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CELIACHIA:
e' anche nota come
enteropatia da
Glutine
La celiachia venne
nominata per la prima volta da Areto di Cappadocia, che nel
250 d.C. scriveva dei koiliakos, “coloro che soffrono
negli intestini”.
Nel 1856, Francis Adams tradusse questo
termine dal greco all’inglese, coniando l’espressione
“celiaci”.
Pochi anni dopo, nel 1888, Samuel Gee descrisse i sintomi
dettagliati di questa condizione sia negli adulti che nei
bambini, predicendo che l’unico trattamento consistesse
nella dieta adeguata, con pochi alimenti derivati dalla
farina. Solo a metà del XX secolo però fu chiarito che la
celiachia si manifesta in alcune persone in seguito
all’ingestione di proteine del grano, che danneggiano in
quei casi la
mucosa intestinale, per cause ben
precise:
alterazione del pH intestinale, del
sistema enzimatico (enzimi)
e della flora batterica
(disbiosi), dell'infiammazione
dei
villi della mucosa intestinale (atrofia dei
villi, iperplasia delle cripte, infiltrazione da parte di
linfociti), dovute a
Vaccinazioni,
farmaci,
alimenti
inadatti. Proprio la mancanza di determinati enzimi e
batteri autoctoni, la celiachia si manifesta,
in quanto certe sostanze del grano non vengono ben
metabolizzate e quindi si scatena la reazione anomala
immune.
Commento
NdR: e' vero il contrario
e' l'immunodepressione
+ l'infiammazione
che co-generano la
celiachia
Cosa è la
Celiachia: ci dicono i medici allopati, è un’intolleranza permanente al
Glutine, sostanza proteica presente nel Grano, frumento, farro, kamut, orzo,
avena, segale, spelta e triticale.
L’incidenza di questa
intolleranza in Italia è stimata in un soggetto ogni 100/150
persone ed e' in forte crescita, specie nei bambini dopo le
vaccinazioni di
routine....
I celiaci potenzialmente sarebbero quindi 500 mila,
ma ne sono stati diagnosticati solo 35 mila.
Essa e' una malattia non piu' rara di cui molti aspetti
sono ancora da chiarire. Si è scoperto che l’intolleranza è
in realtà rivolta verso una proteina del glutine, la
gliadina, e che il meccanismo coinvolge il
sistema
immunitario.
Le strutture colpite si trovano in varie sedi compresa
la pelle, ma principalmente a livello dell’intestino, dove
si verifica un assottigliamento della parete,
mucosa
intestinale e quindi nei
villi.
Ogni anno
vengono effettuate cinque mila nuove diagnosi ed ogni
anno si trovano 2.800 bambini che manifestano facilmente celiachia,
e "stranamente"
DOPO le
vaccinazioni di
routine, con un incremento annuo del 9%, per l'alterazione
della flora batterica
intestinale, degli
enzimi
e del pH
digestivo e dei
villi della mucosa intestinale.
La celiachia potrebbe avere un’origine infettiva, cosi'
dicono i piu' recenti studi della medicina ufficiale:
"sarebbe" causata da un
Rotavirus, in soggetti geneticamente predisposti,
e a rivelarlo è proprio una ricerca italiana, appena
pubblicata sulla rivista
Plos Medicine, ma cio' che hanno trovato come
causa, il "rotavirus", e' solamente un effetto
NON
causale della cosiddetta impropriamente "malattia"
in realtà solo sintomo, la quale
e' dovuta in
grandissima parte alle
vaccinazioni
dei
bambini che determinano
tutto il grave
scompenso intestinale (e non solo questo, ma
molto altro, cioe'
stress ossidativo) all'origine della grave e
cosiddetta "malattia".
vedi: Aumento
delle allergie ed asma nei bambini +
Bambini
sempre piu' malati con i vaccini +
Contenuto dei
vaccini +
Malattie gastrointestinali +
Malattie dai
vaccini +
Militari
ammalati dai vaccini ecc.
Ciò che varia nella celiachia è il danno: può andare
dall'atrofia all'appiattimento dei villi e poi quello che
varia da individuo ad individuo, è l'estensione del danno. Di solito i pazienti hanno
atrofia nel duodeno e parte dell'ileo. Per vedere
l'estensione si utilizza il bario e si fa un esame
radiografico. Ad una completa atrofia si ha un quadro di
malassorbimento molto
grave.
Non sempre la celiachia si presenta in modo chiaro. Un tipo
di celiachia, definita silente,
è pressoché asintomatica (cioè priva di sintomi). Ugualmente
subdola è la forma definita atipica che ha
sintomi diversi e prevalentemente non riferibili all’
intestino, come ad esempio l’ anemia o la dermatite
erpetiforme.
Tali sintomi sono
principalmente: bassa statura, anemia da carenza di ferro
e/o acido folico, rachitismo, osteomalacia, osteoporosi,
ipoplasia dello smalto dentario, artrite ed artralgia,
ipertransaminasemia, afte orali recidivanti.
In molti casi la celiachia e' associata ad altre
patologie come la
Sclerosi, la
distrofia, la
polio
da vaccino, l'anemia, il
diabete mellito
insulino-dipendente, le dermatiti
(questa molto probabilmente, e' una manifestazione associata
alla celiachia, se non una manifestazione della celiachia
stessa), candidosi,
catarro, tosse, raffreddori
frequenti,
asma,
allergie, ecc.;
La celiachia è inoltre particolarmente frequente anche in pazienti
affetti da
Sindrome di Down,
Sindrome di Williams e Sindrome
di Turner, ecc.,
Sindrome di Turner, tutte malattie prevalentemente generate dai
Vaccini
e/o dalle
mutazioni
genetiche (occulte) da essi (i vaccini) indotte nei
genitori dei bambini lesi per slatentizzazione della
mutazione ereditata.
La celiachia che
gli studiosi definiscono tipica, però, ha
una sintomatologia ben identificabile: arresto della
crescita (nei bambini dopo lo svezzamento), diarrea,
debolezza, perdita di peso, gonfiore addominale e turbe
dell’ umore.
La forma classica si
presenta tra i 6 e i 20 mesi di vita (proprio i
tempi - in genere dai 3 mesi in avanti - in cui si
effettuano le prime
profilassi
vaccinali)
con
diarrea
cronica, feci semiliquide e maleodoranti, distensione
addominale. Il bambino ha di solito una crescita normale nei
primi mesi di vita; a distanza di qualche settimana o mese
dall’introduzione del glutine nella dieta (prime pastine,
semolino, biscotti), comincia a presentare arresto della
crescita o calo di peso.
Il bambino appare magro, pallido con masse muscolari
ridotte, addome globoso e manifesta spesso irritazione.
In alcuni casi invece di presentare diarrea ci può essere
una stitichezza
intrattabile. Talora, seppur raramente, la malattia viene
diagnosticata per l’insorgenza di una “crisi celiaca”
caratterizzata da diarrea profusa, disidratazione e shock, a
volte scatenata da un episodio infettivo intercorrente.
Anche
intorno ai 12-14 anni, dopo la profilassi
vaccinale per l'epatite
B, diversi bambini si ritrovano celiachi !
La CELIACHIA nel BAMBINO
Sintomi e segni clinici che fanno
sospettare una malattia celiaca in età pediatrica sono:
Diarrea, Vomito, Distensione addominale, Diminuzione del
pannicolo adiposo (glutei a borsa di tabacco), Anoressia,
Irritabilità, Arresto della crescita, Calo ponderale
MANIFESTAZIONI CUTANEE - L’espressione cutanea della
Malattia Celiaca sinsu strictu è abbastanza limitata
e consistente prevalentemente in: Xerosi, Dermatite
eczematoide, Papule eritematose, Lesioni vescicolari e
vescico-bollose, Placche orticarioidi, Erosioni e lesioni
crostose, Porpora da angiopsatirosi (fragilità capillare),
Diradamento annessi piliferi (Lichen plano-pilare), Telogen
effluvium, Alopecia, Vitiligine, Discromie, Dermatosi “Atopic-like”,
Edema delle caviglie, Erythema Elevatum Diutinum
(associazione frequente), Dermatosi pustolosa amicrobica
(associazione), Psoriasi (associazione), Dermatosi a IgA
lineari (associazione), Dermatite Erpetiforme
Altre manifestazioni: Diabete mellito
Due tra le più gravi e diffuse patologie legate
all’alimentazione,
celiachia e
diabete di tipo 1, sarebbero legate tra
loro.
Non solo: all’origine di entrambe queste malattie pare ci
siano importanti "influenze" derivanti dal fattore
ambientale, ma per cause precise endogene, cause che abbiamo
gia' prima ampiamente illustrato.
Mucosa buccale: stomatiti ricorrenti con afte, Ipoplasia
dello smalto (facilità alle carie), Prurito anale,
Manifestazioni ginecologiche
Questi sintomi o malattie, sono facilmente scatenate
anch'esse dai
vaccini, per
l'alterazione di:
pH +
enzimi +
flora batterica
intestinale con conseguenze
perenni anche
gravi per l'instaurazione
nell'organismo dello
stress ossidativo !
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ECCEZIONALE SCOPERTA !
UNA PROTEINA DEL
GRANO INNESCA NEURO-INFIAMMAZIONE
NELLE MALATTIE CRONICHE COME LA
SCLEROSI MULTIPLA - Vienna, 17 ottobre 2016
Gli scienziati hanno
scoperto che una proteina del frumento innesca l'infiammazione
delle malattie croniche, come la sclerosi multipla, l'asma e
l'artrite reumatoide, e contribuisce anche allo sviluppo di
non-celiaci sensibilità al glutine.
Con gli studi precedenti comunemente concentrandosi su di
glutine e il suo impatto sulla salute dell'apparato
digerente, questa nuova ricerca, presentata alla UEG Week
2016, accende i riflettori su una diversa famiglia di
proteine che si trovano in inibitori amilasi-tripsina di
grano chiamato (ATIS). Lo studio mostra che il consumo di
ATI può portare allo sviluppo di
infiammazione
in tessuti dell'intestino, tra linfonodi, reni, milza e
cervello. L'evidenza suggerisce che ATI può peggiorare i
sintomi di artrite reumatoide, la sclerosi multipla, l'asma,
lupus e steatosi epatica non alcolica, così come la
malattia
infiammatoria
intestinale, specialmente nei soggetti
vaccinati
!
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DIAGNOSTICA
Una diagnosi sintomatologica della
celiachia è difficile,
perché i sintomi sono troppo simili a quelli di
altre malattie, tra le quali numerose malattie che
interessano l'intestino ma anche forme di stanchezza
cronica e di depressione. Inoltre, in una
percentuale non piccola dei casi, la celiachia
non sviluppa alcun sintomo evidente ma comporta comunque un
danneggiamento dei tessuti intestinali.
In virtù di tale complessita', appare quindi
facilmente comprensibile come la multiformità del quadro
clinico del celiaco,renda necessario l'utilizzo di
tests diagnostici altamente sensibili e specifici,
dal momento che anche nei casi di malattia celiaca con
classica sindrome da
malassorbimento i test comunemente usati (test da
carico di xilosio, dosaggio dei grassi fecali, esami
ematochimici come emocromo, sideremia, ferritinemia,
folatemia, albuminemia, calcemia, magnesiemia, kaliemia,
colesterolemia, trigliceridemia) presentano tutti
sensibilità e specificità francamente
insoddisfacenti.
Nuovo test fai-da-te - E'un test veloce e
attendibile da fare a casa in cinque minuti.
E' questa l'ultima novità nella lotta all'intolleranza al
glutine; il kit è acquistabile in farmacia e non è
necessaria la ricetta medica.
Si utilizza una goccia di sangue e una striscia
imbevuta di reagente e consente di individuare la
presenza di anticorpi IgA.
I risultati del test sono affidabili: quando però risultino
positivi devono essere sempre confermati attraverso esami
tradizionali.
Partendo dal concetto che la diagnosi di malattia celiaca
si basa fondamentalmente, per la
medicina allopatica,
sull'esame istologico della biopsia dell'intestino
tenue, con una tecnica invasiva
(esofagogastroduodenoscopia),
fatta in anestesia totale,
in questa rassegna descriveremo quelli che sono
attualmente i test diagnostici più usati, suddividendo la
diagnostica in non invasiva ed invasiva.
La biopsia viene considerata
positiva per celiachia quando mostra una atrofia totale o
parziale della mucosa intestinale.
Vedi per i vari test:
http://www.gastronet.it/scientifico/approfondimento/celiachia/cap2/
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Celiachia, un test per la
diagnosi precoce - Studio dell’Istituto Gaslini di
Genova
La chiave per riconoscere la malattia è una proteina che
stimola la produzione di anticorpi in presenza di Rotavirus
- Milano (I) 15 Mag. 2013
La celiachia è una malattia infiammatoria cronica
dell’intestino tenue, dovuta a una intolleranza al glutine
(una proteina contenuta in alcuni cereali: frumento, farro,
orzo, segale, avena) assunto attraverso la dieta. La
celiachia è una malattia a predisposizione genetica, ciò
significa che alcune persone alla nascita hanno i geni che
favoriscono la comparsa del disturbo (NdR: ma solo se
vi sono cofattori es.: le
vaccinazioni ed altro...).
Chi ha i geni predisponenti (HLA DQ2/DQ8) non è detto che si
ammali per forza, infatti, non si tratta di una malattia
genetica, dove la trasmissione di un gene alterato fa
nascere bambini con la malattia, mentre l’assenza di questi
geni preclude la possibilità di contrarre la patologia.
Secondo l’Associazione Italiana Celiachia, i celiaci
italiani potrebbero essere 600.000, ma si arriva a una
diagnosi solo in un caso ogni 7 persone affette da
celiachia. Attualmente sono stati diagnosticati 135.800 casi
(rapporto Ministero Salute 2011), l’incremento annuo è del
19 per cento.
C’è una nuova, potenziale spia che potrebbe aiutare a
svelare precocemente la celiachia, superando le attuali
difficoltà nel riconoscimento della malattia. L’hanno
individuata i ricercatori dell’Istituto Gaslini di Genova in
collaborazione con l’Università di Verona.
Il test, da eseguire esclusivamente nei soggetti
geneticamente predisposti a sviluppare la malattia (la sola
predisposizione genetica non basta però per ammalarsi),
permette la diagnosi precoce di celiachia e può aiutare a
diagnosticare i casi in cui i sintomi sono particolarmente
sfumati o la patologia non dà alcun segno della sua
presenza. La chiave per riconoscere la malattia si chiama
VP7, ed è una proteina che stimola la produzione di
anticorpi specifici in seguito all’infezione da Rotavirus.
Questi anticorpi vengono infatti prodotti solamente nelle
persone affette da celiachia e non nei soggetti sani.
Con un semplice esame del sangue, quindi, si può sperare di
individuare la patologia, ben prima che i normali esami come
la rilevazione della transglutaminasi risultino positivi.
La ricerca, condotta da Antonio Puccetti, ricercatore del
Laboratorio di Immunologia Clinica e Sperimentale
dell’Istituto Giannina Gaslini di Genova, in collaborazione
con Claudio Lunardi e Giovanna Zanoni dell’Università di
Verona, è stata pubblicata sulla rivista Immunologic
Research. Il nuovo studio nasce da una precedente indagine,
in cui i ricercatori dell’Istituto Gaslini e dell’Università
di Verona avevano scoperto alcuni anni fa che l’infezione da
Rotavirus può scatenare l’insorgenza della celiachia.
In questo lavoro è stata studiata per diversi anni una
casistica di oltre trecento bambini geneticamente
predisposti a sviluppare la celiachia. Circa il dieci per
cento dei soggetti analizzati ha sviluppato la malattia nel
corso del monitoraggio.
I ricercatori hanno dimostrato che nel sangue di questi
bambini erano presenti anticorpi diretti contro la proteina
VP7 del Rotavirus, che comparivano anche dieci anni prima
dell’insorgenza della malattia.
«Durante lo studio, solo i bambini che si ammalavano di
celiachia presentavano anticorpi diretti contro la proteina
Vp7 del rotavirus - spiega Puccetti -. Abbiamo osservato che
gli anticorpi anti-Vp7 comparivano diverso tempo prima
dell’esordio della malattia e prima degli anticorpi
anti-transglutaminasi che vengono utilizzati per la diagnosi
della celiachia. Abbiamo quindi messo a punto un test
semplice e di facile esecuzione per prevedere l’insorgenza
della malattia celiaca nei soggetti geneticamente
predisposti».
Questo test si basa sulla determinazione nel siero di
anticorpi diretti contro la proteina VP7 del Rotavirus, è
positivo prima dell’esordio della malattia e prima della
comparsa degli anticorpi anti-transglutaminasi. «Il test
realizzato al Gaslini si può eseguire con una semplice
analisi del sangue, al momento è disponibile solo presso il
nostro laboratorio di ricerca, ma potrebbe diventare in
tempi brevi un kit diagnostico commerciale - precisa
Puccetti -. Il test infatti è stato messo a punto in un
formato che è facilmente adattabile anche a scopi
commerciali» - continua Puccetti-: «La diagnosi di celiachia
oggi disponibile si basa sulla presenza nel sangue di
particolari anticorpi diretti contro un enzima (Transglutaminasi)
che agisce sul glutine, e su una biopsia eseguita con
gastroscopia - spiega Lorenzo Moretta, direttore scientifico
dell’Istituto Gaslini -. Questo studio rappresenta quindi un
importante passo avanti per una diagnosi precoce di
celiachia e può essere particolarmente utile in caso di
celiachia con sintomatologia atipica extraintestinale o nei
casi di celiachia silente. Ricordiamo che la celiachia è una
patologia subdola, che può portare danni notevoli a un
organismo in accrescimento, pertanto una diagnosi precoce è
di particolare rilevanza».
By Paola Santamaria - Tratto da: corriere.it
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Diagnosi celiachia: promettente
test del sangue, bocciate le linee guida
– 23 Gen. 2014
Sulla diagnosi della celiachia giungono quasi insieme i
risultati di due studi dagli esiti di segno opposto.
La notizia positiva è che studiosi del
Walter and Eliza Hall Institute, a Parkville
(Australia), hanno sperimentato con successo su 48 persone
un test del sangue promettente per l’identificazione della
malattia senza ricorso alla biopsia intestinale (1).
«Questo test» ha spiegato Jason Tye-Din, uno dei ricercatori
«ha dimostrato di essere accurato e di dare risposte entro
24 ore, limitando così l'assunzione del
glutine da parte del paziente a soli 3 giorni, a
differenza di quanto accade con la biopsia intestinale che
la richiede invece per settimane o mesi».
Il test si basa sulla rilevazione immunoenzimatica di
citochine nel sangue intero (interferone-gamma e IP-10) che
sono rilasciate in proporzione alla presenza di cellule T
reattive al glutine dopo test di stimolo.
Il metodo, da validare su scala più ampia, ha dimostrato una
sensibilità del 94% e una specificità del 100%. Sono dati
che, forse, mitigano la negatività degli esiti di uno studio
svedese, secondo cui le attuali linee guida per individuare
la malattia celiaca non diagnosticata dallo screening nella
popolazione pediatrica sono inadeguate. «Vari studi hanno
presentato strategie di case-finding attivo, concludendo che
erano efficaci perché si evidenziava un’aumentata incidenza
di diagnosi nel gruppo sottoposto a esame» scrivono Anna
Rosén dell’università di Umeå e colleghi. «Ma queste
ricerche avevano molti limiti, come la carenza di gruppi di
controllo». Nell’attuale studio sono stati coinvolti in
tutta la nazione 7.054 dodicenni e 6.294 genitori che hanno
compilato questionari sulla frequenza dei sintomi e delle
condizioni associate alla celiachia.
Quando i ricercatori hanno confrontato le risposte al
questionario dei bambini con celiachia con quelli senza, non
hanno trovato alcuna differenza significativa nella
frequenza dei rispettivi sintomi (2,1% vs 2,1%; P = 0,930)
così come nella frequenza delle condizioni associate alla
malattia (3,6% vs 2,1%; P = 0,07).
La sensibilità del questionario si è attestata al 38%, la
specificità al 63%, il valore predittivo positivo al 2%,
quello negativo al 98%.
«I nostri dati» concludono gli autori «indicano che un
questionario riguardante i sintomi non può essere utilizzato
per distinguere i bambini con celiachia non diagnosticata
dai loro coetanei senza malattia».
Fonte:
Clin Exp Immunol, 2014 Jan 3. [Epub ahead of print]
By Arturo Zenorini – Tratto da: doctor33.it
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Le sorprese
della celiachia – Set. 2009
Lo studio di una grave patologia di origine alimentare ha
portato alla luce un processo che potrebbe essere alla base
di molte
malattie autoimmuni.
La celiachia è un disturbo autoimmune con-causato
dall'ingestione di
glutine,
la principale proteina del grano, o da proteine simili
presenti in altri cereali.
Ricerche mirate a identificarne le vere cause
indicano che il disturbo si sviluppa quando una persona
vaccinata
ed esposta al glutine ha
anche una ipersensibilita’, dovuta anche alla
irritabilita’ della mucosa intestinale - per il mutato
pH
digestivo ed alterazione del sistema
enzimatico e quello della
flora batterica
indotte dai
Vaccini,
che dopo qualche giorno determina una parete intestinale
insolitamente permeabile,
che genera malassorbimento
e di fatto malnutrizione cellulare e corporea, quindi
il bambino non cresce normalmente od altri sintomi di altre
malattie, compaiono.....
Questo terzetto di cofattori - un innesco ambientale
con il
vaccino =
irritazione
della
mucosa intestinale ed alterazione della flora e
del pH, manifestano e creano un intestino permeabile -
ma queste alterazioni sono alla base anche di tutte altre malattie
autoimmuni
e quelle
gastrointestinali e che a loro, volta creano
vedi:
Meccanismo dei Danni dei Vaccini
Celiachia, due studi aprono dubbi sul ruolo del glutine
– Ottobre 2014
Due nuove ricerche sulla celiachia pubblicate sul New
England hanno fatto fragore nel mondo scientifico per le
conclusioni inattese alle quali sono giunti.
Un primo studio italiano, coordinato da Elena Lionetti,
ricercatrice dell'Università di Catania, si era posto
l'obiettivo di verificare se l'età alla quale fosse
introdotto il glutine nella dieta potesse influire sulla
probabilità di sviluppare la malattia autoimmune. È stato
pertanto eliminato l'alimento dalla dieta dalla nascita per
un anno. La ritardata esposizione al glutine non ha però
determinato alcuna differenza a lungo termine, e così
neppure l'allattamento al seno: in alcuni casi si è
dilazionata l'insorgenza della malattia, ma non si ha avuto
un freno al suo sviluppo. Nessuna modificazione si è
determinata anche ricorrendo all'allattamento al seno. Il
dato positivo della ricerca è consistito
nell'identificazione di un genotipo di antigene di
istocompatibilità (Hla) ad alto rischio che, rispetto a un
Hla di rischio standard, costituisce un importante fattore
predittivo di malattia.
Nella seconda ricerca, guidata da Sabine L. Vriezinga,
pediatra gastroenterologa del Centro medico universitario di
Leida (Olanda), che ha coinvolto quasi 1.000 bambini ad alto
rischio (con almeno un familiare di primo grado positivo) si
è voluta verificare la tesi secondo cui introducendo piccole
quantità di glutine nell'alimentazione del neonato tra il 4°
e il 6° mese vi è la possibilità di ridurre il rischio di
celiachia. Rispetto al placebo, tale intervento non ha
ridotto però il rischio di malattia celiaca entro l'età di 3
anni. Questi insuccessi sono preoccupanti, considerando che
la malattia è in costante aumento.
Ci sono anche studi di confronto sulle moderne preparazioni
del grano e del pane rispetto a quelle antiche, ipotizzando
queste ultime meno immunogeniche. “La lezione tratta da
questi studi “ ha commentato Alessio Fasano, direttore del
Center for celiac research al Massageneral Hospital for
children di Boston “è che vi è qualcos'altro oltre il
glutine nell'ambiente che può alla fine far tendere queste
persone da tolleranti alla risposta immune al glutine a
soggetti che sviluppano la celiachia”. I sospetti di Fasano
ricadono sui moderni cibi "iperprocessati" con possibile
modificazione in senso patologico del
microbioma intestinale.
Commento NdR: questi ultimi sospetti sono esattamente
cio’ che afferma da sempre la Medicina Naturale:
l’alterazione della flora autoctona e del sistema enzimatico
sono la base fisiologica anche e non solo della celiachia,
ma di tutte le malattie gastrointestinali e guarda caso, una
delle cause piu’ importanti di questa alterazione sono i
vaccini propinati in tenera eta’ !
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Dalla risposta infiammatoria alla celiachia - Feb. 2011
E' il primo studio a identificare un anomalo cammino
biochimico come fattore eziologico della perdita di
tolleranza agli antigeni presenti negli alimenti.
Bloccando un fattore che attiva la risposta immunitaria
umana contro i batteri intestinali o alcuni cibi è possibile
prevenire lo sviluppo della malattia celiaca nei soggetti
più a rischio: è questa la conclusione di uno studio apparso
sulla rivista Nature.
L’attenzione dei ricercatori era focalizzata su due
sostanze, l’interleuchina 15 e l’acido retinoico, un
derivato della vitamina A, in grado di agire come fattori
scatenanti della risposta infiammatoria al glutine, una
proteina molto diffusa nei cereali e largamente utilizzata
nell’industria alimentare, che è all’origine della malattia
celiaca.
“Abbiamo riscontrato come elevati livelli di IL-15
nell'intestino siano in grado di dare il via ai primi stadi
della malattia celiaca in coloro che sono geneticamente più
suscettibili”, ha spiegato Bana Jabri, professore associato
di medicina e patologia, condirettore del
Digestive Disease Research Core Center e membro del
Celiac Disease Center e del
Comprehensive Cancer Center dell'Università di
Chicago. “Il nostro studio dimostra inoltre che nel
trattamento delle patologie infiammatorie intestinali, la
vitamina A e i suoi metaboliti dell'acido retinoico sono
più probabilmente nocivi
che benefici”.
“In un ambiente intestinale stressato - sottolineano gli
autori – l'acido retinoico che si riteneva diminuire
l'infiammazione dell'intestino, si comporta come un
adiuvante in grado di promuovere e non di prevenire le
risposte infiammatorie cellulari e umorali all'antigene
ingerito.”
Questo effetto pro-infiamatorio in un intestino stressato
aiuta a comprendere le connessioni tra i metaboliti della
vitamina A prescritti per il trattamento del'acne severa e
l'insorgenza della malattia infiammatoria dell'intestino.
"Questo studio è
il primo a identificare un anomalo cammino biochimico come
fattore eziologico della perdita di tolleranza agli antigeni
presenti negli alimenti", ha concluso Jabri. "Quale tipo di
disregolazione sia responsabile delle allergie alimentari,
purtroppo, non è ancora noto". (fc)
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
Commento NdR: ….non e’ ancora noto….ai
medici impreparati
della medicina
ufficiale; mentre a coloro che seguono la
medicina naturale
e’ ben noto da sempre….sono i
VACCINI propinati
ai bambini, che destabilizzando
intestino, sistema
enzimatico e
flora batterica oltre al
sistema immunitario, ecc. creano i fatti
infiammatori, che sono alla base anche e
non solo della celiachia.
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CNR: Glutine, una nuova tecnica ne trova le tracce minime
– 23/12/2014
Un sistema sviluppato dai ricercatori di alcuni Istituti Cnr
consentirà di rilevare la presenza di questa sostanza negli
alimenti con una sensibilità cento volte superiore a quella
attuale. Importanti applicazioni sono previste in campo
biomedico, ambientale e alimentare. La ricerca è pubblicata
su Nature Communications.
Una tecnica basata sull’effetto
piroelettrico consentirà di rilevare tracce minime di
glutine negli alimenti, con un’elevata sensibilità che potrà
rendere più sicura l’assunzione di alimenti da parte delle
persone affette da celiachia. L’innovativa tecnica è frutto
della collaborazione tra diversi Istituti del Consiglio
nazionale delle ricerche: Istituto nazionale di ottica (Ino-Cnr),
Istituto di biochimica delle proteine (Ibp-Cnr), Istituto di
scienze dell’alimentazione (Isa-Cnr), Istituto di
microelettronica e microsistemi (Imm-Cnr), Istituto di
cibernetica (Icib-Cnr). I risultati della ricerca sono
pubblicati sulla rivista scientifica Nature Communications.
“La tecnica è basata sull’utilizzo dell’effetto
piroelettrico, cioè la formazione temporanea di cariche
elettriche di segno opposto, per accumulare su un supporto
ad hoc molecole presenti in tracce, che divengono così
rilevabili tramite uno strumento di lettura a scansione, ad
esempio uno scanner in fluorescenza”, spiega Simonetta
Grilli dell’Ino-Cnr. “Immaginando le proteine di gliadina,
principali componenti del glutine, come delle piccole
lampadine disperse in un liquido, il nostro metodo riesce ad
accumularle su una superficie micrometrica (1 millesimo di
millimetro), centuplicando il livello di luce rilevabile
rispetto a quanto avviene con un dispensatore
convenzionale”.
Il funzionamento basato sull’effetto piroelettrico consente
quindi di prelevare e accumulare piccolissimi volumi di
liquido. “I risultati ottenuti con la nuova tecnica
presentano una sensibilità di rilevazione pari a 0.005 parti
per milione (ppm) di gliadine, principali proteine
responsabili della celiachia, rispetto ai 0.3 ppm delle
migliori tecniche reperibili in commercio, ovvero con un
miglioramento di circa cento volte. Quindi potrebbe
essere di grande aiuto nella produzione di alimenti
etichettati ‘gluten free’ per rilevare tracce minime di
contaminazione non rilevabili con tecniche tradizionali, ma
la cui ingestione può comportare danni anche gravi al
soggetto celiaco”.
Il lavoro è stato sviluppato nell’ambito di un Progetto di
ricerca nazionale finanziato dal ministero dell’Istruzione,
dell’università e della ricerca, nell’ambito del Fondo per
gli investimenti della ricerca di base, con un
coinvolgimento fortemente interdisciplinare. “Il nostro
obiettivo ora è di miniaturizzare il sistema di accumulo
piroelettrico per renderlo più compatto e fruibile da
personale non specializzato, senza ricorrere a lunghe e
dispendiose analisi in laboratorio”, conclude Pietro
Ferraro, responsabile del gruppo di ricerca e neo-direttore
dell’Icib-Cnr, “che si inserisce molto bene nella nuova
missione dell’Istituto di cibernetica”.
Tratto da: lescienze.it
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Celiachia:
ha legami anche con
disturbi sistema immunitario?
Individuati nella
celiachia quattro aspetti dei disturbi del
sistema
immunitario che possono determinare
l'insorgere della malattia. Lo ha annunciato un gruppo di
ricercatori internazionali in uno studio pubblicato sulla
rivista Nature Genetics e riportato dal notiziario Cordis.
I risultati potrebbe condurre alla messa a punto di nuovi
trattamenti farmacologici per la patologia celiaca e per il
diabete
di tipo 1, associato a essa.
Lo studio è stato finanziato mediante il progetto "COPACETIC"
("COPD - chronic obstructive pulmonary disease - pathology:
addressing critical gaps, early treatment and innovative
concepts") che ha ricevuto fondi per 2,98 milioni di euro in
riferimento al tema 'Salute' del Settimo Programma Quadro (VII
PQ).
E' stato inoltre finanziato tramite le azioni Marie Curie,
nell'ambito del Sesto Programma Quadro (VI PQ).
La celiachia è una
malattia autoimmune a carico dell'intestino.
E' causata dall'intolleranza al
glutine,
la sostanza gommosa presente anche in frumento, orzo e
segale.
L'intolleranza al
glutine è piuttosto diffusa e coinvolge
circa 1 soggetto su 300, sia in Europa che negli Stati
Uniti. I soggetti colpiti da questa malattia, che provoca
una riduzione
dell'assorbimento delle
sostanze nutritive,
trovano beneficio dall'eliminazione di tutti i prodotti
contenenti glutine - tra i quali anche alimenti comuni come
pane e pasta - dalla loro alimentazione.
L'inizio della celiachia coincide con il momento in cui il
glutine contenuto nel cibo scatena una reazione avversa
nell'intestino
tenue. Sebbene possa essere diagnosticata a
qualsiasi età, la malattia può insorgere nei primi anni
di vita e spesso si sviluppa nei neonati che sono appena
stati svezzati (NdR: dal 3° mese in avanti,
cioe' subito DOPO le
prime
vaccinazioni
subite !) e che hanno iniziato ad assumere alimenti a
base di cereali.
Tra i sintomi ci sono gonfiore addominale,
stipsi e una
pronunciata
astenia. La malattia è associata ad alcuni
problemi della
tiroide e alla
rettocolite ulcerosa, una patologia
infiammatoria a
carico dell'intestino.
Se non curata, la celiachia può determinare l'insorgenza
dell'anemia,
della
sindrome da
stanchezza cronica, dell'atrofia
ossea e causare calo ponderale. (NdR: cioe' la
Riduzione del peso corporeo. Può
essere fisiologico in seguito ad aumento dell'attività
sportiva, a variazioni della dieta alimentare ecc., oppure
sintomo di malattia organica o psichica).
"Ora abbiamo la possibilità - ha
detto David Heel dell'Istituto
Barts and the London School of Medicine and Dentistry
(Regno Unito) - di comprendere determinati disturbi
immunitari che portano all'insorgenza della celiachia. Tra
questi, è compreso anche il modo in cui le
cellule
T reagiscono alle
proteine tossiche del
frumento, il modo in cui la
ghiandola
timo elimina queste stesse cellule durante
l'infanzia e il modo in cui l'organismo reagisce alle
infezioni virali".
"Abbiamo capito che molti di questi fattori di rischio di
natura genetica - ha continuato - alterano la quantità di
questi
geni del sistema immunitario prodotti dalle
cellule. I dati lasciano
inoltre supporre che la celiachia è causata da centinaia di
fattori di rischio di natura genetica; ora come ora possiamo
intuire circa la metà di questi rischi".
Un importante risultato, tra quelli ottenuti nell'ambito
dello studio, è stato l'aver rilevato una prova
dell'esistenza di un rischio condiviso tra i geni associati
alla celiachia e altre patologie croniche immunologiche
piuttosto diffuse. Il team ha già messo in evidenza
l'esistenza di un legame tra la celiachia e il diabete di
tipo 1 e tra la celiachia e l'artrite reumatoide.
Tratto da paginemediche.it
Commento NdR: ci volevano questi studi per confermare
un’ennesima volta che la celiachia
e’ figlia anche e non solo
dell’immunodepressione
? e che cosa produce specie ai
bambini
l’ immunodepressione
? .....
......i
VACCINI….grazie a
Big Pharma che....
ringrazia per i
nuovi clienti acquisiti….per
tutta la vita….
vedi:
Danni dei vaccini - 1
+
Danni dei vaccini - 2
+
Danni dei vaccini - 3
+
Danni dei vaccini -
4
Mutazioni genetiche del Grano
=
OGM +
DIGESTIONE
+
Intolleranze Alimentari +
Grano duro e
Glutine
+
Candida
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CELIACHIA e
GLUTINE
La ricerca effettuata da gastroenterologi della
Mayo
Clinic, uno dei più prestigiosi ospedali al mondo, è
stata pubblicata da poco su
Gastroenterology, sicuramente una delle riviste più
accreditate nel campo delle patologie intestinali ed
alimentari (Godfrey JD et al, Gastroenterology. 2010 Sep;139(3):763-9.
Epub 2010 Jun 1).
I ricercatori hanno studiato i campioni di sangue di 17.000
persone di oltre 50 anni che avevano effettuato degli esami
del sangue per motivi completamente diversi nel corso di 6
anni compresi tra il 1995 e il 2001. Sono stati trovati 129
campioni fortemente positivi per il glutine, indicativi di
solito di una malattia celiaca in atto.
Di queste persone sono state studiate tutte le possibili
condizioni e si è visto che alla fine di 10 anni di
osservazione (con una intolleranza al glutine in atto
quindi, e continuando regolarmente a mangiare frumento, orzo
e altri prodotti contenenti glutine) non si è avuto alcun
tipo di aumento di mortalità per qualsiasi causa e nessun
tipo di aumento specifico di forma tumorale.
Nel corso dei dieci anni di osservazione, nessuna differenza
è stata notata neanche per malattie come la diarrea, il
dimagrimento, il deperimento o i dolori addominali. Una
lieve prevalenza di osteoporosi e di ipotiroidismo è stata
rilevata, ma in compenso le persone erano decisamente più
magre, con il colesterolo più basso e con la ferritina a
valori bassi.
La prima riflessione è che almeno in questi soggetti le
indicazioni lanciate dalle associazioni per la celiachia sul
rischio di forme tumorali in chi continua a mangiare glutine
sono false e non contribuiscono certo a rasserenare le
persone cui viene diagnosticato questo tipo di disturbo.
La seconda è che persone che hanno anticorpi contro il
glutine, se hanno costruito anche una capacità di tolleranza
nei confronti di questa sostanza possono vivere benissimo
senza alcun bisogno di diventare dei relegati a vita ad una
dieta priva di glutine.
La tolleranza, e le possibilità fisiologiche che questa
offre, nei confronti del glutine come nei confronti di
qualsiasi altra sostanza alimentare, sono alla base del
processo di confronto con il cibo. La tolleranza genera vita
e ostacolarne il raggiungimento è colpevole.
Ritengo personalmente di confermare, come ho spiegato in
alcuni miei precedenti articoli, l'esistenza di una forma
adulta di celiachia che per il trattamento ha solo bisogno
di un po' di varietà alimentare e non certo di diete di
segregazione che continuano a confermare uno stato di
malattia anziché valorizzare la capacità di risposta di ogni
individuo.
Dott. Attilio Speciani (medico) – Tratto da: eurosalus.com
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Recentemente alcuni ricercatori australiani hanno
trovato tra le
gliadine,
proteine che costituiscono il
Glutine, un frammento proteico capace di
innescare una forte reazione da parte dell'organismo.
Cio' significa che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e e della
mucosa intestinale
e quindi i villi,
influenzano la salute, non soltanto
a livello cellulare ed
intestinale, ma anche a
distanza in qualsiasi
parte dell'organismo.
Ovviamente anche gli
additivi utilizzati nell'alimentazione, oltre ai
farmaci e
VACCINI
utilizzati, generano ed aumentano
gli effetti nefasti ai celiachi.
Alcuni dei sintomi sono: mal di pancia,
diarrea, stanchezza,
perdita di peso, anemia, dolori alle ossa, dermatiti, ecc.
E' possibile restituire un funzionamento quasi-normale
all’intestino, con ricostituzione del giusto
del pH intestinale,
del sistema enzimatico, della flora batterica e quindi la
disinfiammazione dei
villi, nel giro di circa 6 mesi. In adulti
malati da tempo, queste naturali terapie di ripristino delle
varie concause e la dieta appropriata riescono a eliminare i
principali sintomi in
periodi più lunghi, fino a tre anni.
Una molecola di
Glutine contiene 16
molecole
oppioidi, cioe' 16 residui che assomigliano
chimicamente all'oppio.
Il glutine si divide in 2 gruppi: le Prolamine e le
Glutamine. Le prolamine, lo ricordiamo, sono con-cause
importanti di molte malattie, se il sistema
enzimatico e' alterato e
quindi l'organismo e' sotto
stress ossidativo.
La Gliadina, è una
proteina componente del glutine, contenuta in
particolar modo nelle farine di
frumento,
orzo,
segale,
farro,
spelta e
triticale, tutti alimenti che un
celiaco deve imparare a riconoscere e ad evitare,
anche se usati come ingredienti all'interno di alimenti
complessi.
Prolamine: da prol(ina)+ a(m)mina]. Nome di varie
proteine semplici ad alto contenuto di
prolina, aventi la caratteristica di essere
insolubili in acqua e in alcol puro ma solubili nelle
miscele acqua-alcol. Le prolamine appartengono quasi
esclusivamente al regno vegetale; tra esse figurano l'avenina
dell'avena,
l'ordeina dell'orzo,
la gliadina del
frumento.
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Aumentano gli intolleranti al glutine
Il numero degli affetti da
celiachia è quadruplicato dal 1948 ad oggi rendendo
necessari strumenti più efficaci per la cura e la
diagnosi della malattia
Negli ultimi 50 anni, i casi di
celiachia nella popolazione statunitense sono notevolmente
aumentati, tanto che la malattia è ormai diffusa quanto il
diabete o l’artrite reumatoide. L’allarme è stato lanciato
sulle
pagine di Gastroenterology da Joseph Murray e il
suo gruppo di ricerca della
Mayo Clinic.
Le persone affette da celiachia sono allergiche al glutine,
una proteina presente nel grano, nell’orzo e nella segale.
L’ingestione della proteina causa una reazione immunitaria
che danneggia i villi intestinali, provocando diarrea,
crampi, anemia, infertilità, una prematura e grave
osteoporosi. La malattia si cura intervenendo sulla dieta,
da cui occorre eliminare il glutine.
Per ricostruire la storia della
diffusione della celiachia nella popolazione degli Usa, i
ricercatori hanno analizzato campioni di sangue prelevato
tra il 1948 ed il 1954 da 9.133 volontari adulti della
Warren Air Force Base (AFB), nel Wyoming.
Si è così scoperto che lo 0,2 per cento dei volontari era al
tempo affetto da celiachia, presentando nel sangue tracce
dell’anticorpo che i celiaci producono in reazione al
glutine. Seguendo la storia clinica dei volontari nei 45
anni successivi al prelievo del sangue, i medici hanno poi
dimostrato che gli individui affetti da celiachia non
diagnosticata avevano sofferto tassi di mortalità superiori
rispetto alle persone sane.
Questi dati sono stati poi confrontati con quelli
recentemente ottenuti dall’analisi del sangue di 12.768
pazienti del Minnesota, scelti in modo di avere la stessa
età dei volontari del Wyoming al momento del prelievo o il
loro stesso anno di nascita.
Dal confronto, è emerso che nel campione attuale i casi
di celiachia sono cresciuti mediamente di ben
quattro volte.
“I disturbi celiaci sono
diventati molto più comuni negli ultimi 50 anni e non
sappiamo perché”, afferma Joseph Murray.
“La malattia colpisce oggi 1 persona su 100, ma, considerato
che i suoi sintomi sono spesso confusi con quelli di altri
disturbi, le persone affette da celiachia potrebbero essere
molto più numerose”. Per il gastroenterologo, dal momento
che il numero dei celiaci è quadruplicato negli ultimi 50
anni ed una cattiva diagnosi può causare morte prematura,
sarebbe saggio iniziare a considerare la malattia come un
vero e proprio caso di salute pubblica, che va affrontato
con i giusti mezzi e la dovuta attenzione. (m.s.)
Riferimenti:
Gastroenterology doi:10.1053/j.gastro.2009.03.059
Tratto da: galileonet.it
Commento
NdR: oltre al
Grano OGM
anche i
Vaccini, producendo
alterazioni importanti al
sistema enzimatico,
flora batterica autoctona,
pH digestivo,
mucosa intestinale sono anch'essi molto
corresponsabili di questo enorme aumento dei celiachi
!
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Ricercatori del
Leiden University Medical Center in Olanda,
hanno determinato l’efficienza della degradazione del
glutine mediante l’enzima propil-endoproteasi di
Aspergillus niger (AN-PEP) una muffa-fungo, in un
sistema dinamico, che mima il tratto gastrointestinale umano
(sistema TIM).
Due esperimenti sono stati eseguiti. Nel primo, una fetta di
pane è stata processata nel sistema TIM con o senza la
co-somministrazione di AN-PEP. Nel secondo, è stato
impiegato un menu fast-food.
Campioni di cibi digeriti sono stati presi dai compartimenti
dello stomaco, duodeno, digiuno ed ileo, al tempo zero e
fino a 4 ore dopo l’inizio dell’esperimento.
In questi campioni, i livelli di peptidi immunogenici delle
gliadine e delle glutenine, sono stati valutati mediante
test di competizione, basati su anticorpi monoclonali,
analisi di Western blotting e test di proliferazione delle
cellule T.
Si è osservato che l’enzima AN-PEP accelera la degradazione
del glutine nel compartimento dello stomaco in misura tale
che quasi nessun glutine raggiunge il compartimento del
duodeno.
Dagli esperimenti è emerso che AN-PEP è capace di accelerare
la degradazione del glutine nel sistema gastrointestinale
che strettamente mima la digestione in vivo. Questo implica
che la co-somministrazione di AN-PEP assieme ad un pasto
contenente glutine potrebbe eliminare la tossicità del
glutine, permettendo ai pazienti la possibilità di
abbandonare, occasionalmente, la loro dieta priva di
glutine. (Xagena2008)
Mitea C et al, Gut 2008; 57: 25-32
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Grano
OGM =
aumento casi di celiachia ? Sembrerebbe proprio di si ?
Negli anni ’70 il grano “Cappelli”
venne irradiato in laboratorio con i raggi gamma per
renderlo più produttivo e precoce. Ma a quale prezzo ? Da
allora i casi di intolleranza al glutine (contenuto
nel frumento e in altri cereali) sono cresciuti in maniera
esponenziale, arrivando all’incidenza di una persona malata
ogni 100/150 (negli anni ’60 il rapporto era di uno ogni
1000/2000).
Sanità Celiachia grano frumento cereali pasta Creso Cappelli
1974 glutine ogm modificazione genetica raggi gamma reattore
nucleare intolleranza malassorbimento giornalista Claudia
Benatti Gazzetta di Modena professore Luciano Picchiai
Eubiotica Gian Tommaso Scarascia Mugnozza CNEN Accademia
delle Scienze incidenza malattia dieta terapia aumento
incidenza ipotesi indagini pH causa effetto Italia persone.
C’era una volta, in Puglia, un grano duro di nome
“Cappelli”. Fino agli anni ’60 questo alimento era alla base
della dieta della popolazione pugliese, ma questo povero
grano, unica varietà coltivata nel Mezzogiorno d’Italia,
apprezzato per la qualità, era, purtroppo per lui e per noi,
poco produttivo. Così, un bel giorno del 1974, il Professore
Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, (attuale presidente
dell’Accademia
delle Scienze) con un gruppo di ricercatori del CNEN
(Comitato Nazionale per l’Energia Nucleare) indusse una
mutazione genetica nel grano duro denominato “Cappelli”,
esponendolo ai raggi gamma di un reattore
nucleare per ottenere una mutazione genetica e, in seguito,
incrociandolo con una varietà americana. Dopo la mutazione,
il povero grano era diventato “nano”, mostrando differenze,
in positivo, in caratteri come la produttività e la
precocità nella crescita.
Questo nuovo tipo di grano mutato geneticamente, non OGM, ma
irradiato, fu battezzato “Creso” e, con esso oggi si prepara
ogni tipo di pane, pasta, dolci, pizze, alcuni salumi,
capsule per farmaci, ecc. (con questa farina si prepara
circa il 90% della pasta venduta in Italia).
Quello che pochi sanno è che, il grano Creso, è responsabile
dell'enorme aumento della celiachia, per l'alterazione del
pH digestivo e la perdita di flora batterica autoctona, che
determinano anomale reazioni anche per l'aumento di glutine
che quel tipo di grano mutato geneticamente ha apportato
all'alimentazione umana.
Celiachia. Ovvero intolleranza permanente al glutine. Chi ne
soffre, è costretto ad una dieta permanente priva di cibi e
bevande che contengono questa proteina: essere celiaco è già
una 'sfortuna', comporta
l'assoggettamento ad una dieta rigida, la rinuncia a molti
piaceri della tavola, l'esborso di una notevole quantità di
denaro (i prodotti gluten-free sono molto costosi). Bisogna,
insomma, adeguarsi ad uno stile di vita diverso da quello
che siamo abituati a considerare normale.
E se la celiachia fosse il risultato di decenni di ripetuti
e differenti interventi sulle varietà di grano che sta alla
base della maggior parte del cibo che mangiamo ? Questo si
chiede Claudia Benatti, giornalista
della Gazzetta di Modena, in un articolo inserito nel n. 193
di AAM Terranova. Nell’articolo raccoglie il parere del
prof. Luciano Pecchiai, storico fondatore dell'Eubiotica
in Italia e attuale primario ematologo emerito all'ospedale
Buzzi di Milano, il quale fornisce una spiegazione
plausibile di questa correlazione causa-effetto, su cui
occorrerebbe produrre indagini scientifiche ed
epidemiologiche accurate.
“E’ ben noto che il frumento del passato era ad alto fusto -
spiega Pecchiai - cosicché facilmente allettava, cioè si
piegava verso terra all'azione del vento e della pioggia.
Per ovviare a questo inconveniente, in questi ultimi decenni
il frumento è stato quindi per così dire “nanizzato”
attraverso una modificazione genetica”. Appare fondata
l'ipotesi che la modifica genetica di questo frumento sia
correlata ad una modificazione della sua proteina e in
particolare di una frazione di questa, la gliadina, proteina
basica alla quale è dovuta l'enteropatia infiammatoria e
quindi il malassorbimento caratteristico della celiachia.
Inoltre nessuno ancora ha trovato una spiegazione al fatto
che l'incidenza della celiachia è aumentata in maniera
esponenziale negli ultimi anni e l'allarme non accenna a
rientrare: fino a qualche decennio fa, l'incidenza della
malattia era di 1 caso ogni mille o duemila persone; oggi è
1 caso ogni 100 o 150 persone, con una crescita percentuale
del 9% all’anno. In molti sostengono che l'aumento dei casi
di celiachia sia una conseguenza del miglioramento delle
tecniche diagnostiche, ma la spiegazione non convince,
appare eccessivamente semplicistica e riduttiva.
Fonte: CCSNews
Commento NdR: L'articolista si e' completamente
dimenticato che alla base della celiachia vi sono i Vaccini,
infatti NESSUN soggetto NON vaccinato ha quella malattia !!
Questi sintomi o malattie, sono
facilmente scatenate
anch'esse dai
vaccini, per
l'alterazione di:
pH +
enzimi +
flora batterica
intestinale con conseguenze
perenni anche
gravi !
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Pillola
anti-celiachia
E’
stato annunciato al
Convegno
dell’AIC (Associazione
Italiana Celiachia), tenutosi a
Genova dal 18 al 21 Settembre 2008
in occasione del ventennale della
nascita dell’AOECS, Association of
European Coeliac Society, che
riunisce tutte le organizzazioni
europee che si occupano dei celiaci
e delle loro famiglie, che è in
sperimentazione una compressa che
potrà combattere la celiachia.Una
nuova molecola, la
zonulina, rende infatti
l'intestino
permeabile al glutine.
La zonulina, e' una proteina che
regola l'apertura dei "cancelli"
dell'intestino: se ce n'è troppa,
come accade nei celiaci, cresce la
permeabilità delle cellule che
rivestono l'intestino, ovvero si
aprono "porte" che possono far
passare frammenti tossici di glutine
non digerito nel sangue, dando
l'avvio alla risposta immunitaria
che provoca i sintomi della
celiachia.
La pillola in fase sperimentale è stata, in tre anni,
somministrata a 110 pazienti e i
risultati fanno ben sperare:
nell’85% dei casi sono stati
eliminati i sintomi associati al
consumo di glutine.
“I risultati ottenuti da allora sono
stati talmente positivi che siamo
già arrivati a studiare il farmaco
nell’uomo, percorrendo in soli tre
anni i passi che di norma, quando si
sviluppano nuovi medicinali, si
realizzano in dieci o quindici anni.
Nella fase più recente di
sperimentazione clinica condotta su
un centinaio di pazienti il farmaco
ha dimostrato di essere molto
efficace”, ha dichiarato Alessio
Fasano, direttore del
Centro di Ricerca sulla Celiachia e
Biologia Mucosale dell’Università
del Maryland, durante il suo
intervento sui futuri e alternativi
trattamenti nelle diete senza
glutine.che, tra l'altro, suggerisce
di non assecondare la tendenza agli
alimenti 'Gluten free', sempre più
diffusa in Italia anche tra chi non
ne ha una necessita' medica, meglio
prima tentare di eliminare le cause
che la producono. Consentirà di
mangiare glutine senza sviluppare
sintomi.
Si attendono entro dicembre i
risultati della sperimentazione su
altri 180 pazienti.
By Marzia - 24 Settembre 2008
- Tratto da:
ricetteblog.girlpower.it
Commenti
NdR: pero’ come al solito si cercano i bypass ai problemi
senza eliminare le vere cause:
pH digestivo intestinale
e
sistema enzimatico alterati, disbiosi
intestinali,
mucose irritate,
infiammazioni,
malnutrizione,
autoimmunita’ (malattie
autoimmuni),
immunodepressioni,
intossicazioni, derivanti nei
bambini
principalmente dai
Vaccini che gli hanno propinato, dall’alimentazione
inadatta (non
latte
materno), da predisposizioni genetiche di debolezza
generale, ricevute dai genitori
a loro volta
vaccinati, quindi pur magari essendo “portatori
sani” hanno
regalato le loro debolezze ai figli i quali, una
volta rivaccinati a loro volta, si ammalano anche e non solo
di celiachia.
L’introduzione della “pillola” per i celiachi, impedira’
l’eliminazione delle vere cause sopra elencate ed introdurra’
altri problemi essendo la preparazione della pillola, una
formulazione di sintesi chimica, derivanti da allergie alle
sostanze contenute nella pillola stessa, senza contare la
possibile ed ulteriore intossicazione ed
infiammazione
derivanti da questi ulteriori problemi.
NON e' quindi questa la strada (pillola) per
risolvere i problemi dei celiachi !, ma occorre
riordinare il
pH
digestivo, la
flora
batterica
intestinale e quindi
disinfiammare
la mucosa del tubo digerente in particolare quella dell'
intestino tenue;
Nuovi batteri selezionati, tipo il Bifidus S1, sono
importanti da somministrare a coloro che hanno questo tipo
di
sintomi.
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Celiachia, record italiano - Più malati, ora sono
mezzo milione - Allo studio vaccino e pillola-tampone
MILANO Gen. 2008 - Chi non ha
presente l'immagine di un bambino malnutrito, la pancia
globosa, le costole sporgenti, gambe e braccia sottilissime.
Stessa immagine di chi convive con l'anoressia. E pensare
che c'è una patologia in aumento in Italia e che offre le
stesse immagini, con la differenza che chi ne soffre mangia.
È l'intolleranza al glutine (complesso proteico presente nei
derivati di grano, segale e orzo), meglio nota come
celiachia. La predisposizione è genetica, ma non è una
malattia genetica. Dieci, trenta per cento di possibilità di
avere un figlio celiaco quando uno dei genitori è ammalato.
La cura esiste: è la dieta. Ma soltanto un intollerante su
sette sa di esserlo: anche perché l'espressione della
malattia può avere più sfumature, da totale intolleranza a
parziale. "Se oggi in Italia vivono 500 mila celiaci" -
spiega Maria Teresa Bardella, gastroenterologa, responsabile
del Centro per la prevenzione e la diagnosi della malattia
celiaca della Fondazione Policlinico di Milano - "soltanto
70 mila sanno di esserlo".
NOMI NOTI - Tra questi molti
nomi noti, che vivono controllando i cibi che comprano e
frequentano ristoranti e pizzerie accessibili per loro.
Qualche esempio: l'avvocato Giulia Bongiorno, il conduttore
Daniele Bossari, l'attrice Claudia Koll, la conduttrice e
attrice Gaia De Laurentis madre di un bimbo celiaco.
Importante sapere che volti noti siano intolleranti al
glutine, perché il vero risvolto negativo per un giovane
celiaco è avere limitazioni che gli altri non hanno. La
merendina a scuola, la pizza con la classe, perfino il
panino con il salame (il glutine è spesso usato nei salumi
come addensante) vietato può far sentire diverso.
La gioia di una mamma dopo l'aver scoperto che Bossari è
«uguale» a suo figlio: «Mentre era in onda Furore l'ho
indicato a Giovanni, che ha due anni e mezzo: "Guarda anche
lui non può mangiare il pane come te, e lui lo ha subito
detto al padre qualche giorno dopo. Ho avvertito che, così,
non si sentiva più "strano".
PRIMATO ITALIANO - È nel 1964
che si scopre nel glutine la causa di tante malnutrizioni o
morti nei primi anni di vita (difficile sopravvivere senza
assimilare e colpiti continuamente da gastroenteriti,
considerando poi che soprattutto per i poveri italiani pane,
pasta e pizza sono sempre stati l'unica dieta). Un paradosso
nel «Paese delle tre P» cardine dell'alimentazione scoprire
che siamo anche i più intolleranti al mondo, e in continua
crescita, al glutine. I numeri aiutano a capire: un malato
ogni 2-3 mila negli Anni 80, uno ogni mille negli Anni 90,
uno ogni 150 oggi. Escalation continua.
Mentre la ricerca medico-scientifica è stata per anni
asfittica fino a quando non sono entrati in campo gli Stati
Uniti. Dagli Anni 90, anche loro hanno scoperto la celiachia
e subito è partita la macchina scientifica. Risultato: è in
sperimentazione un vaccino (prevenzione) e una pillola
tampone che annulla gli effetti deleteri della reazione
delle cellule intestinali al transito del glutine.
RICERCHE IN CORSO - Una
spiegazione è d'obbligo: quando nell'intestino di un
intollerante arrivano le molecole del glutine la reazione di
difesa che ne consegue, oltre a un'infiammazione che porta a
coliti o a enteriti, è quella di un appiattimento totale o
semitotale delle cellule (villi) deputate ad assorbire i
principi nutritivi del cibo. In conclusione, il celiaco
mangia e non assorbe. Spiega Silvio Danese, ricercatore
della gastroenterologia dell'Humanitas di Rozzano:
«L'ingestione di tutti gli alimenti che contengono glutine,
come pane, pasta ecc., porta alla produzione di una serie di
auto-anticorpi, come gli anti-tranglutaminasi e gli
anti-endomisio, che "aggrediscono" la mucosa del piccolo
intestino (cioè il tenue), determinando una reazione
infiammatoria a livello dei
villi, le strutture implicate
nell'assorbimento dei cibi digeriti.
L'atrofia villare porta clinicamente a una sindrome che si
chiama malassorbimento». Predisposizione genetica come
concausa, un'enterite virale nei primi mesi di vita forse la
causa (quella più accreditata) o comunque le nostre stesse
molecole che per difesa danno vita a un'infiammazione.
Il
Gaslini di Genova, l'università di Verona (che peraltro sta
studiando anche il ruolo protettore dei probiotici) lavorano sul vaccino dopo aver individuato la causa
virale (Rotavirus).
Sul meccanismo di difesa dell'intestino che contrasta
l'azione infiammatoria autoimmune determinata dal glutine
stanno invece lavorando Telethon del San Raffaele di Milano,
l'ospedale Moscati di Avellino e la Pediatria del Federico
II di Napoli. Ricerche che fanno capo all'Istituto di
Scienze dell' alimentazione del Cnr. L'interleuchina- 10
potrebbe essere la soluzione.
Tra qualche anno si saprà. Sempre interleuchina, ma 12,
protegge dalle allergie secondo i ricercatori dell'Istituto
di Norwich (Gran Bretagna), e quindi, perché no, anche dalle
intolleranze. All'università di Padova, invece, sono in
corso osservazioni sul ruolo di una chitinasi scoperta nel
2001. Insomma, si lavora.
DIETA - Nel frattempo, unica cura la dieta. E la diagnosi: al momento
delle continue corse in bagno, della magrezza
ingiustificata, di una stanchezza anormale in un giovane, è
il pediatra che deve dirigere verso la giusta diagnosi. Come
si fa? Una biopsia in gastroscopia. E' la vera certezza.
Insieme a un test del sangue in ospedale. C'è anche un test
da fare a casa: su una goccia di sangue, risultato in 5
minuti. Se è positivo, però, meglio effettuare indagini più
approfondite.
A proposito di test: quali i sintomi ? "Diarrea, mal di
pancia, stanchezza, perdita di peso, anemia, dolori alle
ossa e dermatiti», sintetizza Maria Teresa Bardella. Tutto
scompare rinunciando a pane, pasta, merendine e croissant.
Anzi, oggi, senza rinunciare a nulla perché ormai esiste una
vera e propria industria alimentare che lavora senza
glutine. Ma non ci sono carenze vitaminiche ? "Assolutamente
no — risponde la Bardella — praticamente le proteine del
glutine non servono a nulla".
By Mario Pappagallo - 09 gennaio 2008 - tratto da: corriere.it
Commento NdR: quello che NON si vuole dire in
quest'articolo e' che i bambini e gli ormai adulti celiachi
lo sono per via dei
Vaccini che hanno purtroppo subito in
tenera eta' e che hanno alterato la vita del
soggetto
vaccinato: dopo le
vaccinazioni di
routine, vi e' stato un incremento annuo del 9%, per l'alterazione
della flora batterica
intestinale, degli
enzimi
e del pH
digestivo, inoltre questi soggetti vaccinati sono
immunodepressi ed
hanno subito e subiscono
mutazioni genetiche OCCULTE
trasmissibili alla prole !!
Inoltre piu' farmaci questi
malati assumono e
minore e' la
speranza di guarigione !
Comunque il problema principale dei
celiaci e' che hanno pH,
flora batterica,
enzimi
ed irritazione
- con microulcerazioni - della mucosa intestinale, con la
conseguenza di avere una
alterata permeabilità intestinale e quindi
malassorbimento e
malnutrizione cellulare.
Per cui si dovrebbe iniziare a
disinfiammare il ventre con
cataplasmi di argilla
fredda sulla pancia OGNI notte per almeno 60
notti + ricostituzione della
flora con appositi
probiotici + lo stesso per gli
enzimi
+ sali basici per il pH,
tipo Magnesio
+ " bagnare ogni 2 giorni" il ventre con un rimedio a base
di ipoclorito di sodio
ed altro ancora, indicato in
Cure naturali +
alimentazione. Molto Utili sono i bagni corporei
effettuati con il SALE ROSA dell'HIMALAJA, sia per
disintossicare che per dare un grande aiuto al
sistema immunitario.
Molto
utile e' anche l'ARGILLA
(fango di terra argillosa)
mangiata come
un "dolce" ogni giorno
od ogni 2 o 3 giorni
per un certo periodo che in genere varia
da soggetto
a soggetto, con
un minimo
di 15 giorni; alle volte e' necessario
assumerla
per periodi
piu' lunghi.
Fare
attenzione che
l'argilla
puo' portare stitichezza.
L'argilla con il suo potere mineralizzante, cicatrizzante e
chelante, fornisce un ottimo ausilio a
tutti coloro che si debbono
disintossicare dalle sostanze
tossiche, aiutando la
disinfiammazione
e la
disintossicazione
dell'apparato
digerente ed il corpo intero.
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Per curare la Celiachia con la
Medicina Naturale,
oltre a non
Vaccinare mai piu' quei soggetti a grave
rischio, attualmente, oltre ad assumere capsule di
fermenti lattici,
e pastiglie per il riordino del
pH digestivo
occorre, specie
all'inizio della cura, escludere dalla dieta alcuni degli
alimenti più comuni, quali pane, pasta, biscotti e pizza, ma
anche eliminare le più piccole tracce di farina da ogni
piatto. Questo implica un forte impegno di educazione
alimentare. Infatti l’assunzione di
Glutine, anche in
piccole dosi, specie nel periodo della terapia, può causare danni
e/o la non riuscita della cura -
vedi anche:
Mutazioni genetiche del Grano
In genere dopo questa terapia
naturale, la dieta senza glutine, condotta
con rigore, non è piu' l’unica terapia che garantisce al celiaco un
perfetto stato di salute.
La Celiachia
è una condizione digestiva attivata dall'ingestione della
proteina glutine, nei soggetti
vaccinati, la quale si può trovare in alimenti
quali il pane, la pasta, i biscotti, la pizza e ogni altra
pietanza cereali. Anche l'avena può contenere glutine.
Quando una persona affetta da Celiachia (cioe' in uno
stato di
disbiosi) ingerisce alimenti
contenenti glutine, si genera immediatamente
reazione immunitaria nell'intestino tenue
(perche' rovinato dai
vaccini)
risultante in un suo danneggiamento e la
conseguente inabilità
ad
assorbire
certi nutrienti dal
cibo.
L'intestino
tenue è un tubo di circa 35 mm di diametro e di 5 m di
lunghezza che va dal duodeno al colon.
E' la sede principale
dell'assorbimento delle sostanze nutritive nel circolo
sanguigno. La parete dell'intestino tenue è ricoperta da
minuscole sporgenze digitiformi, chiamate
villi.
Assomigliano
in scala microscopica alle fitte trame di peli di un folto
tappeto; la funzione dei
villi è quella di assorbire
vitamine, minerali e altri nutrimenti dal cibo che viene
ingerito.
Un'inefficace assorbimento di nutrimenti (malNutrizione) può
privare cervello, sistema nervoso, ossa, fegato e altri
organi di nutrimenti e causare deficienze
anche
per l'alterazione della
flora batterica
intestinale,
gdeli enzimi,
dei minerali
e delle vitamine
oltre alla
infiammazione della
mucosa intestinale (sempre presente nel celiaco),
che possono portare ad altre malattie.
Questo può essere grave specialmente nei bambini, i quali
hanno bisogno di una nutrizione appropriata per svilupparsi
e crescere.
Si stima che una persona su duecento soffra di celiachia,
una delle forme più diffuse di intolleranze alimentari. Si
manifesta in chi ha una predisposizione genetica dopo
l'ingestione di alimenti che contengono il glutine del grano
e proteine analoghe presenti nei cereali. Attualmente
l'unica terapia valida è la dieta completamente priva di
glutine. La ricerca è stata pubblicata sulla versione on
line della rivista internazionale Gastroenterology - http://www.gastrojournal.org
Se si osserva al
microscopio la struttura
della parete della mucosa dell'intestino nei malati cronici
in specie dei celiaci, si scopre che la mucosa è atrofica,
ossia priva dei
villi, le estroflessioni mucosali
fondamentali per la digestione e l'assorbimento dei
nutrienti.
Numerose evidenze sperimentali indicano che il
danno intestinale è
prodotto da un'alterato
pH digestivo +
cronica
disbiosi + alterazione
enzimatica =
infiammazione della
parete della mucosa intestinale la quale ingrossandosi ed
ispessendosi, appiattisce i
villi
dell’intestino e quindi
produce maNutrizione.
Questi sono i classici
Danni dei Vaccini,
ma possono esservi anche altre concause.
Commento NdR: questa malattia nei bambini e nei
giovani e' stata introdotta con le
vaccinazioni
di routine che essi hanno dovuto subire nella loro infanzia;
i
vaccini destabilizzano
la
flora batterica
intestinale e gli
enzimi presenti, oltre a
far variare il
pH digestivo, irritando
ed alterando la parete della mucosa
dell'intestino,
i
villi non rimangono turgidi e
divengono piu' piccoli, alcuni si atrofizzano, generando
infiammazione
della
parte della mucosa dell'intestino
e quindi malassorbimento e malnutrizione cellulare; questo e' un
processo
instaurato
dalle
vaccinazioni
che
generano
anche e non solo,
la celiachia !
La prova l'abbiamo quando li trattiamo con metodi naturali
(facendoli guarire), detossicando
e disinfiammando l'organismo dalle sostanze
vaccinali e riordinando: pH digestivo, flora ed enzimi digestivi +
sistema immunitario ecc., solo cosi'
la mucosa ed i
villi ritornano alla loro naturale funzione.
vedi Protocollo della Salute
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Dai batteri
intestinali nuove prospettive per la celiachia -
Modifiche alla flora intestinale per un effetto benefico
sulla celiachia.
Le persone affette da celiachia sono in costante aumento e,
spesso, questa patologia non è riconosciuta e diagnosticata
per tempo. Si manifesta principalmente come una reazione
eclatante del sistema immunitario provocata da una
intolleranza al glutine.
Ora, una nuova speranza arriva dallo studio condotto dai
ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche spagnolo
a Valencia secondo cui promuovere un equilibrio della flora
microbica intestinale potrebbe avere un ruolo chiave nella
risposta immunitaria legata alla celiachia, in particolare
nelle prime fasi della manifestazione.
I risultati di questo studio sono stati pubblicati sul “Journal
of Leukocyte Biology” e suggeriscono come i
cambiamenti dietetici possano contribuire ad alleviare la
gravità della malattia celiaca in alcuni pazienti, poiché
differenti batteri intestinali possono influenzare
differenti risposte e il grado d’infiammazione.
Allo stesso modo di come l’intervento sulla flora batterica
intestinale per mezzo di prebiotici e probiotici può
migliorare la qualità della vita dei celiaci, ne potrebbero
beneficiare anche le persone affette da diabete di tipo 1 e
altre malattie autoimmuni, fanno notare i ricercatori.
«Ci auguriamo che lo studio potrà in ultima analisi favorire
la comprensione dei meccanismi di azione del microbiota
intestinale nelle malattie immuno-mediate. Questo studio può
anche aiutare a progettare nuove strategie, che potrebbero
migliorare la qualità della vita dei pazienti celiaci in
futuro», ha concluso la dottoressa Yolanda Sanz del CNR
spagnolo.
Tratto da: lastampa.it
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Celiachia: Andrea
Ghirelli dell’INRAN,
Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la
Nutrizione, ha informato che tutto ciò che crea
disturbi
intestinali, provocando la rottura delle pareti, come
l’abuso di alcol, le cure
antibiotiche (NdR: specialmente i
Vaccini) e lo
stress possono
condurre all’intolleranza al
glutine.
La pasta e il pane non rientrerebbero negli alimenti che
contribuiscono ad incrementare i casi perché, secondo il
ricercatore, il glutine, presente in questi alimenti,
intrappolerebbe l’amido proteggendo addirittura l’organismo
da un aumento della
glicemia nel sangue. (NdR: sta di fatto che un
Celiaco che mangia pane e pasta riacutizza il suo male).
Il Chitosano, invece, un polisaccaride usato nelle diete per
ridurre l’assorbimento dei grassi, distruggerebbe le
giunzioni tra una cellula e l’altra, lasciando dei vuoti che
verrebbero colmati da altre sostanze che possono essere
causa di intolleranze alimentari.
By D.T. - Tratto da: blogscienze.com
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Secondo uno
studio prospettico di coorte la celiachia
sarebbe una condizione relativamente comune
nella popolazione che frequenta gli ambulatori
dei medici di
Medicina Generale.
In questo studio prospettico di coorte sono
stati selezionati tutti i pazienti che
afferivano a medici di Medicina Generale e che
lamentavano disturbi di tipo digestivo oppure
avevano una comorbidità che si conosce essere
spesso associata alla celiachia (anamnesi
positiva per celiachia, anemia, dolore
addominale ricorrente o gonfiore addominale,
colon irritabile, diarrea cronica, fatica
cronica, malattie autoimmuni).
A questi pazienti venne chiesto se erano
disposti a partecipare allo studio, che
prevedeva la compilazione di un questionario
dettagliato e l'esecuzione di un esame ematico
per lo screening della celiachia.
Su 2.568 pazienti a cui venne chiesto di
partecipare il 33% non aveva nessun sintomo che
potesse far sospettare una celiachia, il 3%
rifiutò di compilare il questionario e il 26%
rifiutò l'accertamento di laboratorio.
Ai rimanenti 976 pazienti furono dosati gli
anticorpi anti-transglutaminasi IgA. Si trovò un
titolo elevato in 30 pazienti; a questi vennero
dosati gli anticorpi IgA anti-endomisio, che
risultò alterato in 22 casi.
Di questi ultimi, 15 si sottoposero a biopsia
digiunale e 17 adottarono una dieta priva di
glutine.
In conclusione la celiachia venne diagnosticato
ogni 11,6 casi per mille visite. Gli autori
concludono che la celiachia, nella popolazione
generale, è molto più frequente di quanto non si
creda comunemente.
Fonte: Catassi C et al.
“Detection of celiac disease in primary care: a
multicenter case-finding study in North
America”. Am J. Gastroenterol
2007;102:1454-1460.
Commento di Renato Rossi:
La celiachia comporta spesso
sintomi di tipo
gastrointestinale interpretati come di origine
funzionale o etichettati come dovuti ad un colon
irritabile. La malattia inoltre è associata ad
un aumentato rischio di anemia, ipertransaminasemia, linfoma ed osteoporosi.
Tuttavia rimane largamente sottodiagnosticata.
In questo studio di tipo osservazionale si
suggerisce che si tratta di una condizione
relativamente comune e probabilmente più
frequente di quanto non si ritenga: in pratica
si può calcolare che, in un ambulatorio di
Medicina Generale, ci sia un caso di celiachia
ogni 100 consultazioni.
I sintomi e i segni che
dovrebbero indirizzare verso un approfondimento diagnostico
sono ovviamente quelli di tipo gastrointestinale persistente
(soprattutto il gonfiore addominale e la diarrea cronica),
ma anche la fatica cronica e le tireopatie.
Tratto da: pillole.org
Commento NdR: quello che non si osa dire e’ che ormai
tutti i soggetti sottoposti a questi controlli sono stati
vaccinati ed e’ noto che ogni tipo di
vaccinazioni
disturba
ed altera in primis
pH e la
flora batterica intestinale
e soprattutto il
sistema enzimatico, irritando e rovinando
in certi casi con micro ulcerazioni, la mucosa
dell'intestino (villi), con
tutte le conseguenze del caso =
malassorbimento
e quindi malnutrizione, oltre alle
immunoeccitazioni e/o
immunodepressioni indotte dai
vaccini
inoculati ai soggetti.
vedi sopra: cioe’
il vaccinato celiaco,
si ammala molto piu' facilmente di
malattie gastroenteriche che si trascinano per tutta la vita,
che i non vaccinati
!
Non si tratta quindi di tentare di eliminare gli
effetti tossici del glutine nel celiaco, ma di
eliminare le cause che hanno prodotto o
producono quelle reazioni abnormi intestinali ed
immunitarie !
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Cereali con glutine: quali
sono ?
Purtroppo il glutine è presente in moltissimi alimenti, come
pasta, dolci e pane, proprio perché è il componente
principale del frumento, elemento base utilizzato per
preparare le farine più diffuse.
Per evitare fraintendimenti, i cereali tossici per i celiaci
sono, oltre al Grano duro ed al Grano tenero, anche quelli
cosiddetti “alternativi”, come:
- Farro
- Kamut (che non e' un cereale, ma un nome commerciale del
grano)
- Orzo
- Segale
- Spelta
- Triticale
Le farine che acquistano e che
usano questi cereali non sono affatto farine senza glutine,
e non vanno assolutamente consumate da chi soffre di
celiachia.
Bisogna anche stare molto attenti ad una cosa: i prodotti
che acquistiamo, anche se non contengono in etichetta questi
elementi, potrebbero esservi venuti in contato durante la
lavorazione e risultarne contaminati (per questo è
importante per i celiaci acquistare esclusivamente alimenti
che riportino sula confezione l’apposita etichetta con la
spiga sbarrata).
Tra i cereali, pseudo cereali ed altri elementi che i
celiaci posso invece consumare tranquillamente:
- Amaranto
- Castagne
- Grano Saraceno (Fagopyrum
esculentum)
Il grano saraceno si distingue dai comuni cereali per
l'elevato valore biologico delle sue proteine, che
contengono gli otto amminoacidi essenziali in proporzione
ottimale, mentre i cereali "veri" (il grano saraceno, a
dispetto del nome, non è un cereale) contengono poca lisina.
Il grano saraceno è una buona fonte di fibre e di minerali,
soprattutto manganese e magnesio. Ha un indice di sazietà
abbastanza elevato, caratteristica comune a tutti i cereali
in chicchi.
È privo di glutine, quindi è adatto per i soggetti
celiaci.
- Legumi
- Mais
- Miglio
- Quinoa
- Riso
- Sesamo
- Sorgo
- Tapioca
Da questi alimenti si ricavano
delle farine senza glutine, ognuna dotata di particolari
caratteristiche, che possono essere usate per scopi diversi
anche se con qualche accortezza.
Ma ricordiamo sempre, che la celiachia è frutto di
gravi
alterazioni del pH
digestivo, della cronica
disbiosi (alterazione
della flora batterica), dell'infiammazione
consequenziale della mucosa del tubo digerente e della
conseguente
immunodepressione che ne deriva.
Le cause:
soprattutto i
vaccini
(qualsiasi),
farmaci,
madri con
amalgami
in bocca che
allattano il neonato, latte per neonati inadatto, ogni
tipo di
latte vaccino, farine bianche, ecc., per cui il celiaco,
DEVE ripristinare la
flora
batterica e normalizzare il pH digestivo con l'opportuna
alimentazione ricchissima di
verdure e legumi di stagione il più
possibile crudi, seguendo anche le indicazioni della
emodieta.
Le uova sono permesse anche per i celiaci, e da poter
utilizzare, salvo gravi
disbiosi in atto, che vanno curate con
fermenti
appropriati, prima di introdurre i vari alimenti.
Ricordiamo
anche che le alterazioni degli
enzimi, della
flora, del
pH digestivo e della
mucosa
intestinale influenzano la salute, non
soltanto a livello intestinale, ma anche a
distanza in qualsiasi parte dell'organismo per
mezzo dello
stress
ossidativo .
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