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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


SOSTANZE TOSSICHE = INQUINAMENTO e MALATTIE
Sostanze Tossiche, comunicato ECHA 2011
 

Record di bimbi malformati, 15-07-2005 

vedi anche: Malattie in aumento nei bambini per i Vaccini che li rendono
iper sensibili anche all'inquinamento atmosferico.
Studio della Regione Sicilia (IT): dove ci sono raffinerie (NdR: e/o altre industrie che emettono sostanze tossiche nell' nell'Ambiente, inquinandolo), ci si ammala di più e si muore di più.
vedi: Intossicazione + Rifiuti tossici + Cibi Contaminati + Ecologia


SOSTANZE TOSSICHE (Veleni) per l'aria, acqua, territorio e per gli Esseri Viventi (Inquinamento ambiente corporeo)
Definizione di "sostanza tossica" -  vedi: Sostanze Pericolose
La letteratura scientifica descrive uno svariato numero di sostanze tossiche sia per gli animali che per l’uomo, derivate da vegetali superiori, conosciute come fitotossine, che possono essere presenti in frutti e vegetali che fanno parte della nostra dieta.
Già nel papiro di Ebers, datato 1550 a.C., si descriveva una varietà di veleni presenti nelle piante. Gli antichi Greci e i Romani possedevano ampie conoscenze sui componenti tossici delle piante. La cicuta che contiene diversi alcaloidi tossici  veniva infatti somministrata ai condannati a morte e fu utilizzata per l’esecuzione di Socrate (470-399 a.C.) (1).
Nell'era "moderna" vi si aggiungono quelle prodotte dal mondo dell'industria, come sottoprodotti da lavorazioni industriali e/o vere e proprie sostanze prodotte industrialmente, per vari usi che inquinano ambiente ed esseri viventi.
Il termine INQUINAMENTO indica l' introduzione nell' ambiente di sostanze in grado di provocare pericoli effettivi o potenziali per la salute dell' uomo oppure di minacciare l' esistenza di animali o piante.
 Se ci chiedessero che cos' è l' ambiente, la nostra prima risposta sarebbe "il verde che ci circonda", "la natura"; ma in realtà è un insieme di diversi fattori (esseri viventi, caratteristiche ambientali, interventi umani o naturali) che permettono la vita; in esso anche un piccolo cambiamento può causare gravi conseguenze.
Anche l' uomo in questo sistema svolge una funzione importante, ma spesso opera interventi locali che rovinano in modo irreparabile gli ecosistemi.
L'inquinamento dell' ambiente danneggia anche la salute dell' uomo. Esiste una correlazione tra lo smog che viene continuamente respirato e i tassi di mortalità specie per casi di leucemia. Attraverso delle indagini americane si è dimostrato che la mortalità globale aumenta dello 0,6 per cento e che i ricoveri degli anziani per malattie polmonari salgono dell' 1,5.
Il problema sembra di difficile soluzione ma la consapevolezza che le risorse del nostro Pianeta non sono illimitate e che nel nostro piccolo possiamo fare qualcosa per inquinare meno è già un passo avanti. Per attuare ciò è indispensabile un profondo cambiamento della nostra mentalità di uomini delle società industrializzate. Conservare la natura vuol dire anche e soprattutto prevedere il futuro agendo sul presente e per fare ciò è indispensabile utilizzare al meglio la risorsa più promettente per il nostro difficile domani: il nostro cervello.
L'inquinamento ambientale e quindi corporeo deve divenire il centro delle nostre attenzioni soprattutto in tutti coloro che vogliono vivere una vita SANA e che si devono ovviamente occupare anche e soprattutto della difesa dell'ambiente in cui vivono, con una posizione quindi molto concreta, ed azioni mirate a sensibilizzare=obbligare i politici a fare il loro dovere per la Tutela della Salute ambientale e corporea..

vedi: WWF e le Sostanze tossiche + Elenco delle sostanze tossiche e loro effetti + ISPELS elenco sostanze tossiche Data Base +
Medici per l'ambiente PDF

Un esempio Italiano:
GELA (Sicilia, Italy) - Dove volevano morire di cancro piuttosto che morire di fame i veleni hanno portato altri orrori. Ed è lì, solo lì tra le ciminiere che sputano fiamme che l'aria è un morbo. E' in quella Sicilia che un tempo sognava per i suoi giacimenti e per le sue trivelle che nascono bambini malformati, tanti. Più che a Porto Marghera. Più che a Taranto.
Più che nell'inferno di Priolo e di Melilli. "Per le ipospadie un dato così alto non si era mai ufficialmente registrato in realtà industriali del mondo intero", rivela la relazione che un'équipe di periti ha appena consegnato alla magistratura di Gela. Sono numeri da paura.

Un'indagine scopre che su 13 mila nati tra il 1992 e il 2002 quasi 700 presentano malformazioni cardiovascolari, agli arti, all'apparato digerente, ai genitali esterni soprattutto. Queste ultime risultano superiori alla media nazionale più del 250 per cento. "In letteratura non è riportato nulla di simile, certi valori per le ipospadie si erano sfiorati fino ad ora solo nell'area di Augusta", spiega Fabrizio Bianchi, primo ricercatore del Cnr, coordinatore italiano delle rete europea sulle malformazioni congenite e anche uno degli esperti che sta "analizzando" i danni provocati dai camini che buttano fumi mortali dentro e intorno alla quinta città siciliana per abitanti, 100 mila, una striscia di terra dove in certi giorni il mare davanti è color dell'inchiostro. Ma paura fanno anche quegli altri risultati venuti fuori da uno studio del Ministero della Salute e dall'Osservatorio epidemiologico della Regione sui "siti industriali" dell'isola, il "triangolo" a nord di Siracusa, Milazzo, Biancavilla. Dove ci sono raffinerie ci si ammala sempre di più, si muore sempre più facilmente, l'incidenza dei tumori è del 50 per cento in più che nel resto della Sicilia.

E' Gela il caso più spaventoso. Ed è a Gela che un'inchiesta giudiziaria proverà a stabilire il nesso di causalità tra veleni chimici e malformazioni.

Sono già state esaminate 50 mila cartelle cliniche, un'esplorazione a vasto raggio sui bimbi nati male e un'altra sulle morti sospette tra i 7 mila dipendenti transitati nei reparti degli stabilimenti dell'Anic e dell'Agip fin dal 1959, l'anno di apertura del Petrolchimico, l'anno del signore in cui Gela e quella Sicilia ammaliata da Enrico Mattei inseguirono il miraggio dell'oro nero.

La ricerca sugli effetti tossici è stata ordinata dal sostituto procuratore Alessandro Sutera Sardo, lo stesso che nel 2002 fece chiudere quattordici serbatoi e due depositi di carbone della raffineria. L'inchiesta procede sulla base dei numeri che fornisce un pool di esperti: Fabrizio Bianchi Cnr, Sebastiano Bianca, genetista, Pietro Comba, Iss, Annibale Bigeri, statistico. Sono loro che hanno raccolto ed elaborato i primi dati. "Ci sono picchi che lasciano sgomenti", racconta il sostituto procuratore Alessandro Sardo Sutera. La percentuale di bimbi malformati a Gela è di 40 su mille. Di quei 40 casi, 5 sono ipospadie. Ma tante sono anche le malformazioni cardiovascolari.

Ecco un passo della relazione degli esperti trasmessa alla procura: "L'eccesso di rischio osservato a Gela per i difetti dei setti cardiaci e dei grandi vasi è consistente. In particolare eccessi positivi sono stati riportati in associazione con contaminazione di metalli pesanti e/o solventi organoclorurati presenti nelle acque ad uso civico, piombo in aree contaminate, solventi organici in ambiente lavorativo o residenziale, composti fenolici, per l'esposizione materna e paterna a pesticidi e per la residenza vicina a discariche di rifiuti". Le sostanze che appestano sono tante altre. Idrocarburi aromatici. Diossine. Mercurio. Arsenico.

I quasi 700 bambini con handicap sono stati tutti individuati, rintracciati e visitati. "E cinque di loro sono stati salvati per miracolo, operati d'urgenza negli ospedali di Catania", ricorda il magistrato di Gela. La sua inchiesta scava sulle malformazioni ma punta anche a verificare un collegamento "tra la presenza del petrolchimico e i tumori". Una prima analisi ha accertato quanti morti di cancro ci sono stati negli ultimi 40 anni tra i dipendenti: 641.

Una seconda analisi ha selezionato 195 casi, quelli di "elevata probabilità di ricondurre la morte all'esposizione" dei veleni dello stabilimento. Gli esperti stanno lavorando su questi 195 decessi. Per tumore al polmone se ne sono andati in 60, 35 quelli morti per un male all'apparato respiratorio e 34 per leucemia. Tutti gli altri per mesoteliomi, nefropatie, morbo di Parkinson.

A Gela è stato riscontrato un tasso di mortalità superiore alla media italiana del 57% in più per i tumori allo stomaco per i maschi e del 74% in più al colon retto per le femmine, più del 13% gli uomini e più del 25% le donne gelesi decedute per malattie cardiovascolari, 20% in più le cirrosi diagnosticate a maschi e femmine. "Fino a questo momento abbiamo individuato 25 casi sicuri di persone colpite da tumore che lavoravano là dentro", dice Sutera Sardo, dipendenti del petrolchimico morti di petrolchimico.
Per le esalazioni di acido solforico e per l'amianto, per l'ammoniaca respirata, per il benzene e per il benzolo, per il mercurio. L'inchiesta giudiziaria sull'impianto di Gela sarà probabilmente chiusa alla fine dell'anno. Ma già i primi numeri raccontano quanto è costato il sogno industriale siciliano.
By Attilio Bolzoni  - Tratto da: www.repubblica.it


Commento NdR: sono i bambini vaccinati quelli piu' a rischio, perche' essi sono stati gia' e fin da lattanti resi ipersensibili ed inquinati da sostanze pericolose contenute nei Vaccini; ma non sono da meno anche gli adulti super vaccinati come l'attuale generazione (siamo alla 3°-4° generazione di vaccinati) che sta figliando, i quali trasmettono ai loro figli le Mutazioni Genetiche che i Vaccini da loro subiti, hanno indotto !

La tabella che segue mostra le raffinerie di petrolio presenti in Italia ripartite per zona geografica
vedi: Mal'Aria, Documento di Lega Ambiente
 

Nord Ovest

Proprietà

Località

Cap.*

Lav.**

Eni Div. R. & M.

Eni

Sannazzaro (PV)

8,50

9,11

Sarpom

Esso, Erg

Trecate (NO)

8,75

7,28

Tamoil

Tamoil

Cremona

4,50

3,71

Totale Nord Ovest

21,75

20,10

Nord Est

Proprietà

Località

Cap.

Lav.

Eni Div. R. & M.

Eni

P. Marghera (VE)

4,2

4,36

Ies

Ies (gruppo MOL)

Mantova

2,6

2,28

Totale Nord Est

6,8

6,64

Tirreno

Proprietà

Località

Cap.

Lav.

Eni Div. R. & M.

Eni

Livorno

4,30

5,38

Iplom

Iplom

Busalla (GE)

1,75

1,69

Raff. di Roma

Total, Erg

Pantano (Roma)

4,30

4,16

Totale Tirreno

10,35

11,23

Adriatico

Proprietà

Località

Cap.

Lav.

Api

Api

Falconara M. (AN)

3,90

3,43

Alma

Alma

Ravenna

---

0,38

Eni Div. R. & M.

Eni

Taranto

5,50

6,27

Totale Adriatico

9,40

10,08

Isole

Proprietà

Località

Cap.

Lav.

Erg Med Isab nord

Erg

Priolo G. (SR)

8,00

6,92

Erg Med Isab sud

Erg

Priolo G. (SR)

11,40

12,47

Esso

Esso

Augusta (SR)

8,80

9,16

Raff. di Gela

Eni

Gela (CL)

5,00

5,03

Raff. di Milazzo

Eni, K.P.I.

Milazzo (ME)

9,80

9,16

Saras

Saras

Sarroch (CA)

15,00

15,76

Totale Isole

58,00

58,50

Totale Raffinazione in Italia

106,30

106,55


Tratto da: sacerpetroli.it

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CAMBIAMENTI CLIMATICI

L’acidità del mar Tirreno è aumentata a danno delle specie

Le emissioni di biossido di carbonio stanno in qualche modo contribuendo sia ad un più rapido riscaldamento del pianeta che all’acidificazione degli oceani. Recentemente, il Dipartimento di Ecologia del Carnegie Institution e l’Università delle Hawaii hanno reso noti i risultati di un’approfondita ricerca per studiare le conseguenze di questa variazione di acidità sugli organismi marini.
I ricercatori Ken Caldeira e Richard Zeebe hanno sottolineato come gli oceani abbiano assorbito circa il 40% del biossido di carbonio (Co2) emesso dalle attività umane negli ultimi due secoli. “Se da un lato ciò ha rallentato il riscaldamento globale, dall’altro non possiamo ignorare che il biossido di carbonio in eccesso ha causato una variazione del pH medio della superficie di circa 0,1 unità dall’era preindustriale”.
Numerosi esperimenti hanno mostrato che tale acidificazione può danneggiare gli organismi marini: variazioni di 0,2-0,3 unità possono influire sulla capacità di organismi chiave come i coralli e alcune specie di plancton di costruire il proprio scheletro, costituito per la maggior parte dei casi da minerali di carbonato di calcio sensibili al pH. “A differenza delle previsioni sul cambiamento climatico globale, le proiezioni sulla futura chimica globale degli oceani sono indipendenti dal modello su una scala temporale di alcuni secoli”, ricordano gli autori.

“Proprio perché la chimica del Co2 delle acque oceaniche è ben nota e le variazioni nella chimica dei carbonati nella superficie degli oceani riproduce le variazioni atmosferiche di Co2”. Purtroppo, le già poco confortanti previsioni degli americani sono state immediatamente confermate da uno studio tutto italiano. I ricercatori della Stazione Zoologica partenopea Anton Dohrn e quelli della Seconda Università degli studi di Napoli hanno condotto osservazioni che hanno consentito di andare ben oltre il dato sperimentale, giacché conchiglie di lumache marine ridotte ad un sottilissimo strato trasparente e la contemporanea crescita di alghe di ecosistemi del tutto estranei al mare di Ischia rappresentano delle conseguenze certe e documentate della variazione della chimica di alcuni punti del Tirreno. Per troppo tempo il tema del riscaldamento del Pianeta è stato utilizzato in chiave strumentale e affrontato in maniera deliberatamente superficiale: superato l’oscurantismo dell’ecologismo del “no” è arrivato il momento di Fare. Se davvero si vuole incidere sulle emissioni di carbonio partendo da quelle prodotte dai combustibili fossili, accelerandone la sostituzione, bisogna avere il coraggio di attuare adesso una politica di incentivi che rafforzi quella delle quote di abbattimento previste dal protocollo di Kyoto e consenta di puntare con decisione sull’idrogeno.
By Eustachio Voza - Tratto da: opinione.it

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Malformazioni da DDt - 01/11/2009
I bambini con problemi ai testicoli, all’uretra o al pene sono molto più frequenti nei luoghi irrorati con l’insetticida. Anche a distanza di dieci anni.

La nascita di bambini maschi con difetti congeniti dell'apparato urogenitale è molto più frequente nei luoghi bonificati con massicce quantità di DDt (diclorodifeniltricloroetano) rispetto alle aree non trattate con l’insetticida. L’allarme arriva da uno studio dell'Università di Pretoria, in Sudafrica, dove tra il 1995 e il 2003 si è fatto un largo uso del composto chimico per la lotta alla malaria.

L’indagine, pubblicata su Urology Journal (Bjui), è stata effettuata su 3.310 bambini nati nella Provincia del Limpopo tra il 2004 e il 2006; di questi, 2.396 neonati provenivano da 109 villaggi in cui il Ddt è stato utilizzato in modo massiccio, gli altri 914 sono invece nati in 97 villaggi in cui non si è ricorsi all’insetticida. I bambini con problemi ai testicoli, all’uretra o al pene sono stati 357, con un’incidenza del 33 per cento più alta nelle zone bonificate.

L’associazione è ancora più evidente se si considerano le abitudini di vita delle donne. Infatti, per le madri che sono rimaste a casa durante la gravidanza (invece che studiare o lavorare fuori dal proprio villaggio), la percentuale sale a 41 (Nello studio sono stati presi in considerazione anche altri fattori che possono alterare le statistiche, come l’abitudine al fumo, all’alcol, l’età della madre, quanto tempo è stata esposta alla sostanza e l’etnia).

Sebbene il DDt sia ormai bandito nella maggior parte dei paesi, viene ancora utilizzato nelle abitazioni delle zone in cui la malaria è endemica.
É stato inoltre stimato che la sostanza può permanere nel sangue anche 10-20 anni dopo l'ultima esposizione; ciò spiegherebbe perché i bambini nati dopo il periodo di massimo utilizzo dell’insetticida presentino comunque gravi problemi.
“Il DDt entra nell’organismo sia con la dieta sia attraverso l’ambiente in cui si vive e può attraversare la placenta ed essere presente nel latte delle madri”, ha spiegato Riana Bornman, prima autrice dell’articolo: “La concentrazione della sostanza nel cordone ombelicale è infatti molto simile a quella del sangue materno”.


Come riportano i ricercatori, il DDt ha contribuito in modo sostanziale a ridurre la diffusione della malaria in Sudafrica, ma ora che la malattia, a causa dei cambiamenti climatici, sembra poter diffondersi nuovamente, è necessario che tutte le autorità siano al corrente dei rischi per la salute legati all’uso di questa sostanza. “Noi, intanto, continueremo a studiare quali sono questi rischi e come possono essere ridotti”, ha concluso Bornman. (s.l.)

Tratto da galileonet.it

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L'autobus che filtra e mangia le polveri sottili

Lo scorso 30 settembre 2009 il sindaco di Roma, Gianni Alemanno, ha dichiarato l'intenzione della sua amministrazione d’introdurre massicciamente in tempi brevi un meccanismo che, montato sugli autobus cittadini, può essere in grado di assorbire le polveri sottili presenti nell’aria a causa dell’inquinamento.

Tale meccanismo, denominato sistema Luft, è già stato sperimentato sul tetto di un autobus che ha viaggiato per 15 giorni lungo le strade della Capitale, sembra con ottimi risultati. In particolare la sperimentazione, condotta anche con la partecipazione del dott. Stefano Montanari, direttore scientifico del laboratorio Nanodiagnostics di Modena, ha messo in luce la capacità del sistema di assorbire non solo le polveri di maggiori dimensioni (PM 10 e 2,5) ma anche le nanopolveri, estremamente più pericolose per salute in quanto in grado di penetrare all’interno dei tessuti umani e del sangue.

Il meccanismo (che potrebbe in futuro venire montato non solo sugli autobus, ma anche sui taxi, sui mezzi adibiti alla raccolta rifiuti ecc.) è basato su un sistema di filtrazione elettrostatica ...

 

... con tre celle ad alto rendimento alimentate dal mezzo stesso. L’esemplare montato sul tetto dell’autobus per la sperimentazione è stato in grado di filtrare 10 mila metri cubi di aria ogni ora, abbattendo le concentrazioni del particolato aerodisperso, con rendimenti nell’ordine del 90%.

 

Proprio i risultati della sperimentazione del sistema Luft, estremamente incoraggianti, soprattutto a fronte del fatto che il sistema sembra essere in grado di abbattere anche le nanoparticelle e non solamente le meno pericolose polveri sottili, hanno indotto il sindaco Alemanno ad investire cospicue risorse (dal momento che ogni impianto costerà circa 20 mila euro) per la seconda fase del progetto. Seconda fase durante la quale una decina di autobus, scelti fra quelli che coprono i percorsi oggetto di maggiore inquinamento, già individuati e segnalati ai cittadini, verranno equipaggiati con il sistema Luft.

Stupisce un poco constatare come proprio da un comune amministrato dal centrodestra (tradizionalmente la parte politica meno sensibile ai problemi ambientali) sia partito uno dei primi progetti mirati a contrastare concretamente l’inquinamento, attraverso un sistema che, perlomeno stando ai primi dati, sembra avere i numeri per farlo.

Tutto ciò mentre la maggior parte delle amministrazioni delle grandi città italiane, molte delle quali di centrosinistra e con assessori dichiaratamente ambientalisti, continuano ad affrontare il grave problema dell’inquinamento, attraverso tutta una serie di contromisure tanto inefficaci quanto anacronistiche.

Contromisure che vanno dal blocco del traffico alle targhe alterne, dall’introduzione del car sharing alla limitazione della circolazione alle auto più nuove (ma molte volte come nel caso del FAP perfino più inquinanti), per non parlare degli improbabili investimenti finalizzati all’affitto delle biciclette, in metropoli prive di piste ciclabili, come Torino, dove circolare in bici equivale ad attraversare a piedi un’autostrada.

Così come stupisce che sia proprio il Comune di Roma, una delle prime istituzioni in Italia a prendere coscienza, grazie alla collaborazione con il dott. Montanari, del problema costituito dalle nanopolveri, fino ad ora misconosciuto tanto dal legislatore quanto dalla politica.

By Marco Cedolin
 

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