Nuovi vettori
energetici -
Un catalizzatore per
produrre idrogeno con efficienza
La ricerca si inserisce in una strategia di
produzione distribuita, per la produzione di
idrogeno direttamente nei punti di erogazione e
non in impianti centralizzati che richiedono una
successiva distribuzione
Un gruppo di
ricercatori della della
Ohio State University ha realizzato un nuovo
catalizzatore che è in grado di produrre
idrogeno dall'etanolo con una resa del 90 per
cento, a una temperatura moderata e senza la
necessità di ricorrere a sostanze dai costi
proibitivi. Umit Ozkan, che ha diretto la
ricerca, ha detto che il nuovo catalizzatore è
molto meno costoso di tutti quelli che sono
stati finora sviluppati in quanto non contiene
metalli rari come il platino o il rodio. "Il
rodio è quello più usato in questo tipo di
catalizzatori e costa circa 9000 dollari
all'oncia. Il nostro catalizzatore costa circa 9
dollari al chilogrammo."
"La nostra ricerca
si inserisce in quella che viene chiamata
"strategia di produzione distribuita". Invece di
produrre idrogeno da biocombustibili in impianti
centralizzati per poi trasportarlo a stazioni di
erogazione, è possibile utilizzare il nostro
catalizzatore all'interno di reattori che sono
collocati presso la stessa stazione di
erogazione. Così si evita il trasporto e lo
stoccaggio dell'idrogeno: basta stoccare il
biocarburante e produrre idrogeno sul posto",
spiega Ozkan.
Il nuovo
catalizzatore, presentatoal convegno della
American Chemical Society in corso a Filadelfia,
si presenta come una polvere grigio scura ed è
composto da fini granuli di ossido di cerio, un
ingrediente comune per la produzione delle
ceramiche, e calcio, ricoperto da particelle
ancor più piccole di cobalto ed è in grado di
produrre idrogeno con un'efficienza del 90 per
cento a una temperatura, bassa per gli standard
industriali, di 350° C.
Il processo parte da
un biocombustibile allo stato liquido, come
l'etanolo, che viene scaldato e pompato in un
reattore dove il catalizzatore innesca una serie
di reaxioni chimiche che alla fine convertono il
liquido in una gas ricco di idrogeno. Come gas
di scarto si ottengono monossido e biossido di
carbonio che vengono catturati per essere
rimossi, e metano, che può essere recuperato e
utilizzato per alimentare la fase iniziale di
riscaldamento del processo. (gg)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Una culla hi-tech che ora
sperimenta anche l'idrogeno, o meglio: da ora in avanti
si comincia a fare sul serio
30-01-2007
Eccolo il Progetto Idrogeno, nato due anni fa e quasi
“fatto in casa”, fra Pontedera, Pisa e dintorni, che
guarda alla mobilità del futuro, quella sostenibile,
«con veicoli non inquinanti, per i quali è necessario
fare alcuni passi tecnologici».
Vedremo allora
l’avveniristico e quasi robotico Mp3, lo scooter a tre
ruote di Piaggio, studiato con la facoltà di ingegneria
dell’università di Pisa e con il suo preside professor
Emilio Vitale, viaggiare sulle nostre strade con il
pieno di idrogeno ?
Oppure i van tipo Porter (anch’essi
Piaggio) consegneranno le merci porta a porta grazie
proprio all’alimentazione a idrogeno ?
Per arrivare a tutto questo occorrono in primis ricerca
di alto livello, sperimentazione e trasferimento
tecnologico per il sistema produttivo. Sono queste le
basi su cui poggia il progetto per il quale, dopo il via
libera della Regione Toscana che risale a un anno fa, da
Roma è arrivato l’ok anche da parte del ministro
dell’Università e della Ricerca scientifica Fabio Mussi
e un finanziamento (del Cipe, essendo inserito in un
preciso accordo di programma-quadro) pari a 6 milioni e
350mila euro.
Ricerca che contribuisce - è
questo il concetto espresso anche dall’assessore
regionale Gianfranco Simoncini, che ha seguito tutto
l’iter - al rilancio e allo sviluppo della Toscana in
due settori strategici, quello dell’industria dei mezzi
di trasporto e della relativa componentistica, con
importanti riflessi nel settore della produzione, dello
stoccaggio e della distribuzione dell’energia. Studi
specifici, ad esempio, riguardano la sicurezza del
trasporto dell’idrogeno e dei veicoli sul quale deve
essere utilizzato. L’idrogeno non inquina e non emette
anidride carbonica, quindi non incrementa effetto serra
e riscaldamento globale.
Già questi sono due ottimi
motivi per procedere sulla strada della ricerca, che ha
nella facoltà di ingegneria dell’Università di Pisa e
nella Scuola Sant’Anna i due capisaldi.
I grandi costruttori hanno
come punto di arrivo, quando si parla di mobilità
sostenibile, auto con combustibile di idrogeno o a base
di idrogeni. «Ci sono molti modi per raggiungere
questo obiettivo - spiega il professor Vitale - E
occorrono trasformazioni importantissime per arrivare ad
un impiego più evoluto ed intelligente dell’energia.
Raccogliendo l’indirizzo Ue, il Progetto Filiera vuole
sperimentare su base locale la mobilità del domani,
partendo dalla produzione di idrogeno, passando per la
sua distribuzione, per la costruzione dei propulsori e
quindi dei veicoli. Una sperimentazione necessaria -
prosegue - anche per valutare l’impatto e per capire
le regole da adottare per far funzionare i sistemi
futuri».
Fra pochi anni - forse anche
soli tre o quattro (ma si parla ancora di
sperimentazione) - useremo per questo veicoli molto
tecnologici, che andranno oltre le Fiat Multipla
trasformate in mezzi a idrogeno grazie all’intuito e
all’entusiasmo di Iginio Benedetti, il papà (pontederese
di adozione) dell’H2 come energia pulita da utilizzare
sulle macchine.
Nei laboratori di ingegneria a Pisa, ci sono già motori
che funzionano a idrogeno, spiega il preside Vitale.
Si parla di due linee: i motori convenzionali
trasformati per l’idrogeno o una miscela di idrogeno e
metano, e quelli per veicoli a celle di combustibile
(dove si introduce idrogeno ed esce energia elettrica,
con vapor acqueo come scarico). «Abbiamo già prodotto
con Piaggio uno scooter a celle di combustibile
alimentate a idrogeno - prosegue Vitale - E negli ultimi
mesi è proseguito lo sviluppo della filiera ibrida
(motori elettrici e termici) da utilizzare anche con
l’idrogeno».
Al progetto, da circa un anno, stanno
arrivando richieste di collaborazione. Dalla Solvay, ad
esempio: il colosso chimico è interessato a produrre nei
suoi stabilimenti in Belgio membrane polimeriche ad hoc
che rappresentano il cuore delle celle a combustibile.
La Kaiser di Livorno (i cui strumenti viaggiano nello
spazio) è interessata ai sistemi elettronici. E c’è
anche Trenitalia: «Hanno in mente di utilizzare la
tecnologia - spiega Vitale - per fornire energia
e riscaldamento alle carrozze».
Il Comune di
Ferrara, infine, vuol mettere a disposizione spazi per
sperimentare i veicoli. Ma per passare dalle piste di
prova alla sperimentazione su strada è necessario
ottenere un’omologazione, magari provvisoria (aggiunge
Vitale) per l’utilizzo di piccole flotte. «Bisogna
che il Governo - dice il preside - ci dia una
mano».
By Elisabetta Arrighi
Fonte: Il Tirreno.
L'espresso local
|
"Questo sito
WEB vi informa"
Non siamo
responsabili della correttezza e/o della solvibilità
degli inserzionisti del ns. Network
Webmaster
- Copyright © 1998, Publisher Bamico ltd - All rights reserved
Tutti i diritti riservati - Vietata
la copia anche parziale dei contenuti, se non viene citata la fonte |
|
|