|
Uno
studio ammonisce: contenere i gas serra entro 10 anni, sennò sarà
difficile correre ai ripari. Oltre ai tagli virtuali, indispensabile
puntare sulle rinnovabili
Il
riscaldamento climatico globale sta procedendo e mancano circa 10 anni
al momento in cui, se le emissioni continueranno a crescere oltre
misura, si raggiungerà il punto di non ritorno, oltrepassato il quale
sarà molto difficile, se non impossibile, controllare gli effetti del
riscaldamento climatico globale.
Lo afferma
il nuovo studio "Meeting the Climate Challenge"
che sarà presentato domani a Londra e che è stato condotto
congiuntamente da una task force internazionale formata da tre Istituti
di ricerca sulle politiche internazionali per il clima: uno britannico (Institute
for Public Policy Research), uno americano (Centre for
American Progress) e infine uno australiano
By The
Australia Institute.
Le
conclusioni sono basate sull'andamento della crescita delle
concentrazioni di gas serra.
Lo studio si riferisce in particolare ai livelli dell’anidride
carbonica, che aumenta ogni anno al ritmo di 2 ppm (parti per
milione) e che ha raggiunto nel 2004 il livello record di 379
ppm. Secondo la proiezione dei ricercatori fra 10 anni si raggiungerà
il valore di circa 400 ppm di concentrazione in
atmosfera.
Un
valore che rappresenta il limite (secondo gli scenari IPCC, il
panel Onu che studia i cambiamenti climatici) entro cui
l’aumento del riscaldamento climatico globale si manterrà (entro il
2100) e si stabilizzerà (dopo il 2100) al di sotto di 2°C
.
Una
crescita di temperatura media globale minore di 2°C porterebbe infatti
a conseguenze che ancora possono essere affrontate con
adeguate azioni di prevenzione delle conseguenze negative dei
cambiamenti del clima (cioè ridurre la vulnerabilità ambientale,
territoriale e socio-economica) e con adeguate misure di adattamento ai
cambiamenti climatici.
Il
messaggio di questo studio è soprattutto rivolto al primo ministro
britannico Tony Blair che quest'anno presiede sia il G8
(dal 1 gennaio scorso), sia l’Unione Europea (a partire dal 1 luglio
2005).
I
ricercatori chiedono in sostanza che il G8 promuova azioni efficaci
contro i cambiamenti del clima. Bisogna poi convincere assolutamente i
partner del club dei grandi come gli Usa, ma anche paesi dalla
crescita impetuosa come India e Cina, e i Paesi europei, a
mettere a punto opportuni piani di azione operativi che vadano al di là
del Protocollo di Kyoto.
I
ricercatori definiscono un esempio da imitare lo schema
per il commercio delle emissioni varato dall’Unione europea ma
ritengono indispensabile che i grandi del G8 raggiungano entro
il 2025 il 25% di energia prodotta da fonti rinnovabili.
I
dettagli operativi del progetto sono consultabili sul sito
dell’Ippr
(Institute for public policy research
24
gennaio 2005
- Tratto dal sito
www.verdi.it
|