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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 

 


CAMPI ELETTROMAGNETICI e PATOLOGIE DEGENERATIVE
  -   Bibliografia
Ulteriore Bibliografia
Centro I.M.O.
-
Centro Interuniversitario per lo studio
Delle interazioni biofisiche e biochimiche tra molecole e organismi
Dipartimento di Fisica -  Via Banchi di sotto 55 – Siena  -
Università degli studi di Siena 
            
Potenziamento dell’applicazione clinica a pazienti
     
affetti da cancro di S.Q.M.E.
(Sequenze di Campi Magnetici ed elettrici)
 

INTRODUZIONE

Dal 1985 presso il Centro I.M.O. Sezione di Fisica dell’Università di Siena sono in corso studi per lo sviluppo di una Biologia delle interazioni tra biomolecole e campi elettrici e magnetici applicando metodi di valutazione, che accanto a quelli tradizionali della biologia (morfologici e funzionali) utilizza quelli propri della Fisica con analisi fenomenologica, sia classica che semiclassica, e quantistica. Uno degli argomenti trattati negli ultimi anni riguarda il rilevamento degli effetti biologici prodotti da specifiche S.Q.M.E. applicate a molecole biologiche complesse, a colture cellulari e a tessuti biologici intatti. Sull’argomento esiste una vasta letteratura (oltre 25000 pubblicazioni) che riporta lavori, sia teorici che sperimentali, riguardanti tra l’altro più di 8000 esperimenti su animali e 5000 sull’uomo, esperimenti eseguiti in innumerevoli laboratori internazionali. L’analisi approfondita della grande quantità di dati ha permesso l’individuazione, anche con elaborazioni originali, di particolari S.Q.M.E. atte ad agire specificamente e selettivamente su molecole (ad es. recettori di membrana) e su strutture.

I risultati ottenuti cominciano a rendere ragione e a chiarire le molte contraddizioni rilevate nei lavori riportati in letteratura. La fase delle applicazioni e delle verifiche sperimentali è cominciata all’inizio degli anni 90, dopo un lungo periodo di preparazione, con la progettazione e la realizzazione presso il laboratorio del Dipartimento di Fisica delle prime apparecchiature per la generazione delle S.Q.M.E. Durante questa fase i dati sperimentali raccolti e le nuove conoscenze hanno delineato i limiti della strumentazione utilizzata, per cui sono state progettate e costruite, per una maggiore differenziazione degli interventi, tre nuove apparecchiature, di cui una da laboratorio per le applicazioni sulle colture cellulari e le altre due più grandi per permettere  le applicazioni sull’uomo. Inoltre è stato definito un protocollo per l’applicazione clinica che è stato sottoposto con esito positivo al giudizio del Comitato Bioetico Senese.

APPLICAZIONE SPERIMENTALE
La ricerca è proseguita sia sul fronte del trattamento di molecole e colture di cellule cancerogene e normali presso il laboratorio del Centro I.M.O. e sia con le applicazioni cliniche presso l’Istituto di Anestesiologia e Rianimazione del Policlinico “Le Scotte” di Siena conformemente al protocollo sperimentale approvato dal Comitato Bioetico Senese.
La sperimentazione riguarda: l’azione selettiva su cellule tumorali rispetto a quelle normali sia in vitro che in vivo,  il controllo del dolore, l’accelerazione della riparazione tessutale anche in presenza di cellule tumorali, il controllodell’anafilassi e dei fenomeni infiammatori, la riduzione delle metastasi ossee, epatiche, cerebrali, ecc., e le sinergie positive con alcuni farmaci, con le applicazioni radioterapiche e gli interventi chirurgici. Inoltre tra i risultati più importanti raggiunti c’è il netto miglioramento della qualità della vita qualunque sia lo stadio della malattia insieme a un notevole allungamento del tempo di sopravvivenza anche nei casi più estremi.
Per soddisfare la sempre più crescente domanda di entrata nella sperimentazione si prevede l’installazione di una terza macchina, già in fase avanzata di realizzazione. La nuova unità operativa è stata progettata tenendo conto delle precedenti esperienze e rende possibile l’aumento del numero di azioni specifiche.

I meccanismi d’azione disponibili diventano:
- distruzione di masse tumorali per intervento del sistema immunitario attivato con le S.Q.M.E. dopo applicazione di piccole dosi radioterapiche atte a mobilizzare antigeni di origine tumorale.
- Riduzione con specifiche S.Q.M.E. delle lesioni neoplastiche e conseguente riduzione del dolore e miglioramento della qualità della vita.
- Azione diretta di S.Q.M.E. specifiche sulle cellule tumorali con progressiva riduzione della respirazione aerobica e conseguente aumento di quella anaerobica fino all’esaurimento delle risorse interne di energia seguita da apoptosi..
- Stimolazione dell’intero organismo con S.Q.M.E. specifiche per il miglioramento della qualità della vita.
- Stimolazione con specifiche S.Q.M.E. dei fenomeni correlati alla produzione e alla diffusione dei secondi messaggeri come ad esempio il cAMP, l’IP3, il DAG, il Ca++ e altri.
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Controllo dell’anafilassi (azione sui recettori dei mastociti) e riduzione dei fenomeni infiammatori in generale con S.Q.M.E. specifiche a soglia definita, in particolare intorno alle metastasi e alle masse tumorali con riduzione dell’angiogenesi locale.

Per rendere sempre più precise le S.Q.M.E. da utilizzare nelle applicazioni cliniche è in fase avanzata di sperimentazione il prototipo di una apparecchiatura che determina i valori di alcuni parametri strettamente legati al potenziale di membrana e alle caratteristiche strutturali del paziente; valori che permettono l’individualizzazione di specifiche S.Q.M.E. per azioni più mirate.
E’ inoltre in fase di completamento un prototipo di macchina industrializzata che, oltre a fornire i campi e le modulazioni richieste dalla sperimentazione, potrà permettere il controllo in linea e in maniera continua e automatica dei principali parametri di azione e di risposta per l’individuazione del protocollo definitivo di applicazione.
Quanto sopra è stato possibile grazie al contributo dell’Associazione A.T.A.C.M.E. (Applicazioni Terapeutiche Antitumorali di Campi Magnetici ed Elettrici) con in testa il suo presidente Cav. Luigi Bergomi.
Chiunque desideri informazioni sulle applicazioni terapeutiche ai malati di tumore o sullo stato della ricerca può richiederle tramite e-mail all’indirizzo :  luigibergomi@tin.it

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PROGETTO di STUDIO degli EFFETTI di SEQUENZE di CAMPI MAGNETICI  ed ELETTRICI su NEOPLASIE
Università degli Studi di Siena  - I.M.O. Centro Interuniversitario interdipartimentale, per lo studio delle interazioni biofisiche e biochimiche tra molecole e organismi

La sperimentazione in atto, autorizzata dal comitato Bioetico Senese, avente come scopo l’applicazione di Sequenze di Campi Magnetici ed Elettrici (SQME) a pazienti neoplastici terminali per la riduzione del dolore con riduzione dell’uso di farmaci specifici, ha evidenziato alcune specifiche risposte che fanno intravedere nuove possibili azioni dirette sul tumore. Una di queste risposte è costituita dall’aumento locale della temperatura che può raggiungere valori fino a quattro gradi centigradi nella zona interessata dalla malattia. In prima ipotesi questo aumento di temperatura potrebbe riferirsi a una vasodilatazione a livello della zona trattata collegabile a una alterata concentrazione di sostanze ad attività vasodilatatrice e vasocostrittrice che normalmente provvedono alla regolazione del tono vascolare e quindi del flusso ematico nella zona interessata, oppure alla liberazione di eventuali pirogeni elaborati dai linfociti.

   Nelle prime esperienze cliniche condotte su un gruppo di pazienti con neoplasie metastatizzate non rispondenti ad alcun trattamento tradizionale (chemioterapia e/o radioterapia), con l’applicazione di specifiche SQME utilizzando una apparecchiatura appositamente realizzata, si è potuto constatare, oltre all’aumento della temperatura localizzata, una ridistribuzione delle sottopopolazioni linfocitarie nel circolo generale e un miglioramento della qualità della vita con diminuzione netta di richiesta farmacologica antidolorifica quando in atto. Questi risultati hanno generato un interesse particolare verso l’approfondimento del fenomeno delle variazioni nelle sottopopolazioni linfocitarie sia per l’entità delle modifiche e sia per la molteplicità delle azioni che un simile comportamento può promuovere. A conferma dell’importanza dello studio di queste variazioni basta ricordare la complessità del ruolo esplicato dalle famiglie linfocitarie nella modulazione della risposta infiammatoria, nei processi di riparazione delle lesioni e nella sorveglianza immunologica antineoplastica e più generale antiparassitaria, antibatterica e antivirale. Queste attività sono da riferire ad una serie di caratteristiche funzionali che il singolo linfocita acquisisce, durante la sua vita, in base alla comparsa sulla propria membrana cellulare di recettori specifici e caratterizzanti i compiti di ciascuna sottopopolazione.

   In modo molto schematico i linfociti possono essere distinti in due grandi popolazioni, la prima deputata all’elaborazione dell’immunità umorale, cioè alla formazione di anticorpi specifici contro agenti estranei (linfociti B) e la seconda, implicata nell’immunità propria dei tessuti, che svolge un ruolo importante nella sorveglianza immunologica antineoplastica in particolare (linfociti T). Questa seconda popolazione cellulare può essere distinta, oltre che sulla base della presenza sulla sua superficie di recettori specifici, anche dal fatto che è in grado di liberare alcuni mediatori, le citochine, che regolano la risposta biologica dell’intero sistema immunitario. Alcune citochine meritano una particolare attenzione: tra queste il TNF-a, gli Interferoni, l’Interleuchina 6, perché hanno la capacità di influire sulla proliferazione e sulla maturazione cellulare, esercitando un effetto tossico sia sul tessuto estraneo (neoplasia ?) ma anche, in parte, sull’ospite. Il dosaggio di queste linfochine può essere considerato indicativo dell’intervento specifico di una sottopopolazione linfocitaria responsabile del fenomeno osservato.

   Nel corso delle esperienze condotte con le SQME si è messo in evidenza come la ridistribuzione delle popolazioni linfocitarie avveniva in un intervallo di tempo compreso tra i 15 e i 60 minuti di esposizione e come queste variazioni si accompagnavano, nella maggior parte dei casi (76), a una diminuzione del TNF-a. Questo può in prima istanza essere correlato ad uno dei meccanismi attraverso cui il paziente, di solito, riferisce un miglioramento della qualità della vita, valutata attraverso il diminuito fabbisogno di farmaci analgesici ed il miglioramento di altri parametri di malattia organica come la febbre; in alcuni di questi pazienti aumenta l’appetito, e contemporaneamente si è constatato un rallentamento della progressione della malattia neoplastica verso l’ exitus.

   Tra i fattori di progressione delle neoplasie un ruolo sempre più incisivo è attribuito alla elaborazione da parte della cellula proliferante di fattori angiogenetici di crescita e di fattori adesivi che permettono alla cellule maligne non solo di impiantarsi nell’ambito di un organo, ma anche di crescere a spese del tessuto normale da cui prendono origine e di colonizzare a distanza insediandosi sotto forma di metastasi, che caratterizzano molti tumori maligni a decorso accelerato.

   I fattori di crescita che sono stati isolati e dosati, soprattutto in modelli sperimentali di neoplasie nell’animale, sono molteplici: si ricorda ad esempio il Fattore di Crescita di Derivazione Piastrinica (PDGF), quello Insulinico (IGF), il Fattore di Crescita Fibroblastico (TGF-b). Questi fattori hanno rapporti con l’attivazione di altri sistemi biologici, distinti da quello immunitario: tra questi ricordiamo il sistema fibrinolitico, quello coagulativo ed i sistemi vasoattivi.

   Proprio i rapporti che esistono tra la liberazione del TGF-b e il PAI-1, che è in grado di inibire l’attivatore tessutale della fibrinolisi (tPA), sembrano particolarmente interessanti, perché avvengono a livello del circolo capillare di tutti i tessuti. In particolare il tPA viene liberato dall’endotelio dei vasi, in risposta alla stimolazione microvascolare (da parte dello stiramento della parete o dalle catecolamine), e viene di solito bloccato in circolo dal suo inibitore naturale principale, il PAI-1, anch’esso elaborato e liberato dalla parete dei vasi. Il rilascio di PAI-1 è legato inoltre alla concentrazione locale di TGF-b.

   Allo scopo di mettere in evidenza la possibile interferenza delle SQME utilizzate sul microcircolo del tessuto neoplastico e/o dell’ambiente in cui proliferano le cellule maligne si è scelto di dosare il tPA e l’Endotelina come indici di attività prima e dopo l’applicazione delle SQME. In un primo ristrettissimo gruppo di pazienti, uno portatore di rabdomiosarcoma con metastasi epatiche diffuse e altri due con neoplasie della mammella con metastasi epatiche multiple e cerebrali, dopo 60 minuti di trattamento è stata rilevata una diminuzione maggiore del 50% della concentrazione di endotelina e di tPA. In alcuni altri soggetti le variazioni sono state meno evidenti forse legate alla particolare situazione, essendo questi pazienti portatori di neoplasie, molto diverse tra di loro sia dal punto di vista dell’origine che dello stadio di evoluzione, sotto trattamento farmacologico antitumorale con farmaci molto tossici in grado di influire in maniera pesante sulla risposta immunitaria, in particolare sui globuli bianchi e sui linfociti, e per ciò stesso capaci di condizionare in modo deciso la catena di eventi fisiopatologici a valle della mobilitazione linfocitaria indotta in modo diretto o indiretto dalle SQME.

   Per approfondire e chiarire meglio queste importanti constatazioni è necessario estendere lo studio, completandolo con altri indici di coinvolgimento e con altri possibili protagonisti, appartenenti alla famiglia dei fattori di crescita come il TGF-b, al sistema fibrinolitico come il PA1 (indice affidabile del potenziale fibrinolitico endogeno), alla famiglia dei vasoattivi come l’endotelina (vasocostrittore) ed il nitrossido (vasodilatatore), sostanze queste ultime ambedue elaborate dall’endotelio attivato, alla famiglia delle citochine come il TNF-a.
By Francesco Piantelli -
Aurelio Vittoria.

vedi: CAMPI MAGNETICI e SALUTE   (studi del prof. Levis)

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In Italia, come nel mondo, è in atto un'accesa controversia sugli effetti sulla salute dei campi elettromagnetici a frequenza estremamente bassa (ELF-EMF), come quelli emessi dalle linee ad alta tensione - 18/07/2002
Alcuni studi suggeriscono un'associazione fra esposizione ai ELF-EMF e prevalenza della leucemia, anche se ci sono pochissime prove che i campi possano causare un danno alle molecole biologiche. Un nuovo studio, pubblicato sulla rivista "Cancer Cell" International, ha però ora presentato prove sperimentali che mostrano che gli ELF-EMF hanno effetti pericolosi sul processo di divisione cellulare, almeno in cellule già danneggiate dalle radiazioni.
La divisione cellulare e il ciclo di crescita dipendono da due eventi. Il primo è la duplicazione del materiale genetico della cellula, mentre il secondo è la separazione in due cellule figlie.
Questi passaggi sono separati da due pause, la prima avviene prima della fase di sintesi del DNA (G1) e la seconda prima della divisione vera e propria delle cellule (G2). L'attesa in G1 impedisce ale cellule di duplicare il DNA se le condizioni non sono favorevoli, mentre la seconda ferma la divisione se si è verificato un danno ai cromosomi. Quando le molecole coinvolte nella divisione cellulare vengono danneggiate da una radiazione ionizzante, per esempio, si può avere una crescita incontrollata e lo sviluppo di un tumore. In cellule normali, l'esposizione ai soli ELF-EMF non provoca danni. Quando però le cellule vengono prima esposte a radiazione ionizzante, la situazione cambia. In queste cellule si verificano infatti danni genetici, che risultano in una maggiore attesa allo stadio G2. I ricercatori pensavano che i ELF-EMF avrebbero rallentato ulteriormente il processo, che invece è risultato più rapido in 12 esperimenti su 20. 
Di fatto, i campi elettrici sembrano quindi in grado di accelerare il processo di divisione in cellule già danneggiate, aumentando le probabilità che avvengano errori e mutazioni pericolose.
Tratto da: © 1999 - 2002 Le Scienze S.p.A -
 

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CEM = Danni al DNA (studio della Unione Europea)   - Conclusione di ricerca commissionata dalla Commissione UE
(ANSA) - BRUXELLES, 1 DIC - I campi elettromagnetici - come quelli dei cellulari - hanno effetti tossici sotto il profilo genetico per le cellule umane in vitro. E' la conclusione di una ricerca finanziata dall'Ue che per quattro anni ha mobilitato esperti di dodici tra istituti e universita'. Dai dati raccolti dagli scienziati, esponendo cellule umane coltivate in vitro a campi elettromagnetici, si sono registrati 'aumenti delle rotture delle catene semplici e doppie del DNA e aberrazioni cromosomiche'.

«L'elettrosmog danneggia il Dna umano»  - da Gazzetta del Mezzogiorno http://tinyurl.com/6aknr
Un maxi-studio finanziato dalla Commissione europea riapre il dibattito sugli effetti negativi dei campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza sull'uomo. Al termine di una ricerca durata quattro anni gli
esperti impegnati nel progetto Reflex, hanno verificato che l'esposizione a tali campi ha effetti negativi su vari tipi di cellule umane in vitro.
Reflex è stato finanziato per due milioni di euro da Bruxelles e ha coinvolto undici tra istituti di ricerca e università di tutta Europa

BRUXELLES - Un maxi-studio finanziato dalla Commissione europea riapre il dibattito sugli effetti negativi dei campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza sull’ uomo. Al termine di una ricerca durata quattro anni, gli esperti impegnati nel progetto Reflex, hanno verificato che l’ esposizione a tali campi ha effetti negativi su vari tipi di cellule umane in vitro.
Il progetto Reflex - a cui Bruxelles ha assegnato fondi per due milioni di euro - è stato effettuato nel periodo compreso tra il primo febbraio 2000 e il 31 maggio 2004 sotto il coordinamento della fondazione tedesca Verum, basata a Monaco, ed ha coinvolto altri undici tra istituti di ricerca e università di tutta Europa, tra le quali l’Università degli studi di Bologna e l’Università degli studi di Milano.
L’obiettivo dello studio era verificare i possibili effetti dell’esposizione ai campi magnetici sul processo che controlla le funzioni di cellule chiave, comprese quelle coinvolte nello sviluppo di tumori. In particolare la ricerca si è concentrata sui possibili effetti diretti e indiretti tossici sotto il profilo genetico causati dai campi
elettromagnetici.
La ricerca ha aperto un nuovo campo d’indagine destinato a rilanciare le polemiche: mentre infatti buona parte delle prove scientifiche esistenti suggerisce che l’esposizione ai campi elettromagnetici non ha effetti
genotossici diretti, non è ancora possibile escludere l’effetto genotossico indiretto attraverso alterazioni dei processi metabolici cellulari.
Secondo i ricercatori «i dati ottenuti nel corso del progetti illustrano che i campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza hanno effetti genotossici su culture di fibroblasti umani (ndr: cellule in grado di elaborare le sostanze necessarie alla formazione del tessuto) e su altre linee cellulari».
I risultati ottenuti nel corso delle indagini scientifiche sono stati confermati in due ulteriori laboratori esterni al progetto.
«C’è inoltre una forte correlazione - osserva la ricerca - tra l’intensità e la durata dell’esposizione e l’aumento delle rotture delle catene semplici e doppie del Dna». L’esposizione di fibroblasti umani a campi elettromagnetici a bassa e bassissima frequenza ha fatto anche registrare «aberrazioni cromosomiche». Gli stessi campi inoltre «possono attivare vari gruppi di geni che hanno un ruolo nella divisione, nella proliferazione e nella differenziazione delle cellule».
Gli esperti che hanno condotto la ricerca restano cauti nel trarre conclusioni: «i dati non precludono e non confermano un rischio per la salute umana dovuto all’esposizione ai campi elettromagnetici», spiegano, sottolineando che «non si può concludere, sulla loro base, che ci sia un legame di causa e effetto tra l’esposizione e le conseguenze negative per la salute».
Tuttavia, affermano gli autori dello studio, «il progetto Reflex ha dati risultati nuovi, e gli effetti tossici e negativi che sono stati identificati «richiedono ulteriori studi» che devono includere la ripetizione su scala più ampia e esterna delle indagini condotte. Inoltre, viste le nuove prove emerse, è necessario «estendere le indagini Reflex a studi su modelli animali appropriati e su volontari umani».

Intermittent extremely low frequency electromagnetic fields cause DNA damage in a dose-dependent way - Publication:  International Archives of Occupational and Environmental Health - Authors:  Sabine Ivancsits, Elisabeth Diem, Oswald Jahn, et al. 
Publisher:  Springer-Verlag Heidelberg  - Recency:  Volume 76, Number 6  - Pages:  431 - 436 


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Consigli pratici per una prima difesa dalle Geopatie e dall'inquinamento dei C.E.M. 
(Campi ElettroMagnetici) in casa, azienda, fabbrica

CAMPI MAGNETICI e SALUTE   (studi del prof. Levis)

Commento (NdR): quello che non si vuol MAI dire pero' e' che i CEM in questo caso agiscono piu' profondamente e negativamente sui soggetti VACCINATI, perche essi sono immunodepressi dai vaccini che hanno subito, vedi Danni dei vaccini, e per i metalli pesanti (mercurio ed alluminio) oltre ai prodotti cancerogeni, che gli hanno inoculato con le vaccinazioni !

In camera da letto
  • Accertatevi che il letto sia orientato Nord-Sud o, in alternativa, Est-Ovest. Cercate di non dormire con la testa a Sud od a Ovest.
  • Non dormite con la testa vicino a campi elettromagnetici e strumentazioni elettriche (lampade, sveglie, collegate con la rete elettrica, radio, altoparlanti) utilizzate apparecchiature a batteria.
  • Evitate di tenere impianti HI-FI o televisori in camera da letto, se li avete staccate la spina prima di andare a dormire.
  • Se nel muro passano cavi elettrici, allontanate il letto di almeno 30cm, oppure cambiate i fili con quelli a schermatura e massa.
  • Se avete il sonno agitato, provate a cambiare la posizione del letto, spostandolo di lato e/o frontalmente di 50-60 cm.
  • Non mangiate molto alla sera.
  • Per ben dormire fate attenzione anche al tipo di materasso, meglio NON a molle, ma sufficientemente duro.
  In salotto
  • Se riposate sul divano, posizionatelo come il letto (vedi sopra).
  • Se avete animali in casa, osservatene il comportamento: un cane non si accuccia dove vi sono geopatie, un gatto invece le ricerca.
  • Non posizionate le poltrone o il divano in vicinanza di impianti di qualsiasi genere: HI-FI, televisori, ecc. In particolare state lontani dagli altoparlanti.
  • Evitate di tenere sempre in mano il telecomando
  • Se una pianta patisce particolarmente, provate a spostarla di 40-50 cm nelle varie direzioni ed evitate di sostare dove si trovava.
  In cucina e nel resto della casa
  • Evitate di sostare a lungo in vicinanza di elettrodomestici macchinari con forte emissione di campi elettromagnetici. Richiedete la schermatura con la messa e terra.
  • Non rimanete a lungo in vicinanza di tubi idraulici (riscaldamento ecc.) ed accertatevi se sotto il pavimento passano tubazioni o cavi elettrici.
  • Informatevi se sotto la vostra casa passano corsi d'acqua.
ASCIUGACAPELLI
ASPIRAPOLVERE
FERRO DA STIRO
FORNO A MICROONDE
FRIGORIFERO
FRULLATORE
LAMPADA ALOGENA
LAVASTOVIGLIE
LAVATRICE
MONITOR DEL COMPUTER
RADIOSVEGLIA
TELEFONO SENZA FILI
TELEVISORE
TRAPANO
VENTILATORE
Emette da 6 a 2.000 Microtelsa a 3 cm di distanza e, con i rasoi elettrici, è tra i più inquinanti.
Emette da 2 a 20 Microtelsa.
Emette da 0.12 a 0.4 Microtelsa.
Emette fino a 7 V/m. Evitare di starci vicino a lungo.
Emette da 0.5 a 1.7 Microtelsa a 3 cm di distanza.
Emette fino a 12 Microtelsa. Meglio non sostarci a lungo davanti.
Emette fino a 12 Microtelsa. Metterla in posizioni strategiche a una cerat distanza dalle persone.
Emette fino a 3 Microtelsa. Evitare di starci vicino a lungo.
Emette fino a 3 Microtelsa. Meglio starci a lungo davanti.
Emette 0.2 Microtelsa.
Emette fino a 5 Microtelsa. Tenerla ad almeno un m etro dal cuscino del letto.
Emette fino a 8 V/m. Nel caso dei Babyphone tenerli distanti dalla testa dei bambini.
Emette da 0.4 a 2 Microtelsa. Guardarla ad almeno un metro di distanza.
Emette da 2 a 16 Microtelsa.
Emette fino a 40 Microtelsa. Meglio tenerlo a più di un metro di distanza.

BIBLIOGRAFIA su variazioni dei CEM e cellule

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2.      FROHLICH H., KREMER F., (Eds), Coherent excitation in biological systems, springer, 1983.

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165.         ZIMMER R.P., ECKER H.A., POPOVIC V.P.: Selective electromagnetic heating of tumours in animals in deep hypothermia. IEEE trans. on microwave theory techniques, Vol. MTT 19, 238, 1971.
 

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