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Sembrerebbe
roseo il futuro del settore energetico basato sul
solare.
Un rapporto
dell’Associazione Europea delle Industrie del Fotovoltaico prevede che
per i prossimi vent’anni ci sarà un notevole impulso all’energia
prodotta grazie allo sfruttamento di quella proveniente dalla nostra
stella.
Si è calcolato che entro il 2020 si potrà arrivare a produrre
circa il 10% del fabbisogno energetico dei paesi dell’Ocse, con la
tecnologia solare. E ovviamente le ricadute sarebbero anche di tipo
occupazionale. Inutile sottolineare l’importanza di tali
considerazioni in rapporto alla possibilità di sostituire i
combustibili fossili responsabili delle emissioni di gas serra: dalle
stime eseguite risulterebbe una riduzione delle emissioni di CO2 pari ad
oltre 600 milioni di tonnellate. In termini di bilancio energetico, poi,
facendo un po’ di conti, si osserva che la quantità annua di energia
che il sole fornisce alla terra è stimabile in circa 1024
Joule (un milione di miliardi di miliardi di joule), mentre il consumo
energetico annuo mondiale è valutato in circa 1020 Joule
(cento miliardi di miliardi di joule); il che vuol dire che ciò che il
sole fornisce come energia è 104 volte (diecimila volte)
quello che si consuma.
Ma in realtà occorre fare attenzione: se ci si
riferisce, per semplicità, alla sola tecnologia del fotovoltaico
(trasformazione di energia solare in energia elettrica), il rendimento
dei sistemi attualmente in uso è dell’ordine di grandezza dell’1%;
si comprende quindi, senza bisogno di ulteriori calcoli, che
servirebbero immense estensioni di pannelli solari per poter ricavare
certe quantità di energia elettrica da quella solare. Quasi sempre è
più conveniente convertire l'energia
solare in calore con un'efficienza notevolmente più
alta (per esempio quando si deve riscaldare l'aria o l'acqua che
circolano negli edifici).
E non occorre sforzarsi molto per capire che
è più conveniente utilizzare il sole nelle ore diurne per illuminare
direttamente e in modo naturale gli ambienti in cui
viviamo invece di convertirne l’energia in energia elettrica da
illuminazione. L'energia solare è un energia
diffusa a bassa intensità e sempre disponibile in
tutto il pianeta; ovviamente questa intensità è variabile a seconda
della latitudine a cui si “preleva”.
Per quanto riguarda la
diffusione della tecnologia del solare, è noto da tempo che gli
ostacoli principali sono la poca determinazione dei vari Governi
nell'attuare politiche efficaci a sostegno delle fonti rinnovabili e
l'ostruzionismo delle compagnie petrolifere che temono di perdere
potere e mercato.
Non a caso le principali industrie produttrici
di celle fotovoltaiche sono state acquistate proprio dalle
multinazionali petrolifere. Nonostante ciò, dal '96 il mercato globale
di pannelli fotovoltaici aumenta ogni anno del 33% e la crescita di
questa industria e' dovuta alla concorrenza sempre piu' elevata tra le
industrie del settore, in particolare in Germania e in Giappone. Molto
lavoro deve essere fatto ancora, invece, per attirare investimenti e
interesse del vasto pubblico. I benefici economici e sociali, oltre che
ambientali, del solare non sono ancora sufficientemente evidenziati.
Piu' che grandi centrali solari, il futuro di questa fonte energetica
sembra essere in piccoli impianti installati in complessi residenziali e
collegati alla rete elettrica. L'80% degli impianti, nel giro di un paio
di decenni, dovrebbe essere di questo tipo, con una capacita' media di 3
Kwp. Con impianti a misura di complesso residenziale, si
trasformerebbero in produttori circa 35 milioni di persone Europa.
L'Italia ha iniziato solo da poco a fare la sua parte, con un decreto
del marzo 2001 che finanzia 40.000 tetti fotovoltaici: il cittadino che
installerà i pannelli solari fotovoltaici potrà così rivendere alla
società fornitrice di energia elettrica l'energia prodotta in più,
rispetto a quella consumata.
Per dare impulso allo sviluppo e alla
diffusione della tecnologia solare, occorrerà pero' disincentivare il
consumo dei combustibili fossili; e il mercato e' orientato ancora verso
questo vecchio tipo di fonte energetica, soprattutto a causa di grandi
interessi delle compagnie petrolifere. Inoltre, ci sono delle situazioni
paradossali: si produce piu' energia solare nel nord della Germania che
nel Mediterraneo, ma con una precisazione: nelle isole greche si vedono
numerosissime abitazioni dotate di pannelli solari, mentre nel nostro
meridione, altrettanto “baciato dal sole”, siamo ancora molto
lontani da questa realtà.
By
Marco Bulletta
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CO2 da
nucleare e da fotovoltaico – 28/02/2010
Riversa in atmosfera più CO2 un KWh prodotto dalla
scissione dell'atomo oppure uno generato dalla
sollecitazione di un raggio di sole ad una cella
fotovoltaica ?
Se lo sono chiesti gli
studiosi americani Vasilis M. Ftenakis e Hyung Chul Kim
che hanno
analizzato l'intera filiera
che porta alla produzione elettrica nei due casi: con il
nucleare e con il fotovoltaico.
La produzione elettrica sia
nucleare che fotovoltaica ha bisogno di strumenti. Nel
primo caso il dispositivo principe è il reattore
nucleare formato da barre di uranio arricchito inserito
in un grande edificio chiamato centrale; nel secondo un
pannello di silicio appoggiato per terra o sopra un
tetto.
Nessuno dei due è nato dal
niente. Tutti e due sono il prodotto di una filiera
produttiva che parte dalla materia prima (il minerale
contente uranio per il nucleare e gli scarti di silicio
dall'industria microelettronica per il fotovoltaico) e,
attraverso varie fasi di lavorazione, arriva al prodotto
finito.
Per quanto riguarda il
nucleare, le fasi di produzione comprendono l’estrazione
del minerale contenente uranio, la polverizzazione e
separazione dalle scorie, l’arricchimento con isotopi
dell'uranio 235, la produzione delle barre di uranio
arricchito, la costruzione e lo smantellamento della
centrale e il trattamento delle scorie nucleari .
Per il fotovoltaico, si
fonde il silicio di scarto della produzione dei
microchip e si costruisce il pannello che poi deve
essere posizionato e alla fine smantellato.
I due ricercatori hanno
concluso che la fonte energetica nucleare produce più
gas serra: tra i 22 e i 49 g. CO2-eq/KWh (in media) per
il nucleare e 17-39 g. CO2-eq/KWh per il solare
fotovoltaico.
Basterà questa consapevolezza a far riflettere sulla
scelta nucleare, forse no, ma è un dato di cui tenere
conto.
Tratto da: energoclub.it -
Fonte:
LCA nucleare (in
inglese)
Energia SOLARE: Progetto
http://www.energyraft.org
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