Dissenso Informato e
Testamento Biologico
Il
Dissenso informato è il diritto a rifiutare le cure mediche e mettere
fine ad una condizione di vita ormai priva di dignità. Questo è il
diritto invocato da sempre più cittadini a livello planetario.
NON vi è NESSUNA SPECIE VIVENTE costretta a subire forzosamente (contro
la propria volontà espressa) profilassi sanitarie che mantengano o
prolunghino la vita in condizioni artificiali, non naturali, oppure che
subisca l’accanimento terapeutico.
La
vita è mia e la gestisco io ! questo DEVE essere il principio del Diritto
alla Vita od alla morte naturale !
Nella società civile, questo
tema sta divenendo sempre più di frequente
oggetto di dibattiti, di prese di posizione, di
convegni, di proposte di legge (come quella di
Pisapia, che auspica l’introduzione nel nostro
ordinamento dell’ “IVS”, cioè dell’Interruzione
volontaria della sopravvivenza o quella dei
senatori Ripamonti e Del Pennino, dal titolo
Disposizioni in materia di consenso informato e
di dichiarazioni di volontà anticipate nei
trattamenti sanitari, che riproduce un analogo
disegno di legge presentato nella precedente
legislatura da Luigi Manconi.
Quando
un soggetto si trova nella condizione di non
aver piu’ una Vita vera, per varie cause,
deve essere un DIRITTO del soggetto
stesso di poter decidere sulla propria
esistenza.
C'è da chiedersi che vita sia mai quella di chi
è prigioniero del proprio corpo inerte, privo di
tutto ciò che rende umana la vita.
La vita di cui qui si parla - è bene ribadirlo -
non è la mera sopravvivenza dell'organismo, cioè
la vita biologica di quest'ultimo.
E' invece la vita biografica delle persona, una
vita intrecciata non alle biomolecole, alle
cellule, ai
tessuti, agli organi che compongono il suo corpo
come quello di altri, ma alla storia di una
vita, la sua e non un'altra, quella appunto
espressa dalla parola "biografia".
Quindi il
testamento biologico e' un documento scritto
per garantire il rispetto della propria volonta'
in materia di trattamento medico
(somministrazione di farmaci, sostentamento
vitale, rianimazione, etc.) anche quando non si
e' in grado di comunicarla. Nonostante la legge
ordinaria italiana non abbia ancora sancito la
validita' di questo documento, e' importante
compilarlo per questi motivi:
Il medico ha un
grande potere discrezionale nella
somministrazione delle cure (dosaggio dei
farmaci, valutazione sull'opportunita' di
interventi chirurgici, ecc.).
Il testamento biologico puo' aiutare -anche se
(forse) non obbligare- il medico a rispettare la
volonta' del paziente;
Il diritto all'autodeterminazione
e' sancito dalla Costituzione italiana. Prima o
poi, il legislatore affermera' questo diritto
anche per coloro che sono momentaneamente
incapaci di esprimere la propria volonta'.
Quando cio' accadra', nella malaugurata ipotesi
di sopraggiunta incapacita' di comunicare, il
testamento biologico potra' dare maggiori
garanzie di rispetto della propria volonta'. A
questo proposito, e' stato presentato un testo
di legge dell'Aduc e dall'Associazione Luca
Coscioni oggi all'esame in entrambi i rami del
Parlamento:
clicca qui
- piu' persone
compilano il testamento biologico, piu' il
legislatore sentira' la necessita' di
riconoscere il diritto all'autodeterminazione
anche per coloro che sono momentaneamente
incapaci di esprimere il proprio consenso (o
dissenso) informato.
Tre le modalita'
possibili (l'una non esclude l'altra):
La compilazione di
un testamento biologico (vedi facsimile qui
sotto), da firmare in originale ed in molteplici
copie, affinche' piu' persone (tra cui parenti,
amici, testimoni, ecc.) possano presentarlo ai
medici curanti qualora sopraggiungesse l'incapacita'
di comunicare. Si potra' inviare una copia
firmata anche ad una associazione che raccoglie
testamenti biologici (fra queste, Exit Italia,
Libera Uscita e Fondazione Veronesi).
Attraverso il giudice tutelare
per la nomina di un amministratore di sostegno: clicca
qui
Diversi Comuni hanno
creato un registro dei testamenti biologici per
i propri cittadini. Informarsi presso
l'assessorato preposto alla sanità del proprio
Comune.
Tratto da. Aduc.it
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Italy - Roma Giu
2007
Le proposte di Legge presentate in
Parlamento girano intorno ad un punto
fondamentale: evitare l'accanimento terapeutico,
ossia quella condizione che costringe una
persona a continuare a vivere solo grazie alle
macchine pur non avendo più una prospettiva di
vita, quindi l'accanimento contro la dignità
della persona.
Non essendo stato possibile arrivare a due ddl,
una per la maggioranza e uno per l'opposizione,
si sono presentate allora otto proposte: cinque
sono quelle maggioranza; tre quelle
dell'opposizione.
''Noi lavoriamo per un testo unico - ha
premesso il vicepresidente della Commissione
Sanità, Giampaolo Silvestri (Verdi) - ma
abbiamo voluto distinguerci e mettere i puntini
sulle "i" perché non vorremmo mai che venisse
fuori un testo che peggiora la situazione
attuale, quella definita dell'articolo 32 della
Costituzione, e che finirebbe per garantire
ancora meno la libertà del malato''.
L'obiettivo è stabilire con una legge la
possibilità di autodeterminazione del paziente,
rispetto alla cure mediche, anche quando non è
in grado di intendere e di volere e di
riconoscere il diritto di ciascuno alla dignità
della vita e alla fine della vita quando non è
più tale.
Si tratta, dunque, di legiferare muovendosi tra
due estremi: se e quando si possa parlare di ''fine
della vita''; fino a che punto si possa far
valere ''il diritto di
esprimere in anticipo'' la propria
volontà sui trattamenti sanitari e sulla loro
interruzione. Il punto di partenza per tutti i
disegni di legge è la Costituzione che
stabilisce il diritto alla salute ma al tempo
stesso dice che ''nessuno può essere
obbligato a un determinato trattamento sanitario
se non per disposizione di legge e la legge non
può in nessun caso violare i limiti imposti dal
rispetto della persona umana''.
vedi:
I MEDICI,
una MINACCIA per la SALUTE
? + Consenso
Informato - 2 + Caduceo
+
DITTATURA SANITARIA +
Diritti Traditi 1
+
Diritti +
Trattamento Sanitario Obbligatorio
(T.S.O.) +
Eutanasia +
Comparaggio
farmaceutico
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ORDINE MEDICI di MILANO MOSTRA CULTURA
CLERICO-AUTORITARIA.
GIU' le MANI dai NOSTRI CORPI
! -
Firenze, 19 Giugno 2007.
L'ordine dei medici di
Milano si e' dichiarato contrario ad una
qualsiasi legge sul testamento biologico, in
quanto sostituirebbe "l'autonomia del camice
bianco con quella decisionale del paziente".
Non abbiamo parole
! E' come se al centro del rapporto fra il
falegname ed il cliente contasse piu'
l'autonomia professionale del primo piuttosto
che le richieste del secondo. Tanto piu' che qui
non si tratta di costruire un mobiletto su
misura, ma di agire sul corpo stesso del malato,
spesso in maniera invasiva, determinandone il
destino.
Noi avremmo paura ad essere curati da persone
come quelle che oggi pretendono di parlare a
nome dei medici milanesi. Essi dimostrano una
chiara cultura clerico-autoritaria, che mira ad
imporre il giudizio professionale
(irrimediabilmente contaminato da opinioni
personali e religiose) sul corpo del paziente.
Dagli Stati Uniti all'Europa, questa visione e'
stata gia' da tempo scardinata. Evidentemente le
nostre universita' non sono capaci di rinnovarsi
e formare una classe medica rispettosa della
volonta' e liberta' individuale dei propri
assistiti, principio-cardine del rapporto
medico-paziente in ogni democrazia
liberale.
I medici devono essere al servizio del
cittadino, e non viceversa. Una legge sul
testamento biologico che riconoscesse questi
principi sarebbe utilissima a dare attuazione ad
un diritto costituzionale, quale la liberta'
terapeutica, che i "medici" milanesi si ostinano
ad ignorare.
Giu' le mani dai nostri corpi !
By Pietro Yates Moretti, consigliere Aduc
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TESTAMENTO
BIOLOGICO
La/Il
sottoscritta/o:
Nata/o
il
a
Testamento
redatto di proprio pugno oggi il
In
età in cui posso dirmi
realizzata/o e paga/o per la vita fin qui vissuta, lascio queste
disposizioni per ogni eventualità futura, riguardanti il mio corpo
materiale.
Tali
disposizioni traggono motivo da convinzioni di ordine etico-morale che qui
non sto ad esporre, convinzioni che chiedo vivamente di rispettare, perché
vorrei conservare la dignità di persona umana fino all’ultimo giorno
della mia vita terrestre.
I
tempi che stiamo vivendo lasciano perplesse le coscienze sociali ed
individuali ed inducono a continuo profondo conflitto ogni qualvolta la
scienza ufficiale compie passi innovativi.
Interpellati
sacerdoti, religiosi, medici e legali, nonché me stessa/o sul come vivere
gli “ultimi giorni”, salvo morte improvvisa, sorge la necessità di
lasciare questo scritto, ed assumerne in prima persona la responsabilità,
circa il conseguente comportamento di terzi.
IN
CASO di MALATTIA GRAVE
Desidero
essere partecipe di scelte sui metodi di indagine e cura, ma e soprattutto
domando il rispetto di un mio eventuale diniego ad effettuare cure che NON
condivido, questa scelta deve essere rispettata anche se sono in stato di
incoscienza.
Percepire
la sensibilità del medico che cura, vale mille volte più della cura.
Ho
lungamente meditato sulla pretesa da parte mia o dei medici di prolungare
artificiosamente la mia vita ed ho DECISO: NIENTE accanimenti terapeutici,
NESSUNA trasfusione di sangue, NESSUN trapianto, Nessuna alimentazione
artificiale/forzata, Nessuna respirazione artificiale, NESSUN intervento
di rianimazione.
Solo
terapia del dolore se io non fossi in grado di sopportarla.
TUTTO
CIO’ VALE anche in STATO di INCOSCIENZA.
In
caso di morte CHIEDO di essere CREMATA/O al TERZO giorno dal decesso.
Desidero
morire in casa mia se sarò in stato di coscienza e se possibile fra i
miei cari.
Letto
approvato sottoscritto
Redatto
in 4 copie autografe e sottoscritte/firmate, di cui 3 in ricalco.
Segue
il nome e cognome scritto leggibile + la propria firma autografa su tutte
le copie; due copie debbono essere lasciate a persona di fiducia, una ai
propri famigliari ed una copia tenuta sempre nel proprio portafoglio.
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Il DIRITTO di DECIDERE della PROPRIA VITA
-
By prof. Franco Nobile (medico Oncologo -
Istituto Tumori, Siena) – 25/03/2009
I PUNTI di VISTA dei GIURISTI
TESTAMENTO BIOLOGICO
Documento con il quale una persona, dotata di
piena capacità, esprime la sua volontà circa i
trattamenti ai quali desidera o non desidera
essere sottoposta nel caso in cui, nel decorso
di una malattia o a causa di traumi improvvisi,
non fosse in grado di esprimere il proprio
consenso o il proprio dissenso infornato. E’ la
logica conseguenza del progressivo affermarsi
del principio di autodeterminazione, che ha reso
il paziente sempre meno dipendente del medico.
Queste dichiarazioni anticipate non implicano
l’ammissibilità dell’eutanasia.
EUTANASIA
L’uccisione diretta e volontaria di un paziente
terminale in condizioni di grave sofferenza e
su sua richiesta.
Viene considerato lecito e degno di essere
osservato da parte del medico, il rifiuto del
paziente di sottoporsi ad una terapia, purché
tale manifestazione di volontà sia libera,
attuale e consapevole. Inoltre è doverosa, da
parte dei medico la sospensione di ogni
accanimento terapeutico.
ACCANIMENTO TERAPEUTICO
Trattamento di documentata inefficacia in
relazione all’obiettivo, a cui si aggiunge la
presenza di un rischio elevato per il paziente
da ulteriori sofferenze in un contesto nel quale
l’eccezionalità dei mezzi operati risulta
chiaramente sproporzionato rispetto
all’obiettivo.
Ostinazione in trattamenti da cui non si possa
fondatamente attendere un beneficio per la
salute del malato o un miglioramento della
qualità della vita .
La sospensione di terapie di prolungamento della
vita sono un normale esercizio dell’attività
medica e non equivalgono all’eutanasia né al
suicidio medico assistito. Chiariamo cosa si
intende per futilità medica.
FUTILITA’ MEDICA
Si tratta di terapie che non sono in grado di
portare al paziente alcun cambiamento delle
funzioni vitali e nemmeno alcun miglioramento
della qualità della vita. Esiste un ampio
consenso che non si deve sottoporre un paziente
a un futile regime di alimentazione artificiale
con l’unico scopo di tenerlo in vita per
qualche giorno o settimana, ma occorre invece
adoperarsi per dargli sollievo. Occorre chiarire
che la sospensione della terapia non è sinonimo
di cessazione di ogni trattamento, perché
occorre rendere il processo di morte il più
sostenibile per il paziente con le cure
palliative.
CURE PALLIATIVE
(NdR: Le cure palliative derivano il loro nome
dal latino "pallium", cioè il mantello
che proteggeva i pellegrini dalle intemperie.
Infatti queste cure in un certo senso cercano di
difendere il malato dal dolore piuttosto che
guarirlo. Scopo delle cure palliative è il
benessere di un paziente in fase terminale nel
pieno rispetto delle sua autonomia e dei suoi
valori etico e/o religiosi).
Si applicano quando la situazione patologica del
paziente appare irreversibile e caratterizzata
da particolari sofferenze, non con la pretesa
illusoria di strappare il paziente alla morte o
di rinviarla, bensì per non lasciarlo solo e per
aiutarlo nell’ultima fase della sua vita nel
modo più umano possibile sia dal punto di vista
fisico che morale.
Le cure palliative ai pazienti oncologici
terminali sono uno dei compiti della moderna
medicina e trovano sempre più spazio nella
formazione del personale sanitario. Il
mantenimento di una accettabile qualità della
vita nella sua fase terminale, rappresenta la
più efficace risposta alla disperata domanda di
eutanasia.
E’ lecito lenire i dolori insopportabili anche
a costo di limitare la coscienza del paziente,
anche se si trova in stato vegetativo
permanente.
STATO VEGETATIVO PERMANENTE
L’evoluzione tecnologica consente alla medicina
di prolungare sine die la vita del paziente
anche se questo è incosciente, ha perso le
funzioni cerebrali e può sopravvivere solo se
alimentato artificialmente. Ma non si può
parlare di vita quando ci sono solo
respirazione e alimentazione, ma senza una
coscienza vigile. Capovolgendo i termini del
problema, ma semplificandolo al massimo,
occorrerebbe abbandonare ogni terapia diretta
alla protrazione artificiale della vita quando
la situazione sia senza speranza, a meno che
l’interessato non abbia espresso il suo consenso
anticipato ad ogni tentativo per allontanare il
decesso compreso l’accanimento terapeutico e
l’alimentazione e l’idratazione artificiale.
L'ALIMENTAZIONE
ed IDRATAZIONE ARTIFICIALE
L’alimentazione e l’idratazione artificiale di
un paziente in stato vegetativo permanente non è
un piccolo intervento iniziale che non porrebbe
problemi di assenso-dissenso, come ha sostenuto
il Comitato di Bioetica nel 2005.
Invece il principio del consenso informato deve
valere per qualsiasi atto invasivo sul
paziente, compresi quelli dell’inserimento di
un sondino gastrico e di un ago in una vena.
Si è discusso se l’alimentazione forzata e le
altre cure prestate ai pazienti in stato
vegetativo permanente siano da considerarsi
come le cure ordinariamente prestate a chi non
è autosufficiente come i bambini, i vecchi e i
malati oppure si tratti di vere e proprie
attività terapeutiche soggette alle regole del
consenso informato. Negli USA, primi a
regolamentare il testamento biologico,
nutrizione ed idratazione sono considerati
trattamenti sanitari, che il paziente può
rifiutare anche se di sostegno vitale Ma chi
non è in grado di procurarsi il cibo da solo,
per esempio un neonato o un vecchio avvertono
la fame e la sete, reclamano il cibo e lo
rifiutano quando sono sazi. La sospensione
dell’alimentazione forzata peraltro costituita
da preparazioni medico farmacologiche non
significa l’abbandono di ogni provvedimento
curativo del paziente bensì che, una volta
raggiunta l’assoluta certezza
dell’irrecuperabilità e della perdita
irreversibile della coscienza, tale sospensione
diventa materia esclusiva per una valutazione
clinico-scientifica. Il rispetto della dignità
del paziente può far considerare contrario al
suo interesse prolungare un trattamento
assolutamente inutile perché non riesce a
recuperare alla vita, ma solo a rinviare la
morte. Non si tratta di abbandonare il paziente
ma di garantirgli tutta l’assistenza necessaria
perché possa morire con umanità e senza violare
la sua dignità, trasformandolo da soggetto in
oggetto. Tanto più se il paziente si è espresso
in tal senso con un testamento biologico.
EUTANASIA ATTIVA e PASSIVA
La differenza è solo legale, non morale.
Non ha diversa valenza morale il metodo di
interruzione della vita in tutte le situazioni
in cui la morte anticipata è per il paziente
l’evento più desiderabile.
Solo l’eutanasia attiva è legalmente vietata e
può configurarsi come reato se esistono motivi
egoistici da parte di chi si presta a
praticarla. Norme giuridiche e deontologiche
sanciscono il divieto dell’accanimento
terapeutico, mentre consentono l’ampio utilizzo
delle cure palliative e della terapia del dolore
che peraltro spesso si traducono, se non come
un’anticipazione della morte stessa, certo in
una forte riduzione delle capacità vitali.
Il DIRITTO a MORIRE
nella LEGGE ITALIANA
Nel nostro ordinamento giuridico non trova
alcun riconoscimento la richiesta di fine vita
attraverso la collaborazione attiva del medico o
di una terza persona, configurandosi in tal caso
i reati di omicidio, di omicidio del
consenziente o di suicidio assistito. Più
incerte sono invece le condizioni sulla
legittimità del rifiuto delle cure fino al
conseguimento della morte, la cosiddetta
eutanasia passiva in sostegno della quale
scendono in campo norme costituzionali norme di
diritto positivo nonché norme deontologiche.
NON LEGALIZZIAMO l’EUTANASIA, PERO’…
Le preoccupazioni avanzate a sfavore di una
legalizzazione dell’eutanasia, oltre che di
ordine etico, riguardano i possibili e
probabili effetti socio culturali e cioè:
- indebolimento della percezione sociale del
valore della vita
- possibilità di tragici abusi celati tra le
maglie di una legge permissiva
- disimpegno pubblico nei confronti
dell’assistenza ai morenti
- possibilità di scivolare verso forme di
eutanasia non volontaria
- rischio di creare un’aspettativa per una
scelta eutanasica ritenuta socialmente, o
peggio, economicamente preferibile
PERO’ siccome
l’attuale cultura della morte è passata da
quella esistente una volta nella famiglie
patriarcali, caratterizzata da altruismo e
solidarietà, a quella degli odierni un più
ristretti nuclei familiari, più anonimi, molto
meno intimi, tendenti a rimuovere il pensiero
della morte non solo per ragioni psicologiche
ma anche pratiche e logistico-organizzative,
occorre riflettere sulla conseguente
emarginazione, sul disperato isolamento (anche
ospedaliero) del malato terminale, cercando di
prevenirli.
Oggi si è poi definitivamente affermato il
principio del consenso informato del paziente
per cui non è più il solo medico a decidere “
secondo scienza e coscienza” ma si è alternato
un processo in cui il medico ascolta e
accompagna il paziente in una sua decisione che
può coinvolgere anche l’intera dimensione
esistenziale della sua vita.
Anche il medico non deve considerare la morte
del paziente come risultato di una propria
sconfitta o inadeguatezza, ma dove trasformare
il suo impegno professionale di “curare” in
quello di “prendersi cura” del malato. Più che
l’applicazione burocratica di modelli
standardizzati il medico dovrebbe calarsi nella
realtà specifica di ogni singolo paziente
terminale, della sua effettiva situazione
clinica avendo ben presenti gli sviluppi della
tecnologia medica e dei progressi farmacologici.
E’ irrinunciabile che ognuno abbia la
possibilità di veder rispettate le proprie
scelte di fine vita in modo che il medico
possa tradurre la propria azione in un atto di
rispetto per la dignità del paziente.
I PUNTI di VISTA dei
MEDICI
MORTE Naturale conclusione biologica di ogni
processo di vita.
L’IMMORTALITA’ BIOCHIMICA del DNA
La vita è una fase transitoria di un più grande
progetto di continua rigenerazione, il cui
autore è il DNA
umano che, riproducendosi da uomo a uomo,
propaga incessantemente la vita. Chi ha la
consapevolezza di far parte di questo progetto,
ha anche la serenità di spirito davanti alla
morte. In effetti il
DNA è
immortale
NECESSITA’ BIOLOGICA della MORTE
Ogni generazione deve lasciare il posto alla
generazione successiva perché l’immortalità
sarebbe un vero e proprio disastro biologico ed
ecologico per questa terra.
TENDENZA ad IGNORARE
la MORTE
Ci siamo sempre più rinchiusi in una
autoillusione che la morte quasi non debba
esistere e la persona che sta male viene
allontanata dalla famiglia e ricoverata in
ospedale. E’ come se considerassimo il malato,
soprattutto se terminale, un peso dal punto di
vista pratico e qualcosa che bisogna tenere
nascosto ai più giovani. Invece il più grande
problema del morente è proprio quello di restare
isolato, emarginato, abbandonato, in preda alla
disperazione. Il progresso medico si è più
sviluppato in direzione delle terapie che
dell’assistenza, considerata come un’esigenza
secondaria. Bisogna invece prendersi carico del
malato globalmente coi suoi bisogni fisici
(dolore) ma anche psicologici e morali.
La MORTE
TECNICIZZATA
L’odierna scienza medica cura sempre di più e
guarisce sempre di meno (forse perché chi rende
è il malato, non il sano?) Anche il processo del
morire ha subito una specie di slittamento
legato al processo tecnologico. La dialisi evita
la morte per blocco renale, il cuore può essere
riavviato dopo il suo arresto con il
defibrillatore; poi ci sono le macchine
cuore-polmoni, la nutrizione artificiale con le
sonde e così via. Entrando in un odierno
servizio di terapia intensiva e di rianimazione
ben attrezzato si potrebbe quasi dire che oggi
è più difficile morire: questa “avventura”
medica può prolungarsi per giorni, mesi ed anni
dissociando questa morte tecnicizzata dai
meccanismi naturali che l’avrebbero provocata
prima.
Il TABU’
dell’EUTANASIA
L’atto di uccidere un membro del proprio gruppo
sociale è un tabù ancestrale; però si può
uccidere un nemico in un atto di guerra. Il
tabù dell’omicidio determina il tabù
dell’eutanasia. Il giuramento di Ippocrate che
facciamo noi medici recita: “non darò a nessuno
farmaci mortali, neppure se richiesto”.
Purtroppo nel nostro tempo molti medici
ritengono loro dovere abbandonare i malati
inguaribili al momento della fine anziché
aiutarli pietosamente a morire dignitosamente
senza angoscia e senza dolore.
Il DIRITTO di
DECIDERE della PROPRIA VITA
La nostra società condivide in pieno l’idea che
si possa morire senza sofferenza e manifesta
quindi un notevole interesse sulla possibilità
di stabilire prima, quando si è in piena
coscienza e in piena salute che non si vorrebbe
essere mantenuti in vita se il male fosse
irreversibile e le cure dovessero accanirsi
inutilmente. Come ha scritto Luca Goldoni : -
Rivendico il diritto di andarmene appena viene
il buio, decidendolo ora, quando la luce è
ancora accesa. – Per esempio, con il testamento
biologico.
VIVERE E’ un
DIRITTO, NON un OBBLIGO
Anche la Chiesa cattolica è d’accordo da molti
anni sulla liceità di sospendere le cure
inappropriate quando non esistono più
possibilità di guarigione. Ma cosa significa
sospendere le cure (la cosiddetta eutanasia
passiva) che garantiscono il supporto vitale,
come la dialisi l’idratazione e la nutrizione
artificiali, la macchina cuore-polmoni?
Significa che dobbiamo procedere fino a quando
esistono ragionevoli possibilità di successo.
Il TESTAMENTO
BIOLOGICO
Il codice deontologico medico (art. 32) afferma
che “il medico, se il paziente non è in grado di
esprimere la propria volontà, non può non tener
conto di quanto manifestato in precedenza dallo
stesso”.
Secondo il Comitato Nazionale di Bioetica le
direttive anticipate potranno essere scritte su
un foglio firmato dall’interessato e i medici
dovranno tenerne conto e giustificare per
scritto le loro azioni che violassero tale
volontà. Inoltre l’art. 32 della Costituzione
sancisce la dignità della persona.
I tempi sono maturi per passare dal piano etico
al piano giuridico con una legge votata dal
Parlamento. Si ribadisce che non si tratta di
ratificare l’eutanasia, ma di rispettare la
volontà di non dover subire forzatamente cure
inutili e penose. Il rifiuto delle cure è ormai
accettato come un diritto inalienabile. La
medicina italiana aspetta una legge, come già
hanno molti Paesi.
INCAPACI di SOFFRIRE
I soggetti in stato vegetativo permanente che
respirano da soli ma versano in uno stato
irreversibile di incoscienza non muoiono perché
sono nutriti ed idratati artificialmente. Ma le
soluzioni di sostanze chimiche somministrate per
sopravvivere possono essere prescritte solo da
medici, introdotte nel corpo solo da medici e
con effetti controllabili solo da medici :
Mentre il paz. non solo non può apprezzare il
preparato e i suoi effetti ma non potrà
rendersi neanche conto di essere alimentato
oppure di non esserlo più. In realtà non
soffrono perché non sono più capaci neanche di
soffrite. Le sensazioni di digiuno, di sete e di
dolore non possono essere assolutamente
avvertite dai paz. in stato vegetativo
permanente, perché sul piano sensoriale sono già
morti.
La PROPRIETA’ della
VITA
Secondo la visione religiosa la vita è
indisponibile perché appartiene a Dio. Secondo
la visione laica ognuno è libero di disporre
della propria vita. Ma l’insegnamento della
Chiesa vale per chi crede nella Chiesa, cioè per
i fedeli ma non per tutti i cittadini (atei,
agnostici, credenti in altre religioni). La
Chiesa ha tutti i diritti di fare i suoi sforzi
per convincere i medici a non praticare la
cosiddetta dolce morte anche se la vita del paz.
è diventata una tortura senza speranza. Finché
la Chiesa si richiama alla Legge Divina è
libera di dire e fare ciò che vuole. Ma quando
cerca di influenzare la legge Civile del nostro
Stato, commette un abuso perché cerca di
togliere al cittadino una scelta che gli
appartiene.
Allorché le cure mediche appaiono inutili, con
l’unico effetto di mantenere artificialmente la
vita infliggendo sofferenze inutili, possono
essere sospese. Così il medico salvaguarda le
dignità del morente e assicura la qualità della
sua vita.
Una volta si aveva paura di morire
prematuramente per fame, guerre, infezioni. Oggi
invece siamo assediati dalla paura di essere
costretti a sopravvivere oltre il limite
consentito dalla dignità personale e dalla
nostra capacità di sopportare sofferenze fisiche
e morali.
Questo vivere oltre i limiti è il risultato del
progresso medico che è in grado di tenere in
vita chi un tempo sarebbe morto. Ma se è la
medicina ad aver creato il problema dovrebbe
essere la medicina a preoccuparsi di trovare le
soluzioni.
UNA MEDICINA per chi
MUORE: Le CURE PALLIATIVE
Mentre nella normale medicina curativa lo scopo
è quello di difendere la vita ad ogni costo,
nella medicina delle cure palliative l’esito è
già scontato in partenza perché l’evento
vincente della morte non si può evitare. Una
volta ritrovato il coraggio di accettare
culturalmente e moralmente la morte come esito
ineluttabile di ogni vicenda umana, la medicina
deve farsi più attenta alla vita che ancora
resta da vivere, concentrarsi sulle sofferenze
di chi sta per morire e sui suoi ultimi bisogni,
anche sociali e psicologici.
Ma non sempre la nostra pure straordinaria
medicina curativa è adatta ad assistere un
paziente che muore e forse proprio per questo
motivo spesso si muore così male.
Purtroppo il nostro sistema sanitario nazionale
non ha mai affrontato consapevolmente il
problema della morte. Invece le istituzioni
dovrebbero farsi maggiormente carico
dell’assistenza di chi è ormai prossimo a
morire, nonché dei suoi congiunti attraverso il
potenziamento e la diffusione della medicina
delle cure palliative, sia con forme di servizi
territoriali come le dimissioni protette, le
unità di cure domiciliari continuative sia
sviluppando specifici moduli formativi per
medici, paramedici e volontari.
APPENDICE
Proponiamo il modello di Testamento Biologico
preparato dalla “Fondazione Umberto Veronesi per
il progresso delle scienze” – Per informazioni
tel. 02 -76018187
www.fondazioneveronesi.it
TESTAMENTO BIOLOGICO
Io sottoscritto/a
Nome ……………………………………………………………………………
Cognome ………………………………………………………………..............
Luogo di nascita ………………………………………………………………...
Data di nascita …………………………………………………………………..
Domicilio ……………………………………………………………………….
Documento di identità ………………………………………………………..
NEL PIENO DELLE MIE
FACOLTA’ MENTALI E IN TOTALE LIBERTA’ DI SCELTA
DISPONGO QUANTO SEGUE:
IN CASO DI • malattia o lesione
traumatica cerebrale invalidante e
irreversibile
CHIEDO DI NON ESSERE
SOTTOPOSTO AD ALCUN TRATTAMENTO TERAPEUTICO O DI
SOSTEGNO (alimentazione e idratazione forzata)
DISPOSIZIONI
PARTICOLARI.
• Autorizzo la donazione dei miei organi per
trapianti SI NO
NOMINO MIO
RAPPRESENTANTE FIDUCIARIO
IL SIGNORE/LA
SIGNORA
Nome ………………………………………………………………………...…
Cognome ……………………………………………………………………….
Luogo di nascita ………………………………………………………………..
Data di nascita …………………………………………………………………..
Residente a ………………………………………………………………...........
Recapito telefonico ……………………………………………………………..
LE PRESENTI VOLONTA’
POTRANNO ESSERE DA ME REVOCATE O MODIFICATE IN
OGNI MOMENTO CON SUCCESSIVA/E DICHIARAZIONE/I
Luogo e data …………………………………………………………………..
Firma del sottoscrittore ………………………………………………………..
Documento di identità …………………………………………………………
Firma del fiduciario
……………………………………………………………
Documento di identità …………………………………………………………
II motto della
Medicina Naturale e': "il Corpo e' mio e
lo gestisco io" !
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Pubblicato in
Osservatorio legale.
Il testamento biologico. Servira' anche al
cittadino inesperto di medicina? Si', ecco
perche'di Claudia Moretti2 Febbraio 2007
Fra le obiezioni piu' comuni all'entrata in
vigore di una legge sul testamento biologico ve
n'e' una particolarmente perniciosa, che si
aggira nel dibattito mediatico. Quella secondo
cui, chi non conosce approfonditamente la
materia e la scienza medica, non sia in grado di
decidere e mettere per iscritto le proprie
volonta' sul fine vita. Cosi' come altrettanto
non sarebbe in grado di prevedere gli orizzonti
terapeutici futuri e successivi alle proprie
dichiarazioni anticipate di trattamento.
Vorremmo contribuire a superare tali
perplessita' con alcune riflessioni.
Chi redige testamento biologico, dalla casalinga
piu' sprovveduta al medico di rianimazione piu'
esperto, ha a cuore fondamentalmente un fatto:
non giungere, non rimanere, o non permanere per
x tempo in determinate "condizioni", descritte
appunto sul testamento (es. non vorrei rimanere
paralizzato o altro... o dipendente in tutto e
per tutto dagli altri ecc...). Infondo anche
quando si rifiuti alimentazione e idratazione,
non e' sui quei trattamenti in se' per se' che
si argomenta, ma in quanto questi sono lo
"strumento" con cui si mantengono in atto
"condizioni" in cui non si vuole rimanere. Con
il testamento impongo e stabilisco prima di
tutto il "risultato" della terapia o a cui essa
deve tendere, se pur posso non sapere, o posso
non sapere a priori rispetto alle evoluzioni
medico scientifiche in cosa consisteranno i
singoli trattamenti (sapere tecnico che posso
non avere e che nessun medico di famiglia mi
puo' infondere anche durante la redazione del
mio testamento).
Tali trattamenti (frutto dello stato dell'arte
al momento dell'evento) saranno per me che
detto, cosi' come e per il medico che mi
leggera', il "mezzo" con il quale si attuera' -o
si tentera' secondo la miglior scienza ed
esperienza- quel "risultato" o quel "fine" di
cui al mio testamento biologico.
Chiarito questo dato di fatto, generalizzabile
(salve eccezioni quali trasfusioni per i
testimoni di Geova, dove i trattamenti hanno un
valore intrinseco per la persona, per ragioni
morali o quant'altro) si superano di un colpo
numerose -e spesso strumentali- obiezioni sulla
agibilita' teorica e pratica delle dichiarazioni
anticipate:
1. quella secondo cui chi redige testamento
biologico non ha le competenze tecniche per
farlo, per esempio la nonna o il manovale. Che
possono non sapere come (attraverso quali
strumenti medici), ma conoscono bene le
condizioni finali in cui vogliono o non vogliono
divenire, permanere, o permanere per x tempo,
che e' un dato di vita reale umana e concreta,
non parametro medico scientifico.
2. quella secondo cui chi redige testamento
biologico non potra' sapere se, al momento dell'incapacita',
esisteranno mezzi o trattamenti che oggi -a
priori- rifiuta. Come gia' detto, se tali
trattamenti sopravvenuti serviranno al
raggiungimento dello scopo e del risultato, e ad
attuare le condizioni descritte nelle volonta'
anticipate, ben vengano!
3. la questione della discrezionalita' medica in
merito alle dichiarazioni scritte e
all'interpretazione piu' o meno letterale del
testamento biologico viene infine cosi'
drasticamente ridimensionata, riassegnando a
ciascuno il suo ruolo, senza paternalismi di
sorta.
Il tecnico fa il tecnico e il titolare del
diritto fa la scelta di fondo. Nel senso che le
attivita' e i trattamenti "scelti" dal primo,
sono "strumento" di attuazione della volonta' e
dei risultati dettati dal secondo.
Tratto
da:
http://www.aduc.it:80/dyn/eutanasia/arti.php?id=169790
Commento
NdR: Vorremo
ricordare che
il
testamento biologico, è un documento
scritto da un soggetto nel pieno delle
sue facolta' mentali e di coscienza, per
garantire il rispetto della propria volontà
in materia di trattamento medico
(somministrazione di farmaci, sostentamento
vitale, rianimazione, ecc.) quando non si è
in grado di comunicarlo a voce.
Se la volontà
del paziente va rispettata in caso di coscienza
presente, sarebbe
una
vigliaccheria non
volerla rispettare quando ci si trova
in condizioni di incapacità di esprimere la
propria volontà precedentemente affermata
all'interno di un testamento biologico.
vedi:
Cancro +
Cure
Naturali +
Aids
+
Danni
da Amalgami
+
Danni dei VACCINI
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TESTAMENTO
BIOLOGICO.
FINALMENTE la MAGISTRATURA
ITALIANA APPLICA l'ARTICOLO 32 della
COSTITUZIONE per TUTTI i PAZIENTI
29 Maggio 2008.
E' deceduta la donna di 70 anni ricoverata a
Modena che soffriva di una malattia
neurologica degenerativa e che aveva chiesto
al marito (da lei nominato amministratore di
sostegno in base a una legge del 2004) di
opporsi a una probabile tracheotomia
'salvavita' su di lei. E il magistrato ha
dato ragione alla coppia con una decisione
innovativa e senza precedenti in Italia. (1)
La novita' del caso di Modena pero' non e'
tanto nell'applicazione della legge del 2004
che ha istituito l'amministratore di
sostegno, ma l'applicazione piena
dell'articolo
32 della Costituzione anche per i pazienti
colpiti da malattie che impediscono loro di
esprimersi. Il fatto importante e nuovo e'
che per la prima volta si riconosce un
principio che da tempo anche noi invochiamo:
il rispetto della propria volonta' in
materia di trattamenti sanitari, in
qualunque modo sia essa manifestata, e' gia'
un diritto costituzionalmente sancito.
L'intervento del legislatore e' quindi
superfluo, come scrive lo stesso giudice
tutelare di Modena Guido Stanzani, se esso
pretende di introdurre un diritto che gia'
esiste. Sarebbe poi anticostituzionale se
addirittura limitasse questo diritto
escludendo la possiblita' di rifiutare
alcuni trattamenti come l'alimentazione e
l'idratazione artificiale. E' invece un
intervento auspicabile quello del
legislatore teso a facilitare l'esercizio di
un diritto che attualmente e' poco
rispettato, istituendo ad esempio una banca
dati accessibile in tempo reale dai medici
che si trovano di fronte un paziente che ha
perso la capacita' di comunicare la propria
volonta'.
Per il resto, il diritto esiste gia' ed il
medico deve rispettare la volonta' del
malato, sia essa espressa sul momento, sia
essa espressa tramite un amministratore di
sostegno, sia essa stata scritta in
precedenza dal paziente anche solo su un
fazzoletto di carta.
Per questo invitiamo tutti i cittadini che
abbiano a cuore il rispetto della propria
volonta' nel fine vita, a redigere un
testamento biologico sin da subito,
consegnandone copia firmata a parenti ed
amici piu' stretti e al proprio medico di
famiglia.
Qui il nostro modulo ed i nostri consigli su
come redigere il testamento biologico:
http://www.aduc.it/dyn/salute/docu.php?id=136332
(1):
http://www.aduc.it/dyn/salute/noti.php?id=221363
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Testamento
biologico di fatto
Anche in
mancanza di una legge, le dichiarazioni di
fine vita hanno validità giuridica. I
giudici infatti sono sempre più inclini a
riconoscerle. Parola del giudice dr. Amedeo
Santosuosso.
Da anni si
attende una legge sul testamento biologico.
Nel frattempo diversi enti o associazioni,
come la
Consulta di bioetica onlus, la
Fondazione Veronesi, l’Associazione
Luca Coscioni e
“A buon diritto”, forniscono sui propri
siti internet modelli di “biocard” da
compilare o riscrivere a mano indicando le
proprie volontà di fine vita e le persone
che ne saranno garanti.
Come, per esempio, il rifiuto della
rianimazione cardiopolmonare o della
ventilazione assistita, fino ad arrivare
all’alimentazione e all’idratazione
artificiale. Ma quanto è efficace
sottoscrivere il proprio testamento
biologico? Ne abbiamo parlato con Amedeo
Santosuosso, magistrato della Corte
d'Appello di Milano e docente di Diritto e
scienze della vita presso l’Università
di Pavia.
Professor
Santosuosso, diversi cittadini iniziano a
redigere le proprie volontà di fine vita,
alcuni anche a depositarle presso i notai,
come indica una recente indagine del
Consiglio Nazionale del Notariato.
Che validità giuridica hanno questi
documenti ?
Queste dichiarazioni vanno fatte, perché
hanno comunque un valore giuridico. In
mancanza di una legge sul testamento
biologico, i giudici sono sempre più inclini
a riconoscere queste volontà. È quindi
assolutamente importante compilare queste
dichiarazioni e indicare anche le persone
che si vuole siano garanti della propria
volontà: nel caso infatti che ci sia
qualcuno che si voglia opporre, le ultime
vicende indicano che è sempre più probabile
che siano rispettate.
Si può tenere il proprio testamento
biologico in un cassetto, inviarlo per
raccomandata a un amico, a un parente, in
modo da documentare che la volontà sia stata
espressa in un dato momento. Quando non si
dovesse essere più in grado di esprimere la
propria opinione, il proprio garante farà
vedere la carta al medico o la depositerà
presso un notaio.
E questo garantisce che i propri desideri
vengano rispettati ?
In mancanza di una legge, probabilmente il
valore giuridico dovrà essere vagliato da
una Corte. All’inizio si ricorrerà ai
giudici, poi non sarà più necessario. Un
iter simile è stato seguito negli Usa e nel
Regno Unito: i primi casi sono arrivati fino
alla Corte Suprema e alla House of Lords,
poi determinate procedure sono state
metabolizzate dall’organizzazione sanitaria,
oltre che giuridica. Questa ondata di
dichiarazioni anticipate, in assenza di una
legge, è una relativa novità: devono ancora
venire a maturazione però un numero
sufficiente di casi. Le persone che hanno
sottoscritto finora le proprie volontà di
fine vita fortunatamente godono ancora di
buona salute, oppure sono decedute senza che
tali volontà dovessero essere prese in
considerazione. È infatti possibile che esse
non entrino mai in effettiva operatività.
Quanto è
necessaria, quindi, una legge sul testamento
biologico ?
Fino a qualche anno fa, per rendere valide
le proprie volontà sarebbe stata necessaria
una legge. Ora la situazione è cambiata, c’è
accordo universale nella giurisprudenza,
nella Corte di Cassazione e anche nella
Corte Costituzionale, sul concetto che ogni
persona cosciente e capace possa rifiutare
anche i trattamenti salvavita. Il solo fatto
di essere incapace di esprimere una volontà
in un certo momento non può privare del
diritto all’autodeterminazione e alla
salute.
Ma una legge avrebbe il grande vantaggio di
rendere più uniformi le condotte di pazienti
e medici. È vero che la sentenza relativa al
caso Englaro, in cui si è deciso di
rispettare la volontà della ragazza -
ricostruita durante i processi - di
rifiutare i trattamenti salvavita, è
importante, ma si tratta di un solo
episodio. In un caso identico si potrebbe
giungere a un verdetto diverso: in Italia la
legge si fa in Parlamento, non con i
precedenti.
Una
delle proposte di legge sul testamento
biologico che saranno presto discusse in
Parlamento, sostenuta da Eugenia Roccella,
sottosegretario al lavoro, alla salute e
alle politiche sociali, limiterebbe il tipo
di trattamenti che si possono rifiutare.
Cosa
ne pensa
?
Una legge non
deve ledere i diritti costituzionali, mentre
quella su cui sembra ci sia accordo nella
maggioranza considera nutrizione e
idratazione artificiale come trattamenti non
rifiutabili. Stabilisce cosa la persona può
o non può scrivere nel proprio testamento
biologico. Questo sarebbe incostituzionale,
perché violerebbe il principio
dell’integrità personale: nessuno può
mettermi le mani addosso contro la mia
volontà, neanche con le migliori intenzioni.
Secondo alcuni, inoltre, tra volontà del
paziente e orientamento del medico vince il
medico: si dà al paziente la possibilità di
scegliere, ma poi non ne viene rispettata la
volontà. L’obiezione di coscienza per il
medico che si rifiuti di negare un
trattamento può essere possibile, ma deve
essere garantita la presenza di un altro
medico che sia disponibile, come nel caso
dell’interruzione di gravidanza. Un’altra
questione si pone quando la volontà di
rifiutare le cure risale a molto tempo
prima.
Può in effetti esistere il dubbio che la
persona abbia cambiato idea, ma tra questo
dubbio e la certezza di violare un’opinione
espressa in passato, meglio far prevalere la
certezza. Lasciamo quindi a ogni persona la
libertà di affidarsi allo strumento del
testamento biologico, non necessariamente
significherà un netto rifiuto alle cure, può
anche voler dire affidarsi completamente
alle scelte del medico o a quelle di un
familiare.
By Andrea Gentil
Tratto da: galileonet.it
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Testamento biologico.
Verso legge incostituzionale e liberticida.
Come per legge 40, prepararsi a sommergere
la giustizia di ricorsi - 2 Luglio
2009
Il relatore del disegno di legge sul
testamento biologico sara' Domenico di
Virgilio (1). Per chi avesse avuto ancora
qualche speranza che il testo targato Opus
Dei e Conferenza episcopale italiana uscito
dal Senato potesse essere modificato alla
Camera, dovra' ricredersi. E per farlo basta
visitare il sito dell'on. Domenico Di
Virgilio, la cui autobiografia recita, fra
l'altro: "Come medico ho sempre lavorato con
abnegazione … per affermare sempre di piu' i
valori e i principi cristiani dettati dal
Magistero della Chiesa. Sono stato per 16
anni il Presidente Nazionale della
Associazione Medici Cattolici Italiani e
sono membro della Pontificia Accademia per
la Vita". (2) Vista l'occupazione strategica
delle posizioni chiave nel Governo e nel
Parlamento in tema di salute e bioetica
operata dal Vaticano, possiamo prendere per
scontata l'approvazione di questo orribile
testo il cui obiettivo e' umiliare la
volonta' del paziente e cancellare un
diritto costituzionale: "Nessuno puo' essere
obbligato a un determinato trattamento
sanitario" (articolo 32).
Per questo motivo, come gia' per
l'incostituzionale legge 40 sulla
fecondazione assistita, e' necessario
prepararsi da subito per ottenere la sua
abrogazione per incostituzionalita'. Cosa
puo' fare il cittadino?
Oltre a redigere l'eventuale 'testamento
biologico' dettato dal Magistero della
Chiesa e eventualmente approvato dal
Parlamento italiano, e' necessario redigere
anche un testamento biologico vero, completo
e comprensivo di tutte le proprie volonta'
(3).
E' con quel documento con cui il cittadino o
i suoi cari, ove il medico rifiutasse di
seguire le direttive anticipate, potra'
ricorrere alla giustizia per ottenere il
rispetto di un diritto fondamentale e
inviolabile previsto dalla Costituzione:
l'autodeterminazione. Indipendentemente
dalla legge ordinaria, il giudice dovra'
ottemperare ad un precetto di rango
superiore. Ci vorranno anni, ma con impegno
e determinazione, questa legge fara' la fine
della legge 40.
1.
http://www.aduc.it/dyn/salute/noti.php?id=264673
2.
http://www.domenicodivirgilio.it/biografia.php
3. Qui la nostra guida:
http://www.aduc.it/dyn/salute/docu.php?id=136332
By Pietro Yates Moretti, vicepresidente Aduc
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