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ECOLOGIA
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INTRODUZIONE, Info su Ambiente ed ecologia
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ECOLOGIA - 2
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tossici in Italia
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TOSSICI abbandonati +
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Carburante dai Rifiuti
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Coleotteri
distruttori +
Una Terra sempre meno verde
VISIONATE questo
DOCUMENTARIO che illustra i DISASTRI dell'Uomo
sulla propria casa, la Terra !
SACCHETTI di PLASTICA
Il GIORNO della TERRA,
FESTEGGIAMOLO PULENDO la TERRA
AUTO ELETTRICHE +
UN
FUTURO SOSTENIBILE
Medici per l'ambiente PDF +
Sostanze Tossiche, comunicato ECHA 2011
Auto ad acqua in Italia
Profezia degli indiani
Hopi: "Ci sarà un giorno in cui gli
uccelli cadranno dal cielo, gli animali che
popolano i boschi moriranno, il mare diventerà
nero e i fiumi scorreranno avvelenati.
Quel giorno, uomini di ogni razza si uniranno
come guerrieri dell'arcobaleno per lottare
contro la distruzione della Terra”.
Prima di introdurvi nell'argomento "Ecologia", sarebbe utile che leggeste
queste pagine, per comprendere successivamente
e bene cio' che esponiamo
su questo argomento molto importante !
Come
Nasce la Malattia
?
+
Dove e perché Nasce la malattia ? +
CONFLITTI
SPIRITUALI IRRISOLTI
Piu' Caos = Meno Salute
Infiammazione
(conCausa
delle malattie fisiche) + Tossiemia
+
La
Bugia Pasteuriana
(di
Pasteur) + Terrorismo
Mediatico
La
Teoria dei germi come causa delle malattie e' FALSA
+
Falsita'
della medicina ufficiale
+
Pericolo
Farmaci
Dall'INDUSTRIA dei FARMACI
all'industria della MALATTIA....
+
INFORMATORE SANITARIO
SPIRITO
e
SALUTE
=
Mente sana in Corpo Sano
PERDONARE
e NON TENERE RANCORE, FA BENE alla SALUTE
Un
gruppo di ricercatori hanno sperimentato con
successo la terapia del “perdono” di
genitori di vittime di omicidi in Irlanda del
Nord;
i risultati della sperimentazione su 259
persone, sono stati presentati al meeting
dell’American Psycological Association a San
Francisco (USA) dallo psicologo Carl Thorensen della
Stanford University
in California, che ha tenuto a sottolineare che
il perdono
deve essere inteso come rinuncia al
diritto di provare, esasperazione, rancore,
irritazione o desiderio di vendetta;
un
carattere clemente, facilita anche l’amore ed
i rapporti intimi !!
http://finanza.repubblica.it/scripts/cligipsw.dll?app=KWF&tpl=kwfinanza\dettaglio_news.tpl&del=20060417&fonte=AGI&codnews=119596
"Con il
Biodiesel - dice la
Coldiretti - si puo' ridurre
dell'80% le emissioni di
idrocarburi e
policiclici
aromatici e del 50 quelli di
particolato e polveri sottili
mentre con il
bioetanolo si
riducono
le emissioni di idrocarburi
aromatici come il
benzene del
50% e di oltre il 70% l'anidride
solforosa"
Video - Auto
elettrica batte
Ferrari 360 e Porsche Carrera GT
Costruita a breve in pochi
esemplari, costerà intorno ai
100.000 Euri ?
un motivo in più per essere
ottimisti per la produzione a
breve di city cars e altre auto
elettriche economiche,
sufficientemente veloci, a
prezzi competitivi
http://liberoblog.libero.it/fotoblog/bl3513.phtml
http://money.cnn.com/2006/05/04/technology/business2_wrightspeed/
Combustioni
ad emissione zero
http://www.nocoke.org/content/view/159/43/
GUIDA
alla LOGISTICA e TRASPORTI
(Nazionali
e Internazionali)
Una molecola ci
decontaminera' :
Spezzare il legame
tra gli atomi dei pesticidi e degli agenti nervini: un nuovo metodo per bonificare siti e
oggetti dagli Usa
http://www.galileonet.it/news/9775/una-molecola-ci-decontaminara
Progetto per
Realizzare un VILLAGGIO della SALUTE
(Ricerca
dell'Autosufficiente)
+
Energia a volonta' e
gratis +
Le
Piante parlano e comunicano fra di loro
PIATTAFORMA ECOLOGICA
(Italy):
http://www.asml.it/amb_piat.html
www.Greenplanet.net
Sito
contro l'intossicazione dei
bambini:
http://www.ewg.org/
La
SECONDA LEGGE dell’ECOLOGIA
”La legge sottolinea
che in natura non esiste “lo
spreco”. In ogni sistema
naturale, ciò che viene
eliminato da un organismo, come
rifiuto, viene utilizzato da un
altro come cibo. …
Niente scompare. Si ha
semplicemente un trasferimento
della sostanza da un luogo
all’altro, una variazione di
forma molecolare che agisce sui
processi vitali dell’organismo
del quale viene a fare parte per
un certo tempo. …Una batteria
contenente
mercurio viene usata e
quindi “gettata via”.
Ma dove va realmente a finire ?
Prima trova ospitalità in una
pattumiera, poi viene raccolta e
bruciata in un inceneritore. Qui
il mercurio si riscalda e si
trasforma in vapori che
raggiungono l’atmosfera.
Supponiamo che questo mercurio
finisca in un lago di montagna;
esso si condenserà finendo sul
fondo, dove verrà attivato dai
batteri e convertito in mercurio
metile, sostanza solubile che
può essere ingerita dai pesci.
Il pesce, non sapendolo
metabolizzare, lo accumulerà nei
propri organi e nella carne. Poi
verrà pescato e mangiato
dall’uomo, divenendo parte
dannosa del suo organismo.
Una
delle cause principali
dell’attuale crisi ambientale è
dovuta al fatto che grosse
quantità di materia prima sono
state sottratte alla terra,
trasformate in nuove forme e
scaricate nell’ambiente, senza
tenere conto della legge che
“ogni cosa finisce da qualche
parte”.
Troppo spesso il risultato è
l’accumularsi di quantità
dannose di sostanze in luoghi
non prescelti dalla natura come
loro ultimo destino”
Barry Commoner,
Il cerchio da chiudere, Milano,
1977, pp 47-48
SOLUZIONI LOCALI per un
DISORDINE GLOBALE
Questo documentario di Coline Serreau non
è solo un documentario “ecologista”, ma vuole mostrare
le recenti ed attuabili soluzioni a un’appropriazione
della catena alimentare che è una minaccia incombente
oltre che per la salute ed il pianeta, anche per la
libertà individuale e collettiva.
La regista incontra in tutto il mondo
persone che si adoperano per mettere in pratica le
proprie soluzioni ai disordini ambientali voluti dagli
imperi finanziari dominanti.
Fra i protagonisti: Vandana Shiva, Pierre
Rabhi, Lydiae Claude Bourguignon, il Movimento
Lavoratori Senzaterra, Kokopelli, M. Antoniets , Ana
Pradeshi, Philippe Desbrosses, Joao Pedro Stedile, Serge
Latouche, Devinder Sharma, Laurent Marbot, ecc.
“Con questo film, mostro che ci sono in
tutto il mondo, persone che, senza saperlo, fanno la
stessa cosa, che hanno la stessa filosofia di vita e le
usano le stesse pratiche con la Madre Terra.
Evidenziare l’universalità di soluzioni,
così come la loro semplicità, questo è il vero scopo del
film.” Coline Serreau
NOTE TECNICHE:
attivare con il pulsante cc (captions) i sottotitoli in
italiano realizzati per l’edizione.
Ripreso da: http://www.oggitreviso.it/disordine-soluzioni-di-coline-serreau-85831
STATO dei FIUMI Italiani
Pubblicato da Legambiente e
Corpo Forestale il dossier 2006
sullo stato dei fiumi italiani,
e sul controllo delle illegalità:
http://www.lanuovaecologia.it/documenti/fiumi
e legalita.doc
(clicckare "annulla" alla
richiesta di password)
Riassunto del Dossier e
Commenti:
Sui nostri fiumi, ogni giorno,
vengono commessi 4 illeciti:
sono 5.000 i reati tra il 2003 e
il 2005, 4.053 amministrativi e
991 penali.
Pesca illegale, captazioni,
sversamento di sostanze
inquinanti delle acque, mancata
depurazione degli scarichi
civili e industriali, furto di
ghiaia e inerti dagli alvei e
abusivismo edilizio lungo le
sponde: ecco i principali nemici
degli ecosistemi fluviali e
delle tante economie locali
eco-sostenibili che vi
convivono.
Nel Lazio, in Abruzzo e in
Toscana la situazione più
pesante per i fiumi, con
rispettivamente 870, 848, 476
illeciti accertati dal Corpo
forestale dello Stato
nell'ultimo triennio. Illegalità
commesse da pochi che rischiano
di pregiudicare per sempre un
bene di tutti, ecosistemi
fluviali che rappresentano
luoghi di altissimo pregio
paesaggistico e naturalistico. E
parliamo soltanto di quegli
illeciti che sono stati
accertati dal Corpo forestale
dello Stato, senza tenere conto
di quelli accertati dalle altre
forze di polizia che concorrono
alla salvaguardia dei fiumi e
senza contare le regioni
autonome e a statuto speciale.
«I fiumi sono ancora troppo
spesso considerati una terra di
nessuno - spiega Roberto della
Seta, presidente di Legambiente
- a volte un vero e proprio far
west dove cittadini incivili,
amministrazioni poco attente, ma
anche la criminalità
organizzata, si accaniscono
contro l'ambiente. Le tante
illegalità lungo i fiumi -
continua della Seta - confermano
ancora una volta l'assoluta
necessità di introdurre i reati
contro l'ambiente nel codice
penale, con l'inasprimento delle
pene e delle sanzioni per le
illegalità contro un ecosistema
da troppi considerato secondario
e sacrificabile. Il C.f.S. sta
realizzando un lavoro importante
di controllo del territorio e di
repressione dei
reati - conclude della Seta - ma
tutti devono fare di più, a
partire dagli enti locali, con
più puntuali ed attente
istruttorie, controlli e
verifiche sulle concessioni
autorizzate, come ad esempio per
le captazioni e per le
escavazioni in alveo».
117.000 controlli sul territorio
dal 2003 al 2005, più di 100 al
giorno, e 67.836 su persone,
quasi 2.000 ogni mese: sono
questi i numeri dell'impegno del
Corpo forestale dello Stato nel
controllo dei territori
fluviali. Un'opera complessa e
gravosa visto l'immenso reticolo
di fiumi, torrenti, laghi e
ambienti lagunari che il nostro
Paese conta, con tratti spesso
difficilmente raggiungibili e
lontani
dalle aree antropizzate. Grazie
a questa meticolosa attività
sono stati effettuati dal C.F.S.
quasi 600 sequestri
amministrativi e penali, sono
stati identificati e denunciati
più di 700 "criminali fluviali",
arrivando all'arresto di sette
persone. Quasi un miliardo e
quattrocentomila euro sono stati
notificati per illeciti
amministrativi lungo i fiumi e i
laghi, con più di 4.000 multe
effettuate dal Corpo forestale
dello Stato nelle acque interne
dal 2003 al 2005.
«Per la Forestale difendere i
corsi d'acqua dalle continue
aggressioni dell'illegalità -
spiega Cesare Patrone, capo del
Corpo Forestale dello Stato -
non può che rappresentare una
delle nostre priorità. Si tratta
di ecosistemi tanto delicati
quanto preziosi - continua
Patrone - dove la dinamica delle
acque porta lontano i problemi
destabilizzando anche altri
ecosistemi, spesso molto lontani
come le coste e i mari. La
Forestale quotidianamente
effettua controlli sui fiumi,
contrasta gli sversamenti
abusivi, le discariche illegali
e l'abusivismo edilizio in
territori sensibili per
proteggere la flora,
la fauna e gli ecosistemi nel
loro complesso. Ma anche per
garantire ai cittadini spazi
recuperati al degrado per una
piena e positiva fruibilità e
per salvaguardare quelle
economie locali eco-compatibili
che sui fiumi vivono. Un'azione
mirata ed efficace - conclude
Patrone - che non può
prescindere dalla collaborazione
tra Istituzioni, cittadini e
associazioni ambientaliste».
Lungo i fiumi italiani, ancora
su un tratto, il 21%, si rileva
uno stato di salute delle acque
negativo. Nel Lazio la
situazione più pesante, con solo
la metà delle stazioni di
monitoraggio che rilevano un
stato di salute positivo, subito
seguita da Sardegna e Sicilia
(41%) ed Emilia Romagna (37%).
Tra i 20 più grandi fiumi che
attraversano l'Italia per quasi
5.000 chilometri, bollino rosso
al Simeto in Sicilia, con solo
il 20% delle acque
qualitativamente positiva, al
Reno che attraversa Toscana ed
Emilia (66% negativo) e
dell'Arno (44%). Grave anche la
situazione in cui versa il
Tevere con un terzo delle
stazioni di monitoraggio che
segnalano una qualità delle
acque che non raggiunge la
sufficienza.
Un monitoraggio della qualità
delle acque dei nostri fiumi che
conferma come ancora oggi gli
ecosistemi fluviali siano messi
a dura prova dagli scarichi non
depurati delle case e delle
attività produttive, se non
addirittura, da sversamenti
deliberati di sostanze e rifiuti
tossici nelle acque interne.
Azioni che possono anche avere
serie ripercussioni sulla salute
umana e sull'economia zootecnica
su cui molte comunità vivono,
come è emblematicamente e
drammaticamente accaduto nel
Lazio sul fiume Sacco.
A questo si aggiunge il
comportamento incivile di troppi
cittadini che trasformano i
nostri preziosi corsi d'acqua in
vere e proprie pattumiere.
I
Termovalorizzatori
uno SPRECO
inutile e
DANNOSO,
vedi:
YouTube
- termovalorizzatori
per morire
Il termine
termovalorizzatore
non esiste -
Trattasi di
Inceneritori:
è stato coniato in
Italia ma è un
termine improprio in
quanto un
inceneritore produce
energia in passivo
(è più quella spesa
per il processo che
quella ottenuta)
quindi non
valorizza.
Il
termine è stato
coniato per non
evocare la parola
"cenere".
L'Italia e' una
specialista in conio
di parole
DISINFORMANTI
Visionate questo Video, parla un magistrato
italiano:
L'Aids
e' la malattia chiamata Sindrome Da Immunodeficienza
Acquisita, ma con che cosa ?
Con le
VACCINAZIONI effettuate negli anni 1970 nelle
nazioni del Centro Africa, si sono indebolite
immunitariamente milioni di persone che successivamente
negli anni 1980 si sono ammalate di Aids, per via della
sommatoria di cofattori ai
Vaccini che sono immunosopressori =
immunodepressione generata dai
vaccini +
malnutrizione +
scarsa
igiene !!
Il virus
HIV (se esiste e
se non esiste lo si crea...)
e' solo un depistaggio dalla realta' dei fatti e per
avere
guadagni dai brevetti sui
test
inaffidabili....e sulla vendita dei successivi
farmaci...
Nel 2006 ormai nel mondo vi sono quasi 50 milioni di
individui ammalati (dati OMS)
ed il 75% e' in Africa......ma altre nazioni dell'africa
+ quelle di altri paesi del sud del mondo (quelle
occidentali sono state gia'
vaccinate – in esse quelli piu' a rischio sono coloro che utilizzano
droghe,
farmaci ecc. - ma la stragrande maggioranza della
popolazione occidentale non ha problemi di
malnutrizione, ne' di scarsa igiene, come le
popolazioni dei paesi del terzo mondo e quindi la
malattia (aids) produce meno casi, invece in Africa e
nei paesi del terzo mondo, si e' propagata nei soggetti per via delle
difese immunitarie rese
labili dai Vaccini
in soggetti malnutriti e con scarsa
igiene.
In quelle stesse nazioni negli anni 1980 - 1990
e’ “nata” anche
Ebola, una malattia degenerativa
MORTALE, ed altre ne
continueranno a nascere..!
Forse
questa guerra batteriologica
contro le popolazioni, che
proliferano troppo rispetto alla razza bianca.....e'
stata studiata a tavolino, per
mantenere i neri sotto il
dominio delle
multinazionali di
Farmaci e
Vaccini,
in mano alla razza bianca……gestita
da
BIG
PHARMA ?
Video su l'EQUILIBRIO DELICATO del PIANETA e della
SALUTE
IN 40 ANNI, DANNI IRREPARABILI al SISTEMA TERRA.
I VERTEBRATI RIDOTTI di un TERZO. A RISCHIO un QUARTO delle PIANTE
Italy, Roma, 11/05/2010: “Troppe persone si illudono che si possa fare a meno della biodiversità, o che comunque il problema possa attendere. Niente di più falso !”
Così l’On. Scilipoti (IDV), in riferimento ai sistemi naturali che sostengono l’economia globale. “Il sistema di supporto del nostro pianeta, che regge la vita di 6 miliardi di esseri umani (9 miliardi nel 2050), sta dirigendosi verso un punto di non ritorno:
la deforestazione selvaggia, l’impoverimento dei suoli, la pesca eccessiva, la modifica degli habitat, la distruzione delle barriere coralline e, in generale, la dispersione del patrimonio biologico delle specie animali e vegetali, cominciano ad avere un peso considerevole nell’economia”. Continua il deputato di Italia dei Valori: “Aggiungiamo al tutto l’inquinamento, i consumi eccessivi, gli aumenti demografici, i cambiamenti climatici e avremo una ricetta davvero ben condita”.
Conclude l’On. Scilipoti (IDV); “Fermiamo questa vorticosa e pericolosissima estinzione. L’essere umano deve tornare ad essere ecocentrico”.
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"IL GENERE UMANO NON VUOLE GUARDARE AVANTI, VERSO QUEL BARATRO CHE LO STA PER INGHIOTTIRE"
"Poiché sono uno dei pochi che hanno avuto il privilegio di osservare questo piccolo, magnifico pianeta dal buio dello spazio, sento profondamente l'esigenza di unirmi a coloro che auspicano una nuova visione per il futuro e un rinnovato impegno per la gestione oculata del nostro pianeta. Stando al di sopra della fascia protettiva dell'atmosfera, si può osservare meglio il progressivo degrado dei sistemi ecologici dai quali tutte le specie dipendono per la loro sopravvivenza.
Da quella prospettiva, e con l'ausilio di dati ricavati da quattro decenni di attività spaziale, appare chiaro che la popolazione della Terra segue una rotta ormai insostenibile. Il genere umano, impegnato in una miriade di conflitti legati a questioni di scarsa importanza, si ostina a non voler guardare avanti, verso il baratro che sta per inghiottirci tutti.
Continuiamo a ragionare dal punto di vista dei nostri valori culturali tradizionali, rifiutandoci di considerare la nostra situazione da una prospettiva globale più ampia e di prendere le misure necessarie per creare una civiltà più tranquilla e armoniosa a nostro reciproco vantaggio, misure che prevedono alcuni cambiamenti difficili da accettare nel nostro stile di vita.
By Edgar Mitchell
INIZIARE a COMPRENDERE il NOSTRO RUOLO sulla TERRA e nell'UNIVERSO
Negli ultimi venti anni gli scienziati hanno formulato un numero significativo di concetti che, se collegati fra loro e applicati al metaproblema prospettato dalla teoria dell'evoluzione generale e dei sistemi, ci presentano una concezione radicalmente nuova della condizione umana e del posto che occupiamo nel cosmo.
Mi riferisco agli esperimenti della fisica quantistica che dimostrano la non-località (nel senso di interconnessione) a livello di particelle subatomiche; all'olografia quantistica, che estende questa concezione agli oggetti in macroscala; e agli studi sulla teoria del caos, che suggerisce la ripetizione di alcune strutture fondamentali in scala, dal microscopico al cosmico.
Inoltre, la teoria del caos e la teoria dei sistemi complessi suggeriscono la presenza di semplici anelli di retroazione che organizzano le strutture di base e i processi della natura nelle forme straordinarie che osserviamo nella materia vivente.
Mi riferisco al lavoro degli astronomi e dei cosmologici, che continuano a scoprire le meraviglie di mondi lontani, e a quello di Ilya Prigogine, il quale ha dimostrato che i processi più elementari che esistano in natura sono quelli non lineari, e non i semplici processi lineari e reversibili che gli scienziati studiano dai tempi di Newton.
Tratto da: noiegliextraterrestri.blogspot.it
VERDE e' BELLO - Continua su Youtube
Zanzare e turisti, la trappola mortale per la biodiversità delle Galapagos
In alcuni giornali Italiani del 2009, vengono riferite delle notizie sulle "cause delle malattie" degli animali delle Galapagos attribuendole, falsamente, alle zanzare...mentre non si parla assolutamente dell'inquinamento degli umani nel mondo con le loro navi che sporcano il mare, industrie che veicolano nel mare e nei terreni i loro liquami e scarti tossici, turismo esagerato, insediamenti inquinanti...ecc., quali VERE cause in tutto il pianeta della moria delle specie animali e foriera di malattie nei esseri Viventi.
Questa e' la semplice verita', l'inquinamento ambientale, farmacologico (vaccini e farmaci di sintesi), chimico ed industriale, determinano negli animali, ma anche negli umani, intossicazioni, infiammazioni, immunodepressioni e mutazioni genetiche con i vaccini, che determinano sintomi = "malattie" le piu' disparate e quindi nel tempo la moria di animali e uomini...
Cio' grazie all'industria, chimico, farmaceutica, ecc. quali VERI cancri del pianeta.
Questa e' la semplice Verita' che pero' NON si vuole comunicare.
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Un enorme
oceano di plastica, localizzato nel
Nord Pacifico tra le Hawaii e la California,
il "settimo (7°) continente", un
immenso spazio di 3,5 milioni di km2 di
rifiuti di plastica.
Questo "continente" è 6 volte più grande
della
Francia che e' di
543.965 km2
x 6 volte = Km2 3.263.790 ! e
questo continente, osservato per la prima
volta nel 1997, continua a crescere.
Gli esperti hanno anche considerato che il
trattamento di tale massa di scarto è quasi
impossibile (troppo costoso e troppo
rischioso)Si
deve pertanto aspettare che con il tempo la
plastica si disintegri da sola, e cio’
avverra’ al minimo fra i 500 e massimo 1000
anni, quindi non ne vedremo la fine e
neppure i nostri figli o nipoti.
Se si vive lontano dal Pacifico questo
problema puo' sembrare estraneo, ma vi e' di
piu’, occorre anche sapere che gli altri
mari non sono da meno. Solo
nel Mediterraneo, contiamo circa 250
miliardi di micro-plastica, mentre
Greenpeace dice che alla scala della Terra,
circa 1 milione di uccelli e 100.000
mammiferi marini muoiono ogni anno per
ingestione di plastica nel mare.
Irrimediabilmente, queste plastiche, si possono trovare anche sulle nostre
tavole: ingerita da piccoli pesci che sono
presi con il plancton e finiscono nel ventre
dei grandi pesci che finiscono nei nostri
piatti .
In questo immane disastro nascosto ai piu’,
gli ingegneri statunitensi hanno sviluppato
una pista interessante.
Hanno trovato un modo per trasformare i sacchetti di plastica in carburante,
tra cui "biodiesel" o gas naturale.
Lo studio è stato condotto dal Centre for
Sustainable Tecnology (Illinois
Sustainable Technology Center).
Secondo i ricercatori, l'operazione produce più energia di quanta ne costa e
ricicla l'80 % dei prodotti in questione, se
i sacchetti di plastica, imballaggi o di
altre materie plastiche per uso domestico,
vengono riciclati.
Nei soli Stati Uniti, secondo l'agenzia di
protezione ambientale, di 100 miliardi di
sacchetti di plastica vengono gettati via
ogni anno e solo il 13 % viene riciclato.
Il resto viene scartato in discarica od in
natura e quindi finiscono in laghi, fiumi e
mare .
Lo studio condotto dal ISTC è una grande
notizia, perché, se messo in atto, si
riciclerebbe ogni anno miliardi di sacchetti
di plastica per fornire l'energia.
Tanto meglio !
Questo potra’ aiutare a limitare la crescita
dello spaventoso "7 ° continente".
Tratto da :
institutprotectionsantenaturelle.eu
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CIBO, SPRECHI
ed ENERGIE RINNOVABILI - Universita' di
Bologna – Italy, 12/04/2014
Per decenni,
prima della crisi attuale, siamo stati così
abituati alla crescita economica e allo
spreco da non riuscire ad immaginare
possibili alternative. Ma è scientificamente
assurdo, oltre che in contrasto con il buon
senso, pensare ad una crescita infinita in
un sistema, come la Terra, che ha risorse
«finite» e capacità limitate di accogliere
rifiuti.
Fra le risorse di cui abbiamo bisogno,
quella più importante è l’energia. Non solo
usiamo energia in ogni azione della nostra
vita, ma c’è energia nascosta in ogni
oggetto che ci circonda. Per fortuna
l’energia è anche l’unica risorsa che ci
arriva dall’esterno, dal Sole che continuerà
a splendere per più di 4 miliardi di anni.
Oggi, però, gran parte dell’energia
utilizzata viene dai combustibili fossili,
una risorsa in via di esaurimento, il cui
uso causa danni alla salute e all’ambiente.
Quindi, bisogna agire rapidamente su tre
fronti: risparmio (che significa non
produrre cose inutili e non fare attività
inutili), efficienza (che significa usare in
ogni caso la minima quantità di energia
possibile) e infine sviluppo delle energie
rinnovabili (solare, eolica, idraulica e
così via). Risparmio ed efficienza sono il
contrario di spreco e sono strategie che
devono essere messe in atto non solo con
riferimento all’energia, ma riguardo l’uso
di qualsiasi altra risorsa.
1. La dieta.
Lo spreco alimentare non è legato solo al
cibo che non viene utilizzato, ma anche, e
forse di più, alla dieta. Un kg di grano ha
un contenuto energetico di 3500 kcal,
fornite per ¾ dall’energia del sole e per ¼,
800 kcal, dai combustibili fossili
utilizzati nei lavori agricoli. Per ottenere
1 kg di carne bovina servono però non 800
kcal, ma 40 mila kcal di combustibili
fossili. La differenza fra grano e carne,
poi, non sta solo nella differente quantità
di energia consumata per produrli, ma
riguarda il terreno e l’acqua. Considerando
che 1 kg di carne fornisce solo la metà
delle calorie che fornisce 1 kg di grano, si
stima che 1 kcal ottenuta dalla carne
richiede circa 100 volte più energia, 15
volte più terreno e 20 volte più acqua
rispetto a 1 kcal ottenuta dal grano.
E’ chiaro, quindi, che dovremo orientarci
sempre più verso una dieta vegetariana.
Negli Usa è in atto una campagna per
sollecitare le persone a fare a meno della
carne almeno un giorno alla settimana e
anche in Cina il governo cerca di
disincentivare l’uso di carne.
2. Competizione
tra cibo e biocombustibili.
Per utilizzare al meglio l’energia solare
dobbiamo considerare due punti fermi, due
dati che non possiamo cambiare: la
superficie di terra disponibile, 150 milioni
di km2, e la quantità di energia che ci
arriva dal sole, in media 170 W/m2.
Circa il 13% del suolo è terreno
coltivabile; il resto sono pascoli, foreste,
deserti. Il terreno coltivabile non si può
ampliare più di tanto per vari motivi, fra i
quali la necessità di conservare la
biodiversità e gli ecosistemi che forniscono
all’uomo servizi insostituibili per il
mantenimento della vita sulla Terra.
Il terreno coltivabile è oggi oggetto di
competizione fra produzione di cibo e di
biocombustibili. Si tratta di un problema
che, anzitutto, ha profondi risvolti etici:
per riempire di biocombustibile il serbatoio
di un Suv si utilizza una quantità di mais
che sarebbe sufficiente a nutrire una
persona per un anno.
I motivi per i quali si
usa terreno fertile per produrre energia
sotto forma di biocombustibili sono vari
(dai sussidi agli agricoltori a particolari
situazioni). Oltre al problema etico,
bisogna riconoscere che dal punto di vista
energetico usare terreno fertile per
produrre biocombustibili non è una scelta
giusta, perché il rendimento della
fotosintesi naturale - il processo con cui
le piante convertono l’energia solare in
energia chimica - è bassissimo: 0.1-0.2%.
E’
più conveniente convertire quei 170W di
energia solare che cadono in media su ogni
metro quadrato di terreno in energia
elettrica mediante i pannelli fotovoltaici,
la cui efficienza è del 15-20%, cioè circa
100 volte più alta di quella della
fotosintesi.
Con l’energia elettrica così prodotta si può
ottenere, mediante elettrolisi dell’acqua,
un combustibile: l’idrogeno. E’ però ancora
più conveniente usare l’elettricità per
alimentare direttamente motori elettrici,
molto più efficienti dei motori a
combustione interna.
I pannelli fotovoltaici, ovviamente, non
dovrebbero essere collocati sui terreni
fertili, che vanno riservati
all’agricoltura, ma sui tetti dei fabbricati
o su terreni non coltivati. Non è vero che
dovremmo coprire gran parte dell’Italia di
pannelli fotovoltaici per produrre energia.
Si può calcolare che per fornire tutta
l’energia elettrica utilizzata in Italia
sarebbe sufficiente ricoprire di pannelli
fotovoltaici lo 0.8% del territorio, una
superficie poco superiore a quella dei tetti
e dei cortili dei 700 mila capannoni
industriali o commerciali.
Tratto da: lastampa.it
ENERGIA elettrica con generatore che
funziona ad acqua
La
Stufa Pirolica
(PDF per costruzione): riscaldamento e cucina a basso
costo: Lucia Stove & Biochar
Italiano inventa sistema per
dimezzare i consumi degli
automezzi, ma all’Italia non
interessa - 28.nov 2013
Il meccanico Leonardo Grieco ha
messo a punto il Kinetic Drive
System, che permette alle auto
di dimezzare i consumi di
carburante, abbattere le
emissioni del 60 per cento e
allungare la vita del motore
dell’80 per cento. Il Kds,
scartato dalle grandi case
automobilistiche (tra cui la
Fiat), viene montato in alcune
carozzerie svizzere
Si chiama Kinetic
Drive System (Kds) e promette di dimezzare i
consumi di carburante, abbattere le
emissioni del 60 per cento e allungare la
vita del motore dell’80 per cento.
L’invenzione porta la firma di Leonardo
Grieco, un meccanico di lungo corso di
Saltrio (Varese), uno di quelli che si è
“guadagnato i galloni in officina – come
dice lui stesso -, in anni di lavoro”,
sporcandosi le mani oltre ad usare la testa.
Oggi il suo Kds,
dopo essere stato brevettato, ha ottenuto
dalla motorizzazione svizzera
l’autorizzazione ad essere montato sui
veicoli e in un’officina del Canton Ticino è
già possibile farselo installare per poco
meno di 2 mila euro. Per un non addetto ai
lavori non è semplice intuirne il
funzionamento, ma in buona sostanza il Kds è
composto da una centralina che interviene
sul meccanismo della frizione. “Una volta
accelerata la massa – spiega l’inventore –
la macchina resta su un numero di giri
ottimale e ad ogni cambio di marcia, grazie
a questo sistema si risparmiano 700 giri
motore.
Infatti, mentre normalmente si
scende al minimo di giri, qui si utilizza il
motore soltanto quando dà la coppia
migliore, fra i 1700 e i 2300 giri.
Praticamente a parte lo spunto iniziale, la
macchina viaggia quasi sempre a basso
regime, basta dare un colpo di gas ogni
tanto e ci si mantiene a velocità di
crociera. Il pedale della frizione non c’è e
per cambiare si usa solo la mano”.
Il signor Grieco
ha montato il sistema su una vecchia Skoda
1900 turbo diesel: “Ho già fatto 50 mila
chilometri con questa macchina e i risultati
sono sorprendenti. Questa auto, che oggi ha
290 mila chilometri, fa abitualmente attorno
ai 500 chilometri con un pieno, da quando ho
montato il sistema Kds sono stabilmente
sopra i mille”. Al signor Grieco dobbiamo
credere sulla parola. Oltre ad aver visto la
centralina montata e ad aver percepito il
suo vibrante entusiasmo, non abbiamo infatti
a disposizione elementi empirici sufficienti
ad avvalorare la sua scoperta, se non un
breve viaggio di prova da cui effettivamente
abbiamo potuto constatare che il pedale
dell’acceleratore viene usato davvero poco.
Se quanto
promesso fosse vero si tratterebbe di una
innovazione sensazionale. Con macchine
capaci di percorrere normalmente 50 km con
un litro.
Di questa vicenda colpisce anche
un’altra cosa: “Questa scoperta potrebbe
valere metà del combustibile mondiale – dice
Grieco – ci ho speso dieci anni di lavoro e
tentativi. Soldi, tempo e impegno. Nessuno
ha però voluto darci retta. Nessuno ha
voluto vederlo e capirne il funzionamento.
Abbiamo scritto alle case automobilistiche
di tutto il pianeta: a Marchionne,
a Montezemolo, negli Stati Uniti, in Corea,
dappertutto. Abbiamo speso un capitale in
lettere e raccomandate. Le risposte che ci
sono arrivate sono tutte uguali. Hanno tutte
lo stesso desolante tenore, ne ho un
cassetto pieno”.
Insomma, Grieco
ha scritto e presentato il suo Kds alle
principali case automobilistiche che hanno
sempre risposto alla stessa maniera:
“Ci
dispiace tanto, ma la sua invenzione non ci
interessa”.
Ma l’inventore del Kds non ci
sta: “Questi signori dovrebbero scendere
dalle loro scrivanie e toccare con mano,
sedersi sulla macchina e provarla prima di
dire che non gli interessa. Prima provi,
studi, poi mi dici che non funziona. Una
bocciatura motivata la posso anche
accettare. Ma una chiusura a priori no.
Nelle cose, per capirle, bisogna metterci il
naso”.
Dal momento che nessuna casa
automobilistica ha creduto nel progetto, Grieco ha
stretto un accordo con un’officina elvetica
che ha accettato di montare il sistema sulle
auto svizzere: “Siamo andati alla
motorizzazione del Canton Ticino, hanno
provato il sistema, hanno verificato le
caste e dopo dieci giorni avevamo in tasca
l’autorizzazione a montarla. Una cosa simile
in Italia, con tutta la burocrazia, sarebbe
impossibile”.
Fonte:
ilfattoquotidiano.it
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QUANTO COSTA la BIOEDILIZIA ?
Se dovessimo rispondere semplicisticamente dovremmo dire che i materiali della bioedilizia costano mediamente un po’ di più di quelli convenzionali ma, la risposta è necessariamente più articolata.
Una prima considerazione prende spunto da un paragone: la bioedilizia come il biologico alimentare, se è vero che l’alimento biologico costa un po’ di più di quello normale è anche vero che ha un valore nutritivo più elevato e generalmente suggerisce uno stile di vita più sano.
In questo senso anche l’edilizia naturale promuove scelte più essenziali e sostanziali dove vengono ricercate qualità come la traspirabilità di tutte le superfici, l’assenza di esalazioni tossiche dei materiali, il comfort termo-acustico, la gradevolezza al tatto e alla vista dei materiali impiegati.
Possiamo anche paragonare la casa costruita con le tecniche della chimica e del cemento armato ad una casa “malata” da guarire: se in generale si ritiene sia meglio prevenire che curare, prevenire significa costruire in modo sano con la bioedilizia.
Curare la nostra casa costerà di più e i risultati non saranno sempre facili da conseguire.
Non c’è dubbio che la bioedilizia costa meno sul lungo periodo per i danni risparmiati all’ambiente naturale, pensiamo al disastro ecologico di questi giorni sulle coste della Galizia: il petrolio è una delle materie prime più usate dall’edilizia convenzionale e le conseguenze nefaste di un uso eccessivo di questa materia prima sono sotto gli occhi di tutti.
By Enzo Princivalle - Tratto da: artimestieri.com
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Sulla neve con due ruote - Gen. 2014
Mentre si discute sull’inserimento del 'ciclocross’ tra le specialità delle olimpiadi invernali, presso la base artica del Cnr si eseguono prove tecniche di "pedalata" su neve, a bordo di un prototipo di bicicletta con caratteristiche uniche nel suo genere.
“Il piccolo villaggio di Ny Alesund che ospita la base artica del Cnr 'Dirigibile Italia’ è un esempio unico al mondo per l’attenzione che il personale scientifico e logistico pone nella difesa dell’ambiente.
Nonostante una rete stradale di pochissimi chilometri, i frequenti spostamenti tra le varie strutture e le condizioni climatiche estreme impongono l’uso di mezzi a motore non sempre 'green’”, spiega Roberto Sparapani, del Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l'ambiente del Cnr e station leader della base artica di Ny Alesund.
“Le due biciclette elettriche a nostra disposizione da qualche tempo hanno permesso di ovviare a questi inconvenienti, consentendoci di raggiungere le postazioni esterne con maggiore facilità e riducendo l’uso della macchina praticamente a zero, anche nei periodi invernali”.
Varie particolarità rendono uniche questi prototipi di bici. “Un telaio progettato in una lega di alluminio resistente alle basse temperature, gomme chiodate e un motore elettrico che permette di raggiungere in pochi secondi la velocità di 25 km l’ora con la pedalata assistita; il tutto per un peso complessivo di circa 20 chili”, precisa Argeo Bartolomei della Argos Engineering, società che ha sviluppato lo speciale modello di bicicletta, in collaborazione con Rig-design e con altre aziende del settore. “Per quanto riguarda la batteria, 90 km di autonomia, stiamo testando un particolare guscio termico dotato di un sistema di preriscaldamento che permette l’utilizzo del mezzo per almeno tre ore in condizioni di temperature estreme, fino a -40 gradi”.
“Le prove sinora effettuate hanno dato risultati incoraggianti, anche nei giorni più freddi la bici ci ha consentito di raggiungere i nostri siti di campionamento mantenendo la carica sufficiente”, conclude Sparapani. “Inoltre, il capiente portabagagli rinforzato ci permette di trasportare comodamente sia le attrezzature da lavoro sia il
fucile, necessario in queste zone per proteggersi da possibili incontri con gli orsi della zona”.
By Anna Capasso - Fonte: Argeo Bartolomei, Argos Engineering - email: abartolomei@argosengineering.it
- Roberto Sparapani, Dipartimento scienze del sistema terra e tecnologie per l'ambiente del Cnr - email: roberto.sparapani@cnr.it
AUTO
ELETTRICHE.....distrutte per ordine delle Compagnie di
petrolio...
ENERGIA pulita gratis per tutti.....affossata e confiscata
Ma finalmente nel 2013 abbiamo la prima auto ecologica a
celle a combustibile: HHO
La cella HHO è finalmente una realtà
commerciale.
Con l’ultima versione del kit hydrogen fuel cells si
apre per la nostra automobile (ma non solo) un nuovo
capitolo fatto di consumi pressoché dimezzati ed
emissioni prossime allo zero.
BREAKING NEWS.
Sappiamo già perfettamente quello che è destinato a succedere dalla pubblicazione di questo articolo in poi: la notizia fa il giro del web in un lampo e il video diventa uno dei più virali di sempre…
Per questo siamo orgogliosi di essere stati vicini a questo progetto, di averci creduto e di poter oggi annunciare da queste pagine un primo passo concreto nel futuro.
ORA.
Un passo che pressoché ognuno di noi potrà fare, poiché la politica dei prezzi scelta dai produttori è tale da far arrivare questa nuova possibilità tecnologica al grande pubblico.
Fig. 1- La cella HHO
Ma facciamo un passo indietro:
BLULAB, un produttore inglese con team ingegneristico italiano, dopo aver perfezionato per lungo tempo la tecnologia HHO Cell studiando kit per varie applicazioni del settore automotive, dalle automobili utilitarie alle ammiraglie, ai camion, alle macchie movimento terra, alle imbarcazioni a motore, ha ora presentato una versione ad alte prestazioni della cella e dell’elettronica di controllo che risolve brillantemente gli inconvenienti ed interrogativi che altri produttori, incamminatisi sulla promettente strada dell’HHO chiamato anche “Ossidrogeno” o “Gas di Brown”, hanno riscontrato nell’ottimizzazione dei parametri di funzionamento, in particolare riguardo al fuel consumption: l’abbattimento del consumo di carburante infatti è un aspetto di prima importanza, che in questo caso viene portato a risultati estremamente brillanti da una modulazione dinamica della miscela in funzione dei regimi, grazie ad una elettronica sofisticata.
Alla base della tecnologia vi è il gas Ossidrogeno che, ottenuto dall’acqua per processo di elettrolisi, ha delle proprietà stupefacenti che ne permettono applicazioni innovative in molti altri settori oltre a quello dei trasporti con veicoli a motore:
- nel riscaldamento degli edifici e nel settore cucina, grazie all’efficienza della fiamma, alla perfezione della combustione esente da fumi e al fatto che non è più necessario lo stoccaggio del gas, che viene infatti generato dall’acqua all’occorrenza.
- nel settore industriale dove i cannelli ad Ossidrogeno permettono saldature e lavorazioni altrimenti impossibili.
- nel settore medicale dove per elettrolisi si ottengono composti ionici con proprietà particolari.
Insomma, grazie alle sue ancora inesplorate proprietà, l’acqua sarà una delle nostre compagne nell’avventura tecnologica del futuro, e la sigla HHO sarà sempre più presente negli oggetti utili del nostro paesaggio quotidiano.
E questo futuro, lo ripetiamo ancora, parte da oggi, è già arrivato, è qui, con un kit di water car conversion di ultima generazione.
Sia che abbiamo una automobile a benzina, che a gasolio o a gas, il nostro meccanico di fiducia potrà sulla base delle specifiche del produttore, installare il kit sulla nostra autovettura, furgone, camion, trattore, mietitrebbia, scavatore, motoscafo.
Quattro argomenti irresistibili renderanno il kit BLULAB, nei diversi tipi per cilindrate crescenti, un componente obbligatorio della nostra mobilità:
- azzeramento delle emissioni inquinanti,
- molta più potenza al nostro veicolo,
- risparmio di carburante (fuel saver),
- recupero estremamente rapido del prezzo di acquisto del sistema.
Aspetti normativi
Per quanto riguarda un risvolto importante di questa applicazione tecnologica, l‘installazione dei kit ad idrogeno non richiede omologa.
Infatti essere installati come economizzatori sicuri ed a norma di legge, relativamente all’omologazione “tipo di autoveicoli alimentati a idrogeno” la modifica alla direttiva 2007/46/CE ha fissato norme armonizzate sulla fabbricazione degli autoveicoli al fine di garantire il buon funzionamento del mercato interno e, al tempo stesso, un elevato grado di tutela della sicurezza pubblica e dell’ambiente.
In sostanza nella normativa allegata al termine dell’articolo è specificato che NON esistono disposizioni che disciplinino il campo della proposta, in pratica non c’è nessuna legge !
Se in campo di trazione non c’è attualmente disposizione di legge, in campo di generatori di energia elettrica il GSE ci ha pensato; vi sono tantissime installazioni di celle ad idrogeno su generatori ad olio vegetale tant’è vero che il GSE per detti potenziamenti rilascia i certificati verdi, vedi:
D.M. 21/12/2007: “Approvazione delle procedure per la qualificazione di impianti a fonti rinnovabili e di impianti a idrogeno, celle a combustibile e di cogenerazione abbinata al teleriscaldamento ai fini del rilascio dei certificati verdi” (G.U. 19/01/2008, n. 16, S.O.)
Nel sito del GSE è possibile reperire diversa documentazione, vedi link:
http://www.gse.it/it/Ricerca/Pages/default.aspx?k=celle a combustibile&f=&r=&p=0&o=&u=
I certificati corrispondono ad una certa quantità di emissioni di CO2: se un impianto produce energia emettendo meno CO2 di quanto avrebbe fatto un impianto alimentato con fonti fossili (petrolio, gas naturale, carbone ecc.) perché impiega “fonti rinnovabili”.
In Italia i certificati verdi sono emessi dal GSE su richiesta dei produttori di energia da fonti rinnovabili.
I Certificati Verdi sono introdotti dal decreto di liberalizzazione del settore elettrico noto come Decreto Bersani. Il decreto di attuazione della direttiva 96/92/CE stabilisce che i produttori possano richiedere i certificati verdi per 8 anni (per impianti entrati in servizio o revisionati dopo l’aprile del 1999) e per 15 anni per impianti successivi al 31/12/2007 (norma in finanziaria 2008).
I certificati verdi permettono alle imprese che producono energia da fonti convenzionali (petrolio, carbone, metano, eccetera) di rispettare la legge che obbliga ogni produttore o importatore di energia a usare fonti rinnovabili per il 2%.
L’Autorità per l’Energia ha approvato la delibera con la quale si determina il valore medio del prezzo di cessione dell’energia elettrica dell’anno 2012, ai fini della quantificazione del prezzo di collocamento sul mercato dei certificati verdi per l’anno 2013.
Prezzo fissato a 77 euro/MWh.
Video sulla cella:
Conclusioni - Concludiamo quindi con una massima…
L’ORO BLU, energia a basso costo, risponde perfettamente alle esigenze della popolazione di quest’epoca, nella quale le persone aspirano ad essere liberi ed indipendenti dall’ORO NERO.
Beh, a questo punto ho da dire una sola cosa: http://www.blulabresearch.org
By Jerve' - Tratto da: iconicom.post.it
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Da Pordenone la
caldaia che non inquina - 16 Feb. 2011
Sono le emissioni da riscaldamento le principali
colpevoli dell'inquinamento da polveri sottili.
Ora una giovane azienda di Pordenone, la STP,
spin-off dell'AREA
Science Park di Trieste, potrebbe avere la
soluzione ideale per abbatterle: una caldaia che
non richiede combustibili fossili e quindi non
inquina.
I ricercatori della STP hanno realizzato una
pompa di calore ad alta temperatura (PdC HT),
che può produrre acqua calda superiore a 75 °C e
può sostituire le attuali caldaie, senza che sia
necessario rinnovare completamente il proprio
impianto di riscaldamento.
Per valutarne le prestazioni, un primo prototipo
funzionante è stato installato in un
comprensorio scolastico di Pordenone. Risultato:
la pompa di calore si è dimostrata in grado di
riscaldare la palestra e gli spogliatoi
dell’istituto, producendo circa 115 kW di
potenza effettiva, superiori ai 100 kW
preventivati dall'azienda prima della
sperimentazione. Inoltre, il 70 per cento
dell’energia necessaria è di tipo rinnovabile,
con un forte impatto ecologico sul microclima
urbano. I risultati ottenuti sembrano avvicinare
l'obiettivo ultimo della STP: sostituire le
caldaie degli impianti tradizionali, per esempio
nei condomini, con pompe di calore ad alta
temperatura.
La messa a punto della pompa di calore ad alta
temperatura rientra nell’ambito del progetto
ENERPLAN del parco scientifico triestino per
la produzione e l’uso efficiente dell’energia,
cofinanziato dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela
del Territorio e del Mare.
By
Massimiliano Razzano
Il respiro di Madre Natura, la Terra, video
Le pile del futuro saranno inesauribili
Su "Science" la realizzazione di un micro-ultracapacitatore tre volte più efficiente di quelli oggi disponibili. E sottile come un capello. Batterie tradizionali addio ? Magari non oggi, ma in un futuro non troppo lontano potrebbe essere possibile dimenticarci delle care vecchie pile.
Un gruppo di ricerca della Drexel University (Philadelphia, Usa) ha messo a punto un micro-ultracapacitore costituito da un sottile film di carbonio in grado di immagazzinare molta più energia rispetto ai materiali ultracapacitori oggi disponibili. Non si sono ancora raggiunti i livelli di una normale batteria, ma la vita di questi dispositivi è virtualmente illimitata e possono essere costruiti direttamente sulle superfici degli oggetti. Lo studio è stato pubblicato su Science.
Gli ultracapacitori sono batterie che possono essere ricaricate centinaia di migliaia di volte e in breve tempo. Ciò è possibile perché, per generare energia, non sfruttano reazioni chimiche destinate a esaurirsi. Tuttavia, al momento questo tipo di dispositivi riescono a immagazzinare quantità di energia molto limitate. Insufficienti, per esempio, ad alimentare un computer portatile.
Ora però, gli ingegneri statunitensi hanno trovato il modo di triplicarne l'efficienza grazie a un sistema simile a quello utlizzato per la realizzazione dei chip, brevettato dalla startup Y-Carbon.
Tale sistema sfrutta la deposizione chimica da vapore. In pratica, i ricercatori hanno depositato un sottile film di carburo di titanio (ovvero un composto di carbonio e metallo) su una superficie di silicio. Successivamente hanno rimosso il titanio ottenendo uno strato poroso di carbonio. “A questo punto del processo, il film è una spugna molecolare dove ogni atomo di metallo ha lasciato un buco”, ha spiegato l’ingegnere a capo del progetto Yuri Gogotsi, che in questo modo è riuscito ad aumentare la superficie in cui la carica può essere accumulata.
Gli studiosi hanno poi completato l'opera ponendo due elettrodi metallici sulle superfici della lamina di silicio e aggiungendo un liquido elettrolita per trasportare le cariche fuori e dentro il dispositivo. Il miglior risultato sembra raggiunto quando il film è sottile 50 micrometri, quasi come un capello umano.
Secondo Gogotsi, teoricamente non c’è alcun limite alla dimensione di questo tipo di ultracapacitori. Una considerazione importante se si pensa al loro potenziale impiego nel settore delle energie rinnovabili, dove il problema maggiore è avere dispositivi che permettano di immagazzinare energia in modo veloce, efficiente e a lungo termine. I nuovi ultracapacitori possono infatti essere costruiti direttamente sulle celle fotovoltaiche, per conservare l’energia in eccesso accumulata durante il giorno. Anche il vantaggio per l’ambiente è in teoria enorme: si riducono notevolmente gli stock di batterie che necessitano di essere smaltite. (m.s.)
Fonte: Science DOI: 10.1126/science.1184126 - Tratto da galileonet.it
La IBM sta sviluppando un prototipo di batteria a litio-aria che fa a meno di metalli pesanti. Il nuovo tipo di batteria è attualmente in fase di sviluppo e potrebbe fornire l’alimentazione ad auto elettriche tanto da farle viaggiare per ben 800 chilometri prima di dover essere ricaricate, erogando circa 10 volte l'energia fornita dalle attuali batterie agli ioni litio.
La prospettiva di una fonte di energia ad aria, che sia leggera e di lunga durata per la prossima generazione di veicoli è allettante, se solo qualcuno riuscisse a costruirne un prototipo. Il fatto è che ci sono diversi “posti di blocco” sulla strada verso queste batterie a litio-aria, soprattutto per quanto riguarda la ricerca di elettrodi ed elettroliti che siano sufficientemente stabili per la chimica della batteria ricaricabile.
L’IBM prevede di adottare batterie a litio-aria con la costruzione di un prototipo funzionante entro la fine del prossimo anno. Venerdì la società ha annunciato di aver intensificato gli sforzi per il loro sviluppo grazie al coinvolgimento di due società giapponesi – l’azienda chimica Asahi Kasei Corp e il produttore di elettroliti Central Glass – nell’IBM Battery 500 Project, un consorzio creato dalla IBM nel 2009 per accelerare il passaggio delle case automobilistiche e dei loro clienti a veicoli ad alimentazione elettrica.
Le batterie agli ioni litio utilizzate negli attuali veicoli elettrici si basano su un catodo in ossido metallico o fosfato di metallo (generalmente cobalto, manganese o materiali ferrosi) che funge da un elettrodo positivo, su un composto a base di carbonio come anodo, o elettrodo positivo, e su un elettrolita per condurre gli ioni litio da un elettrodo all'altro. Quando la macchina va, gli ioni litio fluiscono dall'anodo al catodo attraverso l’elettrolita e una membrana di separazione. La carica della batteria inverte la direzione del flusso di ioni.
Attualmente le più efficienti batterie agli ioni litio per auto possono alimentare un veicolo per soli 160 chilometri prima di esaurirsi.
(La Nissan afferma che la sua Leaf, completamente elettrica, ha un'autonomia di circa 175 chilometri). Veicoli elettrici molto reclamizzati come la Chevy Volt hanno un’autonomia ancora più limitata, di soli 80 chilometri, prima che il entri in funzione il suo motore a gas.
Anche se tutto questo funziona bene in una simulazione al computer, le batterie a litio-aria hanno nella pratica esigenze specifiche, che gli scienziati stanno ancora cercando di soddisfare. Wilcke stima che le batterie a litio-aria possano essere pronte per la produzione non prima del 2020, «se non troviamo alcun intoppo tecnologico lungo la strada». E aggiunge: «L'unica cosa di cui sono certo è che non accadrà in questo decennio». By Fonte.
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INVENTATA una BATTERIA che FUNZIONA col CALORE dell'AMBIENTE
I ricercatori della Hong Kong Polytechnic University hanno recentemente dichiarato di aver sviluppato una batteria alimentata soltanto dal calore ambientale. La nuova batteria, a base di grafene, convertirebbe l'energia termica degli ioni diffusi in una soluzione acquosa per convertirla in elettricità.
Sembra la soluzione per tutti i problemi di energia delle più disparate periferiche elettroniche attualmente in circolazione, ma la nuova invenzione deve ancora passare dal necessario processo di peer-review per poter essere dichiarata effettivamente funzionante.
Questo, tuttavia, non ci impedisce di fornire una spiegazione di come la nuova batteria dovrebbe funzionare.
Gli ioni non sono materia esotica: si tratta sostanzialmente di particelle elettricamente cariche, che hanno perso o acquisito uno o più elettroni modificando la loro tradizionale configurazione atomica.
In una soluzione acquosa, gli ioni tendono a muoversi a qualche centinaio di metri al secondo in ogni direzione. In questa situazione di normalità, l'energia termica di questi ioni può raggiungere diversi kilojoules per chilogrammo per grado di temperatura; ma fino ad ora nessuno si era mai adoperato per trovare un modo di sfruttare questa energia.
Uno dei primi a farlo è stato Zihan Xu: assieme ai suoi colleghi, ha realizzato una batteria dotata di elettrodi d'argento e d'oro posizionati su una striscia di grafene. E' proprio il grafene a fornire la "magia" necessaria per ottenere ciò che non era mai stato ottenuto: questo materiale, costituito da una pellicola spessa solo un atomo, entra in continua collisione con ioni di rame, dispersi in una soluzione acquosa e capaci di strappare un elettrone al grafene.
Gli elettroni scalzati dalle loro orbite si muovono nel grafene a velocità estremamente superiori a quelle registrabili in un normale materiale conduttore di elettricità. Tendono, quindi, ad incanalarsi naturalmente verso il percorso che offre meno resistenza, preferendo il grafene alla soluzione acquosa. Questo flusso di elettroni è ciò che crea il voltaggio della batteria, spiega Xu.
I ricercatori hanno eseguito sperimentazioni sostituendo il grafene con nanotubi di carbonio o grafite, ma i risultati sono stati decisamente scarsi, nell'ordine di qualche microvolt. La capacità del grafene di condurre elettricità decine di volte più efficacemente del rame consentirebbe di ottenere oltre 2 V da una sola soluzione acquosa ospitante sei strisce di grafene.
La tecnologia è sicuramente molto diversa dalle convenzionali batterie al litio. "L'energia emessa da questa batteria è continua e funziona soltanto accumulando l'energia termica degli ioni che ha intorno, teoricamente infinita" spiega Xu.
Il voltaggio prodotto dalla batteria può inoltre essere aumentato riscaldando la soluzione acquosa, o accelerando gli ioni di rame con gli ultrasuoni sfruttando la sonoluminescenza. Tutto ciò che aumenta l'energia cinetica degli ioni è capace di aumentare il voltaggio della batteria.
La batteria non si limita a sfruttare gli ioni di rame: può funzionare con ioni di sodio, di potassio o di carbonio, anche se il voltaggio prodotto è risultato inferiore a quello ottenuto con il rame.
"Il concetto è molto interessante" dichiara Bor Jang del Nanotek Instruments, esperto nella realizzazione di supercondensatori di grafene, "ma saranno necessari ulteriori studi per capire quale approccio possa fornire sufficiente energia o densità di potenza per utilizzi pratici" - Tratto da: antikitera.net
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Vedere nuovi generatori di energia PULITA a basso costo - Bloom Box, il futuro dell'energia verde ?
Una azienda statunitense mette in mostra la sua soluzione energetica per il futuro e preconizza celle a combustibile alla portata di tutti. Denso il segreto, tanti i soldi e qualche nome eccellente a dare credito alla cosa
Roma Apr. 2010 - Le promesse delle unità energetiche basate su celle a combustibile, batterie "verdi" a impatto zero sull'ambiente sarebbero finalmente in procinto di divenire realtà grazie alla ricerca e al business messi in piedi da Bloom Energy. In attesa della presentazione ufficiale della tecnologia, l'azienda californiana ha mostrato in anteprima i suoi "Bloom Boxes" in un recente episodio dello show televisivo della CBS 60 Minutes.
All'apparenza ogni Bloom Box è un oggetto non molto più grande di un mattone: all'interno ci sono l'ossigeno e un combustibile ecocompatibile come gas o bio-combustibile, opportunamente mescolati all'interno delle celle per produrre la reazione chimica necessaria a generare corrente elettrica.
Ogni Bloom Box, dice il CEO di Bloom Energy K.R. Sridhar, costa attualmente tra i 700mila e gli 800mila dollari ma con la produzione di massa si dovrebbe scendere fino ai 3.000 $ per unità.
A quel punto (entro 5-10 anni) ogni casa avrà il suo generatore di energia economico, sicuro e non inquinante, continua Sridhar, a concretizzare una rivoluzione da tempo attesa e sulle cui effettive ricadute la riservatissima società di Sunnyvale (nessuna insegna sull'edificio che la ospita, informazioni quasi inesistenti sul sito web ufficiale) ha sin qui totalizzato 400 milioni di dollari di fondi di investimento e l'interesse dei grandi nomi dell'hi-tech made in USA.
Nel servizio in esclusiva andato in onda sulla CBS, infatti, oltre a (di)mostrare per la prima volta l'esistenza di Bloom Box (e l'apparente conferma del fatto che le celle a combustibile stanno per trasformarsi in un business concreto) viene comunicato che i "mattoni energetici" sono già impiegati da mesi - in test che avrebbero avuto un ampio successo - presso 20 aziende inclusi giganti del calibro di FedEx, Wal-Mart, eBay e Google.
Google ha confermato l'esistenza del test, la sua durata estesa nel corso del tempo e il fatto che nei 18 mesi di funzionamento i Bloom Box impiegati sono stati attivi per il 98% del tempo e hanno generato 3,8 milioni di Kilowatt di elettricità. Sulla stessa lunghezza d'onda si trova anche eBay, secondo le cui dichiarazioni cinque Bloom Box sarebbero stati sufficienti a risparmiare 100mila dollari di costi energetici nel corso degli ultimi nove mesi.
Siamo dunque di fronte all'alba di una nuova rivoluzione ambientale, economica e tecnologica con la presentazione di quello che Sridhar non teme di definire il "Sacro Graal dell'energia pulita" ?
Allo scadere del countdown sul sito ufficiale di Bloom Energy si potrà forse avere qualche indizio.
By Alfonso Maruccia – Tratto da. Punto-informatico.it
Fonte: http://www.cbsnews.com/video/watch/?id=6228923n&tag=related;photovideo
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La fine della seconda rivoluzione industriale
Il mondo che conosciamo sta cambiando in fretta. Il petrolio sta finendo. L’energia avrà due caratteristiche: sarà rinnovabile, come il sole e il vento, e distribuita.
Ognuno di noi potrà creare la propria energia e metterla a disposizione degli altri in rete.
"Ora, al tramonto [della seconda rivoluzione industriale] ci sono alcune situazioni davvero molto critiche. Il prezzo dell’energia sta drammaticamente salendo e il mercato mondiale del petrolio si è appena avviato al suo picco di produzione. I prezzi del cibo sono raddoppiati negli ultimi anni poiché la produzione di cibo è prevalentemente basata sui combustibili fossili. Appena raggiungeremo il picco della produzione di petrolio, i prezzi saliranno, l’economia globale ristagnerà, avremo recessione e ci saranno persone che non riusciranno a mettere in tavola qualcosa da mangiare. Il “picco del petrolio” avviene si è usato metà del petrolio disponibile.
Quando questo avverrà, quando saremo all’apice di questa curva, saremo alla fine dell’era del petrolio perché il costo di estrazione non sarà più sostenibile. Quando arriveremo al picco ?
L’ottimista agenzia internazionale per l’energia dice che ci arriveremo probabilmente attorno al 2025-2035. D’altra parte negli ultimi anni alcuni dei più grandi geologi del mondo, utilizzando dei modelli matematici molto avanzati, rilevano che arriveremo al picco tra il 2010 e il 2020.
Uno dei maggiori esperti sostiene che il picco è già stato raggiunto nel 2005. Ora, il giacimento del Mare del Nord ha raggiunto il picco 3 anni fa. Il Messico, il quarto produttore mondiale, raggiungerà il picco nel 2010, come probabilmente la Russia. Nel mio libro, Economia all’idrogeno, ho speso molte parole su questa questione. Io non so chi ha ragione, gli ottimisti o i pessimisti. Ma questo non fa alcuna differenza, è una piccolissima finestra. La seconda crisi legata al tramonto di questo regime energetico è l’aumento di instabilità politica nei Paesi produttori di petrolio.
Dobbiamo capire che oggi un terzo delle guerre civili nel mondo è nei Paesi produttori di petrolio. Immaginate cosa accadrà nel 2009, 2010, 2011, 2012 e così via.
Tutti vogliono il petrolio, il petrolio sta diventando sempre più costoso. Ci saranno più conflitti politici e militari nei Paesi produttori.
Infine, c’è la questione dei cambiamenti climatici.
Se prendiamo gli obiettivi dell’Unione Europea sulla riduzione della Co2, e la UE è la più aggressiva del mondo in questo senso, anche se riuscissimo a raggiungere quegli obiettivi ma non facessero lo stesso India, Cina e altri Paesi, la temperatura aumenterà di 6°C in questo secolo e sarà la fine della civilizzazione come la conosciamo. Lasciatemi dire che quello di cui abbiamo bisogno adesso è un piano economico che sia sufficientemente ambizioso ed efficace per gestire l’enormità del picco del petrolio e dei cambiamenti climatici. Lasciatemi dire che le grandi rivoluzioni economiche accadono quando l’umanità cambia il modo di produrre l’energia, primo, e quando cambia il modo di comunicare, per organizzare questa rivoluzione energetica.
All’inizio del XX secolo la rivoluzione del telegrafo e del telefono convergeva con quella del petrolio e della combustione interna, dando vita alla seconda rivoluzione industriale. Ora siamo al tramonto di quella rivoluzione industriale.
La domanda è: come aprire la porta alla terza rivoluzione industriale. Oggi siamo in grado di comunicare peer to peer, uno a uno, uno a molti, molti a molti. Io sto comunicando con voi via Internet. Questa rivoluzione “distribuita” della comunicazione, questa è la parola chiave: “distribuita”, questa rivoluzione “piatta”, “equa” della comunicazione proprio ora sta cominciando a convergere con la rivoluzione della nuova energia distribuita. La convergenza di queste due tecnologie può aprire la strada alla terza rivoluzione industriale. L’energia distribuita la troviamo dietro l’angolo.
Ce n’è ovunque in Italia, ovunque nel mondo. Il Sole sorge ovunque sul pianeta. Il vento soffia su tutta la Terra, se viviamo sulla costa abbiamo la forza delle onde. Sotto il terreno tutti abbiamo calore. C’è il mini idroelettrico. Queste sono energie distribuite che si trovano ovunque.
L’Unione Europea ha posto il primo pilastro della terza rivoluzione industriale, che sono le energie rinnovabili e distribuite. Primo, dobbiamo passare alle energie rinnovabili e distribuite. La UE ha fissato l’obiettivo al 20%.
Secondo, dobbiamo rendere tutti gli edifici impianti di generazione di energia. Milioni di edifici che producono e raccolgono energia in un grande impianto di generazione. Questo già esiste. Terzo pilastro: come accumuliamo questa energia ?
Perché il Sole non splende sempre, nemmeno nella bellissima Italia. Il vento non soffia sempre e le centrali idroelettriche possono non funzionare nei periodi di siccità. Il terzo pilastro riguarda come raccogliamo questa energia e la principale forma di accumulo sarà l’idrogeno. L’idrogeno può accumulare l’energia così come i supporti digitali contengono le informazioni multimediali. Infine, il quarto pilastro, quando la comunicazione distribuita converge verso la rivoluzione energetica generando la terza rivoluzione industriale. Prendiamo la stessa tecnologia che usiamo per Internet, la stessa, e prendiamo la rete energetica italiana, europea e la rendiamo una grande rete mondiale,
come Internet. Quando io, voi e ognuno produrrà la sua propria energia come produciamo informazione grazie ai computer, la accumuliamo grazie all’idrogeno come i media con i supporti digitali, potremo condividere il surplus di produzione nella rete italiana, europea e globale nella “InterGrid”, come condividiamo le informazioni in Internet.
Questa è la terza rivoluzione industriale. Io lavoro con molte tra le più grandi aziende energetiche del mondo, come consulente. Lasciatemi fare una considerazione in termini di business, non in termini ideologici. Non credo che l’energia nucleare sarà significativa in futuro e credo che sia alla fine del suo corso e qualsiasi governo sbaglierebbe a investire nell’atomo. Vi spiego le ragioni. Non produciamo Co2 con gli impianti nucleari, quindi dovrebbe essere parte della soluzione ai problemi climatici. Ma guardiamo ai numeri. Ci sono 439 impianti nucleari al mondo, oggi, che producono solo il 5% dell’energia che consumiamo. Questi impianti sono molto vecchi.
C’è qualcuno in Italia o nel mondo che davvero crede che si possano rimpiazzare i 439 impianti che abbiamo oggi nei prossimi vent’anni.
Anche se lo facessimo continueremmo a produrre solo il 5% dell’energia consumata, senza alcun beneficio per i cambiamenti climatici. E’ chiaro che perché ne avesse, dovrebbero coprire almeno il 20% della produzione.
Ma perché la produzione di energia sia per il 20% nucleare, dovremmo costruire 3 centrali atomiche ogni 30 giorni per i prossimi 60 anni. Capito ? Duemila centrali atomiche. Tre nuove centrali ogni mese per sessant’anni.
Non sappiamo ancora cosa fare con le scorie. Siamo nell'energia atomica da 60 anni e l'industria ci aveva detto: "Costruite gli impianti e dateci tempo sufficiente per capire come trasportare e stoccare le scorie". Sessant'anni dopo questa industria ci dice "Fidatevi ancora di noi, possiamo farcela", ma ancora non sanno come fare.
L'agenzia internazionale per l'energia atomica dice che potremmo avere carenza di uranio tra il 2025 e il 2035, facendo cosi' morire i 439 impianti nucleare che producono il 5% dell'energia del mondo. Potremmo prendere l'uranio che abbiamo e convertirlo in plutonio.
Ma avremmo il pericolo del terrorismo nucleare. Vogliamo davvero avere plutonio in tutto il mondo in un'epoca di potenziali attacchi terroristici ? Credo sia folle.
E infine, una cosa che tutti dovrebbero discutere col vicino di casa: non abbiamo acqua ! Questo le aziende energetiche lo sanno ma la gente no.
Prendete la Francia, la quintessenza dell'energia atomica, prodotta per il 70%. Questo e' quello che la gente non sa: il 40% di tutta l'acqua consumata in Francia lo scorso anno, e' servita a raffreddare i reattori nucleari. Il 40%. Vi ricordate tre anni fa, quando molti anziani in Francia morirono durante l'estate perche' l'aria condizionata era scarsa ?
Quello che non sapete e' che non ci fu abbastanza acqua per raffreddare i reattori nucleari, che dovettero diminuire la loro produzione di elettricita'. Dove pensano di trovare, l'Italia e gli altri Paesi, l'acqua per raffreddare gli impianti se non l'ha trovata la Francia ?
Quello che dobbiamo fare è democratizzare l’energia. La terza rivoluzione industriale significa dare potere alle persone e per la generazione cresciuta con la Rete questo è la conclusione e il completamento di questa rivoluzione, proprio come ora parliamo in Internet, centinaia di persone sono in Internet, ed è tutto gratuito, e questi possono creare il più grande, decentralizzato, network televisivo, open source, condiviso…perché non possiamo farlo con l’energia ?
L’Italia è l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili ! Ci sono così tante e distribuite energie rinnovabili nel vostro Paese ! Mi meraviglio quando vengo nel vostro Paese e vedo che non vi state muovendo nella direzione in cui si muove la Spagna, aggressivamente verso le energie rinnovabili.
Per esempio, voi avete il Sole ! Avete così tanto sole da Roma a Bari. Avete il Sole ! Siete una penisola, avete il vento tutto il tempo, avete il mare che vi circonda, avete ricche zone geotermiche in Toscana, biomasse da Bolzano in su nel nord Italia, avete la neve, per l’idroelettrico, dalle Alpi.
Voi avete molta più energia di quella che vi serve, in energie rinnovabili ! Non la state usando…io non capisco.
L’Italia potrebbe. Credo che, umilmente, quel che posso dire al governo italiano è: a che gioco volete giocare ?
Se il vostro piano è restare nelle vecchie energie, l’Italia non sarà competitiva e non potrà godere dell’effetto moltiplicatore sull’economia della terza rivoluzione industriale per muoversi nella nuova rivoluzione economica e si troverà a correre dietro a molti altri Paesi col passare del XXI secolo. Se invece l’Italia deciderà che è il momento di iniziare a muoversi verso la terza rivoluzione industriale, le opportunità per l’Italia e i suoi abitanti saranno enormi.
Da anni seguo il tuo sito, vorrei che ci fossero voci come la tua in altri Paesi. Ha permesso a cosi' tante persone di impegnarsi insieme...credo sia istruttivo rispetto alla strada che dobbiamo intraprendere."
By Jeremy Rifkin
Tratto da: “Economia all’idrogeno” - vedi: Nucleare si o NO ?
L'acqua si purifica col legno, che elimina il 99% dei batteri ed è fatto di legno – 02/03/2014
Una soluzione innovativa ed ecologica per purificare l'acqua
Filtrare l’acqua non è mai stato così semplice, economico ed ecologico. Un team di ricercatori del Mit di Boston sostiene infatti di essere riuscito a eliminare il 99% dei batteri di E.coli presenti un una sorgente d’acqua passandola attraverso un filtro ottenuto dal ramo di un pino o altri tipi di alburno (la parte più giovane del legno degli alberi).
Il filtro messo a punto dai ricercatori, che presentano la loro proposta sulle pagine di Plos One, è in grado di produrre circa 4 litri di acqua potabile al giorno ed è stato pensato per le zone rurali in cui è difficile installare sistemi di filtrazione avanzata.
Infatti, come spiega Rohit Karnik, tra gli autori dello studio: “Le membrane di filtrazione di oggi hanno pori nanometrici che non sono qualcosa che si può produrre molto facilmente in un garage. L’idea qui invece è che non abbiamo bisogno di fabbricare una membrana, perché è facilmente disponibile. Basta prendere un pezzo di legno e farne un filtro”.
Ma difficoltà di realizzazione a parte, il sistema messo a punto dai ricercatori del Mit è anche economico ed ecologico, rispetto ai metodi che utilizzano i depuratori a base di cloro, le membrane di filtrazione o lo stesso bollire.
Il principio di funzionamento si ispira alla naturale capacità dell’alburno di filtrare le particelle più grandi di 70 nanometri, come racconta Nature World News. Abbastanza cioè per tener fuori i batteri ma non i virus.
Al momento il progetto dei ricercatori è solo agli inizi. L’idea infatti è sia quella di testare diversi tipi di legno, supponendo che alcuni abbiano capacità di filtro migliori di altre, che di trovare modi per evitare che lo stesso filtro si secchi, compromettendone le capacità.
Tratto da: Wired.it
Video
straordinari, Zeitgeist
Temi trattati, problema
monetario, problema sociale,
problema energia, problema
religioni:
qui i links con i sottotitoli in
italiano:
Zeitgeist 2:
http://video.google.com/videoplay?docid=-922737582620416065
Zeitgeist 1:
http://video.google.it/videosearch?q=Zeitgeist&hl=it&emb=0#
Zeitgeist 1:
http://video.google.it/videoplay?docid=8843401698699797775&ei=uC_BSLeULI-c2wLFhOy4CQ&q=zeitgeist+sottotitoli
vedi anche: Nuova Scienza
Per l'auto ad
idrogeno dovremo
ancora aspettare
Nonostante gli
annunci
ottimistici
delle case
automobilistiche,
l'uso dell'idrogeno
e delle
celle
combustibili
per autotrazione
è ancora un po'
lontano. Uno
studio
dell'Istituto
giapponese
Nomura, ha
evidenziato come
secondo le stime
fatte in base
alle proiezioni
attuali, le auto
a fuel cell nel
mondo nel 2010,
saranno tra i
5.000 e 100.000
esemplari.
I problemi per
la produzione
riguardano i
costi ancora
oggi doppi
rispetto a
quelli di
veicoli a
benzina o
gasolio.
Tuttavia in base
all'evoluzione
che si sta
avendo nelle
tecniche di
stoccaggio
dell'idrogeno
qualcosa si sta
muovendo. In
particolare
nella tecnologia
della
nanostruttura di
carbonio in
grado di
conservare
l'idrogeno in
grande quantità,
riducendo non
solo i costi ma
anche peso ed
ingombro del
veicolo.
MERCURIO nelle
LAMPADINE 'VERDI', ecco le
REGOLE per MANEGGIARLE
Italy, 2008-03-22 - Attenzione
alle lampadine a fluorescenza:
anche se i vantaggi per
l'ambiente sono indubbi vanno
maneggiate con cautela perché
contengono mercurio. L'allarme è
stato lanciato dall'Epa,
l'organismo federale
statunitense per l'ambiente, con
un vero e proprio decalogo su
come comportarsi riportato dal
sito della rete televisiva Nbc.
I primi a segnalare il problema
sono stati i ricercatori
dell'Università di Stanford
sulla rivista 'Environmental
research': "Anche una singola
lampadina di quelle con un basso
contenuto di mercurio - scrive
la rivista - inferiore a un
milligrammo, può contaminare 4
mila litri d'acqua".
Il decalogo elaborato dall'Epa
in seguito all'articolo ha in
realtà undici regole, del tutto
simili a quelle raccomandate nel
caso di rottura dei termometri a
mercurio. Gli accorgimenti
principali sono di aerare il
locale mentre si ripulisce, di
usare nastro adesivo per
raccogliere i residui di
mercurio e di sigillare bene i
sacchetti dove si getta. Per lo
smaltimento, l'agenzia ha
invitato i singoli stati
americani a dotarsi di norme
proprie, che prevedano però una
gestione separata rispetto ai
rifiuti normali.
Accorgimenti
sempre più necessari vista la
campagna per la sostituzione
delle lampadine tradizionali non
solo in Usa ma anche in Italia e
in Europa.
In particolare le lampadine a
fluorescenza compatta durano 8
volte di più e consumano l'80%
in meno delle tradizionali
lampadine a incandescenza.
Secondo gli esperti europei, se
solo la metà dei 3,6 miliardi di
lampadine più "sprecone", come
quelle tradizionali a
incandescenza, che vengono
accese ogni giorno in Europa
venissero sostituite con
lampadine a fluorescenza, si
otterrebbe un risparmio di 23
milioni di tonnellate di CO2 e
di sette miliardi di euro di
consumi elettrici l'anno.
La lampada fluorescente è un
particolare tipo di lampada a
scarica in cui l'emissione
luminosa visibile è indiretta,
ovvero non è emessa direttamente
dal gas ionizzato, ma da un
materiale fluorescente (da cui
il nome). Il funzionamento è
dovuto alla presenza di vapori
di mercurio. La lampada ad
incandescenza, invece, è una
sorgente luminosa in cui la luce
viene prodotta dal riscaldamento
di un filamento di tungsteno
attraverso cui passa la corrente
elettrica.
Tratto da:
http://www.ansa.it/opencms/export/site/notizie/rubriche/altrenotizie/visualizza_new.html_42052737.html
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VINACCE
ANTIPARTICOLATO
Ecco
come con un sottoprodotto del
vino, un'azienda toscana è
riuscita a dimezzare le
emissioni di PM10 di motori
datati. Presto, in Veneto, le
prime applicazioni.
Usare il vino (o almeno i
sottoprodotti della sua
lavorazione) per ridurre
l'inquinamento della automobili
datate.
E' questa la proposta di
un'azienda pistoiese, la
Magigas, operante nella
distribuzione del Gpl in Toscana
ed Emilia Romagna.
Il risultato
delle ricerche della società
toscana è il Magigas D7, un
additivo che dimezza le
emissioni di PM10 di motori
vecchi, ante Euro 4 ed Euro 5. E
che è stato testato nei mesi
scorsi su motori di autobus
Iveco Euro 0 e Euro 2 presso il
Centro Ricerche europeo JRC di
Ispra, in provincia di
Varese.
I risultati sono stati buoni:
l'emissione specifica di un
autobus equipaggiato con motore
Euro 2 che circola in area
urbana - che è responsabile
mediamente dell'emissione di
PM10 pari a 0,55 grammi per
chilometro - si riduce a 0,18
gr/Km.
L'efficacia della miscela
D7-gasolio sarà ora verificata
sul campo, nel corso di una
sperimentazione voluta e
finanziata dalla Regione del
Veneto, che interesserà per un
periodo di sei mesi, da marzo ad
agosto, l'intera flotta di
autobus dell'Actv
in servizio al Lido di Venezia.
L'iniziativa è stata presentata
dall'assessore alle politiche
della mobilità del Veneto Renato
Chisso, da Giovanni Torracchi
amministratore delegato di
Magigas, e da Stefano Biondi
Presidente di Envicon, società
che fornirà l'additivo e le
apparecchiature di misurazione
finalizzate a verificare in
continuo la riduzione degli
inquinanti nei gas di scarico.
La raccolta dei dati e la
certificazione dei risultati
ottenuti saranno affidate al
Centro di Ricerca di Ispra e
all'Arpav
e alla sperimentazione
collaborerà anche l'Università
di Venezia. A metà del periodo
di prova sarà presentata una
relazione intermedia sui
risultati ottenuti.
Il contributo regionale coprirà
il costo dell'additivo e gli
oneri concernenti l'analisi
delle emissioni in campo e
successive elaborazioni; le
spese di comunicazione e
presentazione della
sperimentazione all'utenza;
l'attività di divulgazione
scientifica.
I controlli sulle emissioni
saranno effettuati con
apparecchiature mobili poste sui
mezzi stessi, in modo da
permettere un monitoraggio
costante in tutte le situazioni
operative in un periodo soggetto
a numerose variazioni
climatiche.
L'operatività circoscritta al
territorio dell'isola permetterà
un'analisi precisa del
comportamento dei mezzi
alimentati in una prima fase con
gasolio commerciale e quindi, in
seguito con gasolio miscelato
con additivo D7.
La riduzione di PM10 attesa
dalle prove è dell'ordine di 185
chili, ma è previsto un
significativo calo anche per
l'anidride carbonica (-30 per
cento, 2.656 tonnellate), per
gli ossidi di azoto (-5/-10 per
cento) e per gli idrocarburi
incombusti (-25 per cento).
La Regione ha finanziato la
sperimentazione con 100mila euro
e se avrà successo, vedrà la
conversione di tanti altri
motori inquinanti in auto
ecologiche. I prossimi, come ha
annunciato l'amministrazione
locale, saranno i vaporetti. (f.f.)
Tratto da galileonet.it
ECOLOGIA -
2
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