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PROSTATA  e PSA - Consigli
Prostatiti: il PSA (test) per la diagnosi, e' utile ?
Sindrome della permeabilita' intestinale ed autismo
 

PROSTATA  e PSA

La prostata è un ghiandola posta in una posizione in cui vi è poco scambio di liquidi organici. Ne consegue che quando i suoi tessuti e le sue cellule si intossicano, e quindi si infiammano, a causa dell’alto contenuto tossico dell'urina che passa attraverso di essa, e per la concausa degli acidi urici trattenuti nei tessuti di cui e’ composta, l'unica difesa che le sue cellule e quindi i suoi tessuti hanno di sopravvivere e di mantenersi funzionali, è quella di trattenere liquidi (acqua del corpo) per diluire le tossine e rendere più salubre il loro ambiente, cioe’ il loro Terreno (matrice).
Questo determina inevitabilmente  un rigonfiamento della prostata; rigonfiamento che restringe lo spazio interno del vaso (tubicino) in cui transita l'urina, rendendo quindi difficoltosa la minzione, ovvero il tentativo di farla uscire dal pene.

Il test PSA per il cancro alla prostata è inutile. Parola di chi lo ha inventato - 05/05/2010
L’affidabilità del test del Psa nella diagnosi del cancro alla prostata ? «Poco più che tirare una monetina in aria».
È clamorosa la dichiarazione del professor Richard Ablin, docente di Immunologia alla University of Arizona College of Medicine che quarant’anni fa scoprì il test più comune per questa forma di tumore. Sul «New York Times» ora ammette l’inutilità dell’esame nella grande maggioranza dei casi. Peggio: «È un costoso disastro nel campo della salute pubblica», scrive, rivolgendosi anzitutto ai colleghi. «Non avrei mai potuto immaginare che la mia scoperta avrebbe portato a un disastro regolato dalla legge del profitto».

La tesi è semplice, e per la verità già sostenuta da una parte della comunità scientifica, prima di questa confessione pubblica: «Soltanto in America - scrive il professor Ablin - il bilancio degli screening con il test del Psa è di circa tre miliardi di dollari», ma l’esame produce molti falsi positivi e troppo allarmismo: «Malgrado gli americani abbiano il 16 per cento di probabilità di andare incontro a una diagnosi di cancro con questo test, solo il 3 per cento muore di questa malattia».
Gli ultra-sessantacinquenni che sviluppano il tumore della prostata «hanno più probabilità di morire “con” un carcinoma prostatico che “per” un carcinoma prostatico». Un’infezione, l’uso di medicinali a base di ibuprofene o un semplice gonfiore possono portare a un aumento del Psa, «ma l’esito positivo del test conduce invece sovente verso dolorosissime biopsie, o a un intervento chirurgico, oppure a sottoporsi a radiazioni invasive».
Psa significa «antigene prostatico specifico», un macromolecola capace di reagire con i prodotti del sistema immunitario: presente nel sangue, aumenta in presenza di una malattia della prostata. E’ utilizzato dal 1970 come marcatore per eccellenza.
Per il professor Ablin il test del Psa è appropriato solo dopo una diagnosi di cancro, per valutare il rischio di recidiva, o come campanello d’allarme nelle persone che hanno una storia familiare di carcinoma prostatico.
Ma applicare il test a tutte le persone oltre una certa età sarebbe una semplice perdita di tempo e di denaro: non misura il livello di gravità della malattia.
«Uomini con valori bassi di Psa possono comunque sviluppare un cancro della prostata, mentre persone che hanno un valore alto possono essere del tutto sani», dice il professore, invitando gli urologi di tutto il mondo a ridurre il numero di esami e di prescrizioni. «Meglio - spiega - il vecchio test, quello rettale».
D’altronde, in un periodo tra i 7 e i 10 anni di distanza - rivela uno studio americano citato dallo stesso professore - l’esame dell’enzima prostatico non ha ridotto il tasso di mortalità degli uomini sopra i 55 anni». E neppure un esito meno negativo di un’analoga indagine in Europa giustificherebbe lo screening di massa e il «disastro economico» che ha spinto d’improvviso Richard Ablin a tornare dichiaratamente sui propri passi.
By M. Accossato – Fonte lastampa.it - Tratto da informasalus.it

USA - Ogni anno circa 30 milioni di uomini americani si sottopongono al test per l'Antigene Prostatico Specifico (PSA), un enzima prodotto dalla prostata. - NY, Nov. 2013
Approvato dalla Food and Drug Administration nel 1994, il test della PSA è lo strumento più comunemente usato per rilevare il cancro alla prostata.
La popolarità di questo esame ha portato ad un disastro enormemente costoso alla salute pubblica.
E' un problema che mi è dolorosamente familiare, visto che ho scoperto il PSA nel 1970.

Dato che il Congresso cerca sempre modi per tagliare i costi nel nostro sistema sanitario, un significativo risparmio potrebbe venire dal cambiare il modo in cui l'antigene viene utilizzato per lo screening del cancro alla prostata.
Gli americani spendono una cifra enorme su sperimentazioni per il cancro alla prostata.
Il disegno di legge annuale per lo screening del PSA è di almeno 3 miliardi di dollari, in gran parte pagato da Medicare e il Veterans Administration.

Il cancro alla prostata suscita molti articoli ma consideriamo i numeri: gli uomini americani hanno una probabilità del 16% di avere una diagnosi di cancro alla prostata nell'arco di tutta la vita, ma solo una probabilità del 3% di morirne. Questo perché la maggior parte dei tumori della prostata crescono lentamente.
In altre parole, gli uomini che hanno la fortuna di raggiungere la vecchiaia, hanno più probabilità di morire con il cancro alla prostata piuttosto che per il cancro alla prostata.
Anche in questo caso, il test non è certo più efficace di un lancio di una monetina.

Come cerco di spiegare da molti anni, il test del PSA non è in grado di rilevare il cancro alla prostata e, cosa più importante, non può distinguere tra i due tipi di cancro alla prostata - quello che ti ucciderà e quello che non lo farà.
Invece, il test rivela semplicemente la quantità di antigene prostatica contenuta nel sangue di un uomo. Le infezioni, farmaci da banco come l'ibuprofene e un gonfiore benigno della prostata (semplice ipertrofia) possono elevare i livelli di PSA di un uomo, ma nessuno di questi fattori sono segnali di cancro.
Uomini con valori bassi di PSA potrebbero covare tumori pericolosi, mentre quelli con valori più alti potrebbero essere completamente sani.

In sede di approvazione della procedura, la Food and Drug Administration ha fatto affidamento su uno studio che dimostrò che il test era in grado di rilevare il 3,8% dei tumori alla prostata: un tasso migliore rispetto al metodo standard, l'esame rettale digitale.
Eppure, il 3,8% è un numero molto piccolo.

Tuttavia, soprattutto nei primi giorni di proiezione, gli uomini con un valore superiore a 4 nanogrammi per millilitro, sono stati mandati a fare delle dolorose biopsie prostatiche.
Se la biopsia mostrava qualsiasi piccolissimo segno di cancro, il paziente è stato quasi sempre spinto a operarsi chirurgicamente, alla radioterapia intensiva o altri trattamenti dannosi.

La comunità medica si sta lentamente voltando contro lo screening della PSA.
L'anno scorso, il New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati di due grandi studi, uno in Europa ed uno negli Stati Uniti.
I risultati dello studio americano mostrano che in un periodo da 7 a 10 anni, lo screening non ha ridotto il tasso di mortalità negli uomini di 55 anni e oltre.
Lo studio europeo ha mostrato un lieve calo dei tassi di mortalità, ma ha anche scoperto che ben 48 uomini devono essere curati per salvare una vita.
Quindi 47 uomini che, con ogni probabilità, non potranno più funzionare sessualmente (impotenza, ndT) o rimanere fuori dal bagno per molto tempo.

Numerosi sostenitori degli screening, tra cui Thomas Stamey, un noto urologo della Stanford University, hanno preso posizione contro i test di routine, e il mese scorso, l'American Cancer Society ha esortato più cautela nell'utilizzo del test.
L'American College of Preventive Medicine ha concluso inoltre che non vi sono prove sufficienti per raccomandare lo screening di routine.
E allora perché viene ancora usato ?
Perché le aziende farmaceutiche continuano a sfoggiare i loro test e i gruppi di difesa che hanno interessi in tal senso spingono all'allerta del cancro alla prostata, invitando gli uomini a fare lo screening.

Vergognosamente, l'American Urological Association, l'associazione degli urologi statunitensi, promuove ancora questa esame preventivo, mentre l'Istituto nazionale dai tumori (National Cancer Institute) rimane molto vago sulla questione, confermando che non c'è chiarezza.
Il gruppo federale che ha il potere di valutare i test di screening dei tumori, il Preventive Services Task Force, ha recentemente sconsigliato lo screening PSA per gli uomini di età compresa tra 75 anni o più. Ma tale gruppo non ha ancora fatto una raccomandazione per gli uomini più giovani.
Il test per l'antigene prostatico specifico, ha un suo senso. Dopo il trattamento per il cancro alla prostata, per esempio, un punteggio in rapido aumento indica un ritorno della malattia.

E gli uomini con una storia familiare di cancro alla prostata dovrebbe probabilmente fare il test regolarmente. Se il loro punteggio inizia a salire, potrebbe significare la presenza di tumore.
Ma questi usi sono limitati.
La prova non deve assolutamente essere distribuita per "proteggere" l'intera popolazione di uomini di età superiore ai 50.

Mai avrei sognato che la mia scoperta quarant'anni fa avrebbe condotto a tale disastro del sistema sanitario pubblico basato sul profitto. La comunità medica deve confrontarsi con la realtà e fermare l'uso inappropriato dello screening PSA. In questo modo si potrebbero risparmiare miliardi di dollari e salvare milioni di uomini da inutili, trattamenti debilitanti.

* Richard J. Ablin è lo scopritore dell'antigene prostatico specifico,
PSA. Professore di Immunobiologia e Patologia al University of Arizona
College of Medicine e Presidente della Fondazione Robert Benjamin Ablin per la Ricerca sul Cancro.
Prof. Richard Ablin* - The New York Times, 9 marzo 2010
Fonte: www.nytimes.com/2010/03/10/opinion/10Ablin.html?_r=0

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PROSTATITE - Ecco le 3 definizioni della medicina ufficiale:
Prostatite Acuta Batteriale e’ la meno comune pero’ la piu’ facile di diagnosticare e trattare. E’ causata da batteri e arriva subito con brividi e sudore, dolore nel basso retro e nell’area genitale e bruciore o dolore urinando. Come indicazioni supplementari abbiamo cellule bianche di sangue e batteria nelle urine.

Prostatitis (Non batterica) Cronica (sindrome del dolore cronico pelvico) nei piu’ comuni, ma la meno capita, forma di prostatite.
Trovata in uomini di ogni eta’, a cominciare dai ragazzi in su, i sintomi vanno via e poi tornano senza preavviso, e possono essere infiammatori o non infiammatori.
Nella forma infiammatoria, l’urina, la sperma e gli altri fluidi della prostata, non mostrano una presenza di un’infezione nell’organismo, pero’ contengono tipi di cellule che il corpo di solito produce per combattere le infezioni. Nella forma non infiammatoria, non sono presenti tracce di infiammazione, ne di cellule che combattono le infezioni.

Prostatitis Assimptomatica Infiammatoria e’ la diagnosi quando non esistono sintomi, pero’ il paziente presenta cellule combattenti l’infezione nello sperma. Viene spesso incontrato quando il dottore cerca cause dell’infertilita’ o si sta’ facendo un test per il cancro alla prostata.

Sintomi comuni della prostata disordinata sono:
- Sensazione di non avere svuotato completamente la tua vescica dopo aver finito di urinare.
- Frequenza nell’urinare (consistente in intervalli di meno di 2 ore e/o molte volte durante la notte).
- Urinazione interrotta (fermarsi e riprendere piu’ volte durante l’urinazione).
- Difficulta’ nel trattenere (rinviare) l’urinazione.
- Debole o limitato flusso urinario.
- Spingimento e tendimento richiesti all’inizio dell’urinazione.
- Un dolore che brucia durante l’urinazione.
- Dolore nell’area tra i testicoli e l’anus, nel basso ventre o sopra le cosce, o sopra la zona pubica. Il dolore puo’ essere peggiore durante il movimento dell’intestino.
- Abilita’ ridotta nel avere e mantenere erezioni, eiaculazione debole, e insoddisfazione nelle performance sessuali.
- Un po’ di dolore durante e dopo l’eiaculazione.
- Dolore nella punta del penis.
- Febbre e brividi.
- Perdita dell’appetito.

Ecco i vari problemi legati alla peristalsi ed alla infiammazione intestinale:

1 - mancata produzione di sufficiente serotonina per attivare la peristalsi.

2 - troppo stress al quale e' sotto posto l'individuo, che investe i due cervelli (superiore e quello intestinale), cioe' tensione fisica che impedisce il rilassamento della parete del tubo digerente.

3 - elevata temperatura nel tubo digerente, per le cattive digestioni, alterazione del pH digestivo e della flora autoctona, sopra tutto dal duodeno alla valvola ileo cecale - (ileo/cieco) zona ove si trova l'appendice, per fermentazioni e/o putrefazioni esagerate del chimo/chilo, che richiedono liquidi in loco (sangue e linfa) per tentare di spegnere il "fuoco intestinale" che si produce, liquidi che vengono sottratte alle altre parti/organi e sistemi, ma e sopra tutto dalla periferia del corpo, la pelle; con il tempo le parti del tubo digerente interessate dal cronico aumento di temperatura oltre i 36,8 gradi, si ingrandiscono / ingrossano e il tutto poi, essendo appesantito, prolassa facilmente (scende per gravità), andando a schiacciare le parti basse del ventre, sopra tutto vescica e prostata, la quale si appoggia sull'ampolla anale (dove stazionano le feci non ancora evacuate dall'ano e che in genere e' quasi sempre infiammato specie nei maschi), parti che al loro volta infiammandosi ed aumentando la loro normale dimensione e funzionale temperatura (36,5 - 36,8 gradi),  formano altre patologie tipo: prostatiti + infiammazioni alla vescica, richiamando in un giro vizioso di terreno propizio all'insediamento di parassiti, funghi, ecc. - il "fuoco intestinale" si spegne solo seguendo le indicazioni del nostro:
Protocollo della salute + Cura dell'Aglio (veramente importante) Cura della prostatite + Idro colon terapia + Cloruro di Magnesio + Alimentazione crudista + Prostatite, cura naturale + 
Prostata e Cancro della + Sesso, Candidosi anale e prostata + Idro colon terapia  +  Disintossicazione  +  Alimentazione e Prostata

vedi in Prodotti Naturali voce Peperoncino: Peperoncino fa male alla Prostata
Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.
 

Consigli: usare prodotti decongestionanti della ghiandola prostatica di origine naturale quali:
Serenoa repens - Uva ursina - Lactobaciluss sporogenes in capsule -
Zinco ed il Selenio - Licopene - Estratto di Cranwberry - Vitamina E - Vitamina D - Vitamina C - Tè Verde .


Rimedi Naturali per Prostatiti: cercare in Prodotti: Semi di Pompelmo + Semi di Zucca


MALVA     (Malva sylvestri L.) Foglie e Fiori
Buon lassativo, emolliente, utile nelle tossi, bronchiti e nelle affezioni alle mucose delle vie respiratorie.
Rinfresca le gengive e la bocca in generale.
Utile nelle infiammazioni degli organi dell’apparato digerente e delle vie urinarie, sopra tutto per le mucose viscerali dell’apparato digerente, anche per le prostatiti (infiammazione della prostata); un decotto di malva alla sera ed uno alla mattina per 2 mesi, disinfiammera' non solo la prostata nei maschi ma anche tante altre infiammazioni viscerali, anche nelle femmine.

Oltre al piacere, la salute: la masturbazione aiuterebbe a prevenire l'insorgenza del cancro alla prostata. 
Uno studio condotto da Graham Giles e il suo team al Cancer Council Victoria di Melbourne e pubblicato sul British Journal of Urology ha messo a confronto un campione di 1.079 uomini affetti da cancro alla prostata con un gruppo di 1.259 individui sani coetanei, di età compresa tra i 20 e i 50 anni.
L'indagine si è concentrata sulla frequenza di eiaculazione, piuttosto che sul numero di rapporti sessuali, come facevano studi precedenti. 
Questi ultimi avevano fatto rilevare un aumento del rischio di tumore al crescere del numero di rapporti sessuali e di partner diverse, verosimilmente a causa della maggiore esposizione a infezioni.
La ricerca di Giles, invece, ha messo in luce che una frequenza di cinque o più eiaculazioni a settimana, soprattutto nei ventenni, è associabile a una riduzione del rischio fino al 65 per cento. 
L'ipotesi avanzata è che eiaculazioni frequenti impediscano l'accumulo di agenti cancerogeni nella ghiandola prostatica. 

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Il tumore alla prostata, la forma di cancro più comune tra gli uomini - con 35mila nuovi casi all'anno e 10mila decessi - potrebbe venire dimezzata grazie ad una terapia combinata basata su radioterapia e trattamento ormonale.
Lo rivela uno studio della Umea University in Svezia i cui risultati sono stati pubblicati sull'edizione online del The Lancet.

La ricerca - spiega The Independent - si basa su un esperimento che ha coinvolto oltre 800 uomini scandinavi i quali sono stati assegnati a due gruppi diversi: uno sottoposto a radioterapia e a terapia ormonale, l'altro a solo terapia ormonale. Dopo dieci anni, circa uno su quattro (23,9 %) di coloro che avevano ricevuto solo la terapia ormonale erano deceduti contro solo uno su dieci (11,9 %) di coloro sottoposti a terapia combinata. Inoltre la recidiva (misurata dall'aumento dei livelli ematici di antigene prostatico specifico) era tre volte superiore nei pazienti sottoposti alla sola terapia ormonale.
I risultati hanno tuttavia indicato tra i pazienti curati con radioterapia effetti collaterali più marcati, quali incontinenza urinaria ed impotenza.
Uno degli autori della ricerca, il Professor Anders Windmark, ha parlato di una "netta superiorità" della terapia combinata. I colleghi inglesi specializzati in cancro alla prostata, Chris Parker e Alex Tan dell'Institute for Cancer Research in Sutton, Surrey, hanno descritto tale esperimento "cruciale". "I risultati - hanno detto - dovrebbe cambiare le pratiche attuali, facendo della terapia ormonale a lungo termine combinata alla radioterapia lo standard per gli uomini affetti da cancro alla prostata localizzata avanzata".
Roma, 16 dic. 2008 (Apcom) - Tratto da: tendenzeonline.info

vedi: La radice di zenzero è una cura miracolosa per il cancro alla prostata


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LYCOPENE (pomodoro senza pelle e meglio se non cotto) riduce il PSA nel CANCRO della PROSTATA
Studio condotto all'Università dell'Illinois (Chicago nel 2001: venne usato  un campione di 32 pazienti affetti da cancro della prostata. Tre settimane  prima dell'intervento chirurgico i medici sottoposero tutti i pazienti a una  dieta particolare a base di pasta con sugo al pomodoro, contenente 26,8  milligrammi di Licopene. Prima e dopo le tre settimane controllarono il  livello dell'antigene PSA nel loro sangue: nelle tre settimane precedenti  l'intervento chirurgico, il PSA scese in media del 17,5%, e addirittura del  28,3% nei pazienti che avevano mangiato pasta al pomodoro con maggiore  abbondanza. (NdR: senza buccia)

PSA: Test ?
L'assemblea dei rappresentanti delle associazioni scientifiche intervenute nel 2003 alla Consensus Conference italiana per discutere l'utilità di misurare il PSA, ha condiviso all'unanimità la seguente raccomandazione conclusiva: "Non esiste al momento, in base all'evidenza scientifica, indicazione all'esecuzione dello screening di soggetti asintomatici mediante PSA, sia quale provvedimento sanitario di "popolazione" (invito attivo di residenti selezionati in base all'età), che "spontaneo" (raccomandazione alla popolazione di sottoporsi al dosaggio periodico del PSA).[…]
Il dosaggio del PSA in soggetti asintomatici potrà essere prescritto in occasione di consultazione medica, a giudizio del sanitario, in base agli elementi clinici a sua conoscenza e previa informazione del paziente sui pro e contro della determinazione del marcatore in assenza di un sospetto diagnostico o di fattori di rischio".

Sulla stessa linea si collocano le conclusioni di una ricerca condotta su 1.317 interventi chirurgici (eseguiti nel ventennio tra il 1983 e il 2003) sul tumore della prostata, pubblicata lo scorso ottobre sul Journal of Urology dal titolo "The prostate specific antigen era in the United States is over for prostate cancer" 
Negli Stati Uniti l'era del PSA come esame del tumore alla prostata è finita: "Il largo uso dell'esame del PSA, e l'abbassamento della soglia dei livelli di antigene prostatico oltre la quale si procede a una biopsia, possono aver causato interventi inopportuni su un tumore a lenta crescita che provoca la morte di 226 ogni 100.000 uomini sopra i 65 anni". Insomma, molte delle prostate rimosse non dovevano esserlo.

Tumore prostata, lo scopritore del test PSA nega la sua utilità -Washington (USA) Mar. 2010

L’inventore del test più noto e comune, per cercare di individuare il cancro alla prostata, e l'idea di sottoporre all'esame tutta la popolazione maschile che ha più di 50 anni, l’ha definita come “un costoso disastro nel campo della salute pubblica”.
Secondo il dottor Richard Ablin, che scoprì il test 40 anni fa, il controverso “test PSA non può scoprire il cancro alla prostata e, cosa ancora più importante, non può distinguere tra i due tipi di cancro alla prostata esistenti: quello che ti può uccidere e quello che invece non ti ucciderà”.
Quindi questo test e’ illusorio e pericoloso per le tipologie di cancro che non riesce a distinguere.

Questo test rivela quanto antigene della prostata un uomo ha nel sangue.
Ablin afferma che il test è usato in modo sbagliato: l'antigene può aumentare nel sangue per motivi diversi dal cancro, come un allargamento della prostata naturale col passare degli anni.
La diffusione dell'esame è dovuta, secondo Ablin, al profitto (leggasi business) che il test procura alla industria medica ed affini.

Per quel medico, il test PSA è appropriato solo durante la terapia per il cancro alla prostata o nelle persone che hanno una storia familiare di questo tipo di problema, ma applicare il test a tutte le persone oltre i 50 anni è una semplice perdita di tempo ed un costo in denaro per i cittadini e/o  per gli Stati; questo e’ cio’ che afferma Ablin in un articolo per il New York Times

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Prostata, ombre sulla terapia ormonale
Sul Journal of Clinical Oncology uno studio della Harvard Medical School

Spesso gli effetti negativi, dicono gli esperti americani, superano i reali benefici. La ricerca eseguita su 73.000 pazienti di oltre 66 anni.
Milano 04 ottobre 2006
La soppressione degli ormoni sessuali maschili nei casi di tumore alla prostata localmente avanzato è entrata a far parte della prassi clinica di molti centri di urologia e oncologia.
Ma quali sono i reali benefici di questa cura? E, soprattutto, a che prezzo ?
A questi importanti quesiti risponde, almeno in parte, uno studio appena pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, nell’ambito del quale gli esperti americani della Harvard Medical School hanno elaborato i dati di un gran numero di pazienti per verificare l’efficacia e controllare le possibili conseguenze negative della cura. Ebbene, gli oncologi di Harvard affermano che sono necessarie una maggiore informazione dei pazienti e una minore leggerezza da parte dei medici, che sempre più prescrivono questa terapia senza considerarne tutti gli aspetti.

La deprivazione ormonale si può ottenere con diversi meccanismi farmacologici, ma nello studio in questione gli autori hanno valutato gli effetti di una delle terapie più utilizzate, quella con farmaci che agiscono su un ormone (il gonadotropin-releasing hormone, in sigla: GnRH), a sua volta coinvolto nella produzione dell'ormone sessuale maschile, il testosterone. Tutto questo blocca completamente il desiderio sessuale per la durata della cura, ma frena anche l’avanzamento del tumore prostatico, che spesso è sensibile agli ormoni.
Il calo del desiderio può essere un problema per molti pazienti, ma gli effetti negativi non si fermano qui.
Esaminando i dati di 73.000 uomini di età superiore ai 66 anni, cui era stata fatta una diagnosi di tumore della prostata tra il 1992 e il 1999 e che erano stati poi seguiti fino al 2001, gli oncologi di Harvard hanno visto che era aumentato in questi pazienti il rischio relativo ad altre malattie. In particolare, coloro che avevano assunto analoghi GnRH erano andati incontro a un aumento del rischio di diabete del 44 per cento rispetto agli altri malati.
Il rischio di malattie coronariche e cardiache era invece salito del 16 per cento, quello di infarto dell’11 per cento e infine il rischio di morte improvvisa per crisi cardiaca era aumentato del 16 per cento. Oltre a questo, c’è stata una conferma dei dati emersi negli ultimi anni, secondo i quali la soppressione degli ormoni maschili è collegata a un indebolimento dei muscoli e a un maggior rischio di osteoporosi e di fratture, nonché a un aumento dei casi di obesità e di resistenza all’insulina. Non ci sono, al contrario, prove che questo approccio terapeutico allunghi la sopravvivenza in maniera significativa.

Di fronte a studi che minano certezze consolidate si rimane sempre un po’ sconcertati. Sportello Cancro ha chiesto di commentare questo studio a Massimo Maffezzini, primario della Struttura Complessa di Urologia degli Ospedali Galliera di Genova e consigliere di Europa Uomo Italia onlus, organizzazione che cerca di migliorare il livello di consapevolezza dei malati di tumore alla prostata.
"Questi dati – dice Maffezzini - sono importanti per almeno due motivi: il primo è l’ennesima prova che è necessario studiare di più e meglio le terapie, prima di proporne un utilizzo esteso. Il caso della soppressione ormonale, in tal senso, è illuminante: si tratta infatti di farmaci usati fino dal 1945, e ancora, dopo decenni, siamo qui a verificarne gli effetti collaterali e a porci domande sulla loro efficacia reale. Ma nel frattempo il loro impiego si è diffuso in modo capillare anche per situazioni nelle quali non sarebbero indicati. Come sottolineano i colleghi di Harvard, purtroppo in molti casi sono i malati a chiederla anche quando non sarebbe necessaria, e i medici acconsentono per rassicurare, come se fosse un ansiolitico, e dare la sensazione di fare qualcosa.
La seconda implicazione
– continua Maffezzini - riguarda il rapporto tra medico e paziente: oggi non è più giustificabile un atteggiamento paternalistico secondo il quale il medico dà una sorta di ordine e il suo interlocutore obbedisce in silenzio. In caso si voglia optare per la terapia ormonale, e la situazione clinica sia tale da giustificare la scelta, il medico ha il dovere di esporre le possibili conseguenze e le alternative, tenendo anche conto del fatto che spesso, oggi, questa cura viene proposta a persone che hanno già affrontato una radioterapia o una chemioterapia. Insomma, gli effetti tossici si possono sommare tra loro. In ogni caso – conclude Maffezzini - come ognuno di noi fa quando acquista per esempio un’automobile, prima di decidere sarebbe sempre meglio chiedere una seconda opinione, in modo da poter compiere poi una scelta davvero informata e consapevole".

Gli fanno eco, dalle colonne del Journal of Clinical Oncology, gli autori della ricerca, che concludono:
"Un uomo con un tumore della prostata localmente avanzato ha quasi il cento per cento di probabilità di sopravvivenza nei cinque anni successivi alla diagnosi: la maggior parte di questi pazienti non morirà a causa del tumore. Sarebbe paradossale che, per un eccesso di zelo, si ammalassero di altre malattie".
By Agnese Codignola
Tratto da: http://www.corriere.it/sportello-cancro/articoli/2006/10_Ottobre/04/prostata_ormoni.shtml


IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita' mediche, e per essere precisi,  affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie, in quanto per noi seguaci della Medicina Naturale  la malattia (cancro compreso) e' MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla malattia della quale si e' malati !


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I broccoli fanno bene contro cancro prostata
LONDRA (Reuters) - Solo qualche piatto in più di broccoli a settimana può preservare gli uomini dal cancro alla prostata, secondo quanto riportato oggi da alcuni ricercatori britannici.

Gli studiosi sostengono che una sostanza chimica contenuta nell'ortaggio inneschi centinaia di cambiamenti genetici nell'organismo, attivando i geni che combattono i tumori e inibendo quelli che invece li alimentano.
E' quanto ha detto il ricercatore Richard Mithen, biologo all'Institute of Food Research britannico.
Esistono molti elementi a riprova di un collegamento tra una dieta sana ricca di frutta e verdura e la riduzione del rischio di contrarre il cancro. Ma lo studio pubblicato nella rivista Public Library of Science PLoS One è il primo che indaga sui meccanismi biologici di questo processo, ha aggiunto Mithen in un'intervista telefonica.
"Tutti ci dicono di mangiare verdure ma non ci dicono il perché", ha detto Mithen, che ha condotto la ricerca.
"Il nostro studio mostra perché le verdure fanno bene".
Mithen e colleghi hanno condotto lo studio su un gruppo di 24 uomini a rischio di cancro alla prostata, a metà dei quali è sono state servite quattro porzioni extra di broccoli e piselli a settimana per un anno rispetto al resto del gruppo. Il gruppo sperimentale ha manifestato centinaia di cambiamenti nei geni atti a combattere il cancro rispetto al gruppo di controllo.
Altri vegetali che possono risultare benefici, hanno aggiunto i ricercatori, sono i cavolini di Bruxelles, cavolfiori, verza e radicchio, tutte verdure contenenti un composto chiamato isotiocianato ed infine i semi di Zucca.
Il cancro alla prostata è al seconda causa di decesso tra gli uomini dopo il tumore ai polmoni. Ogni anno viene diagnosticato a 680.000 uomini in tutto il mondo, e per 220.000 di essi risulta letale.
mercoledì, 2 luglio 2008
borsaitaliana.reuters.it

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.

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