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INTRODUZIONE
Dal
1985 presso il Centro I.M.O. Sezione di Fisica dell’Università di Siena sono in
corso studi per lo sviluppo di una Biologia delle interazioni tra
biomolecole e campi elettrici e magnetici applicando metodi di
valutazione, che accanto a quelli tradizionali della biologia
(morfologici e funzionali) utilizza quelli propri della Fisica con
analisi fenomenologica, sia classica che semiclassica, e quantistica.
Uno degli argomenti trattati negli ultimi anni riguarda il rilevamento
degli effetti biologici prodotti da specifiche S.Q.M.E. applicate a
molecole biologiche complesse, a colture cellulari e a tessuti biologici
intatti. Sull’argomento esiste una vasta letteratura (oltre 25000
pubblicazioni) che riporta lavori, sia teorici che sperimentali,
riguardanti tra l’altro più di 8000 esperimenti su animali e 5000
sull’uomo, esperimenti eseguiti in innumerevoli laboratori
internazionali. L’analisi approfondita della grande quantità di dati
ha permesso l’individuazione, anche con elaborazioni originali, di
particolari S.Q.M.E. atte ad agire specificamente e selettivamente su
molecole (ad es. recettori di membrana) e su strutture.
I
risultati ottenuti cominciano a rendere ragione e a chiarire le molte
contraddizioni rilevate nei lavori riportati in letteratura.
La fase
delle applicazioni e delle verifiche sperimentali è cominciata
all’inizio degli anni 90, dopo un lungo periodo di preparazione, con
la progettazione e la realizzazione presso il laboratorio del Dipartimento
di Fisica delle prime apparecchiature per la generazione delle
S.Q.M.E. Durante questa fase i dati sperimentali raccolti e le nuove
conoscenze hanno delineato i limiti della strumentazione utilizzata, per
cui sono state progettate e costruite, per una maggiore differenziazione
degli interventi, tre nuove apparecchiature, di cui una da laboratorio
per le applicazioni sulle colture cellulari e le altre due più grandi
per permettere le
applicazioni sull’uomo. Inoltre è stato definito un protocollo per
l’applicazione clinica che è stato sottoposto con esito positivo al
giudizio del Comitato
Bioetico Senese.
APPLICAZIONE
SPERIMENTALE
La
ricerca è proseguita sia sul fronte del trattamento di molecole e
colture di cellule cancerogene e normali presso il laboratorio del Centro
I.M.O. e sia con le applicazioni cliniche presso l’Istituto
di Anestesiologia e Rianimazione del Policlinico “Le Scotte” di
Siena conformemente al protocollo sperimentale approvato dal Comitato Bioetico Senese.
La
sperimentazione riguarda: l’azione selettiva su cellule tumorali
rispetto a quelle normali sia in vitro che in vivo,
il controllo del dolore, l’accelerazione della riparazione
tessutale anche in presenza di cellule tumorali, il controllodell’anafilassi
e dei fenomeni infiammatori, la riduzione delle metastasi ossee,
epatiche, cerebrali, ecc., e le sinergie positive con alcuni farmaci,
con le applicazioni radioterapiche e gli interventi chirurgici. Inoltre
tra i risultati più importanti raggiunti c’è il netto miglioramento
della qualità della vita qualunque sia lo stadio della malattia insieme
a un notevole allungamento del tempo di sopravvivenza anche nei casi più
estremi.
Per
soddisfare la sempre più crescente domanda di entrata nella
sperimentazione si prevede l’installazione di una terza macchina, già
in fase avanzata di realizzazione. La nuova unità operativa è stata
progettata tenendo conto delle precedenti esperienze e rende possibile
l’aumento del numero di azioni specifiche.
I
meccanismi d’azione disponibili diventano:
-
distruzione di masse tumorali per intervento del sistema
immunitario attivato con le S.Q.M.E. dopo applicazione di piccole dosi
radioterapiche atte a mobilizzare antigeni di origine tumorale.
-
Riduzione con specifiche S.Q.M.E. delle lesioni neoplastiche e
conseguente riduzione del dolore e miglioramento della qualità della
vita.
-
Azione diretta di S.Q.M.E. specifiche sulle cellule tumorali con
progressiva riduzione della respirazione aerobica e conseguente aumento
di quella anaerobica fino all’esaurimento delle risorse interne di
energia seguita da apoptosi..
-
Stimolazione dell’intero organismo con S.Q.M.E. specifiche per
il miglioramento della qualità della vita.
-
Stimolazione con specifiche S.Q.M.E. dei fenomeni correlati alla
produzione e alla diffusione dei secondi messaggeri come ad esempio il
cAMP, l’IP3, il DAG, il Ca++ e altri.
-
Controllo dell’anafilassi (azione sui recettori dei
mastociti)
e riduzione dei fenomeni infiammatori in generale con S.Q.M.E.
specifiche a soglia definita, in particolare intorno alle metastasi e
alle masse tumorali con riduzione dell’angiogenesi locale.
Per rendere sempre più precise le S.Q.M.E. da utilizzare nelle
applicazioni cliniche è in fase avanzata di sperimentazione il
prototipo di una apparecchiatura che determina i valori di alcuni
parametri strettamente legati al potenziale di membrana e alle
caratteristiche strutturali del paziente; valori che permettono
l’individualizzazione di specifiche S.Q.M.E. per azioni più mirate.
E’
inoltre in fase di completamento un prototipo di macchina
industrializzata che, oltre a fornire i campi e le modulazioni richieste
dalla sperimentazione, potrà permettere il controllo in linea e in
maniera continua e automatica dei principali parametri di azione e di
risposta per l’individuazione del protocollo definitivo di
applicazione.
Quanto
sopra è stato possibile grazie al contributo dell’Associazione
A.T.A.C.M.E. (Applicazioni Terapeutiche Antitumorali di Campi Magnetici
ed Elettrici) con in testa il suo presidente Cav. Luigi Bergomi.
Chiunque
desideri informazioni sulle applicazioni terapeutiche ai malati di
tumore o sullo stato della ricerca può richiederle tramite e-mail
all’indirizzo :
luigibergomi@tin.it
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PROGETTO
di STUDIO degli EFFETTI di SEQUENZE di CAMPI MAGNETICI ed ELETTRICI su
NEOPLASIE
Università
degli Studi di Siena
-
I.M.O.
Centro Interuniversitario interdipartimentale,
per lo studio delle interazioni biofisiche e biochimiche tra molecole e organismi
La sperimentazione in atto, autorizzata dal comitato Bioetico
Senese, avente come scopo l’applicazione di Sequenze di Campi
Magnetici ed Elettrici (SQME) a pazienti neoplastici terminali per la
riduzione del dolore con riduzione dell’uso di farmaci specifici, ha
evidenziato alcune specifiche risposte che fanno intravedere nuove
possibili azioni dirette sul tumore. Una di queste risposte è
costituita dall’aumento locale della temperatura che può raggiungere
valori fino a quattro gradi centigradi nella zona interessata dalla
malattia. In prima ipotesi questo aumento di temperatura potrebbe
riferirsi a una vasodilatazione a livello della zona trattata
collegabile a una alterata concentrazione di sostanze ad attività
vasodilatatrice e vasocostrittrice che normalmente provvedono alla
regolazione del tono vascolare e quindi del flusso ematico nella zona
interessata, oppure alla liberazione di eventuali pirogeni elaborati dai
linfociti.
Nelle prime esperienze cliniche condotte su un gruppo di pazienti
con neoplasie metastatizzate non rispondenti ad alcun trattamento
tradizionale (chemioterapia e/o radioterapia), con l’applicazione di
specifiche SQME utilizzando una apparecchiatura appositamente
realizzata, si è potuto constatare, oltre all’aumento della
temperatura localizzata, una ridistribuzione delle sottopopolazioni
linfocitarie nel circolo generale e un miglioramento della qualità
della vita con diminuzione netta di richiesta farmacologica
antidolorifica quando in atto. Questi risultati hanno generato un
interesse particolare verso l’approfondimento del fenomeno delle
variazioni nelle sottopopolazioni linfocitarie sia per l’entità delle
modifiche e sia per la molteplicità delle azioni che un simile
comportamento può promuovere. A conferma dell’importanza dello studio
di queste variazioni basta ricordare la complessità del ruolo esplicato
dalle famiglie linfocitarie nella modulazione della risposta
infiammatoria, nei processi di riparazione delle lesioni e nella
sorveglianza immunologica antineoplastica e più generale
antiparassitaria, antibatterica e antivirale. Queste attività sono da
riferire ad una serie di caratteristiche funzionali che il singolo
linfocita acquisisce, durante la sua vita, in base alla comparsa sulla
propria membrana cellulare di recettori specifici e caratterizzanti i
compiti di ciascuna sottopopolazione.
In modo molto schematico i linfociti possono essere distinti in
due grandi popolazioni, la prima deputata all’elaborazione
dell’immunità umorale, cioè alla formazione di anticorpi specifici
contro agenti estranei (linfociti B) e la seconda, implicata
nell’immunità propria dei tessuti, che svolge un ruolo importante
nella sorveglianza immunologica antineoplastica in particolare
(linfociti T). Questa seconda popolazione cellulare può essere
distinta, oltre che sulla base della presenza sulla sua superficie di
recettori specifici, anche dal fatto che è in grado di liberare alcuni
mediatori, le citochine, che regolano la risposta biologica
dell’intero sistema immunitario. Alcune citochine meritano una
particolare attenzione: tra queste il TNF-a,
gli Interferoni, l’Interleuchina 6, perché hanno la capacità di
influire sulla proliferazione e sulla maturazione cellulare, esercitando
un effetto tossico sia sul tessuto estraneo (neoplasia ?) ma anche, in
parte, sull’ospite. Il dosaggio di queste linfochine può essere
considerato indicativo dell’intervento specifico di una
sottopopolazione linfocitaria responsabile del fenomeno osservato.
Nel corso delle esperienze condotte con le SQME si è messo in
evidenza come la ridistribuzione delle popolazioni linfocitarie avveniva
in un intervallo di tempo compreso tra i 15 e i 60 minuti di esposizione
e come queste variazioni si accompagnavano, nella maggior parte dei casi
(76), a una diminuzione del TNF-a.
Questo può in prima
istanza essere correlato ad uno dei meccanismi attraverso cui il
paziente, di solito, riferisce un miglioramento della qualità della
vita, valutata attraverso il diminuito fabbisogno di farmaci analgesici
ed il miglioramento di altri parametri di malattia organica come la
febbre; in alcuni di questi pazienti aumenta l’appetito, e
contemporaneamente si è constatato un rallentamento della progressione
della malattia neoplastica verso l’ exitus.
Tra i fattori di progressione delle neoplasie un ruolo sempre più
incisivo è attribuito alla elaborazione da parte della cellula
proliferante di fattori angiogenetici di crescita e di fattori adesivi
che permettono alla cellule maligne non solo di impiantarsi
nell’ambito di un organo, ma anche di crescere a spese del tessuto
normale da cui prendono origine e di colonizzare a distanza insediandosi
sotto forma di metastasi, che caratterizzano molti tumori maligni a
decorso accelerato.
I fattori di crescita che sono stati isolati e dosati,
soprattutto in modelli sperimentali di neoplasie nell’animale, sono
molteplici: si ricorda ad esempio il Fattore di Crescita di Derivazione
Piastrinica (PDGF), quello Insulinico (IGF), il Fattore di Crescita
Fibroblastico (TGF-b).
Questi fattori hanno rapporti con l’attivazione di altri sistemi
biologici, distinti da quello immunitario: tra questi ricordiamo il
sistema fibrinolitico, quello coagulativo ed i sistemi vasoattivi.
Proprio i rapporti che esistono tra la liberazione del TGF-b
e il PAI-1, che è in grado di inibire l’attivatore tessutale della
fibrinolisi (tPA), sembrano particolarmente interessanti, perché
avvengono a livello del circolo capillare di tutti i tessuti. In
particolare il tPA viene liberato dall’endotelio dei vasi, in risposta
alla stimolazione microvascolare (da parte dello stiramento della parete
o dalle catecolamine), e viene di solito bloccato in circolo dal suo
inibitore naturale principale, il PAI-1, anch’esso elaborato e
liberato dalla parete dei vasi. Il rilascio di PAI-1 è legato inoltre
alla concentrazione locale di TGF-b.
Allo scopo di mettere in evidenza la possibile interferenza delle
SQME utilizzate sul microcircolo del tessuto neoplastico e/o
dell’ambiente in cui proliferano le cellule maligne si è scelto di
dosare il tPA e l’Endotelina come indici di attività prima e dopo
l’applicazione delle SQME. In un primo ristrettissimo gruppo di
pazienti, uno portatore di rabdomiosarcoma con metastasi epatiche
diffuse e altri due con neoplasie della mammella con metastasi epatiche
multiple e cerebrali, dopo 60 minuti di trattamento è stata rilevata
una diminuzione maggiore del 50% della concentrazione di endotelina e di
tPA. In alcuni altri soggetti le variazioni sono state meno evidenti
forse legate alla particolare situazione, essendo questi pazienti
portatori di neoplasie, molto diverse tra di loro sia dal punto di vista
dell’origine che dello stadio di evoluzione, sotto trattamento
farmacologico antitumorale con farmaci molto tossici in grado di
influire in maniera pesante sulla risposta immunitaria, in particolare
sui globuli bianchi e sui linfociti, e per ciò stesso capaci di
condizionare in modo deciso la catena di eventi fisiopatologici a valle
della mobilitazione linfocitaria indotta in modo diretto o indiretto
dalle SQME.
Per approfondire e chiarire meglio queste importanti
constatazioni è necessario estendere lo studio, completandolo con altri
indici di coinvolgimento e con altri possibili protagonisti,
appartenenti alla famiglia dei fattori di crescita come il TGF-b,
al sistema fibrinolitico come il PA1 (indice affidabile del potenziale
fibrinolitico endogeno), alla famiglia dei vasoattivi come l’endotelina
(vasocostrittore) ed il nitrossido (vasodilatatore), sostanze queste
ultime ambedue elaborate dall’endotelio attivato, alla famiglia delle
citochine come il TNF-a.
By
Francesco
Piantelli
- Aurelio
Vittoria.
vedi:
CAMPI
MAGNETICI e SALUTE
(studi del
prof. Levis)
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Apprendiamo che in Danimarca un gruppo di
alunne delle superiori ha realizzato un
interessantissimo esperimento sull'influenza
(dannosa) del wi-fi sui vegetali (che lancia
pesanti ombre su eventuali
danni alla salute
dell'uomo).
24 maggio 2013
Qui di seguito la parte più importante
dell'articolo:
Come riferisce il sito, sei vaschette di semi di
crescione dei giardini sono state messe in una
stanza senza alcun
router
WiFi, mentre altre sei vaschette dello
stesso tipo sono state collocate in un'altra
stanza, accanto a due
router WiFi, i quali, stando ai calcoli
delle ragazze, emettevano più o meno lo stesso
tipo di onde di un comune cellulare.
Nel corso dei 12 giorni dell'esperimento, i semi
nelle sei vaschette distanti dai router sono
cresciuti normalmente, mentre i semi vicino ai
router non l'hanno fatto. Anzi, le foto diffuse
mostrano che molti dei semi collocati vicino ai
router sono diventati marroni e sono morti.
Fonte: Daniel Bean per ABC News (24 maggio 2013)
http://abcnews.go.com/blogs/technology/2013/05/can-wifi-signals-stunt-plant-growth/
vedi anche:
http://www.dr.dk/Nyheder/Andre_sprog/English/2013/05/17/130946.htm
http://www.popsci.com/technology/article/2010-11/wi-fi-radiation-killing-trees
http://www.antennebureau.nl/actueel/nieuws/2010/eerste-indruk-kennisplatform-onderzoek-naar-bomen-en-wifi-zendsignalen
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In
Italia, come nel mondo, è in atto un'accesa controversia sugli effetti
sulla salute dei campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa (ELF-EMF),
come quelli emessi dalle linee ad alta tensione - 18/07/2002
Alcuni studi suggeriscono
un'associazione fra esposizione ai ELF-EMF e prevalenza della
leucemia,
anche se ci sono pochissime prove che i campi possano causare un danno
alle molecole biologiche. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista "Cancer
Cell" International, ha però ora presentato prove sperimentali
che mostrano che gli ELF-EMF hanno effetti pericolosi sul processo di
divisione cellulare, almeno in cellule già danneggiate dalle radiazioni.
La divisione cellulare e il ciclo di crescita dipendono da due eventi. Il
primo è la duplicazione del materiale genetico della cellula, mentre il
secondo è la separazione in due cellule figlie.
Questi passaggi sono
separati da due pause, la prima avviene prima della fase di sintesi del
DNA (G1) e la seconda prima della divisione vera e propria delle cellule
(G2). L'attesa in G1 impedisce ale cellule di duplicare il DNA se le
condizioni non sono favorevoli, mentre la seconda ferma la divisione se si
è verificato un danno ai cromosomi. Quando le molecole coinvolte nella
divisione cellulare vengono danneggiate da una radiazione ionizzante, per
esempio, si può avere una crescita incontrollata e lo sviluppo di un
tumore. In cellule normali, l'esposizione ai soli ELF-EMF non provoca
danni. Quando però le cellule vengono prima esposte a radiazione
ionizzante, la situazione cambia. In queste cellule si verificano infatti
danni genetici, che risultano in una maggiore attesa allo stadio G2. I
ricercatori pensavano che i ELF-EMF avrebbero rallentato ulteriormente il
processo, che invece è risultato più rapido in 12 esperimenti su 20.
Di
fatto, i campi elettrici sembrano quindi in grado di accelerare il
processo di divisione in cellule già danneggiate, aumentando le probabilità
che avvengano errori e mutazioni pericolose.
Tratto
da: © 1999 - 2002 Le Scienze S.p.A
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CEM
= Danni al DNA (studio della Unione Europea) -
Conclusione
di ricerca commissionata dalla Commissione UE
By ANSA - Belgio, Bruxwllws, 01 Dic. 2004 - I campi elettromagnetici - come quelli dei
cellulari - hanno effetti tossici sotto il profilo genetico per le
cellule
umane in vitro. E' la conclusione di una ricerca finanziata dall'Ue che
per quattro anni ha mobilitato esperti di dodici tra istituti e universita'. Dai dati raccolti dagli scienziati, esponendo cellule umane
coltivate in vitro a campi elettromagnetici, si sono registrati 'aumenti
delle rotture delle catene semplici e doppie del DNA e aberrazioni
cromosomiche'.
"L'elettrosmog danneggia il Dna umano"
- By Gazzetta del Mezzogiorno.
Un maxi-studio finanziato dalla Commissione europea riapre il dibattito
sugli effetti negativi dei campi elettromagnetici a bassa e bassissima
frequenza sull'uomo. Al termine di una ricerca durata quattro anni gli
esperti impegnati nel progetto Reflex, hanno verificato che l'esposizione
a tali campi ha effetti negativi su vari tipi di cellule umane in vitro.
Reflex è stato finanziato per due milioni di euro da Bruxelles e ha
coinvolto undici tra istituti di ricerca e università di tutta Europa
BRUXELLES - Un maxi-studio finanziato dalla Commissione europea riapre il
dibattito sugli effetti negativi dei campi elettromagnetici a bassa e
bassissima frequenza sull’ uomo. Al termine di una ricerca durata
quattro anni, gli esperti impegnati nel progetto Reflex, hanno verificato
che l’ esposizione a tali campi ha effetti negativi su vari tipi di
cellule umane in vitro.
Il progetto Reflex - a cui Bruxelles ha assegnato fondi per due milioni di
euro - è stato effettuato nel periodo compreso tra il primo febbraio 2000
e il 31 maggio 2004 sotto il coordinamento della fondazione tedesca Verum,
basata a Monaco, ed ha coinvolto altri undici tra istituti di ricerca e
università di tutta Europa, tra le quali l’Università degli studi di
Bologna e l’Università degli studi di Milano.
L’obiettivo dello studio era verificare i possibili effetti
dell’esposizione ai campi magnetici sul processo che controlla le
funzioni di cellule chiave, comprese quelle coinvolte nello sviluppo di
tumori. In particolare la ricerca si è concentrata sui possibili effetti
diretti e indiretti tossici sotto il profilo genetico causati dai campi
elettromagnetici.
La ricerca ha aperto un nuovo campo d’indagine destinato a rilanciare le
polemiche: mentre infatti buona parte delle prove scientifiche esistenti
suggerisce che l’esposizione ai campi elettromagnetici non ha effetti
genotossici diretti, non è ancora possibile escludere l’effetto
genotossico indiretto attraverso alterazioni dei processi metabolici
cellulari.
Secondo i ricercatori «i dati ottenuti nel corso del progetti illustrano
che i campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza hanno effetti
genotossici su culture di fibroblasti umani (ndr: cellule in grado di
elaborare le sostanze necessarie alla formazione del tessuto) e su altre
linee cellulari».
I risultati ottenuti nel corso delle indagini scientifiche sono stati
confermati in due ulteriori laboratori esterni al progetto.
«C’è inoltre una forte correlazione - osserva la ricerca - tra
l’intensità e la durata dell’esposizione e l’aumento delle rotture
delle catene semplici e doppie del Dna». L’esposizione di fibroblasti
umani a campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza ha fatto
anche registrare «aberrazioni cromosomiche». Gli stessi campi inoltre «possono
attivare vari gruppi di geni che hanno un ruolo nella divisione, nella
proliferazione e nella differenziazione delle cellule».
Gli esperti che hanno condotto la ricerca restano cauti nel trarre
conclusioni: «i dati non precludono e non confermano un rischio per la
salute umana dovuto all’esposizione ai campi elettromagnetici»,
spiegano, sottolineando che «non si può concludere, sulla loro base, che
ci sia un legame di causa e effetto tra l’esposizione e le conseguenze
negative per la salute».
Tuttavia, affermano gli autori dello studio, «il progetto Reflex ha dati
risultati nuovi, e gli effetti tossici e negativi che sono stati
identificati «richiedono ulteriori studi» che devono includere la
ripetizione su scala più ampia e esterna delle indagini condotte.
Inoltre, viste le nuove prove emerse, è necessario «estendere le
indagini Reflex a studi su modelli animali appropriati e su volontari
umani».
Intermittent
extremely low frequency electromagnetic fields cause
DNA damage in a dose-dependent way - Publication: International Archives of Occupational and
Environmental Health - Authors: Sabine Ivancsits, Elisabeth Diem, Oswald
Jahn, et al.
Publisher: Springer-Verlag Heidelberg - Recency: Volume 76, Number 6
- Pages: 431 - 436
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Consigli pratici per
una prima difesa dalle Geopatie
e dall'inquinamento dei C.E.M.
(Campi ElettroMagnetici) in casa, azienda, fabbrica
Commento (NdR):
quello che non si vuol MAI dire pero' e' che i CEM in questo
caso agiscono piu' profondamente e negativamente sui
soggetti
VACCINATI, perche essi sono
immunodepressi dai vaccini che hanno subito,
vedi
Danni dei vaccini, e
per i metalli pesanti (mercurio
ed alluminio)
oltre ai
prodotti cancerogeni, che gli hanno inoculato
con le vaccinazioni ! In camera da letto
- Accertatevi che il letto sia orientato Nord-Sud o, in
alternativa, Est-Ovest. Cercate di non dormire con la testa a Sud od a Ovest.
- Non dormite con la testa vicino a campi elettromagnetici e
strumentazioni elettriche (lampade, sveglie, collegate con la rete elettrica, radio,
altoparlanti) utilizzate apparecchiature a batteria.
- Evitate di tenere impianti HI-FI o televisori in camera da
letto, se li avete staccate la spina prima di andare a dormire.
- Se nel muro passano cavi elettrici, allontanate il letto di
almeno 30cm, oppure cambiate i fili con quelli a schermatura e massa.
- Se avete il sonno agitato, provate a cambiare la posizione
del letto, spostandolo di lato e/o frontalmente di 50-60 cm.
- Non mangiate molto alla sera.
- Per ben dormire fate
attenzione anche al tipo di materasso, meglio NON a molle,
ma sufficientemente duro.
In salotto
- Se riposate sul divano, posizionatelo come il letto (vedi
sopra).
- Se avete animali in casa, osservatene il comportamento: un
cane non si accuccia dove vi sono geopatie, un gatto invece le ricerca.
- Non posizionate le poltrone o il divano in vicinanza di
impianti di qualsiasi genere: HI-FI, televisori, ecc. In particolare state lontani dagli
altoparlanti.
- Evitate di tenere sempre in mano il telecomando
- Se una pianta patisce particolarmente, provate a spostarla
di 40-50 cm nelle varie direzioni ed evitate di sostare dove si trovava.
In cucina e
nel resto della casa
- Evitate di sostare a lungo in vicinanza di elettrodomestici
macchinari con forte emissione di campi elettromagnetici. Richiedete la schermatura con la
messa e terra.
- Non rimanete a lungo in vicinanza di tubi idraulici
(riscaldamento ecc.) ed accertatevi se sotto il pavimento passano tubazioni o cavi
elettrici.
- Informatevi se sotto la vostra casa passano corsi d'acqua.
ASCIUGACAPELLI
ASPIRAPOLVERE
FERRO DA STIRO
FORNO A MICROONDE
FRIGORIFERO
FRULLATORE
LAMPADA ALOGENA
LAVASTOVIGLIE
LAVATRICE
MONITOR DEL COMPUTER
RADIOSVEGLIA
TELEFONO SENZA FILI
TELEVISORE
TRAPANO
VENTILATORE
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Emette da 6
a 2.000
Microtesla a 3 cm di distanza e, con i rasoi
elettrici, è tra i più inquinanti.
Emette da 2 a 20 Microtesla.
Emette da 0.12 a 0.4 Microtesla.
Emette fino a 7 V/m. Evitare di starci vicino a lungo.
Emette da 0.5 a 1.7 Microtesla a 3 cm di distanza.
Emette fino a 12 Microtesla. Meglio non sostarci a
lungo davanti.
Emette fino a 12 Microtesla. Metterla in posizioni
a una certa distanza dalle persone.
Emette fino a 3 Microtesla. Evitare di starci vicino a
lungo.
Emette fino a 3
Microtesla. Meglio starci a lungo davanti.
Emette 0.2 Microtesla.
Emette fino a 5 Microtesla. Tenerla ad almeno un metro dal cuscino del letto.
Emette fino a 8 V/m. Nel caso dei "Babyphone", tenerli distanti
dalla testa dei bambini.
Emette da 0.4 a 2
Microtesla. Guardarla ad almeno un metro di distanza.
Emette da 2 a 16
Microtesla.
Emette fino a 40 Microtesla. Meglio tenerlo a
più di un metro di distanza.
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