Breve Storia
della Ciclogenia Batterica
(endobiosi o
parassitismo del sangue) -
12/04/2012
Non vi è mai
stata diatriba più energica ed appassionata
in ambito scientifico di quella che oppose,
verso la metà dell'ottocento, i due chimici
e biologi francesi Antoine Bèchamp e
Louis Pasteur.
Bèchamp
(chimico, biologo e professore di farmacia -
1816/1908) affermava che tutte le cellule
animali e vegetali contenessero granuli
infinitesimali, che egli definì “microzymas”,
in grado di sopravvivere alla morte
dell'organismo.
Tali granuli
sarebbero stati la causa della fermentazione
e da loro potevano originare anche altri
microorganismi. Questi “microzymas” presenti
in tutti gli esseri viventi - uomo, animali
e piante - sarebbero eterni ed
indistruttibili e rappresenterebbero la
forma di transizione fra materia vivente e
non vivente. In presenza di un'azione
specifica o patogena, i “microzymas” si
trasformerebbero in batteri dalle proprietà
putrefattive e fermentative.
Secondo questa
teoria, dunque, l'origine delle malattie
sarebbe interna al nostro organismo.
Si scoprì così
il Pleomorfismo (ovvero la capacità dei
microorganismi di modificare la propria
morfologia) e si gettarono le basi
scientifiche dalle quali sarebbero nate
ulteriori ricerche, se non si fosse
intromesso il mondialmente famoso prof.
Louis Pasteur
(microbiologo - 1822/1895).
Pasteur affermava (NdR: erroneamente)
che tutti i microbi, indipendentemente da
tipo e specie, fossero immutabili e che
ciascun tipo fosse in grado di causare una
sola malattia specifica; che batteri e
funghi non potessero mai originare per
generazione spontanea e che, in condizioni
di buona salute, il sangue ed i tessuti
fossero sterili. Le malattie, dunque,
secondo Pasteur,
erano causate
da batteri che attaccavano l'organismo
dall'esterno e derivavano da batteri
preesistenti.
Un terzo scienziato s'inserì nel dibattito:
Claude Bernard (fisiologo –
1813/1878) e puntualizzò: “Nossignori, il
microbo non è nulla, il terreno è tutto.”
Pasteur era famoso per le sue spiccate
capacità comunicative e persuasive tant'è
che grazie ad esse, riuscì a convincere la
comunità scientifica dell'epoca di aver
presentato esperimenti e risultati di
ricerca determinanti. A tutt'oggi, infatti,
il nome di Pasteur è noto a livello
mondiale, mentre quello di Bèchamp viene
ricordato da pochi, nonostante, all'epoca
moltissimi autori seguissero la controversia
fra i due scienziati accusando addirittura
Pasteur di aver usato le ricerche di Bèchamp
nei propri lavori, senza citarne l'autore.
Malgrado si affermi che Pasteur avesse detto
in punto di morte: “Bernard aveva
ragione. Il microbo non è nulla, il terreno
di coltura è tutto”, esprimendo così il
suo accordo con Bèchamp, era ormai troppo
tardi.
Successivamente il prof. Gunther Enderlein
(biologo tedesco – 1872/1968) approfondì e
sviluppò le prime ricerche di Bèchamp.
La scoperta di Enderlein avvenne nel 1916,
in occasione dei suoi studi sul tifo. Egli
osservò, analizzando il sangue secondo le
tecniche della
microscopia in campo oscuro,
minuscoli esseri viventi che si legavano a
batteri più organizzati.
Il prodotto di questa coniugazione era istantaneamente invisibile. Enderlein ipotizzò dei processi tessutali, i quali, invece di dar luogo a forme superiori (come nel caso dello sviluppo embrionale) avessero prodotto in forme inferiori invisibili al microscopio ottico. Egli definì questi elementi fortemente mobili, dotati di flagelli, “spermiti”.
Enderlein aveva inoltre già constatato, che nel sangue dei mammiferi era sempre presente un simbionte di origine vegetale. Quest'organismo si manifestava sotto forme diverse, le quali svolgevano, fra l'altro, funzioni vitali in caso di coagulazione del sangue (trombociti). La vita corrispondeva quindi ad una “gigantesca simbiosi primaria”, in quanto senza la possibilità della coagulazione del sangue non sarebbero potuti esistere i vertebrati.
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Una vita sana,
quindi, doveva essere un'eubiosi e le "malattie"
causare una disbiosi.
La scoperta degli “spermiti” non potava
naturalmente offrire la soluzione di tutti i
problemi, ma dopo essere penetrato sino alle
basi delle forme viventi, Enderlein riuscì a
descrivere velocemente il ciclo dei microbi,
nelle loro differenti forme, nonché uno
specifico rapporto di relazione, per cui si
completano e si sostituiscono a vicenda. In
primo luogo citò il bacillo tubercolare, che
si manifesta nell'organismo in una serie di
differenti stadi di sviluppo, dai quali
dipende l'una o l'altra malattia
tubercolare. Nei suoi stadi primitivi -
protite e condrite - esso viene già
trasmesso all'embrione per via diaplacentare.
“…In un rapporto biologico-funzionale inscindibile con il bacillo di Koch esiste un parassita del genere umano ancora più pericoloso che ha definito endobionte. Milioni di anni fa si è verificata l'infestazione dell'intera classe di mammiferi da parte di un fungo chiamato Mucor Racemosus Fresen.”
“…L'endobionte (NdR: organismo che vive all'interno di un substrato, viene chiamato ospite) è, quindi, costantemente presente nell'organismo animale e non può, e probabilmente non dovrebbe neanche, essere più rimosso; ma dalle condizioni del suo sviluppo dipende l'intero attacco focale e con ciò anche la rispettiva forma patologica. Questo parassita fungino manifesta nell'organismo tutti gli stadi del suo sviluppo e questi possono attaccare in misura maggiore tutti i tessuti ed organi.”
È proprio questo
fatto che rende l'endobionte così pericoloso
per l'uomo e questa circostanza ha a sua
volta, come conseguenza, l'assolutamente
inusuale varietà dell'attacco focale.
Secondo le constatazioni di A. Leschke:
“l'uovo e lo sperma ne sono già colpiti,
contrariamente al caso della tubercolosi,
nel quale avviene un'infezione…”
“…L'endobionte
si manifesta solitamente come carcinoma ed
il bacillo di Koch come tubercolosi
polmonare… Ma i due parassiti possono
manifestarsi contemporaneamente nella
maggior parte delle altre malattie, in
particolare nel loro stadio di contriti.
Il trattamento deve quindi tenere conto,
poiché non è possibile una delimitazione
diagnostica dell'attacco in particolare nei
suoi stadi primitivi. Ne risulta quindi
dall'inizio la necessità di una terapia di
associazione…”
La
concentrazione degli ioni idrogeno (pH) nel
sangue, viene modificata dall'attività dell'endobionte;
a questo proposito è importante sottolineare
il fatto che l'endobionte è un vero e
proprio divoratore di proteine. È quindi
comprensibile che da ciò derivino premesse
sempre più favorevoli allo uno sviluppo
infinito dell'endobionte.
Riassumendo, possiamo affermare che dalle
ricerche del prof. Enderlein è emerso quanto
segue:
1°) Non la
cellula, ma il colloide è la più piccola
unità vivente
I colloidi sono particelle di dimensioni
inferiori a 0,2 μm, vale a dire che esse
rimangono al di sotto del potere di
risoluzione del microscopio ottico, ma
decisamente al di sopra delle dimensioni
molecolari di sostanze di basso peso
molecolare. A titolo di riferimento: 100.000
di essi in fila misurano 1 mm;
2°) La prova
della presenza di un nucleo o equivalente
nucleico (MYCH) nei batteri
Questa teoria incontrò a suo tempo la
seria opposizione dell'opinione accademica,
ma è stata confermata dopo 20 anni
dall'avvento del microscopio a contrasto di
fase e del microscopio elettronico (Harmsen);
3°) La prova
della riproduzione sessuale dei batteri
Enderlein distingue fondamentalmente in
tutti microbi una riproduzione sessuale ed
una asessuale; fra la formazione di forme
microbiche più grandi (aumento della
valenza), la Probaenogenia; ed una
moltiplicazione puramente numerica, la
Auxanogenia. La moltiplicazione asessuale
avviene per gemmazione e divisione, quella
sessuale è associata ad una coniugazione o
ad una fusione nucleica. La moltiplicazione
sessuale è stata confermata 40 anni dopo!
Confermata dalle ricerche dei premi Nobel J.
Lederberg e El Taumg, (U.S.A.) e del prof.
W. Hayes (Edimburgo), evitando tuttavia di
menzionare i lavori di Enderlein.
4°) La
dimostrazione scientifica e i fondamenti del
pleomorfismo microbico
Questa dottrina afferma che, in
condizioni ben precise, una particolare
specie microbica può manifestarsi in
differenti forme e stadi di sviluppo, dal
più piccolo grado di dimensione
ultramicroscopica sino agli stadi grandi,
polinucleati, altamente sviluppati dei
batteri e dei funghi. Enderlein partì
dall'osservazione, che più si retrocede
nello sviluppo – dal più evoluto e completo
sino al più semplice – più plastica e
variabile diventa anche la sostanza vivente
e più velocemente avviene il passaggio da
una forma vivente all'altra. Il risultato
del lavoro di Enderlein è racchiuso
nell'opera “Bakterien Cyclogenie”.
Essa illustra il ciclo di sviluppo dei
batteri a partire dal più piccolo stadio di
virus del grumo similproteico, fino ad
arrivare allo stadio di bacillo e da qui
allo stato microscopico di fungo. Tutto ciò
è stato confermato anche da ricerche recenti
effettuate da Kölbel, Domagk, Uyeda, Harmsen
e Meinecke dell'Istituto di Ricerca per la
Tubercolosi di Borstel. Anche in questi
lavori è stato omesso di citare Enderlein.
5°) La
dimostrazione che non esiste sangue sterile,
privo di germi
Enderlein affermò che nel siero di tutti
gli uomini ed animali a sangue caldo sono
presenti microorganismi. Egli li chiamò “endobionti”.
Altri autori li definivano, 40 anni dopo,
“microsomi” o “condriosomi”, senza
considerare la priorità di Enderlein, ed
affermavano che si trattava di elementi
endogeni del sangue. Le ricerche di
Enderlein dimostrarono, tuttavia,
l'esistenza di una forma di sviluppo dell'endobionte
di origine vegetale. Egli la definì “tecite”
e riconobbe che era assolutamente identica
ai “trombociti”. L’uomo vive in simbiosi con
un microorganismo vegetale: l'endobionte.
Non esiste nessun essere umano che non abbia
acquisito per via diaplacentare questo
endobionte e non ospiti per tutta la vita
perlomeno i suoi stadi primitivi all'interno
delle proprie cellule e dei suoi liquidi
organici. Essi sono addirittura presenti
nello sperma e nella cellula uovo. Nella
serie di sviluppo dell'endobionte le fasi
inferiori (protite e condrite) sono
apatogene e possono essere usate a scopo
terapeutico. Tutte le altre forme superiori
possono favorire o causare malattie,
penetrando non solo nelle cellule del
sangue, ma, a partire da determinati stadi,
anche nelle cellule dei tessuti, con effetti
degenerativi. Aumentando di numero i piccoli
germi primordiali si differenziano ed
assumono un'inimmaginabile quantità di forme
differenti, delle quali alcune aumentano di
dimensioni, assumendo una piccola forma
sferica, con il nucleo addossato alla
parete. La sua divisione porta all'origine
di un micrococco binucleato. Da questo si
sviluppano batteri con 4-8 nuclei ed infine
un bacillo con 16 o più nuclei. A questo
punto abbiamo i progenitori di masse di
batteri e bacilli che, secondo Enderlein,
alleviamo noi stessi. Nel corso successivo
dell'evoluzione si forma improvvisamente al
centro di questa massa una struttura, nella
quale i nuclei sono raggruppati
irregolarmente, trasversalmente od
obliquamente all'asse longitudinale oppure
parallelamente ad essa. Questa diventa in
seguito la progenitrice del grande gruppo di
funghi microscopici. Con ciò è completato il
grande ciclo - la ciclogenia - dallo stadio
di piccolo grumo proteico, attraverso gli
stadi di batteri e bacilli fino allo stadio
di fungo con il suo enorme potenziale
produttivo di forme primitive. Ma cos'è che
trasforma questi piccoli grumi proteici in
animali da preda così feroci da rivoltarsi
contro le cellule del proprio ospite (uomo o
mammifero)?
La nostra civilizzazione causa o favorisce
lo sviluppo verso forme superiori tramite i
fertilizzanti chimici, i conservanti, i
coloranti, l'inquinamento ecc., ma al primo
posto si trova un'alimentazione sbagliata,
con il suo contenuto eccessivo di proteine e
zucchero addirittura “ingrassa” l'endobionte.
Secondo Enderlein, le malattie croniche si
basano tutte sull'evoluzione dell'endobionte
a forme di sviluppo superiori. Le forme con
valenza superiore sono parassitarie.
6°) Malattia
significa disturbo da simbiosi
Sia per semplice espansione, sia per
incremento numerico, l'endobionte si
diffonde nell'organismo umano e nel corpo
degli animali a sangue caldo e le sue forme
di sviluppo superiori congestionano il
sistema circolatorio (pretrombosi, trombi
dei capillari, ecc.).
7°) Il
disturbo della simbiosi
Essa si riconosce in campo oscuro dalla
assenza di determinate forme di sviluppo
dell'endobionte (diocoteciti). In quanto
bioregolatori essi mantengono l'equilibrio
della simbiosi. Allo stesso tempo si
manifestano diversi elementi cellulari
patogeni.
8°)
L'equilibrio della simbiosi
La guarigione delle malattie è possibile
solamente restituendo al corpo i regolatori
perduti. Questi sono le forme primitive,
apatogene (condriti), che degradano mediante
un processo di coniugazione le forme di
sviluppo superiori, parassitarie e
successivamente abbandonano l'organismo
attraverso gli organi escretori (reni,
intestino, polmoni, cute).
9°) I
problemi relativi alla salute riguardano
esclusivamente processi vitali. Per questo
motivo essi possono essere risolti solamente
dalla scienza biologica
Dopo 60 anni d'impeccabile ricerca
scientifica, dunque, il professor G.
Enderlein ci ha fornito la prova
dell'origine causale di tutte le malattie
croniche, compreso il cancro, nonché un
efficace metodo per affrontarle. Come spesso
accade, però, coloro che realmente fanno
qualcosa di importante per la storia
dell'umanità restano inesorabilmente
nell'anonimato.
By Dott. Vincenzo Matera
Articolo apparso sulla rivista: “Le
Medicine Integrate” - Edizioni Promo
Pharma S.r.l. RSM - Anno 2008 n. 1
Tratto da: dottmatera.com


