|
Elevate quantità di
rifiuti chimici tossici,
provenienti da pesticidi inutilizzati od obsoleti,
minacciano l'Europa orientale, l'Africa, l'Asia, il
Medio Oriente e l'America Latina -
vedi:
Bioetanolo dai Rifiuti
+
Mattoni dai rifiuti
L'allarme
è stato lanciato dalla FAO.
Si
stima che in Ucraina si trovino circa 19.500 tonnellate di prodotti
chimici scaduti.
In Macedonia ce ne sarebbero 10.000, in Polonia 15.000
e in Moldova 6.600, mentre in Asia (ma senza includere la Cina, dove il
problema sarebbe molto diffuso) si supererebbero le 6.000 tonnellate. In
Medio Oriente e in America Latina si raggiungerebbero le 10.000
tonnellate e molti paesi hanno già richiesto aiuto alla FAO.
I
pesticidi obsoleti vengono abbandonati dopo le campagne di
disinfestazione o si accumulano perché molti prodotti sono stati
vietati per ragioni di salute pubblica e ambientale, ma nessuno li
rimuove o li elimina.
Le
confezioni rimangono dove vengono immagazzinate e spesso si deteriorano,
contaminando l'ambiente e mettendo in pericolo gli abitanti delle zone
circostanti. Le comunità più a rischio sono quelle povere e rurali,
che potrebbero non essere nemmeno al corrente della natura tossica delle
sostanze chimiche a cui vengono esposte ogni giorno.
I
siti contengono alcuni degli insetticidi più pericolosi, inquinanti
organici persistenti come aldrina, clordano, DDT, dieldrina, endrina,
eptacloro e organofosfati. Le condizioni di immagazzinamento variano da
prodotti ben custoditi (che possono ancora essere usati) a confezioni
che perdono perché l'acciaio dei contenitori è stato corroso.
Tratto da: Le Scienze Online
Link su una discussione
molto importante su giochi militari e inquinamento
ambientale da metalli, la catastrofe della vita
naturale sulla terra
http://www.luogocomune.net/site/modules/newbb/viewtopic.php?topic_id=2755&forum=6
vedi:
Sostanze tossiche e
malattia
+
Cibi Contaminati +
MALATTIE dalle Sostanze
Tossiche + Ecologia
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
RIFIUTI TOSSICI BUTTATI ....a MARE - NAVI
TOSSICHE -
vedi il video:
parla il giornalista Gianni Lannes:
http://www.youtube.com/watch?v=XdvB9BDy7Kc
Navi tossiche, servizi
segreti, europeizzazione della
’ndrangheta
RIFIUTI TOSSICI
Enzo Ciconte, storico della Criminalità organizzata.
«Bisogna andare a fondo. La riapertura delle
inchieste sulle imbarcazioni piene di scorie
radioattive nel mare di Calabria dimostra che la
criminalità di quella regione ha ramificazioni
internazionali».
Questa vicenda conferma che nei
decenni precedenti la ’ndrangheta è riuscita a
penetrare silenziosamente in tutto il continente
europeo». Enzo Ciconte, storico della criminalità
organizzata e fondatore della disciplina
all’università di Roma Tre, non è per nulla sorpreso
dal ritrovamento lungo la costa tirrenica calabrese
di una nave che, con molta probabilità (la sicurezza
arriverà lunedì, quando sarà ispezionata dai tecnici
governativi), contiene rifiuti radioattivi
provenienti dalla Norvegia. «Negli anni sono girate
molte voci di navi affondate», racconta Ciconte. «Ma
erano storie non supportate da prove
incontrovertibili».
Tuttavia, per un esperto del cinismo criminale della
mafia calabrese come lui - «loro fanno di tutto» -
dice era fondato ritenere verosimile un’operazione
di questo genere. Il relitto è stato individuato
seguendo le indicazioni di un pentito della
’ndrangheta, Francesco Fonti. È stato lui stesso a
rivelare agli investigatori di aver inabissato la
nave facendo esplodere delle cariche a prua. Ora
l’imbarcazione si trova a quasi cinquecento metri di
profondità di fronte alla costa di Cetraro, nella
provincia di Cosenza. Ma, secondo la confessione di
Fonti, non è l’unica depositata nei fondali
calabresi. Il pentito ha raccontato di aver
affondato altre due imbarcazioni nelle acque
calabresi.
Però si sente sicuro di affermare che ce ne sono
almeno una trentina. Racconta che ogni qual volta
gli ’ndranghetisti celebravano la riunione plenaria
al santuario della Madonna di Polsi (dove ogni boss
riassume l’attività svoltasi sul suo territorio),
c’era qualcuno dei capibastone che rivelava
l’affondamento di due/tre navi. «Io non sono
assolutamente sorpreso dal fatto che i rifiuti
tossici provengano dalla Norvegia, o più in generale
dal Nord Europa », insiste Enzo Ciconte. «Se lei
pensa che parecchi anni fa la ’ndrangheta è riuscita
ad acquistare moltissimi immobili in Belgio, si
rende conto di quanto estesa sia la sua attività
criminale. La verità è che i traffici economici
della ’ndrangheta sono dappertutto.
Ha ramificazioni, collocazioni, rapporti e contatti
praticamente ovunque. E quindi è chiaro che qualcuno
avrà avuto bisogno di smaltire questi rifiuti e
hanno chiesto alla ’ndrangheta. E la ’ndrangheta
l’ha fatto». La criminalità organizzata calabrese è
stata capace di inserirsi a un livello molto più
ampio di quello semplicemente nazionale o regionale.
E se le confessioni di Fonti saranno confermate, ci
troveremmo di fronte allo svelamento di «un sistema
internazionale di traffici illeciti di rifiuti di
cui la ’ndrangheta fa parte a tutti gli effetti». È
logico che a quel punto sarebbe tutto da capire «il
ruolo che essa ha effettivamente » all’interno di
questa struttura, ragiona Ciconte. Ma non c’è dubbio
che c’è dentro fino al collo.
Affari d’oro per anni
«Oggi abbiamo la conferma prosegue - che una delle
navi indicate dal pentito esiste realmente. Questo
apre uno scenario inquietante. Perché vuol dire che
la ’ndrangheta in questi anni, ben al di là di
quanto qualcuno pensasse, immaginasse o si fosse
illuso, ha fatto affari d’oro, nella
sottovalutazione totale di chi doveva capire queste
cose. Naturalmente, un discorso di questo tipo, sul
livello internazionale dei traffici di rifiuti
tossici e radioattivi, chiama in causa direttamente
i servizi segreti.
È giusto domandarsi cosa hanno fatto in questi anni.
Hanno dormito ? Non c’erano ? Si sono girati
dall’altra parte, come dice Fonti ? È un bel
problema, questo. Perché un buco di tali dimensioni
rappresenta una completa sconfessione della capacità
investigativa dell’intelligence italiana».
D’altronde, la ’ndrangheta è stata in più occasioni
braccio a braccio con gli uomini dei servizi.
«Ci sono ’ndranghetisti che sono uomini dei servizi
segreti», prosegue Ciconte. «Del resto, è normale
che lo Stato cerchi di infiltrare le organizzazioni
criminali». E per dimostrare che non sta parlando di
cose campate in aria, racconta una storia: «Anni fa,
durante il processo per Piazza Fontana, arrivò a
Catanzaro Franco Freda. A un certo punto, Freda
sparì.
Venne ritrovato in Costa Rica. Ma a indirizzare la
polizia in Costa Rica fu un uomo della ’ndrangheta,
appartenente alla cosca dei De Stefano. Disse che
Freda era stato ospitato dal clan dei De Stefano e
che poi fu fatto scappare. In realtà, era un uomo
dei servizi segreti. Che prima lo fecero scappare,
poi lo fecero arrestare». Oltre alle responsabilità
dell’intelligence italiana, però, ci sono anche le
responsabilità di chi aveva funzioni di controllo
negli altri Paesi.
«Mi pare abbastanza evidente che ci sono stati pezzi
di classe dirigente di altri Stati che hanno
acconsentito a un’operazione di questo genere»,
ammonisce Ciconte. «Ma io non do la colpa a loro, io
do la colpa ai nostri apparati: sono loro che non
sono riusciti a proteggerci. Se ci pensiamo un
attimo, è del tutto logico che Stati esteri, o
meglio segmenti di Stati esteri, avessero tutto
l’interesse a smaltire così questi rifiuti. Per
loro, liberarsi di queste scorie era necessario. E
al di là dei costi ridotti che uno smaltimento di
questo tipo comporta, c’è soprattutto un prezzo
(cancri, malattie, costi ambientali) che non erano
disposti a pagare.
È evidente che anche in queste nazioni ci sono
responsabili preposti a questi controlli. è
possibile che nemmeno lì nessuno si sia accorto che
questi rifiuti tossici a un certo punto sono
spariti? È ammissibile che nessuno si sia chiesto
dove siano andati a finire? Anche queste persone,
questi pezzi di classe dirigente, hanno delle
responsabilità che andrebbero accertate». Più si
scava dentro la faccenda, più si pongono
interrogativi drammatici. Secondo Ciconte è come se
si fosse «aperto un vaso di Pandora» dentro il quale
è difficile sapere cosa si può trovare. Qualcuno ha
parlato di un collegamento con l’omicidio della
giornalista Ilaria Alpi e Ciconte crede che questa
sia una strada tutta da percorrere: «Siamo solo
all’inizio», avverte.
«L’unico dubbio che conservo è che mettano i
magistrati nelle condizioni di operare. È evidente
che se il governo italiano non fornisce i soldi, i
mezzi e gli strumenti necessari, la magistratura non
può andare da nessuna parte. Perché trovare le navi
sotto tutti quei metri d’acqua è la cosa più
complicata. Senza contare che i fusti contenenti
rifiuti radioattivi, se ci sono effettivamente,
devono essere estratti seguendo procedure
specifiche. Ci vuole quindi un intervento massiccio,
moltissimi soldi. E mi domando: nelle condizioni in
cui siamo, senza i fondi per far uscire le volanti
dei carabinieri nella città di Roma o per pagare i
poliziotti che fanno il loro dovere, riuscirà il
governo italiano a trovare gli strumenti per
finanziare queste indagini?».
Cosa serve alla magistratura
Tutti si augurano di sì, naturalmente. Soprattutto
considerato lo scandalo che la vicenda ha suscitato
nell’opinione pubblica nazionale. Ma quello che ci
preme chiarire con Ciconte è l’aspetto meno trattato
della vicenda. Cioè, il potere crescente che la
’ndrangheta rivela ogni volta di avere. Abbinato
alla conoscenza, inversamente proporzionale, che
l’Italia e i mezzi di comunicazione hanno del
fenomeno. «Noi continuiamo a pagare un errore
terribile degli anni passati - spiega lo storico -.
La ’ndrangheta è sempre stata considerata
un’organizzazione di quattro sciancati, di tamarri
calabresi, che lì in fondo allo Stivale non sapevano
fare altro che guardare le pecore e le capre.
Quindi, si diceva, se non sono in grado nemmeno di
sviluppare la propria regione, vuoi che siano capaci
di mettere in piedi la mafia ? Il ragionamento che
c’era alle spalle era questo. Un ragionamento del
tutto sbagliato, stupido, che ha fatto danni enormi.
Perché è chiaro che se tu hai questa concezione, non
ti metti a monitorare la ’ndrangheta, a seguirla.
Di conseguenza, hanno lasciato fare alle cosche
quello che hanno voluto. Non solo in Italia, ma
anche all’estero. E non solo sul traffico degli
stupefacenti ma anche sul traffico dei rifiuti».
Bruno Giordano, il procuratore di Paola che sta
indagando sulla vicenda, ha più volte detto che il
problema del mare è solo una parte del problema
complessivo dei rifiuti in Calabria. Ci sono
tonnellate di rifiuti sepolti illegalmente sotto
terra in vari punti del territorio. Ma, secondo Enzo
Ciconte, è affrettato concludere che lo «smaltimento
dei rifiuti è diventato uno dei pilastri portanti
dell’attività mafiosa. Bisognerebbe avere altri
elementi per affermarlo con sicurezza. Di sicuro,
sappiamo che lo è stato in passato».
http://www.youtube.com/results?search_query=scorie+nucleari&search_type=&aq=f
http://www.youtube.com/results?search_query=navi+tossiche&search_type=&aq=f
Il governo affida alla 'ndrangheda il compito di
smaltire i rifiuti tossici e nuclari [migliaia di
navi affondate come metodo di smaltimento]
By Nicola Mirenzi -
Tratto da: terranews.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Le "navi tossiche" infiammano l'India
L’Asia è il
ricettacolo prediletto per nazioni e compagnie
marittime occidentali che devono smantellare le
vecchie navi. Nella sola India sono 30mila gli
addetti a questo nuovo business. Ma gli
ambientalisti alzano la voce. Dal caso della
portaerei francese Clemanceau a quello attuale della
Blue Lady, finito alla Corte suprema indiana, la
vicenda ha ormai risvolti giudiziari e diplomatici.
L’Asia è il ricettacolo prediletto per nazioni e
compagnie marittime occidentali che devono
smantellare le vecchie navi.
Nella sola India sono 30mila gli addetti a questo
nuovo business. Ma gli ambientalisti alzano la voce.
Dal caso della portaerei francese Clemanceau a
quello attuale della Blue Lady, finito alla Corte
suprema indiana, la vicenda ha ormai risvolti
giudiziari e diplomatici.
C’è una porzione di economia asiatica che si regge
sul ricco “business dei rottami”. India, Cina,
Bangladesh e Pakistan sono le destinazioni
predilette per quanti, nazioni estere o compagnie
private marittime, devono mandare al macello le
vecchie navi.
Il settore è sviluppato soprattutto in India, dove
circa 30mila persone - quasi tutte nello stato
federale del Gujarat - vivono di questo business. Ma
le cose cominciano ad essere complicate sia per gli
smantellatori di navi, sia per chi se ne libera.
Dal caso della portaerei francese Clemanceau, gloria
della marina d’Oltralpe mandata al macero nel 2003
da Chirac, a quello attuale della nave da trasporto
Lady Blue, sorgono sempre nuovi problemi giuridici
legati all’insicurezza per i lavoratori addetti allo
smantellamento.
I vecchi navigli, infatti, contengono nelle loro
strutture pericolose sostanze nocive. Perciò i
ricorsi ai tribunali indiani da parte delle
organizzazioni ambientali ormai sono cosa all’ordine
del giorno.
Proprio il caso della Clemanceau fu estremamente
significativo. Già in rotta per l’India, dopo
l’esplosione di una inaspettata bufera mediatica
sulle autorità francesi accusate di liberarsi di
essa senza farsi problemi per la salute dei
lavoratori indiani, la portaerei venne richiamata in
patria e lasciata ad infinitum nel porto di
Marsiglia.
Quel precedente ha dato la stura ad altre situazioni
del genere. Il caso della Blue Lady, l’ultimo in
ordine di tempo, è stato se possibile ancora più
intricato. La nave, di proprietà di una compagnia
privata norvegese che l‘aveva a sua volta acquistata
dalla Francia, in India ci è arrivata davvero pur se
dopo un lungo e travagliato ultimo viaggio nel corso
del quale, quando inizialmente sembrava che le coste
indiane fossero inavvicinabili, fu rifiutata anche
dal Bangladesh.
Dopo molte peripezie, comunque, alcuni mesi fa nel
porto di Alang, la città del Gujarat ricettacolo
delle navi, era tutto pronto per i lavori. Ma arrivò
lo stop di un tribunale indiano: era necessario fare
accertamenti sulla composizione chimica delle
sostanze presenti nella struttura della Blue Lady,
lasciata all‘ancora.
La vicenda è quindi finita addirittura di fronte
alla Corte suprema indiana. I risultati delle
analisi sono ora arrivate al tribunale.
La decisione ha scatenato un pandemonio perché
secondo i massimi giudici dell‘India, pur ammettendo
che non tutti i rischi sono stati allontanati, gli
esami non hanno dato evidenze certe della tossicità
della Blue Lady.
Naturalmente gli animatori del “business dei
rottami” sono felici: possono cominciare il lavoro e
quindi intascare il compenso da parte degli armatori
norvegesi. Ma gli ambientalisti non cedono. “La
Corte suprema aveva detto che una nave tossica non
può nenanche avvicinarsi alle acque indiane. E’
provato che la Blue Lady lo sia.
Com’è allora possibile che la Corte le consenta
l’accesso?”, ha detto un inferocito Madhumita Dutta,
esponente della Piattaforma indiana sulla
rottamazione delle navi, un gruppo ambientalista
tutt’altro che sprovveduto avendo tra i suoi “soci”
anche l’agguerrita e influente Greenpeace.
Intorno alla Blue Lady, nei decenni passati orgoglio
del trasporto marittimo francese prima essere
pensionata in Norvegia, si è già scatenata la
battaglia forse decisiva intorno a uno dei più
redditizi business dell’India.
Tratto da: confronto.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Alla ricerca di altre navi tossiche e
radioattive -24/09/2009
Dopo il
ritrovamento della nave affondata dalla 'ndragheta a
483 metri di profondità davanti alle coste di
Cetraro (Cs) si è aperta una questione nazionale.
La Commissione ambiente e protezione civile degli
assessori regionali ha chiesto di fare piena luce
sul traffico criminale di rifiuti tossici, nocivi e
radioattivi smaltiti in tutto il Mediterraneo e di
intervenire per bonificare i relitti.
Il
pentito della 'ndrangheta Francesco Fonti ha parlato
di ben trenta navi affondate col loro carico di
rifiuti tossici e radioattivi, precisando che una di
queste operazioni fu messa in atto al largo della
costa livornese, dove fu affondata una nave carica
di scarti di un'industria
farmaceutica.
La storia del ritrovamento risale al 13 maggio
scorso, quando il procuratore della Repubblica di
Paola, Giordano Bruno, ha presentato una relazione
che riguarda un eccezionale aumento dei tumori nella
zona di Serra D'Aiello. Da qui è scattata
l'operazione di ricerca, per volontà dell'assessore
regionale all'ambiente Silvio Greco.
Secondo l'assessore, che è anche biologo, un grande
aiuto può giungere dai pescatori che approfittano
dei relitti perché in loro prossimità si forma un
ambiente più pescoso. Il filmato del Robot
sottomarino infatti mostra intorno alla nave
affondata una serie di reti da pesca.
Sulla contaminazione del pesce in questione
purtroppo non abbiamo ancora dati in grado di fare
chiarezza.
Fonte: L'Unità
|