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La sindrome della
permeabilità intestinale,
celiachia, sensibilità al
glutine,
spettro autistico,
micotossine e tolleranza immunologica -
08/11/2012
Quasi tutte le patologie umane partono da un
intestino
poco efficiente.
(NdR: secondo la
Medicina Naturale
TUTTE le cosiddette "malattie"
in realta' solo
sintomi, nascono fisiologicamente dalle
alterazioni del: pH
digestivo specie nell'intestino
tenue, flora
batterica, sistema
enzimatico....)
Ma cosa rende inefficiente l’intestino
? Bisogna rivalutare i rapporti tra cibo e salute.
Le RICERCHE
MOSTRANO un NESSO fra
MICROBIOMA
Intestinale
(intestino) e
CERVELLO
- 09/01/2015
Chiamate collettivamente microbioma, le migliaia di miliardi
di microbi che abitano il corpo umano vivono principalmente
nell’intestino, dove ci aiutano a digerire il cibo, a
sintetizzare le vitamine e a difenderci dalle infezioni.
Ora, recenti ricerche sul microbioma hanno dimostrato che la
sua influenza si estende ben oltre l’intestino,
fino ad arrivare al cervello. Negli ultimi 10 anni, vari
studi hanno collegato il
microbioma intestinale a una serie di comportamenti
complessi, come umori ed emozioni, appetito e ansia.
Il microbioma intestinale sembra contribuire al mantenimento
della funzionalità cerebrale, ma non solo: potrebbe anche
incidere sul rischio di disturbi psichiatrici e neurologici,
fra cui
ansia,
depressione e
autismo.
Una delle modalità più sorprendenti con cui il microbioma
influisce sul cervello è durante lo sviluppo.
“Esistono delle finestre evolutive critiche in cui il
cervello è più vulnerabile poiché si sta preparando a
rispondere al mondo circostante”, spiega Tracy Baie, docente
di neuroscienze presso la facoltà di veterinaria
dell’Università della Pennsylvania. “Così, se l’ecosistema
microbico della madre si modifica - per esempio a causa di
infezioni, stress o diete - ciò cambierà il micro bioma
intestinale del neonato, e gli effetti possono durare tutta
la vita.”
Altri ricercatori stanno esplorando la possibilità che il
microbioma abbia un ruolo nelle malattie neurodegenerative
come l’Alzheimer e il Parkinson.
Fonte: MedicalXpress.com :
http://tinyurl.com/kaa2j36
Commento NdR: ma cio’ puo’ accadere anche e non solo
per i
vaccini che il neonato subisce dai
due, tre mesi in avanti…infatti se una madre ha delle
amalgami
dentali in bocca (contengono
mercurio)
il neonato potra’ subire delle conseguenze anche gravi.
A conferma ulteriore:
Caro
Massimo Montinari, (medico=curriculum)
i tuoi colleghi
polacchi, inglesi e texani hanno pubblicato un interessante
review su Mayo Clin Proc, 2014: 1699-1709. Marlicz W et al
analizzano i dati in letteratura sui farmaci antinfiammatori
non steroidei (NSAIDs) spesso associati agli inibitori di
pompa protonica (IPPs).
In questo studio considerano una meta analisi condotta da
Trelle S et al nel 2011, pubblicata su BMJ, 2011; 342:c7086,
su oltre 116000 pazienti che riporta un aumento di infarti
del miocardio e decessi cardiovascolari, dato che piacerà
sicuramente al dott. Guido Balestra, stroke in questi
pazienti in terapia NSAID selettivi e non selettivi.
Riportano un articolo su Lancet 2013 (381(9882): 2033-2043)
di Lau JY et al che indicano l'aggiunta degli IPPs agli
NSAIDs come una ovvia e sicura pratica terapeutica,
nonostante molti effetti collaterali siano riportati per
questa combinazione (Daniell HW. NSAID-PPI enteropathy in
humans. GAstroenterology 2012 142 (4): e20. Gli IPPs
(acronimo italiano di PPIs) riducono il danno indotto allo
stomaco dai NSAIDs, ma non ci sono prove che riescano a
ridurre il danno nel resto del sistema GI, dove è noto che
gli IPPs alterano il
microbiota
intestinale !!! (Vesper Bj et al. the effect of PPIs on
the human microbiota. Curr Drug metab 2009; 10 (1): 84-89.)
Quindi PEGGIORANO i danni prodotti dagli NSAIDs nel tenue
(Wallace JL et al. PPIs exacerbate NSAID-induced small
intestinal injury by inducing dysbiosis. Gastroenterology.
2011; 141 (4): 1314-1322.e1-e5), per esempio anemia, nota
essere dovuta a processi infiammatori intestinali, ma anche
di SIBO, IBS e infezioni batteriche. Gli IPPs aumentano il
pH dello stomaco oltre a pH 4, permettendo la sopravvivenza
di batteri ingeriti (NJ, et al., Appropriate acid
suppression for the management of gastrooesophageal reflux
disease. Digestion. 1992;51(Suppl 1): 59-67) e lo sviluppo
di batteri patogeni.
Altre conseguenze dei IPPs sono: inibisce la peristalsi (Parkman
HP, Urbain JL, Knight LC, et al. Effect of gastric acid
suppressants on human gastric motility. Gut.
1998;42(2):243-250.), lo sappiamo dal 1998!!! rallentano lo
svuotamento gastrico (Sanaka M, Yamamoto T, Kuyama Y.
Effects of proton pump inhibitors on gastric emptying: a
systematic review. Dig Dis Sci. 2010; 55(9): 2431-2440.),
modificano la composizione del muco dello stomaco (Goddard
AF, Spiller RC. The effect of omeprazole on gastric juice
viscosity, pH and bacterial counts. Aliment Pharmacol Ther.
1996;10(1):105-109.), aumentano la traslocazione batterica (Dinsmore
JE, Jackson RJ, Smith SD. The protective role of gastric
acidity in neonatal bacterial translocation. J Pediatr
Surg. 1997;32(7):1014-1016).
Questo porta a problemi a mangiare alimenti che contengono
sia proteine che carboidrati, in quanto nello stomaco
normalmente non ci sono batteri che fermentano i
carboidrati, che quindi stanno calmi e sereni in attesa che
sia apra lo sfintere pilorico, chiuso dall'intestino per far
demolire le proteine.
Una volta demolita, lo sfintere si apre e i carboidrati
continuano il loro processo digestivo nel tenue. Una
traslocazione batterica fa si che invece siano fermentati
durante la sosta nello stomaco in attesa della digestione
delle proteine.
Occorre scappare a gambe levate da terapeuti che
sconsigliano di mangiare la frutta dopo le proteine, in
quanto se arrecano problemi è solo colpa della traslocazione
batterica permessa da un acidosi intestinale, mangiare la
frutta dopo le proteine non risolve la causa.
Alla luce di tutto questo, caro
Massimo Montinari ti chiedo se i tuoi colleghi leggano
la letteratura, in quanto è ovvio che articoli come questi
non siano riferiti dagli informatori "scientifici", né ci
sono interessi commerciali a promuovere tam tam pubblicitari
per informare i pazienti.
Dal 1981 lavoro in mezzo ai medici, sono certo che sono
veramente pochi quelli con forti legami alle
case
farmaceutiche, per gli altri prevale atteggiamenti da
struzzo: applico i protocolli, fanno quello che fanno gli
altri, quello che faccio lo farebbe qualsiasi altro
medico... e non si chiedono chi ha
finanziato gli studi che hanno definito i protocolli
terapeutici, ma sopratutto non leggono i lavori
retrospettivi che, oggi, rappresentano quelli con maggiore
affidabilità, in quanto non sponsorizzati. Invito i lettori,
che hanno avuto la pazienza di leggere fino qui, di
pubblicare questo blog (per questo ho messo i riferimenti
bibliografici verificabili su Pubmed) e di farlo leggere al
medico qualora vi prescriva gli IPPs o, ancora peggio, li
prescriva ai vs figli.
Tratto da un post di:
Paolo Mainardi
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Tre milioni di italiani e venti milioni di statunitensi
soffrono di sensibilità al
glutine, sindrome simile ma allo
stesso tempo diversa dalla celiachia. Dalla sensibilità al
glutine scaturiscono patologie diverse, in funzione del
polimorfismo genetico dei soggetti e dell’ambiente in cui
essi vivono. Aumentando le nostre conoscenze sulle
interazioni tra cibo, abitudini alimentari, genomica e
ambiente è possibile effettuare una prevenzione e/o terapia
migliore. È iniziata l’era dell’epigenetica mentre il dogma
del determinismo genetico si avvia al tramonto.
Permeabilità
dell’intestino
Molti studi sulla permeabilità
della barriera gastrico-intestinale (g.i.) indicano che essa
è strettamente dipendente dal genoma dei batteri intestinali
1,2, 3.
L’intestino con flora batterica compromessa che a sua volta
compromette la produzione di enzimi digestivi, perdendo le
normali condizioni biochimiche, relative a
pH,
vitamine,
peptidi e
batteri, genera
infiammazione
minima submucosale secondaria, tale da alterare alcuni
pattern enzimatici presenti
sulle
membrane cellulari, in particolare sui
microvilli (un caso eclatante è quello della
lattasi 1).
In condizioni normali i microvilli
permettono la digestione fisiologica e l’assorbimento dei
micronutrienti, mentre in condizioni anomale si determina il
passaggio di macro-molecole oltre la barriera g.i,
(Fig. 1) che per le loro dimensioni possono essere
identificate come non self e risultando immunogene possono
scatenare una risposta
immunologica.
L’epitelio g.i. è normalmente una barriera selettivamente
permeabile e la sua funzione è determinata dalla formazione
di complessi proteina-proteina: desmosomi (desmosome
junctions), emidesmosomi (hemidesmosome junctions),
giunzioni comunicanti (gap junctions), aderenti (adherens
junctions) e giunzioni strette (tight junctions). Queste
ultime collegano meccanicamente
cellule adiacenti per sigillare lo spazio
intercellulare.
Nel corso dell'ultimo decennio,
c'è stata una crescente attenzione alle tight junction, in
quanto la loro alterazione determina un’interruzione della
funzione di barriera g.i. che contribuisce a favorire
reazioni immunologiche (malattie
autoimmuni ed
infiammatorie)
1,4,5.
Fig. 1. Illustrazione di una
mucosa intestinale sana e danneggiata con
possibili conseguenze patologiche (cortesia di Proietti).
Evidenze sperimentali
[6,8] suggeriscono che la disfunzione delle giunzioni
strette sia concausa, ma forse la principale, per
l’insorgenza di malattie infiammatorie immunologiche
sistemiche, malattie
infiammatorie
croniche intestinali (MICI), allergie alimentari e
celiachia [22,23]. Ciò
sembra inoltre partecipare all’evoluzione dell’Autismo
2,12,13,14,15,16.
Complessivamente, i risultati di tutti questi studi mostrano
o comunque sembrano suggerire che le malattie correlate con
l’intestino permeabile possano scomparire e/o arrestarsi
se la funzione di barriera intestinale del paziente viene
ristabilita.
Le prove a sostegno di tutto ciò sono ancora incomplete, ma
sono abbastanza solide da incoraggiare i ricercatori a
proseguirne il cammino intrapreso.
Le tight
junction sono il target primario degli agenti esterni, che
agendo come inquinanti chimici e/o biologici [9,10]
interagiscono con la matrice proteica delle giunture,
alterandone la conformazione e quindi aumentandone sempre di
più la permeabilità agli agenti esterni. Le nostre
osservazioni hanno individuato nell’ingestione
inconsapevole di inquinanti biologici (micotossine)
e conseguente disbiosi e
sporificazione da Candida,
i fattori determinanti della sindrome della permeabilità
intestinale (leaky gut syndrome).
Si stabilisce così un nuovo equilibrio del microbiota 24-29,
che spesso può anche non determinare segni o sintomi clinici
rilevanti 10,11
In ogni caso,
bisognerebbe comunque verificare il tempo di non insorgenza
dei sintomi tipici della sindrome, in relazione anche alle
fasce d’età. È necessario capire perché in alcuni soggetti
non c’è insorgenza e se si tratta di una situazione
temporanea o duratura. Uno studio di questo genere potrebbe
svelare altri meccanismi, probabilmente del
sistema immunitario,
ancora sconosciuti.
Tolleranza immunonologica: celiachia e sensibilità al
glutine (gluten sensitivity)
La grande peculiarità della
celiachia è indubbiamente il fattore ambientale che la
causa: la
gliadina (NdR: componente del
glutine).
Si tratta di un peptide immunogenico, resistente alla
digestione enzimatica pancreatica e gastrica, che solo a
causa delle modificazioni delle giunzioni strette riesce a
trovare il passaggio per arrivare alla lamina propria (parte
della mucosa intestinale), dove ha luogo la
risposta immunitaria.
Come dire: se non si apre la porta non si può passare. In
ogni caso, è proprio qui, a livello di lamina propria, che
la transglutaminasi tissutale (tipo II - tTG) catalizza
legami covalenti tra glutammina e lisina. E i peptidi così
deamminati creano epitopi (parti dell’antigene che si legano
all’anticorpo specifico), con un aumentato potenziale
immunostimolatore.
Con questa
modifica viene ad aumentare l’affinità degli antigeni,
presentati dalle APC (Antigen-presenting Cell) ai
macrofagi, ai linfociti B e T CD4+ (linfociti helper), con
il sistema HLA II (Human Leukocite Antigen II) e quindi con
i due geni o molecole proteiche DQ2 e DQ8 da essi prodotti.
Le lesioni della mucosa intestinale (atrofia dei villi e
iperplasia delle cripte) riscontrabili con l’esame bioptico
sono il risultato di questo processo immunologico
dinamico e modulabile nel tempo.
Sebbene sia nota la componente genetica della malattia
celiaca, con numerose evidenze quali il rischio aumentato di
malattia nei parenti di primo grado, la concordanza nei
gemelli omozigoti superiore al 75% e la concordanza nei
gemelli dizigoti del 13%, ci deve essere sempre un primum
movens, che è l’apertura delle giunzioni strette (tight
junction).
La Sensibilità al
glutine (Gluten Sensitivity), invece, non è una forma
attenuata della celiachia, ma una
malattia a
se stante.
Essa, pur diversa dal punto di vista molecolare e
immunitario, potrebbe presentare tuttavia la stessa causa
scatenante, cioè l’apertura delle giunzioni strette (tight
junction). Il fatto che nel mondo ci sono 3 milioni
d’italiani e 20 milioni di statunitensi affetti da
sensibilità al glutine, l’interesse verso questa condizione
morbosa e soprattutto sulla sua possibile evoluzione verso
la forma tipica è veramente notevole.
La Gluten Sensitivity (GS)
non presenta alterazioni della permeabilità intestinale,
manifesta solo la flogosi submucosale, che invece, come è
noto, è significativamente maggiore nella celiachia. «Nella
celiachia si attiva un meccanismo autoimmune condizionato da
una risposta adattativa del sistema immunitario, nella GS
invece, c’è un meccanismo genetico che coinvolge il sistema
immunitario innato, senza interessamento della funzione
della barriera intestinale, dove si riscontrano segni di
infezione ma non di danno, come avviene nella celiachia»10.
Ad oggi non esistono test
di laboratorio o istologici (NdR: solo la
Semeiotica
biofisica NON conosciuta dai
medici, e' in
grado di testare anche questo tipo di sintomo-alterazione)
in grado di confermare questo tipo di "reattività", di
conseguenza si tratta di una diagnosi cui si giunge per
esclusione; la diagnosi sarà seguita da una dieta con
eliminazione del glutine ed un open challenge (una
reintroduzione sorvegliata di alimenti contenenti glutine),
per valutare se si verifica un effettivo miglioramento dei
sintomi alla riduzione o eliminazione del glutine dalla
dieta ed una ricomparsa dei disturbi alla reintroduzione di
questa proteina alimentare.
Possiamo dire che
le due condizioni patologiche, la celiachia e la GS, hanno
in comune, come fattore scatenante, il glutine. Ma è
arrivato il momento di aggiungere un altro fattore esterno o
ambientale: le
micotossine.
Possiamo cioè affermare che l’alimento diventa comune
denominatore del danno, non solo per il contenuto di
macronutrienti, qualitativo e quantitativo, ma anche per le
diverse micotossine che sinergicamente possono contribuire
alla sindrome della permeabilità intestinale (leaky gut
syndrome) [17, 21]. Tra le principali micotossine che
partecipano o favoriscono la sindrome (aflatossine,
ocratossine, ecc.) la nostra attenzione si è
focalizzata sul
deossinivalenolo (DON).
Per la facilità di
contaminazione degli alimenti più comuni come pasta
e pane, le
micotossine, tra cui il DON, il più studiato,
hanno una particolare predilezione per le giunzioni strette.
Ciò potrebbe essere correlato ad una innumerevole quantità
di manifestazioni cliniche che insorgono apparentemente
senza un motivo identificabile. E’ auspicabile che la
ricerca futura intensifichi gli studi su un numero maggiore
di micotossine e sulle loro reciproche interazioni.
Negli ultimi
cento anni l’uomo ha favorito i riarrangiamenti genetici,
producendo ibridi interspecifici nel genere Triticum
(frumenti) e intergenerici, tra Triticum e Secale (Triticale)
per migliorarne le rese per ettaro.
Nessuno ha mai verificato,
per quanto ci risulta, su basi strettamente scientifici, se
questi cambiamenti genetici hanno favorito una risposta
immunologica e quindi determinato un incremento o meno delle
condizioni che conducono alla celiachia, GS, all’autismo ed
eventualmente ad altre malattie negli ultimi 30 anni.
L’INRA di Tolosa 31 ha studiato i meccanismi molecolari e la
risposta immunitaria verso grani, farine e paste privi di
micotossine, facendo particolare riferimento al DON (deossinivalenolo).
Forse nei risultati di questi studi c’è già una risposta, ma
c’è bisogno di un approfondimento (elaborazione) o ulteriore
sperimentazione prima di dare una soluzione definitiva alla
questione, e cioè se i
cambiamenti genetici indotti con gli incroci e mutazioni
artificiali hanno una qualche relazione con la
celiachia e l’autismo
14,16,17,18.
La ricerca sulle
micotossine si complica quando entra in gioco un altro
fattore: le
lectine.
La differenza genetica tra i frumenti è da ascrivere anche a
proteine denominate lectine, che sono presenti non solo nei
saprofiti e patogeni, ma anche negli alimenti e sulla mucosa
del tratto digerente. Le
lectine, di diversa composizione chimica, si
correlano con gli antigeni A o B, presenti sulla membrana
degli elementi figurati del sangue, in particolare dei
globuli rossi.
Quando ingeriamo un alimento
contenente lectine incompatibili, col nostro codice di
riconoscimento attiviamo una risposta minima immunologica
(Minimal Flogosis). Quindi anche le lectine possono
innescare un danno alle pareti dell’apparato
digerente.
Se contestualmente l’alimento contiene anche
micotossine (in quantità biologiche
significative), come il DON (deossinivalenolo),
allora diventa valida l’ipotesi della risposta di una
sintomatologia clinicamente rilevante. In altre parole, le
lectine darebbero il via alle micotossine (macromolecole).
Le lectine sono quelle che aprono la porta ?
Per tali motivi e per valutare l’effettiva dipendenza dal
glutine delle alterazioni cliniche e sintomatologiche
evidenziate nei soggetti con Sensibilità al Glutine (GS),
un gruppo di ricercatori che fanno capo al Consorzio Campo e
la fondazione Dino Leone di Bari, hanno avviato un progetto
di ricerca per studiare questa relazione tra natura o
composizione degli alimenti, micotossine e sistema immune.
Il
deossinivalenolo (DON o Vomitossina)
Il deossinivalenolo (DON) è una
micotossina, uno dei metaboliti di alcuni ceppi fungini
(muffe), appartenenti al genere
Fusarium (F. graminearum e F. culmorum, ecc.). Si
tratta di “fattori tossici naturali e involontari”,
cancerogeni, teratogeni e mutageni. Dallo stesso fungo si
possono originare più tossine, come nel caso della candida (Candida
albicans) e ci possono essere sinergie tra tossine
diverse, come nel caso della
ocratossina A (OTA) e la citrinina.
Su scala globale, il DON è la
micotossina di gran lunga più frequente e quindi quella
più temuta e per questo più studiata.
Si contaminano particolarmente i cereali e loro derivati
(farine, pane, ecc.). In considerazione della sua estrema
stabilità (termostabile) durante i diversi trattamenti
tecnologici e la quasi totale assenza di processi di
decontaminazione, il DON lo si può trovare facilmente
anche negli alimenti finiti.
E’ quindi importante
caratterizzare gli effetti tossici del DON, in
particolare su tutto l’intestino, stomaco compreso, primo
organo che entra in contatto con gli alimenti.
Questa micotossina riduce
la funzione di barriera dell’intestino (riduzione della
resistenza elettrica dell’epitelio, aumento della
permeabilità cellulare alle molecole, aumento del passaggio
di batteri).
L’alterazione della funzione di barriera g.i è associata ad
una riduzione della funzione proteica (claudins) in una
particolare regione del tessuto intestinale: le cosi dette
giunzioni strette (Fig. 2). Queste svolgono il ruolo di
“cerniera” tra le cellule intestinali. Ciò è stato osservato
sia in colture cellulari sia negli intestini dei maialini
che avevano ingerito mangimi contaminati 31.
Fig. 2. Giunture strette e
proteine coinvolte (cortesia di wikimedia Italia)
Il fatto che il DON
riduca la funzione di barriera intestinale causa un aumento
del passaggio di batteri attraverso l’intestino.
Viene alterata la permeabilità intestinale. Ciò ha
conseguenze importanti in termini di suscettibilità alle
infezioni (Salmonella,
Escherichia, ecc.).
Aumenta il passaggio di agenti inquinanti, come
metalli pesanti,
pesticidi, potenziandone gli effetti dannosi, che
possono favorire reazioni immunologiche locali e sistemiche
e condizionare la prognosi di malattie come la sensibilità
al glutine (Gluten Sensibility) e l’autismo.
Il danno indotto può offrire anche valutazioni indirette di
grande interesse, in quanto le alterazioni della mucosa
modificano, anche se di poco, la funzione biochimica
cellulare.
Si assiste ad una carenza
di
vit. B12 per i motivi su esposti, quindi ad una
diminuzione delle desaturasi e ciò spiegherebbe
l’alterazione delle membrane in quanto povere di polinsaturi
e ricche di saturi (fosfogliceridi).
A livello intestinale può essere
penalizzato l’assorbimento della vitamina B12, che
necessita del Fattore Intrinseco (F.I.) Intestinale (o
Gastrico o di Castle). Una carenza di B12 può ostacolare la
conversione fisiologica dell’omocisteina in metionina. A
cio’, seguirà, secondo una variabile dipendente dalla
predisposizione individuale, la comparsa delle spie cliniche
(NdR: es. anemia).
Essendo il DON di facile presenza
nelle mense scolastiche, asili nido ed elementari, dove
arriva specialmente con il pane (raffinato) e più
limitatamente con la pasta, l’industria di questi alimenti
dovrebbe essere obbligata a lavorare il grano prestando
maggiore attenzione alla contaminazione in campo e ad
attuare processi fermentativi specifici in grado di
abbattere la carica di micotossine.
Emergenza
autismo
Dopo il lavoro di Reichelt [30],
sono sempre di più gli autori che evidenziano nelle urine
dei bambini
affetti da
autismo la presenza di alti livelli di peptidi
“oppioidi” (casomorfina e glutomorfina). Ciò consente di
ipotizzare che i
bambini
autistici
durante i processi digestivi, per un’alterata digestione di
queste proteine dovuta a meccanismi ancora non chiari, (ma
che comunque implicano un coinvolgimento delle giunzioni
strette), assorbano peptidi anomali che influenzano
il meccanismo della neurotrasmissione (vedi inibizione della
normale maturazione neuronale di Reichelt, 1986), in quanto
riescono a superare la barriera emato encefalica.
Tali molecole per la loro
affinità con i recettori, possono essere una concausa del
comportamento di tali pazienti 2. Per questo motivo, spesso,
viene loro indicata una dieta priva di tali alimenti.
Un periodo di astensione da glutine e caseina, che
varia a seconda dei casi, permette di abbassare
sensibilmente i livelli dei peptidi
oppioidi. I risultati ottenuti sono molto
incoraggianti, soprattutto se viene praticata in età non
scolastica, ma nei primi anni di vita, quando le
potenzialità evolutive e la neuro plasticità sono ancora
molto attive.
Queste considerazioni diventano
imperative in tutte le donne gravide con rischio di
familiarità. Basti pensare che alcuni studi indicano che ci
sono alti livelli di micotossine nel cordone ombelicale, più
alti di quelli plasmatici. L’alterazione delle giunzioni
strette segue la disbiosi 3. È noto che a seguito del
ripristino dell’equilibrio, (eubiosi), si riduce la
permeabilità intestinale, contestualmente al miglioramento
delle condizioni generali dei bambini.
Il lato positivo della dieta
naturale senza
glutine e
caseina è espresso dal notevole miglioramento
ottenuto dai
bambini che seguono tale regime alimentare:
maggiore attenzione, miglioramento delle capacità
interattive, regressione dell’iperattività, delle
stereotipie, dei comportamenti violenti, maggiore resistenza
alle infezioni e miglioramento della qualità del sonno.
Conclusioni
I
risultati delle numerose ricerche incoraggiano ad
approfondire gli studi sugli effetti della contaminazione
degli alimenti da micotossine, sia nella dieta dell’uomo che
in quella degli animali, evitando così di inquinare tutta la
catena alimentare. In questo modo si coglierebbe l’obiettivo
di ridurre il problema della permeabilità intestinale, punto
di partenza di diverse patologie.
Attualmente, uno degli obiettivi
dei ricercatori è di comprendere i delicati equilibri
immunologici legati probabilmente al consumo di alimenti
ricchi di glutine “pesante” e valutare il consumo in
relazione alla rapida diffusione delle malattie correlate al
glutine.
I grani dell’agricoltura industriale, che sono la maggior
parte, sono iperconcimati, spesso coltivati in ambienti che
favoriscono la contaminazione da funghi con conseguente
sviluppo di micotossine.
Questi grani contengono
una quota di glutine superiore del 12% rispetto a quelli non
iperconcimati, e rendono difficile la vita non solo ai
soggetti border line per la celiachia, ma in tutti i casi
caratterizzati da manifestazioni immunologicamente
correlate, “sindrome metabolica” compresa. Sembra quindi che
la crescente sensibilità alle diverse patologie sia
determinata dalla crescente diffusione dei grani moderni,
con più glutine, a discapito dei grani antichi, con meno
glutine e con i quali l’uomo si è evoluto. Per alcuni si
tratta ancora di ipotesi, per altri di certezze.
Per questo il compito della ricerca, svolta da gruppi di
lavoro multidisciplinari, deve essere di eliminare, per
quanto possibile, ogni zona d’ombra.
(1a) Lo studio è basato su dati
della letteratura specializzata, reperibile attraverso
Medline e diversi documenti ufficiali divulgati da varie
istituzioni pubbliche e private.
Ringraziamenti
Si ringrazia il Presidente della Fondazione Cav. Dino Leone,
Dottor Osvaldo Catucci.
Note
1. La lattasi è l’enzima prodotto nei microvilli intestinali
e serve a digerire il lattosio, cioè a scinderlo in glucosio
e galattosio.
Cosa che avviene nei soggetti detti lattasi persistenti,
cioè che anche da adulti tollerano il lattosio perché
continuano a produrre la lattasi. In questi soggetti il gene
LCT (cromosoma 2) che produce la lattasi non si spegne con
lo
svezzamento, come avviene in chi è intollerante al
lattosio. Poiché la lattasi è prodotta a livello dei
microvilli, eventuali problemi ai microvilli, come può
essere la celiachia (intolleranza al glutine) possono
comportare mancata produzione di lattasi e quindi una falsa
intolleranza al lattosio.
2. I recettori per gli oppioidi
sono dei recettori chiamati così in quanto sono attivi
con la morfina (derivato dell' oppio). Fisiologicamente le
molecole attive su questi recettori sono le encefaline,
endorfine, dinorfine.
Si conoscono 3 recettori: , k e .
Il loro meccanismo è legato alla modificazione
dell'elettrofisiologia del potassio e del calcio e più
precisamente: Recettori mu e delta aumentano la conduttanza
al potassio mentre i recettori K riducono la conduttanza al
calcio. I 3 recettori hanno un'azione di tipo analgesico, ma
a diversi livelli. : Genera analgesia (livello sovraspinale),
depressione respiratoria, diminuzione attività gastro
intestinale, euforia, miosi; K: Genera analgesia (livello
spinale), miosi, depressione respiratoria, disforia (a
differenza dei recettori ); Delta: non genera analgesia, ma
diminuiscono il transito intestinale e deprimono il sistema
immunitario.
3. La
disbiosi intestinale è causata da cattiva
alimentazione ricca di cibi raffinati additivi e
inquinanti,
farmaci (NdR: specialmente i
Vaccini),
stress, vita
sregolata.
I sintomi sono: pancia gonfia, cattiva digestione, colite,
diverticolosi, allergie, intolleranze
alimentari, stanchezza cronica e forme gravi di epatite.
Bibliografia
1. Rosenfeld V. and Benfeldt E., J
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By
Maurizio Proietti - Tratto da: informasalus.it
vedi video:
http://www.facebook.com/photo.php?v=350384171716394&set=vb.100002344427027&type=2&theater
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NUTRIZIONE FUNGINA per il Colon Irritabile
vedi:
Intestino + Intestino motore
del corpo
+
Feci
e Fermenti
+
Dottrina termica e Terapia del Freddo
+
Malassorbimento
Utilita’ della somministrazione
di particolari funghi nella sindrome da Intestino Permeabile
(LGS – Sindrome Intestino Permeabile - di cui uno degli
scopritori e’ stato il medico belga dott. Kenny De Meirleir).
Questa patologia nell’altro e’ che il “proseguo” la
conseguenza, della malattia chiamata
Sindrome dell’Intestino
Irritabile.
LGS (Sindrome da Intestino
Permeabile) è il nome dato ad una patologia molto comune, in
cui il difetto basilare è una parete intestinale che è più
permeabile del normale.
Gli spazi anormalmente grandi fra le cellule della parete
permettono l’entrata di materiale tossico nel flusso di
sangue, che in condizioni normali sarebbero respinte ed
eliminate.
L’intestino diventa permeabile nel senso che
batteri,
funghi,
parassiti e le loro tossine,
proteine indigeste,
grasso e materiali di rifiuto passano attraverso un
intestino alterato, “iper-permeabile”.
Ciò può essere
verificato con appositi test sulle urine, esami
microscopici, contrasto di fase o microscopia a campo
oscuro.
La LGS è frequentemente associata a
problemi autoimmuni, e
il miglioramento spesso è subordinato alla guarigione del
rivestimento del tratto gastrointestinale. Finché non si fa
questo, ogni altro provvedimento risulta soltanto
sintomatico.
Malattie di questa categoria
comprendono lupus, alopecia aerata, artrite reumatoide,
polimialgia reumatica, sclerosi multipla, fibromialgia,
sindrome da stanchezza cronica, sindrome di Sjogren,
vitiligo, tiroidite, vasculopatie, malattia di Crohn, colite
ulcerativa, orticaria, diabete e sindrome di Raynaud. La
comprensione della LGS ci porta non solo a capire perché si
sviluppano allergie e patologie autoimmuni, ma ci aiuta
anche a formulare terapie sicure ed efficaci.
Negli ultimi anni, l’”immunonutrizione”,
nella forma dell’integrazione alimentare con funghi, è stata
introdotta in Occidente da clinici quali Kenyon e Monro,
come pure attraverso le ricerche nelle aree sia della
attività enzimatica che dell’attività
“superossido-dismutase” (SOD) nella nutrizione con funghi.
Nessun altro gruppo di sostanze naturali mostra un così
profondo effetto sulla salute e sull’equilibrio del sistema
immunitario, e quindi sulla capacità dell’organismo di
mantenere l’omeostasi a dispetto di svariati attacchi.
L’azione immunomodulante è forse
meglio compresa in termini dell’impatto della nutrizione con
funghi sul bilanciamento fra la risposta cellulare e quella
umorale.
Poiché queste due armi del sistema immunitario si
inibiscono a vicenda, attraverso l’azione delle citochine
prodotte dalle cellule TH1 e TH2, una forte risposta TH2
(pro-infiammatoria) come quella indotta da stress o azioni
chimiche, sopprime la produzione di citochina TH1, la quale
gioca un ruolo essenziale nel rafforzare la riposta
cellulare, e quindi la capacità del corpo di difendersi
contro molteplici agenti quali
batteri,
virus,
funghi e fattori
carcenogenetici.
Tratto da:
mycologyresearch.com
Ricordarsi che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e e della mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto
a livello intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi
parte dell'organismo.
vedi
Idro colon terapia
+ Protocollo della
Salute
Commento NdR: una delle
cause principali di questa
malattia
nei bambini,
sono i
Vaccini che gli
propinano da lattanti !
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Morbo ci
Crohn -
scoperto gene che aumenta rischi
morbo di Crohn
Roma, 9 Gen. 2009 (Adnkronos Salute) – E' la variazione di
un gene a renderci più vulnerabili nei confronti del morbo
di Crohn, patologia infiammatoria cronica che colpisce
l'apparato digerente con sintomi diversi: dolore addominale,
febbre, perdita di peso.
A scoprirlo sono stati gli esperti
canadesi del Research Institute del
McGill University Health
Centre e del
McGill University and Menome Quebec Innovation
Center, che riportano i risultati delle loro osservazioni
sulla rivista scientifica 'Nature Genetics', ricordando che
in Nord America sono fra 400 e 600 mila i malati. In Italia
il morbo di Crohn colpisce circa 100 mila persone.
Anche se
la causa esatta della malattia non è ancora stata chiarita
dagli studiosi, è ormai noto che alla base ci siano anche fattori
farmacologici
e predisposizioni ereditarie.
La proteina individuata dagli scienziati canadesi come
'chiave' della patogenesi, chiamata NLRP3 o criopirina, è un
sensore di batteri intracellulari che gioca un ruolo di
primo piano nella messa in moto della risposta immunitaria
da parte dell'organismo. In alcuni pazienti, ipotizzano gli
studiosi, questo gene è difettoso e non riconosce a dovere
la presenza di microrganismi dannosi a livello
dell'intestino, aprendo le porte al morbo di Crohn. "Quando
il sistema di difesa del tratto digestivo è insufficiente -
spiega Alexandra Villani, che ha guidato l'indagine - c'è
un'infiltrazione di batteri nelle pareti intestinali.
Normalmente l'organismo tenta di ripetere l'attacco, ma
questo sforzo non è sufficiente e porta peraltro a un
circolo vizioso di infiammazione cronica, cioè al morbo di Crohn". Il gene individuato regola inoltre la febbre, uno
dei primi meccanismi di difesa del corpo contro i batteri,
"dunque variazioni genetiche a livello del NLRP3 causano
anche la sindrome ereditaria di febbre periodica", aggiunge
l'esperta.
vedi:
Intestino
+
Malattie Gastrointestinali
+ Malassorbimento e
malnutrizione
+
Colon Irritabile
+ Putrefazione
intestinale
+ DIGESTIONE
+
Intestino, la forza del e nell'Intestino
+
Feci
e Fermenti +
Batteri autoctoni
+
Dove
localizzare la mente ? - Stati d'ansia ed Intestino
+
Intestino
permeabile +
Intestino motore
del corpo +
Mega Colon
+
Micotossine
+
Micotossine e permeabilita' intestinale PDF +
Sindrome dell'Intestino Permeabile
(LGS)
+
COPROTERAPIA
(assunzione di feci selezionate)
vedi anche:
Crampi addominali - Crampi addominali dolorosi -
Intestino irritabile
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