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DIABETE MELLITO
TIPO 2: una EPIDEMIA in
CONTINUO AUMENTO -
05/10/2010
"Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di
iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che
non conosce, chi non risponde quando gli chiedono
qualcosa che conosce".
(By Martha Medeiros: "Lentamente muore")
Il
diabete nei
bambini
- Aumentano in modo allarmante i casi si
bambini
e adolescenti affetti da
diabete
di tipo 2.
Tra le cause, l'aumento dell'
obesità
infantile, con la conseguente patologia
diabetica
che nei
bimbi e nei
giovanissimi è molto piu' difficile da curare
che negli adulti. L'allarme arriva da uno studio
pubblicato in versione integrale sul "New
England Journal of Medicine".
Commento NdR: guarda caso questi ricercatori,
non sanno, non capiscono e/o non vogliono capire…che
il
diabete e non solo esso, dipendono dall’alterazione delle
digestioni
intestinali le quali a
loro volta sono causate dall’alterazione del
pH
digestivo,
della flora
batterica
autoctona e da quella del
sistema enzimatico, che a loro volta
sono causate
dalle
tossine introdotte con
i
Vaccini ai
bambini !
La frutta intera protegge dal
diabete (NdR: e da qualsiasi altra
malattia)
Il legame tra consumo di frutta e rischio di
diabete mellito di tipo 2 (T2DM) è variabile:
chi mangia più frutti interi come mirtilli, uva e
mele ha un rischio minore, mentre un maggior consumo
di succo di frutta aumenta le probabilità di
ammalarsi. Gli interessanti risultati vengono da uno
studio appena apparso sul British medical journal,
coordinato da JoAnn Manson, professore di medicina
alla Harvard school of public health di Boston. «I
frutti sono ricchi di fibre, antiossidanti e
sostanze fitochimiche che possono avere effetti
benefici sulla salute.
Flora batterica, frontiera terapeutica per
diabete 2
«È possibile che in un futuro non lontano sia
possibile curare il diabete di tipo 2 ingerendo
fermenti e probiotici o assumendo
antibiotici che limitino specificamente la
proliferazione di germi diabetogeni o favoriscano lo
sviluppo di una microflora batterica che migliori il
controllo della patologia».
Lo afferma Carlo Bruno Giorda, presidente Fondazione
Amd (Associazione medici diabetologi), commentando
la recente notizia dell'intervento di trapianto di
flora intest inale (tramite endoscopia) effettuato
con successo al Policlinico Gemelli di Roma
dall'èquipe di Antonio Gasbarrini dell'Università
Cattolica del Sacro Cuore. «In realtà il
procedimento è stato effettuato per un'altra
indicazione» precisa Giorda. "Si trattava infatti di
un paziente affetto da un'enterite
molto grave antibioticoresistente sostenuta da
Clostridium difficile".
Ma, visto l'esito
curativo della tecnica, Gasbarrini stesso ha
dichiarato di aver «sottomesso al Comitato etico
dell'ateneo il progetto di testare la stessa terapia
contro insulinoresistenza e obesità». «Non è la
prima volta che si prova a trasferire ceppi
batterici da un soggetto sano all'interno
dell'intestino di un paziente» sottolinea ancora
Giorda. «Si è visto, tra l'altro, che modificando la
flora intestinale in alcuni soggetti si riduce molto
il rischio di diabete, insulinoresistenza e di
patologie cardiovascolari. Del resto è ormai
acquisito che la flora intestinale, a lung o
considerata inerte o passiva, ha al contrario un
ruolo molto importante nel metabolismo corporeo, sia
attraverso l'influsso esercitato sulla digestione e
il riassorbimento, sia - presumibilmente - tramite
le sostanze prodotte dagli enterobatteri che
attivano sostanze enteroormonali che influiscono sul
metabolismo e il rilascio di insulina». In
particolare, è stato dimostrato che un diverso
assetto tra ceppi batterici come Firmicutes e
Bacteroidetes è in grado di aumentare il rischio di
diabete, obesità e malattia cardiovascolare. secondo
Giorda, la prospettiva che si apre sta nella
possibilità di curare il diabete modificando la
flora intestinale, possibilmente ricorrendo a
modalità non invasive. - vedi
Feci e fermenti
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Insulina e diabete 2 : chi aveva ragione...
?!
Cari amici e lettori:
1 Luglio 2014, uno dei maggiori quotidiani della
medicina convenzionale negli Stati Uniti, "Medical
News Today" ha pubblicato un articolo intitolato "Il
trattamento con insulina contro il diabete di tipo
2"
potrebbe fare più
male che bene.
Secondo il professor John S. Yudkin, co-autore di un
nuovo studio pubblicato su JAMA, Journal of American
Medical Association:
"In molti casi, il trattamento con insulina non
poteva fare nulla per migliorare l'aspettativa
qualitativa di vita di una persona. Se la gente
crede che la terapia insulinica faccia bene, ma pare
che nei fatti, riduca la loro qualità di vita dal 3
o 4%, per cui' supera qualsiasi potenziale beneficio
del trattamento, per chiunque con diabete di tipo 2,
e maggiore di 50 anni".
Questo modo di parlare è chiaro.
"Riduce la qualità di vita di 3-4%", se la terapia
insulinica ci preoccupa un po', questo disagio non
sarà compensato da un aumento nella vostra
aspettativa di vita utile. E questo studio è stato
pubblicato su JAMA, le riviste più formali
scientifici della medicina convenzionale !
Gli autori di questo studio affermano che un
paziente che inizia un trattamento a 75 anni, avrà
solo 3 settimane di vita in più, facendo loro la
domanda, se vale la pena di ingoiare pillole o
ottenere iniezioni giornaliere per 10 o 15 anni vale
la pena di sopportare tutti gli effetti collaterali
del trattamento, per così poco. Essi non osano
apertamente rispondere alla domanda (paura di essere
"bastonati", dagli ordini dei medici e dagli
altri
enti collusi con
Big
Pharma, senza dubbio).
Tuttavia, questi autori spiegano che: una persona
malata con diabete di tipo 2, che inizia una terapia
insulinica all'età di 45 anni, diminuisce la sua
emoglobina A1c del 1%, solo potrebbe guadagnare 10
mesi di vita, dopo decenni di trattamenti. In questo
caso, dicono, può valere la pena di seguire il
trattamento, ma il giudice e' il paziente....forse,
il vento sta girando ?
Tratto da: sante-nature-innovation.fr
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Epidemia Diabetica.
Spiegazione inquietante e semplice ! – 28 Nov.
2010
Mia Lettura Magistrale al Ià Convegno Nazionale su
"Nuovo Rinascimento della Medicina
Semeiotica
Biofisica Quantistica".
LINK
LINK
Nel 1980 il danese
Dietze affermava al Congresso della Soc. Intern.
Microangiologia tenutosi a Monaco di Baviera, che "Il
diabete mellito rappresenta un problema universale
per la salute. I diabetici oggi sono 30 milioni".
Nel 2000, cioè dopo
vent'anni - cifre ufficiali, anche se
approssimative per DIFETTO - i diabetici sono saliti
a 170 milioni, diventati OGGI 250 milioni: sono
passati trent'anni. Infine, le competenti Autorità
mondiali prevedono che nel 2030 i diabetici saranno
366 milioni.
Di fronte a questa gravissima epidemia diabetica, il
nostro Ministro della Salute, On. Prof. Ferruccio
Fazio, e i suoi cosiddetti Esperti, atterriti di
fronte alle possibili
epidemie influenzali, stanno
organizzando la relativa
campagna di vaccinazione !
Da parte loro, i
diabetologi di tutto il mondo, inclusi quelli della
SID, preparano Campagne di Lotta al Diabete Mellito
mediante la solita arma dello
SCREENING, rivelatasi desolantemente inefficace, dispendiosa, inutile,
come dimostrano le cifre riferite sopra, fornite da
fonti ufficiali.
In breve, centinaia di
Riviste di Medicina, tra cui le note BIBBIE, migliaia
di Autori celebri e Diabetologi "famosi",
innumerevoli Società Scientifiche per la Lotta al
Diabete Mellito, non sono ancora riusciti a
frenare una crescente epidemia: il Diabete Mellito !Secondo lo scolaretto di
Gregory Bateson, qualcosa di
fondamentalmente
sbagliato c'è nell'attuale politica sanitaria contro
il diabete mellito.
La causa del terribile
FLOP è tanto inquietante quanto semplice: la
Diabetologia è IN REALTA' glicemologia !
Intendo dire che la
chiave di lettura "glicemologica" degli specialisti
è fondamentalmente ERRATA: leggono il diabete
esclusivamente come alterazione della glicemia,
ignorando il suggerimento di grandi Maestri del
secolo scorso, come Bergman negli USA, e G.C. Dogliotti e collaboratori, Lenti, Pellegrini e
Pagano, in Italia.
In parole estremamente
semplici, i "Maestri del Pensiero Diabetologico",
inclusi ovviamente gli italiani che si sottraggono
a qualsiasi mia offerta di dialogo, comportamento
poco scientifico, e NON mi RISPONDONO,
ignorano gli stadi veramente iniziali del
diabete mellito, contro i quali deve iniziare
l'efficace Prevenzione Primaria, che nulla a da
vedere con il costoso, inutile, fallimentare
screening.
Ecco una lettera gratificante che mi sprona
alimentando il mio entusiasmo ora "senescente", come
la SPERANZA che qualche diabetologo responsabile si
presenti al Convegno per presentare le sue
illuminanti confutazioni e non solo per ascoltare
TACERE.
Lettera ricevuta il 13
Nov. 2010
Dear Doct. Stagnaro
Many thanks for your email and for alerting us to
your work. Good luck with your next lecture series.
Kind regards,
Judy, Diabetologia Editorial Staff -
diabetologia-j@bristol.ac.uk
By dott.
Sergio Stagnaro
vedi anche:
Diagnosi in 1 minuto, della Diabete Constitution
PDF
By dott.
Sergio Stagnaro e collaborazione del dott.
M. Siniscalchi +
Relazione su Diabete mellito 2
+
Manovra di Ferrero-Marigo e Vasomotilità -
dott.
Stagnaro
+
Cura per Diabete
Questo
e' un Fonendoscopio
La
Semeiotica Biofisica Quantistica (SBQ),
insegna che, con un semplice strumento chiamato
fonendoscopio e l'auscultazione delle reazioni
corporee a stimoli sui "Trigger Point" adatti,
e' possibile effettuare qualsiasi tipo di diagnosi
organiche, tissutali, cellulari ecc., in 1 minuto e
per qualsiasi sintomo=malattia.
Fig. 1 - Punto di
controllo del
riflesso gastrico
Da mezzo secolo nella
prevenzione al diabete mellito tipo 2 e' nulla,
e' solo fondata sullo screening, nulla di sostanziale è
cambiato, nonostante che la via originale e clinica,
fondata sulla Costituzione
Semeiotico-Biofisico-Quantistica Diabetica e sul suo
Reale Rischio Congenito, da me attuata con successo
e suggerita inutilmente a Ministri della Salute e
alla Società Italiana di Diabetologia, sia stata
accettata e presentata ai medici da parte di
numerosi Editori lungimiranti ed intellettualmente
onesti di famose "peer-reviews", come si può leggere
nel mio sito,
www.semeioticabiofisica.it (1-13).
All'inizio del terzo
millennio l'incidenza del diabete nel mondo è in
progressivo, allarmante aumento. ScienceDaily del 30
gennaio 2008, sulla base di dati forniti dalla
prestigiosa rivista Arch. Intern. Med.
(2008;168[2]:192-199), organo ufficiale
dell'American Medical Association, riferisce che il
numero annuale di Americani in età superiore ai 65
anni, fino allora non riconosciuti come diabetici,
sono aumentati del 23% nel periodo 1994-1995 e
2003-2004!
Inoltre, l'articolo
citato informa che, secondo una equipe medica della
Duke University Medical Center, Durham, North
Carolina, nel 1994 sono stati diagnosticati 33.164
nuovi pazienti diabetici, nel 1999 altri 31.722,
mentre nel 2003 i diabetici, riconosciuti tali per
la prima volta, erano saliti in modo preoccupante a
40.058, associati ad un parallelo aumento di
"complicazioni" diabetiche.
Ad una attenta lettura,
la conclusione dell'articolo è desolante, rivelando
una generale miopia scientifica e una oscurantistica
chiusura mentale da parte sia dei Diabetologi, sia
dei responsabili della conservazione della Salute
della popolazione mondiale: "The burden of financing
and providing medical care for persons older than 65
in the United States having diagnosed diabetes is
growing rapidly as a result of increased incidence
and, especially, prevalence of diagnosed diabetes,
decreased mortality and overall lack of improvement
in rates of complications in persons having
diagnosed diabetes." (ibidem)
Nonostante le costose campagne di lotta e l'impegno
di medici, ricercatori, Ministri della Salute,
Società per lo Studio del Diabete, Giornalisti
specializzati nella divulgazione scientifica,
Assessori alla Salute, l’epidemia diabetica è in
continuo, inarrestabile, preoccupante aumento.
Ovviamente con
l'incremento del dismetabolismo gluco-lipidico
aumentano anche le cosiddette "complicazioni"
vascolari negli organi bersaglio, come retina,
cervello, reni, cuore, delle quali l’iperglicemia è
solo un fattore ambientale di rischio: senza la
presenza del Reale Rischio Congenito di CVD, tutti i
300 fattori di rischio noti sono innocenti
spettatori (14).
Infatti, come ho dimostrato anni or sono (1-13, 15,
16), non è il dismetabolismo glico-lipidico la
"causa" delle note e gravi "complicazioni", per il
semplice fatto che tutti i reali rischi sono
congeniti, incluso quello diabetico, cioè sono
presenti già alla nascita, mentre le lesioni
tessutali, di origine vascolare, compaiono e vanno
lentamente intensificandosi prima che la
gluco-tossicità e la lipo-tossicità possano
intervenire, rappresentando essi due soli dei
fattori, circa 300, che manifestano, aggravandoli, i
reali rischi di "complicazioni" alla base delle
numerose, morbigene, spesso mortali, lesioni degli
organi bersaglio.
Come ormai noto le
lesioni d'organo insorgono anni o decenni prima
dell'insorgenza della fenomenologia diabetica, sulla
base dei relativi rischi congeniti. Questo fatto
spiega, per esempio, il perché esistono diabetici
con e senza cardiopatia ischemica e pazienti colpiti
da Sindrome Metabolica con e senza diabete (1, 18).
Periodicamente la WHO,
le proliferanti Società per lo Studio del Diabete, i
Ministri della Salute, Ricerca ed Università,
Assessori Regionali, Provinciali, Comunali,
Politici, lanciano campagne di lotta al diabete,
annunciate dai media con dovizia di particolari,
promuovendone gli organizzatori, condotte fino ad
ora tutte, senza eccezione, in modo irrazionale,
alla luce delle attuali conoscenze della patogenesi
del diabete mellito, accettate ormai dalle più
celebri fonti mondiali di informazione medica
(1-18).
Screening non significa Prevenzione
Primaria !
Le cause principali della tragica, luttuosa,
fallimentare, dispendiosa sconfitta della lotta al
diabete si comprendono facilmente se ascoltiamo
rispettosamente, con animo sereno e cuore sgombro da
preconcetti ed egoismi, quanto affermava uno tra i
più eccellenti Clinici mondiali del secolo scorso:
"E' difficile rimuovere
metodi perfettamente organizzati, dalla lunga
tradizione, sostenuti da nomi anche illustri, basati
su un corredo dottrinario elegante ma errato; forte
sotto l'aspetto politico, economico, organizzativo,
finanziario, pseudo-sociale. Osiamo affrontare
l'immane problema, più che nella convinzione di
riuscire e risolvere, per non sentirci in colpa
verso noi" (19).
Nella mia Lettera
Aperta, inviata il 10 novembre 2004 all'allora
Ministro della Salute, Prof G. Sirchia vedi:
semeioticabiofisica, illustravo in modo chiarissimo una
originale ed efficace prevenzione primaria Semeiotico-biofisico-quantistica del diabete, dove
il ruolo centrale è svolto dai Medici di Medicina
Generale.
Questa prevenzione
primaria è attuabile "bedside" su vastissima scala e
senza spesa alcuna per il SSN, con l'aiuto di
numerosi metodi diagnostici semeiotico-biofisici,
recentemente arricchiti dal "test della osteocalcina
endogena", descritto nei dettagli in precedenti
lavori (1, 20, 21).
Fatto importante,
l'unico strumento richiesto per l'esecuzione di
questa prevenzione primaria del diabete (il tipo 2
rappresenta il 95% di tutti i casi) è il
fonendoscopio, necessariamente utilizzato da medici
aggiornati nella semeiotica fisica, cioè con sicura
conoscenza della Semeiotica Biofisica Quantistica.
In realtà, nella
previsione degli obiettivi raggiungibili
nell'intraprendere una impresa di largo respiro,
accanto alle buone intenzioni bisogna rispettare
prima di tutto la logica che la sottende per evitare
in futuro i ben noti flop delle passate e presenti
sterili campagne!
Una sicura esperienza
clinica mi permette di affermare, sfidando ogni
eventuale smentita da parte di chicchessia, che il
diabete mellito tipo 2 finora non è stato affrontato
con adeguate, razionali ed efficaci misure cliniche,
affidabili ed applicabili su vastissima scala nei
soli individui a Rischio Reale, e indispensabili ai
fini del monitoraggio terapeutico di individui
colpiti dalle costituzioni diabetica "e"
dislipidemica, associate ai Reali Rischi Congeniti.
Inoltre, è
indispensabile la diagnosi quantitativa di queste
alterazioni biologiche, basate su numerose - e in
gran parte al momento sconosciute - mutazioni
genetiche sia del n-DNA sia del mit-DNA.
Inoltre, per quanto
concerne il controllo del metabolismo gluco-lipidico,
il metodo migliore in assoluto è la Valutazione
Semeiotico-Biofisico-Quantistica dei PPARs epatici,
illustrata dettagliatamente sia in Pratiche
Applicazioni, nel mio sito, sia in precedenti
articoli (22-25).
Forniti di simili
efficaci ed affidabili strumenti clinici, i Medici
di MG. possono monitorare bedside l’eventuale
evoluzione diabetica della Sindrome Pre-Metabolica,
inevitabile per l'ottima riuscita della prevenzione
primaria, come vado affermando inascoltato da ben 15
aa. (26).
A mio parere, oggi come
allora, tra i numerosi motivi dell'attuale desolante
situazione di prevenzione primaria del diabete i
seguenti svolgono un ruolo primario:
A) Le cosiddette
"complicazioni" renali, retiniche, cerebrali,
coronariche, ecc., del diabete mellito insorgono
notoriamente decenni e decenni prima della comparsa
dei segni diabetici, sia ematologici sia clinici. Ne
consegue che la diagnosi di diabete, fondata sulla
attuale politica glicemologica, per quanto
apparentemente precoce, è "sempre" inevitabilmente
tardiva ignorando la Semeiotica Biofisica
quantistica Endocrinologia.
B) Le odierne
valutazioni, raffinate, sofisticate e
sufficientemente precise, delle alterazioni del
metabolismo glicidico in fasi iniziali (clamping
normoglicemico-iperinsulinemico, per es.) NON
possono essere applicate su vasta scala per
comprensibili motivi economici ed organizzativi,
aggravati dalla mancata conoscenza del Reale Rischio
Congenito Diabetico, dipendente dalle Costituzioni
sia Diabetica sia Dislipidemica, in accordo con
Joslin (27). Inoltre le nominate indagini
strumentali non sono in grado oggi di evidenziare e
quantizzare le varie costituzioni e i relativi reali
rischi congeniti, a differenza delle manovre
semeiotico-biofisico-quantistiche, come la
valutazione clinica dei PPARs epatici, vasoparietali,
miocardici (22-25).
C) La Sindrome Metabolica è preceduta sempre. per
anni o decenni, dalla Sindrome Pre-Metabolica,
anch'essa classica e "variante" (la seconda "conditio
sine qua non" della litiasi), descritta da chi
scrive, riconoscibile in modo quantitativo e clinico
con la Semeiotica Biofisica Quantistica (28), così
come le costituzioni dislipidemica "e" diabetica e i
relativi Reali Rischi congeniti, "alla base" del
diabete mellito.
D) Il termine screening,
usato come sinonimo di prevenzione primaria, non è
affatto corretto dal punto di vista scientifico ed
operativo. Infatti, è necessario specificare se si
tratta di prevenzione primaria (attuata per
prevenire l'insorgenza di una malattia), secondaria
(con riferimento prevenzioni delle complicazioni
della patologia), terziaria, rivolta a contrastare
il progredire delle cosiddette "complicazioni" ormai
in atto, possibili soltanto quando dalla nascita è
riconoscibile il Reale Rischio Congenito di malattia
renale, retinica, coronaria, cerebrale, accanto
ovviamente al Reale Rischio Congenito di diabete, in
portatori delle due costituzioni sopra riferite.
Più scientifico è definire gli attuali, costosi ed
inutili strumenti di lotta glicemologici come
precoce riconoscimento di una malattia, in atto
anche se non diagnosticata, indipendentemente dalla
presenza e dalla gravità delle sue complicazioni.
Meglio sarebbe parlare di prevenzione "secondaria",
senza esprimere in questa sede giudizi sui risultati
della terapia attuale nel diabete mellito!
In conclusione, nella prevenzione primaria efficace
delle comuni e gravi patologie, come diabete, CVD e
cancro, condotta arruolando esclusivamente gli
individui a reale rischio "congenito", vi è urgente
bisogno di Ministri, Docenti di Medicina,
Responsabili della Salute Pubblica, Dirigenti
Responsabili nelle varie, troppo numerose, Società
di Medicina, Politici, e soprattutto di Medici di
Medicina Generale che antepongano il dialogo al
sospetto silenzio, e siano mentalmente aperti a
conoscenze scientifiche che hanno superato il
severo, ma onesto, giudizio della critica (13).
Il desolante, sospetto,
dannoso silenzio sulla Semeiotica Biofisica
Quantistica potrà essere cancellato soltanto
dall’unione di persone di cultura animate
sinceramente dalla volontà di dare vita al Nuovo
Rinascimento della Medicina!
By S. Stagnaro MD
-
dottsergio@semeioticabiofisica.it
Tratto da:
http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/blog/sergio_stagnaro
Bibliogafia:
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Biofisico. I Dispositivi Endoarteriolari di Blocco
neoformati, patologici, tipo I, sottotipo a)
oncologico, e b) aspecifico. Ediz. Travel Factory,
Roma, 2009.
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http://www.travelfactory.it/semeiotica_biofisica.htm
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Semeiotico-Biofisiche.Strumento clinico fondamentale
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Single Patient Based Medicine. Travel Factory, Roma,
2004.
http://www.travelfactory.it/libro_costituzionisemeiotiche.htm
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Based Medicine. La Medicina Basata sul Singolo
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16) Sergio Stagnaro. Biophysical-Semeiotic
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www.indmedica.com, 2006,
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http://www.fcenews.it/index.php?option=com_content&task=view&id=909&Itemid=47
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27) Joslin. Diabete Mellito. Medical Books, XII Ed.,
1989.
28) Stagnaro-Neri M., Stagnaro S., La “Costituzione
Colelitiasica”: ICAEM-a, Sindrome di Reaven variante
e Ipotonia-Ipocinesia delle vie biliari. Atti. XII
Settim. It. Dietol. 20, 239
29) Stagnaro Sergio. Diagnosi Clinica
Semeiotica-Biofisica-Quantistica delle
Calcificazioni Arteriose. La Costituzione Litiasica,
2 marzo 2009.
http://www.fceonline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3047&Itemid=45
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
BMJ denuncia: poca
chiarezza sugli incretino-mimetici – 14/06/2013
L'aumento di rischio di pancreatite e cancro
pancreatico associato all'uso dei farmaci
antidiabetici incretino-mimetici è stato minimizzato
colpevolmente dall'industria: a dirlo è
un’inchiesta-denuncia pubblicata sul British medical
journal da Deborah Cohen, responsabile della
redazione investigativa del settimanale medico
britannico. Cohen ha riepilogato numerosi aspetti di
una vicenda che nelle ultime settimane ha anche
animato un acceso dibattito sulle pagine di Diabetes
Care.
In Italia, anche la stessa
Agenzia italiana del
farmaco (Aifa) dichiara, in un comunicato, di
seguire da vicino questa inchiesta, rivendica «le
cautele espresse nell'ultimo anno dall'Aifa
nell'allargare indiscriminatamente la
prescrivibilità di questa classe di farmaci» e
raccomanda «un attento monitoraggio di sicurezza».
«Presi da soli» scrive Cohen «gli elementi singoli
di scoperte non pubblicate potrebbero sembrare poco
significativi, aumenti di dimensione e modificazioni
anomale nel pancreas degli animali, aumenti di
concentrazione degli enzimi pancreatici nell'uomo,
report di neoplasie tiroidee e pancreatiti nei primi
trial clinici, ma quando vengono considerati insieme
a tutte le prove che stanno emergendo fanno emergere
un'immagine più preoccupante, che solleva gravi
interrogativi sulla sicurezza di questa classe di
farmaci. «Dovremmo preoccuparcene ?» chiede
retoricamente Edwin Gale, che insegna diabetologia
al Southmead hospital di Bristol, in un editoriale.
«Eccome se dobbiamo» si risponde.
Gli fanno eco l'editor in chief del Bmj Fiona Godlee,
e gli autori di un secondo editoriale della
rivista: «Insomma, ci sono molti segnali
preoccupanti di effetti indesiderati per il pancreas
delle terapie a base di incretina, ma mancano studi
controllati» concludono Thorvardur Halfdanarson e
Rahul Pannala della Mayo clinic di Scottsdale in
Arizona. «Il lungo corso naturale dei tumori
pancreatici comporta che occorreranno molti anni per
placare queste controversie. In aggiunta alla
prosecuzione della farmacovigilanza, occorrono studi
meccanicistici per valutare gli effetti trofici e
infiammatori di questi farmaci. Nel frattempo, i
medici dovrebbero avere una discussione onesta con i
loro pazienti sulla possibilità di questi effetti
avversi prima di iniziare la terapia».
By
BMJ 2013;346:f3680
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Sogni e Diabete
vedi:
DIABETE Cure naturali
+
Pancreas + Porfiria
Il sensazionalismo
scientifico di Science e Nature Genetics –
Commento By
S. Stagnaro (medico)
Alterazioni di geni codificanti la sintesi della
Melatonina, come il MTNR1B, sono correlati con altri
legati all’insorgenza del diabete mellito. Da qui un
pullulare di ricerche, in America ed in Europa,
finalizzate a tracciare una nuova via per combattere
la grave epidemia di diabete.
Of Dreams and Diabetes - By Gretchen Vogel
-
ScienceNOW Daily News
8 December 2008
http://sciencenow.sciencemag.org/cgi/content/full/2008/1208/3?rss=1
Evidentemente, anche serie riviste, come
Science e Nature Genetics, ospitano il
sensazionalismo della scienza, tipico dei nostri
giornali.
Ecco il mio critico commento:
science@science-int.co.uk ;
science@science-int.co.uk ;
science@science-int.co.uk;
science@science-int.co.uk
Nature Genetic Editors and Science Editors,
Distressingly, I have just read the "trivial" and
laking scientific ground, article Of Dreams and
Diabetes By Gretchen Vogel Science,NOW Daily News 8
December 2008: " Is there a link between sleep and
type 2 diabetes?..........The find, reported online
yesterday in three papers in Nature Genetics, may
suggest new ways to treat or prevent the ever more
common disorder..
If YOU Editors will take part in
an efficacious Primary Prevention of Diabetes, first
of all you must up-date yourselves, at least......
learning what is illustrated in reviews of
yourself PG!
Without knowing Diabetic "and" Dyslipidaemic
Quantum-Biophysical-Semeiotic Constitutions
(www.semeioticabiofisica.it, Practical Applications,
Diabetes 6 article; Bibliography) diabetes will
continue to be one among a lot of others severe
today's epidemics, in spite of thousands of "famous
peer-reviews", as Science, Diabetes Care and
Diabetologia!
Greatest businness, I admitt it.
Thanks to God, there are
open-minded, FREE, farsighted Editors who have
understood, easily enterprise....., that we must
change present disheartnening paradygms in the war
against ALL human disorders, including diabetes:
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2007/09/acupuncture
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2007/09/acupuncture_better_than_medici_1.html#comments
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/plos
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/plos_one_take_two.html#comments
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/06/menu
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/06/menu_labeling_preaching_to_the.html#comments
http://network.nature.com/blogs/user/UE19877E8/2008/02/14/in-which-i-get-roped-in-open-lab-2008
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion_after_diabetes_study.html#comments
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/03/gout
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/03/gout_gene.html
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/07/hey
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/07/hey_pharma_leave_those_kids_al.html#comments
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/who
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/who_leaves_comments_on_scienti_1.html#comments
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2007/09/acupuncture
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2007/09/acupuncture_better_than_medici_1.html#comments
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/plos
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/plos_one_take_two.html#comments
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/06/menu
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/06/menu_labeling_preaching_to_the.html#comments
http://network.nature.com/blogs/user/UE19877E8/2008/02/14/in-which-i-get-roped-in-open-lab-2008
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion_after_diabetes_study.html#comments
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/02/confusion_after_diabetes_study.html#comments
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/03/gout
http://blogs.nature.com/nm/spoonful/2008/03/gout_gene.html
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/07/hey
http://blogs.nature.com/news/thegreatbeyond/2008/07/hey_pharma_leave_those_kids_al.html#comments
http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/who http://blogs.nature.com/wp/nascent/2008/07/who_leaves_comments_on_scienti_1.html#comments
-
Stagnaro Sergio. Newborn-pathological Endoarteriolar
Blocking Devices in Diabetic and Dislipidaemic
Constitution and Diabetes Primary Prevention. The
Lancet. March 06 2007.
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673607603316/comments?totalcomments=1
-
Stagnaro Sergio. Bedside Biophysical-Semeiotic
Osteocalcin Test in Diagnosing and Monitoring
Diabetes. The Lancet, January 28, 2008.
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673608601014/comments?action=view&totalComments=2
-
Stagnaro Sergio. New bedside way in Reducing
mortality in diabetic men and women. Ann. Int. Med.
2007.
http://www.annals.org/cgi/eletters/0000605-200708070-00167v1
-
Stagnaro Sergio. Cardiovascular Diabetology, 2007.
Biophysical-Semeiotic Bedside Evaluation of Leptin.
http://www.cardiab.com/content/6/1/18/comments#284581
-
Stagnaro Sergio. Non Local Realm. Response to
Selection for Social Signalling Drives the Evolution
of Chameleon Colour Change. (01 February 2008).
www.plos.com
http://biology.plosjournals.org/perlserv/?request=read-response&doi=10.1371/journal.pbio.0060025
-
Stagnaro Sergio. Pre-Metabolic
and Metabolic Syndrome Are Based on Paramount
Inherited Mitochondrial Cytopathy, 4 June 2008
http://www.ajph.org/cgi/eletters?lookup=by_date&days=60#7254
My dear Nature Genetics and Science Editors, I'dd
like to read your opinion on my paper, suggested
also by Nature.com some time ago -
http://blogs.nature.com - Top cited papers Diet
and Risk of Type 2 Diabetes
Paper Author: Sergio Stagnaro et al. Paper Posts:
Linked to by 1 post
AND
http://blogs.nature.com/posts?paper=669
A tribute to Dr. Sergio Stagnaro, - consider
yourself warned… Date: 05 Nov 2008,
and I'dd like to be told if, at the END of the
lecture, you will feel a honest SENSE of SHAME.
Aiming sincerely to go out from the Middle Ages of
today's Medicine, WE all need LOVE for MANKIND !
-
Stagnaro Sergio. Middle Ages of today’s
Medicine, Overlooking Quantum-Biophysical-Semeiotic
Constitutions and Related Inherited Real Risk.
www.sciphu.com November 4, 2008.
http://sciphu.com/2008/11/meadle-ages-of-todays-medicine.html
"Veritas Filia Temporis", Aulo Gello, II C. a. Ch.
Noctes Atticae.
Yours sincerely
By
Sergio Stagnaro
- vedi anche: Cuore, diagnosi
in 1 secondo
Diabete dai Vaccini:
- di Classen JB,
Infezioni pertosse, vaccini e diabete di tipo 1, Diabetic
Medicine apr 2004, 21 (4) :397-8
- Parent ME,
Vaccinazioni con Bacille Calmette-Guerin ed
incidenza di diabete mellitus a Montreal, Canada.
Diabetes Care, maggio 1997; 20(5):767-772
- Polster
H, "Diabete insipidus dopo la vaccinazione per la
varicella", Z Aerztl Fortbild (Jena), 1 aprile 1966, 60:429-432
- Sinaniotis,
"Diabete mellitus a seguito della vaccinazione
antiparotite", Arc Dis Child, 1975, 50:749.66
- Patan,
"Grave diabete mellitus post-vaccinale", Ter Arkh, luglio
1968, 40:117-118
- Classen
JB, "La modalità temporale della vaccinazione ha un effetto
sullo sviluppo del diabete in roditori", Autoimmunity, 1996,
24:137-145
- Classen
JB, "Epidemia di diabete e vaccinazioni anti-epatite B", N Z
Med J, 109(1030):366, 27 sett. 1996
- Classen
JB, "Vaccinazione infantile e diabete mellitus", N Z Med J,
109(1022):195, 24 maggio 1996
- Poutasi
K, "Vaccinazioni e diabete", N Z Med J., 26 luglio
1996;109(1026):283
- Dokheel
TM, "Una epidemia di diabete infantile negli Stati Uniti? I dati
raccolti", Diabetes Care, 1993, 16:1606-1611
- Parent
ME, "Vaccinazioni con Bacille Calmette-Guerin ed incidenza di
diabete mellitus a Montreal, Canada", Diabetes Care, maggio 1997;
20(5):767-772
- House
DV, Winter WE, "Diabete autoimmune. Ruolo dei markers di
auto-antigeni nella predizione e prevenzione del diabete mellitus,"
Clin Lab Med, sett. 1997, 17(3):499-545
- Zeigler
M, "Auto-anticorpi nel diabete mellitus di tipo 1", Z Arztl
Fortbild (Jena), agosto 1994; 88(7-8):561-5
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Dieci Domande alle
Autorità
Sanitarie Italiane sulla Prevenzione Primaria
del Diabete Mellito
da parte di
Sergio Stagnaro (medico)
Le Costituzioni
Semeiotico
Biofisiche Quantistiche, incluse la Diabetica e
la Dislipidemica, ed i relativi
Reali Rischi Congeniti esistono, come dimostra
il FATTO che sono diffuse dalle più importanti fonti
di informazioni dei progressi in Medicina del mondo
(Chiedere a Google.com).
Quindi, ecco dieci domande alle
Autorità Sanitarie (ISS
-
Ordine dei medici) sulla Prevenzione del
Diabete.
Domanda 1.
Il diabete mellito non colpisce tutti gli individui,
ma soltanto una parte di quelli predisposti,
facilmente riconoscibili con un fonendoscopio.
perche' a TUTTI gli individui, compresi quelli che si
presentano al Pronto Soccorso per qualsiasi motivo,
o che sono ricoverati in Ospedale per le patologie
più differenti viene eseguita la glicemia senza
sapere se sono predisposti o meno al diabete ?
Domanda 2.
Gli Autori di tutto il mondo sono d'accordo sul
FATTO che il danno dei macro- e micro-vasi dei noti
organi bersaglio del diabete inizia decenni e
decenni prima dell'insorgenza della fenomenologia
laboratoristica e clinica del diabete mellito.
perche' la prevenzione primaria del diabete è basata
sul dosaggio della glicemia a digiuno,
post-prandiale, dopo OGTT oppure mediante clampaggio
normo-glicemico iper-insulinemico ?
Domanda 3.
Se le cosiddette complicazioni diabetiche precedono
il diabete di decenni e decenni, perche' continuiamo
a chiamarle "COMPLICAZIONI" continuando a trattarle
tardivamente ?
Domanda 4.
In tutto il mondo le Costituzioni Diabetica "e"
Dislipidemica sono considerate dagli Autori la
conditio sine qua non, del Diabete Mellito. La loro
diagnosi è clinica a partire dalla nascita. perche'
la predisposizione primaria al diabete non è
ricercata e certificata già alla nascita di ogni
individuo ?
Domanda 5.
Due semplici Test Clinici, il Test della
Osteocalcina Endogena e della Insulina Endogena,
permettono in 10 secondi al medico di riconoscere
con un fonendoscopio le alterazioni della glicemia
nei soggetti a rischio reale congenito di diabete.
perche' i Medici ignorano questi due test,
propedeutici alla domanda della glicemia finalmente
richiesta in modo razionale ?
Domanda 6.
Le cosiddette complicazioni diabetiche NON
colpiscono TUTTI i diabetici. In realtà, possono
insorgere esclusivamente in presenza delle
Costituzioni Diabetica "e" Dislipidemica associate
al Reale Rischio Congenito di CVD, oggi riconosciuto
in modo quantitativo a partire dalla nascita.
perche' le competenti Autorità Sanitarie Italiane
continuano ad ignorare questi Fatti invece di
utilizzarli nella lotta al diabete ?
Domanda 7.
Anche se è vero scientificamente che il diabete è
frequentemente associato all'Infarto Miocardico in
modo statisticamente significativo, NON tutti i
diabetici però sono colpiti da IMA. Il motivo è
questo: senza il Reale Rischio Congenito di CAD,
riconosciuto in modo quantitativo già alla nascita,
NON può insorgere l'infarto miocardico,
indipendentemente dalla presenza e gravità dei 300
(sic!) fattori di rischio ambientali di ATS.
perche' le Autorità Sanitarie Italiane continuano
ad ignorare il Reale Rischio Congenito di CAD ?
Domanda 8.
La cecità è una grave "complicazione" del diabete
mellito. Ne consegue che TUTTI i diabetici assistiti
presso i Centri Diabetologici del SSN sono
sottoposti a periodici controllo della loro funzione
visiva incluso lo studio del fondo oculare. La
realtà è che soltanto una parte dei diabetici soffre
di patologia oculare. Si tratta di pazienti
diabetici colpiti dalla NASCITA da Reale Rischio
Congenito di retinopatia; perche' le Autorità
Sanitarie Italiane e quindi i Medici di Medicina
Generale, diabetologi e Oculisti ignorano il Reale
Rischio Congenito di retinopatia, sottoponendo TUTTI
i diabetici a controlli della vista non sempre
necessari ?
Domanda 9.
Una della gravi "complicazioni" del diabete è
notoriamente l'Arteriopatia Obliterante Periferica
Arteriosclerotica (AOPA).
Tuttavia, NON tutti i
diabetici soffrono di AOPA e, al contrario, molti
NON-DIABETICI sono affetti da AOPA! Infatti, la
presenza del Reale Rischio Congenito di AOPA,
conditio sine qua non di questa arteriopatia,
presente alla nascita, è riconosciuto con un
fonendoscopio in dieci secondi. perche' le Autorià
Sanitarie Italiane competenti non iniziano una
efficace prevenzione primaria della AOPA su vasta
scale e nei soggetti realmente a rischio reale ?
Domanda 10.
La migliore terapia del diabete mellito e delle
cosiddette complicazioni diabetiche è la prevenzione
primaria, condotta ovviamente in modo scientifico e
nuovo: non esiste un solo diabetico guarito dalla
terapia !
perche' le competenti Autorità Sanitarie Italiane
non hanno ancora sentito il dovere di falsificare o
corroborare le teorie
semeiotico-biofiso-quantistiche ?
By Sergio Stagnaro MD - Founder of Quantum
Biophysical Semeiotics - Who's Who in the World (and
America) since 1996 to 2009
Bibliografia consigliata:
1)Stagnaro S., Stagnaro-Neri M. Valutazione
percusso-ascoltatoria del Diabete Mellito. Aspetti
teorici e pratici. Epat. 32, 131, 1986
2) Stagnaro-Neri M., Stagnaro S. Introduzione alla
Semeiotica Biofisica. Il Terreno Oncologico. Ed.
Travel Factory, Roma, 2004.
http://www.travelfactory.it/semeiotica_biofisica.htm
3) Stagnaro S.,
Stagnaro-Neri M., Le Costituzioni Semeiotico-
Biofisiche.Strumento clinico fondamentale per la
prevenzione primaria e la definizione della Single
Patient Based Medicine. Ed. Travel Factory, Roma,
2004.
http://www.travelfactory.it/libro_costituzionisemeiotiche.htm
4) Stagnaro S.,
Stagnaro-Neri M. Single Patient Based Medicine.La
Medicina Basata sul Singolo Paziente: Nuove
Indicazioni della Melatonina. Travel Factory, Roma,
2005. -
http://www.travelfactory.it/libro_singlepatientbased.htm
5) Stagnaro S. Pivotal
role of Biophysical Semeiotic Constitutions in
Primary Prevention. Cardiovascular Diabetology, 2:1,
2003
http://www.cardiab.com/content/2/1/13/comments#5753
6) Stagnaro S. Stagnaro
Sergio. Newborn-pathological Endoarteriolar Blocking
Devices in Diabetic and Dislipidaemic Constitution
and Diabetes Primary Prevention. The Lancet. March
06 2007.
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673607603316/comments?totalcomments=1.
Also in ref. 15, and,
http://www.fceonline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3736&Itemid=47
7) Stagnaro S., West PJ.,
Hu FB., Manson JE., Willett WC. Diet and Risk of
Type 2 Diabetes. N Engl J Med. 2002 Jan
24;346(4):297-298. [Medline]
8) Stagnaro Sergio. New
bedside way in Reducing mortality in diabetic men
and women. Ann. Int. Med.2007.
http://www.annals.org/cgi/eletters/0000605-
200708070-00167v1
9) Stagnaro Sergio.
Single Patient Based Medicine: its paramount role in
Future Medicine. Public Library of Science. http://medicine.plosjournals.org/perlserv/?request=read-response
2005
10) Stagnaro
Sergio. Bedside Biophysical-Semeiotic Osteocalcin
Test in Diagnosing and Monitoring Diabetes. The
Lancet, January 28, 2008.
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140673608601014/comments?action=view&totalComments=2,
See also
www.fce.it -
http://www.fceonline.it/index.php?option=com_content&task=view&id=3736&Itemid=47
11) Stagnaro Sergio. Il
test Semeiotico-Biofisico della Osteocalcina nella
prevenzione primaria del diabete mellito.
http://www.fcenews.it/index.php?option=com_content&task=view&id=909&Itemid=47
12) Stagnaro Sergio e
Paolo Manzelli. L’Esperimento di Lory. Scienza e
Conoscenza, N° 23, 13 Marzo 2008.
http://www.scienzaeconoscenza.it//articolo.php?id=17775
13) Stagnaro Sergio.
Pre-Metabolic Syndrome and Metabolic Syndrome:
Biophysical-Semeiotic Viewpoint.
www.athero.org, 29 April, 2009.
http://www.athero.org/commentaries/comm904.asp
14) Stagnaro Sergio. Without
CAD Inherited Real Risk no diabetic is involved by
coronary disorder. CMAJ, 6 May 2009.
http://www.cmaj.ca/cgi/eletters/180/9/919#127646
15) Stagnaro
Sergio. Reale Rischio Semeiotico Biofisico. I
Dispositivi Endoarteriolari di Blocco neoformati,
patologici, tipo I, sottotipo a) oncologico, e b)
aspecifico. Ediz. Travel Factory,
www.travelfactory.it, Roma, Luglio 2009.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Sindrome
Metabolica e Diabete: i Cardiologi della AHA dovrebbero aggiornarsi. E non soltanto loro !
Nel sito dell’Associazione
Americana dei Cardiologi è illustrata la
nosografia, sintomatologia, diagnosi e terapia della
Sindrome Metabolica, argomento che abbiamo a lungo
discusso nel Foro della FAC, Federazione Argentina
di Cardiologia.
Di questa tradizionale illustrazione mi ha
particolarmente colpito il fatto che nel mondo sono
ancora troppi gli esperti che ignorano i progressi
della Semeiotica Biofisica Quantistica, le varie
Costituzioni e i Reali Rischi CONGENITI da queste
dipendenti! Ho inviato al “mio” Foro Argentino un
commento critico, poco prima spedito all’AHA,
sperando che i loro iscritti si aggiornino,
superando inibizioni sospette.
E’ inutile
meravigliarsi, come fa il Prof. GM Reaven, perché
solo il 50% circa dei pazienti con MS presentano
alterazioni del metabolismo glucidico e non leggere
le mail che gli invio, giustificandosi che “ ..14 November 2008 h 22,51 I am certainly not, let
alone e-mail, and I must confess I cannot and not
read everything sent to me. So, good luck, and best
wishes--Jerry Reaven”.
La fortuna non è mia, ma caso
mai sua. Io so il reale motivo che l’amico celebre
degli USA in verità ignorava…fino al 14 novembre c.a.!
AHA website:
http://www.americanheart.org/presenter.jhtml?identifier=4756
“Metabolic Syndrome”:
Hypertension Forum Argentine Federation of
Cardiology – CETIFAC
Metabolic Syndrome and diabetes
Dear Friends,
as follows, you may read my critical comment just
sent to AHA on some overlooked interesting points,
regarding Metbolic Syndrome, we discussed recently
in our Forum.
Best wishes
By Sergio Stagnaro
Dear AHA Colleagues and C/C dear Friends of FAC
Forum,
surprisingly I have just read in the AHA website at
URL
http://www.americanheart.org/presenter.jhtml?identifier=4756,under
“Metabolic Syndrome”:
These statements are not entirely right, and not
up-dated, indicating that AHA American Cardiologists
either ignore or overlooking , unfortunately,
Quantum-Biophysical-Semeiotic Constitutions “and”
related INHERITED Real Risks. As a matter of fact,
NOT all patients involved by MS. are hypertensives,
diabetics, suffering from CAD, a.s.o. As I described
formerly, also in the Forum of Argentine
Cardiologists Federation, Chol., Omocysteine, Uric
Acid, TG, Hypetension, tobacco smoking....a.s.o.,
are "environmental" Risk Factors, which "necessarily"
could involve and damage ALL parietal wall of an
artery, like coronary. Wrong !Really, a lot of
patients with MS. are living as far 90 years and
OVER....without CAD and/or diabetes.
Why ATS initiates only in a (or more) smallest
area(s) of arterial wall ? Haemodinamics reasons?....
It’s now well-known what I mean with such as term as
CAD, Diabetes, Hypertension a.s.o.,
Constitution-dependent INHERITED Real RISK, upon
which - when present, since BIRTH, of course - all
other 300 (!!!) environmental risk factors (really a
great economic event for drugs producers...) may act:
See for instance, Stagnaro Sergio. Role of Coronary
Endoarterial Blocking Devices in Myocardial
Preconditioning - c007i. Lecture, V Virtual
International Congress of Cardiology.
http://www.fac.org.ar/qcvc/llave/c007i/stagnaros.php.
Analogously, exclusively those patients with
Diabetic Constitution “and” Diabetes INHERITED Real
Risk may suffer from glucose metabolism impairment
when are involved by MS, BUT not all others.
In conclusion, the time has come you have to learn
the original medical concepts of
Quantum-Biophysical-Semeiotic Constitutions and
their related INHERITED Real Risk.
Best regards
By
Sergio Stagnaro
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'iperinsulinemia associata a rischio di cancro
del seno nelle donne in postmenopausa.
L'associazione positiva tra obesità e tumore del
seno in postmenopausa è stata in parte attribuita al
fatto che gli estrogeni, fattore di rischio per il
cancro alla mammella, vengono sintetizzati dal
tessuto adiposo. L'obesità è anche associata ad alti
livelli di insulina, un noto mitogeno... (Leggi
Articolo) anno: 2009
Casi di carcinoma polmonare tra i pazienti che hanno
assunto Exubera
Pfizer ha comunicato agli HealthCare Professional i
seguenti aggiornamenti nella sezione Warnings alla
scheda tecnica di Exubera, l'Insulina per via
inalatoria. Nel corso degli studi clinici, compiuti
con Exubera, sono stati riscontrati 6 casi di tumore
polmonare primario di nuova diagnosi tra i... (Leggi
Articolo) anno: 2008|
Diabete: casi di cancro al polmone dopo assunzione
di Exubera
L'European MedicinesAgency ( EMEA ) ha segnalato
casi di tumore al polmone verificatisi in pazienti
in trattamento con questo farmaco. Exubera è
un'insulina ad azione rapida nella forma
farmaceutica polvere per inalazione, utilizzata per
il trattamento dei pazienti adulti con diabete
mellito... (Leggi Articolo) anno: 2008
La Metformina aumenta la percentuale di risposta
patologica completa nelle pazienti con diabete e
tumore mammario in fase precoce.
La Metformina ( Glucophage ), un farmaco ampiamente
utilizzato nel trattamento del diabete mellito di
tipo 2, può aumentare la percentuale di risposta
patologica nelle donne diabetiche con tumore
mammario in fase precoce, se il farmaco è assunto
durante il trattamento chemioterapico prima di es...
(Leggi Articolo) anno: 2008
Le donne con diabete presentano un aumentato rischio
di tumore colorettale.
Il diabete e l'iperinsulinemia sono predittori di
rischio di tumore del colon e del retto nelle donne.
Le donne, affette da diabete presentano un rischio
1,5 volte maggiore di sviluppare tumore colorettale,
rispetto a quelle che non presentano questo
disordine metabolico.I
Ricercatori dell'Uni... (Leggi Articolo intero nel
sito) anno: 2007
Le alte concentrazioni di insulina e la resistenza
all'insulina predicono il rischio di carcinoma
pancreatico esocrino.
Ricercatori finlandesi hanno verificato se le
concentrazioni di insulina e di glucosio a digiuno,
e la resistenza all'insulina, pre-diagnosi, fossero
associate a successivo sviluppo di tumore
pancreatico esocrino in una coorte di fumatori
maschi.
Lo studio prospettico è stato effettuato
all'... (Leggi Articolo) anno: 2005
Più alto rischio di tumore al colon per i soggetti
diabetici Le persone affette da diabete sarebbero a
più alto rischio di sviluppare il tumore del colon
rispetto alle persone senza diabete. I Ricercatori
della University of South Carolina a Charleston
hanno analizzato i dati del National Health
Interview Survey per il periodo 1997-2003. Dei
227.000 sogge... (Leggi Articolo) anno: 2005
La dieta con carico glicemico aumenta il rischio di
carcinoma colorettale nelle donne.
Sebbene si sia creduto che la dieta possa avere
ripercussioni sul rischio di carcinoma colorettale,
gli effetti di una dieta ad alto carico glicemico
non sono chiari.
Il carcinoma colorettale potrebbe
essere causato da iperinsulinemia e da resistenza
all'insulina. Ciò suggerisce che una diet... (Leggi
Articolo) anno: 2004
Il ferro assunto mangiando carne rossa è associato a
rischio di diabete di tipo 2 negli uomini.
Sono stati descritti casi di insorgenza di
resistenza all'insulina e di sviluppo di diabete di
tipo 2 nei soggetti con eccessivi depositi di ferro.
La limitatezza di dati prospettici ha indotto i
Ricercatori della Harvard School of Public Health di
Boston a studiare la relazione tra incidenz...
(Leggi Articolo) anno: 2004
Tratto
da:
www.xapedia.it/oncologia/find.php?l=i&w=Insulina+tumore
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
IPOTESI sulla PATOGENESI EPATICA del
DIABETE MELLITO TIPO 2
PRESENTAZIONE
dell’AUTORE - By
Domenico Fico
La presente "Ipotesi sulla patogenesi epatica del
diabete mellito tipo due" fu da me formulata nel
lontano 1968, in connessione con i miei studi sulla
struttura e funzione del fegato, che mi avevano
consentito di formulare nel 1967 l’altra mia ipotesi
teorica originale sulla zonazione morfologica e
funzionale del lobulo epatico (Ipotesi sulla
settorialità delle funzioni metaboliche epatiche.
Boll. Soc. med. Chir. Cremona. 3:161-191,1967).
All’epoca, l’assoluta
originalità di quello studio sul fegato indusse a
pareri ampiamente discordanti gli eminenti studiosi
ai quali avevo richiesto una valutazione. Così, si
andò dall’opinione ampiamente favorevole di
scienziati come Michele Bufano, V. Hoenig e Antonio
Ascenzi, alle valutazioni assai scettiche di altri
illustri studiosi, come Hans Popper, Giorgio
Dominici e Luigi Villa.
Mi fu, comunque, reso impossibile effettuare le
verifiche sperimentali che avevo progettato, e non
mi rimase che attendere che il progredire della
ricerca scientifica mondiale giungesse a dimostrare
la correttezza dell’ipotesi, nella quale nutrivo
assoluta fiducia.
Nel frattempo, portai a
termine l’elaborato sulla seconda ipotesi originale,
relativa alla patogenesi epatica del diabete mellito
tipo due, che i numerosi riscontri effettuati nel
corso dello studio sul fegato mi avevano consentito
di formulare. Ma tutte le rassegne scientifiche alle
quali mi rivolsi ne rifiutarono la pubblicazione,
sempre con vaghe ed inconsistenti motivazioni.
Anche questa volta,
avevo progettato una verifica sperimentale che
avrebbe potuto dimostrare pienamente la correttezza
dell’ipotesi, ed avevo organizzato l’équipe per
effettuarla, ma intervennero inspiegabili veti, che
riuscirono ad impedire la realizzazione
dell’esperimento. Ed inutili sono stati gli
innumerevoli tentativi da me fatti nei decenni
successivi per ottenere almeno la pubblicazione
dell’elaborato. Intanto, la ricerca mondiale, dopo
molti anni, era pervenuta alla dimostrazione
dell’esattezza della mia ipotesi teorica sulla
zonazione morfo-funzionale del lobulo epatico, e non
sono mancati autorevoli, seppur privati,
riconoscimenti del mio vecchio studio (vd. Allegati
3-
4-
5-
6), che non sono però in alcun modo serviti a
portarlo all’attenzione della comunità scientifica,
che tuttora lo ignora.
Mi lamentai di questo
irremovibile, pluridecennale silenzio con il
Presidente dell’Ordine del Medici della provincia di
Genova, facendogli notare come questo silenzio fosse
iniquo, anche perché mi impediva di dare maggiore
autorevolezza all’ipotesi relativa al diabete
mellito, con grave danno per milioni di ammalati ,
ai quali viene inammissibilmente negata la
possibilità delle valide cure che quello studio
consentirebbe.
Il Presidente
dell’Ordine, dott. Sergio Castellaneta, sottopose
alla valutazione del prof. Roberto Testa,
dell’Università degli Studi di Genova, la mia
vecchia pubblicazione relativa alla "Ipotesi sulla
settorialità delle funzioni metaboliche epatiche",
assieme ad altra mia pubblicazione sullo stesso
argomento (Zonazione morfo-funzionale del lobulo
epatico. Prev. Soc. 1; 1978).
Il prof. Testa non
poté non esprimere giudizi assai positivi sul mio
vecchio studio (vd.
allegato 2). Ma, anche questa valutazione
elogiativa è rimasta un fatto strettamente privato,
senza alcun valore per la Scienza e per gli
ammalati.
Intanto, pure la mia
ipotesi sulla patogenesi epatica del diabete mellito
aveva trovato una suggestiva conferma, a seguito dei
grandi progressi della chirurgia, che hanno
consentito il trapianto di fegato. Cosi, un recente
studio, riportato e commentato nella presente
pubblicazione, condotto su I7 diabetici con cirrosi
epatica, sottoposti a trapianto di fegato, ha
dimostrato il clamoroso miglioramento, ed a volte la
guarigione, della sindrome diabetica. Si trattava,
quindi, di uno studio che rappresentava una
effettiva e positiva verifica sperimentale
dell’ipotesi, che può pertanto essere oggi a buon
diritto considerata non più una "ipotesi", ma una
concreta realtà scientifica.
Stando così le cose, mi
sono rivolto nuovamente al Presidente dell’Ordine
dei Medici di Genova, pregandolo di sottoporre anche
l’ipotesi sul diabete alla valutazione di autorevoli
esperti della materia. La scoraggiata replica del
dott. Castellaneta (vd
allegato 1) è stata che lui e l’intero Consiglio
si erano rivolti per ben due volte a Colleghi
universitari, i quali avevano risposto negativamente
.Fatto gravissimo, che impone l’interrogativo di
quale possa essere il motivo per cui ad uno studio
di oggettivo grande interesse medico e scientifico,
ampiamente corredato di numerosi e concordanti dati
scientifici, debba essere negata la possibilità non
solo di essere sottoposto alla doverosa verifica
sperimentale, già progettata e di agevole
esecuzione, ma, addirittura, di ottenere una
corretta valutazione da parte di qualificati
studiosi della materia, e la pubblicazione su una
rassegna scientifica.
E questo interrogativo
diviene più urgente quando si prenda conoscenza di
molti altri accadimenti non meno incomprensibili ed
allarmanti. Ad esempio, ho recentemente rivolto
istanza a dieci Presidenti di Regione, ente pubblico
ai quale la legge demanda la prevenzione e la cura
del diabete mellito, di far valutare in modo serio e
competente il mio studio e le prospettive di
prevenzione e di cura che esso offre, così da
consentire finalmente ai diabetici, in atto ed a
coloro che potranno ammalare, di fruire dei grandi
benefici che a loro potrebbero derivarne. Nessuna
delle dieci Regioni ha dato una qualsivoglia
risposta. Ma, seppur senza darmene comunicazione, la
Regione Marche, riconoscendo la sua competenza e
responsabilità istituzionale nella materia, aveva
chiesto ad un diabetologo di esprimere il parere sul
mio studio. L’esperto, che ha formulato la relazione
(vd.
allegato 7) a mia insaputa, non esprime alcuna
valutazione sulla sostanza del mio studio, ma si
limita ad esporre diverse stravaganti osservazioni
personali, tra cui una, anche grossolanamente ed
incomprensibilmente erronea, sulla "anzianità" della
letteratura da me studiata .Fatto sorprendente ed
incomprensibile, ma ancor più incomprensibile, e
grave, appare il silenzio tuttora mantenuto dalla
Regione, anche dopo che ho informato il suo
Presidente dell’inammissibile erroneità di quella
osservazione, chiedendo un pubblico incontro con
l’esperto che l’aveva formulata, per chiarirne le
cause, il significato e le conseguenze.
Intanto, in così
irremovibile silenzio delle pubbliche istituzioni,
milioni di diabetici sono costretti ingiustamente a
soffrire ed a morire, privati delle valide cure che
la conferma sperimentale dell’ipotesi renderebbe
rapidamente possibili.
Malamente si comprende,
perciò, quali possano essere i reali motivi
dell’implacabile ostracismo che impedisce una
ricerca scientifica di agevole ed economica
esecuzione, che, indubbiamente, si presenta di
grande interesse per la Scienza e per l’umanità.
IPOTESI sulla PATOGENESI
EPATICA del DIABETE MELLITO tipo 2
II diabete
mellito tipo 2 appare in genere quando, per errore
dietetico protratto, si verifica un elevato
scostamento percentuale dal peso fisiologico, con
elevato valore della lipemia, colesterolemia,
uricemia e con alterato rapporto beta-alfa
lipoproteine.
Negli individui che si trovano in queste condizioni
nutrizionali e metaboliche sono state rilevate curve
glicemiche a tipo prediabetico con una frequenza
superiore al 75% dei casi. Una tale situazione
dietetico metabolica è comune tanto all’insorgere
del diabete mellito 2 che all’instaurarsi di una
sofferenza epatica quale si ha, per esempio, nella
steatosi epatica, riscontro assai frequente nei
soggetti obesi. La metamorfosi grassa è stata
riscontrata epatobiopticamente nel 50% degli obesi,
così come la tolleranza al glucosio in un gruppo di
obesi è risultata diminuita nel 50% dei casi
studiati. Perciò, negli obesi si riscontrano, in
un’alta percentuale di casi, due ben definibili
situazioni patologiche: uno stato prediabetico, con
alterazioni plurimetaboliche, ed una steatosi
epatica con segni d’insufficienza dell’organo, con
ritenzione della bromosulfaleina
(1l), con diminuita tolleranza al glucosio e non
infrequente iperglicemia. Pertanto, queste due
situazioni patologiche sono evidentemente dipendenti
da un fattore etiologico comune - errore dietetico
ed eccesso ponderale - e, almeno in una certa fase
della malattia, i disturbi metabolici presenti nei
due stati morbosi sono praticamente sovrapponibili.
È stato osservato che il
diabete mellito o non si modifica o peggiora nel
corso di epatite. In apparente contrasto con tali
osservazioni, ve ne sono di più rare che indicano
come in malattie epatiche a varia etiologia e
decorso (epatiti, cirrosi epatica, tumori), può
aversi un transitorio o persistente miglioramento
della situazione metabolica del diabete o la
comparsa di brusche ipoglicemie in soggetti anche
non diabetici. Il Maranon riferisce di casi nei
quali ha potuto osservare, nel corso di cirrosi
epatica, inizialmente fenomeni ipoglicemici e,
tardivamente, comparsa di glicosuria. Altri AA hanno
prospettato l’esistenza di una cosiddetta glicosuria
da iperepatismo.
Nel corso del 1°
simposio internazionale sul diabete
(13), fu osservato come nelle malattie epatiche
spesso si manifesti un’insulino-resistenza, ed il
Magyar fece osservare che esiste un rapporto tra
insulino resistenza e quadro disprotidemico degli
epatopazienti, ma se, con opportune cure, si riesce
a diminuire il livello serico delle gammaglobuline
anche il fabbisogno di insulina diminuisce.
Siffatti fenomeni, seppur apparentemente
contrastanti, depongono pur sempre per l’esistenza
di evidenti rapporti tra funzione epatica e diabete
mellito.
Il Soskin dimostrò sperimentalmente l’esistenza di
un meccanismo omeostatico del fegato mediante il
quale quest’organo interviene nella regolazione del
ricambio glucidico, anche mediante una temporanea
interruzione della cessione di glucosio, allorché la
glicemia aumenta.
L’esattezza dell’esperimento del Soskin fu
successivamente dimostrata da Searle e Chalikoff
mediante la tecnica degli isotopi radioattivi.
Altro fenomeno che
indica l’importanza del fegato nell’economia del
metabolismo glucidico è lo shock ipoglicemico che
segue l’estirpazione del fegato, anche nel caso che
l’esperimento venga eseguito in animale
precedentemente pancreatectomizzato. Tali
esperimenti dimostrano che il fegato, oltre a
svolgere l’importantissimo compito della reazione
reversibile del glucosio in glicogene, regola anche
la liberazione del glucosio, l’immagazzinamento del
glicogene e il tasso glicemico, sia in situazioni
fisiologiche che patologiche.
Una parte di gran
rilievo nel metabolismo glucidico è riservata
all’insulina, per la sua azione rapidamente
ipoglicemizzante e per l’importanza che essa riveste
per l’utilizzazione del glucosio a livello
tessutale. Tuttavia, quest’ormone, per la sua grande
attività e per l’importanza che ha il mantenimento
del tasso glicemico entro stretti limiti di
tolleranza, deve essere necessariamente sottoposto
ad un meccanismo di controllo da parte dell’organo
omeostatico per eccellenza, qual è il fegato.
Pertanto, l’insulina neoincreta, prima di essere
immessa nel circolo generale, viene convogliata
dalla vena pancreatico duodenale al fegato, che
sembra svolgere una vera e propria azione di filtro,
così che solo una parte dell’ormone possa giungere
al circolo generale in forma attiva.
Inoltre:
a) - ricerche condotte con iodo-insulina
marcata, hanno dimostrato che oltre il 70%
dell’insulina presente in circolo viene fermata a
livello della cellula epatica e trasformata in
un’ora, e che ogni qual volta il sangue attraversa
il fegato, questi fissa circa il 40% dell’insulina
presente;
b) - Pfeiffer fu il primo a notare che quando
si determina uno stimolo all’insulinopoiesi,
l’insulina si versa nella vena pancreatica in forma
libera, mentre nella vena sovraepatica essa si trova
prevalentemente in forma coniugata con una proteina.
L’insulina legata rappresenterebbe una pronta
riserva per le necessità metaboliche. Ciò sarebbe
confermato dal fatto che, quando aumenta la
concentrazione ematica del glucosio, si verifica un
aumento dell’insulina libera ed una diminuzione
dell’insulina legata. Usando insulina marcata, è
stato constatato che a digiuno l’ormone si
distribuisce quasi uniformemente tra le bande delle
beta e delle gamma globuline, mentre dopo carico di
glucosio l’insulina migra con le alfa-globuline,
evidentemente a seguito dell’avvenuta scissione del
legame che univa l’insulina alla proteina. E qui,
conviene ricordare anche l’osservazione del Magyar,
precedentemente riferita, sull’esistenza di un
rapporto tra insulino-resistenza e quadro
disprotidemico degli epatopazienti, per cui se si
riesce a diminuire il livello serico delle
gammaglobuline, anche il fabbisogno insulinico
diminuisce. Nel diabetico la quota d’insulina libera
a digiuno è uguale o anche superiore a quanto si
vede nel normale, ma dopo carico di glucosio la
quota libera non aumenta a spese della quota legata,
come avviene nel normale;
c) - Meythaler e Stahnke
(9) esclusero il sangue refluo pancreatico dal
circolo portale, deviando la vena
pancreatico-duodenate nella vena renale, così che
l’insulina neoincreta non venisse immediatamente a
contatto con la cellula epatica. Il risultato fu un
accentuato abbassamento della glicemia a digiuno ed
un’accentuata ipoglicemia reattiva dopo carico di
glucosio;
d) - somministrando insulina per via orale non si
ottiene di solito alcun effetto ipoglicemizzante
evidente, e ciò perché l’ormone viene inattivato dai
fermenti digestivi. Però, alcuni AA hanno sostenuto
che l’insulina non viene distrutta dalla pepsina o
dalla tripsina, ma solo inattivata momentaneamente.
Infatti, dopo 24 ore di contatto con la tripsina a
24° C, sarebbe stato possibile recuperare
l’insulina. L’aggiunta di bile di bue all’insulina
dovrebbe, inoltre, svolgere azione antitriptica,
così come l’aggiunta di determinate sostanze
coloranti organiche riuscirebbe a proteggere
l’insulina dall’azione dei succhi gastrici.
Lasch e coll. supponevano che una tale miscela,
somministrata per os, dovesse attraversare la mucosa
intestinale senza decomporsi. Ma la clinica dimostra
che tutti i tentativi in tal senso non hanno
ottenuto alcun pratico risultato;
e) - secondo la maggioranza degli studiosi, le
sulfalinuree esplicherebbero la loro azione
ipoglicemizzante attraverso una diretta stimolazione
delle betacettule, con conseguente neoproduzione
d’insulina.
Tuttavia, ulteriori studi hanno portato
a concludere che questa non sarebbe la sola modalità
di azione delle sulfalinuree.
È stato, per esempio,
dimostrato che le sulfalinuree non agiscono in
animali epatectomizzati, e che piccole dosi
d’insulina iniettate nella vena porta risultano
ipoglicemizzanti solo se associate ad una dose di
tolbutamide, di per se non ipoglicemizzante.
La tolbutamide, secondo i ricercatori, potrebbe perciò
svolgere la sua azione ipoglicemizzante solo in
presenza d’insulina ed a mezzo dell’attività
epatica.
Colwell
(3) ed Hasselblatt
(7) hanno prospettato un possibile differente
meccanismo d’azione delle sulfalinuree, che potrebbe
essere rappresentato da un’attivazione da parte
della talbutamide dell’insulina inattiva (insulina
legata) mediante il dissolvimento del supposto
legame con la proteina, fenomeno che, come si è
visto, non sembra verificarsi nei diabetici,
contrariamente a quanto avverrebbe nei soggetti
sani;
f) - reperti clinici e sperimentali
dimostrano che non vi è una perfetta identità tra le
conseguenze metaboliche dell’ipoglicemia insulinica
e quella da tolbutamide.
Ad es., mentre
l’ipoglicemia insulinica provoca aumento dei
depositi di glicogeno del muscolo, l’ipoglicemia
determinata dalla tolbutamide provoca un aumento del
glicogene del fegato.
Un tale fenomeno potrebbe essere spiegato col fatto
che, mentre l’insulina esogena, entrando
direttamente nel grande circolo, giunge
primitivamente ai tessuti periferici, l’insulina
endogena, versandosi nel circolo portale, giunge
primitivamente al fegato;
g) - ricerche eseguite da Creatzfeldt -Marigo
hanno concluso per una funzione insulare presso che
normale in epatopazienti con alterate curve di
tolleranza al glucosio.
VALUTAZIONE dei DATI
Tutti i dati - disponibili da gran tempo - che si
sono ricordati in precedenza, sembrano indicare
abbastanza chiaramente l’origine, l’instaurarsi e
l’evoluzione del diabete mellito 2 come naturale e
progressiva conseguenza di un errore dietetico
protratto che determina un grave disturbo
plurimetabolico, cui si accompagna frequentemente
steatosi epatica, con segni evidenti di
insufficienza funzionale dell’organo, con elevati
valori della lipemia, della colesterolemia,
dell’uricemia, con alterato rapporto beta/alfa
lipoproteine e con diminuita tolleranza al glucosio.
Essendo il fegato organo
omeostatico per eccellenza, e svolgendo un ruolo
centrale e di fondamentale importanza nel
metabolismo glucidico, ad esso deve essere
necessariamente affidato anche il controllo della
quantità di insulina attiva circolante. Tale
controllo sembra esplicarsi con la inattivazione
reversibile dell’ormone che il pancreas produce in
eccesso rispetto al fabbisogno reale.
L’inattivazione avverrebbe mediante coniugazione
dell’insulina in eccesso con una proteina, legame
che verrebbe dissolto in caso di aumentato bisogno
di insulina. Su questo fondamentale aspetto della
questione, prospettato particolarmente
dall’Antoniades
(1), si è molto dibattuto, e sono state
sollevate molteplici obiezioni, specialmente da
Berson e Yalow
(2), ma senza definitive conclusioni. Tuttavia,
che il diabete tipo 2 trovi la sua patogenesi in
un’alterata funzione epatica può dedursi, come si è
visto, da molte osservazioni: dalla coesistenza
frequente, in soggetti chiaramente diabetici, di
iperinsulinemia e di iperglicemia, con assenza di
riscontrabili lesioni a carico del tessuto
pancreatico endocrino; dal fatto che il diabete tipo
2 insorge solitamente dopo protratto errore
nutrizionale con conseguenti alterazioni
dismetaboliche, comuni all’epatopatia ed alla
sindrome diabetica; dal fatto che l’insulina
neoincreta in eccesso rispetto al reale fabbisogno
deve essere resa inattiva, e che l’insulina esogena
si dimostra attiva solo se somministrata per via
parenterale; dal fatto che la deviazione della vena
pancreatico-duodenale nella vena renale provoca un
accentuato abbassamento della glicemia a digiuno e
un’accentuata ipoglicemia reattiva dopo carico di
glucosio, come dimostrò l’esperimento di Meythaler e
Stahnke
(9) del 1930; dal fatto, su cui richiama
l’attenzione l’osservazione del Magyar,
dell’esistenza di un rapporto tra
insulino-resistenza e quadro disprotidemico degli
epatopazienti, e della possibilità di diminuire il
fabbisogno insulinico ove si riesca a far diminuire
con adeguata terapia il livello serico delle
gammaglobuline; dal fatto che un meccanismo d’azione
della talbutamide risiederebbe proprio nella sua
capacità di dissolvere il legame dell’insulina con
la proteina. A tutte queste osservazioni, da lungo
tempo note, se ne aggiungono ora di recenti,
particolarmente utili per l’interpretazione che qui
si ritiene di poter dare a questo grande problema di
fisiopatologia. Esse sono relative ai trapianti di
fegato, alle conseguenze che, dopo questo grande
intervento chirurgico, si manifestano in relazione
alla sindrome diabetica, ed agli studi relativi ai
rapporti esistenti tra diabete mellito tipo 2,
cirrosi epatica e risultati del trapianto di fegato
in pazienti con cirrosi epatica e diabete mellito.
Una recente
comunicazione di Gentile S. e al.
(6) richiama l’attenzione sui seguenti fatti:
a) che è stato osservato che frequentemente
si manifesta un diabete mellito "de novo" dopo il
trapianto di fegato, sebbene esso sia di solito
transitorio e correlato alla somministrazione di
farmaci immunosoppressivi. Sembrerebbe, in
proposito, del tutto legittimo ricondurre le
transitorie manifestazioni cliniche, riportabili ad
uno stato diabetico, ad una presumibile condizione
di sofferenza epatica post trapianto. Ed il fatto
che un fegato sicuramente sofferente generi, con una
certa frequenza, una sindrome riferibile a diabete
mellito, che regredisce, però, consensualmente alla
sofferenza epatica post-trapianto, sembra un altro
suggestivo elemento di valutazione relativamente
alla stretta connessione tra funzionalità epatica e
diabete mellito 2;
b) che la comparsa e l'incidenza di alterata
tolleranza al glucosio e di diabete manifesto sono
significativamente più alte nei cirrotici
scompensati che in quelli ben compensati. È questa
una osservazione che ancora una volta testimonia, in
modo assai evidente, la stretta correlazione
esistente tra funzionalità epatica e sindrome
diabetica;
c) che, per studiare la possibile
correlazione tra mutamento dello stato nutrizionale
dopo trapianto di fegato e tolleranza al glucosio,
furono esaminati 17 pazienti malnutriti, affetti da
diabete mellito 2 e HCV - Ab + cirrosi epatica,
prima del trapianto di fegato e durante 24 mesi
dopo. I pazienti avevano un’età pre-trapianto di
52+/- 3 anni; la durata conosciuta del diabete era
di 9+/- 2,4 anni, senza significative complicanze;
il 29,4% dei pazienti aveva almeno un parente di
primo grado con diabete, e tutti erano sotto
trattamento insulinico con 59+/- 12 U pro die. La
diagnosi di diabete mellito 2 era basata sulla loro
necessità per insulino-terapia/ farmaci
antidiabetici orali o sui livelli di glucosio a
digiuno > 140 mg/dl in tre consecutive volte, in
assenza di chetoacidosi in anamnesi.
Tra i dati riportati
dagli AA, rilevati per finalità diverse, mancano
purtroppo i dati relativi ai livelli insulinemici
nelle varie fasi e condizioni dell’osservazione.
Ma
sembra legittimo ritenere che si trattasse di casi
di diabete in cui i livelli insulinemici erano
bassi. Quindi, sindromi diabetiche non lievi.
Pertanto, acquistano significato di particolare
rilevanza i parametri generali, oltre a quelli
relativi alla glicemia ed al fabbisogno insulinico,
riportati nella tavola 2 della comunicazione, e che
consentono di raffrontare i dati precedenti al
trapianto con quelli relativi all’osservazione dopo
24 mesi: bilirubina totale da mg/dl 3,9 +/- 1,5 a mg
0,7 +/- 0,4; proteine totali da g5,8 +/- 08 a g 7.,8
+/- 6,4; albumina da mg 2.,2 +1- 07 a mg 3,6 +/-
0.6; glicemia media da mg 160 +/- 42 a mg 109 +/-
15; trattamento insulinico, dose giornaliera, da U
59 +/- 12 a U 18 +/- 11; U/kg totale peso corporeo
da 0,9 +/- 0,4 a 0,2+/- 02. Risulta evidente da tali
parametri che l’indiscutibile miglioramento che si
constata a 24 mesi dall’avvenuto trapianto di fegato
riguarda complessivamente tutti gli indici riportati
nella tavola, tra i quali non appare meno favorevole
l’evoluzione della glicemia e del fabbisogno
insulinico .Pertanto, il miglioramento netto del
metabolismo glucidico e, quindi, della sindrome
diabetica, non sembra giustificare la conclusione,
cui giungono gli AA, che la riduzione
dell’insulino-resistenza constatata dopo il
trapianto di fegato sia da attribuire all’incremento
della massa muscolare ed al ruolo primario svolto
dai ricettori muscolari dell’insulina, più che a una
possibile influenza del mutamento del metabolismo
del glucosio dovuto a modificazione dei meccanismi
del fegato neoimpiantato.
Invece, tutti i dati e
tutte le considerazioni precedenti depongono
chiaramente per la stretta connessione esistente tra
l’evidente miglioramento della funzione epatica ed
il miglioramento di tutti i parametri organici dei
pazienti in osservazione, tra i quali vi sono anche
i parametri del metabolismo glucidico. Inoltre, uno
studio molto recente di Nizar N. e al.
(10) fornisce altri dati di grande interesse per
l’ipotesi, qui formulata, della patogenesi epatica
del diabete mellito tipo 2.
Gli A.A. osservano che
"the prevalence of diabetes was significatly greater
among patients with hepatitis C - or alcohol-related
cirrhosis compared with those with colestatic liver
disease" e che "the increased risk of diabetes has
also been reported in a retrospective study of
patients with hepatitis C without liver cirrhosis
(5), supporting the role of hepatitis C virus in
the pathogenesis of diabetes."
Interpretando questa
conclusione alla luce dell’ipotesi che il diabete
mellito 2 sia la conseguenza diretta del danno epatocellulare causato dalla malattia fondamentale
che ha provocato la cirrosi di fegato, appare
assolutamente chiaro il motivo per il quale il
diabete sia significativamente più frequente tra i
pazienti con cirrosi del fegato correlata a epatite
C o ad abuso di alcool in raffronto ai pazienti con
malattie colestatiche.
Infatti, mentre nei
primi due stati morbosi la necrosi degli epatociti è
precoce, diffusa e grave, con conseguente danno
della funzione insulino-regolatrice da parte del
fegato, nelle cirrosi da malattie colestatiche il
danno epatocellulare e tardivo e meno accentuato,
trattandosi di cirrosi biliare primaria, o colangite
sclerosante primaria. Inoltre, questa patogenesi del
diabete spiega altrettanto chiaramente anche perché
l’epatite C renda maggiore il rischio di diabete
anche senza cirrosi
(5), poiché appare logico che l’epatite C, per
la sua capacità aggressiva verso il parenchima
epatico, produce estese lesioni anatomo-funzionali
che alterano la fondamentale funzione
insulino-regolatrice del fegato. Perciò, appare
ingiustificata la considerazione espressa dagli A.A:
"A recent retrospective study
(8) that ineluded 1117 patients wich chronic
viral hepatitis showed a 21% prevalance rate of
diabetes in patients with chronic HCV", e che "the
pathogenesis of diabetes in patients with hepatitis
C or alcohol associated cirrhosis is not well
understood. Features that are present in these 2
disorders and absent from cholestatic liver disease
are likely to provide clues to the pathogenesis of
hepatic diabetes. Increased fat and iron deposition
in the liver are common features among patients with
hepatitis C virus infection and those with alcoholic
liver disease
(4)".
Infatti, la patogenesi del diabete nei
pazienti con cirrosi associata ad epatite C o ad
abuso di alcool appare assai chiara e comprensibile,
se si valutano i fenomeni alla luce dell’ipotesi
sull’alterazione del delicato meccanismo di
controllo dell’attività dell’insulina da parte del
fegato, a seguito dell’aggressione da parte del
virus dell’epatite C o da parte dell’alcool.
Inoltre, l’ipotesi rende assai evidente anche quali
siano le "features that are present " nelle malattie
provocate dal virus dell’epatite C e dall’alcool e
che sono "absent from cholestatic liver disease"
Esse sono, come si è detto in precedenza, il danno
degli epatociti, fortemente presente e precoce nelle
prime due malattie ed assai meno presente nelle
malattie colestatiche, caratterizzate
fondamentalmente dalla cirrosi biliare primaria e
dall’accumulo di grasso, o steatosi epatica, che,
come conseguenza dell’errore dietetico protratto, è
solitamente presente all’instaurarsi della sindrome
diabetica.
E ciò rende facilmente comprensibile
anche il motivo per il quale il diabete mellito è
più frequente e grave nelle cirrosi scompensate che
in quelle compensate, come si è precedentemente
rilevato
(6).
L’articolo di Nizar e al.(10)
si chiude con una considerazione problematica di
grande interesse per l’ipotesi qui formulata :"In
summary, our results suggest the underlyng cause of
liver cirrhosis is an important determinant of the
risk of diabetes.
The cause of diabetes in patients
with hepatitis C or alcoholic cirrhosis is not
clear. Direct viral-induced injury, insulin
resistance related to excess liver fat, or excess
iron deposition may have a role need to investigated
in future studies. If the findings of this study are
confirmed in future investigations, diabetes should
not be included in the clinical spectrum of liver
cirrhosis; however, il should be added to the list
of extrahepatic manifestations of hepatitis C and
alcoholic liver cirrhosis."
Ma l’ipotesi teorica
sulla patogenesi epatica del diabete mellito indica
in modo del tutto convincente che il fattore
fondamentale del rischio di diabete nella cirrosi
epatica correlata al virus dell’epatite C,
all’eccesso di alcool o a protratto errore
dietetico, consista sempre nel danno anatomico e
funzionale che questi meccanismi lesivi provocano al
parenchima epatico.
CONCLUSIONI
La grande quantità di dati scientifici
concordanti, riportati e commentati nel presente
articolo, sembrano giustificare ampiamente l’ipotesi
che il diabete mellito di tipo 2 sia la diretta
conseguenza della profonda alterazione del
metabolismo glucidico dovuta ad un danno anatomico e
funzionate del fegato con conseguente profonda
alterazione del suo fondamentale ruolo di
regolazione dell’attività dell’insulina. Ciò
comporta importanti conseguenze sulle possibilità di
prevenzione, di diagnosi precoce e di terapia, anche
chirurgica, del diabete mellito:
Prevenzione.
Conoscendo i meccanismi etio-patogenetici del
diabete mellito tipo due, la prevenzione della
malattia deve essere ovviamente indirizzata verso
tutti i fattori alimentari, infettivi e tossici che
possono svolgere azione patogena sul fegato.
Diagnosi
precoce. Ancor prima della comparsa di diminuita
tolleranza al glucosio, si manifesta, come si è
osservato, il fenomeno patogenetico caratteristico
del diabete mellito, ossia, l’aumento dell’insulina
inattiva circolante e la diminuzione della sua
riattivazione in occasione dell’aumentato fabbisogno
insulinico.
La rilevazione di questo fenomeno
patognomonico può essere, quindi, utilizzato in modo
assai proficuo nei soggetti considerati a rischio di
diabete mellito (obesi, forti consumatori di alcool,
soggetti con pregressa infezione da virus
dell’epatite C) per evidenziare precocemente
l’instaurarsi del diabete. Ciò, permetterebbe di
assumere assai precocemente ed efficacemente tutte
le misure igieniche, dietetiche e terapeutiche
necessarie.
Terapia. La
terapia del diabete mellito nella sua fase più
precoce sarà logicamente rivolta ai provvedimenti
dietetici ed ai trattamenti epatoprotettori,
tendenti ad arrestare e correggere la disfunzione
epatica responsabile della inattivazione
dell’insulina. Ma quando il diabete è già evoluto,
tanto da richiedere la terapia insulinica, può
allora trovare indicazione il trattamento
chirurgico, consistente nella deviazione totale o
parziale dal circolo portale del sangue refluo
pancreatico, e quindi dell’insulina endogena,
mediante la deviazione delle vene
pancreatico-duodenali nella vena renale, o altra
vena non tributaria del sistema portale.
La deviazione totale o parziale del sangue refluo
pancreatico (da decidere dopo attenta valutazione
della residua funzionalità pancreatica,
dell’insulinemia e del rapporto esistente tra
insulina attiva ed insulina inattiva circolante),
consentirebbe all’insulina endogena di sfuggire, in
tutto o in parte, alla inibizione patologica da
parte del fegato, e di svolgere perciò la sua
nominale attività fisiologica. Intervento che, se
ben calibrato, correggerebbe il grave disturbo del
metabolismo glucidico che caratterizza la sindrome
diabetica. Ovviamente, questa terapia chirurgica che
io propongo per le forme più evolute di diabete, se
effettuata su animali diabetici, rappresenterebbe
anche la verifica sperimentale della mia ipotesi
originaele.
Gli eventuali episodi ipoglicemici che dovessero
manifestarsi in conseguenza di una eccessiva
riduzione o dell’abolizione del controllo epatico
sull’attività insulinica, non dovrebbero comunque
rappresentare un problema clinico di grande
significato, come è stato dimostrato dallo studio di
Redmon e al.
(12) in relazione alla sindrome ipoglicemica che
si riscontra come complicanza nel 30-50% dei
trapiantati di pancreas. Sindrome probabilmente
causata dalla modalità e sede della reinserzione
della vena pancreatico-duodenalc effettuata nel
corso del trapianto.
Le vene pancreatiche si dirigono alla superficie
esterna del pancreas e, nel loro maggior numero, si
accollano alle arterie e si immettono in parte nella
lienale o in una delle meseraiche, in parte nel
tronco stesso della vena porta.
In corrispondenza della testa del pancreas
d’ordinario esistono, come per le arterie, due
arcate venose pancreatico-duodenali che uniscono
l’uno all’altra il tronco della vena porta e la vena
piccolo meseraica.
REFERENCES
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13).
1º Simposio Internazionale
sul Diabete, Modena 21-22 settembre 1963, Atti
ALLEGATI
Allegato 1 [fotocopia
documento originale]
ORDINE PROVINCIALE DEl
MEDICI CHIRURGHI E DEGLI ODONTOIATRI GENOVA Prot. N
95 SC/gb
10121 GENOVA 31/1/2000 - Piazza della Vittoria 12-4
Tel.
010/587848 Fax 010/
583558
Egregio Dottore,
in riferimento alla Sua del 24 dicembre u.s., ho
sottoposto la Sua nota ad un esperto in materia, il
quale è del parere che la Sua interpretazione
fisiopatologica è superata in considerazione dei
dati scientifici disponibili.
Comprendo appieno la Sua amarezza nel constatare che
i suoi studi vengono sistematicamente ignorati dalla
Medicina Ufficiale.
Purtroppo, come Ordine, non ho la competenza per
esprimere giudizi tecnico.. scientifici sui lavori
di altri, per cui la prego di capire la posizione
mia e dell’intero Consiglio: ci siano rivolti per
ben due volte a Colleghi universitari, i quali ci
hanno risposto negativamente.
Cordiali saluti.
Il Presidente Dott. Sergio Castellaneta
Allegato 2 [fotocopia
documento originale]
Università degli studi
di Genova - DIPARTIMENTO DI MEDICINA INTERNA -
28/05/1998
Egr. Dr. Sergio Castellaneta - Presidente Ordine
Provinciale dei Medici Chirurghi a degli Odontoiatri
Genova
Chiar.mo Presidente,
Come da Sua richiesta ho esaminato le due
pubblicazioni del Dott. Domenico Fico: "Ipotesi
sulla settorialità delle funzioni metaboliche
epatiche" (Boll. SMC Cremona 1967) e "Zonazione
morfo-funzionale del lobulo epatico" (Prev. Soc.
1978).
Si tratta di due "Rassegne Letterarie" con cui si
tende alla dimostrazione "logica" delle ipotesi
formulate dell’Autore della "specializzazione" di
cellule o di "zone cellulari" dell’unità funzionale
del fegato. Per l’epoca, 30 e 20 anni fa, in cui
l’Autore le ha formulate, queste ipotesi sono
pregevoli, in quanto successivamente, almeno in
parte, dimostrate ed acquisite dalla "cultura
epatologica". A tale proposito il concetto di
zonazione ed eterogeneità funzionale del fegato è
chiaramente esplicato nel capitolo: ‘Metabolic
zonation and liver function" di J.J. Gumucio and
P.G. Traber (Oxford Textbook of Clinical Hepatologv,
N. McIntyre, S P. Benhamon, J. Bircher, M. Rizzetto,
J. Rodes, Oxford University Press 1991). La
molteplicità delle substrutture funzionali delle
cellule epatiche e la diversa prevalenza zonale
nell’unità funzionale epatica sono state acquisite
con tecniche di fluorescenza, microdissezione zonale
e tecniche istochimiche. Questi problemi funzionali
cellulari sono trattati estesamente in "The Liver,
Biology and Pathobiology" (I. M. Arias, J.L. Bayer,
N. Fausto, W.B. Jakaby, D. Schachter, D.A. Shafritz.
Raven Press 1994).
Come l’Autore potrà verificare, molti dei suoi
ragionamenti, espressi nelle rassegne inviate, hanno
trovato conferma dalle ricerche sperimentali
successive. Verosimilmente proprio a causa della
mancanza di dati sperimentali il lavoro dell’Autore
non ha avuto riconoscimento scientifico (oltre che
per i limiti ovvi di una pubblicazione locale in
lingua italiana).
Peraltro il lavoro di ricerca del Dott. Fico è
ammirevole sia per le intuizioni fisiopatologiche
espresse sia per l’evidente dedizione profusa
nell’affrontare e tentare di risolvere un problema
di conoscenza medica.
Confidando di aver svolto correttamente l’impegno
che mi ha affidato, Le porgo i miei più cordiali
saluti.
Prof. Roberto Testa
- U.O. Gastroenterologia - DI.M.I. -
Università degli Studi di Genova- Viale Benedetto XV
n. 6 - 16132 Genova, Italy
Allegato 3
[fotocopia
documento originale]
CONSIGLIO NAZIONALE
DELLE RICERCHE - I.T.B.A. ISTITUTO DI TECNOLOGIE
BIOMEDICHE AVANZATE - Milano, 14 Marzo 1996
Egregio Dott. Fico
Ho letto con interesse la Sua recente lettera e la
documentazione che mi ha inviato.
Io penso che Lei dovrebbe essere felice di aver
apportato il Suo contributo allo sviluppo della
biologia moderna, come è stato riconosciuto da
scienziati valenti, e a cui io mi associo. È un
peccato che non abbia potuto sviluppare le Sue idee
nella direzione della biologia cellulare, biochimica
e molecolare, che avrebbero certamente chiarificato
ulteriormente il significato delle Sue osservazioni,
permettendone l'ulteriore sviluppo.
Con tanti auguri e i migliori saluti,
Prof. Renato Dulbecco
Allegato 4
[fotocopia
documento originale]
Università degli Studi
di Milano - Scuola di Specializzazione In Malattie
del Fegato e del Ricambio
Via Pace 9 - 20122 Milano - telefono
02 5469329 - Direttore
prof. Nicola Dioguardi - Milano, 24/11/1995
Egregio Dott. Fico,
La ringrazio per 1a Sua lettera, che rivela quanto
Ella sia un gentiluomo.
Ho letto con molto interesse i Suoi due lavori che,
senza dubbio, preannunziano la divisione in zone del
lobulo epatico. Purtroppo il tempo, pur avendoLe
dato ragione, non è stato galantuomo con Lei.
Il Prof. Villa, nella sua lettera, Le disse di
avermi passato gli estratti che Ella gli aveva, ma
le assicuro che la cosa non fu mai fatta. Purtroppo
in quegli anni, il nostro Professore non era sempre
"compos sui"
Quanto alle domande molto precise e competenti che
Ella mi pone circa l'eguaglianza di tutti gli
epatociti, anche se appartenenti ad aree metaboliche
diverse, sta nel fatto che nel loro genoma è
contenuta la possibilità di essere attivati, ove
opportunamente stimolati per ogni funzione, a
seconda della zona.
La ringrazio ancora per la Sua lettera che mi
consente di aver contattato, ripeto, un gentiluomo e
Le invio i più cordiali saluti.
Suo Nicola Dioguardi
Allegato 5
[fotocopia
documento originale]
INSTITUT FUR PATHOLOGIE
DER UNIVERSITAT BASEL - Basilea, 19.4.1990
Egr.Dott. FICO,
Grazie tanto per la Sua gentile lettera del 24 marzo
assieme colla Sua interessante pubblicazione:
"Ipotesi sulla settorialità delle funzioni
metaboliche epatiche", ed una copia della lettera
del Professore Hans Popper del 1. dicembre 1979.
Davvero, la Sua ipotesi oggi è generalmente
accettato e Lei veramente è stato un protagonista in
questo campo scientifico.
Riguardando adesso la Sua domanda, io non mancherò
di comunicare alla FALK Foundation la Sua
pubb1icazione. Ma devo anticipare che il Dott. FALK
nel suo Servizio Letteratura Medica registra solo
pubblicazioni recentissime. Il servizio infatti
serve d’informare medici e specialista del fegato
sulle attualità pubblicati nelle Riviste periodiche
perché per un medico in pratica non è più possibile
di rimanere à jour.
Personalmente, io sono grato per la Sua lettera.
Nelle mie lezioni per gli studenti voglio dimostrare
la Sua opera come esempio di una ricerca cui
talvolta deve aspettare anni o decenni finché, sarà
valutata! Penso che è un osservazione importante per
i giovani che aspettano sempre il successo subito.
Le porgo i miei saluti
sinceri.
Leonardo BIANCHI - Prof. Dr. med.
Allegato 6
[fotocopia
documento originale]
THE MOUNT SINAI MEDICAL
CENTER - December 1, 1979
Dear Dr. Fico:
Thank you very much for sending me your recent
reprints.
I reread my letter of 1968 and must concede that I
was apparently wrong in my opinion at that time. I
had in my youth been fascinated by the old studies
of Forsgren which subsequently were no more
accepted, but recent studies from all sides are
convincing in showing the validity of the functional
variation throughout the acinus or lobule, not only
on the basis of the studies of Rappaport, but of
some others. I feel now that you are perfectly right
in your opinion and encourage you to continue your
work.
With best wishes, Very sincerely yours,
Hans Popper, M.D. HP : lk
Allegato 7 [fotocopia
documento originale]
I.N.R.C.A.
Istituto Nazionale di Riposo e Cura per Anziani V.E.
II
Istituto di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico
U.O. Malattie Metaboliche e Diabetologia
Primario Prof. Paolo
Fumelli
IN RIFERIMENTO ALL’IPOTESI ETIOPATOGENETICA DEL
DIABETE MELLITO DI TIPO 2 FORMULATA DAL DOTT. FICO.
SI POSSONO FARE LE SEGUENTI OSSERVAZIONI
• La letteratura
mondiale in tema di diabete mellito di tipo 2 è
immensa ed enormemente più recente di quella
riferita dal dott. Fico che mediamente ha una
anzianità di 30 anni!! Nessuna rivista scientifica
accoglierebbe un lavoro senza una bibliografia
recente
• La letteratura attuale
è rivolta soprattutto agli aspetti genetici della
malattia in questione e i meccanismi biochimici che
la correlano con l'obesità.
• Non si discute che il
fegato abbia una funzione importante nel metabolismo
glicidico, ma non si può sostenere che sia
prioritario nei confronti del pancreas!!
• Nessuno d’altra parte
può pensare che tutta la ricerca mondiale abbia dei
preconcetti nei confronti delle ipotesi del dott.
Fico (ipotesi tra l’altro solo teoriche e desunte da
una letteratura estremamente datata)
• Se dunque i
ricercatori di tutto il mondo orientano diversamente
i loro interessi, c’è solo da pensare che abbiano
giusti motivi per farlo ed è altrettanto onesto e
giusto rispettarli.
• La libertà nella
ricerca è un elemento fondamentale per la riuscita
della ricerca stessa
• Il dott. Fico può, se
vuole, formulare un progetto di ricerca preciso da
sottoporre a qualche istituto qualificato e non
limitarsi a lamentare il mancato accoglimento della
sua richiesta. Ritengo che questa possa essere la
soluzione del problema. perché ogni argomento logico
non verrà certamente accolto.
By Domenico Fico
Tratto da:
http://www.diabetenews.8m.com:80/EPATICA.htm
Commento NdR:
Diabete Mellito tipo 2
+
Diabete
dai vaccini
+
Epidemie di Diabete
+
DIABETE 1
+
Diabete in aumento massivo
+
Vaccini
sicuri ? NO !
+
L'insulina vi condanna a morte
prematura ?-
Is
Insulin Condemning You to a Premature Death ?
Ricordarsi
che le alterazioni
degli
enzimi, della
flora, del
pH
digestivo e quelle della
mucosa intestinale
influenzano la salute, non soltanto a
livello
intestinale, ma anche a distanza in qualsiasi
parte dell'organismo e quindi producendo (esempio)
anche nel caso del
Diabete,
intossicazione,
infiammazione,
malassorbimento, malnutrizione
(*) ed
intossicazione del
pancreas con il risultato di alterare la
produzione di
insulina ed anche e contemporaneamente
l'alterazione del
metabolismo
degli
zuccheri
e quindi della
glicemia
e quella del DNA nei
mitocondri all'interno delle
cellule. - vedi
Come nasce la
malattia
(*)
Per
Malnutrizione in campo
medico è la conseguenza
prolungata nel tempo di difetti di
nutrizione, ovvero una
diminuzione di sintetizzazione
(preparazione), assunzione od
assorbimento di
protidi,
minerali,
vitamine
od altre
sostanze anche quelle
regolatrici del
metabolismo.
E’ il risultato conseguito a causa
di:
- Inadeguata assunzione o anomala
assimilazione delle sostanze immesse
nella circolazione dal metabolismo.
- Eccessivo dispendio energetico.
- Alterato
metabolismo con annesse
patologie intrinseche.
A conferma di cio' che la
Medicina Naturale insegna,
recenti studi di ricercatori
pubblicati su
Lancet, hanno scoperto
e dimostrato che l'intestino
secerne delle sostanze, che hanno
chiamato "incretine"
che promuovono la sintesi dell'insulina
e quindi il consumo di zuccheri.
Gli incretinomimetici hanno delle
caratteristiche interessanti =
agiscono regolando la glicemia, ma
evitano che gli zuccheri nel sangue
scendano troppo rapidamente e che
quindi il diabetico si senta male o
vada in coma.
Essi
hanno scoperto che quando la
glicemia aumenta molto di piu'
quando si iniettano zuccheri
direttamente in vena rispetto a
quando ne si assimila, attraverso la
bocca, la stessa quantita' e quindi
hanno scoperto che vi e' un
meccanismo regolatorio di insulina e
zuccheri nell'intestino.
Questo meccanismo vale per tutti gli
altri organi e sistemi !
Per la
Glicemia alta, tipica dei "diabetici",
sia alimentari, che da farmaci e
vaccini,
con aumento dello
zucchero nel sangue, si
consiglia oltre alla eliminazione
dello zucchero, l'assunzione dopo
ogni pasto di una tisana di
Charantia
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Egregio dr. Vanoli,
Il mio commento al
suo Commento (NdR) è ovvio : l'
imbecillità umana non ha limiti.
C' è uno studio
originale che dimostra come sarebbe possibile
guarire il diabete tipo due, grave e diffusa
malattia (i diabetici sono attualmente
centocinquanta milioni), ricca di devastanti
complicanze ed attualmente non suscettibile di
guarigione.
C è un giornalista onesto ed intelligente che ne
dà larga comunicazione, ma il tutto cade nel
vuoto, nel silenzio criminale che vuole soltanto
tutelare gli interessi commerciali degli
spacciatori dell' inutile insulina e dagli altri
inutili farmaci oggi destinati a quel vasto
popolo di malati. E c'è soprattutto quel
vasto popolo di malati gravi, che potrebbero
agevolmente guarire ma che vengono invece
condannati a lunghe sofferenze ed a morte
precoce dalla imbecillità e dalla criminalità
umana.
E l' aspetto più grave di questa
indecente faccenda è rappresentato dal criminale
silenzio delle pubbliche Istituzioni, ossia il
Ministero della Sanità e quello della Ricerca
scientifica, ai quali ho inviato lo studio
chiedendone la valutazione critica senza avere
alcun cenno di risposta. Non è stata mossa
alcuna critica a
quell'ineccepibile studio scientifico, che ha
così esaltanti prospettive, perché nessuna
critica negativa può essere espressa.
Pertanto si continua a perseguire col silenzio
ciò che non si può ottenere con la
ragionevolezza: impedire che i centocinquanta
milioni di diabetici guariscano mandando in
rovina il florido commercio degli inutili
farmaci ad essi destinati dalla potente
industria che li produce. E perché i succitati
Ministeri continuano a tacere ? Per imbecillità
? per incompetenza ? per corruzione ?
Una risposta è doverosa, io ed il popolo dei
diabetici l'aspettiamo e la sollecitiamo con
forza.
Informo intanto di avere ora nuovamente
sollecitato quel ministero a dare la doverosa
risposta. Forse la sollecitazione a rispondere,
se venisse anche da Voi, avrebbe maggior
possibilità di successo.
Cordiali saluti
dott. Domenico Fico
Inoltre: ......occorre far di tutto affinché la
notizia che il diabete due può essere
facilmente guarito, sia diffusa al
massimo.
Da parte mia, ho poco fa inviato il
testo del mio studio al prof.
GiovanniSimonetti@UNIROMA2.it chiedendone la
valutazione critica.
Sono certo di non aver risposta, come al solito.
Veda Lei se può dargli una sollecitazione.
Vedendo che si muove la stampa, forse penserà
che sia più opportuno dare una
qualche risposta..
Al ministero va richiesto di dare la doverosa
valutazione critica dello studio che ho
inviato lì ripetutamente, senza aver mai un
qualche cenno di risposta.
Batti e ribatti, qualcosa dovrà pur muoversi.
Cordiali saluti
dott. Domenico Fico
Caro Vanoli
Le invio anche la lettera di Dulbecco proprio per
"documentare" la gravità del silenzio universale
sul mio studio "ipotesi sulla patogenesi epatica del
diabete tipo due", studio che , se divulgato e
conosciuto, salverebbe la vita a centocinquanta
milioni di diabetici.
Il mio studio è stato rigorosamente censurato e
nascosto per impedire che debellando il diabete si
manderebbe in rovina il florido commercio dei
farmaci destinati a quel vasto popolo di malati
costretti a curarsi per tutta la vita. E la potente
industria del farmaco, come vede, ha i mezzi per
impedire che il mio studio sia conosciuto dai medici
e dai diabetici.
Non Le sembra un crimine gravissimo che è
doveroso denunziare pubblicamente ?
Cordiali saluti
dott. Domenico Fico
Egregio Dott. Fico
Ho letto con interesse la Sua recente lettera e
la documentazione che mi ha inviato.
Io penso che Lei dovrebbe essere felice di aver
apportato il Suo contributo allo sviluppo della
biologia moderna, come è stato riconosciuto da
scienziati valenti, e a cui io mi associo. È un
peccato che non abbia potuto sviluppare le Sue
idee nella direzione della biologia cellulare,
biochimica e molecolare, che avrebbero
certamente chiarificato ulteriormente il
significato delle Sue osservazioni,
permettendone l'ulteriore sviluppo.
Con tanti auguri e i migliori saluti,
Prof.
Renato Dulbecco
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Diabete: sulfaniruree ed insulina
connessi a morte da
tumore
Sussiste un'associazione fra uso di
sulfaniluree o insulina e l'aumento del
rischio tumorale nei pazienti con diabete di
tipo 2.
Tale risultato è comunque ancora molto
preliminare: non è infatti ancora certo se
l'aumento del rischio di mortalità tumorale
osservato si debba agli effetti deleteri di
sulfaniluree ed insulina o a quelli protettivi
di qualche altro farmaco.
Numerosi studi precedenti avevano già suggerito
un'associazione fra diabete tipo 2 e tumori.
Newsletter del 08 febbraio 2006 (Num. 22 - Anno
2)
http://www.farmacista33.it/cont/getnl.asp?path=/cont/010new/0602/0601/&num=22&anno=2&d=08+febbraio+2006#art5
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Tre o quattro tazzine di caffè al giorno
tolgono il diabete mellito (di tipo 2) di torno.
E il discorso vale anche se il caffè è
decaffeinato, e dallo studio emerge che anche
che il tè fa la sua parte. A sostenerlo è uno
studio condotto da un gruppo di ricercatori del
George Institute for International Health dell'University
of Sydney, in Australia, guidati da Rachel
Huxley e pubblicato sula rivista
Archives of Internal Medicine, secondo cui
gli individui che bevono caffè - normale o
decaffeinato - o tè hanno più probabilità di
prevenire l'insorgere del diabete di tipo 2
(detto anche dell'età adulta).
Gli studiosi hanno incrociato i dati di 18 studi
che hanno coinvolto 457.922 partecipanti tra il
1966 e il 2009 per valutare l'associazione tra
il consumo di caffè e il rischio di diabete;
altri 6 studi che hanno coinvolto 225.516
persone sono stati poi utilizzati per ricavare
informazioni sugli effetti del decaffeinato,
mentre i risultati di altre 7 ricerche per un
totale di 286.701 partecipanti sono stati
analizzati per comprendere i benefici sul
diabete 2 ricavati dal consumo di tè.
Quando gli autori hanno combinato e analizzato i
dati hanno scoperto che ogni tazzina di caffè in
più al giorno - indipendentemente dal fatto che
fosse decaffeinato - era associata a una
riduzione del rischio del 7%, e che gli
individui che bevevano abitualmente tre o
quattro tazzine quotidiane rischiavano circa il
25% in meno di quelli che bevevano tra zero e
due tazzine al giorno, mentre per coloro che
consumavano da tre a quattro tazze di tè il
rischio si abbassava di un quinto.
Poiché il caffè ha effetti positivi nel
contrasto del diabete di tipo 2
indipendentemente dal fatto che sia o no
decaffeinato, e buoni effetti preventivi
dipendono anche dal tè, "è improbabile che gli
effetti siano esclusivamente legati alla
caffeina - spiegano gli autori dello studio.
Evidentemente altri composti come il
magnesio,
e gli antiossidanti come i lignani o l'acido
clorogenico sono coinvolti nella prevenzione
dalla patologia".
L'identificazione dei componenti attivi di
queste bevande consentirebbe di aprire nuove vie
terapeutiche per la prevenzione primaria del
diabete mellito. "Si potrebbe anche ipotizzare
di consigliare ai pazienti più a rischio di
diabete mellito di aumentare il loro consumo di
tè e caffè, oltre che di migliorare i loro
livelli di attività fisica e perdita di peso". (ASCA)
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DIABETE TIPO 2 - SI CURA CON
CHIRURGIA BARIATRICA - AGI - Parigi, 28 Ago. 2009 -
I dati presentati per la prima volta al XIV
Congresso Mondiale della Federazione
internazionale della Chirurgia dell'Obesita' e
delle Malattie Metaboliche (Ifso) dimostrano
che, per la grande maggioranza dei pazienti, il
diabete di tipo 2 si risolve a seguito della
chirurgia bariatrica (detta anche anti-obesita').
Lo studio e' la piu' vasta meta-analisi condotta
fino a oggi per esaminare l'impatto della
chirurgia bariatrica sul diabete di tipo 2.
L'analisi ha coinvolto oltre 135.000 pazienti e
ha dimostrato che sia i segni clinici sia quelli
di laboratorio del diabete scompaiono o
migliorano nella grande maggioranza dei pazienti
trattati. In totale, il 78,1% dei pazienti ha
avuto una risoluzione completa del diabete dopo
l'intervento chirurgico e l'86,6% una
risoluzione o un miglioramento. Un dato
importante e' che questi notevoli miglioramenti
medici erano ancora presenti dopo due anni
dall'intervento.
La perdita di peso media generale nella
meta-analisi era di 38,5 kg, che rappresenta il
55,9% di sovrappeso.
Dopo l'intervento i livelli di insulina sono
calati notevolmente. Il diabete di tipo 2 e'
causato dall'uso inefficace da parte del corpo
dell'insulina e costituisce il 90% dei casi di
diabete nel mondo. E' causato principalmente da
sovrappeso e inattivita' fisica e la sua
diffusione sta aumentando a livello mondiale.
L'Organizzazione Mondiale della Sanita' (Oms)
stima che siano affetti da diabete 180 milioni
di persone e che, in assenza di misure
tempestive, i decessi correlati a diabete
aumenteranno di oltre il 50% nel prossimo
decennio. In Italia, il diabete di tipo 2
colpisce almeno 3 milioni di persone e ogni anno
si registrano 150.000 nuovi casi. Il diabete e'
una malattia cronica e i costi sanitari
associati alla sua gestione e cura sono elevati.
L'Oms stima che i costi sanitari diretti del
diabete costituiscono dal 2.5% al 15% dei budget
sanitari annuali. In Italia si stima che tale
costo ammonti a circa 5,17 milioni di euro
l'anno.
Per il professor Jean-Marc Chevallier,
presidente del Congresso Ifso, "di fronte
all'ondata crescente di casi di diabete, e'
essenziale cercare attivamente nuove strategie
per affrontare la patologia.
La chirurgia bariatrica costituisce
un'importante promessa in questo campo e, come
organizzazione, ci impegniamo a studiare
possibili utilizzi di questo settore della
medicina in rapida evoluzione per apportare
benefici ai pazienti".
Commento NdR: come al solito non si cerca
di rimuovere le cause, ma si propone un'atto
chirurgico che ha un'alta incidenza di
mortalita'...
vedi:
Crudismo
Ecco un'esempio:
STRAORDINARIA GUARIGIONE IN 18 GIORNI
LETTERA
ricevuta: Diabete, ipertensione, duodenite,
prostata e farmaci
Caro Valdo, ti
ho scritto un mese fa relativamente ai miei
problemi di diabete non controllato di tipo 2,
con duodenite, pressione arteriosa oltre i 180 e
prostatite.
Sia per la
prostata che per la pressione, prendevo due
pastiglie al giorno.
Per il diabete
me ne avevano prescritte tre.
Per puro caso,
scorazzando su internet, trovai il suo sito.
In poco più di
due settimane di crudo il miracolo
Bene, in 18
giorni di alimentazione a base di frutta e
verdura cruda, ed eliminando tutti i farmaci,
escludendo mezza pillola al dì (non le 3
prescritte, ma solo mezza) mantenuta solo per un
minimo psicologico e placebico di prudenza, i
valori della glicemia si sono normalizzati
passando dai 360 originari al massimo attuale di
140.
Questo è già
di per sé eccezionale.
Pressione
normalizzata e prostata regolarizzata, ma vista
indebolita
Le altre cose
importanti sono sono che la pressione si è
portata ai valori normali, che se ne sono andati
i disturbi gastrici e che mi sto dimenticando
della prostata, mentre non mi sveglio più 2/3
volte a notte per andare in bagno.
Un unico
problema che devo segnalare, e che non so se
legato all’alimentazione crudista, è quello
della vista che ha subito un calo notevole.
Non vedo bene
e faccio fatica a mettere a fuoco le cose e le
persone.
Non riesco a
leggere. Mi può dare qualche consiglio? La
ringrazio.
Matteo
RISPOSTA
Per la vista,
penso si tratti di debolezza e di effetti
eliminativi
Ciao Matteo,
questo problema della vista che è un calo
momentaneo dovuto a semplice debolezza, e
soprattutto alla inevitabile crisi eliminativa
provocata dalla tua drastica rivoluzione
dietologica, non penso affatto sia un guaio
serio, e gli troviamo i necessari rimedi in
quattro e quattr’otto.
Andrei
piuttosto a sottolineare i risultati
strabilianti che hai ottenuto sulle patologie
che stavano minando il tuo corpo e sui farmaci
che sono stati messi coraggiosamente da parte.
Notizia da
prima pagina
Questo caso di
guarigione ha tutti i numeri per essere
catalogato come miracoloso.
Se una cosa
del genere fosse successa a una cura medica, a
un ospedale, a una clinica allopatica, finirebbe
sui telegiornali e in prima pagina sui
quotidiani come Edizione Straordinaria, col
titolone Sconfitto il diabete in 18 giorni di
crudo!
Veniamo al tuo
problema visivo
Poco importa,
siamo solo dei modesti igienisti e dei quasi-ciarlatani,
per cui nessuno si accorgerà di noi, se non per
i soliti tentativi di demonizzazione, di
ghettizzazione e di sottovalutazione.
Lasciamo stare
dunque il tripudio, e non mettiamoci a dormire
sugli allori.
Veniamo più in
dettaglio al tuo abbassamento visivo.
Conseguenza
del crudo?
Non
esattamente. Il crudo porta solo più vitamine e
più minerali, per cui non può essere quella la
causa.
Sei passato
dal cuore in accelerazione dopata e sangue
viscoso, al cuore sincero con sangue fluido
Esiste in
natura la legge di causa ed effetto.
Quando
depuriamo l’organismo, soprattutto se lo
facciamo in modo rapido e intensivo, come hai
fatto tu, scatta anche la famosa crisi
eliminativa.
La situazione
di partenza vedeva un corpo sorretto da decine
di sostanze dopanti che sostenevano la pompa
cardiaca mantenendola in accelerazione al pari
di quanto fanno gli ottani nella benzina.
Essendo venute
a mancare contemporaneamente tali stampelle
biochimiche (cadaverina, caseina, caffeina,
acidi urici, zucchero, caffè, farmaci,
integratori, ecc), il corpo si è purificato, ma
anche indebolito. Non ha fatto in tempo ad
aggiustarsi su tutti i fronti.
Un po’ la
questione della coperta corta che non arriva
dappertutto.
L’inverno è
tempo di letargo e di sopravvivenza, più che di
grandi ripartenze
Hai fatto un
percorso virtuoso ma anche traumatico, per cui
il tuo sistema immunitario non ha ancora fatto
in tempo a modulare tutti i riadattamenti del
caso.
Anche la
stagione morta, fredda e priva di sole, che è
poi la stagione in cui molti animaletti vanno
saggiamente in letargo, lasciando noi uomini a
sferragliare e ad agitarsi tra le intemperie,
non è la più propizia a fare delle ripartenze
salutistiche fulminee e prive di qualche
smagliatura.
Eventuale
penuria di vitamina A
Nel caso tuo
c’è probabile carenza di vitamina A.
La risolvi
eventualmente con centrifugati di carote, patata
americana, sedano e ananas, oppure di rape,
finocchio, zenzero e mele.
A pranzo e
cena cicoria e tarassaco non appena spunta nei
campi tra qualche giorno, nonché lattuga, cavoli,
cavolfiori, germogli, meglio se con mezza fetta
di avocado.
Se trovi dei
mirtilli a buon prezzo, anche se fuori-stagione,
fanne delle scorpacciate.
Controllare
anche gli apporti del gruppo B, specialmente
quello dell’acido pantotenico
La vitamina
B5, o acido pantotenico, è pure importante.
Il pantenolo,
o provitamina B5, viene trasformato
dall’organismo in acido pantotenico o vitamina
B5, che è considerata precursore del coenzima A,
ovvero della vitamina A.
La B5 si trova
nel germe di grano, nei legumi, nei cereali
integrali, ma anche nella frutta e nelle verdure
crude in genere.
Palming, Bates
e altri stratagemmi, ma anche una accurata
visita oculistica
Se gli occhi
sono stanchi e gonfi al risveglio del mattino,
la causa va riconosciuta nel fegato, nei reni e
nella tiroide. Occorre in questo caso prendere
provvedimenti in direzione igienistica, cosa che
tu hai già ampiamente fatto.
E’
raccomandabile aiutarsi col riposante e
rilassante palming, col metodo Bates, con gli
esercizi del guardare in alto e in basso più
volte, con il guardare panorami aperti e lontani,
col guardare piante verdi e fiori, con lo stare
lontano dall’illuminazione artificiale, col
prendere ogni raggio di sole possibile, con il
coltivare la padronanza dei nervi.
Ti consiglio
anche una accurata visita oculistica per
determinare lo stato della retina.
L’organo
ottico è particolarmente delicato, e pertanto
merita le sue giuste attenzioni.
By Valdo
Vaccaro (igienista) – Direzione Tecnica AVA-Roma e ABIN-Bergamo
DIABETE
reversibile (guarigione possibile)
Banting Memorial lecture 2012: reversing the
twin cycles of type 2 diabetes.
It has become widely accepted that Type 2
diabetes is inevitably life-long, with
irreversible and progressive beta cell damage.
However, the restoration of normal glucose
metabolism within days after bariatric surgery
in the majority of people with Type 2 diabetes
disproves this concept. There is now no doubt
that this reversal of diabetes depends upon the
sudden and profound decrease in food intake, and
does not relate to any direct surgical effect.
The Counterpoint study demonstrated that normal
glucose levels and normal beta cell function
could be restored by a very low calorie diet
alone. (...) It is now clear that Type 2
diabetes is a reversible condition of
intra-organ fat excess to which some people are
more susceptible than others.
Full Text:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC3593165/
(2013 Mar)
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23320491
(2013 Apr)
Population response to information on
reversibility of Type 2 diabetes.
Aims: Following publication of the Counterpoint
Study (on the reversibility of Type 2 diabetes
using a very low energy diet), the extent of
public interest prompted the authors to make
available, on a website, general information
about reversing diabetes. Shortly thereafter,
individuals began to feed back their personal
experiences of attempting to reverse their
diabetes.
We have collated this information on the effects
of energy restriction in motivated individuals
with Type 2 diabetes that has been achieved
outside a research setting.(...)
Conclusion: These data demonstrate that
intentional weight loss achieved at home by
health-motivated individuals can reverse Type 2
diabetes. Diabetes reversal should be a goal in
the management of Type 2 diabetes.
Fonte:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/23075228
vedi: anche
Diabete Mellito (Teoria Russa)
+
Diabete Cura - 1
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