Le
radiografie fanno
male; come farle e quando
evitarle. Ecco alcuni consigli per limitarne
i danni.
Il grave rischio
dei danni di ogni radiazione ionizzante
esiste, ma potrebbe essere evitato al
massimo se la radiografia venisse fatta
solamente nel momento giusto e nel modo
giusto.
Occorre usare
apparecchi con schermi di difesa efficaci e
pellicole sensibilissime per utilizzare
bassissime potenze di irradiazione.
Oggi sistemi
tecnologici avanzati per questo scopo, ve ne
sono molti e portano a diminuire anche del
75% l’intensità delle radiazioni emesse.
Inoltre bisogna
schermare le parti del corpo che sono le più
intaccabili dalle radiazioni e cioè tutte le
ghiandole esistenti nel corpo umano. No,
quindi alle radiazioni radiografiche senza
una vera e certa indicazione clinica e senza
criterio come purtroppo assistiamo spesso
nel settore sanitario.
I rischi ed i
costi delle radiografie sarebbero minori se
i medici non richiedessero troppo spesso ed
inutilmente, radiografie a scopo preventivo,
salvo le ipotesi a grave rischio e se nel
nostro paese fossimo adeguati alle norme
CEE.
Se i medici
imparassero ad usare le
tecniche
diagnostiche della
Medicina
Naturale tipo: l’Iridologia,
il
Mineralogramma, la
Kinesiologia, l’Alitest,
BEV, ecc., potrebbero fare a meno del
80% delle quantità di radiografie che
invece, per ignoranza su una antica scienza,
ordinano ai loro pazienti.
Pensate che il
danno delle radiografie in età pediatrica
c’è e può essere di natura genetica o
somatica. Queste indicazioni sono state date
in un convegno internazionale tenuto
recentemente in Italia, ad Ischia.
Recentemente i
raggi X sono ritornati sul banco degli
imputati. Un biologo denuncia che sono
responsabili dell'aumento dei casi di
cancro, in particolare quello al seno. "Per
tutti gli anni Sessanta milioni di donne
furono sottoposte a frequenti radiografie.
L'uso eccessivo di raggi X, per la diagnosi
o la terapia delle più svariate malattie,
sarebbe la causa di un aumento
nell'incidenza del tumore al seno: sia per
quanto riguarda i casi verificatisi negli
ultimi 30 anni, sia per quelli previsti nei
prossimi anni. A denunciare le conseguenze
dell'abuso di raggi X è John Gofman, biologo
molecolare all'università della
California...
Oggi pubblica un libro, Nuclear milestones,
che riassume le sue conclusioni: un atto
d'accusa contro le radiografie".
Visionare questo PDF =
MENO radiazioni ionizzanti !
(Radiografie - TAC - Pet TAC)
vedi anche:
Elettrosmog
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L’ecografia
4D può essere
pericolosa per la salute del feto
Il Collegio nazionale di ginecologi e
ostetrici francesi ha messo in allerta
parlando di un vero e proprio scandalo in
relazione alla diffusione di questa pratica.
Gli esperti spiegano che le parti del corpo
più a rischio sono gli occhi e il cervello
del nascituro, esposti agli ultrasuoni
emessi dal macchinario.
Per il momento non sono stati riscontrate
prove evidenti di un collegamento tra
l’emissione di certi ultrasuoni e lo
sviluppo del feto ma si tratta di una
tecnica recente, su cui molto è ancora in
fase sperimentale, nonostante sia già boom
negli Stati Uniti.
Intanto anche la Società internazionale
degli ultrasuoni in ostetricia e ginecologia
(Isuog) e la Federazione mondiale degli
ultrasuoni in medicina e biologia (Wfumb),
hanno espresso disapprovazione per l’uso di
tecnologie 4D al di fuori di applicazioni
prettamente mediche.
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Radiografia
pericolosa per coloro che fanno dialisi...e
per gli altri...? IDEM !
Per migliaia di pazienti in dialisi la
notizia è uno shock: l’irradiazione
derivata dalla TC o dalla radiografia
potrebbe aumentare il rischio di cancro -
20/04/2011
Tra le tante
notizie pubblicate nelle ultime settimane,
la
pubblicazione sul giornale specialistico
Journal of the
American Society Nephrology (JASN) è
passata quasi inosservata. Ma vale la pena
di leggere l’articolo, il cui contenuto è
ancora valido ed interessante. Ciò in
quanto, se si credesse ai fatti ivi
riportati in modo assai minuzioso, i
pazienti in dialisi sarebbero soggetti ad un
rischio di cancro in media di 1,5 volte
superiore rispetto alle persone che non sono
soggette a questa terapia.
L’aumento significativo della probabilità di
ammalarsi di cancro durante la dialisi si
spiegherebbe, secondo i medici, in modo
assai semplice: molti pazienti devono
sottoporsi, nel corso degli anni, a degli
esami radiologici. Tuttavia sembra che,
nell’esercizio della loro attività
quotidiana, i radiologi non posseggano una
tale lungimiranza, come constata il Dott.
Marco Brambilla dell’azienda ospedaliera
“Maggiore della Carità” di Novara.
Gli scienziati hanno tenuto sotto
osservazione un gruppo di 106 pazienti in
dialisi per tre anni ed hanno calcolato
l’esposizione d’irradiazione sulla base dei
dati salvati nei files dell’ospedale.
Resümee dello studio:
La tomografia computerizzata è stata
impiegata 248 volte, nella maggior parte dei
casi i radiologi cercavano le cause di
complicazioni neurologiche, emorragiche o
respiratorie.
Complessivamente gli esami radiologici sono
stati, nell’intervallo di tempo considerato,
1300, il che significa, da un punto di vista
statistico, che ogni paziente in dialisi è
stato sottoposto ad esame radiologico 4,3
volte.
Circa il 76% della quantità di radiazione
derivava dalle analisi svolte con la
tomografia computerizzata (TC), mentre le
analisi radiologiche tradizionali hanno
contribuito per il 19%. Solo 22 dei 106
pazienti sono stati esposti a dosi inferiori
a 22 millisievert, mentre per oltre un terzo
dei pazienti la quantità di radiazione
complessiva risultava troppo elevata e
superava abbondantemente i 50 millisievert.
Il16% dei pazienti era stato esposto a 100
millisievert all’anno, una dose che viene
associata ad un rischio alto di mortalità a
causa del cancro. Ciò in quanto i medici
hanno calcolato il cumulo di esposizione ad
irradiazione rifacendosi a valori statistici
consolidati sulla base delle analisi svolte
sui sopravvissuti alla bomba atomica di
Hiroshima. Lì si è riscontrato che il cumulo
di radiazioni di 100 millisievert all’anno
nasconde un rischio enorme.
I medici David Pickens e Martin Sandler
dell’americana Vanderbilt School of Medicine
ritengono che il problema stia nella
facilità con cui si ricorre all’esame
radiologico nei pazienti in dialisi. “Vi
sono procedimenti che vengono impiegati
troppo spesso in quanto possono dare una
grande quantità di informazioni al medico in
poco tempo”, ecco la critica a TC & Co. che
viene fatta in un loro articolo sul
giornale.
Per l’American
Society of Nephrology (ASN) i risultati
provenienti dall’Italia costituiscono un
valido indizio per un uso diverso delle
analisi radiologiche nell’esercizio medico
quotidiano, tuttavia, anche senza
l’irradiazione dovuta alla radiologia, i
malati di malattia renali rimangono
particolarmente esposti al problema. Ciò in
quanto, secondo la co-autrice Andreana de
Mauri. vi sarebbero dei meccanismi finora
sconosciuti che provocano l’insorgenza del
cancro. Il trapianto di reni determina un
rischio 5 volte superiore di cancro, nessuno
però è in grado di spiegarne il motivo.
Un’esposizione troppo alta alle radiazioni
aumenta ulteriormente questo trend.
Il Bundesamt per
la protezione dalle irradiazioni mette in
guarda dalla TC
Ma gli italiani non sono soli in questa
critica al ricorso troppo facile a
procedimenti particolarmente gravosi per il
paziente. Nel Luglio 2010, in Germania,
anche il
Bundesamt für Strahlenschutz (BfS)
ammoniva che “in Germania si ricorre troppo
spesso all’esame radiologico rispetto al
contesto internazionale” e che “ciò riguarda
in particolar modo la tomografia
computerizzata, il cui uso è aumentato
particolarmente. Lo scopo è di ridurre l’esposizio
a radiazioni al minimo necessario”.
Il BfS ha
pubblicato nell’Agosto 2003 dei
parametri di riferimento diagnostici che
sono stati poi corretti e resi attuali
nell’estate dell’anno scorso. Il nuovo
parametro di riferimento diagnostico tedesco
per un esame radiologico del bacino è oggi
diminuito del 40% rispetto al vecchio
valore. Il Clou: il rischio derivato
dall’irradiazione diminuisce della medesima
percentuale. Si mostra così “un nuovo trend
di riduzione del carico di radiazioni nelle
singole analisi mediche”. Un ulteriore
novità consiste inoltre nell’introduzione di
parametri di 4 TC su pazienti bambini.
Il team del
Dott. Brambilla ha considerato, nei pazienti
in dialisi, un particolare aspetto come
allarmante : ad essere particolarmente
esposti alle radiazioni in quanto soggetti
ad esami radiologici sono soprattutto i
pazienti di età più giovane. Quantità
accumulate di oltre 60 millisievert nei
singoli organi sembrano essere la
conseguenza normale degli esami radiologici.
Un confronto: la quantità effettiva annuale
di mSv nei pazienti non in dialisi è
mediamente di 1,9.
By Vlad Georgescu
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Esami
radiologici, troppi e
dannosi: solo nel 2012
la legge UE per limitarli
ROMA - 23 Giu.
2008 - Doveva entrare in vigore quest’anno
una legge della Ue per mettere freno agli
esami diagnostici con la risonanza magnetica.
Di «abusi
generalizzati» hanno parlato gli
esperti che hanno deciso di estendere la
limitazione delle prescrizioni a tutti i
paesi. Ma, inspiegabilmente, l’entrata in
vigore del nuovo protocollo è stata spostata
al 2012. Quattro anni più in là perché,
fanno capire gli addetti ai lavori, gli
uffici sanitari della Ue sono stati inondati
di pressioni.
Dall’altra parte dell’Oceano, Edward Mc
Gaffigan, Alto Commissario per il controllo
del nucleare, ha dichiarato che è
«disgustato dalla cultura che imperversa
nella comunità medica e che spinge verso un
utilizzo sempre più esasperato degli esami
basati sull’imaging». Che vuol dire Tac,
risonanza, Pet, raggi x.
Da noi gli ultimi a
lanciare l’allarme contro l’abuso di esami
sono stati proprio i radiologi durante il
loro congresso qualche settimana fa. I loro
dati disegnano un mondo in cui i conti non
sempre tornano. Soprattutto se si mettono a
confronto le cifre degli esami, i risultati
degli esami e l’alto numero delle volte che
questi vengono ripetuti a distanza
ravvicinata. Un mix che fa lievitare la
spesa sanitaria, porta fuori strada la
diagnostica ufficiale e, come si preoccupa
l’Organizzazione mondiale della sanità,
espone i pazienti ad un eccesso di
radiazioni.
Sono circa 40-50 milioni le prestazioni
radiologiche che ogni anno si effettuano in
Italia. Quasi una per ogni abitante, bambini
compresi. Sono stati proprio i radiologi ad
avviare un’indagine firmata dalla Società
italiana di radiologia medica,
l’Associazione italiana di neuroradiologia e
il Sindacato nazionale dei radiologi. I
risultati preliminari si basano sulle
rilevazioni in sei regioni e province
autonome (Marche, Toscana, Sicilia,
provincia di Trento, di Bolzano e della
Valle d’Aosta). Un altro dato troppo alto,
dicono gli esperti, rispetto alla
popolazione: in dodici mesi, tra ambulatori
e Asl, sono stati richiesti 8 milioni di
prestazioni radiologiche.
Il 75% dei cinquanta milioni di esami che si
contano ogni anno in Italia, per i camici
bianchi sono da considerarsi appropriati.
Gli altri, complici la tendenza dilagante
della medicina difensiva e la non
correttezza delle richieste, potrebbero
essere evitati.
Un esame su quattro, dunque, sarebbe
superfluo. L’8% della spesa sanitaria si
deve proprio a queste indagini.
La Lombardia è stata una delle poche regioni
che ha condotto un’indagine sugli esami
specialistici: otto su dieci sono risultati
inutili. Nel periodo 2001-2006 le richieste
per la risonanza magnetica sono raddoppiate.
«E’ esponenziale la crescita della domanda
di esami - commenta Roberto Lagalla,
presidente della Società italiana di
radiologia medica - Esami per i quali si
utilizzano radiazioni ionizzanti e non
ionizzanti. E’ praticamente impossibile
fornire una tempestiva risposta ad una
simile mole di richieste. Questo, nonostante
gli sforzi di adeguamento delle risorse
umane, delle tecnologie e dei modelli
organizzativi».
Le conseguenze, oltre alla crescita
incontrollata delle uscite: l’allungamento
delle liste d’attesa, l’innalzamento del
rischio di errore diagnostico e il possibile
incremento della dose radiante ai pazienti.
Un rapporto dell’Istituto superiore di
sanità mostra un’Italia, come al solito, a
tripla o doppia velocità: le donne del Sud
si sottopongono ad una media di 6,2 esami
radiologici durante la gestazione, quelle
del Centro 5,5 e quelle del Nord 4,9.
Sul fronte dei gastroenterologi la
situazione non è più rosea. Il 20-30% dei
test che indagano su stomaco e dintorni non
sarebbero necessari. «Abbiamo accertato
l’inutilità soprattutto nei pazienti che
hanno già una diagnosi - spiega Sergio
Morini presidente dell’Associazione
gastroenterologi ospedalieri che ha
coordinato uno studio multicentrico sull’appropiatezza
degli esami -. Occorerebbe seguire in modo
più corretto le indicazioni delle linee
guida quando, appunto, si prescrive una
colonscopia. Sì se c’è sanguinamento,
variazioni importanti delle funzioni
intestinali, dolori addominali persistenti o
anemie non spiegate.
Da evitare se il gonfiore è presente da
dieci anni, se si soffre di stitichezza
stabile se, insomma, non ci sono stati
cambiamenti importanti. Inutile anche la
continua ripetizioni di analisi».
Troppe le richieste dei medici di famiglia?
Troppe quelle degli specialisti? Claudio
Cricelli, che guida i medici di Medicina
generale, non nega una diffusa «inappropiatezza
diagnostica». Fa un rapido conto e individua
anche il colpevole. «Si dà molta, molta
attenzione sulle prescrizioni dei farmaci -
spiega - e meno sulle analisi e gli esami.
Perché ?
Perché il volume di spesa che riguarda le
radiografie e simili è, per il servizio
sanitario nazionale, di circa 4-5 miliardi
di euro contro i circa 19 che escono per le
medicine». Una prova, il numero dei corsi.
Sono circa trenta, ogni anno, quelli
previsti nel calendario dei medici per
arrivare alla compilazione della ricetta
corretta e non troppo costosa contro uno
sulle indagini di laboratorio e le
radiografie. «Non esistono forme di
aggiornamento sulla razionalizzazione delle
prescrizioni e sulle nuove tecniche -
aggiunge Cricelli -. E’, comunque, più
facile fare un piano di contenimento sui
farmaci dal momento che vengono segnati dopo
una diagnosi. Gli esami, invece, servono per
costruire la diagnosi.
Quindi è più ampio il margine della non
appropriatezza. Questo non significa che non
si debba cominciare a pensare in modo
fattivo a fare ordine e dare nuove linee
guida». Per le casse del servizio sanitario
e, soprattutto, per la salute dei pazienti.
By Carla Massi - Tratto da. ilmessaggero.it
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Tomografia computerizzata
(TC) ed aumentato rischio di cancro –
12/06/2013
Dopo il recente studio australiano
pubblicato sul British Medical Journal, che
sottolineava un piccolo ma significativo
aumento di rischio di cancro nei giovani
esposti da bambini alla tomografia
computerizzata è adesso la volta di
Jama
Pediatrics tornare sull'argomento con uno
studio americano e un editoriale
significativamente intitolato “Il danno del
guardare”.
Dopo il
recente studio australiano pubblicato
sul
British Medical Journal, che
sottolineava un piccolo ma significativo
aumento di rischio di cancro nei giovani
esposti da bambini alla tomografia
computerizzata è adesso la volta di Jama
Pediatrics tornare sull'argomento con uno
studio americano e un editoriale
significativamente intitolato “Il danno del
guardare”.
Uso TC raddoppiato in un decennio
Secondo uno studio condotto da Diana
Miglioretti, del Group Health Research
Institute e dell'Università di Davis, in
California, a partire dai dati di sette
sistemi sanitari degli Stati Uniti, l'uso di
della tomografia computerizzata delle pelvi,
del torace o della colonna nei bambini al di
sotto dei 14 anni è più che raddoppiato nel
decennio tra il 1996 e il 2005: «L'aumento
dell'uso di Tc in pediatria, combinato con
l'ampia variabilità nella dose di radiazioni
ha fatto sì che molti bambini ricevessero
esami ad alte dosi» si legge nello studio.
Analizzando i sottogruppi di età,
Miglioretti e colleghi hanno scoperto che la
fascia di età più esposta a pericoli è
quella compresa tra 5 e 14 anni, nei quali
la frequenza d'uso della tomografia è
triplicata, salvo poi assestarsi tra il 2006
e il 2007 e iniziare dopo di allora a
declinare lentamente. Nella fascia di bimbi
con meno di 5 anni l'aumento è stato appena
meno drammatico – il dato è infatti circa
raddoppiato nel decennio – ma l'effetto
stimato in termini di aumento di rischio per
un tumore solido risulta più alto (con una
preferenza per le femmine rispetto ai
maschi). Una differenza è stata anche
osservata in funzione della sede: la
tomografia di addome e pelvi o della colonna
è risultata associata a un rischio più
significativo rispetto ad altre sedi.
In cifre, Miglioretti e colleghi hanno
stimato che per le femmine si manifesterà un
tumore solido indotto dalle radiazioni ogni
300-390 tonografie di addome/pelvi, ogni
330-480 tomografie del torace e ogni 270-800
tomografie della colonna, con gran parte
della variabilità legata all'età della
bambina al momento dell'esame. Il rischio
potenziale di leucemia è risultato più alto
per le tomografie della testa nei bimbi di
meno di 5 anni di età, con un tasso pari a
1,9 casi ogni 10.000 tomografie.
Complessivamente, i 4 milioni di esami
compiuti ogni anno in età pediatrica negli
Usa comporterebbero 4.870 futuri tumori, per
quasi metà (43%) prevenibili – secondo gli
autori – intervenendo sul 25% di esami con
dosaggi più alti per riportarli in linea con
la mediana attuale. In assenza di stime
affidabili sull'entità dei benefici per la
salute di queste tomografie, e sulla loro
eventuale sostituibilità con esami meno
pericolosi, i ricercatori invitano a
centellinarle, limitandone l'uso ai casi in
cui la prospettiva di un beneficio è
provata.
Allo stesso invito è improntato anche
l'editoriale cofirmato da Alan Schroeder,
del Santa Clara Valley Medical Center di San
Jose, in California, e Rita Redberg, editor
della rivista Jama Internal Medicine:
«Questo richiede una modifica della nostra
cultura che renda più accettabile una
diagnosi in assenza di immagini di conferma,
e l'approccio dell'attesa vigile, e combatta
la mentalità del “facciamo un altro esame
che male non fa”. L'incertezza può essere
destabilizzante, ma è un prezzo modesto da
pagare per proteggere noi stessi e i nostri
figli da migliaia di tumori prevenibili».
JAMA Pediatr. 2013;():1-8.
doi:10.1001/jamapediatrics.2013.311
Tratto da: doctor33.it
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RADIOTERAPIA
La radioterapia
è un particolare tipo di terapia fisica che
utilizza le radiazioni, in genere i raggi X,
nel tentativo di curare i tumori.
Queste radiazioni sono dette
radiazioni ionizzanti.
I raggi X sono noti in medicina da tempo:
sono stati scoperti più di un secolo fa, e
da allora sono utilizzati sia a scopo
diagnostico, come nel caso delle
radiografie, sia a scopo terapeutico, nel
caso appunto della radioterapia.
Le dosi di raggi X utilizzate nei due casi e
le modalità di somministrazione sono
differenti:
- negli esami diagnostici permettono di
"vedere" all'interno del corpo - per esempio
per accertare se c'è una frattura di un osso
- provocando danni minimi ai tessuti;
- nella radioterapia, invece, si utilizzano
proprio per colpire e distruggere le cellule
tumorali, cercando di risparmiare quelle
sane.
La comparsa di
effetti collaterali è molto variabile da un
paziente all'altro. Alcuni manifestano solo
effetti lievi, altri più fastidiosi, e ciò
dipende sia dalle condizioni di salute
generali, sia dalla sede del tumore e dal
tipo di trattamento cui si è sottoposti.
In alcuni casi
compaiono durante il trattamento, in genere
verso la fine del periodo previsto (effetti
a breve termine), in altri dopo qualche
tempo (effetti a lungo termine).
In ogni caso, è
bene chiedere in anticipo al medico quali
saranno i disturbi più probabili nel proprio
caso, e gli accorgimenti e le precauzioni da
assumere per minimizzare i sintomi.
Ad ogni modo,
nella maggior parte dei casi gli effetti
collaterali, sebbene fastidiosi, sono di
lieve o modesta entità, e scompaiono in
genere dopo qualche settimana, una volta
terminato il trattamento. Solo in alcuni
pazienti durano più a lungo, o richiedono
terapie specifiche.
Principali
effetti collaterali acuti
- Leucopenia; danneggiamento dei
tessuti epiteliali (radiodermiti e
mucositi precoci)
- Infiammazione ed edema della zona
irradiata
- Affaticamento
Principali
effetti collaterali cronici
Questi effetti possono risultare anche
minimi, e dipendono dal tessuto che riceve
il trattamento:
- Radiodermiti tardive e fibrosi
- Perdita dei peli o capelli nelle aree
irradiate
- Secchezza delle fauci
-
Secondi tumori radioindotti o
chemioradioindotti
- Lesioni del midollo spinale (rare, e
solitamente a livello cervicale e toracico)
-
Infertilità
-
Radionecrosi
Ecco cosa
afferma il Radiologo dr. Massimo Pinto che
ha lavorato negli USA e nel regno unito (UK)
oltre all'Istituto
nazionale di Metrologia delle radiazioni
ionizzanti dell'Enea-Inmri, dove
attualmente lavora:
Alle basse radiazioni ionizzanti, si possono
notare nelle
cellule comportamenti che no si
osservano alle alte dosi (che causano un
danno biologico) tale da compromettere la
normale fisiologia cellulare e tissutale):
una
cellula colpita da radiazioni ionizzanti
puo' "comunicare" il danno alle cellule
adiacenti (amplificando od attenuandone le
conseguenze, l'effetto si chiama Bystander)
oppure sottostimando il danno inflitto,
senza reagire adeguatamente per correre ai
ripari (ipersensibilita' alle basse dosi)
sebbene una piccola dose di radiazioni
ionizzanti possa predisporre le cellule ad
una risposta piu' efficiente in caso di una
seconda dose, piu' alta (e' la risposta
adattiva).
Inoltre un effetto biologico puo'
manifestarsi solo dopo molto tempo,
attraverso l'instabilita' genomica che e'
associabile alla carcinogenesi. Questi
fenomeni, scoperti di recente, hanno messo
prima in crisi e poi arricchito le
conoscenze sugli effetti biologici a basse
dosi di radiazioni.
Le conseguenze per le stime di rischio sono
diverse ed ancora ipotetiche, perche' questi
fenomeni non sono ancora dimostrati
nell'uomo....
RADIOTERAPIA
Le
radiazioni ionizzanti
utilizzate in radioterapia sono
in grado di danneggiare il
DNA del tessuto bersaglio.
Le cellule tumorali sono, in
genere, scarsamente capaci di
riparare i propri danni e quindi
vanno in contro a
morte cellulare.
Per
risparmiare tessuti sani, ad
esempio pelle o organi che la
radiazione deve superare per
arrivare al tumore, i fasci
delle radiazioni vengono
sagomati e rivolti da diverse
angolazioni, intersecandosi nel
centro della zona da trattare,
dove perciò vi sarà un
quantitativo di
dose assorbita totale
superiore che nelle parti
adiacenti.
Quindi l’esposizione a
irradiazioni ionizzanti come i raggi X e
similari utilizzati anche nella
Radioterapia, anche se a basso livello di
intensita', può indurre "stress" cronico
ossidativo e
nitrosativo e quindi danneggiare i
mitocondri cellulari (mitocondriopatia).
Questo "stress" può causare danni
irreversibili al
DNA mitocondriale (esso è dieci volte
più sensibile allo
stress ossidativo e nitrosativo del
DNA nel nucleo della
cellula).
Il DNA mitocondriale non è riparabile a
causa del suo basso contenuto di
proteine istoniche, pertanto eventuali
danni (genetici o altro) si possono
trasmettere a tutte le generazioni
successive attraverso la linea materna.
Commento
NdR: come sempre, e come volevasi
dimostrare, non sappiamo ancora nulla sugli
effetti a lungo termine, quindi occorre
assolutamente evitare di inquinarsi con
queste radiazioni ionizzanri e con i
CEM, anche in piccole dosi.
Cio' significa che qualsiasi trattamento
NON naturale, ha sempre delle
controindicazioni
che da soggetto a soggetto possono variare,
ma che SEMPRE si somatizzano piu' o meno
intensamente, a seconda del soggetto che
riceve quei trattamenti invasivi come questi
!
Ricordarsi
che le alterazioni degli enzimi,
della flora,
del pH
digestivo e della mucosa
intestinale influenzano la salute, non
soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in
qualsiasi parte dell'organismo.