Definizione del
batterio Helicobacter pylori
è un
batterio
gram negativo
flagellato
acidofilo, il cui habitat
ideale è il muco gastrico
situato nello
stomaco umano.
La particolarità di questo
batterio è quella che vive
soltanto in ambiente
acido protetto da uno strato
di muco,
per questo motivo si trova
soltanto nello
stomaco. Produce un enzima
chiamato ureasi, che gli
permette di neutralizzare
l'acidità gastrica e di
sopravvivere. Una volta
insediato nello stomaco, non fa
altro che sottoporre la mucosa
ai metaboliti tossici da esso
prodotti.
Il batterio può produrre
sostanze che causano danni alle
cellule e con il tempo possono
sopraggiungere gastrite ed
ulcera.
Tale resistenza ad un
pH di 1 o 2 gli è conferita
dalla produzione dell'enzima
ureasi, il quale crea
intorno al batterio un
microambiente compatibile con la
sua esistenza.
La
presenza di questo enzima ha
reso possibile la messa a punto
del
test del respiro, o URT,
secondo la dizione inglese.
Al paziente viene somministrata
urea marcata con l'isotopo
13C. Se è presente il
batterio avviene una reazione,
catalizzata dall'enzima
ureasi, che porta alla
scissione dell'urea-13C
con la formazione di ammonio e
13CO2,
ovvero
anidride carbonica formata
da
ossigeno e l'isotopo
13C del
carbonio.
Se l'analisi del
respiro del paziente rivela la
presenza di 13CO2
il test è positivo.
La
maggior parte delle persone ne è
portatore ma, un buon equilibrio
fra potere patogeno del
microrganismo e difese
immunitarie del soggetto
normalmente garantisce
un'adeguata protezione, proprio
per questo motivo i soggetti con
una marcata immunodeficienza
sono particolarmente esposti a
tale agente.
Tratto da: it.wikipedia.org
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I
germogli del
Broccolo proteggono lo
stomaco
Consumare una porzione al
giorno di
germogli del
broccolo potrebbe aiutare a
tenere sotto controllo il
batterio
H. pylori, "collegato" (NdR:
impropriamente)
con l'ulcera
o addirittura il
cancro allo
stomaco, suggerisce una
nuova ricerca.
Lo studio, pubblicato da
Cancer Prevention Research,
è stato condotto su 50 persone
in Giappone e ha scoperto che
mangiare 2,5 once (circa 70 gr)
di germogli di broccolo al
giorno per due mesi forniva una
certa protezione allo stomaco.
Questo alimento contiene infatti
sulforafano, già noto per le
proprietà antibiotiche. Il team
internazionale che ha condotto
lo studio ha dato a metà dei
pazienti una porzione
giornaliera di germogli di
broccolo e al resto dei germogli
di alfa alfa, che non contengono
sulforafano.
Nei soggetti che hanno mangiato
i germogli di broccolo, i
livelli di un
marker dell'H. pylori nelle
feci chiamato HpSA si è ridotto
del 40%, mentre lo stesso marker
non ha indicato variazioni negli
individui che hanno mangiato gli
alfa alfa.
Tuttavia, otto settimane dopo
aver interrotto l'assunzione di
germogli di broccolo, le persone
del primo gruppo hanno visto i
livelli di HpSA ritornare a
quelli che erano prima della
cura.
Ciò suggerisce, commentano gli
studiosi, che questi germogli
possono tenere sotto controllo
l'H. pylori, ma non
distruggerlo.
Secondo il Dr Jed Fahey, della
Johns Hopkins University degli
Stati Uniti, che ha diretto lo
studio: "Il fatto che i livelli
di infezione e
infiammazione si sono
ridotti suggerisce che le
probabilita' di ammalarsi di
gastrite e ulcera e persino di
cancro sono probabilmente
ridotte, se si consumano
regolarmente i germogli di
broccolo". Il Dr Fahey ha
scoperto che i germogli di
broccolo contengono sulforafano
alcuni anni fa e ha co-fondato
una società che produce questo
alimento.
Tuttavia, secondo un esperto che
non ha partecipato alla ricerca,
Nell Barrie della Cancer
Research UK, "Questo studio
indica che mangiare germogli di
broccolo può ridurre i livelli
di infezione da H. pylori, che
èun importante fattore di
rischio del cancro allo stomaco.
Ma solo una persona ogni 100 che
ha l'infezione da H. pylori si
ammala di cancro, il che vuol
dire che ci sono altri fattori
in azione. Mangiare germogli di
broccolo, dunque, puo' forse
aiutare contro gastrite e
ulcera, ma non contro il
cancro allo stomaco".
Tratto da: news.paginemediche.it
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Reflusso gastrico
Disturbi legati al reflusso
gastrico sono una tra le più
frequenti affezione del tratto
digerente superiore.
Si stima che sia circa il 40%
della popolazione occidentale a
soffrirne.
Cos'è il reflusso gastrico
Il disturbo da reflusso gastrico
o gastroesofageo (GERD) è una
sindrome causata dalla risalita
del contenuto gastrico acido,
cioè succhi gastrici e bile,
nell'esofago in cui normalmente
si trova un ambiente con pH
piuttosto basico. Ciò è dovuto
ad una incontinenza della
valvola posta a separazione tra
esofago e stomaco, il Cardias.
Questa valvola normalmente
impedisce il reflusso dei
contenuti gastrici in direzione
contraria a quella normale
dell'ingestione di cibo, ma se
danneggiata viene meno alla sua
funzione e può causare il
malfunzionamento dell'apparato
digerente e disturbi più o meno
gravi.
È un problema piuttosto
frequente in entrambi i sessi e
può variare dal semplice
fastidio che tutti possono
talvolta aver provato dopo un
pasto particolarmente
abbondante, all'esofagite (cioè
all'infiammazione dell'esofago)
fino ad arrivare a patologie più
serie come la stenosi
(restringimento del diametro
dell'esofago) e all'esofago di Barrett, in cui alcune parti
della mucosa esofagea si
trasformano (metaplasia) in
mucosa di tipo gastrico.
Sintomi del relflusso
I sintomi principali sono:
pirosi retrosternale, cioè
bruciore nella parte del torace
situata dietro lo sterno, ma
anche verso la gola e più in
basso verso lo stomaco;
rigurgito di succhi o contenuti
gastrici; deglutizione
difficoltosa e dolorosa; aumento
eccessivo di salivazione;
abbassamento della voce e
raucedine; difficoltà a
respirare fino ad arrivare
all'asma bronchiale; disturbi
dentali ed altri sintomi.
Prima di accertare una sindrome
da reflusso gastrico bisogna
poter escludere altre patologie
che hanno sintomi simili, ad
esempio patologie cardiache che
provocano dolori intercostale,
gastrite ecc.
Quando avviene
Questo fastidio si manifesta
solitamente dopo un pasto,
soprattutto se abbondante e in
particolare dopo l'ingestione di
latte o di sostanze acide. Può
manifestarsi nelle donne in
gravidanza in quanto il feto
pesa sullo stomaco e ne
impedisce il normale
svuotamento, ma anche in seguito
ad uno sforzo intenso,
all'assunzione della posizione
supina o, ad esempio, della
tipica posizione assunta per
allacciarsi le scarpe.
Chi ne soffre
Il reflusso gastroesofageo si
manifesta in persone che hanno
familiarità per questo disturbo
(il che suggerisce cause
genetiche), in donne in stato di
gravidanza, soprattutto dopo
gravidanze ripetute, in persone
obese, in soggetti che
presentano altri disturbi
dell'apparato digerente,
nell'anziano diabetico che ha
difficoltà di digestione e
motilità delle vie digestive e
in individui che presentano
un'ernia iatale. Quest'ultima,
che consiste nella risalita di
una piccola porzione dello
stomaco nel torace al di sopra
del diaframma, è spesso
associata al reflusso, ma non
sempre.
Cosa fare
Per diminuire il reflusso
esofageo, soprattutto se non è
sintomo di patologie più gravi,
ci sono alcune strategie
comportamentali da mettere in
atto. Innanzitutto bisogna
tenere sotto controllo il
peso corporeo e diminuire
l'apporto quei cibi difficili o
lenti da digerire come ad
esempio i grassi. In questo caso
lo stomaco si svuoterà con
minore difficoltà migliorando la
sintomatologia da reflusso.
Un'altra categoria di sostanze
delle quali sarebbe indicato
ridurre se non eliminare l'uso,
è quella che comprende sostanze
che stimolano la secrezione
gastrica, ad esempio grassi,
caffè, alcol e fumo.
Inoltre bisogna eliminare le
sostanze che riducono la
pressione della valvola tra
esofago e stomaco, e cioè menta
e cioccolata. Altri consigli da
seguire per alleviare i sintomi
da reflusso possono essere:
anticipare l'orario della cena
rispetto all'orario per
coricarsi; usare più cuscini a
letto (infatti di notte le
deglutizioni che aiutano il
giusto flusso dall'esofago allo
stomaco diminuiscono
fisiologicamente) e diminuire
l'uso di farmaci
anti-infiammatori (ad esempio
aspirina, aulin ecc.), morfina e
benzodiazepine.
Rimedi naturali
Dopo aver consultato il medico
si può scegliere di ricorrere a
diverse terapie, anche in base
alla gravità della patologia. I
rimedi naturali che possono
alleviare i sintomi del reflusso
gastrico sono tanti, bisogna
solo usare l'accorgimento di non
utilizzare i preparati
idroalcolici o le tinture madri
perché, come già accennato,
l'alcol interferisce con
l'acidità dei succhi gastrici.
Sono da preferirsi gli estratti
secchi e le capsule.
L'
Alginato è sicuramente un
ottimo rimedio: si tratta di una
sostanza ricavata dalle alghe
che impedisce il reflusso per
azione meccanica, formando cioè
una barriera fisica al
rigurgito.
Anche il
Fucus, essendo un'alga
marina, contiene alginati ed
ha un'azione di protezione della
mucosa dello stomaco e di
riduzione della secrezione
acida. Bisogna però informarsi
sul suo uso se si hanno
patologie della tiroide perché
contiene iodio. Gli alginati
invece non hanno
controindicazioni per cui
possono essere assunti anche
durante la gravidanza e
l'allattamento.
Altre piante che in
fitoterapia vengono usate
per questi disturbo sono: la
liquirizia, il
mirtillo, l'incenso, la
camomilla, la malva, l'altea, la
piantaggine, l'aloe, la
cannella, la calendula, il fico
e gli acidi grassi essenziali
omega 3.
Tratto da: rodiola.it
Commento NdR: ma la cosa
piu’ importante e’ cambiare
abitudini
alimentari, fare almeno 15
giorni di
alimentazione vegetariana
cruda, contemporaneamente
all’assunzione di Sali
basici, e poi riprendere
lentamente ad alimentarsi
convenientemente.