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WiFi, striscia l'allarme salute -
Dalla telefonia mobile, l'attenzione si estende alle
reti Wireless, che nel Regno Unito sono in corso di
smantellamento in molte scuole.
Non esistono studi a lungo termine
che ne dimostrino l'innocuità.
in compenso....vedi:
CAMPI
MAGNETICI e SALUTE
(studi del
prof. Levis)
Londra - Il rapporto tra innovazioni tecnologiche e
salute vive di opinioni e studi che riportano pareri
contrastanti.
E l'attenzione che prima veniva rivolta
solo a telefoni cellulari, si sta via via sempre più
spostando verso altri apparati: quelli delle reti WiFi.
Le prime antenne a rizzarsi nella direzione del wireless
e degli eventuali pericoli sulla salute, questa volta,
sono state quelle delle scuole britanniche: è infatti
nell'ambiente didattico che è stata avviata una campagna
di disattivazione delle reti WiFi, dal momento che non
esisterebbero - ad oggi - ricerche mediche e/o
scientifiche in grado di dare risultati confortanti
sulla "innocuità" di tale tecnologia.
Sul banco degli imputati - riferisce il
Times - sono state poste le onde degli
apparati di trasmissione WiFi.
I genitori degli studenti
le temono, per gli effetti che possono causare sui
figli: emicranie, cali di memoria, minore capacità di
concentrazione, e si arriva persino a parlare di rischio
tumori.
Le cause di preoccupazione sono le medesime descritte in
vari studi e abstracts relativi alla telefonia mobile: i
giovani studenti, in piena età dello sviluppo,
hanno una
struttura ossea e nervosa ancora fisicamente immatura.
In particolare, le ossa
del cranio avrebbero uno spessore ridotto e una capacità
di "schermatura" inferiore a quella di una persona adulta e fisicamente
matura.
Judith Davies, la cui figlia frequenta un istituto del
Carmarthenshire, ha dichiarato in un'intervista al Times:
"Molte persone si attivano con iniziative contro
l'installazione di ripetitori di telefonia mobile nei
pressi delle scuole, ma c'è molta ignoranza sulle reti
wireless e sul fatto che negli istituti ci sono
trasmettitori posizionati vicino ai ragazzi".
Engadget, in relazione a questa sorta di
"testimonianza", fa notare che il paragone con i
ripetitori e antenne di reti e telefoni mobili non
regge: dimensioni, potenza, copertura di segnale ed
emissioni elettromagnetiche degli hotspot sono
decisamente inferiori (in termini di valori medi, un
hoptspot esprime un output di 100 mW di potenza contro i
2 Watt di un telefonino).
La preoccupazione nel mondo
didattico del Regno Unito rimane elevata. Tim
Cannell, coordinatore dei docenti di una scuola del West
Sussex, riferisce che il corpo docenti ha preferito dare
ascolto alle preoccupazioni dei genitori: "Abbiamo anche
condotto varie ricerche.
Le
autorità ci hanno rassicurato sugli aspetti relativi
alla sicurezza, ma non esistono studi a lungo termine
che ne diano conferma. Abbiamo comunque riscontrato
problemi di affidabilità, per cui abbiamo deciso di
optare per una convenzionale rete cablata" ha aggiunto.
Non si tratta del primo "allarme salute" relativo al
WiFi: nello scorso inverno Fred Gilbert, rettore della
canadese
Lakehead University, aveva percorso
la medesima strada disattivando alcune reti
WiFi e limitando l'uso di altri network wireless, sempre
per motivi legati ai potenziali rischi correlati alla
salute degli studenti.
Il professor Gilbert aveva indicato come significativi i
contenuti di una ricerca portata a termine dalla
California Public Utilities Commission, che
riteneva necessario investigare ulteriormente, visti i
potenziali rischi per la salute, facendo cenno anche a
quanto dichiarato dall'Organizzazione
mondiale della Sanità, che tende ad escludere
i rischi, ma non al 100 per cento.
È
quindi verosimile aspettarsi, anche nell'ambito della
tecnologia wireless, il proliferare di ricerche,
opinioni e pareri relativi alla presunta nocività, così
come è stato per la telefonia mobile. Sul cui capo
pendono i medesimi dubbi, per i medesimi motivi: si
tratta di soluzioni relativamente giovani, sulle quali
non esistono studi condotti a lungo termine che possano
dimostrarne gli effetti, nocivi o meno. E non sempre
l'opinione pubblica si accontenta delle rassicurazioni
degli esperti di settore.
By
Dario Bonacina
- Tratto da Punto Informatico
http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1785359
Commento (NdR):
quello che non si vuol dire pero' e' che i CEM in questo
caso agiscono piu' profondamente e negativamente sui
soggetti
VACCINATI, perche essi sono
immunodepressi dai vaccini che hanno subito,
vedi
Danni dei vaccini, e
per i metalli pesanti (mercurio
ed alluminio)
oltre ai
prodotti cancerogeni, che gli hanno inoculato
con le vaccinazioni !
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In Gran Bretagna (UK)
WiFi ancora sotto accusa
L'agenzia britannica per la
Salute pubblica torna sul possibile rischio salute
derivante dalla crescente diffusione di reti wireless
nelle scuole
Londra - Torna d'attualità l'allarme salute per i
network WiFi attivi nelle scuole britanniche: il
responsabile della
HPA - Health Protection Agency, sir William Stewart,
ha annunciato l'apertura di un'inchiesta volta ad
identificare e valutare le implicazioni che la
tecnologia wireless può avere sulla salute degli
studenti.
Nell'ultimo periodo il WiFi
ha infatti conosciuto una crescita esponenziale, dovuta
alla crescente diffusione di network wireless nelle
scuole (circa il 50% degli istituti scolastici
elementari e il 75% di quelli secondari), secondo l'Independent.
Una crescita rilevante, sostiene sir Stewart, che
intende promuovere un'iniziativa di monitoraggio della
salute dei giovani studenti, per capire se esiste
effettivamente - e di quale entità possa essere - un
rischio salute. Una preoccupazione già emersa
alcuni mesi fa nel mondo didattico del Regno Unito,
su cui però dalla stessa HPA,
poco tempo dopo si era espressa minimizzando il
problema.
Sir Stewart ha ora però manifestato alcune perplessità,
in seguito alle dichiarazioni di alcuni studiosi
britannici che ipotizzano la possibilità che
l'implementazione dei network wireless sia foriera di
"smog elettronico", ossia inquinamento elettromagnetico.
E ai dubbi di Stewart fanno eco le preoccupazioni
espresse dal sindacato degli insegnanti, che intende
rivolgersi al Ministro dell'Istruzione chiedendo l'avvio
di un'inchiesta sui possibili rischi derivanti
dall'attivazione delle reti WiFi nelle scuole.
La preoccupazione potrebbe però uscire presto dalle
scuole e diffondersi in tutta la città. O almeno nella
City: come annunciato da
BBC, il cuore economico-finanziario della capitale
diventerà in questi giorni la più estesa area europea
integralmente coperta da un ombrello WiFi che, a fronte
di un canone di 11 sterline al mese, potrà offrire
connettività ad un bacino di utenza formato da 350mila
persone.
Si tratta della concretizzazione del
progetto congiunto annunciato oltre un anno fa da
The Cloud e
City of London Corporation. La rete, grazie
all'impiego della tecnologia mesh, consentirà la
connettività ininterrotta anche in mobilità. È quindi
verosimile attendersi, a breve, un nuovo allarme WiFi
per chi lavora nella City.
Tratto da:
http://www.pitelefonia.it
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La mia vita distrutta dal
WiFi -
By Mauro Vecchio
-
Fonte:
Punto-informatico
C'è chi ha paura dei poco familiari spazi aperti e chi
di quelli troppo chiusi come un ascensore, ma esiste una
nuova fobia che attanaglia i più sensibili al tempo
della società connessa: l'allergia da WiFi. Sono,
infatti, un crescendo le tristi storie di persone che si
ritengono particolarmente vulnerabili alla presenza di
una rete senza fili, pronte a serrarsi tra le mura
domestiche al solo odore di un campo elettromagnetico. E
il Daily Mail è stato lesto a riportare l'ultima,
tragica vicenda di questa sindrome da wireless:
protagonista un DJ (o meglio ex-DJ) di Ibiza.
"Abbiamo sentito di persone intrappolate in casa a causa
di una ostinata paura degli spazi aperti - ha attaccato
un articolo su MailOnline - ma Steve Miller è costretto
ad evitare i luoghi pubblici più ordinari a causa di
un'allergia alla tecnologia moderna". Per la precisione,
il disc jockey di uno dei locali più famosi dell'isola
soffrirebbe di pesanti giramenti di testa, confusione
mentale e nausea: il tutto per colpa delle sempre più
presenti reti WiFi.
"Mi sento come un esiliato sul mio stesso pianeta - ha
dichiarato Miller, anche noto come Afterlife - perché ai
giorni nostri è quasi impossibile trovare un luogo privo
di connessioni wireless". Il tabloid ha riportato una
vera e propria cronaca di una vita distrutta, con l'uomo
che non riesce più a prendere un treno o fare shopping
senza essere accolto da dolori lancinanti.
Pare, inoltre, che Afterlife sia costretto a girare con
un segnalatore di WiFi, rinchiudendosi spesso nella sua
abitazione della Cornovaglia in Gran Bretagna, protetto
da muri spessi circa 45 centimetri.
La situazione, stando a quanto ha scritto il Daily Mail,
è più grave del previsto: la sensibilità
elettromagnetica affliggerebbe il 2 per cento della
popolazione e sarebbe un fenomeno in aumento dal momento
in cui un numero sempre crescente di persone utilizza
connessioni senza fili. L'autore dell'articolo,
tuttavia, ha probabilmente dimenticato a casa la
cartellina contenente studi, ricerche o dati che
confermassero il fatto. CrunchGear ha poi fatto notare
che le reti WiFi operano a 2,4GHz, la stessa frequenza
di Bluetooth e telefoni cordless.
A far notare la mancanza di prove a sostegno di questa
elettrosensitività c'è anche Ars Technica: tale sindrome
non esisterebbe affatto come hanno dimostrato alcuni
studi. Persone che si dichiarano affette da allergia da
wireless non sono cioè capaci di comprendere se nelle
loro vicinanze ci sia o meno una rete attiva,
rispondendo completamente a caso durante una serie di
blind test effettuati.
La percentuale del Daily Mail, inoltre, sarebbe del
tutto sballata, dati alcuni studi che avrebbero indicato
chiaramente un numero molto maggiore di persone tendenti
a somatizzare rispetto a quelle che realmente potrebbero
essere affette da una simile patologia.
Probabilmente
queste analisi non rassicurano i cittadini che si sono
più volte lamentati per i rischi di salute causati dai
campi elettromagnetici. È, infatti, recente un esposto
di un comitato di una ventina di persone a Parigi che
hanno consigliato al Municipio di preferire il cavo alle
connessioni senza fili.
Gli
elettrosensitivi si sono attivati anche a
Santa Fe, New Mexico, chiamando in causa le autorità per
escludere il WiFi dagli edifici pubblici. Ora,
bisognerebbe fare qualcosa anche per il povero Steve
Miller e liberarlo dall'infelice esilio nel suo stesso
pianeta.
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