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Nel
Nov. 2007 siamo arrivati a quella quota !
Ali Samsam Bakhtiari, da 33
anni tra i maggiori esperti di petrolio iraniani.
Vive a Teheran, ed è un uomo coraggioso che non nasconde le sue
opinioni, anche a costo di andare contro l'establishment petrolifero da
sempre allineato su posizioni univoche. E' autorevole membro dell'ASPO,
l'associazione internazionale che studia l'approssimarsi del picco di
produzione petrolifera e che raccoglie
esperti di tutto il mondo: Bakhtiari è l'unico a rappresentare un paese
OPEC, e con i suoi studi aveva previsto fin dallo scorso Aprile il
petrolio a 50 dollari. Per questo la sua è una "voce
dall'interno" che apre uno squarcio su scenari inquietanti e
destinati a verificarsi in un futuro niente affatto lontano.
L'intervista a Reporter Associati è l'ultima che Bakhtiari ha deciso di
concedere alla stampa internazionale.
Dottor Bakhtiari, cosa sta succedendo al petrolio ?
"Molte cose contemporaneamente, la maggior parte delle quali
causate dall'imminenza del picco di produzione petrolifera, che secondo
il modello matematico che ho elaborato avverrà intorno al 2006-2007. Il
prezzo del petrolio è in continua ascesa, ma dal momento del picco
crescerà senza più sosta. La gente ricorderà "i bei tempi dei 50
dollari al barile". Il petrolio rimarrà in cima alle agende
internazionali per parecchio tempo".
Lei è un autorevole ingegnere chimico nel campo petrolifero. Nessuno
meglio di lei piu ? dirci l'ultima parola riguardo ai nuovi giacimenti
"giganti" di Canada e Messico di cui tanto si parla. Saranno
loro a salvarci dalle conseguenze del picco di produzione ?
"Non esistono più, malgrado quel che riporta la stampa, giacimenti
"giganti". Gli ultimi due sono stati scoperti nel 1999 in Iran
e Kazakistan, ed entrambi non stanno offrendo grandi performances. Il
primo è sotto contratto con la giapponese "INPEX" e non
produce alcunche’; il secondo, gestito dall'ENI, non comincerà a
produrre prima del 2008, sempre che tutto vada per il meglio".
"Il vero problema mondiale è che i "giganti" già attivi
(circa 40 in tutto il globo, da cui si estrae il 30% della produzione
totale) stanno rapidamente invecchiando. Alcuni di loro hanno più di 50
anni, come il più grande di tutti che è il giacimento saudita di
Ghawar. Gli esperti sono convinti che le chances di trovare un altro
"gigante" in futuro sono ormai ridotte a zero".
Secondo lei i leader internazionali sono consapevoli del picco di
produzione che si sta approssimando ? Stanno facendo programmi o
strategie al riguardo ?
"Poche persone sono al corrente della situazione. Alcuni politici
sono tra queste, ma preferiscono non parlarne: agli elettori è doveroso
offrire solo messaggi positivi. Non credo, inoltre, che si stia
preparando alcuna strategia riservata in proposito, non esiste un
"piano B" quando si tratta di energia. Per questo il picco di produzione coglierà tutti impreparati, creando
enormi problemi. Sarebbe saggio provvedere fin da ora, perche’ prima
si comincia meno sarà costoso, sia in termini economici che di vite
umane".
"Uno dei pochi Paesi che stanno facendo qualcosa è l'Australia,
orientando i propri investimenti verso energie alternative ed attuando
un minimo di preparazione".
Recenti notizie riportano che banche internazionali, come la Morgan
Stanley, stanno acquistando petrolio direttamente creando delle proprie
riserve. E' questo un altro segno dell'approssimarsi del picco, e dei
conseguenti aumenti di prezzo ?
"Non sapevo che la Morgan Stanley stesse approntando riserve
proprie. In ogni caso, si tratta di un investimento assai saggio: i
prezzi sono destinati a salire senza più fermarsi, ferma restando una
normale volatilità strada facendo".
Le conferenze dell'OPEC non rappresentano più una notizia da prima
pagina.
Sembra quasi che l'OPEC stia perdendo il suo potere: non è più in
grado di decidere il prezzo del petrolio, lasciandolo fluttuare con il
mercato per la prima volta nella storia.
Qual è il futuro dell'OPEC ? E' destinata semplicemente a dissolversi o
cercherà di sopravvivere per mantenere il controllo della produzione ?
"L'OPEC non ha perso solo potere, ma anche la sua ragion d'essere.
Potrebbe cercare di cambiare il suo atteggiamento, ma ciò richiederebbe
visione del futuro, immaginazione e capacità di pensiero laterale.
L'OPEC avrebbe bisogno di un miracolo per sopravvivere al picco di
produzione".
Franco Bernabe, ex amministratore delegato dell'ENI (e oggi direttore di
PetroChina), ha affermato in un'intervista a Forbes nel 1998 che il
picco petrolifero era atteso per i primi anni del 2000. Ma molti dei
vostri colleghi nel campo del petrolio non ne parlano mai, e si
comportano come se l'oro nero fosse una risorsa infinita. Sa dirci perché
?
"Bernabè aveva ragione. Ma in generale l'industria petrolifera non
vuole saperne di picco produttivo. Nessuna delle grandi multinazionali
è pronta ad ammetterlo, anche se sono consapevoli di come sia dietro
l'angolo. Finche’ saranno in grado di mantenere l'omertà andranno
avanti facendo finta di nulla, anche perche’ sono molto occupate a
contare i loro mirabolanti profitti (destinati a frantumare ogni record
per il 2004)".
A proposito di Italia. Forse conosce Enrico Mattei e il suo
"irrispettoso atteggiamento" verso le grandi multinazionali,
che lui chiamava "le sette sorelle".
Quali sono le relazioni attuali tra Italia ed Iran riguardo al petrolio
?
"Penso che ci sia un abisso tra le conquiste del grande visionario
Enrico Mattei e le attività odierne dell'ENI. Mattei era un individuo
straordinario che ha creato l'ENI praticamente dal nulla, infondendole
il senso di una "missione". Ha concluso con l'Iran, nel 1957,
il contratto più rivoluzionario della storia (il cosiddetto 75/25) che
è poi diventato la norma e che probabilmente gli è costato la
vita".
"Oggi, in Iran, l'ENI ha uno dei peggiori contratti possibili, il
cosiddetto "buy-back", nei giacimenti di South Pars e Darquoin.
Sono assolutamente certo che Mattei non avrebbe mai firmato un contratto
simile".
"Una nazione ricchissima di risorse naturali, che abbonda di
petrolio e di gas non ha alcun bisogno di energia nucleare per scopi
pacifici e di natura civile ?. Questo è ciò che ha affermato Ari
Fleischer, uno dei falchi dell'amministrazione Bush, a proposito del
programma nucleare civile iraniano.
Alcuni sostengono che questo programma sia una sorta di cortina fumogena
per scoraggiare future invasioni. Non è invece possibile che l'Iran si
stia preparando per il picco di produzione ?
"Non credo che stiano effettuando alcuna preparazione in proposito.
Se non sanno nulla di petrolio, come possono capire qualcosa di picco
petrolifero ?"
Un'ultima domanda riguardo il suo popolo. Gli Iraniani sono una
popolazione unita e forte. Cosa si aspetta per il futuro ?
"Io spero con tutto il cuore che al grande popolo iraniano sia
riservato un futuro migliore di quanto non sia il presente..."
By Debora Billi -
redazione@reporterassociati.org
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Le stime sulle riserve del petrolio
sono false - 12/11/2009
Un informatore racconta: i dati chiave relativi al
petrolio sono stati distorti sotto la pressione degli
Stati Uniti
Secondo un informatore presso l’Agenzia
dell’Energia Internazionale (IEA)
il mondo è molto più vicino a rimanere senza petrolio
rispetto a quello che dicono le stime ufficiali.
L’informatore afferma che è
stata deliberatamente sottovalutata la carenza di
petrolio per paura di scatenare panico sugli
acquisti.
L’alto funzionario sostiene che gli Stati Uniti hanno
svolto un ruolo influente nel favorire la
sottovalutazione del tasso di diminuzione dei giacimenti
esistenti, mentre si è esagerato sulle possibilità di
trovare nuove riserve di petrolio.
Le accuse sollevano seri interrogativi circa l’esattezza
delle ultime stime dell’organizzazione World Energy
Outlook (nrd rapporto sullo stato dell’economia mondiale
pubblicato redatto dal Fondo Monetario Internazionale)
sulla domanda e l’offerta di petrolio che sarà
pubblicato domani (ndr 10 novembre 2009) e che viene
utilizzato dal governo britannico e da molti altri
governi per dare un indirizzo ai loro consumi di energia
e per le loro politiche sui cambiamenti climatici.
In particolare si chiede che la previsione dell’ultimo
World Economic Outlook si ripeta anche per quest’anno e
che la produzione di petrolio possa essere aumentata
dall’attuale livello di 83 milioni di barili al giorno a
105m di barili al giorno. Alcuni critici hanno sostenuto
che questo non può essere suffragato da prove certe e
dicono che il mondo ha già superato il picco della
produzione petrolifera.
Ora la teoria del “picco del petrolio” sta guadagnando
il sostegno delle istituzioni dell’energia globali.
“L‘IEA (Agenzia Internazionale dell’Energia) nel 2005 ha
predetto che le forniture di petrolio sarebbero potute
aumentare ad oltre 120 milioni di barili al giorno entro
il 2030, anche se l’anno scorso (2008) è stata costretta
a ridurre gradualmente questa previsione prima a 116
milioni poi a 105 milioni”, ha detto la fonte IEA, che
non ha voluto essere identificato per timore di
rappresaglie all’interno della sua compagnia. “La
previsione di 120 milioni di barili era una sciocchezza,
ma anche il numero di oggi è troppo alto da poter essere
giustificato dalla IEA”.
“Molti all’interno dell’organizzazione credono che
mantenere le forniture di petrolio tra i 90 e i 95
milioni di barili al giorno sarebbe impossibile, ma si
teme che possa diffondersi il panico sui mercati
finanziari se le cifre fossero ulteriormente ridotte.
Gli americani temono la fine della supremazia del
petrolio perché metterebbe in pericolo il loro potere
sull’accesso alle risorse”, ha aggiunto la fonte.
Una seconda fonte IEA (senior), che era
anche disposta a dare il proprio nome, ha detto che una
regola fondamentale presso l’organizzazione era che
fosse “indispensabile non fare arrabbiare gli
americani”, ma il fatto è che non c’era abbastanza
petrolio nel mondo come era stato detto. “Siamo [già]
entrati nella zona del ‘picco del petrolio’. Credo che
la situazione sia davvero critica”, ha aggiunto.
L’IEA riconosce l’importanza dei suoi stessi dati, che
vanta sul suo sito: “I governi IEA e l’industrie di
tutto il mondo si affidano al World Energy Outlook per
avere una base coerente su cui si possano formulare
politiche e piani di attività di progettazione “. Il
governo britannico, tra le altre, usa sempre le
statistiche IEA piuttosto che le proprie per sostenere
che non vi è minaccia per le forniture di petrolio a
lungo termine.
L’IEA ha detto stasera che i critici del picco del
petrolio avevano spesso erroneamente messo in dubbio
l’esattezza delle sue stime. Un portavoce ha detto che
non era in grado di pronunciarsi in anticipo sul
rapporto 2009 che sarebbe stato rilasciato domani.
John Hemming, il deputato che presiede il gruppo
parlamentare All-Party sul picco del petrolio e del gas,
ha detto che le rivelazioni hanno confermato i suoi
sospetti e che l’IEA ha minimizzato che il mondo sta
esaurendo rapidamente il petrolio e questo ha profonde
implicazioni sulla politica energetica del governo
britannico. Ha aggiunto che era anche stato contattato
da alcuni funzionari IEA non contenti del suo
indipendente scetticismo sulle previsioni. “Il ricorso
ai rapporti dell’IEA è stato usato per giustificare chi
sostiene che le forniture di petrolio e gas non
raggiungeranno il picco prima del 2030. E’ chiaro ora
che questo non è vero e le stime IEA non possono essere
invocate a sostegno”, ha detto Hemming.
“Tutto questo dà un peso ai colloqui di Copenaghen
[cambiamento climatico] e un urgente necessità per il
Regno Unito ad accelerare il passo verso un futuro con
una economia più sostenibile [basso tenore di carbone]
se si vogliono evitare gravi perturbazioni economiche”,
ha aggiunto.
L’IEA è stato istituito nel 1974 dopo la crisi
petrolifera nel tentativo di cercare di assicurare
l’approvvigionamento energetico in occidente. Il World
Energy Outlook viene prodotta ogni anno sotto il
controllo del capo economista dell’IEA, Fatih Birol, che
ha difeso le proiezioni da precedenti attacchi esterni.
Alcuni critici spesso, sul picco del petrolio, hanno
messo in dubbio i dati IEA. Ma ora fonti IEA, che hanno
contattato il Guardian, dicono che Birol ha sempre più
tenuto testa a domande sulle stime all’interno
dell’organizzazione.
Matt Simmons, uno stimato esperto dell’industria
petrolifera, ha da tempo messo in discussione i tassi di
declino del petrolio e le statistiche fornite da Arabia
Saudita per i suoi giacimenti. Ha sollevato
interrogativi sul fatto che il picco del petrolio è
molto più vicino di quanto molti hanno accettato.
Il mese scorso il rapporto Britannico “Energy Research
Centre” (UKERC) diceva che il picco della produzione
mondiale dell’estrazione di petrolio convenzionale
potrebbe andare in declino prima del 2020 – ma che il
governo non ha fronteggiato il rischio. Steve Sorrell,
principale autore del rapporto, ha detto che le
previsioni suggeriscono che il picco della produzione di
petrolio non avverrà prima del 2030 “nella migliore
delle ipotesi ottimistica e nella peggiore delle ipotesi
plausibili”. Ma già nel 2004 ci sono state persone che
davano avvertimenti. Colin Campbell, un ex dirigente
della francese Total ha detto in una conferenza: “Se le
vere stime [sulla riserva di petrolio] dovessero venir
fuori ci sarebbe il panico sui mercati azionari … ciò
alla fine non soddisferebbe nessuno”.
By Terry Macaliste - Tratto da: Comedonchischiotte
Versione originale: Fonte:
http://www.guardian.co.uk/environment/2009/nov/09/peak-oil-international-energy-agency
Versione italiana: Fonte:
http://codenamejumper.wordpress.com/2009/11/12/le-stime-sulle-riserve-del-petrolio-sono-false/
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Acque
costiere: meno pesticidi, ma i metalli restano - Gli
inquinanti legati alla filiera del petrolio sono quelli
su cui hanno meno influito le normative sull’
inquinamento delle acque
Uno studio ventennale della National Oceanographic and
Atmospheric Administration (NOAA) indica che le
leggi per la protezione ambientale introdotte negli
Stati Uniti negli anni settanta del XX secolo hanno
ridotto i livelli di contaminanti presenti nelle acque
costiere del paese. Tuttavia, in prossimità delle aree
urbane e industrializzate persistono elevati livelli di
metalli e di contaminanti organici.
"È interessante notare che i pesticidi, come il DDT,
e i composti chimici industriali hanno mostrato una
significativa tendenza alla diminuzione, ma che questa
tendenza non c'è per i metalli", ha dichiarato
Gunnar Lauenstein. "Le preoccupazioni nascono da quei
contaminanti che continuano a essere su livelli
problematici, fra cui quelli legati alla filiera del
petrolio e alle attività nautiche."
In particolare, il rapporto - che è stato redatto sulla
base dei dati ottenuti valutando l'assorbimento degli
inquinanti da parte dei molluschi marini - ha
documentato una tendenza generale alla diminuzione della
presenza di DDT e di PCB. Anche la regione dell'estuario
del fiume Hudson, una delle più critiche, ha mostrato
una drastica diminuzione dei livelli nell'80 per cento
dei siti monitorati. Si sono ridotte anche le quantità
di Tibutyl Tin e di altre sostanze affini utilizzate per
ridurre la proliferazione degli organismi sulle chiglie
delle navi, di cui è noto il grave effetto negativo su
tutti gli organismi marini.
Per contro continua a
destare un forte allarme la contaminazione legata agli
inquinanti di origine petrolifera,
che permane alta e raggiunge punte particolarmente
elevate, anche a distanza di anni, in vaste aree
circostanti ai punti in cui si sono verificati
sversamenti di greggio.
Infine, ha fatto la sua comparsa un nuovo tipo di
contaminati, i ritardanti di fiamma, come il PBDE (etere
di difenile polibromurato) e i PBB (bifenili
polibromurati), i cui effetti sugli ecosistemi marini e
sulla salute umana sono ancora sotto esame. (gg)
Tratto da:
http://lescienze.espresso.repubblica.it
Ecco dimostrata la forza
delle Multinazionali
per nascondere i loro rifiuti ed il loro inquinamento
ambientale...
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