Aumentano interventi per anca e
ginocchio ma anche infezioni
ROMA, 26 NOV - Aumentano del 10%
l'anno le persone che si
sottopongono a impianto di protesi
ad anca o ginocchio e, quindi,
cresce anche il numero delle
infezioni ad esse collegate. Questo
fara' impennare i costi sanitari per
i doppi interventi. Cio’ e’ dovuto
anche (non solo) alle forti dosi di antibiotici ed
altri farmaci somministrati a coloro
che vengono operati anche per le
protesi.
Ricordiamo anche che
ogni
protesi introdotta in bocca
e/o nel corpo che
contenga
leghe metalliche basate su legami
ossigeno, sono pericolose in quanto
l'ossigeno (potente ossidante) permette ai
metalli della lega il rilascio di
ioni che
sicuramente
interferiscono con le reazioni
biochimiche dell'organismo !
PROTESI DIFETTOSA: CONDANNATO
Un dentista di Mestre deve risarcire
oltre 23mila euro ad una paziente
che ha contestato il suo lavoro
Il Tribunale ha liquidato alla
donna anche il danno morale per le
sofferenze patite
VENEZIA - Dovrà restituire ad una
paziente i soldi spesi per
l’impianto di una una protesi mal
riuscito e risarcirle i danni
provocati. Un dentista di Mestre, è
stato condannato dal Tribunale
civile di Venezia, a liquidare alla
signora Fortunata P.
complessivamente più di 23 mila
euro, oltre agli interessi e circa
seimila euro di spese. In realtà non
sarà il medico a pagare di tasca
sua: il giudice Paolo Corder lo ha
tenuto indenne, condannando a sua
volta la compagnia con la quale
aveva contratto una polizza, le
Assicurazioni Generali.
In attesa della sentenza, la donna
ha già ricevuto un acconto, pari a
circa 10mila euro, al quale ora
dovrà essere aggiunto il saldo. La
sentenza, ovviamente, potrà essere
impugnata in Appello, ma nel
frattempo è provvisoriamente
esecutiva.
Il trattamento di odontoprotesi
finito sotto accusa, risale a quasi
dieci anni fa. La donna si era
rivolta al dentista nell'ottobre del
1994 e successivamente, a seguito di
numerosi problemi, decise di citarlo
a giudizio, con l'assistenza
dell'avvocato Gabriella Zampieri,
per ottenere la risoluzione del
contratto e la condanna al
risarcimento dei danni lamentati.
Tra le altre cose, il dentista
avrebbe effettuato una «non corretta
interpretazione del dato radiologico
e una non corretta scelta dei
pilastri». La paziente aveva
lamentato alcune lesioni che il
perito del giudice ha ricondotto
agli interventi effettuati durante
il trattamento odontoprotesico.
La terza sezione del Tribunale ha
accertato la responsabilità
professionale di Zuliani e
riconosciuto alla donna il diritto
alla restituzione del denaro versato
«per il trattamento non andato a
buon fine», nonché il risarcimento
del danno biologico temporaneo e
permanente e del danno morale patito
a seguito dei tre anni di
sofferenze.
Fonte: Ii GAZZETTINO di
Venezia
Ricordiamo che le alterazioni
degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e e della mucosa
intestinale influenzano la salute,
non soltanto a livello intestinale,
ma anche a distanza in qualsiasi
parte dell'organismo.
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L'odissea di Charles Lennon, 68
anni: "E' una vita d'inferno"
"Non posso abbracciare nessuno,
andare in bici o nuotare"
Protesi sbagliata, dieci anni di
erezione - Americano risarcito con
400mila dollari
Non
si può più intervenire: per
l'impianto sono stati rimossi alcuni
tessuti
PROVIDENCE (Stati Uniti)
- Un errore durante un
intervento chirurgico e la vita di
Charles Lennon è diventata un
inferno: da dieci anni vive con'erezione
permanente dopo l'operazione
d'impianto di una protesi, forse
fallata, per combattere l'impotenza.
Ora la Corte Suprema del Rhode
Island, negli Stati Uniti, gli ha
riconosciuto un risarcimento per
danni pari a 400mila dollari.
Una vicenda che risale al 1996,
circa due anni prima che il Viagra
facesse il suo ingresso nelle
farmacie. Una protesi - composta di
plastica e acciaio - che doveva
permettere la gestione
dell'erezione, 'attivandola' solo
quando necessario. Un'operazione mal
riuscita perché ora Lennon, che ha
68 anni, vive con il pene sempre
eretto: "Non posso più abbracciare
le persone, andare in bicicletta,
nuotare o indossare costumi da bagno
per il dolore e l'imbarazzo", ha
raccontato. E il suo avvocato ha
rincarato la dose: "E' diventato un
recluso. Non conosco nessun uomo che
cambierebbe la sua vita con quella
di Lennon, neanche se pagato".
L'azienda produttrice della protesi
e la compagnia assicuratrice hanno
preferito non commentare la
decisione della Corte Suprema:
l'azienda si è limitata a dire che
la protesi non aveva alcun problema.
Una decisione, quella di sottoporsi
all'impianto, da cui Lennon non può
più tornare indietro: anche
rimuovendo la protesi, farmaci come
il Viagra non lo potrebbero aiutare
dato che nell'intervento sono stati
rimossi alcuni tessuti. E Lennon non
può neanche rimuovere la protesi per
dei problemi cardiaci che rendono
impossibile un nuovo intervento.
Un tribunale dello stato aveva
inizialmente riconosciuto a Lennon
un risarcimento di 750mila dollari.
Una cifra considerata eccessiva in
appello e quindi ridotta a 400mila.
Questa cifra è stata quindi
considerata "equa" dalla Corte
Suprema del Rhode Island ieri con un
giudizio definitivo.
(24
giugno 2006) -
Tratto da La repubblica.it
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Protesi al seno
Da alcuni decenni esistono impianti
mammari (protesi) per la
ricostruzione e l’aumento del volume
del seno. Le protesi, con l’andar
del tempo, sono migliorate e, oggi,
se ne possono ottenere di diversi
materiali e fatture. Nonostante le
innovazioni in materia, per ogni
paziente si pone il problema dei
vantaggi e degli svantaggi degli
impianti mammari. In particolare la
questione del silicone, negli ultimi
anni, ha fatto sorgere parecchi
dubbi e assillato le donne
direttamente confrontate con il
problema.
L'impianto di protesi mammarie è una
scelta valida o è meglio rinunciarvi
? Quali protesi occorre scegliere ?
Le protesi mammarie hanno una
garanzia ?
Tutti i medici spiegano che la loro
durata è limitata nel tempo, ma cosa
succede se una protesi si rompe
prima del previsto?
Le protesi mammarie sono costituite
da un guscio esterno in elastomero
di silicone, mentre esistono diverse
possibilità di scelta, almeno
teoriche, per quanto riguarda il
materiale di riempimento interno.
Tra i diversi tipi di protesi, le
più note sono principalmente sei:
- protesi mammarie con gel di
silicone
- protesi mammarie con soluzione
salina
- protesi mammarie a doppio lume (
gel di silicone e soluzione salina)
- protesi mammarie con gel di
silicone e rivestimento in
poliuretano
- protesi mammarie con hydrogel
- protesi mammarie con olio di soia
Purtroppo può capitare che tali
interventi vengano effettuati senza
i dovuti e necessari controlli
preventivi o, addirittura, con
scaraa competenza, provocando
gravissime conseguenze, spesso
irreparabili.
Quindi la decisione personale
presuppone una difficile
ponderazione dei vantaggi e dei
rischi.
LA DIATRIBA SUL MATERIALE
BIOCOMPATIBILE PER ECCELLENZA SEMBRA
NON FINIRE MAI
Processo al silicone
Bilancio preoccupante
Un materiale del tutto inerte, che
può essere introdotto nel corpo
senza alcun pericolo. Anzi no, le
protesi al silicone sono all'origine
di molte malattie, forse anche di
tumori. Tempi duri per i due
elementi, ossigeno e silicio, che
insieme danno uno dei polimeri di
maggior successo degli ultimi
decenni, il silicone appunto.
E' sempre più difficile orientarsi
tra i molteplici e contrastanti
messaggi che oscillano tra ottimismo
e allarmismo, notizie di nuove
applicazioni e denunce per
risarcimento danni di quelle in uso
da anni, prime fra tutte le protesi
mammarie. Tutto ciò ha un unico
risultato, quello di generare ansia
e preoccupazioni non solo in coloro
che desiderano acquistare un fisico
da maggiorata (negli Stati Uniti
l'80 per cento del totale), ma anche
e soprattutto nelle donne che devono
ricorrere a una protesi dopo una
mastectomia.
In un ideale processo, l'accusa
trova spazio sulle pagine della
rivista Lancet, che pubblica un
lungo articolo di analisi dei dati
raccolti dal 1989 a oggi sui danni
attribuibili alla sostituzione di
una o di entrambe le mammelle.
Per la difesa, che comunque non è
senza riserve, la parola passa a uno
dei massimi esperti italiani del
settore, il professor Luigi Donati,
direttore del reparto di chirurgia
ricostruttiva dell'Ospedale Niguarda
di Milano.
Un silicone mille polimeri
Ogni processo ha alle spalle una
fase istruttoria: qui si incontrano
le prime, emblematiche difficoltà.
Per sottoporre a giudizio l'imputato
è necessario identificarlo, ma il
silicone ha adottato negli anni
numerose identità, come spiega
Donati: "Ossigeno e silicio possono
formare tanti polimeri diversi e
anche quello utilizzato per una
singola protesi nella maggior parte
dei casi è una miscela: sarebbe più
corretto parlare di siliconi. Le
aziende chimiche forniscono i
dettagli della polimerizzazione, ma
è pur sempre la loro parola, e la
produzione non è sottoposta ad
alcuna forma di controllo da parte
delle autorità sanitarie. D'altro
canto oggi il medico dispone di
un'offerta notevole di materiali, ma
la scelta resta sotto la sua
responsabilità, perché nessuno lo
obbliga a seguire un criterio
accettato da tutti o stabilito da
norme ufficiali. E se l'acquisto dei
materiali è abbastanza controllato
nelle strutture pubbliche, non si
può dire lo stesso per quelle
private".
Le conseguenze di questa ambiguità
di fondo sono venute alla luce in
modo dirompente negli Stati Uniti,
dove ben 1.800 donne si sono
costituite parte civile nella causa
intentata da otto signore al gigante
della chimica Dow Chemical per le
protesi difettose. Nei primi giorni
di dicembre un giudice della
Louisiana ha deciso che solo le otto
donne del primo procedimento hanno
diritto a essere risarcite, perché
ognuna delle altre fa storia a sé e
ha avuto protesi di materiali e
lotti diversi, che hanno causato
malattie differenti in nessun caso
riconducibili a un unico difetto di
produzione. Fa riflettere tuttavia
un'altra sentenza, emessa ancora in
Louisiana alla fine di agosto, che
dichiarava la stessa industria
colpevole di negligenza nella
sperimentazione delle protesi,
avendo mentito sui rischi
dell'impianto e nascosto di
proposito i pericoli connessi alla
sua applicazione. Ora è molto attesa
la seconda fase di questo processo,
che riguarda il risarcimento dei
danni alla parte lesa.
Tutta colpa della protesi ?
Lori Brown, dell'ufficio per la
sorveglianza della salute pubblica
della Food and Drug Administration,
che ha coordinato lo studio di
Lancet, sembra lasciare questa fase
alla difesa, e affila le armi per il
suo vero obiettivo, cioè dimostrare,
quale che sia il polimero
incriminato, che i danni ci sono
quasi sempre.
"Dal 1963, anno delle prime protesi,
a oggi si calcola che circa 2
milioni di donne solo negli Stati
Uniti si sono sottoposte
all'operazione. La percentuale di
quelle che hanno avuto disturbi
secondo le industrie va dallo 0,2
all'uno per cento, ma secondo noi è
molto superiore" parte lancia in
resta Brown, e spiega: "la mammella
artificiale è costituita da un
involucro di silicone, riempito con
un gel anch'esso di silicone. La
capsula si può rompere per diversi
motivi, quali un incidente d'auto o
un trauma meccanico. Spesso la
rottura è causata da operazioni
mediche poco accorte, come
un'eccessiva compressione durante la
mammografia, l'inserimento di un
catetere, l'infusione di un farmaco
nella pleura. Tuttavia, anche in
assenza di un evento traumatico,
l'involucro esterno va
inesorabilmente incontro a
invecchiamento e nei casi più gravi
si disgrega poco a poco. Di solito
dopo un certo periodo il gel
fuoriesce in minuscole goccioline e
provoca i danni più gravi. Negli
Stati Uniti l'iniezione diretta di
silicone nei tessuti è stata vietata
a causa dei disturbi provocati dalla
diffusione del gel nei tessuti
circostanti".
Secondo i medici dell'FDA le
particelle di silicone, una volta in
circolo, potrebbero diffondere in
diversi modi, migrando nel
sottocutaneo fino a provocare ulcere
alle mani o alla zona inguinale,
giungendo ai linfonodi dell'ascella
ma anche alla pleura, alle coste,
alle spalle, ai gomiti, alle braccia
e in alcuni casi al fegato e a tutto
l'addome.
Ma l'accusa più grave resta quella
del tumore al seno. Il sospetto è
quello di una responsabilità
indiretta: sembra infatti dimostrato
che le donne con una protesi tendono
a ignorare molto più delle altre la
presenza di linfonodi, e praticano
con minor scrupolo l'autopalpazione.
A parte i casi limite, di norma i
tessuti circostanti possono reagire
formando dolorosi granulomi, che
vanno rimossi. Continua Brown:
"L'asportazione dei granulomi
comporta sempre una perdita di
tessuto sano, potenziali danni ai
nervi periferici, ulcerazioni,
cicatrici. Inoltre, anche una volta
che la protesi è stata tolta, è
difficile avere la certezza che non
ci sia altro silicone in giro, e si
rischia di dover ricorrere a un
nuovo intervento, oppure di
sviluppare nel tempo
un'infiammazione cronica". L'allarme
diffuso negli Stati Uniti ha spinto
alcuni chirurghi a consigliare di
cambiare in ogni caso la protesi
otto anni dopo l'operazione, ma
Brown, una volta tanto, si mostra
meno drastica: "Consiglierei a ogni
donna che ha un seno al silicone di
sottoporsi periodicamente a una
risonanza, che si è rivelata
l'analisi migliore per individuare
anomalie nella protesi". Nello
studio di Lancet sono state infatti
messe a confronto le più comuni
tecniche utilizzate per individuare
rotture e logoramenti delle protesi:
risonanza, ultrasuoni e mammografia.
Mentre quest'ultima ha una bassa
sensibilità, perché rivela solo il
23 per cento dei casi, ma una buona
specificità, individuando con
precisione l'origine del disturbo
nel 98 per cento degli esami, gli
ultrasuoni arrivano al 65 per cento
di successi, con una buona
specificità (80 per cento). Vince su
tutti la risonanza, che supera il 90
per cento in entrambi i parametri.
La difesa, comunque, non si mostra
impreparata di fronte ad accuse così
circostanziate e pesanti.
Secondo Donati, l'FDA fa il suo
dovere drammatizzando la situazione,
ma l'esperienza di chi, come lui,
ogni giorno aiuta le donne
mastectomizzate a superare meglio
l'operazione e a riacquistare una
vita normale è un po' diversa.
"Proprio in seguito alle accuse
rivolte da più parti abbiamo
istituito un osservatorio sui seni
al silicone" dice il chirurgo
milanese. "Nell'ultimo biennio
abbiamo visto quasi 350 donne: solo
in dieci casi la mammella
artificiale si era rotta, e nessuna
donna mostrava alterazioni
immunitarie.
La conseguenza più grave della
rottura o dell'invecchiamento di una
protesi, infatti, è quella a carico
del sistema immunitario, perché c'è
il pericolo che il silicone, che non
è così inerte come si credeva
all'epoca della sua introduzione,
scateni la produzione di
autoanticorpi. Nella nostra
esperienza, tuttavia, e secondo
molti degli addetti ai lavori, ciò
si verifica solo in donne che
avevano già una compromissione o una
malattia immunitaria precedente
all'impianto.
Questo discorso è valido in
generale: se una persona non sta
bene ha maggiori probabilità di
ammalarsi, a causa di un'infezione
come di una protesi. Inoltre non è
così certo che il silicone invecchi,
ci sono donne operate da più di
dieci anni che stanno benissimo. Per
questi motivi considero una
rischiosa esagerazione l'idea di
sostituire comunque le protesi dopo
meno di dieci anni: dopotutto è un
intervento chirurgico, che va fatto
in caso di reale necessità".
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Bilancio preoccupante |
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Lontano dal tramonto
Il dibattimento all'apparenza
termina con una situazione di
parità: se è vero che il silicone
non è, come si è pensato per un
lungo periodo, un materiale
meraviglioso, dalle caratteristiche
ideali, foriero solo di benefici
estetici e chirurgici, è altrettanto
vero che le protesi non scoppiano,
come si sente favoleggiare, né
provocano per forza danni alla
salute. Più che appoggiare una delle
due posizioni, è forse meglio
considerare che anche il silicone,
come tutti i biomateriali, è oggetto
di studi che consentiranno, con ogni
probabilità, di ridurne molto i
limiti.
Anche perché per il momento non si
può fare a meno del polimero, almeno
nella ricostruzione della mammella.
Spiega Donati: "Si sta tentando di
sostituire il gel interno con oli
vegetali o altre sostanze che, nel
caso fuoriescano, non provochino
danni.
Nessuno dei candidati proposti
finora tuttavia ha le
caratteristiche volute: i gel
sostitutivi sono meno densi e
comportano un rischio maggiore di
diffusione. Si tratta di capire se è
più pericoloso un gel denso, che
fuoriesce più raramente, ma è
costituito da silicone, oppure un
gel più innocuo ma meno denso, che
quasi di sicuro se ne andrà in giro
per l'organismo. Anche se si
trovasse un gel ottimale, la capsula
sarà di silicone fino a quando non
si scoprirà un biomateriale
migliore. Si può migliorare la
struttura dell'involucro, come è
avvenuto quando si è passati da
quelli monocamera a quelli bicamera.
Nei modelli recenti la membrana è
più sottile e doppia, in modo che,
se si rompe uno strato, resta sempre
il secondo ad arginare il gel
interno".
Anche Brown si auspica un progresso
nei biomateriali utilizzati, ma pone
soprattutto l'accento sull'esigenza
di studi controllati su popolazioni
di donne, e non su singoli casi come
quelli descritti fino a oggi.
Schierandosi dalla parte del
cittadino, anzi della cittadina,
conclude lapidaria: "Fino a quando
non sarà stata chiarita del tutto
l'entità e la qualità dei danni
provocati dal silicone, le donne non
potranno considerare tutti i rischi
e i benefici derivanti dall'impianto
di una protesi".
By Agnese Codignola - © 1998
Tempo Medico (n. 585 del 18 febbraio
1998)
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Fate attenzione:
Esistono solo due marche di protesi
mammarie al mondo che dimostrano,
dati alla mano, di rispondere a
questi requisiti, e di cui non si
conoscono
rotture
che non fossero conseguenza di gravi
traumi (incidenti automobilistici,
cadute ecc.).
Le altre marche sul mercato delle
protesi, non offrono queste
garanzie, ma in compenso offrono
prezzi più bassi: attenzione a cosa
vi consigliano di impiantarvi.
Chiedete al medico ed accertatevi
che il risparmio sull’impianto
protesico, non sia dovuto
dall'utilizzo di protesi di bassa
qualità: i chirurghi seri e
qualificati non avranno problemi a
darvi la marca delle protesi che
usano, ed a consegnarvi i talloncini
di identificazione che accompagnano
sempre le protesi garantite.
Il risparmio sulla protesi è un
risparmio stupido: alcune portesi di
certe marche senza garanzia, si sono
rotte alla semplice palpazione,
prima di essere impiantate.
L'uso di protesi di questo tipo
espone al rischio,quasi certo, di
dover presto o tardi, rimuovere le
protesi e sostituirle: quindi un
nuovo intervento, un nuovo costo e
il risparmio iniziale che diventa
una perdita.
Prenotazione per il
Riposizionamento dell'Atlante
+
Infiammazione +
Disintossicazione