Complimenti.....Sei entrato nel piu' completo Portale sulle Medicine Alternative, Biologico  Naturali e Spirituali - Leggi, Studia, Pratica e starai in Perfetta  Salute, senza Farmaci ne' Vaccini


"
Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for the BODY  and for the  SPIRIT



GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

HOME

PROTESI (Denti, Anca, ecc.)  
Rilascio di metalli tossici  +  Ossido di Zirconio
LUSSAZIONE dell' ATLANTE (1° vertebra della colonna vertebrale)
(genera dolori di schiena e non solo) +  Dimostrazione dei Risultati
Dottrina termica e Terapia del Freddo  +  Somatidi  +  Legge di Guarigione
Falsita' della medicina ufficiale  +  Sapevate che  i farmaci  +  Malassorbimento
INTEGRATORI (Mineral-Vitaminici) e Farmaci a CONFRONTO  +   Pericolo Farmaci
Chiropratica  +  Kinesiologia  +  Osteopatia  +  DIGESTIONE  +  Mangiare crudo = Crudismo
Sindrome dell'Intestino Permeabile (LGS)  +  Acidosi=riordino del pH
Riposizionamento dell'asse Cranio-Atlante-Epistrofeo
Per massaggio Ayurvedico e/o Lavaggio Energetico  -  prenotare Qui
 

Aumentano interventi per anca e ginocchio ma anche infezioni

ROMA, 26 NOV - Aumentano del 10% l'anno le persone che si sottopongono a impianto di protesi ad anca o ginocchio e, quindi, cresce anche il numero delle infezioni ad esse collegate. Questo fara' impennare i costi sanitari per i doppi interventi. Cio’ e’ dovuto anche (non solo) alle forti dosi di antibiotici ed altri farmaci somministrati a coloro che vengono operati anche per le protesi.

Ricordiamo anche che ogni protesi introdotta in bocca e/o nel corpo che contenga leghe metalliche basate su legami ossigeno, sono pericolose in quanto l'ossigeno (potente ossidante) permette ai metalli della lega il rilascio di ioni che sicuramente interferiscono con le reazioni biochimiche dell'organismo !

PROTESI DIFETTOSA: CONDANNATO
Un dentista di Mestre deve risarcire oltre 23mila euro ad una paziente che ha contestato il suo lavoro
Il Tribunale ha liquidato alla donna anche il danno morale per le sofferenze patite

VENEZIA - Dovrà restituire ad una paziente i soldi spesi per l’impianto di una una protesi mal riuscito e risarcirle i danni provocati. Un dentista di Mestre, è stato condannato dal Tribunale civile di Venezia, a liquidare alla signora Fortunata P. complessivamente più di 23 mila euro, oltre agli interessi e circa seimila euro di spese. In realtà non sarà il medico a pagare di tasca sua: il giudice Paolo Corder lo ha tenuto indenne, condannando a sua volta la compagnia con la quale aveva contratto una polizza, le Assicurazioni Generali.
In attesa della sentenza, la donna ha già ricevuto un acconto, pari a circa 10mila euro, al quale ora dovrà essere aggiunto il saldo. La sentenza, ovviamente, potrà essere impugnata in Appello, ma nel frattempo è provvisoriamente esecutiva.
Il trattamento di odontoprotesi finito sotto accusa, risale a quasi dieci anni fa. La donna si era rivolta al dentista nell'ottobre del 1994 e successivamente, a seguito di numerosi problemi, decise di citarlo a giudizio, con l'assistenza dell'avvocato Gabriella Zampieri, per ottenere la risoluzione del contratto e la condanna al risarcimento dei danni lamentati.
Tra le altre cose, il dentista avrebbe effettuato una «non corretta interpretazione del dato radiologico e una non corretta scelta dei pilastri». La paziente aveva lamentato alcune lesioni che il perito del giudice ha ricondotto agli interventi effettuati durante il trattamento odontoprotesico.

La terza sezione del Tribunale ha accertato la responsabilità professionale di Zuliani e riconosciuto alla donna il diritto alla restituzione del denaro versato «per il trattamento non andato a buon fine», nonché il risarcimento del danno biologico temporaneo e permanente e del danno morale patito a seguito dei tre anni di sofferenze.
Fonte: Ii GAZZETTINO di Venezia

Ricordiamo che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

L'odissea di Charles Lennon, 68 anni: "E' una vita d'inferno"
"Non posso abbracciare nessuno, andare in bici o nuotare"

Protesi sbagliata, dieci anni di erezione - Americano risarcito con 400mila dollari
Non si può più intervenire: per l'impianto sono stati rimossi alcuni tessuti

PROVIDENCE (Stati Uniti) - Un errore durante un intervento chirurgico e la vita di Charles Lennon è diventata un inferno: da dieci anni vive con'erezione permanente dopo l'operazione d'impianto di una protesi, forse fallata, per combattere l'impotenza. Ora la Corte Suprema del Rhode Island, negli Stati Uniti, gli ha riconosciuto un risarcimento per danni pari a 400mila dollari.

Una vicenda che risale al 1996, circa due anni prima che il Viagra facesse il suo ingresso nelle farmacie. Una protesi - composta di plastica e acciaio - che doveva permettere la gestione dell'erezione, 'attivandola' solo quando necessario. Un'operazione mal riuscita perché ora Lennon, che ha 68 anni, vive con il pene sempre eretto: "Non posso più abbracciare le persone, andare in bicicletta, nuotare o indossare costumi da bagno per il dolore e l'imbarazzo", ha raccontato. E il suo avvocato ha rincarato la dose: "E' diventato un recluso. Non conosco nessun uomo che cambierebbe la sua vita con quella di Lennon, neanche se pagato".

L'azienda produttrice della protesi e la compagnia assicuratrice hanno preferito non commentare la decisione della Corte Suprema: l'azienda si è limitata a dire che la protesi non aveva alcun problema.

Una decisione, quella di sottoporsi all'impianto, da cui Lennon non può più tornare indietro: anche rimuovendo la protesi, farmaci come il Viagra non lo potrebbero aiutare dato che nell'intervento sono stati rimossi alcuni tessuti. E Lennon non può neanche rimuovere la protesi per dei problemi cardiaci che rendono impossibile un nuovo intervento.

Un tribunale dello stato aveva inizialmente riconosciuto a Lennon un risarcimento di 750mila dollari. Una cifra considerata eccessiva in appello e quindi ridotta a 400mila. Questa cifra è stata quindi considerata "equa" dalla Corte Suprema del Rhode Island ieri con un giudizio definitivo.
(24 giugno 2006) -
Tratto da La repubblica.it

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>

Protesi al seno
Da alcuni decenni esistono impianti mammari (protesi) per la ricostruzione e l’aumento del volume del seno. Le protesi, con l’andar del tempo, sono migliorate e, oggi, se ne possono ottenere di diversi materiali e fatture. Nonostante le innovazioni in materia, per ogni paziente si pone il problema dei vantaggi e degli svantaggi degli impianti mammari. In particolare la questione del silicone, negli ultimi anni, ha fatto sorgere parecchi dubbi e assillato le donne direttamente confrontate con il problema.
 
L'impianto di protesi mammarie è una scelta valida o è meglio rinunciarvi ? Quali protesi occorre scegliere ?
Le protesi mammarie hanno una garanzia ?
Tutti i medici spiegano che la loro durata è limitata nel tempo, ma cosa succede se una protesi si rompe prima del previsto?
Le protesi mammarie sono costituite da un guscio esterno in elastomero di silicone, mentre esistono diverse possibilità di scelta, almeno teoriche, per quanto riguarda il materiale di riempimento interno.
Tra i diversi tipi di protesi, le più note sono principalmente sei:
- protesi mammarie con gel di silicone
- protesi mammarie con soluzione salina
- protesi mammarie a doppio lume ( gel di silicone e soluzione salina)
- protesi mammarie con gel di silicone e rivestimento in poliuretano
- protesi mammarie con hydrogel
- protesi mammarie con olio di soia

Purtroppo può capitare che tali interventi vengano effettuati senza i dovuti e necessari controlli preventivi o, addirittura, con scaraa competenza, provocando gravissime conseguenze, spesso irreparabili.
Quindi la decisione personale presuppone una difficile ponderazione dei vantaggi e dei rischi.

LA DIATRIBA SUL MATERIALE BIOCOMPATIBILE PER ECCELLENZA SEMBRA NON FINIRE MAI

Processo al silicone
Bilancio preoccupante

Un materiale del tutto inerte, che può essere introdotto nel corpo senza alcun pericolo. Anzi no, le protesi al silicone sono all'origine di molte malattie, forse anche di tumori. Tempi duri per i due elementi, ossigeno e silicio, che insieme danno uno dei polimeri di maggior successo degli ultimi decenni, il silicone appunto.
E' sempre più difficile orientarsi tra i molteplici e contrastanti messaggi che oscillano tra ottimismo e allarmismo, notizie di nuove applicazioni e denunce per risarcimento danni di quelle in uso da anni, prime fra tutte le protesi mammarie. Tutto ciò ha un unico risultato, quello di generare ansia e preoccupazioni non solo in coloro che desiderano acquistare un fisico da maggiorata (negli Stati Uniti l'80 per cento del totale), ma anche e soprattutto nelle donne che devono ricorrere a una protesi dopo una mastectomia.
In un ideale processo, l'accusa trova spazio sulle pagine della rivista Lancet, che pubblica un lungo articolo di analisi dei dati raccolti dal 1989 a oggi sui danni attribuibili alla sostituzione di una o di entrambe le mammelle.
Per la difesa, che comunque non è senza riserve, la parola passa a uno dei massimi esperti italiani del settore, il professor Luigi Donati, direttore del reparto di chirurgia ricostruttiva dell'Ospedale Niguarda di Milano.

Un silicone mille polimeri
Ogni processo ha alle spalle una fase istruttoria: qui si incontrano le prime, emblematiche difficoltà. Per sottoporre a giudizio l'imputato è necessario identificarlo, ma il silicone ha adottato negli anni numerose identità, come spiega Donati: "Ossigeno e silicio possono formare tanti polimeri diversi e anche quello utilizzato per una singola protesi nella maggior parte dei casi è una miscela: sarebbe più corretto parlare di siliconi. Le aziende chimiche forniscono i dettagli della polimerizzazione, ma è pur sempre la loro parola, e la produzione non è sottoposta ad alcuna forma di controllo da parte delle autorità sanitarie. D'altro canto oggi il medico dispone di un'offerta notevole di materiali, ma la scelta resta sotto la sua responsabilità, perché nessuno lo obbliga a seguire un criterio accettato da tutti o stabilito da norme ufficiali. E se l'acquisto dei materiali è abbastanza controllato nelle strutture pubbliche, non si può dire lo stesso per quelle private".
Le conseguenze di questa ambiguità di fondo sono venute alla luce in modo dirompente negli Stati Uniti, dove ben 1.800 donne si sono costituite parte civile nella causa intentata da otto signore al gigante della chimica Dow Chemical per le protesi difettose. Nei primi giorni di dicembre un giudice della Louisiana ha deciso che solo le otto donne del primo procedimento hanno diritto a essere risarcite, perché ognuna delle altre fa storia a sé e ha avuto protesi di materiali e lotti diversi, che hanno causato malattie differenti in nessun caso riconducibili a un unico difetto di produzione. Fa riflettere tuttavia un'altra sentenza, emessa ancora in Louisiana alla fine di agosto, che dichiarava la stessa industria colpevole di negligenza nella sperimentazione delle protesi, avendo mentito sui rischi dell'impianto e nascosto di proposito i pericoli connessi alla sua applicazione. Ora è molto attesa la seconda fase di questo processo, che riguarda il risarcimento dei danni alla parte lesa.

Tutta colpa della protesi ?
Lori Brown, dell'ufficio per la sorveglianza della salute pubblica della Food and Drug Administration, che ha coordinato lo studio di Lancet, sembra lasciare questa fase alla difesa, e affila le armi per il suo vero obiettivo, cioè dimostrare, quale che sia il polimero incriminato, che i danni ci sono quasi sempre.
"Dal 1963, anno delle prime protesi, a oggi si calcola che circa 2 milioni di donne solo negli Stati Uniti si sono sottoposte all'operazione. La percentuale di quelle che hanno avuto disturbi secondo le industrie va dallo 0,2 all'uno per cento, ma secondo noi è molto superiore" parte lancia in resta Brown, e spiega: "la mammella artificiale è costituita da un involucro di silicone, riempito con un gel anch'esso di silicone. La capsula si può rompere per diversi motivi, quali un incidente d'auto o un trauma meccanico. Spesso la rottura è causata da operazioni mediche poco accorte, come un'eccessiva compressione durante la mammografia, l'inserimento di un catetere, l'infusione di un farmaco nella pleura. Tuttavia, anche in assenza di un evento traumatico, l'involucro esterno va inesorabilmente incontro a invecchiamento e nei casi più gravi si disgrega poco a poco. Di solito dopo un certo periodo il gel fuoriesce in minuscole goccioline e provoca i danni più gravi. Negli Stati Uniti l'iniezione diretta di silicone nei tessuti è stata vietata a causa dei disturbi provocati dalla diffusione del gel nei tessuti circostanti".
Secondo i medici dell'FDA le particelle di silicone, una volta in circolo, potrebbero diffondere in diversi modi, migrando nel sottocutaneo fino a provocare ulcere alle mani o alla zona inguinale, giungendo ai linfonodi dell'ascella ma anche alla pleura, alle coste, alle spalle, ai gomiti, alle braccia e in alcuni casi al fegato e a tutto l'addome.
Ma l'accusa più grave resta quella del tumore al seno. Il sospetto è quello di una responsabilità indiretta: sembra infatti dimostrato che le donne con una protesi tendono a ignorare molto più delle altre la presenza di linfonodi, e praticano con minor scrupolo l'autopalpazione.

A parte i casi limite, di norma i tessuti circostanti possono reagire formando dolorosi granulomi, che vanno rimossi. Continua Brown: "L'asportazione dei granulomi comporta sempre una perdita di tessuto sano, potenziali danni ai nervi periferici, ulcerazioni, cicatrici. Inoltre, anche una volta che la protesi è stata tolta, è difficile avere la certezza che non ci sia altro silicone in giro, e si rischia di dover ricorrere a un nuovo intervento, oppure di sviluppare nel tempo un'infiammazione cronica". L'allarme diffuso negli Stati Uniti ha spinto alcuni chirurghi a consigliare di cambiare in ogni caso la protesi otto anni dopo l'operazione, ma Brown, una volta tanto, si mostra meno drastica: "Consiglierei a ogni donna che ha un seno al silicone di sottoporsi periodicamente a una risonanza, che si è rivelata l'analisi migliore per individuare anomalie nella protesi". Nello studio di Lancet sono state infatti messe a confronto le più comuni tecniche utilizzate per individuare rotture e logoramenti delle protesi: risonanza, ultrasuoni e mammografia. Mentre quest'ultima ha una bassa sensibilità, perché rivela solo il 23 per cento dei casi, ma una buona specificità, individuando con precisione l'origine del disturbo nel 98 per cento degli esami, gli ultrasuoni arrivano al 65 per cento di successi, con una buona specificità (80 per cento). Vince su tutti la risonanza, che supera il 90 per cento in entrambi i parametri.
La difesa, comunque, non si mostra impreparata di fronte ad accuse così circostanziate e pesanti.
Secondo Donati, l'FDA fa il suo dovere drammatizzando la situazione, ma l'esperienza di chi, come lui, ogni giorno aiuta le donne mastectomizzate a superare meglio l'operazione e a riacquistare una vita normale è un po' diversa. "Proprio in seguito alle accuse rivolte da più parti abbiamo istituito un osservatorio sui seni al silicone" dice il chirurgo milanese. "Nell'ultimo biennio abbiamo visto quasi 350 donne: solo in dieci casi la mammella artificiale si era rotta, e nessuna donna mostrava alterazioni immunitarie.
La conseguenza più grave della rottura o dell'invecchiamento di una protesi, infatti, è quella a carico del sistema immunitario, perché c'è il pericolo che il silicone, che non è così inerte come si credeva all'epoca della sua introduzione, scateni la produzione di autoanticorpi. Nella nostra esperienza, tuttavia, e secondo molti degli addetti ai lavori, ciò si verifica solo in donne che avevano già una compromissione o una malattia immunitaria precedente all'impianto.
Questo discorso è valido in generale: se una persona non sta bene ha maggiori probabilità di ammalarsi, a causa di un'infezione come di una protesi. Inoltre non è così certo che il silicone invecchi, ci sono donne operate da più di dieci anni che stanno benissimo. Per questi motivi considero una rischiosa esagerazione l'idea di sostituire comunque le protesi dopo meno di dieci anni: dopotutto è un intervento chirurgico, che va fatto in caso di reale necessità".

Bilancio preoccupante

 studio 
(anno)

 donne 
(n.)

 protesi 
(n.)

 rotte 
(%)

 danneggiate 
(%)

 intatte 
(%)

età
 della protesi 

 protesi non intatte 
 dopo più di dieci anni 

 1989

68 

97 

38 

62 

0-17 

non determinato 

 1993

31 

51 

53 

14 

33 

1-17 

96 

 1994

51 

83 

23 

77 

1-20 

63 

 1994

57 

102 

33 

60 

2-26 

64 

 1995

300 

592 

36 

27 

37 

1-25 

81 

Lontano dal tramonto
Il dibattimento all'apparenza termina con una situazione di parità: se è vero che il silicone non è, come si è pensato per un lungo periodo, un materiale meraviglioso, dalle caratteristiche ideali, foriero solo di benefici estetici e chirurgici, è altrettanto vero che le protesi non scoppiano, come si sente favoleggiare, né provocano per forza danni alla salute. Più che appoggiare una delle due posizioni, è forse meglio considerare che anche il silicone, come tutti i biomateriali, è oggetto di studi che consentiranno, con ogni probabilità, di ridurne molto i limiti.
Anche perché per il momento non si può fare a meno del polimero, almeno nella ricostruzione della mammella. Spiega Donati: "Si sta tentando di sostituire il gel interno con oli vegetali o altre sostanze che, nel caso fuoriescano, non provochino danni.
Nessuno dei candidati proposti finora tuttavia ha le caratteristiche volute: i gel sostitutivi sono meno densi e comportano un rischio maggiore di diffusione. Si tratta di capire se è più pericoloso un gel denso, che fuoriesce più raramente, ma è costituito da silicone, oppure un gel più innocuo ma meno denso, che quasi di sicuro se ne andrà in giro per l'organismo. Anche se si trovasse un gel ottimale, la capsula sarà di silicone fino a quando non si scoprirà un biomateriale migliore. Si può migliorare la struttura dell'involucro, come è avvenuto quando si è passati da quelli monocamera a quelli bicamera. Nei modelli recenti la membrana è più sottile e doppia, in modo che, se si rompe uno strato, resta sempre il secondo ad arginare il gel interno".
Anche Brown si auspica un progresso nei biomateriali utilizzati, ma pone soprattutto l'accento sull'esigenza di studi controllati su popolazioni di donne, e non su singoli casi come quelli descritti fino a oggi. Schierandosi dalla parte del cittadino, anzi della cittadina, conclude lapidaria: "Fino a quando non sarà stata chiarita del tutto l'entità e la qualità dei danni provocati dal silicone, le donne non potranno considerare tutti i rischi e i benefici derivanti dall'impianto di una protesi".
By Agnese Codignola - © 1998 Tempo Medico (n. 585 del 18 febbraio 1998)

>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>> 

Fate attenzione:
Esistono solo due marche di protesi mammarie al mondo che dimostrano, dati alla mano, di rispondere a questi requisiti, e di cui non si conoscono
rotture che non fossero conseguenza di gravi traumi (incidenti automobilistici, cadute ecc.).
Le altre marche sul mercato delle protesi, non offrono queste garanzie, ma in compenso offrono prezzi più bassi: attenzione a cosa vi consigliano di impiantarvi.
Chiedete al medico ed accertatevi che il risparmio sull’impianto protesico,  non sia dovuto dall'utilizzo di protesi di bassa qualità: i chirurghi seri e qualificati non avranno problemi a darvi la marca delle protesi che usano, ed a consegnarvi i talloncini di identificazione che accompagnano sempre le protesi garantite.
Il risparmio sulla protesi è un risparmio stupido: alcune portesi di certe marche senza garanzia, si sono rotte alla semplice palpazione, prima di essere impiantate.
L'uso di protesi di questo tipo espone al rischio,quasi certo, di dover presto o tardi, rimuovere le protesi e sostituirle: quindi un nuovo intervento, un nuovo costo e il risparmio iniziale che diventa una perdita.

 
Prenotazione per il  Riposizionamento dell'Atlante  +  Infiammazione +  Disintossicazione

 

HOME

BACK

   

"Questo sito WEB vi informa"
Non siamo responsabili della correttezza e/o della solvibilità degli inserzionisti del ns. Network
Webmaster  - Copyright © 1998,  Publisher Bamico ltd - All rights reserved 
Tutti i diritti riservati - Vietata la copia anche parziale dei contenuti, se non viene citata la fonte