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GUIDA  alla  SALUTE con la Natura

"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
"
Alternative Medicine"
  for  BODY  and SPIRIT
 

 
 


DEFINIZIONE di GENE - EPIGENETICA 
 

Si parla moltissimo di genetica……ma ...CHE COS'E' UN GENE, da un punto di vista rigorosamente scientifico e sperimentale (cioe' trascurando le pittoresche descrizioni dei mass media) ???
Il gene e' l'unita' ereditaria degli organismi viventi. I geni sono contenuti nel genoma di un organismo, che puo' essere composto di DNA o di RNA, e dirigono lo sviluppo fisico e comportamentale dell'organismo. La maggior parte dei geni codifica proteine, che sono le macromolecole maggiormente coinvolte nei processi biochimici e metabolici della cellula. Molti geni non codificano proteine, ma producono RNA non codificante, che puo' giocare un ruolo fondamentale nella biosintesi delle proteine e nell'espressione genica. - Tratto da: da Wikipedia.
Come fanno i biologi molecolari ad individuare sul segmento di DNA un certo tratto di catena come gene ? 
Quale metodo usano ? Come fanno i biologi a dire gia' da ora che il nostra genoma si compone complessivamente di “n” geni ?
Un esperto risponde: “Un gene e' un tratto di acido ribonucleico (o desossiribonucleico) che codifica per una proteina, cioe' per una catena polipeptidica. Ora, fate conto di scoprire la sequenza di un certo tratto di DNA. bene, conoscendo il codice genetico, cioe', conoscendo la "chiave di lettura" e l'interpretazione che il macchinario di traduzione DNA->proteina (in realta', spesso, si tratta d più passaggi: DNA->RNA->PROTEINA) dara' a quella sequenza, saremo in grado di dire se quel certo tratto e' o meno un gene od un "pezzo" di gene se, in base al codice genetico, quel segmento codifica o meno per una proteina (o per un RNA ribosomiale o transfer) ”. 
By Stefano

Per altri particolari:  Geni, Cromosomi, DNA +  DNA antenna +  Cellula +  Nozione di Terreno

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L'importanza dell'ordine dei Geni
Cambiando l'ordine dei geni in un genoma virale, la capacità di moltiplicare e infettare cellule ospiti
può cambiare drasticamente
 

La rappresentazione matematica della biologia di un virus ben noto ha permesso a due ricercatori dell'Università del Wisconsin a Madison, John Yin e Kwang-il Lim, di dimostrare come l'organizzazione genomica possa avere un notevole impatto sugli esiti biologici di un virus: semplicemente cambiando l'ordine di cinque geni in un genoma virale, la capacità di moltiplicare e infettare celule ospiti può cambiare drasticamente.
Come riferiscono in un articolo pubblicato sulla rivista ad acceso pubblico PLoS Computational Biology, He e Lim hanno modellizzato al computer il ciclo vitale del virus della stomatite vescicolare (VSV), un virus che possiede solo cinque geni e al quale sono stati dedicati anni di studio sui suoi meccanismi di crescita e riproduzione.
I virologi sono finora riusciti a creare ceppi con 11 di tutte le possibili disposizioni di geni del virus, ma con il loro modello He e Lim sono stati in grado di simulare tutte e 120 le possibili varianti. Il confronto fra i vari ceppi simulati ha mostrato che il primo e l'ultimo dei geni erano la chiave del successo virale di SVA.
Il lavoro, osservano i ricercatori, ha numerose potenziali applicazioni. La comprensione del modo in cui è possibile controllare la crescita e l'infettività virale può essere di guida allo sviluppo del VSV come agente per la cura dei tumori e per creare vaccini contro virus più problematici come l'HIV-1 e l'influenza.
Ma il modello può essere sfruttato per studiare anche le basi genetiche di altre caratteristiche vitali: Yin sta attualmente lavorando per simulare gli effetti dei farmaci su un virus, per scoprire come esso sviluppi la resistenza. (gg)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it

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EPIGENETICA - Ricerche epigenetiche
L'abuso infantile "marca" i geni del DNA -
Se fosse possibile rilevare queste variazioni anche nel DNA delle cellule del sangue, si potrebbe mettere a punto un test.

Significative differenze sono state trovate da ricercatori della McGill University nel cervello di persone che si erano suicidate e in quello di persone "normali". In particolare, i ricercatori hanno rilevato che pur in presenza di sequenze genetiche identiche nei due gruppi, i marcatori epigenetici - fattori di interazione con i geni che sono influenzati dall'ambiente - possedevano caratteristiche differenti. Tutti i soggetti che si erano suicidati erano state vittime di abusi da bambini.
"ERNA - Wikipedia' possibile che i cambiamenti nei marcatori epigenetici siano stati causati dall'esposizione ad abusi sessuali, anche se nell'uomo e' difficile stabilire un nesso causale fra prima infanzia e marcatori epigenetici nello stesso modo con cui abbiamo potuto stabilirlo negli animali", ha detto Moshe Szyf, che ha diretto lo studio.
"La grande domanda che abbiamo di fronte e' se gli scienziati possano rilevare questi cambiamenti nel DNA del sangue, cosa che potrebbe portare a un test diagnostico, e se sia possibile progettare interventi che cancellino queste differenze nei marcatori epigenetici."
Lo studio e' pubblicato sulla rivista on line ad accesso pubblico PLoS ONE.

L'epigenetica e' lo studio dei cambiamenti nelle funzioni dei geni che non coinvolgono cambiamenti nella loro sequenza di DNA.
Il DNA, ereditato dai genitori, non cambia nel corso della vita ed e' identico in ogni cellula del corpo, tuttavia i geni sono marcati da una sorta di "rivestimento", la metilazione del DNA, che in una certa misura e' sensibile al proprio ambiente, soprattutto nelle prime fasi della vita. I marcatori epigenetici punteggiano il DNA e programmano l'espressione del gene giusto nel momento e nel punto giusto.

I ricercatori hanno esaminato un gruppo di geni che codifica per l'rRNA, un componente fondamentale per la produzione di proteine, ivi comprese quelle essenziali per l'apprendimento, la memoria e la creazione di nuove sinapsi cerebrali, e puo' influenzare i processi decisionali e altri comportamenti. Questo rRNA, hanno scoperto i ricercatori, puo' essere regolato a livello epigenetico.
In studi predenti condotti sui ratti, i ricercatori della McGill avevano scoperto che il comportamento materno nella prima infanzia ha un profondo effetto sui geni e sul comportamento, che si estende per tutta la vita. Tuttavia questi effetti sull'espressione dei geni e sulla risposta stressoria possono essere invertiti nel corso della vita adulta con trattamenti che si sanno influire sui marcatori genetici. (gg)
Questa e' la versione dell'attuale "scienza" medica...che in futuro verra' smentita....o meglio riveduta.
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it

Commento NdR: quindi anche i Vaccini sono responsabili delle mutazioni genetiche che avvengono DOPO le vaccinazioni

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I geni in testa e il feto nel grembo
Le parole hanno perduto il loro sapore somatico; gli enunciati non hanno più un referente carnale.
Per combattere contro l'oblio in cui sta precipitando il nostro corpo,  spero sia d'aiuto un radicale agenetismo.

(...) Per somatologia intendo dunque la ricerca sul soma, intorno al quale si concentra il mio interesse storico.
Ho accuratamente circoscritto la mia ricerca alla tradizione nata nel V sec. a. C. sull'isola egea di Kos, con Ippocrate e i suoi allievi.
Nella storia dell'Occidente tale tradizione si snoda attraverso nomi quali Galeno, Avicenna, Thomas Willis, Georg Ernst Stahl.
La patologia degli umori, legata a questi nomi, fu percio' in auge ben oltre l'Antichita' e il Medioevo, fino all'inizio dell'epoca barocca.
Il filo rosso di questa storia del corpo, che risuona come eco del fluire intimo e rammemorato, e' "il sangue": una sola parola per la pluralita' degli umori.
Le parole (oggi, NdR) hanno perduto il loro sapore somatico; gli enunciati non hanno più un referente carnale.
Confondere gli umori con il plasma e l'emoglobina trasforma il passato in un erbario, in un inventario di femmine essiccate e raggrinzite.

...la storia del corpo e', in definitiva, la storia dell'incarnazione della differenza. Ascoltiamo ... Wirsung:
"Se si esamina l'utero in tutte le sue parti, lo si puo' paragonare in tutto e per tutto al membro maschile, con la differenza che quest'ultimo e' fuori, mentre quello femminile e' interno." Cio' che oggi colpisce di queste parole e' soprattutto la forte accentuazione della corrispondenza tra i genitali maschili e quelli femminili.
E' fondamentale la somiglianza morfologica e funzionale
Anche lo scroto va inteso secondo questa analogia
"La matrice femminile", così Bauhin definisce quello che oggi viene definito 'utero', "viene paragonata da Galeno allo scroto maschile, come se lo scroto fosse un utero rovesciato ed esterno. Il collo della matrice, dunque, sta al posto della verga, e, poiché il collo della matrice e il membro virile sono, convenientemente, della stessa lunghezza, il seme di entrambi, con lo sfregamento del coito, si riversa nello stesso vaso". (ovvero, NdR) cio' che differenzia l'uomo e la donna non e' la diversita', ma l'inversione.

I geni in testa
...mi riferisco alla proliferazione, nel linguaggio di tutti i giorni, di parole che si richiamano alla genetica, e alle mie osservazioni sulle conseguenze del loro uso nella conversazione, in particolare in quella tra donne.
"Gene", "genetico", "genoma" pullulano ovunque si parli di tumore al seno, di alcolismo, di aggressivita', di demenza senile e soprattutto del nascituro. Non c'e' alcun dubbio. La domanda su cui vorrei attrarre l'attenzione e': che cosa "dicono" queste parole a sfondo genetico? Soprattutto: che cosa vogliono dire in particolare quando compaiono in frasi che si riferiscono a un "tu" che ho davanti, a un "lei" conosciuto, perfino a un "me", e non a un "si" impersonale, o a un "noi", e neppure all' "essere umano" ? che cosa "mi" succede quando "ti" attribuisco dei geni e fantastico sulla mia persona come su un essere determinato geneticamente ? Io non sono questa cosa qua !
Se qualcuno qui si riferisse a me come un fenotipo di genoma ultracinquantenne extrauterino, gli chiederei di abbandonare la sala.
"I miei geni" non possono essere percepiti: fantasticare su di essi nella migliore delle ipotesi e' grottesco; per il genetista il "gene" e' una parola stampella per una funzione probabilistica.
Per la donna incinta che non ha imparato a sorridere diventa una clava. Quando parli dei "suoi geni" o di quelli del nascituro, colpisci con questa clava non solo lei, ma te stesso. Nessuna frase che associa il "gene" alla prima persona singolare e' innocente.
Chi dice "gene" e intende "Io" si rende colpevole, parla in un quadro probabilistico, che disgrega cio' che e' percepibile e carnale.
Nessuna donna incinta puo' sottoporsi a una consulenza sulle probabilita' genetiche del feto senza percepirsi, nello specchio del profilo di rischio fetale, come fenotipo del suo genoma, dei suoi geni.
Ogni donna che ha letto sulle riviste dei "geni dell'obesita'", e guarda se stessa scrollando la testa, corre il rischio di associare concetti statistici al suo corpo e di attribuire loro una realta'.
Questa donna si considera, alla lettera, la realizzazione di un programma genetico.
La comparsa del gene nel linguaggio ordinario (il dilagare del gene) favorisce una tipologia imprevista di fatalismo, che si potrebbe definire come "asservimento al gene".

Vorrei spiegarvi in sei punti quel che intendo. In ognuno di questi punti sottolineero' la contraddizione tra la libera autorita' dell' "io" e il determinismo del "gene".
1) Il gene e' una cifra. (...) Nel discorso tecnico la parola non ha né senso né significato.
Il gene nella lingua quotidiana e' in stridente contrasto con questo autoriferimento al libero e sovrano presente di chi sta di fronte e dice "io". Io sono qui in carne e ossa, corpo e anima, e con la mia aura. Se il gene mi infetta nell'atto stesso di dire "Io", allora e' qualcosa che non si puo' vedere, gustare, sentire o toccare: eppure si sostiene che sia proprio questa entita' a determinarmi.
2) I geni entrano in scena per determinare funzioni, elementi di programma di un agency.
Non avendo studiato biologia molecolare, ho cercato informazioni su un manuale di genetica.
Ed ho constatato con stupore che in tutto il mondo non c'e' nessuna autorita' scientifica che possa definire che cosa effettivamente "e'" un gene. E' un termine che crea confusione. Genetisti come la mia allieva Silja Samersky mi hanno spiegato che il gene e' come un camaleonte. E' vero che la biologia molecolare negli anni settanta e' riuscita a indagare direttamente il DNA, ma non si e' giunti per questo più vicini al famigerato "atomo della biologia".
Al contrario, tutti i tentativi di delimitare il gene e di definirlo hanno dovuto progressivamente essere abbandonati.
Gia' nel 1984 il genetista Raphael Falk ha riconosciuto questa indeterminatezza: "Ad ogni nuova conquista nel settore della biologia molecolare e' emerso che il gene non e' nient'altro che un ausilio intellettuale per l'organizzazione di dati. Nel nostro ramo scientifico e' stato prezioso procedere come se esistessero entita' chiamate "geni". Il gene, l'ho detto, non e' nulla più di una protesi concettuale.
Ma se la parola non indica niente di preciso, che cosa significa dunque nel linguaggio corrente ?
Un fatto e' certo: introdotto nella quotidianita', il termine si carica semanticamente, ha un effetto magico...
La capacita' di definire chiaramente la cosa svanì nella scienza allo stesso ritmo a cui strepitano i rozzi profani.
"In ogni cellula del nostro corpo ci sono i geni, che costituiscono l'intero progetto di costruzione dell'essere umano". Sempre più spesso il genoma diventa la spiegazione di una caratteristica, l'origine e la causa prima dell'esistenza, utilizzato per questo o per quello.
Riferito all'io, sostituisce la personalita', la morale, l'unicita' del mio essere-in-un-certo-modo e del mio comportamento con un'interpretazione biologica della mia condotta di vita.
3) "Io" e' una parola sostitutiva, un segno che "sostituisce" qualcosa per cui non esiste nessuna parola, e' un gesto linguistico che indica una percezione somatica di sé, strettamente collegata al corpo, qualcosa che so senza doverlo esprimere a parole, la prospettiva di una nazione costituita da genomi a due gambe presuppone che il gene diventi un corpo e questo grazie al discorso liturgico sulla fede del gene.
4) Il gene non e' una parola di plastica (la 'parola ameba' di Uwe Porksen, ndr). Non e' un termine polivalente, ma e' talmente incontrollato da non indicare nulla con esattezza, una parola suicida per chi la pronuncia.
Ogni volta che qualcuno ricorre alla parola "gene", si stacca un pezzo della sua autopercezione somatica e di lui/lei rimane un composto di elementi scartati dalla "scienza".
5) Il discorso sui geni, sulla genetica, sul genoma e' uno stimolo potente per fantasie malate e sogni angosciosi, e' assolutamente necessario riflettere su cio' che succede all'autocoscienza di una donna quando si sente come la madre potenziale di un ricettacolo di "geni sbagliati".
6) Quando la parola "gene" affiora in un discorso scientifico, chi e' in grado di leggere sa che in tutti i casi si accenna alla probabilita' di una correlazione, che corrisponde a un'osservazione condotta in base alle popolazioni. Le probabilita' statistiche si riferiscono per definizione al sopravvenire di eventi nella loro totalita'.
Una probabilita' calcolata si riferisce sempre solo al verificarsi di qualcosa in una popolazione, e mai e poi mai a una donna concreta o al suo futuro bambino.
Ma, inevitabilmente, le chiacchiere sui nostri geni, in Parlamento o nei media, hanno assunto un significato fuorviante, angosciante e doloroso per la persona, che considera il calcolo dei rischi come una divinazione scientifica.
Le chiacchiere sui geni hanno un effetto linguistico che si puo' paragonare ai retrovirus dell'Aids (?): un virus che circoscrive il "soma".

Concetti statistici come "rischio", "probabilita'", "informazione", "opzione" e "decisione" sono introdotti furtivamente nella quotidianita' come il cavallo di Troia.
La fede nel gene pretende che comprendiamo noi stessi e il prossimo come un sistema automatico e quindi gestibile, che attiva la propria autoresponsabilita' seguendo il relativo input.
Questa pretesa riguarda innanzi tutto le donne, non gli uomini. Poiché sono loro ad andare ai colloqui di consulenza genetica, incinte o spaventate dal cancro.
Soprattutto le donne incinte sono state indottrinate sull'esistenza e la forza dei "geni", al punto che i calcoli statistici non sembrano giungere dal computer, ma rispecchiare dati corporei reali.
Cio' che c'e' di più concreto, delicato e segreto nel soma femminile, si trasforma, nelle attivita' e nei discorsi pubblici, in simbolo della pretesa di un autoriferimento decorporeizzato senza precedenti.
Per combattere contro l'oblio in cui sta precipitando il nostro corpo, spero sia d'aiuto un radicale a-genetismo.
By Barbara Duden, 2002, stralci di Marco Sicco - Edizioni it. Bollati Boringhieri
Tratto da: traccefresche.info