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Mettere
al mondo un figlio non è una decisione che si
possa prendere alla leggera.
Il ritmo della nostra giornata, le nostre
incertezze, le nostre paure, le nostre esigenze,
tutto ci impone di riflettere. Ed è giusto.
Infatti , la presenza di un bambino assorbe per
parecchi anni tutta la nostra attenzione, e si
deve essere disposti a rinunciare a tanti momenti
della giornata che normalmente ci appagano.
Nell’affrontare l’arrivo di un bambino ci si
deve preparare a cambiare totalmente il nostro
stile di vita per adattarci al nuovo compito. In
compenso, però, si va incontro a una gioia così
grande, capace di annullare il disagio di ogni
rinuncia.
Ma il
desiderio di un figlio non può sottostare sempre
alla logica della ragione. E’ qualcosa di molto
forte, istintivo, “passionale”, che proviene
anche dalle regioni dell’inconscio, che a volte
fa irruzione nel legame di coppia magari proprio
nel momento meno opportuno.
E’
importante, comunque, riuscire a dare spazio anche
all’imprevisto e accettare che accada qualcosa
di non completamente programmato.
Una
volta avvenuto il concepimento, vivere la
gravidanza solo nell’ansiosa attesa di conoscere
finalmente il proprio bambino sarebbe perdere
l’occasione unica e irrepetibile di assaporare
il periodo di nove mesi come uno dei momenti più
ricchi e belli in termini di dialogo e di
affettività non solo nella relazione con il
bambino ma anche fra i futuri genitori.
LA
GENITORIALITA’
Sia
la madre che il padre intrecciano fantasie attorno
al bambino che verrà, ancora tutto da inventare,
processo interiore questo molto importante per
diventare genitori. Si prepara così anche uno
spazio mentale, affettivo, nel quale accogliere il
piccolo ospite.
L’uomo,
prima ancora che egli nasca, proietta sul figlio
una futura realtà, con contorni precisi, come i
comportamenti e i progetti che lo legheranno al
figlio. E’ quindi un modo molto attivo e
concreto di immaginare il figlio e la relazione
con lui basata sul ‘fare insieme’.
La
donna, invece, tende a immaginare il bambino
ancora come parte di sé, all’interno del suo
corpo e della sua mente. E, se lo immagina già
nato, è un bambino ancora molto piccolo, da
stringere fra le braccia, da nutrire, coprire,
riscaldare, coccolare……………
Comunque
, durante l’attesa, è bene non consolidare il
proprio desiderio che nasca un maschietto
piuttosto che una femminuccia. Se nasce una
bambina mentre i genitori desideravano tanto un
maschietto, la bambina percepisce di non essere
quel figlio che i genitori volevano, e questa
sensazione le potrebbe turbare l’esistenza.
Finché
la fantasia dei genitori si esprime in un
ventaglio molto ampio di possibilità,
l’avvenire del bambino rimane aperto, non
pregiudicato dai loro desideri. Se gli si lascia
spazio, sarà poi il bambino stesso a pretendere,
a poco a poco, di essere accettato per ciò che è
e non per ciò che avrebbe potuto essere: un
maschietto o una femminuccia.
Non
va comunque dimenticato che, mentre durante la
gravidanza, mamma e bambino formano un corpo
unico, al tempo stesso si tratta di due persone
distinte, ognuna con un proprio destino e un
proprio progetto di vita. Il bambino nasce infatti
libero, e costruire limiti per chi nasce libero è
un delitto.
Fino
che il bambino è piccolo, ingenuo e portato a
credere a tutti, è facile che venga a trovarsi
nella rete delle costrizioni, ma poi, a mano a
mano che ne prende coscienza, sente che gli manca
l’ossigeno, la luce e lo spazio vitale di cui ha
bisogno per la sua crescita. Ed è così che nasce
l’infelicità e la perdita della stima di sé,
che porta all’inversione di marcia. La strada in
salita diviene un percorso in discesa, un tragitto
di ripiego, un cammino all’inverso, una resa,
un’oscura ritirata. Di fronte a una disparità
di forze, il bambino si adegua per garantirsi la
sopravvivenza. Ma questa accettazione obbligata è
il seme della ribellione, della prepotenza e della
violenza. Un’incomprensione, infatti, può
rallentare una crescita più della mancanza di un
pasto. Per crescere ci vuole soprattutto Amore. La
mancanza di Amore, di gioia, di armonia con sé e
con gli altri porta inevitabilmente alla malattia
e alla rottura del proprio equilibrio.
Oggi
il desiderio di paternità è più legato a
sentimenti, sogni, fantasie, spesso inconsci.
Il figlio che l’uomo desidera è un bambino
immaginario, come la parte migliore di sé, ciò
che avrebbe voluto essere e non è stato, un
bambino al quale dare tutto ciò che avrebbe
voluto avere e che non ha avuto. E questo rende
l’uomo più incline a raccogliere i messaggi e
le fantasie inconsce, legate a un sogno di
paternità più affettivo che sociale.
Ora
sta emergendo una nuova figura di padre, un padre
che sa scendere dal suo piedestallo per vivere in
sintonia con la propria donna e il proprio
bambino. Questo nuovo padre è più a contatto con
le esperienze quotidiane, anche perché oggi
l’uomo è più capace di un tempo di accettare e
utilizzare le componenti “femminili” della
propria personalità, come la tenerezza.
Si
tratta di una trasformazione del tutto nuova,
ancora in atto.
C’è
anche una maggiore capacità da parte dell’uomo
di condividere quel misterioso evento che la donna
vive dentro di sé con la gravidanza. E lo
dimostra in molti modi, anche attraverso la
tenerezza del contatto corporeo, della vicinanza
fisica e non solo sessuale, come quando accarezza
il pancione o vi accosta l’orecchio per sentire
il battito cardiaco del bambino.
Il
padre partecipa alla felicità, alla
soddisfazione, all’orgoglio della donna per il
bambino che cresce dentro di lei. Ma anche alle
sue ansie, alle sue preoccupazioni. La accompagna
dal ginecologo, ai corsi di preparazione al parto,
sceglie con lei il corredino, la culla, il nome,
Si sente meno lontano dal bambino anche attraverso
la visibilità dell’ecografia. .
Si
tratta di un fenomeno di costume che rivela un
profondo cambiamento, una partecipazione molto più
intensa dell’uomo alla gravidanza su tutti i
piani: fisico e affettivo.
Comunque,
diventare genitori non è un episodio circoscritto
nel tempo, ma dura tutta la vita e comprende i
compiti collegati ai ruoli e alla posizione che
ciascun soggetto occupa all’interno del sistema
familiare.
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