|
Possiamo
definire "architettura bioclimatica" quel tipo di
architettura che ottimizza le relazioni energetiche con
l'ambiente naturale circostante mediante il suo disegno
architettonico. La parola "bioclimatica" vuole mettere in
relazione l'uomo, "bios", come utente dell'architettura
davanti all'ambiente esterno, il "clima", essendo
l'architettura un risultato della interazioni fra entrambi.
L'architettura
bioclimatica è quella che sfrutta le brezze estive per rinfrescare e
ventilare gli ambienti interni, quella che si apre al sole in inverno e
si chiude in estate. In questa architettura le superfici vetrate si
orientano verso sud e si schermano durante la notte per evitare le fughe
di calore. La forma dell'edificio e le sue aperture si adeguano in modo
da difendersi dal freddo e dai venti invernali. L'edificio si adatta
alle caratteristiche dell'ambiente circostante (vegetazione, rilievi,
edifici esistenti, ecc.) per ottenere il maggior vantaggio dal punto di
vista termico e luminoso, e sfrutta lo stesso "intorno" per
migliorare le proprie condizioni di comfort.
E'
sufficiente un veloce sguardo alle strategie architettoniche popolari
applicate nel passato per renderci conto che i principi bioclimatici non
sono affatto nuovi. Infatti, davanti alla scarsità di risorse
energetiche e alla limitazione tecnologica, l'unico modo in cui l'uomo
poteva proteggersi dalle condizioni climatiche avverse era attraverso
l'architettura stessa. Ma purtroppo, dopo la scoperta dell'energia
elettrica, tutti questi principi sono andati perduti.
Per
citare solo alcuni esempi italiani antichi: nella Villa di Adriano a
Tivoli, i cortili e le stanze venivano orientati a seconda delle diverse
esigenze termiche estive e invernali, nelle ville di Costozza in Veneto,
costruite a partire del 1550, un interessantissimo sistema di rinfrescamento sfrutta l'aria fredda proveniente da grandi cavità
sotterranei ("covoli") situate all'interno delle colline in
cui sorgono le Ville; il noto "trullo pugliese" sfrutta la
capacità termica dei materiali dell'involucro edilizio per mantenere
quasi costante la temperatura interna.
Ora
però tutto è cambiato. Il problema energetico ci influenza solo in
modo relativo e le risorse tecnologiche costruttive sono numerose e
diverse.
Oggi sono i problemi legati soprattutto all'inquinamento
ambientale quelli che ci costringono a ripensare il modo in cui usiamo
le risorse energetiche. Basta pensare che attualmente il 22% delle
emissioni di CO2 della Unione Europea è legato al settore edilizio;
inferiore è la produzione di emissioni dell'intero settore industriale.
Dobbiamo quindi affrontare la situazione sotto un'ottica diversa,
cercando di offrire buoni livelli di comfort ambientale ma allo stesso
tempo minimizzando l'uso delle risorse energetiche inquinanti e
aumentando l'uso di fonti energetiche rinnovabili pulite, come l'energia
solare.
Condotti
d'aria sotterranei per climatizzare l'aria, superfici vetrate o serre
rivolte a sud per intrappolare il calore in inverno, materiali
trasparenti innovativi per "selezionare" la radiazione solare
ed aumentare l'uso dell'illuminazione naturale negli ambienti interni,
camini solari per aumentare la ventilazione naturale, uso di pannelli
fotovoltaici per produrre elettricità ed uso di pannelli solari per
produrre l'acqua calda, sono solo alcune delle strategie progettuali che
possono essere applicate per diminuire i nostri consumi energetici, ma
soprattutto migliorare la nostra qualità di vita.
Ecco
alcuni esempi significativi di architettura bioclimatica contemporanea:
il padiglione inglese della Expo '92 di Siviglia, in Spagna, progettato
dall'architetto Sir Nicholas Grimshaw dove ogni facciata è stata
studiata a seconda dell'orientamento: elementi di ombreggiamento a
strati a sud, superfici bagnate dall'acqua per rinfrescare l'ambiente
circostante ad est, elementi fotovoltaici per la produzione di energia
elettrica sono solo alcune delle strategie utilizzate in questo curioso
edificio. Un altro esempio, un edificio per uffici a Lubeck, in
Germania, progettato dagli architetti tedeschi Behnish & Behnish,
dove una grande serra come hall d'ingresso riscalda gli uffici in
inverno mentre in estate viene rinfrescata da una accurata ventilazione
naturale, che conta tra l'altro anche con una originalissima
"fontana di aria fredda" che espelle l'aria proveniente dal
sottosuolo e che aumenta la sua efficacia tramite un alto camino solare
che ha anche il compito di mantenere sotto pressione la hall.
Infissi
non più in alluminio (fonte esauribile e di lavorazione energivora) e
fissi, bensì in legno (materiale totalmente rinnovabile e di più
semplice ed economica lavorazione) e apribili per permettere all'utente
di regolare il proprio microclima interno senza consumare energia per
gli impianti di climatizzazione.
Anche l'architetto Richard Rogers, nel
complesso edilizio da lui progettato a Berlino a Postdamer Platz, e
attualmente in costruzione, sfrutta i flussi d'aria naturale all'interno
dell'atrio per migliorare le condizioni di comfort interne, elementi di
ombreggiamento e mensole riflettenti per assicurare il comfort visivo.
Ci
sono anche gli insediamenti bioclimatici, spesso chiamati eco-villaggi,
e cioè, interi quartieri che vengono progettati in modo da assicurare
il comfort non solo all'interno degli edifici, ma anche all'interno
dell'intero quartiere; al riguardo si realizzano studi accurati delle
ombre portate dagli stessi edifici e dai venti invernali e brezze
estive, sfruttando la vegetazione come elemento moderatore del
microclima e dei rumori ed anche per il miglioramento della qualità
dell'aria e, quindi, una maggiore qualità ambientale urbana.
Tratto
da:
www.natrix.it
|