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Alternative Medicine"
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ENERGIA EOLICA ed IMPATTO AMBIENTALE
 

Quei grandi “mulini a vento" del XXI secolo, che sono gli impianti ad energia eolica, incominciano a costituire un problema non indifferente dal punto di vista dell’impatto paesaggistico anche nel nostro Paese. 

Sorte prevalentemente sui crinali appenninici dell’Abruzzo e del Molise, le imponenti torri con enormi pale girevoli che raccolgono l’energia del vento costituiscono quasi sempre un brutto schiaffo al paesaggio, ma non solo dal punto di vista del colpo d’occhio d’insieme: anche andando a vedere bene da vicino, l’insieme di infrastrutture connesse, come fabbricati e viabilità di servizio ed i conseguenti nuovi elettrodotti che partono da queste “centrali del vento” per raggiungere i centri di distribuzione e consumo, costituiscono un ulteriore impatto sul territorio.

E non è finita qui: data la posizione, sui crinali, sulle creste, nelle gole (le zone dove il vento è più forte), il problema ambientale non è solo di “paesaggio”, ma anche di “passaggio”; infatti, l’avifauna che valica le montagne proprio in corrispondenza dei luoghi dove sono installate le torri eoliche, corre gravi rischi di impatto fisico con le enormi pale girevoli che stanno proliferando sui crinali appenninici del centro sud e delle isole maggiori, mettendo a rischio il volo soprattutto dei rapaci. In molti casi, si rischia di vanificare l’opera di reintroduzione dell’avifauna selvatica condotta pazientemente negli anni passati.

Perché questo proliferare dei nuovi mulini a vento? La legge Bersani stabilisce che produttori ed importatori di energia elettrica devono detenere una quota del 2% di produzione da fonti rinnovabili. Ora, la fonte energetica rinnovabile più economica è costituita proprio dalle centrali eoliche (immancabilmente ribattezzate “wind farms” dagli esterofili). 
Logico quindi che gli operatori abbiano scelto prevalentemente  l’eolico, che da solo costituisce ora il 97% circa della potenza dei nuovi impianti di energia rinnovabile per i quali è stata chiesta la connessione al gestore della rete nazionale. La potenza complessivamente installata è di circa 500 Mw, prodotta da un migliaio di torri eoliche che prelevano energia dal vento.

Sul problema accennato, la posizione degli Enti Locali è divisa: alcuni hanno agevolmente concesso gran parte del territorio comunale agli operatori eolici, che fanno interessati offerte. In altre situazioni alcuni comuni hanno adottato delibere contrarie all’installazione degli impianti eolici, giungendo in alcuni casi (Agnone in provincia di Isernia) a richiedere il blocco del funzionamento degli impianti attualmente esistenti. In Sardegna poi, isola notoriamente battuta da forti venti, soprattutto di maestrale, ci sono state le maggiori le maggiori richieste di connessione alla rete di trasmissione di nuovi impianti di produzione di energia eolica.

Non si fa dunque in tempo a percorrere una delle tante strade dell’”energia “pulita”, che pure quest’ultima crea problemi di impatto ambientale. E non soltanto da noi. Un grandissima parte delle centrali eoliche installate un po’ ovunque nel mondo si basa su una tecnologia proveniente dalla Germania. Lì si sta pensando di eliminare il problema dell’impatto paesaggistico e “faunistico” attraverso un progetto pilota che prevede l’installazione di nuove centrali eoliche in mare aperto, dove oltretutto il vento soffia molto più forte, per cui l’installazione di grandi torri potrebbe sfruttare più vantaggiosamente l’energia del vento. Ma anche lì sorgono problemi; laddove scompaiono quelli paesaggistici (almeno quelli terrestri) sorgono i problemi legati alla sicurezza della navigazione: le megacentrali eoliche marine costituirebbero una sorta di “nuove isole” da inserire nella cartografia marittima per garantire la sicurezza della navigazione in mare aperto. E comunque, anche l’impatto ambientale non verrebbe del tutto eliminato: si sposterebbe infatti dalla terraferma al mare, e si dovrebbe ricominciare da capo. Insomma, nulla di nuovo sotto il…vento. Forse si arriverà in futuro a creare istituzionalmente delle aree riservate alla produzione di energia eolica, sia sulla terraferma, sia in mare aperto. 
Detto tutto ciò, si vuol sottolineare come il problema sia aperto: in fondo, il tentativo di intraprendere i primi passi verso il raggiungimento degli obiettivi fissati nel Protocollo di Kyoto passa anche attraverso la tormentata strada dell’energia eolica.
By Marco Bullett
vedi: Energia Eolica - 1

ENERGIA elettrica con generatore che funziona ad acqua

Le nuove Frontiere dell'Eolico a Levitazione Magnetica

Si chiama MagLev Wind Turbine
e promette di rivoluzionare il settore dell'energia eolica. Una megaturbina che per funzionare sfrutta la levitazione magnetica, proprio come i treni superveloci giapponesi, ed è in grado di produrre fino ad 1 gigawatt di potenza: per fare lo stesso con i dispositivi tradizionali ci vorrebbero oltre 60 eliche. Una rivoluzione.

Ma i vantaggi dell'eolico magnetico non si esauriscono qui: la turbina è in grado di funzionare già con brezze leggere di soli 1,5 metri al secondo, ed è in grado di resistere anche a regimi più sostenuti da 40 metri al secondo (oltre 140 chilometri all'ora). Inoltre, l'assenza di parti meccaniche in movimento elimina l'attrito: solo l'1 per cento della forza del vento viene dispersa per muovere le pale, mentre il restante 99 per cento può essere convertito in energia pulita.

Le pale magnetiche sono anche economiche: costruirne una può costare fino al 75% in meno rispetto all'equivalente tradizionale, senza contare che mancando i complessi meccanismi che consentono al rotore di allinearsi con la direzione del vento viene anche considerevolmente ridotta la difficoltà di progettarle e realizzarle. E la manutenzione, che ha un costo, è di gran lunga inferiore: un apparato eolico-magnetico secondo i suoi progettisti potrebbe funzionare per 500 anni con un minimo di controlli periodici.

La nuova turbina è ancora un concept, è stata presentata all'inizio dell'estate in Cina al Wind Power Asia 2007, ma è destinata a diventare presto realtà: costruttori cinesi e statunitensi sono al lavoro per realizzare quanto prima esemplari funzionanti, con potenze comprese tra 400 e 5.000 watt cadauna, tanto per cominciare. A regime, produrre un kilowatt di elettricità potrebbe costare appena 0,7 centesimi di euro.
By Luca Annunziata - Tratto da: punto-informatico.it