|
Limiti per
un Pianeta sano - Marzo 2010
Gli scienziati hanno stabilito limiti per i nove
principali processi ambientali. Se fossero superati, la
Terra potrebbe diventare inabitabile. Purtroppo,
tre di essi sono già stati
oltrepassati. - By Jonathan Foley.
Benché il problema del cambiamento climatico attiri gran
parte dell'attenzione del pubblico e dei media, ci sono
problemi ambientali più preoccupanti, come la perdita di
biodiversità e l'inquinamento da azoto. E altri processi
ambientali si stanno avvicinando alla soglia critica.
Per
rendere più sostenibile il pianeta, e la sopravvivenza della
specie umana su di esso, è indispensabile passare subito
alle fonti di energia a basse emissioni di carbonio, ridurre
la deforestazione e rivoluzionare le pratiche agricole.
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
ROMA - Conto alla rovescia per la sopravvivenza della Terra. Stando
all'ultimo apocalittico rapporto del Wwf, ci resta poco meno di mezzo
secolo di vita. Nel 2050, saccheggiato dalla voracità dell'uomo,
privato delle sue risorse naturali, il nostro pianeta finirà di
esistere come unica oasi del Sistema solare capace di alimentare la vita
e si ridurrà a uno sterile ammasso di rocce. A quel punto la
popolazione umana, che avrà superato il limite dei 9 miliardi di
abitanti, dovrà cercarsi non uno, ma due pianeti gemelli della Terra.
Buona Fortuna.
Un po' disperato e un po' provocatore, il rapporto del Wwf intitolato The
Living Planet sarà presentato domani a Ginevra, ma buona parte dei
suoi contenuti sono stati anticipati ieri dal settimanale londinese The
Observer.
A parte
le conclusioni volutamente paradossali, la base del rapporto
consiste in un'attendibile e minuziosa indagine scientifica sul
deterioramento di ecosistemi, risorse e specie viventi rilevato negli
ultimi 30 anni.
Tre decadi in cui i ritmi di consumo delle società più
industrializzate sono cresciuti in modo da diventare insostenibile per
le riserve della Terra.
Gli esperti del Wwf calcolano che, solo nel
periodo considerato, è stato distrutto circa un terzo degli ecosistemi
naturali, fra ambienti marini di acque dolci e forestali. "Ma
l'aspetto più importante del rapporto, che esce con cadenza biennale,
è l'avere ricavato due indici importantissimi, in grado di esprimere in
termini scientifici rigorosi e in maniera sintetica lo stato di salute
complessiva del pianeta - spiega Gianfranco Bologna, portavoce del wwf
Italia. Il primo indicatore è l'impronta ecologica, che rappresenta la
pressione della specie umana sulle risorse mondiali e che si esprime in
ettari pro-capite.
|
IL
RAPPORTO
-
OCEANI
E FORESTE
La varietà delle specie viventi nelle acque salate si
è ridotta del 3,5%;
quella delle acque dolci del 55%.
Le foreste hanno perso il 15% di superficie
-
PESCI
E UCCELLI
La pescosità dei mari declina: i merluzzi del Nord
Atlantico sono passati da 264.000 tonnellate a 60.000.
In molti Paesi europei gli uccelli registrano riduzioni fra
il 70% e il 90%
-
ANIMALI
SELVAGGI
Elefanti, tigri e rinoceronti hanno subito decimazioni
gravissime
|
L'altro è l'indice di biodiversità che dà una misura del declino
delle specie viventi " Ebbene, come calcolano gli esperti del Wwf,
oggi per non far morire il pianeta dovremmo avere un'impronta ecologica
di circa 2, mentre si va da 10 degli Usa, a 5 dell'Europa occidentale a
2 dell'Asia Centrale, fino a 1 dell'Africa.
L'indice complessivo di biodiversità, è passato da 100 a 65.
"Tutto questo serve a dire ai governi del pianeta che le parole non
bastano più: ci vogliono azioni e impegni concreti, con precise
scadenze per diminuire la pressione delle società umane sul pianeta e
riequilibrare la distribuzione della ricchezza".
By Franco Foresta Martin
vedi: Terra nel 2001
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
2050
-
Il periodo che stiamo vivendo è l’incubatore
del mondo che verrà.
Diversi autorevoli studiosi
convergono verso una data che potrebbe schiudere un
nuovo modo di concepire il mondo ed i suoi rapporti
di forza, maggiormente orientati alla lungimiranza e
alla saggezza. Sempre se ci diamo una regolata
adesso
Quando nel 1968 Stanley Kubrick diresse 2001 A Space
Odyssey [1],
ipotizzò che in tal data sarebbe accaduto un fatto
sconvolgente e rivoluzionario: di ritorno dal
viaggio su Giove sarebbe nato un uomo nuovo ed una
nuova epoca.
Sappiamo tutti com’è finita. Nel 2001
abbiamo assistito al crollo delle
Twin Towers e alla
fine del sogno post-storico di Francis Fukuyama [2].
Anche Robert Zemeckis in Back to the Future aveva
pensato ad un futuro, in questo caso il 2015, tutto
sommato rassicurante.
Star Trek di Gene Roddenberry esalta la convivenza
pacifica tra popoli, la fine del capitalismo e la
priorità del progresso sull’utilitarismo egoistico.
Prevale la scoperta sulla conquista.
George Lucas in Star Wars ha immaginato un universo
diviso e guerrafondaio. I popoli continuano ad
essere in conflitto tra loro anche a livello
interplanetario.
Probabilmente la realtà sarà molto diversa da quanto
è stato previsto. Il 2010 non sarà l’anno del
contatto con una razza aliena ma forse la data in
cui gli Stati Uniti si ritireranno dall’Iraq. E il
2050 sarà l’anno del nuovo corso
oppure la data del
disastro.
Il 2050 sarà un anno cruciale per l’umanità e molto
dipenderà dalle politiche che avremo attuato per
prepararci ad esso. Costituirà una cesura del
continuum storico e stravolgerà il modo in cui
interpretiamo il mondo, allo stesso modo in cui il
2001 ha messo in luce le contraddizioni del
precedente regime “freddo”.
Dal 1945 fino al 1991,
tutti i rapporti tra Stati ruotavano intorno alle
due grandi superpotenze e alle loro ideologie.
Oggi abbiamo il difficile compito di risolvere
problemi del tutto nuovi, a cui non siamo ancora
preparati, per mezzo di vecchie infrastrutture
mentali ed istituzionali
L’establishment politico si trova a gestire tre
ordini di processi.
Processi di matrice
politica.
Gli schieramenti partitici si polarizzeranno intorno
a nuove fratture lasciando alle spalle i modelli
destra/sinistra fondati sulla questione
dell’uguaglianza [3],
e che risentono tuttora di paradigmi ideologici ante
1989.
Così accade che crisi essenzialmente
ecologiche vengono gestite con vecchi
strumenti bellici e diplomatici [4].
Processi istituzionali.
Basti pensare all’anacronistica governance dell’ONU.
Il diritto di veto riservato alle potenze vincitrici
alleate non rispecchia gli attuali equilibri
globali.
Processi culturali
come la battaglia che bisogna intraprendere contro
l’atteggiamento etnocentrico di stampo occidentale
che ha plasmato le politiche europee ed americane.
A volte, come ci insegna Umberto Eco, la storia si
riavvolge su se stessa [5].
Anche questa fase storica si concluderà nella
spirale hegeliana della “sintesi” come momento di
equilibrio tra “tesi” e “antitesi”.
E’ pressoché
impossibile per un contemporaneo osservare e
comprendere appieno ciò che sta vivendo ed è altresì
improbabile conoscerne i possibili sviluppi. Si
tratta della stessa contrapposizione prospettica tra
ciò che guardiamo dinnanzi a noi e ciò che vedremmo
a bordo di un aereo. Di solito, se non riusciamo ad
osservare un determinato fenomeno sociale, è perché
è tutto intorno. Non percepiamo i micro-cambiamenti
e gli incrementi d’intensità.
Il 2001 è stato
l’anno in cui è venuto a galla ciò che si sapeva dal
1989.
La questione dell’identità persiste. Nel mondo
post-Guerra Fredda, le principali distinzioni tra i
vari popoli non sono di carattere ideologico,
politico o economico, bensì culturale.
La politica
al livello locale è basata sul concetto di etnia,
quella al livello globale sul concetto di civiltà [6].
Le motivazioni religiose prevalgono su ogni altra
spiegazione dell’ordine delle cose. La logica di
Westfalia e l’imperialismo occidentale hanno
fomentato spirito di rivalsa in popoli frustrati
Probabilmente vi saranno molti più centri di potere
e di conseguenza i rapporti tra Stati saranno
modellati secondo la visione di Samuel P. Huntington:
scontri ed incontri di civiltà tra momenti di
equilibrio precario. Il premio Nobel Paul Samuelson
ammette che
nel 2050 il PIL
cinese avrà raggiunto il PIL americano,
mettendo fine definitivamente al dominio occidentale
sul resto del pianeta [7].
Dalla fine della Guerra Fredda non vi sono state
potenze accentratrici (come l’Impero Romano) o
contrapposizioni pacificatrici (come lo scontro
USA-URSS). Non si sono formati nuovi centri e nuove
periferie. La conseguenza è che siamo catapultati in
una sorta di
Medio Evo Mediale
che presenta i caratteri antitetici di un medio evo
occidentale con feudi e insicurezze sociali, e i
risultati raggiunti dall’illuminismo: democrazia,
innovazione, media, capitalismo ed istruzione
diffusa.
Democrazia e sviluppo
economico seguono spesso percorsi incoerenti.
La democrazia non sempre aiuta a sviluppare un
progetto politico lungimirante e di lungo periodo.
Dove c’è democrazia, infatti, si ha solitamente un
Paese economicamente sviluppato con un ceto medio
progredito, gruppi di interesse e partiti autorevoli
e ben radicati. Da qui l’alternanza ed il prevalere
di policies di breve respiro a vantaggio di
particolari gruppi o aventi l’obiettivo di rendere
mansueta l’opinione pubblica. In quest’ultimo caso
il governo ricorre ad espedienti quali sgravi
fiscali imprudenti e proclami populistici
irresponsabili.
Dove c’è autoritarismo, invece, c’è un Paese che
annaspa alla ricerca di una via per uscire dal
sottosviluppo. Il ceto medio, le organizzazioni
civili, e quindi lo sviluppo economico e civile sono
ancora deboli. L’oligarchia al potere dirige la
crescita con pugno di ferro con lo scopo di ottenere
alti tassi di crescita nell’immediato, a danno
dell’ambiente e della sicurezza dei lavoratori.
Contemporaneamente i figli della ripresa economica
del secondo dopo-guerra,
i baby-boomers,
andranno in pensione[8].
I Paesi che maggiormente hanno goduto negli ultimi sessant’anni
si ritroveranno in mano una bomba ad orologeria. I
bassi tassi di natalità e di ricambio
intergenerazionale provocheranno un corto circuito:
pochi figli poveri finanzieranno le pensioni di
moltitudini di padri benestanti.
Il WWF sentenzia che le
risorse del pianeta si esauriranno nel 2050 [9].
La politica del free rider deve dare spazio ad un
nuova idea di maturità non più connessa al successo
economico ed allo sfruttamento dell’uomo sull’uomo,
bensì collegato all’ideale del benessere globale.
Per il momento si potrebbero calcolare i cambiamenti
climatici e le devastazioni umane sulla natura in
termini di diminuzione del PIL [10].
Intorno alla metà di questo secolo
la
produzione di greggio terminerà
e le scorte riusciranno a compensare solo per
qualche anno ancora le esigenze del sistema
economico mondiale. Senza alternative si andrebbe
verso uno scenario apocalittico post-nucleare ma con
città ancora integre. Sicuramente nell’approssimarsi
del punto di non ritorno, un uomo politico
particolarmente illuminato a capo di una Stato o di
una configurazione politica periferica dal punto di
vista energetico come l’Unione Europea, porrà al
primo posto della propria agenda il tema della
rottamazione di tale regime economico fondato su
così fragili palafitte energetiche.
Dagli
idrocarburi si opterà per una inedita forma di
autarchia
energetica
strutturata sulle forze della natura inesauribili
(come vento e maree), sulle nuove fonti pulite e
sicure (come l’idrogeno), e su vecchie soluzioni
implementate da nuove acquisizioni tecnologiche
(come l’elettricità o olii vegetali).
Nel 2050 la
curva demografica
islamica,
principale causa dei fermenti e dell’aggressività di
questa civiltà assieme al risentimento
anti-occidentale, raggiungerà la cima della U
rovesciata. Da allora i confini saranno più sicuri.
Il fronte medio-orientale non rappresenterà più un
problema prioritario giacchè le nostre culture
saranno già fortemente islamizzate così come gli
Stati Uniti sono già largamente ispanizzati [11].
Questo processo tendente al melting pot sarà però
caratterizzato da scontri pesantissimi in termini di
vite umane e di abdicazioni culturali. Assisteremo
inoltre alla
nascita di
movimenti politici e civili di stampo
fondamentalista improntati sulla frattura
Cristianesimo/Islam.
Nel 2050 cesserà un sessantennio critico dal momento
che scivoleranno sul tappeto un nucleo di tematiche
che, se non saranno comprese ed affrontate con largo
anticipo, possiedono alto potenziale distruttivo.
Dominati da istinti primordiali, manovriamo oggetti
sensibili e letali.. Lo spirito del capitalismo ha
depauperato la natura con la
convinzione che la
rincorsa all’accumulazione personale sia un
atteggiamento “furbo” o addirittura razionale.
Oggi le conoscenze scientifiche premettono di
misurare il baratro. Alle nostre spalle il terreno
si sta sgretolando.
I governi e le organizzazioni
interstatali devono gettare le basi per costruire un
ponte che porti il mondo dall’altra parte. Nel 2051.
[1] Tratto da romanzo di Arthur C. Clarke,
The Sentinel,
1948
[2] Francis Fukuyama,
The End of
History and the Last Man,
1992.
L’autore sostiene che l’evoluzione non è cieca ma
segue i dettami del liberalismo spinto dalla forza
della razionalità.
[3] Norberto Bobbio,
Destra e
Sinistra,
1994.
[4] Jeffrey Sachs, Columbia University, Ottobre
2006.
(5) Umberto Eco, A Passo di Gambero.
Guerre Calde e Populismo Mediatico,
2006
[6] Samuel P. Huntington,
The Clash of
Civilizations and the Remarking of World Order,
1996.
[7]
Paul A. Samuelson,
Previsioni per
il futuro
in Intenazionale n. 630, Marzo 2006.
[8] Roberto Leombruni-Matteo Richiardi,
La pecora nera
è giovane dentro
su LaVoce.info, 04/09/2006.
[9] World Wide Fund For Nature,
Living Planet
Report 2006.
[10]
Rapporto del 01/11/2006 su
Le Economie dei
Cambiamenti Climatici
di
Nicholas
Stern,
consigliere di Tony Blair. Secondo l’autore il pil
mondiale potrebbe calare addirittura del 20% e l'1%
del prodotto economico mondiale dovrebbe andare
immediatamente in spese volte a
sanare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
[11]
Samuel P. Huntington,
La Nuova America.
Le Sfide della Società Multiculturale, 2006
Alessandro Lanza-Marzio Galeotti-Edoardo Croci,
Kyoto,
l'importanza di guardare
lontano,
24/02/2004
Pubblicato da Mirko Santone
Tratto da:
http://prismadeformante.blogspot.com/2006/11/2050.html
Link su una discussione
molto importante su giochi militari e inquinamento
ambientale da metalli, la catastrofe della vita
naturale sulla terra
Tratto da: luogocomune.net
|