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L’apparato
(sistema)
gastro-intestinale
quale
“motore”
della
macchina umana -
I mutamenti in corso nella pratica medica.
Intervista al
dott. Renato De Magistris - 31-07-2007
L’uso
corrente del termine “Medicina integrativa” negli Stati
Uniti indica di solito l’integrazione concettuale,
sperimentale e clinica tra bio-medicina convenzionale e
quegli interventi delle medicine complementari che offrono
riscontri positivi alla prova dell’evidenza.
Se all’evidenza fa seguito una sperimentazione clinica
favorevole, porta il rimedio in questione viene inglobato
nella medicina convenzionale.
Nella medicina di qualità invece esiste da sempre
l’abitudine di avvalersi tempestivamente dei risultati delle
ricerche scientifiche più recenti integrandole nella pratica
con la propria esperienza clinica.
Questa caratteristica positiva della buona medicina è ormai
in via di estinzione a causa delle limitazioni burocratiche
crescenti alla libertà del medico sempre più soggetto ad
adeguarsi a protocolli standard ed ai vincoli di sistemi
sanitari nazionali sempre più conservatori rispetto al
nuovo.
Tutto ciò è reso ancor più anacronistico a seguito delle
recenti scoperte della biologia molecolare, della genetica,
dell’epigenetica, dell’epidemiologia, che stanno portando ad
un radicale riorientamento nelle conoscenze
sull’eziopatogenesi, sulla prevenzione e sulla terapia.
La resistenza con cui il mondo medico tende a recepire ed
applicare queste novità sono in parte legate alla lentezza
dell’industria tecnologico-farmaceutica e medica
nell’incardinare i loro interessi nelle nuove tendenze in
parte all’irrazionalità dei budget della sanità pubblica
nella quale per esempio da una parte è solidificato il
dispendio onerosissimo a corto termine per le chemioterapie,
dall’altra si lesina sulle piccole spese legate alle
attività preventive i cui benefici sulla salute e sulla
spesa si riscontrano a medio e lungo termine.
Sui mutamenti in corso nella pratica medica e sulle
innovazioni di cui si è fatto attivo promotore, abbiamo
intervistato Renato De Magistris, docente di
Chirurgia Generale alla 1° Clinica Chirurgica della Facoltà
di Medicina e Chirurgia della Seconda Università degli Studi
di Napoli (SUN), che è responsabile dell’ambulatorio per la
prevenzione e cura delle malattie cronico - degenerative di
interesse medico-chirurgico presso la Seconda Università
degli Studi di Napoli.
Professore, lei ritiene che le patologie cronico
degenerative, punto debole della medicina convenzionale,
poiché rappresentano la principale causa attuale di
mortalità e malattia, siano prevenibili e curabili in modo
affidabile grazie al contributo alla conoscenza ed alla
clinica apportato dalle recenti scoperte scientifiche.
Sono malattie che non riconoscono come causa un agente
infettivo, ma la mancata risoluzione di uno stato
infiammatorio dell’apparato gastroenterico con
ripercussione, a distanza di tempo, su organi ed apparati.
Ciò anche per un consumo di cibo non conforme ai principi
dell’alimentazione umana.
La patologia diventa cronica con una evoluzione lenta, che
rifletterà le variabili cliniche dell’infiammazione, fino
alla possibile trasformazione della cellula in cancro.
Anche se l’eziopatogenesi ha dei meccanismi comuni a
tutte, sotto la dizione di malattie cronico–degenerative si
raggruppa una grande varietà di manifestazioni patologiche ?
Sono numerose e molte di esse vengono definite malattie
autoimmuni, malattie ad eziologia sconosciuta e possono
arrivare a coinvolgere tutti gli organi e gli apparati. Ne
cito solo alcune: la cronica irregolarità dell’alvo, in
senso di stipsi o diarrea; l’infiammazione cronica
dell’intestino e dello stomaco, che, a volte, evolve verso
forme di gastrite atrofica, morbo di Crohn e colite
ulcerosa; disturbi del comportamento quali ansia,
depressione e attacchi di panico; ancora, l’emicrania; la
sclerosi multipla; la sclerosi laterale amiotrofica; la
sclerodermia; la fibromialgia; l’artrite reumatoide; la
poliposi, fino alla comparsa della malattia neoplastica.
Tali patologie, nonostante il trattamento farmacologico,
persistono nella loro manifestazioni cliniche diventando,
quindi, croniche e a volte irreversibili.
Lei pone una particolare attenzione sull’apparato
gastroenterico in relazione alla comparsa di patologie di
altri apparati come l’alvo irregolare, l’obesità, l’infarto
del cuore e le stesse neoplasie.
L’apparato gastro-enterico rappresenta il vero motore della
macchina umana. E’ convinzione generale che lo stomaco serve
esclusivamente per digerire mentre l’intestino è deputato ad
assimilare ed eliminare le scorie del cibo e delle cellule.
In realtà queste funzioni non sono le sole che vengono
svolte da questi organi; ve ne sono altre altrettanto
importanti e vitali svolte dai neurormoni che regolano le
funzioni di organi e di apparati.
Lei enfatizza che sia l’intestino che lo stomaco oltre
alla loro funzione digestiva ed eliminativa hanno una
funzione metabolica.
L’intestino produce numerosissime sostanze: sono conosciute
con il nome di secretina, bombesina, gip, vip, somatostatina,
enteroglucagone; la stessa serotonina, come ho già avuto
modo di evidenziare, è prodotta dall’intestino. Controllano
numerose funzioni: la motilità dell’apparato gastroenterico,
il metabolismo dell’acqua, la secrezione pancreatica, la
motilità della colecisti, ecc. solo per citarne alcune.
Lo stomaco poi, oltre agli enzimi che servono per digerire,
secerne: la gastrina, la grelina, il fattore intrinseco di
Castle. Le funzioni di queste sostanze sono molteplici, ma
ricordo solo le più importanti. La gastrina stimola il
pancreas a secernere insulina e la tiroide a secernere
calcitonina, un importante ormone la cui funzione è quella
di fissare il calcio nelle ossa; la grelina regola il senso
della fame ed il peso corporeo; una glicoproteina,
conosciuta come il fattore intrinseco di Castle, è
indispensabile per l’assorbimento della vitamina B12.
Quando queste funzioni vengono meno si può verificare la
comparsa di patologie come il diabete, l’osteoporosi,
l’obesità, l’infarto e perfino il tumore.
Sta sottolineando la necessità di valutare, mantenere e
ripristinare l’integrità della funzionalità biochimica dello
stomaco e dell’intestino e dell’intero organismo ?
Il nostro organismo è un vero e proprio laboratorio
biochimico. Le reazioni che avvengono dipendono dalla
presenza di particolari sistemi biologici, detti enzimi.
Questi complessi funzionano per la presenza di vitamine e
minerali.
La vitamina B12, ripeto, può essere utilizzata
dall’organismo per la presenza del fattore intrinseco di
Castle, e funziona per il tramite di un minerale, il
cobalto. Vitamina B12 e cobalto fanno parte di un complesso
enzimatico – la metioninasintetasi - da cui dipende la
formazione:
1 - dei principali neurotrasmettitori, acetilcolina e
noradrenalina, che modulano la funzione del sistema
simpatico – parasimpatico, cioè di quel sistema nervoso che
noi non possiamo controllare e da cui dipende il movimento
dei nostri visceri;
2 - dei fattori che agiscono sulla parete dei vasi
regolandone il tono;
3 - della fosfatidilcolina, che è un particolare costituente
del rivestimento dei nervi dei quali regola la sensibilità;
4 - degli acidi costituenti del DNA e, quindi, regolatori
della moltiplicazione delle cellule.
Quali sono gli effetti di una ridotta produzione del
fattore intrinseco di Castle o di una carente quantità in
circolo di vitamina B12 ?
Il primo disturbo che si presenterà, nella maggioranza dei
casi, sarà l’irregolarità dell’alvo: in senso stitico o
diarroico; comparsa di dolori, alterazione della
moltiplicazione delle cellule che si evidenzierà attraverso
la formazione di polipi, e negli stadi più avanzati la
formazione di neoplasie.
Su quali ricerche si fondano e si riferiscono queste
osservazioni ?
L’evidenza scientifica è vasta ed autorevole. In particolare
il lavoro di Young-In Kim dell’Università di Toronto ha
dimostrato come anche la carenza di acido folico, vitamina
fondamentale per l’attivazione del ciclo dei folati e di
vitamina B12, è responsabile della comparsa di patologie
quali la malattia di Alzheimer, l’alterosclerosi, l’ictus,
l’osteoporosi, la depressione e la demenza. Il lavoro di
Weinstein SJ. pubblicato sul J. National Cancer Institut,
nel marzo 2005 la più autorevole rivista della ricerca sul
cancro, riporta il ruolo anticancro della vitamina E sulla
prostata.
Le vitamine sono fattori regolatori di specifici processi
metabolici ?
Questi sono i risultati degli studi di biochimica umana e
delle ricerche di biologia molecolare.
Perché l’applicazione clinica dei nutrienti non è
generalizzata ?
E’ vero che molti medici non ritengono terapeutica la
somministrazione di nutrienti, ma la ricerca scientifica
esiste e conferma, al contrario, l’efficacia del loro
impiego. Ritengo che i motivi di tale scetticismo siano da
addurre principalmente ad uno scarso aggiornamento della
classe medica, orientata unicamente verso terapie
xenofarmacologiche e non biofarmacologiche.
Quali sono le ricerche di riferimento che confermano
l’utilità dei nutrienti nell’applicazione clinica ?
Oltre a quelle da me già citate, ci sono i risultati
ottenuti dagli studi sulla vitamina B6 di Otani T. e di
Iwasaki M. pubblicati nel giugno del 2007 sul “the Journal
of Nutrition”. Essa risulta coinvolta nella sintesi del DNA,
cioè nella formazione dei “mattoni” che formano la molecola
del DNA: un abuso di fumo e/o di alcool compromette tale
sintesi, con formazione a distanza di tempo addirittura di
neoplasie del retto. Notevole, inoltre, la comunicazione di
un importante ricerca del prof. Veronesi sulla vitamina A
nella prevenzione dei tumori della mammella.
Altra ricerca fondamentale - anno 2003 - è stata firmata dal
prof. Zappia, docente di biochimica della Università ove
lavoro, la Seconda Università degli Studi di Napoli, ed ha
riguardato il rapporto esistente tra omocisteina ed
espressione dei geni.
Secondo tale ricerca, l’aumento dell’omocisteina, un
aminoacido prodotto dal nostro organismo, influenzerebbe
negativamente l’espressione dei geni, mentre la
somministrazione di acido folico correggerebbe tale
alterazione.
E’ uno studio che ritengo importantissimo soprattutto ai
fini della prevenzione delle malattie, sia di interesse
medico sia chirurgico. Purtroppo, non trova ancora
applicazione nella pratica clinica in quanto – e di ciò in
realtà mi sfuggono i motivi - ancora oggi l’omocisteina non
viene dosata, alla pari dell’acido folico e della vitamina
A, per le correzioni terapeutiche da adottare.
Lei mette in luce un ritardo tra i risultati della
ricerca scientifica e la loro applicazione clinica o scarsa
correlazione o addirittura una dissociazione tra i due
campi ?
Purtroppo tale dissociazione esiste ed è confermata
dall’aumento statistico delle malattie cronico-
degenerative.
La correlazione tra alimentazione e cancro è comunque
verificata ed accettata.
Il 1982 fu proclamato l’anno dell’Europa contro il cancro e
fu emanato un decalogo che suggeriva di aumentare il consumo
dei cereali e ridurre quella della carne e derivati. Questi
suggerimenti hanno trovato la loro conferma scientifica, in
seguito agli studi di biologia molecolare: nel 2002 per gli
studi condotti sull’oncogenesi e, in particolare, sull’apoptosi,
è stato conferito agli scienziati Robert Horvitz, John
Sulston e Sidney Brenner, il premio Nobel per la
medicina.
In sintesi, questi ricercatori hanno dimostrato che la
crescita delle cellule avviene in maniera programmata e
dipende dall’equilibrio tra morte e nascita cellulare.
Le cellule che continuano a vivere al di là della loro
programmazione sono più sensibili ed esposte a danni
nucleari e, quindi, più facilmente soggette a mutazione.
Numerosi sono i fattori che intervengono in questo
equilibrio, soprattutto i nutrienti, quali vitamine,
minerali e acidi grassi ed in particolare i recettori
nucleari, sistemi biologici che filtrano gli stimoli che
provengono dai nutrienti e che devono arrivare al DNA.
La loro funzione è paragonabile a quella delle antenne
radio: captare il segnale per poi trasmetterlo.
A seconda della loro stimolazione inducono o l’apoptosi
(morte programmata della cellula) o la nascita di nuove
cellule.
Qual è il ruolo e qual è la funzione dei cereali e delle
proteine in queste funzioni ?
I cereali stimolano i recettori conosciuti come PPARgamma
che modulano l’apoptosi, mentre le proteine stimolano i
recettori PPARalfa e beta che invece modulano la nascita
delle cellule.
Questo equilibrio avviene per un consumo di cereali nella
proporzione del 60%-70%, ed un consumo di proteine del
10%-15%.
Quando il consumo del cibo non avviene in termini
proporzionali ma a vantaggio delle proteine, si hanno a
livello intestinale fenomeni di putrefazione con notevole
danno sia della mucosa sia della flora batterica
intestinale.
Tale consumo eccessivo nel tempo comporterebbe una
iperstimolazione di quei recettori che stimolano la crescita
cellulare a svantaggio della apoptosi.
Si generano, in tal modo, cellule deboli e sensibili a
sollecitazioni da parte di molecole altamente energetiche
quali i radicali liberi.
La produzione di questi ultimi può avvenire per concomitante
aumento dell’omocisteina o riduzione di vitamina A, acidi
grassi o vitamina E che insieme regolano l’espressione dei
geni.
Quali sono le indicazioni per la prevenzione ?
La prevenzione si distingue in primaria e secondaria. La
secondaria è quella che viene eseguita mediante pap test per
lesioni della sfera genitale femminile, oppure la ricerca
del sangue occulto nelle feci per lesioni dell’apparto
intestinale o mammografia per eventuali tumori alla
mammella, e così via.
La prevenzione primaria, invece, deve avvenire mediante il
dosaggio nel sangue di vitamine, minerali e omocisteina, che
intervengono nella crescita delle cellule e l’indagine delle
citochine infiammatorie per valutare l’entità
dell’infiammazione presente in quell’organismo.
Con quali presidi intervenire alla comparsa dei primi
segni della malattia cronico- degenerativa ?
E’ semplice: correggere i consumi
alimentari
e lo stile di
vita, responsabili dell’insorgenza della patologia,
procedere al resettaggio
dell’intestino mediante pulizia intestinale che
potrà avvenire per via orale o suborale, fare seguire
all’igiene intestinale la somministrazione di probiotici e
prebiotici, correggere gli elementi riscontrati alterati
mediante semplici indagini di laboratorio, previste anche
dal Sistema Sanitario Nazionale e neutralizzare l’infiammazione
con un trattamento biofarmacologico attraverso la
somministrazione di opoterapici.
Si tratta di farmaci la cui funzione è quella di aiutare
l’organismo a produrre sostanze che possono riequilibrare le
cause responsabili dell’insorgenza dell’infiammazione.
A differenza dell’approccio omeopatico che si basa sul
concetto similia similibus curantur, gli opoterapici hanno
una ben definita proprietà farmacologica in quanto
stimolano, mediante meccanismi fisiologici, la produzione di
sostanze antinfiammatorie da parte dell’organismo, per
neutralizzare lo stato flogistico in atto .
E’ ormai consolidata la correlazione tra infiammazione
dell’intestino e disturbi del comportamento, quali ricerche
confermano e solidificano questa correlazione ?
Un’ importante ricerca epidemiologica, condotta da Dotewall
nel 1982 e pubblicata su Scand. J. Gastroenterology, mise in
risalto che i sintomi ansiosi aprono il corteo
sintomatologico della sindrome dell’intestino irritabile in
una percentuale dei casi maggiore (98%) rispetto all’
irregolarità dell’alvo (97%).
Per comprendere tale relazione è necessario richiamare
alcuni insegnamenti della fisiologia.
L’intestino è un vero e proprio organo che secerne sostanze
conosciute come neurormoni. La serotonina fa parte di questa
famiglia ed è coinvolta nella regolazione del sonno, (e) nei
meccanismi del dolore e delle sfere motoria, alimentare,
sessuale e comportamentale.
Gli studi di epidemiologia confermano che il 53% degli
Italiani soffre di disturbi psichici e si prevede che entro
il 2020 questo tipo di patologia subirà un ulteriore
incremento di circa il 50%.
A mio avviso da tale statistica, se letta in un’ottica più
ampia, emerge con chiarezza un dato significativo: il
trattamento attuale dei disturbi psichici con psicofarmaci,
di gran lunga maggiormente praticato, da un lato, è in grado
di intervenire soltanto in un momento successivo al loro
evidente manifestarsi, e dall’altro comunque non agisce
sulla causa biologica dell’insorgenza del disturbo, non
riuscendo così ad eliminarlo definitivamente ed operando
piuttosto soltanto su alcune sue specifiche espressioni.
Ritengo, invece, che un più efficace approccio clinico
dovrebbe seguire proprio la logica indicata dalla fisiologia
umana dando più importanza alla serotonina e alle cause che
generano il suo malfunzionamento vale a dire in primo luogo
all’infiammazione dell’intestino.
Certamente se la somministrazione di psicofarmaci così come
l’impiego di farmaci per altre patologie fosse risolutiva,
non registreremmo l’aumento delle patologie cronico
degenerative. Se l’avvento degli antibiotici ha comportato
un grosso passo avanti nel campo delle malattie infettive,
non è possibile confermare identici risultati per l’impiego
di farmaci in altri settori della medicina. Basti
evidenziare che a fronte dell’aumento statistico delle
patologie cronico degenerative, si registra una spesa
sanitaria enorme a causa del largo consumo di farmaci.
Così i dati epidemiologici della sclerosi multipla: tre
milioni nel mondo soffrono di sclerosi multipla,
cinquantamila gli italiani portatori di tale malattia,
milleottocento i nuovi casi ogni anno in Italia, nonostante
i continui finanziamenti per la ricerca e gli elevati costi
per il suo trattamento.
Quali indicazioni ne deriva per la pratica medica ?
Ritengo indispensabile innanzitutto dosare la serotonina
nelle urine delle 24 ore. Nel caso di carenza, il medico
dovrebbe di conseguenza provvedere alla sua integrazione e
nel contempo intervenire sulla sofferenza dell’apparato
gastroenterico.
Lo strumento più efficace per debellare le malattie è la
loro prevenzione attraverso una gestione adeguata del bene
“salute”.
La comparsa dell’infiammazione dell’apparato gastroenterico
è un evento quasi parafisiologico, così come un abbassamento
del livello della serotonina, o una diminuzione/aumento di
una o più vitamine.
Il medico, studiando le cause della comparsa di quella
patologia, deve essere in grado di consigliare prontamente
il rimedio più idoneo ad eliminarne la causa stessa,
evitando così che la malattia diventi persistente ed il suo
decorso irreversibile..
Quali sono le metodiche terapeutiche ?
Principalmente una modifica dello
stile di vita,
un trattamento di bonifica dell’apparato gastroenterico,
mediante pulizia
dell’intestino e somministrazione di
prebiotici
e probiotici.
Patologie complesse possono essere ricondotte attraverso
interventi così semplici alla fisiologia? Anche in questo
caso bisogna capirsi.
Se sul nascere di una patologia si comprendono le cause e si
interviene tempestivamente, il presidio elementare diventa
il più efficiente.
Se, invece, non si comprendono le cause iniziali e si va per
tentativi terapeutici con l’impiego di
xenofarmaci che, come è noto, comportano, a lungo
andare, danni alla struttura organica, il rimedio
elementare incontrerà il suo limite: i risultati, per quanto
rilevanti, si manifesteranno più lentamente stante
l’avanzato stadio della degenerazione e risulteranno
ulteriormente ostacolati nel loro prodursi dallo scarso
interesse del paziente nell’applicare il protocollo di
terapia, in particolare nella modifica dello stile di vita,
risultando per lo stesso tanto meno stimolante la lentezza
del miglioramento dello stato patologico quanto più acuta è
la sofferenza vissuta.
Che cosa auspica per il sistema sanitario futuro ?
Mi auguro che coloro i quali gestiscono la medicina in
Italia prendano atto dei risultati che la ricerca ha
raggiunto chiarendo tanti punti finora oscuri e che tali
risultati trovino presto la loro applicazione in campo
clinico; che i pazienti vengano costantemente informati sui
principi dell’alimentazione umana; che la pulizia
dell’intestino venga considerata uno strumento fondamentale
per una ripresa della sua funzionalità; che la
somministrazione dei probiotici e prebiotici arrivi ad
essere considerata una pratica costante.
Soprattutto, auspico che l’indagine sui valori degli
elementi nutrizionali, delle vitamine e dei minerali, vera
fonte di salute, diventi prassi da attuare prima di
procedere a qualsivoglia terapia, biofarmacologia o
xenofarmacologica.
In sintesi, mi auguro che finalmente venga applicata una
medicina a misura d’uomo.
By Raffaele Cascone
Tratto da:
http://www.quaderniradicali.it:80
vedi:
Intestino - la forza del e nell'Intestino
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Via le tossine, intestino al
top
Un intestino pulito è la premessa di un sistema immunitario
efficace. Per spazzare via le sostanze tossiche occorrono
tante fibre: cosa sono e dove si trovano? Scopriamolo
insieme
Seguire un bel programma disintossicante è il primo step per
conquistare il benessere dell’organismo: non solo
contribuisce a far sparire i rotolini di troppo camuffati
per settimane sotto i maglioni pesanti, ma aiuta il nostro
corpo ad espellere le tossine accumulate durante l’inverno.
E, guarda caso, le tossine si annidano soprattutto
nell’intestino…
Come suggerisce il nome, le tossine sono sostanze
potenzialmente pericolose, che penetrano attraverso il cibo
che ingeriamo o l’aria che respiriamo, o che si formano al
nostro interno come conseguenza del metabolismo, cioè ad
esempio dei processi legati alla produzione e al consumo di
energia. Queste sostanze sono tossiche se si accumulano,
cioè se l’organismo non riesce a espellerle, oppure se
trovano terreno fertile per moltiplicarsi, come ad esempio
nel caso di stress, cattiva alimentazione, abbassamento
delle difese immunitarie ecc.
Per cominciare a stare meglio si deve avere un occhio di
riguardo per l’intestino: se lui è pulito, tutto l’organismo
ne giova perché assorbe più facilmente le sostanze nutritive
che ingeriamo. Ma se gli escrementi permangono troppo al suo
interno, l’organismo inizia ad assorbire e ad assimilare
anche le tossine e le sostanze in putrefazione. Pensiamo a
quanti disturbi è correlato il cattivo funzionamento
dell’intestino: diarrea, stitichezza, flatulenza e
meteorismo, ma anche emicrania, ipertensione, depressione,
disturbi di concentrazione, cellulite, allergie e
intolleranze alimentari, malattie cutanee e altro ancora!
La disintossicazione si ottiene adottando un’alimentazione
ricca soprattutto di fibre, che aiutano a tenere pulito
l’intestino e ne garantiscono la corretta mobilità. Le fibre
si trovano in frutta, verdura, cereali, legumi e semi.
L’ideale sarebbe introdurne 30-35 grammi al giorno. Per
darvi un’idea delle quantità:
• la frutta fresca contiene da 0,7 gr. (melone) a 5,9 gr.
(mela cotogna) di fibra ogni 100 gr. di parte commestibile
• la frutta secca da 5 gr. a 15 gr.
• i prodotti ortofrutticoli da 0,75 gr. (cetrioli) a 7,5 gr.
(carciofi)
• i legumi da 10, 6 gr. (fagioli freschi) a 17 gr. (fagioli
secchi)
• i cereali e derivati da 2,5 gr. fino a 22,5 gr. (crusca)
Naturalmente il nostro consiglio è quello di non fare
incetta di fibra “tutto d’un colpo” ma di procedere con
gradualità per abituare l’organismo al nuovo regime
dietetico e permettere alla flora batterica di adattarsi e
stabilizzarsi.
Possiamo cominciare, ad esempio, aggiungendo 1-2 cucchiai di
fagioli, piselli o legumi ai primi piatti 1-2 volte la
settimana, aumentando lentamente fino a 3-4 cucchiai
nell’arco di un mese.
Tratto da: farmasalute.it
Commento
NdR:
I
Germi quindi NON sono
le cause delle malattie, ma ne sono
solo loro effetti
!
Le malattie nascono
dagli errori comportamentali ed iniziano dall'apparato
gastro intestinale.....per poi arrivare agli organi
bersaglio....
vedi anche
Le ricerche di
Naessens +
Intestino - la forza
del e nell'Intestino
il microbo e' nulla, e' tutto e solo l'alterazione del
Terreno che
causa ogni tipo di malattia, per via dei
Conflitti
Spirituali
e delle trasgressioni
- vedi
Cure Naturali
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