necessario un trattamento depurativo delle acque nere prima che queste fossero scaricate nei corsi d'acqua naturali. Queste innovazioni e scoperte, insieme alla nuova cultura idroterapica che stava crescendo di giorno in giorno, portarono gradualmente ad un amore sempre più marcato e ad un uso più costante dell'acqua, anche di quella di mare, sopra tutto nelle citta’ favorendo la salute della popolazione e di conseguenza le “epidemie” scomparvero !
Quella della influenza Spagnola fu pero’ scatenata e distribuita nelle popolazione dalle vaccinazioni per il vaiolo effettuate sui militari della prima guerra mondiale e sulla popolazione dei paesi colpiti !
La storia dell'Europa preindustriale è dominata dal tragico susseguirsi di epidemie che costituivano non solo un terribile dramma umano, ma anche una spaventosa rovina economica. Fu anche l'ignoranza della scienza medica che vanificò in gran parte la possibilita’ di circoscrivere la malattia migliorando le condizioni igieniche ed alimentari della popolazione.
Ancora oggi nei paesi ove l’igiene e’ scarsa, le malattie colpiscono facilmente le popolazioni, vaccinate e quindi immunodepresse, mal alimentate e malnutrite, vedi Africa e paesi del terzo mondo.

Su questo enorme e spaventoso falso concetto delle “epidemie” si basa tutto il terrorismo mediatico gestito dalle case farmaceutiche produttrici di farmaci e vaccini….
L’incubo dell’epidemia e del morbo che tutto infetta e tutto distrugge è cinematograficamente abbastanza recente.
Fanno sicuramente parte di questo “filone” anche i vari film su zombi e vampiri  poiché in entrambi i casi ci si riferisce a diabolici virus alla conquista dell’umanità.
Ma possiamo trovare film di genere ben più “tipici” come “Virus Letale” (1995) di Petersen, fino ad arrivare ad un’inquietante futuro come quello narrato da “L’esercito delle 12 scimmie” (1995) di Gilliam, passando da uno spaventoso ipotetico virus contemporaneo come quello descritto dall’ultimo film di Balaguerò, “Rec” (2008), dove la quarantena dei contagiati si trasforma in un horror spaventoso.

Anche la teoria della “quarantena” e’ una bufala nata nel medio evo, sulle navi che circolavano nei mari del mondo.
Il termine deriva da quaranta giorni, la durata tipica dell'isolamento cui venivano sottoposte le navi provenienti da zone colpite dalla peste, nel XIV secolo. La quarantena era ed  è un isolamento forzato, tipicamente utilizzato per tentare cosi' ci dicono i medici ufficiali e la sanita' mondiale, di  limitare la diffusione di uno stato pericoloso (spesso una malattia).

Definizione della medicina ufficiale: Quarantena: e’ un provvedimento profilattico attuato nei confronti di un individuo esposto a un agente “infettante” particolarmente diffusibile e pericoloso per la salute pubblica. Il soggetto può essere isolato in forma completa (fisicamente deve rimanere in stazioni quarantenarie apposite, per un periodo pari al più lungo periodo di incubazione) o in forma modificata (impedendo il contatto del soggetto con individui che, per professione o altro, sono particolarmente in grado di diffondere l’eventuale malattia).

 

vedi Malattie del Passato (peste, vaiolo, tubercolosi, tifo, malaria, scorbuto, spagnola, ecc.) e quelle moderne:
Influenza suina + sars + aviaria + influenza + BIG PHARMA + Epidemia Colposa + Danni dei Vaccini = Epidemie + Nuovi Tiranni + Rapporto Flexner e Dichiarazione di Alma Ata

EPIDEMIE (Piccola Storia)
L'evoluzione demografica delle popolazioni europee è stata contrastata fino al XIX secolo dalla ricorrente diffusione di grandi epidemie. Dalla metà del XIV alla metà del XIX secolo (ma con minore incidenza a partire dal Settecento) la mortalità epidemica costituì il principale "distruttore delle eccedenze demografiche". In questo lungo ciclo di circa cinque secoli si suole tuttavia distinguere tra un'epoca della peste, che si concluse definitivamente in Italia verso la metà del XVII secolo e negli altri paesi dell'Europa occidentale nei primi decenni del secolo successivo, e un'epoca delle epidemie sociali, che si sovrappose in parte alla precedente, dalla metà del XVI fino alla seconda metà del XIX secolo.
Benché le ultime grandi epidemie di peste abbiano aggredito l'Italia nel XVII secolo (1630-1631 nel centronord; 1656-1657 nel sud e in Liguria), già dalla fine del Cinquecento la peste aveva perso il ruolo di principale distruttore delle eccedenze demografiche. Dalla metà del Seicento predominarono il tifo e le febbri di origine tifoide, legate a situazioni di sottoalimentazione, alla miseria, alle migrazioni. Ma incidevano anche la malaria, il vaiolo e, nel XIX secolo, il colera, tutte epidemie strettamente legate a fattori sociali, e probabilmente con diversa incidenza sulle diverse classi sociali, contrariamente a quanto accadeva per la peste. L'epoca delle epidemie sociali precedette infine il periodo della mortalità controllata, e cioè della mortalità sempre meno dipendente, in senso lato, dall'ambiente, e nel quale prevalgono, rispetto alle forme infettive a carattere epidemico, le malattie di tipo cronico-degenerativo e quelle del sistema cardio-circolatorio.

Le EPOCHE delle EPIDEMIE.
Nel primo periodo, l'età della peste, le catastrofi demografiche, o grandi crisi di mortalità, con aumenti del numero dei morti, rispetto ai valori registrati negli anni ordinari, di tre-quattro (ma anche fino a dieci) volte, costituivano un evento frequente e quasi "normale". Nonostante la quantificazione dei fenomeni collettivi sia estremamente difficile, almeno fino alla seconda metà del XVI secolo quando si generalizzò la tenuta dei registri parrocchiali, dopo la famosa peste nera del 1348 grandi ondate di peste si abbatterono sull'Italia (e spesso su tutta l'Europa) nel 1360-1363, nel 1371-1374, nel 1381-1384, nel 1388-1390 e infine nel 1398-1400. Nella prima metà del Quattrocento la peste comparve ancora frequentemente, ma l'impressione generale è che la gravità delle epidemie tendesse a diminuire, mentre il sincronismo fra le diverse zone si faceva meno netto. Le punte di mortalità inoltre erano intervallate da periodi più lunghi, e le epidemie sembrarono diffondersi con minore rapidità da una località all'altra.
In conclusione, la frequenza e l'intensità delle crisi provocate dalla peste tesero a declinare (con qualche rilevante eccezione) dalla metà del XIV secolo, e il loro sincronismo tese ad attenuarsi, sia a livello regionale e nazionale che a livello europeo.
Dalla seconda metà del XVI secolo né il tifo né le altre epidemie (neppure il colera nell'Ottocento) provocarono più delle catastrofi di intensità paragonabile a quelle determinate dalla peste.I loro effetti demografici derivarono piuttosto dal fatto che le crisi si ripresentavano, assai frequentemente (specie in certi periodi) e in modo estremamente diffuso.
Il periodo delle epidemie sociali fu caratterizzato, oltre che dalla sparizione della peste, dalle grandi ondate epidemiche del tifo petecchiale, dalla recrudenza del vaiolo, durante il XVIII secolo e infine dalla graduale sparizione del tifo e del vaiolo nel corso del XIX secolo, in cui invece comparve il colera.
Come non è risolto il problema delle cause della scomparsa della peste, così non è certo se il tifo, segnalato dalle cronache a partire dall'inizio del XVI secolo, sia effettivamente una malattia nuova per le popolazioni europee.
È comunque indubbio che nel corso del Cinquecento e del Seicento le epidemie di tifo petecchiale furono frequenti e violente, e si alternarono a quelle di peste in tragica sequenza.
Assai più della peste, il tifo, per le modalità di diffusione (legate a condizioni di scarsa igiene e di sovraffollamento) e per i legami ben noti con situazioni di carestia o di sottoalimentazione, rappresenta un esempio dell'importanza che i fattori ambientali, sociali ed economici hanno nell'incidenza e nella prevalenza delle malattie, e dunque di come la malattia, come la salute, sia nel contempo fenomeno biologico e fenomeno sociale.
Dopo la peste e il tifo, una delle malattie epidemiche più diffuse nell'epoca moderna è senza dubbio il vaiolo.
L'aumento della mortalità provocato nel complesso della popolazione dalle epidemie di vaiolo non è in genere eccezionalmente forte, per la caratteristica di questa malattia di colpire quasi esclusivamente le classi di età più giovani, almeno laddove le epidemie si succedevano a intervalli di tempo di pochi anni.
Bisogna però considerare che gli effetti demografici a lungo termine di un'epidemia di vaiolo sono assai gravi, proprio per il fatto di colpire le classi che dovrebbero assicurare la riproduzione futura della popolazione.
Il quadro delle epidemie sociali si chiude con il colera, giunto in Europa nei primi decenni del XIX secolo. È questa una delle forme epidemiche per le quali la selezione sociale appare più netta, proprio per il fatto che la sua diffusione è particolarmente favorita dalla precarietà delle condizioni igienico-ambientali dei quartieri poveri delle città più popolose.
D'altra parte, fu proprio l'insorgere del colera che stimolò (dapprima in Inghilterra e in altri paesi europei, infine anche in Italia sul finire del XIX secolo) una serie di provvedimenti volti a difendere le popolazioni dagli attacchi epidemici e a risanare le strutture igienico-sanitarie delle città.
By L. Del Panta - Tratto da: pbmstoria.it


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Memoria storica e le Bufale ....
Pandemie artificiali, panico e paura: tutto l'occorrente per causare più danno della malattia stessa, presentata in toni apocalittici !
Siamo davvero sicuri che le malattie facciano più danni dei vaccini ? O non è forse vero che chi tace i possibili danni da vaccinazione ha la coscienza sporca ?

A proposito di influenza suina chi non si ricorda il bombardamento mediatico sull'INFLUENZA AVIARIA anni or sono ? Attualissimo appare quindi questo servizio di Report (realizzato da Sabrina Giannini e messo in onda il 7 maggio 2006) :http://www.youtube.com/watch?v=R-BRgRySiNs per comprendere come i potenti del mondo stiano ormai da anni seminando il panico con presunte epidemie di fatto inesistenti, usate come pretesto per intraprendere vaccinazioni di massa !
 

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