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GUIDA
alla SALUTE NATURALE
Centrale
nucleare Il nucleare ? Costoso e
pericoloso, si punti piuttosto sulle
rinnovabili. In una lettera aperta
al Governo oltre 1300 personalità
del mondo scientifico italiano si
esprimono sulla politica energetica
da seguire. "Nucleare significa non
saper guardare lontano".
È arrivato
proprio alla vigilia del Consiglio
dei ministri di domani il secco "no"
al nucleare di una larga parte della
comunità scientifica italiana. Una lettera aperta, firmata
da oltre 1300 accademici -
indirizzata al presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi, al
Ministro dello sviluppo economico
Claudio Scajola e alla
Ministra
dell’istruzione, dell’università e
della ricerca Mariastella Gelmini -
e ai tecnici del Ministero dello
sviluppo economico che stanno
mettendo a punto lo scenario della
ripresa dell’impegno nucleare che,
mercoledì pomeriggio, dovrà essere
approvato in Consiglio dei ministri,
all’interno del “piano triennale di
sviluppo”, annunciato dal
Governo come accompagnamento alla
manovra economica di anticipo della
Finanziaria 2009.
“A nostro
parere - si legge nelle missiva -
l’opzione nucleare non può essere
considerata la soluzione del
problema energetico per molti
motivi: necessità di enormi finanziamenti
pubblici, insicurezza intrinseca
della filiera tecnologica,
difficoltà a reperire depositi
sicuri per le scorie radioattive,
stretta connessione tra nucleare civile
e militare, possibile bersaglio per
attacchi terroristici, aumento delle
disuguaglianze tra paesi
tecnologicamente avanzati e paesi
poveri, scarsità di combustibili
nucleari.”
La questione
energetica - scrivono gli scienziati
al Governo, mettendo a disposizione
le loro competenze per discutere in
maniera approfondita il problema
energetico nelle sedi
opportune – va affrontata puntando
sulle rinnovabili: “Sviluppare l’uso
dell’energia solare e delle altre
energie rinnovabili significa
guardare lontano, che è la
qualità distintiva dei veri
statisti. Guardare lontano nel tempo
getta le basi per un positivo
sviluppo tecnologico, industriale e
occupazionale del nostro Paese, senza
dare pericolosi fardelli alle
prossime generazioni. Guardare
lontano nel mondo, perché, a
differenza dei combustibili fossili
e dell’uranio, l’energia solare e le
altre rinnovabili sono presenti in
ogni luogo della Terra e, quindi, il
loro sviluppo contribuirà al
superamento delle disuguaglianze e
al consolidamento della pace.”
Un’iniziativa,
quella docenti e ricercatori delle
Università e Centri di ricerca
Italiani, che parte con un appello lanciato ancora
prima delle elezioni per una
politica energetica ragionata che
coinvolga i saperi del mondo
scientifico. Appello pubblicato a marzo per iniziativa
di un gruppo di accademici delle
maggiori università italiane
raccolti che, complici le scelte
annunciate dal nuovo Governo, ha
raccolto oggi le adesioni di oltre 1300
di scienziati e oltre 4300
cittadini.
Intanto, mentre
venerdì prossimo si riunisce al Mse
il gruppo di lavoro
Governo-Regioni-Enea-Apat che deve
individuare l’iter per realizzare il
deposito in cui allocare i rifiuti
nucleari, anche in Gran Bretagna si
discute di come smaltire le scorie.
Il governo del Regno Unito - dove si
parla di nuove centrali nucleari, ma
ancora si deve
risolvere il problema delle scorie -
sta approntando un piano che prevede
compensazioni economiche e di
servizi alle comunità che si
renderanno disponibili ad ospitare i
depositi di materiale radioattivo.
Una mossa che secondo il ministro
inglese dovrebbe ridare fiducia agli
investitori e attirare finanziamenti
all’industria dell’atomo, ma
che per ora ha suscitato solo le
reazioni dei contrari al nucleare,
che hanno obiettato che i rifiuti
delle nuove centrali saranno ancora
più radioattivi e difficili da
smaltire e che, nonostante gli
incentivi, il piano difficilmente
incontrerà il favore delle
popolazioni.
vedi: La minaccia della centrale atomica di Krsko
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