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Informazioni riguardanti il Biodiesel e soprattutto da cosa e' composto:
Biodiesel
Il biodiesel è un biocombustibile liquido, trasparente e di
colore ambrato, ottenuto interamente da olio vegetale
(colza, girasole o altri). Chimicamente il biodiesel è un
carburante composto da una miscela di esteri alchilici di
acidi grassi a lunga catena che dopo un processo chimico,
contrariamente al semplice olio vegetale, il biodiesel
possiede proprietà di combustione simili al diesel ricavato
dal petrolio La biodegradabilità del biodiesel rende questo
prodotto del tutto inoffensivo per l’ambiente in quanto, se
disperso, viene assorbito nell’arco di pochi giorni.
Il biodiesel rappresenta anche una fonte di energia
rinnovabile in quanto lo si ottiene da piante oleaginose. In
particolare questo combustibile prodotto permette di ridurre
le emissioni inquinanti nell'atmosfera in particolare la
mancanza di zolfo permette la graduale eliminazione di
questa sostanza quale principale causa della formazione di
piogge acide.
Un altro aspetto importane dal punto di vista ecologico è la
quantita'di anidride carbonica che il Biodiesel rilascia
durante la combustione, che è esattamente quella assorbita
dalle piante durante la loro crescita, ciò offre la
possibilita' di evitare l'accumulo di anidride carbonica,
causa dell'effetto serra.
Informazioni riguardanti il Biodiesel e soprattutto da cosa
e' composto
https://www.cti2000.it/virt/cti2000/biodiesel.htm
http://www.biofox.com/
http://www.novaol.it/
http://journeytoforever.org/biodiesel.html
Energia alternativa =
Biodiesel
- vedi:
Biodiesel forse arrivera'
presto
Dal tabacco il doppio di olio rispetto al girasole. E si può
produrre energia meno inquinante. L'uso epicureo della
pianta di tabacco è stato ed è ancora combattuto per gli
effetti dannosi del fumo sulla salute dell'uomo.
Ora una ricerca condotta dal
prof. Corrado Fogher
direttore scientifico della Plantechno e docente di genetica
agraria alla Cattolica di Piacenza, fornisce un ottimo
motivo per continuare a coltivare il tabacco: la possibilità
di trasformarlo in energia.
I primi dati sono di tutto
rispetto, ovvero l'olio di tabacco combusto è in grado di
produrre energia pulita due volte tanto le normali piante di
girasole. Fogher è stato il primo, pochi mesi fa, a
brevettare l'importante scoperta mettendo nero su bianco un
processo di lavorazione della pianta di tabacco, che
potrebbe dare un forte contributo ai progetti di produzione
di energia da biomassa.
Analizzando il seme del tabacco,
il professor Fogher ha scoperto che contiene il 40% di olio
e che ha un potere calorifico superiore ai semi di piante
che tradizionalmente sono usate a scopo energetico come il
girasole, la colza e la soia.
Partendo da questo indizio, la
sua équipe ha iniziato un programma di miglioramento
genetico, attraverso le tecniche della cosiddetta «genetica
tradizionale», ovvero una selezione basata sull'incrocio di
diversi tipi di pianta di tabacco. Ottenendo così varietà
che sono in grado di produrre per ogni ettaro coltivato
qualcosa come 60 quintali di semi.
Un miglioramento, quindi,
basato sulla selezione e sull'incrocio tra le diverse
tipologie di vegetale, e non attraverso tecniche di
modificazione dei geni (Ogm),
che ha portato all'individuazione della varietà più
produttiva.
Le prove di combustione
dell'olio, ottenuto spremendo a freddo i semi di tabacco,
hanno prodotto risultati molto interessanti: l'olio
di tabacco produce energia con un potere calorifico
superiore di oltre ¼ confrontato agli altri vegetali.
Inoltre la sua combustione risulta molto meno inquinante
grazie ad una
bassissima presenza di zolfo.
Il prof. Fogher facendo un
confronto tra due colture energetiche ha dedotto che per
ogni ettaro coltivato a girasole si produce una tonnellata
di olio, invece lo stesso ettaro coltivato a tabacco ne
produce il doppio con una resa energetica più alta. In altre
parole, significa ridurre della metà la quota di terreno
destinata a coltivazioni energetiche con una resa energetica
ottima. Questi dati rafforzano l'ipotesi, in campo da tempo,
di rendere le aziende agricole autonome energaticamente,
attraverso l'istallazione di un impianto di conversione per
il proprio fabbisogno energetico e la cessione dell'esubero
all'esterno.
La strada è solo all'inizio, ma
una cosa è certa: questa scoperta cambia l'immagine negativa
del tabacco, attualmente coltivato in Italia soprattutto nel
Salento, in Campania, in Umbria e in Veneto.
Un uso energetico del tabacco giustificherebbe eticamente la
sua coltivazione e le sovvenzioni ad esso legato e
sicuramente metterebbe finalmente d'accordo tutti, fumatori
e non fumatori.
By
Maurizio Matera - Fonte:
www.vglobale.it
vedi:
Carburante dai Rifiuti
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Il presente e il futuro del
biocarburante
L’energia ottenuta attraverso il ricorso a combustibili
fossili è ancora nettamente dominante: nel 97-98% si fa
infatti ricorso a tale energia per quanto riguarda il mondo
dei trasporti. Se poi aggiungiamo che il campo dei trasporti
del nostro paese consuma il 53,2% dell’intero totale dei
consumi petroliferi italiani,
possiamo ben capire quanto ancora si faccia ricorso alle
cosiddette fonti non rinnovabili. Negli ultimi anni però
sembra emergere sempre con maggiore importanza la tematica
del biocarburante, ed è il caso di fare il punto della
situazione e immaginare lo scenario futuro dei prossimi
anni.
Per chiarire
questo riportiamo un’intervista realizzata dall’ENEA
ad un suo ricercatore, Vito Pignatelli, dell’Unità Tecnica
Fonti Rinnovabili della Casaccia, responsabile del
Coordinamento delle attività di ricerca, sviluppo e
dimostrazione dell’ENEA sulle tecnologie per le biomasse e
bioenergie.
Che cosa si intende per
biocarburanti ?
Sotto il cappello di “biocarburanti” è compreso un insieme
ampio e diversificato di prodotti liquidi o gassosi,
utilizzabili come combustibili alternativi nel settore dei
trasporti e ricavati dalle biomasse, vale a dire tutti quei
materiali di origine organica (vegetale o animale) che non
hanno subito alcun processo di fossilizzazione. Si tratta di
risorse rinnovabili (FER), in quanto non viene incrementato
l’ammontare di CO2 presente nell’ambiente nel corso del
processo di produzione e combustione. L’utilizzo dei
biocarburanti accelera semplicemente il ritorno in atmosfera
della CO2 “fissata” dalle piante, con emissioni che
rientrano nel normale ciclo del carbonio.
Quali sono allo stato dell’arte
i biocarburanti maggiormente disponibili ?
Allo stato attuale della tecnologia, gli unici biocarburanti
prodotti e utilizzati su larga scala sono gli oli vegetali,
impiegati direttamente come tali (in genere per
l’alimentazione di macchine agricole) o trasformati
chimicamente in una miscela di esteri comunemente conosciuta
con il nome di biodiesel, e l’etanolo (o bioetanolo) e i
suoi derivati di sintesi. A questi si è aggiunto negli
ultimi anni il biometano, ottenuto a partire dal biogas
prodotto dalla fermentazione anaerobica di reflui
zootecnici, residui e scarti agroindustriali e colture
dedicate (mais).
Quest’ultimo viene utilizzato prevalentemente per
l’alimentazione di autobus adibiti al trasporto pubblico.
Come vengono usati attualmente i biocarburanti ?
Questi prodotti vengono miscelati in percentuali crescenti,
ma complessivamente ancora limitate, con benzina e gasolio.
In questo modo, si cerca di andare incontro all’esigenza
delle case automobilistiche di non modificare i motori o
altre componenti degli autoveicoli e a quella dei produttori
di carburanti di assicurare la piena “fungibilità” dei
combustibili in vendita nella rete di distribuzione stradale
(un qualsiasi autoveicolo deve poter passare senza problemi
dall’uso di una miscela contenente biocarburanti a quello
del combustibile fossile puro e viceversa).
Da quali colture sono prodotti
questi biocarburanti ?
Tutti quelli attualmente distribuiti su larga scala sono
ricavati a partire da colture ben note: oleaginose come
colza, soia, girasole e palma da olio o zuccherine come
mais, grano, barbabietola e canna da zucchero. Si tratta in
tutti i casi di colture largamente diffuse e utilizzate
prevalentemente a fini alimentari, sia nel nostro paese che
in altri contesti europei ed extra-europei. In questo caso
si usa parlare di biocarburanti di prima generazione, in
quanto prodotti da biomasse legate in qualche modo alla
filiera alimentare dell’uomo.
Si corre forse il rischio di
entrare in competizione con la catena alimentare ?
Non si dovrebbe correre questo rischio con un livello di
sostituzione di combustibili fossili con biocarburanti fino
al 10%, come stabilisce l’ultima Direttiva Europea sulla
promozione delle fonti rinnovabili. Percentuali maggiori
darebbero però luogo a problemi di natura tecnica e,
soprattutto, rischierebbero di alimentare un possibile
conflitto, efficacemente sintetizzato dalla domanda “cibo o
combustibile?” per la destinazione finale dei terreni e dei
prodotti agricoli.
Di conseguenza se, in un contesto di maggior
diversificazione delle fonti energetiche e di contenimento
delle emissioni di CO2, si decidesse di introdurre sul
mercato maggiori quantitativi di biocarburanti, bisognerebbe
puntare su nuovi tipi di filiere produttive “di seconda
generazione”, con la duplice esigenza di ridurre i costi di
produzione e di evitare una pericolosa competizione con le
produzioni alimentari.
Cosa si intende per
biocarburanti di seconda generazione ?
Questa comune denominazione raggruppa in realtà un gran
numero di prodotti, ottenibili da diverse materie prime con
una varietà di processi a diversi stadi di sviluppo (dal
laboratorio all’impianto dimostrativo precommerciale), ma
nessuno ancora presente sul mercato in quantità
significative. Denominatore comune delle filiere dei
biocarburanti di seconda generazione è comunque l’uso, come
materia prima, di substrati generalmente non utilizzabili a
fini alimentari (ad esempio, materiali lignocellulosici e
oli non commestibili) o prodotti comunque in aree diverse da
quelle tradizionalmente destinate alle produzioni agricole
convenzionali (colture di microalghe).
Quali vantaggi presentano i
biocarburanti di seconda generazione, oltre a quello di non
entrare in competizione con la catena alimentare ?
Sono caratterizzati da una maggiore capacità di contribuire,
per unità di combustibile fossile sostituito, alla riduzione
delle emissioni di gas ad effetto serra, se si considera
l’intero ciclo di vita della relativa filiera produttiva.
Nel caso specifico delle colture da biomassa, ad esempio, è
noto che già oggi la produttività per ettaro è molto più
elevata rispetto a quella dei cereali o delle oleaginose –
oltretutto con minori consumi idrici e richieste di
fertilizzanti e pesticidi – e che, in ogni caso, i processi
di conversione in biocarburanti di seconda generazione
consentono di utilizzare una frazione maggiore della
biomassa prodotta o addirittura l’intera pianta, cosa che si
traduce immediatamente in bilanci energetici ed ambientali
molto più vantaggiosi rispetto a quelli dei corrispondenti
biocarburanti attualmente in uso.
Su quali biomasse “di seconda
generazione” si concentrano principalmente le attività di
ricerca dell’ENEA
?
Qui in Casaccia e nel centro della Trisaia in Basilicata
stiamo studiano i potenziali produttivi e l’adattabilità
alle condizioni ambientali e climatiche del nostro Paese di
colture non alimentari ricche di zuccheri, come il
topinambur, per la produzione di biogas o bioetanolo e di
colture erbacee da biomassa, come ad esempio il miscanto, il
panìco e il cardo. Sono anche state avviate ricerche sulle
microalghe per la produzione di biolio (a sua volta
trasformabile in biodiesel), biogas e, in prospettiva,
bioidrogeno.
By Alessandro – Tratto da e-cology.it - Fonte:
100ambiente
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Medico trasformava
il grasso dei pazienti in carburante per l'auto.
USA, Dic. 2008: Un medico di Los Angeles, specializzato in
liposuzione, ha usato il grasso prelevato dai pazienti come
carburante per la sua vettura e quella della fidanzata. Si
tratta di biocarburante, si è difeso il dottore, ma
purtroppo per lui in California la produzione del prezioso
liquido è illegale e il medico è finito sotto inchiesta. Non
senza regalare agli inquirenti un colpo di scena però: si è
trasferito in Sudamerica per «aiutare i pazienti bisognosi»
Ad avere l'idea e metterla in pratica è stato il dottor
Craig Alan Bittner, proprietario dello studio medico
"Beverly Hills Liposculture", ha detto di avere trovato un
consenso entusiasta tra i suoi pazienti alla richiesta di
usare il grasso prelevato dai loro corpi con fini
ambientali: trasformare la sostanza in bio-carburante.
Cinque litri di grasso umano producono una quantità quasi
equivalente di bio-carburante: i trigliceridi sono estratti
e trasformati in diesel. È una strada esplorata anche da
alcune compagnie che producono pollame.
La vicenda non ha comunque un lieto fine perché usare
residui umani per la produzione di carburante è illegale in
California e il medico e la sua fidanzata, che usavano il
bio-carburante proveniente dalla liposuzione per alimentare
i serbatoi delle loro vetture (un Suv Ford e una Lincoln
Navigator) sono finiti sotto inchiesta.
Inoltre il medico, che è sempre stato molto vago su come e
dove trasformasse il grasso in bio-carburante, è stato
denunciato da tre pazienti per avere usato come assistenti
in sala operatoria personale non qualificato (compresa la
sua fidanzata). Alcuni interventi sarebbero terminati in
modo disastroso per il prelievo di una quantità eccessiva di
grasso durante la proceduta di liposuzione.
Ma l'indagine è resa difficile dal fatto che il medico abbia
chiuso il mese scorso il suo controverso studio per
trasferirsi in Sud America per «fare del volontariato in una
clinica per bisognosi». I legali della sue vittime affermano
che il medico è fuggito per sottrarsi alla scomoda inchiesta
avviata sulle sue attività.
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DESCRIZIONE del PROCESSO e
dell'IMPIANTO BIODIESEL
Il BioDiesel,chiamato
anche Diesel-Bi, é un metilestere di oli vegetali ottenuto
da una reazione di transesterificazione tra un
trigliceride(olio di colza e/o olio di girasole)ed un
alcool(metilico)in presenza di un catalizzatore alcalino.
IL BioDiesel è commercializzato in Italia soprattutto nel
settore riscaldamento,crescente è l'impiego in miscela con
gasolio per autotrazione da parte delle Aziende di trasporti
pubblici e private.
Dalla lavorazione del BioDiesel si ottiene come co-prodotto
glicerina grezza che,dopo raffinazione,viene venduta
principalmente all'industria cosmetica e farmaceutica.
Nella reazione,che avviene attraverso reazioni successive,si
ottiene,come prodotto secondario,anche la glicerina.
Il meccanismo globale della reazione può essere così
rappresentato:
- TG(Trigliceride) + CH3OH + cataliz. =====> DG(Digliceride)
+ ME(Metilestere)
- DG(Digliceride) + CH3OH + cataliz. =====> MG(Monogliceride)
+ ME(Metilestere)
- MG(Monogliceride) + CH3OH + cataliz. =====> GLICERINA +
ME(Metilestere)
mentre il meccanismo molecolare,molto più complesso ,può
essere così semplificato:
O
||
CH2 - O - C - R CH2OH
| O
| O
| || + cat.
| ||
CH - O - C - R + 3CH3OH =====> CHOH + 3R -
C - O - O - CH3
| O |
| || |
CH2 - O - C - R CH2OH
La reazione di
transesterificazione avviene in batch miscelando,in un
reattore agitato,l'olio con il metanolo ed aggiungendo
poi,al raggiungimento della temperatura impostata, il
catalizzatore.
Alla fine del tempo di reazione si neutralizza il
catalizzatore aggiungendo acido acetico in quantità
stechiometrica. A fine reazione la miscela prodotta viene
distillata per il recupero del metanolo in eccesso e quindi
decantata per separare il metilestere dalla glicerina.
Quest'ultima viene ulteriormente distillata per eliminare
quantitativamente il metanolo residuo.
L'impianto è completamente automatizzato ed il processo è
gestito da due computer,di cui uno è di riserva,che
segnalano visivamente ed acusticamente agli operatori
eventuali anomalie di funzionamento. L'eventuale blocco dei
due computer implica la fermata dell'impianto.
La reazione di transesterificazione avviene in batch, in tre
reattori di eguali caratteristiche,muniti di agitatore,di
paratie rompiflusso e di camicia riscaldante in passa del
vapore a bassa pressione per portare e mantenere la
temperatura di reazione al valore prefissato.
L'olio proveniente dallo stoccaggio viene inviato nel
reattore dopo essere passato attraverso un oil-dryer
necessario per togliere eventuali eccessi di umidità. Il
dosaggio avviene tramite un contatore massiccio dopo che
l'olio è stato preriscaldato alla temperatura
stabilita,mediante celle di carico su cui poggia il
reattore.
Il metanolo viene prelevato direttamente dal serbatoio di
recuper in cui avviene anche la miscelazione con l'aliquota
di metanolo fresco necessaria per ripristinare la quantità
prefissata. Anche in questo il dosaggio,nel reattore,avviene
mediante un contatore massiccio.
Caricati i reagenti e raggiunta la prima temperatura
stabilita si aggiunge il catalizzatore alcalino dosato
tramite celle di carico. L'esotermicità della reazione eleva
la temperatura al valore prefissato per la reazione.
A reazione completata si dosa con le celle di carico l'acido
acetico in quantità stechiometrica rispetto al catalizzatore
per neutralizzarne la basicità. Effettuati gli opportuni
controlli la miscela costituita da metilestere,metanolo in
eccesso,glicerina e sale acetato,viene scaricata in un
serbatoio di continuità. Da qui,viene prelevata ed inviata
ad un evaporatore a film sottile per il recupero del
metanolo in eccesso. La miscela così demetanolizzata,entra
in due successivi decantatori a fiorentina in cui avviene la
separazione della maggior della glicerina grezza. Il
metilestere separatosi,viene mandato in serbatoi di
decantazione giornalieri,per un ulteriore separazione di
glicerina,e quindi trasferito ai serbatoi di stoccaggio per
la vendita. Tutta la glicerina grezza decantatasi nei vari
passaggi,viene inviata in serbatoi dedicati che alimentano
una colonna di distillazione per l'eliminazione del
metanolo. La glicerina demetanolizzata viene quindi stoccata
in serbatoi per la vendita.
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