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CHELATION THERAPY
Terapia
non
proprio naturale in quanto utilizza delle sostanze
chimiche (EDTA) per "chelare",
cioè togliere andando a raccogliere all’interno
dell’organismo per mezzo del sangue, le tossine
accumulate nelle vene e nelle arterie (esempio
calcio e grassi); trattasi di un drenaggio forzato
dell’organismo. Tecnica praticata e conosciuta nei
paesi anglosassoni, in Italia ancor misconosciuta,
ma comunque molto utile sopra tutto per prevenire ed
evitare sopra tutto ictus, bypass, infarti e
malattie arteriosclerotiche.
Il dr. Elmer Cranton oltre ad insegnare questa
tecnica, ha anche pubblicato un libro "Bypassig
Bypass" nel quale ne spiega i grandi vantaggi. In
sintesi trattasi dell’inoculazione di sostanze in
vena (acido Etilenediaminotetraacetic) che veicolate
dal sangue staccano e sciolgono i depositi delle
sostanze tossiche accumulate in tutto il corpo per
alimentazione e comportamenti errati. Questa terapia
conferma le nostre asserzioni sul fatto che ogni
malattia deriva da un’Etica sbagliata che
determina mal Nutrizione fisiologica.
I CHELANTI che
DISOSTRUISCONO le ARTERIE
Da qualche anno, anche in Italia, si parla, con
parerI discordi, dell ‘impiego dell' edta (acido
etilendiaminotetracetico) nella cura delle malattie
circolatorie - cerebrali, coronariche e periferiche
degli arti - di natura arterosclerotica. Ne abbiamo
parlato con il prof. Giuseppe Frau primario emerito
di Cardiologia e presidente onorario della Società
italiana per Io studio dei chelanti. che si occupa
dell’argomento da oltre 10 anni, sia dal punto di
vista dottrinale, avvalendosi anche del sostegno di
colleghi americani e dell’Est di maggiore
esperienza, sia pratico su una casistica personale
ai 180 malati in osservazione da 2 a 5 anni.
La storia inizia nel 1893, quando il premio Nobel
per La Chimica, Alfred Werner, ipotizzò che
particolari composti chimici potrebbero legarsi
saldamente con metalli pesanti (cationi bivalenti)
allo stato ionico
Circa 30 anni dopo, Morgan Drew confermarono I
‘esattezza dell' intuizione di Werner, e proposero
di chiamare «chelanti (dal greco = chele) le
sostanze aventi questa proprietà,
Nel 1930, I’Edta fu ottenuto sinteticamente, e nel
1935 fu utilizzato nell’industria dei coloranti, del
tessile, dei saponi e dei detersivi, ecc.,,
Nel 1947 fu utilizzato, (Rubin) per la prima volta,
nell’uomo, nelle intossicazioni acute da piombo (Pb),
da calcio (Ca), nelI’ipercalcemia da
iperparatiroidismo e nell’ intossicazione digitalica
con risultati così favorevoli da esser, l’Edta,
tuttora, il farmaco di elezione in queste
drammatiche circostanze.
Singolare
è il fatto che l’idea di utilizzare I’Edta anche al di fuori di
queste intossicazioni, fu suggerito dagli stessi malati ex intossicati dal
Pb che riferivano non soltanto che era chiaramente migliorato lo stato
generale, ma anche che erano scomparse malattie quali l’angina pectoris
e la claudlcazione intermittente (malattie delle vetrine) di cui soffrivano.
Cosa
avvenne dopo questa scoperta ?
Dietro questa segnalazione Clarke curò
con Edta 20 malati affetti da angina pectoris, ottenendo la scomparsa
delle crisi in 19 di essi. Il numero dei malati curati con Edta, a livello
mondiale, è incalcolabile: ma,
solo i 100.000 casi curati secondo un protocollo standard, elaborato nel
1976 dalla American College Advancement Medicine (Acam) sono
utilizzabili ai fini statistici.
A che punto è la
ricerca ?
Secondo
questo protocollo, è tuttora in corso una ricerca controllata in «doppio
cieco» autorizzata dalla «Foods and Drugs Administration» (Fda).
Quale contributo sta dando l’italia alla ricerca
sull’Edta ?
In
Italia, i malati curati con Edta (Brescia. Roma, Palermo) sono circa 800
con risultati che, sostanzialmente, ripetono quelli di Clarke del
1958: regressione
di disturbi nel 50% dei casi. - Miglioramento significativo, superiore
a quello ottenuto nello stesso malato con le terapie correnti nel 25%.
- Miglioramento modesto nel 15%. - Nessun vantaggio nei 10% dei casi.
- Miglioramento dello stato generale nel 95-98% dei casi, spesso con
modificazione della qualità della vita.
Come agisce l’Edta
sull'organismo ?
Meccanismo
di azione: inizialmente era stato ipotizzato (Clarke) che la scomparsa
dei disturbi fosse dovuta alla ricanalizzazione dell’arteria ostruita
alla chelazione del calcio dalla placca ateromatosa da parte dell’Edta.
Le ricerche eseguite su modelli sperimentali (cellule isolate) e su
piccoli animali hanno, viceversa, dimostrato che gli effetti della
chelazione sono ben più complessi ed articolati:
(vedi flg. 1).
1)
Miglioramento del metabolismo e della funzione cellulare.
2) Aumento marcato
dell’irrorazione sanguigna e quindi dell’ossigenazione dell’organismo,
da dilatazione delle
piccole arterie e della microcircolazione
(tratto arteriolocapillare).
3)
Azione antiossidante per sottrazione del rame (Cu) e del ferro (Fe),
indispensabili per la formazione dei
perossidi che sono
i veri killer delle strutture cellulari e considerati responsabili dell’aterosclerosi,
nonche' di tutte le malattie degenerative, dell’invecchiamento e, forse,
anche del cancro.
4)
Azione svelenante dell’organismo per la chelazione dei metalli tossici
(piombo, crorno, arsenico, manganese, alluminio, mercurio, molibdeno ecc...) accumulatisi nel corso degli anni.
5)
Azione ostacolante la formazione di trombi occludenti il lume arterioso.
E'
stupefacente il fatto che l’Edta riassume se le proprietà dei vari
farmaci che utilizzano nella pratica corrente checon cadenza decennale sono
stati allestiti per correggere ciascuna delle 5 situazioni patologiche che
dell’aterosclerosi sono probabilmente i fattori causali.
Come
avviene questa terapia ?
L’Edta può essere
somministrato soltanto per per fusione venosa lenta, da 1 a 3 volte la
settimana e con dosaggi variabili in rapporto alle caratteristiche della malattia e della normalità
o meno della funzione del rene, dato che il chelato (Edta + metallo) viene eliminato per il 95-98% attraverso il rene. Il
miglioramento dei disturbi inizia dopo 3-5 perfusioni; si concreta durante
il ciclo di cura 20-30 perfusioni) ed è massimo dopo 3-6 mesi
dalla fine della cura.
Il risultato è migliore nei diabetici e quando il malato ottimizza il proprio stile di vita eliminando i noti
fattori di rischio (obesità, ipertensione, ipercolesterolo e trigliceridi, abolizione del tabacco, ecc.).
Quali
ne sono le indicazioni ?
L' Edta ha indicazioni abbastanza definite: a) Malattie vascolari
cerebrali (senescenza, paresi transitorie, demenza senile) anche secondarie da occlusione delle arterie del collo.
Malattie retiniche: in particolare la «degenerazione maculare», specialmente diabetica, solo correggibile con la folgorazione
Laser. b) Angina pectoris (sforzo, variante, post-infartuale) refrattaria alla cura medica corrente, e, quando non è
indicato o è discutibile il by-pass (malattia dei due vasi; lesioni coronariche particolari; ecc.). c) Claudicazione intermittente
da stenosi od occlusione dei rami di arterie delle gambe ("malattia delle vetrine"), anche dei III stadio
(crampi notturni) e IV stadio (gangrena) secondo Fontaine, soprattutto sedi origine diabetica. d) Recidive di angina e di claudicazione
interrnittente in rapporto alla occlusione dei by-pass o di qualche ramo arterioso già pervio. e) Sclerodermia.
Può
essere l’Edta usato a scopo profflattico dell’aterosclerosi ?
Nei «casi a rischio»,
per la familiarità, un’ arteroscierosi, o con segni di arterosclerosi
iniziale (senilità precoce. calcificazioni lungo le arterie. soffi aortici, ecc.) viene consigliato l’Edta,
perchè non è escluso che anche nell’uomo possa realizzarsi la "guarigione fisiologica") cioè la regressione delle
placche arterosclerotiche recenti analogamente a quanto è stato documentato nell’arterosclerosi sperimentale
(Zackmeister).
La
terapia chelante può dare effetti collaterali e qual' è la mortalità a 5
anni ?
La terapia chelante, se
eseguita secondo il protocollo sopra ricordato, non comporta problemi degni
di nota, come è stato anche confermato dall’esperienza brasiliana su 100.000
perfusioni venose.
Le gravi
complicazioni renali osservate agli
inizi, dovute ai dosaggi non razionali dell’Edta (5 -10 gr al giorno
per 15 giorni), hanno ormai solo valore storico. Dopo 5 anni dalla fine della cura, la mortalità, negli 800 casi Italiani, è
stata del 3,2% per l’aggravamento della malattia perla quale fu eseguita
la terapia chelante.
Quali
prospettive e quali conclusioni ?
L’impiego dell’Edta nelle complicazioni dell’arterosclerosi,
è fondato su solide basi scientifiche, è efficace e senza rischi.
E meno
«eretica» di quanto non si creda dato che agisce in coerenza con i farmaci
che usiamo correntemente, esclusi i betabloccanti, con la differenza che
l’Edta li riassume avendoli anticipati di qualche decennio (vedi fig.
2).
L’Edta è l’unico farmaco efficace e ad azione prolungata contro
le tossine che, secondo le previsioni, saranno l’obiettivo
primario nella lotta contro le malattie degenerative.
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