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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


Il PARTO: gli eventi principali  
 

La Levatrice (ostetrica) era, soprattutto nei secoli scorsi nell' antichità, e tuttora in certi paesi del terzo mondo, la donna che aiutava le future madri a partorire. Durante l'Inquisizione, le levatrici furono le prime donne ad essere accusate di stregoneria, perche’ i maschi (religiosi e cattolici), volevano avere anche il controllo delle nascite.
Doula
COS'E` una DOULA
La parola viene dal Greco e significa, letteralmente, "colei che serve la donna". In quasi tutte le culture, attraverso i secoli, durante il parto le donne sono state circondate e assistite da altre donne: non solo ostetriche, ma anche parenti, amiche o persone esperte di parto, in grado di assicurare conforto emotivo e sostegno prima, durante il parto e successivamente.
Oggi la presenza di queste figure si è fatta più rara, ma non è venuta meno la necessità di aiuto, guida e rassicurazione alla donna che partorisce.

Il PARTO -
vedi: Nascere nel modo Naturale
Il primo sintomo dell'inizio del travaglio
è un aumento dell'intensità dolorosa delle contrazioni, che si susseguono ad intervalli regolari di tempo, all'inizio una ogni mezz'ora e poi con una frequenza sempre più ravvicinata. In questa fase il collo dell'utero inizia ad accorciarsi, poi si appiana ed infine inizia a dilatarsi. A questo punto la futura mamma è ancora a casa e ha tutto il tempo per prepararsi e raggiungere con calma l'ospedale.

È possibile inoltre che venga espulso il cosiddetto "tappo di muco" che, fino allora, chiudeva l'imboccatura del collo dell'utero, isolandolo dall'ambiente esterno. Qualche volta si può invece verificare la rottura delle acque: in tal caso la fuoriuscita del liquido amniotico, assolutamente indolore, bagna la futura mamma di un liquido caldo, limpido e trasparente come acqua, talvolta contenente delle particelle bianche, simili al latte cagliato, che altro non sono che fiocchi di vernice caseosa. 
Nel caso di rottura delle acque è però opportuno affrettarsi a raggiungere la sede del parto.

Una volta ricoverate in ospedale la donna viene visitata dal ginecologo o dall'ostetrica, che verificano di quanti centimetri si è dilatato il collo dell'utero. Successivamente si viene condotte in sala travaglio, dove si effettua il "monitoraggio", cioè la registrazione della frequenza cardiaca del bambino al fine di controllarne la regolarità. Nel frattempo il collo dell'utero continua ad allargarsi e le contrazioni si fanno più intense, lunghe e ravvicinate: possono durare 50-60 secondi o più e susseguirsi a distanza di 2-3 minuti l'una dall'altra.

Quando il collo dell'utero è così dilatato da permettere il passaggio della testa del bambino, inizia la fase di espulsione: la futura mamma prova un irresistibile bisogno di spingere. Viene allora condotta in sala parto, fatta sdraiare su un lettino e invitata a contrarre i muscoli addominali con uno sforzo simile a quello richiesto durante la defecazione. Ogni singola spinta deve essere protratta il più a lungo possibile e in modo continuativo, non a scatti. Nel frattempo il piccolo scende compiendo alcuni movimenti e rotazioni che gli permettono di far comparire la testa all'imboccatura della vagina. Il ginecologo o l'ostetrica aiutano le spalle a scivolare fuori e poi, con un movimento a spirale, fanno uscire il resto del corpo.

Il cordone ombelicale viene stretto tra due pinze, in modo da arrestare il passaggio del sangue, e tagliato con una forbice nel punto intermedio. Dopo circa 5-10 minuti (ma qualche volta anche dopo mezz'ora) l'utero si contrae nuovamente per espellere la placenta e le membrane che formavano il sacco amniotico: è il "secondamento", la fase conclusiva del parto.

La placenta è l'organo di scambio fra la mamma e il bambino durante la gravidanza: trasporta al bambino il nutrimento e l'ossigeno, allontana i suoi prodotti di rifiuto e assicura, a partire dalla 12° settimana di gestazione, la produzione degli ormoni necessari per il corretto proseguimento della gravidanza.

Si posiziona in genere nella parte superiore o centrale dell'utero, nel punto in cui lo zigote (la cellula che si crea dall'unione dello spermatozoo con la cellula uovo materna) si annida nella parete. Può anche accadere, raramente, che la placenta sia bassa (in termini medici di dice "previa"): ciò può costituire un problema, in quanto una placenta bassa ostacola il passaggio del bambino attraverso il canale cervicale (la parte inferiore dell'utero che sbocca poi in vagina), rendendo praticamente impossibile il parto per via vaginale.

 

Come è fatta la placenta ? La placenta ha una consistenza spugnosa e presenta una forma tondeggiante, simile a quella di una focaccia: il lato che guarda verso il feto è levigato, piatto, di colore bianco-bluastro ed ha, innestato nel centro, il cordone ombelicale, mentre il lato opposto, dall'aspetto di un irregolare acciottolato rosso scuro, è costituito da una parte della mucosa (il tessuto di rivestimento interno) dell'utero. Al termine della gravidanza la placenta può arrivare a pesare 500-600 grammi, ad avere uno spessore 2-4 centimetri e a raggiungere un diametro di 20 cm o poco più.
 

Come funziona ? La placenta è costituita, al suo interno, da tante ramificazioni, dette "villi coriali". Questi villi si addentrano e si ramificano nella mucosa uterina, formando come degli alberelli con una chioma folta, che si immergono in laghetti sanguigni formati da sangue materno proveniente dalle arterie uterine. All'interno di ogni villo circola il sangue del bambino e la parete del villo si comporta come un filtro che consente il passaggio solo di alcune sostanze: l'ossigeno e l'anidride carbonica, le sostanze nutritive, alcuni ormoni, le scorie prodotte dal metabolismo del feto, numerosi farmaci, alcuni batteri e virus (anche potenzialmente pericolosi per il prodotto del concepimento), anticorpi materni. In questo processo di scambio, però, il sangue della mamma e quello del bambino non si mischiano mai. 
Ecco spiegato il motivo per cui un bambino con un gruppo sanguigno diverso da quello materno può crescere nel grembo materno senza alcun problema.
Dopo la nascita, in quello stadio del parto che, in termini medici, viene chiamato "secondamento", la placenta si stacca dalla parete dell'utero e viene espulsa con una spinta o estratta manualmente dal ginecologo.
Tratto da:
mammaepapa.it 

Michel Odent-ginecologo ostetrico di fama mondiale - ha detto che il "Lotus Birth, ossia la nascita in cui non si recide il cordone ombelicale, è la risposta più ovvia al tetano neonatale. Se non c’è ferita, non c’è la strada per l’infezione. Tutto questo è uguale a costo zero".

Ricordarsi che le alterazioni degli enzimi, della flora, del pH digestivo e della mucosa intestinale influenzano  la salute,  non soltanto a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi parte dell'organismo.

vedi anche:
Concepire Naturalmente +
  Concepimento + Vita pre-natale + Liquido Amniotico + Nascite programmate + Parto Naturale + Parto + Parto eventi + Parti Cesarei + COLOSTRO  +  Latte materno +  Alimentazione del Bambino  + UNICEF + Quello che le Donne dovrebbero sapere  Lettera di un bambino dall'utero materno
 

 



Documento da presentare firmato all'ospedale, clinica, ove andrete a partorire

“…Questo istante della nascita, questo momento di fragilità estrema, come bisogna rispettarlo !! Il bambino è tra due mondi. Su una soglia. Esita. Non fategli fretta. Non spingetelo. Lasciatelo entrare. Che momento! Che cosa strana! Questo esserino che non è più un feto e non ancora un neonato. Non è più dentro la madre, l’ha lasciata. Eppure lei respira ancora per lui.
E’ l’istante analogo a quello in cui l’uccello corre con le ali spiegate e poi di colpo, appoggiato sull’aria, volerà. Quando si è staccato da terra, quando ha decollato? Non si sa. Come non si sa dire quando la marea che sale comincia a ridiscendere.
Un momento ineffabile, impalpabile, il momento della nascita, quello in cui il bambino lascia la madre
…” By Frédérick Leboyer

Piano del parto  -  By Cristina Cattaneo Bianco
Ho scritto questo piano del parto perché sappiate quali sono le aspettative per quanto riguarda tutte le fasi della nascita del bambino (travaglio, espulsione e secondamento).
Considero il parto non una patologia, ma un processo fisiologico; e, dunque, affinché un parto risulti facile, veloce e senza complicazioni, sono convinta che occorre rispettarne primariamente la fisiologia, creando le condizioni che permettono ai naturali processi, necessari al suo espletamento (in particolare la secrezione ormonale specifica), di attuarsi correttamente, senza interventi superflui o potenzialmente pericolosi.

 In linea di principio, in base a quanto stabilito dall’art. 21 della Costituzione Italiana (Libertà di opinione), dall’art. 2 e 13 della stessa carta (inviolabilità della propria persona) e dalla legge regionale Lazio n. 84 del 03-06-1985, volta a tutelare la dimensione psico - affettiva del parto,  tenendo presente che il potere decisionale dei genitori rimane insostituibile ed insormontabile e che nessun atto sanitario può essere legittimamente imposto; neghiamo, come genitori, il consenso ad interventi, terapie e procedure mediche attive sia sulla madre che sul bambino, e rivendichiamo il diritto ad essere informati su indicazioni, pro e contro, nonché possibili alternative a procedure mediche che lo staff medico-ostetrico-ospedaliero ritenesse opportuno proporre in caso di assoluta ed estrema necessità.

Di conseguenza, se chi assisterà valutasse di dover prendere decisioni contrarie a questo progetto, chiediamo che queste ci vengano preventivamente spiegate (anche in caso di urgenza) senza allarmismi esagerati e senza fare terrorismo e che vengano eseguite solo dopo aver ottenuto il nostro consenso.

TRAVAGLIO (riguardo alla madre) – ovviamente se si e’ d’accordo con questo piano, ma potete omettere alcune delle varie richieste, qui esposte.
- vorrei avere la possibilità di muovermi liberamente, camminando a mio piacimento e assumendo le posizioni in cui sentirmi a mio agio;
- vorrei poter contare sulla costante e continua presenza e supporto di mio marito o di altro accompagnatore da me designato;
- rifiuto di essere sottoposta a monitoraggio continuo;
- vorrei poter mangiare e bere durante il travaglio se ne sento il bisogno;
- vorrei poter tenere con me alcuni miei oggetti personali;
- vorrei poter fare un bagno o, se non è possibile, una doccia, nel caso ne sentissi il bisogno;
- non voglio subire clisteri;
- non voglio essere rasata;
-non desidero che le membrane vengano rotte artificialmente, in nessun caso;
- non voglio che il travaglio venga accelerato con flebo, gel o altro;
- non voglio somministrazione di anti-dolorifici o sedativi;
- desidero che venga rispettato il mio diritto ad un travaglio in ambiente protetto ed intimo, nel quale io mi possa esprimere liberamente, senza essere disturbata dal continuo viavai di medici e personale, per questo vorrei che il travaglio si svolgesse in una atmosfera adatta alle sue necessità fisiologiche: dunque in semioscurità, silenzio, privacy, clima caldo;
- vorrei che le visite interne fossero ridotte al minimo indispensabile  e che prima di effettuarle mi venga chiesto il permesso;
- desidero sentirmi libera di affrontare il dolore con vocalizzi, urla o quant’altro.

PARTO CESAREO
- se si arrivasse a valutare l’eventualità di un cesareo desidero che prima mi siano spiegate nel dettaglio le motivazioni, solo dopo averle ottenute concederò l’eventuale consenso;
- anche in caso di cesareo d’urgenza desidero ricevere un’anestesia non totale che mi permetta di vedere il neonato appena uscito dalla pancia;
- desidero che vengano abbassate le luci al momento di estrarre il bambino e che venga trattato nella maniera più delicata e dolce possibile, aspettando  prima di tagliare il cordone (se le ns. condizioni di salute lo permettono);
- vorrei che il bambino, se in condizioni di salute normali, venga consegnato immediatamente al padre o alla persona che mi accompagna per essere poi consegnato a me non appena concluso l’intervento. 

ESPULSIONE
- desidero poter scegliere la posizione che mi sembrerà più adeguata al momento dell’espulsione. Non voglio che mi sia imposto di partorire in posizione litotomica;
- desidero che tra la fine della dilatazione e l’inizio della fase espulsiva sia rispettata la fisiologica fase di transizione. Non voglio essere costretta a spingere a comando senza lo stimolo essenziale del “riflesso di eiezione del feto”;
- vorrei che la stanza, al momento del parto,  fosse silenziosa, minimamente illuminata e ben riscaldata, e che le persone presenti fossero solo l’ostetrica ed il padre del bambino o altro accompagnatore da me designato, ginecologo e/o pediatra potranno essere convocati solo qualora   ritenessi strettamente necessario ed indispensabile  il loro intervento;
- chiedo di rinunciare a qualunque intervento ostetrico operativo o invasivo (uso di ventosa, forcipe, manovra di Kristeller, etc:).

EPISIOTOMIA
- non voglio subire l’episiotomia: l’ostetrica potrà aiutare il mio perineo a dilatarsi naturalmente, assecondando la mia voglia di spingere ed eventualmente aiutandomi con olii e/o pezze calde. Preferisco, ammesso che questo accada, la lacerazione spontanea e non ne riterrò l’ospedale responsabile, mentre adirò alle vie legali nel caso mi venisse praticata l’episiotomia senza il mio consenso.

SECONDAMENTO ed APPROCCIO al NEONATO
- voglio che il bambino mi venga consegnato immediatamente dopo l’espulsione e che ogni eventuale azione su di me e su di lui, sia posticipata alla fine del secondamento e/o altro momento più opportuno;
- voglio che il cordone ombelicale sia lasciato intatto fino all’espulsione della placenta ed al suo essiccamento naturale, senza che esso venga tagliato prematuramente;
- desidero attendere la fine del secondamento nella posizione che mi è più congeniale;
- desidero che si aspetti senza allarmismi l’espulsione della placenta secondo i tempi fisiologici e senza somministrarmi farmaci per velocizzare l’espulsione;
- desidero che la placenta esca spontaneamente senza spremiture dell’utero o trazione del cordone;
- voglio che le sole mani che toccheranno il mio bambino siano quelle dell’ostetrica che lo ha aiutato a nascere, è lei la sola autorizzata ad asciugare il bambino  e mi raccomando affinché tale pratica sia  effettuata con sensibilità,  delicatezza ed usando teli morbidi;
- non voglio che al bambino sia praticata l’aspirazione oro-faringea,  se necessario, per  aiutarlo a liberarsi, il bambino potrà essere posto sul fianco e le secrezioni che egli espellerà naturalmente con starnuti e colpi di tosse potranno essere asciugate con un panno;
- non voglio che al bambino siano effettuate: aspirazione gastrica, controllo della pervietà delle coane e pervietà rettale;
- non voglio che al bambino venga praticata la profilassi congiuntivale, se necessario gli occhi potranno essere rinfrescati con semplice soluzione fisiologica;
- non voglio che al bambino sia somministrata la vitamina K, qualora egli andasse incontro a deformazione della testa, nascita in posizione posteriore, un travaglio stressante, la rianimazione, l’applicazione di forcipe o ventosa etc, e questo giustificasse la terapia con vitamina K, voglio che prima sia chiesto il mio consenso;
- non voglio che il cordone ombelicale (nel caso di una resezione anticipata) sia trattato con alcuna sostanza chimica (alcool, soluzioni iodate, argento nitrato, etc), ma pulito ed asciugato con semplice fisiologica e garze sterili.
- non voglio che al neonato sia praticato nessun tipo di vaccino.

DEGENZA
- a parte la separazione per le misurazioni di rito, che dovranno  comunque essere effettuate con tutta la calma del caso, rispettando i tempi miei e del piccolo, quindi dopo che ci saremo “conosciuti”, voglio che il mio bambino rimanga  sempre con me, a meno che non sia io a chiedere il sostegno delle puericultrici;
- desidero che il bambino non sia lavato, ma lasciato con il suo odore e ricoperto della vernice caseosa, prezioso elemento per la sua salute, che la sua pelle assorbirà naturalmente;
- nel caso sia io che il bambino fossimo in buona salute mi riservo di  chiedere la dimissione precoce, nelle ore immediatamente successive al parto;
- non voglio che vengano eseguiti interventi su mio figlio a meno che non ne vada della sua vita (prelievi, terapie, profilassi,  iniezioni, vaccini e quant’altro), in ogni caso, anche di massima urgenza, ogni procedura dovrà essermi preventivamente spiegata nei dettagli e ricevere il mio consenso;

ALLATTAMENTO
- voglio essere libera di attaccare mio figlio al seno fin dai suoi primi istanti di vita senza interferenze inopportune, ma contando sul massimo supporto, sostentamento ed aiuto del personale ospedaliero;
- non voglio che a mio figlio vengano somministrate sostanze quali latte artificiale,  soluzione glucosata o succhiotti.
 
Vi ringrazio anticipatamente, certa di trovare la vostra comprensione e collaborazione, fiduciosa che le mie richieste saranno accolte,  potendo disporre liberamente del mio corpo in questa esperienza così unica, intima, intensa e naturale che è il partorire. 

............................................., li..........................................

 (Seguono le firme di entrambi genitori)
Letto approvato e sottoscritto dai genitori del nascituro
Tratto in parte da: http://www.lostetricainforma.it/topics.html


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TAGLIO CESAREO (secondo la medicina ufficiale)
Troppi tagli cesarei in Italia. Per il parto per via chirurgica il nostro Paese è primo in Europa, se pur con evidenti differenze tra nord e sud e tra strutture pubbliche e private.
A due anni dalla pubblicazione della prima parte della linea guida sul taglio cesareo, il Sistema nazionale per le linee guida dell’Istituto superiore di sanità (SNLG-ISS) ha elaborato un nuovo documento (anno 2012) sull’appropriatezza del taglio cesareo programmato e d’urgenza.
Si deve partire dal presupposto per cui "se non vi sono controindicazioni, il parto naturale è assolutamente preferibile al cesareo, sia per il benessere della donna, che del bambino".
Vi sono solo 4 casi in cui bisogna ricorrere al taglio cesareo:
- quando il feto è in posizione podalica fino alla fine della gravidanza, nonostante le manovre esterne eseguite dal medico sotto controllo ecografico; quando la placenta copre completamente o parzialmente il passaggio del feto nel canale del parto;
- quando la madre è diabetica e il peso stimato del feto supera i quattro chili e mezzo;
- quando sussiste il pericolo di "trasmissione" materno-fetale di malattie infettive;
- da valutare di volta in volta, secondo il documento, il caso dei parto gemellare.
Al centro delle nuove Linee guida, vi deve essere anche il "sostegno emotivo" da fornire alla madre durante il travaglio.

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