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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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DNA  -  PROGETTO GENOMA   +  DNA ANTENNA
(ATTO 2°, fra POLEMICHE ed AFFARI
)
MAPPA DNA  +  DNA, CROMOSOMI, CELLULE  + 
DNA, Cromosomi, Geni  +  Amminoacidi, DNA 
Il Dna ?…… Resta un rebus per i ricercatori occidentali...  + 
L'abuso infantile "marca" i geni del DNA
 Analisi DNA  +  Definizione di Gene  +  Come nacque il Linguaggio ?
+  Malassorbimento
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GENE

 

Un segmento di DNA che esplica una funzione informatica specifica (per esempio: il gene per il controllo dell'insulina). L'informazione trascodificata da un gene (l'informazione e' contenuta nel campo -CEM- degli atomi che vi sono nei geni) viene inizialmente trascritta sull'RNA messaggero e successivamente tradotta in proteine.

PROTEINA

Una molecola costituita da una sequenza di aminoacidi (costituenti fondamentali delle proteine).
Le proteine possono essere strutturali oppure funzionali. In una cellula ci sono almeno 5.000 tipi di proteine, ogni tipo è presente all'interno della cellula in grande numero (da 10.000 a 1.000.000 molecole).

DNA

Acido desossiribonucleico. Il Dna cellulare è composto da nucleotidi. Un nucleotide è la risultante di un fosfato + uno zucchero + una base azotata. I nucleosidi sono formati invece da uno zucchero ed una base azotata.
Contiene l'informazione genetica nella forma di sequenze di basi azotate.

BASI

Unità contenute dal DNA: Adenina (A), Guanina (G), Citosina (C), Timina (T). Il linguaggio genetico è determinato da queste quattro basi.

Il Genoma si può definire come l'insieme dei geni di una qualunque cellula che appartenga a un organismo semplice come un batterio o a un organismo complesso come può essere l'uomo.
I geni sono costituiti dalle basi presenti nel DNA (acido deossiribonucleico): le basi sono quattro molecole formate da uno zucchero, il deossiriboso e da basi azotate nominate
ADENINA (A), GUANINA (G), CITOSINA (C), TIMINA (T) = AGCT, che si uniscono tramite legami a idrogeno per formare una lunga sequenza che prende la ormai famosa forma di doppia elica scoperta da Watson e Crick nel 1953.

Le basi del DNA non si uniscono tra loro in modo casuale ma ogni adenina si può unire esclusivamente con la timidina e viceversa, allo stesso modo la guanina si può unire solamente alla citosina, questo fa sì che se noi conosciamo la sequenza di basi di una catena possiamo ricavarne per deduzione la sequenza anche dell'altra singola catena.
Si afferma  che il DNA umano è formato da circa 3 miliardi di basi che codificano assieme a quello dei mitocondri ed alle cellule stesse, le caratteristiche di tutta la persona (NdR: non ne siamo matematicamente sicuri)
, cioè l'informazione tradotta dal DNA consiste nel formare le proteine, che sono le effettive prime discendenti del DNA, infatti dal DNA vengono prodotte le proteine che costituiscono allo stesso tempo i mattoni e i muratori delle cellule.
Il DNA oltre alla struttura della doppia elica presenta altre strutture cosiddette superiori, infatti, tecnicamente si dice che esiste una struttura primaria identificata con la sequenza delle quattro basi che si alternano su un filamento (ad esempio potrebbe essere ATCGGA... che significa: adenina, timidina, citosina, guanina, guanina, adenina…), una struttura secondaria identificata dalla caratteristica doppia elica, una struttura terziaria identificata dall'avvolgersi di questa doppia elica intorno a proteine dette ISTONI e, infine, una struttura quaternaria molto complessa identificata dall'avvolgersi della struttura costituita dal DNA con gli istoni a formare quelli che noi conosciamo come CROMOSOMI e che nell'uomo sono in numero di 46.
L'unità chiamata
GENE è, invece, quella che codifica una proteina: si intende per gene quella sequenza di basi che, tradotta dagli organuli della cellula, porta alla formazione di una proteina. Questo significa che noi possiamo prendere un gene (cioè la sequenza di basi del DNA che lo rappresentano) e inserirlo in una provetta con adeguati enzimi e corpuscoli cellulari ottenendo alla fine una proteina perfettamente sviluppata.

In tutto il genoma abbiamo all'incirca 180.000 geni di lunghezza variabile e molte sequenze di DNA non codificanti, questo significa che esiste una grossa quantità di DNA che in teoria, allo stato attuale delle conoscenze, non serve al fine della crescita della cellula. (NdR: vedi commento in fondo alla pagina)
"Sono quindi questi 180.000 geni che codificano tutte le particolarità di cui è costituita una persona";
NdR: cosi' si dice nella medicina ufficiale  + 
L'abuso infantile "marca" i geni del DNA

A questo punto possiamo anche inserire la definizione di "organismi transgenici": infatti, per organismo transgenico si intende quella cellula o organismo che contiene nel suo DNA una parte modificata o totalmente nuova (spesso un intero gene) in grado di produrre una proteina nuova o modificata.
Ma come si fa a passare dalla sequenza di basi di DNA al prodotto finale, cioè le proteine ? 
I processi sono tanti e andrebbero approfonditi uno ad uno.

Il DNA viene inizialmente copiato da determinati enzimi presenti nel nucleo (quali le TRASCRITTASI) passando dal DNA che è a doppio filamento all'RNA che è a singolo filamento e che comprende un nuovo tipo di zucchero non presente nel DNA: il riboso in luogo del deossiribosio, da qui il nome acido ribonucleico o RNA. Inoltre al posto della base timidina verrà utilizzato l'URACILE, cioè una nuova base azotata presente solo nell'RNA.

Il compito dell'RNA è, in pratica, di trasportare l'informazione del DNA dal nucleo al citoplasma dove verrà tradotta e servirà a produrre una proteina grazie a organuli chiamati “RIBOSOMI”.

Una proteina è spesso ma non  solo formata da aminoacidi, cioè molecole organiche presenti in una varietà limitata nel nostro organismo. Praticamente il corpo umano utilizza solo 20 aminoacidi e con questi forma tutte le proteine presenti, è un pò come se prendessimo il nostro alfabeto levassimo una lettera (magari la H che è quella meno utilizzata) e tentassimo di comporre tutte le parole che conosciamo, come potete ben capire si verrebbero a formare un numero illimitato di parole.

Le proteine vengono prodotte dai ribosomi; il ribosoma legge l'RNA a triplette, cioè tre basi dell'RNA per volta, ovvero quelle sufficienti a codificare per l'aminoacido che dovrà essere attaccato alla neocatena della proteina da rifinire.
In questa maniera grazie alle quattro basi dell'RNA che si uniscono a formare le triplette avremo 64 combinazioni diverse di triplette che daranno le informazioni per costruire la proteina; tra queste triplette oltre alla codificazione per gli aminoacidi abbiamo anche quelle che codificano per il termine della traduzione della proteina e quelle che codificano per l'avvio della traduzione.
Ma se gli aminoacidi presenti nell'uomo sono 20 a cosa servono 64 triplette ?
La risposta è nella RIDONDANZA, cioè più triplette codificano per lo stesso aminoacido. 
In questa maniera se abbiamo variazioni minime del DNA quali mutazioni di una sola base otterremo comunque un aminoacido spesso uguale
(dipende da quale base cambia) a quello di partenza.
(NdR: Cambiando una base si può passare da  Glutammico (carico negativamente) a Valina (apolare).

Purtroppo, però, le mutazioni non sono così valide e a volte l'aminoacido sarà completamente diverso e potrà modificare completamente la proteina finale un pò come succede in alcune patologie del sangue.
A volte esistono mutazioni ancora più pericolose che levano o aggiungono una base alla sequenza del DNA: in questa situazione il segnale di avvio e di stop può essere variato e quindi la proteina potrebbe anche non essere più codificata o addirittura sviluppare proteine senza alcun senso; per fortuna all'interno della cellula esistono determinati enzimi che riescono a correggere gli errori che avvengono sul DNA, questo perché come abbiamo visto sopra noi abbiamo due filamenti che sono opposti, quindi se si viene a formare un errore su un filamento, ne abbiamo comunque un altro su cui basare la correzione, infatti, se noi abbiamo la vecchia sequenza conosciamo perfettamente anche quella che si aveva sull'altro filamento per il fatto che adenina si lega con timidina e guanina si lega con citosina = NdR: vedi YHWH.
Una volta che le proteine sono state prodotte si può formare il resto dell'organismo perché si può dire che le proteine sono le macchine che permettono di unire gli zuccheri, trasmettere segnali, riparare e quant'altro deve essere fatto nella cellula e nell'organismo. 
By Fabio Venzano - con piccole correzioni da parte del redattore di questa pagina = NdR.

Ricordiamo che il DNA non è una struttura statica, ma è libera di muoversi nello spazio fluido della cellula, assumendo varie conformazioni topologiche (da topos = spazio), come annodarsi e avvolgersi su se stesso; inoltre, tutti i processi cellulari che comportano uno scorrimento di complessi proteici sul DNA alterano la sua struttura nello spazio, torcendolo, srotolandolo e creando delle regioni di super avvolgimento del tutto simili a quelli che può assumere una corda od un elastico. Questa struttura del DNA nello spazio viene controllata e regolata da una serie di enzimi che si chiamano DNA Topoisomerasi.

Commento NdR: l'autore di questo scritto si e' dimenticato che noi utilizziamo per sintetizzare proteine solo il 10% del nostro DNA e l'altro 90% a cosa serve...? in quanto la Natura intelligente non fa di queste cose.....
Il redattore di questa Pagina ringrazia le indicazioni e le precisazioni di vari personaggi del NG di it.scienza.biologia, i quali hanno permesso di precisare alcuni punti poco chiari e/od imprecisi.
Es.:e NON tralasciamo anche altre cose importanti che servono alla "composizione" di una persona e cioe’: i segnali extracellulari, topografici, epigenetici, e non tralasciamo pure il fatto che a innescare la divisione in una cellula uovo animale, è la fusione con un altra cellula fecondante, a cui la cellula uovo risponde con tutta se stessa in quanto rete dinamica autoregolata (in cui è compreso il DNA nel suo complesso).

Inoltre da recenti scoperte effettuate da studiosi e ricercatori del laboratorio di fluidi complessi e biofisica molecolare dell'Universita' di Milano (Italy) e pubblicati su "Science", nell'acqua i frammenti di DNA, secondo questo studio, hanno la tendenza "spontanea" a formare cristalli liquidi, ossia strutture molto ordinate nelle quali le molecole si collocano in modo regolare; i frammenti di DNA tendono ad aderire gli uni agli altri formando catene fisiche piu' lunghe delle singole molecole,  spiega Tommaso Bellini, uno degli autori dello studio.
Questa e' una importante scoperta perche' dimostra inequivocabilmente le proprieta' di auto organizzazione della materia e potrebbe fornire la prova di cio' che sarebbe avvenuto alle origini della Terra, perche' questo fenomeno avrebbe favorito la nascita nel mondo prebiotico di legami chimici a  partire da frammenti di DNA.

Questa ricerca  dimostra anche le proprieta' della materia (che essa ha insita a livello subatomico, atomico, molecolare ecc.) di avere in se' un "Programma di Vita" e quindi anche nell' acqua  (solvente primordiale) proprieta' di aggregazione da studiare e da "riscoprire"...ma gia' inizialmente ben enunciate da Benveniste, nella sua ricerca primordiale ma importante, sulla memoria dell'acqua e sulle sue proprieta' aggregatrici (cluster  dell'acqua) a livello sub atomico, atomico e molecolare.

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Definizione
(sintetica) di DNA:

Il DNA è un lungo polimero costituito da unità ripetute di nucleotidi. La catena del DNA è larga tra i 22 ed i 26 Ångström (da 2.2 a 2.6 nanometri) ed ogni unità nucleotidica è lunga 3.3 Ångstrom (0.33 nanometri). Sebbene ogni unità occupi uno spazio decisamente ridotto, la lunghezza dei polimeri di DNA può essere sorprendentemente elevata, dal momento che ogni filamento può contenere diversi milioni di nucleotidi. Ad esempio, il più grande cromosoma umano (il cromosoma 1) contiene quasi 250 milioni di paia di basi.

Scienziati Russi scoprono il modo di riprogrammare il DNA  -  L'abuso infantile "marca" i geni del DNA
Queste scoperte dimostrano che il DNA puo' essere programmato di nuovo da "parole e frequenze" e che a sua volta puo' influenzare "frequenze e linguaggio" !!

Di fatto il DNA e' una rete tipo Internet ma di molto superiore come possibilita', perche essa intermodula ad ogni istante con il CEM del Cervello del Cuore. Queste recenti scoperte Russe mandano in cantina come ferri vecchi le recenti tecnologie genetiche "copia, taglia, incolla"....in quanto cio' che essi hanno scoperto e' che il DNA puo' essere influenzato e riprogrammato attraverso le parole e le frequenze opportune, senza tagliare e/o sostituire i singoli geni.
Vi e' chi lo paragona ad
un nastro perforato, con tanto di testine di lettura (le transcrittasi), segnali di start e stop, ecc., ma secondo noi e' una visione limitata.

Di fatto solo il 10% serve a sintetizzare proteine, ed e' questa piccola "sezione" del DNA che interessa alla medicina occidentale; essa viene esaminata ed analizzata; l'altro 90% viene considerato come "DNA di scarto".
I ricercatori russi, convinti della saggezza della Natura, hanno "esplorato" questo altro 90% arrivando a delle scoperte sconvolgenti !

Secondo quelle ricerche il DNA non serve solo a costruire e mantenere il nostro corpo, ma anche come deposito (Data Bank) di memoria dati e comunicazione. Essi hanno scoperto che il codice genetico segue tutte le regole dei linguaggi umani; essi hanno comparato le regole della sintassi (il modo nel quale sono messe assieme le parole) + la semantica (studio del significato delle parole e delle loro radici nelle varie forme linguistiche) + le regole basilari della grammatica ed hanno trovato che le coppie basiche (Adenina, Guanina, Citosina, Timina) del ns. DNA seguono specifiche regole grammaticali di un linguaggio ben preciso, come i nostri linguaggi umani. Il che porta ad affermare che il linguaggio umano derivi proprio dal linguaggio del DNA e non sarebbe un fenomeno indipendente da esso.

Un Biologo molecolare russo Pjort Garajev ed un Biofisico, assieme ad altri colleghi hanno esplorato e compreso anche il comportamento vibrazionale-frequenziale del DNA.
Nell'ultima riga della loro ricerca si legge: "le funzioni vitali dei cromosomi sono come un computer olografico che usa radiazioni endogene di DNA"; questo significa che i cromosomi gestiscono la modulazione di certi schemi di frequenze sonore per mezzo di un "raggio laser" per influenzare la frequenza del DNA e dunque quella della stessa informazione genetica. Visto che la struttura base del DNA e quella del linguaggio seguendo le stesse logiche di linguaggio ormai decodificata e quindi utilizzabile, NON e' piu' necessario fare il "taglia ed incolla" come fanno i genetisti nei laboratori, basta conoscere la giusta frequenza con il giusto linguaggio per ottenere la riprogrammazione del DNA, questo avviene solo nel tessuto VIVO, ma non in vitro, per mezzo di speciali raggi "laser" modulati e/o radiofrequenza opportunamente scelta e modulata.

Questo dimostra come il DNA sia comunque influenzabile anche dal un certo tipo di Linguaggio, es. l'ipnosi, la visione di certe immagini ecc.

Questi scienziati hanno preparato un dispositivo che influenza il metabolismo cellulare attraverso certe frequenze luminose e radio, riparando in tal modo i "difetti", la memoria delle malattie per esempio; essi anno preso-catturato anche  schemi di informazione di un certo DNA e lo hanno immesso trasmettendolo in un altro DNA riprogrammando cosi' le cellule per un altro Genoma. 
Es.: essi hanno trasformato embrioni di rana in embrioni di salamandra trasmettendo il programma informativo del DNA della rana in quello della salamandra. la sequenza dei dati inseriti nell'embrione di salamandra NON ha prodotto nessuno degli "effetti collaterali" o disarmonie che si riscontrano nel "taglia ed incolla" dei genetisti !
Queste scoperte rappresentano una eccezionale rivoluzione trasformatrice, per di piu' semplice ed applicabile da coloro che conoscono frequenze e linguaggio adatti, anziche' utilizzare l'arcaico "taglia ed incolla".
Questi esperimenti mettono in luce l'enorme potere delle "onde genetiche" che hanno una maggiore influenza sulla formazione organica, rispetto ai processi della sequenza AGCT.

Queste scoperte DIMOSTRANO come il linguaggio umano (Pensiero-Dolore-Linguaggio di autocommiserazione e sofferenza) puo' riprogrammare il proprio DNA o quello di terzi da noi resi Psicodipendenti !

Questi scienziati Russi hanno anche scoperto che il DNA in Vivo produce delle onde di disturbo nel "vuoto", generando i "wormholes" o buchi di verme (microscopici campi magnetizzati che si trovano sui bordi dei campi dei Buchi Neri) ovvero in ponti di Einstein-Rosen (tunnel spazio-temporali) che di fatto sono aree di connessione fra varie aree totalmente differenti dell'UniVerso, attraverso i quali una qualsiasi informazione puo' essere trasmessa  e/o ricevuta istantaneamente, al di la' dello spazio-tempo - vedi OloMero  +  Atomo  +  Buchi neri

Il DNA-Cromosomi, "attira"- riceve e/o trasmette "spinge", questi "bit" di InFormAzione da e per la nostra Coscienza, attraverso gli atomi che compongono le sostanze stesse del DNA nei Cromosomi i quali si comportano come nanotubi ricetrasmittenti !.
vedi anche: http://www.fosar-bludorf.com/news/index.htm

Altri siti da visionare:
- Flam, F. "Hints of a language in junk DNA", Science 266:1320, 1994
- "Explaining 'linguistic features' of noncoding DNA" Bonhoeffer S, Herz AV, Boerlijst MC, Nee S, Nowak MA, May RM.
- http://www.godandscience.org/evolution/junkdna.html
Il DNA e' influenzabile dall'Ipnosi:
www.altor.org/ipnosi-rossi.htm.

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Studio sulla rivista "Nature" sconvolge le teorie classiche della genetica del DNA

La rivista Nature ha pubblicato uno studio che ha letteralmente sbalordito il mondo della genetica. In questo studio si afferma e si dimostra da parte di ricercatori (Robert Pruitt e colleghi della Purdue University, scoperta mentre studiavano la pianta Arabidopsis) che le piante riescono a modificare il codice genetico che ereditano dai propri genitori per tornare a quello dei nonni !
Questa scoperta amplifica e definisce meglio le ideologie sull'ereditarieta' finora insegnate nelle Universita'.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgicmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15785770
&query_hl=1&itool=pubmed_docsum

"Although the model proposed above might represent an extraordinary view of inheritance, each of the processes required by the model has been demonstrated previously".

La ricerca oltre a dimostrare che le piante hanno questa possibilita' suggerisce che anche altre specie abbiano la stessa possibilita'; noi cultori della Medicina Naturale affermiamo proprio questo: anche l'uomo ha queste possibilita' cosi come gli animali.
Infatti proprio nei 10 Comandamenti che ritroviamo nella Bibbia, in Genesi cap. 20, e' espressa proprio questa caratteristica: "le colpe dei padri cadranno sui figli fino alla 4° generazione", sottintendendo che successivamente alla 4° generazione cio' non possa piu' accadere, quindi suggerisce che vi sia un meccanismo riparatore che permette la cancellazione e/o la riparazione della mutazione genetica indotta dagli errori dei padri.

L'ipotesi nostra e' che ogni DNA abbia "nascosto nel proprio RNA" la copia del file originale del DNA e che quindi quando intervengono mutazioni e/o duplicazioni genetiche, alla 4° generazione il file originale ripari quello danneggiato.

Bibliografia:
S.J. Lolle, J Victor, J.M.Young, R.E.Pruitt – Nature Online, di:10.1038/nature03380 (2005)
Fonte: Boi@gricoltura Notizie, ediz. Ariab.

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Esami di riparazione (del DNA)

Per la prima volta è stata osservata in tempo reale una molecola di materiale genetico che riesce a correggere un danno nella sua struttura.
La riparazione delle molecole di Dna danneggiate è un meccanismo ben conosciuto in genetica, ma finora nessuno ne aveva dato testimonianza in tempo reale. Ricercatori del Kavli Institute dell’Università di Delft, in Olanda, sono riusciti a documentare, a livello di una singola molecola di Dna, la ricombinazione omologa, uno dei meccanismi di riparazione frequentemente messi in atto dalle cellule. Il lavoro è stato pubblicato sulla rivista Molecular Cell.
La rottura della molecola di Dna può essere provocata, per esempio, dai raggi ultravioletti o dai raggi X, ma può anche capitare durante la normale divisione cellulare. Il tipo di danno può interessare una parte della struttura o l’intera molecola, ma le cellule sono dotate di diversi meccanismi per ripararlo. Se questi danni non venissero immediatamente corretti, potrebbero portare ad alterazioni a livello funzionale.

I ricercatori olandesi sono riusciti ad osservare il fenomeno di riparazione grazie a un campo magnetico che consente di spingere e ruotare una singola molecola di Dna nella posizione voluta. Nel momento in cui il danno viene riparato, la posizione della molecola cambia: in questo modo gli scienziati dell’Università di Delft sono riusciti a osservare il processo di riparazione in dettaglio.
La possibilità di approfondire le conoscenze su questi meccanismi è molto importante sopratutto in campo oncologico, dato che la formazione di un danno del materiale genetico è uno dei processi che può portare allo sviluppo di cellule cancerose. (s.m.)
Tratto da Galileonet.it

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Si può «suonare» una molecola ?

Johann Sebastian Bach non ci avrebbe neanche pensato, anche perché nel Settecento non si sapeva che cosa fosse una molecola. Ma a partire dagli Anni '80 del XX secolo molti scienziati ci sono riusciti, a sorpresa. Facendosi aiutare da musicisti curiosi, hanno «trasformato» proteine e DNA in fantasiose melodie.
Tratto dall'inserto de " La Stampa" : (TST) Tutto Scienze e Tecnologie, in ultima pagina compare un articolo dal titolo: "DNA, uno spartito da suonare" -
By Vincenzo Guarnieri.
Sottotitolo: Negli USA collaborazioni tra scienziati e musicisti: le sequenze degli aminoacidi diventano note.
Su internet si moltiplicano gli esperimenti.

Come hanno fatto ?

È semplice: una composizione musicale è una sequenza di note su un pentagramma, una molecola
di DNA è costituita da una sequenza di nucleotidi e una proteina da una sequenza di aminoacidi.
Si tratta sempre di sequenze ! Basta quindi creare delle regole che permettano di trasformare una in un'altra e il gioco è fatto. Per il passaggio da DNA a proteina ci ha già pensato la natura: il codice genetico assegna a ogni tre nucleotidi uno specifico aminoacido. Per le altre regole, invece, i ricercatori si sono dovuti sbizzarrire.
Come la biologa Mary Anne Clark della Texas Wesleylan University,che ha avuto l'idea di assegnare ciascuno dei 20 aminoacidi che formano le proteine alle note di una lunga scala musicale.
Ma la ricercatrice non è andata a caso: ha assegnato la nota più bassa all'aminoacido più idrofobico e la più alta al più idrofilico, ordinando gli altri di conseguenza.
Poi ha applicato questi accorgimenti alla sequenza di una proteina e, grazie al software ideato dal musicista John Dunn, è riuscita ad ascoltarne la versione musicale.

Che cosa ha sentito ?
Una melodia ottenuta dal “suono” della semplice successione di aminoacidi, cioè della struttura primaria di quella proteina. Ma non solo: durante l'esecuzione le note basse “dicono” che stanno suonandogli aminoacidi idrofobici, normalmente posizionati all'interno della struttura tridimensionale.
Le note alte, invece, “dicono” che siamo sulla superficie.
Quindi la studiosa ha trovato un metodo per percepire la struttura della proteina in modo alternativo alla semplice osservazione dei modelli tridimensionali. È come se si “vedesse” la molecola con le orecchie anziché con gli occhi. Manon si è fermata. Gli aminoacidi si dispongono nello spazio formando geometrie regolari, le strutture secondarie, come le eliche o i foglietti.
Una proteina è costituita dall'insieme di queste strutture e la ricercatrice ha voluto ascoltarle.

Come ? 
Scritturando un'intera orchestra... virtuale, naturalmente. Con i violini alle eliche e i fiati ai foglietti, la musica fornisce un'immagine ancora più precisa della proteina.
Provare per credere: sul sito di M.A. Clark si possono ascoltare numerosi esempi, a volte molto particolari.
Non ci si deve stupire quindi di un curioso quartetto che suona simultaneamente l'emoglobina appartenente a quattro specie diverse: tigre, uomo, elefante e toporagno. Questo “ensemble” ci permette di percepire le differenze evolutive tra le specie, facendoci ascoltare questa proteina del sangue.

E il DNA, la molecola definita il “libro della vita”, può diventare lo “spartito della vita” ?
I quattro nucleotidi (Adenina, Citosina, Timina e Guanina), che formano le lunghe catene dei geni, possono diventare note musicali ?
Sembra proprio di sì. L'idea più fantasiosa è stata della compositrice americana Susan Alexjander, che ha utilizzato le frequenze ottenute dagli spettri dei nucleotidi per generare suoni.
Ma alcuni studiosihanno addirittura utilizzato le melodie del DNA per fare ipotesi sull'origine della vita.
È il caso del giapponese Nobuo Munakata, che ci lavora dall'84, quando ha pubblicato un suo lavoro su “Nature”. Oppure Susumo Ohno, anche lui giapponese, che ha riconosciuto grazie alla musica una serie di “elementi ripetitivi” nella sequenza dei geni, che risalirebbero all'origine dei geni stessi.

La musica può davvero farci capire meglio la scienza ? E la scienza può ispirare gli artisti ?
Questi musicisti e ricercatori rispondono di sì.
Forse come chi partecipa a Roma, fino al 15 giugno 2006 , alla seconda edizione di “Arte Scienza”, il festival biennale dedicato all'arte e alle applicazioni scientifiche. Dal confronto tra artisti e scienziati potrebbe anche nascere una scienza più divertente, soprattutto quando diventa musica.
By Sandro Cappelletto

Brevettata la musica del DNA
Roma, 18 dic. 2007 (Adnkronos) - La scoperta è di un team di ricercatori italo-americani guidati da Carlo Ventura e James Gimzewski e potrebbe in futuro portare gli scienziati a indirizzare le cellule a differenziarsi sulla base di suoni di riferimento ben precisi.

Il suono della vita, una sorta di musica proveniente dai movimenti del Dna, è stato registrato e brevettato per la prima volta da un team di ricercatori italiani e statunitensi guidato da Carlo Ventura, docente di Biologia molecolare dell'università di Bologna, e dal fisico James Gimzewski, dell'università di Los Angeles, California. La scoperta, oltre a essere curiosa, potrebbe in futuro portare gli scienziati a trasformarsi in 'direttori d'orchestra' capaci di indirizzare le cellule a differenziarsi seguendo un suono di riferimento ben preciso.
Ventura ha illustrato i risultati dei suoi studi in occasione del convegno 'Aspetti biologici, clinici e sociali dell'allungamento della vita media', organizzato a Roma dall'Istituto nazionale biostrutture e biosistemi (Inbb). "Il nostro genoma - spiega - è fatto da una miriade di anse, di ripiegamenti che non hanno solo la funzione di 'impacchettare' i circa due metri della molecola del Dna in poche decine di millesimi di millimetro di diametro del nucleo.
Per molto tempo - aggiunge - si è pensato che queste anse servissero a guadagnare spazio, ma oggi sappiamo che, pur facendo parte del cosiddetto Dna 'spazzatura', cioè che non codifica alcuna proteina, hanno una precisa funzione di 'architettura"'.
Video: http://www.adnkronos.com/IGN/Video/?vid=1.0.1683534554

"I ripiegamenti del Dna - afferma l'esperto - sono dinamici nell'assemblarsi e nel disassemblarsi e questo loro muoversi in continuazione viene trasmesso a strutture del citoscheletro fino a creare una vibrazione sulla superficie della cellula. Questa vibrazione è compresa nell'arco di frequenze udibili dall'orecchio umano: dunque, non abbiamo fatto altro che sviluppare un approccio in grado di rilevare questi suoni. E quello che emerge è che questi rumori sono in qualche modo 'specifici' per quello che la cellula sta facendo in termini di espressione di geni, in quel momento". In futuro i ricercatori mirano a capire se il 'suono' può indirizzare le cellule e far comprendere loro cosa fare. In pratica, con il suono giusto si potrebbero impartire precisi ordini. "Bisognerà capire - conclude Ventura - se a differenziamenti specifici corrispondano frequenze sonore specifiche. Qualora fosse così, solo in un secondo momento si potrà vedere se, facendo ascoltare alla cellula questi suoni, la si potrà trasformare in quello che vogliamo".
Tratto da: http://www.adnkronos.com

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A Che Guevara piaceva ballare, ma aveva grande difficoltà a farlo con una certa coerenza, perché era “amusico”, sordo alla musica: non la «sentiva» e dunque non riusciva a trasformare un ritmo in gesto.
Il disturbo non affligge esclusivamente i rivoluzionari: il premio Nobel per l'economia Milton Friedman lo dovette constatare su di sé, dopo aver inutilmente provato a ricavare un qualche piacere dall'ascolto di dischi e concerti. Piacere negato anche a Sigmund Freud, che viveva a Vienna in anni colmi di musica.
Come spiegare questa incapacità ?
Dove trovare la risposta ad altri diffusi disturbi: se ad alcuni - Mozart il caso più noto – basta ascoltare una volta soltanto una melodia, un brano intero, per saperlo ricantare, trascrivere, al contrario c'è chi non ci riuscirà mai, non solo perché è stonato, ma perché non può memorizzare e restituire col canto quella successione di note.
”Non vi so dire se è una questione biologica o culturale, se è forte o meno la componente ereditaria, se il deficit è innato, ma questa particolare forma di sordità riguarda tra il 5 e il 10%”, dice Isabelle Peretz, autrice del saggio:
«La musica e il cervello», pubblicato nell'Enciclopedia della musica Einaudi, attiva a Montreal, dove è docente di psicologia all'università e si è specializzata in neuropsicologia cognitiva. Accompagnata dalle riflessioni della neuropsichiatra infantile Luisa Lopez (“la musica aiuta a socializzare: cantare in coro è esperienza utilissima”) e del compositore Nicola Piovani («la musica, come la poesia, non si spiega»), la Peretz è stata protagonista della conferenza dedicata al cervello musicale all'Auditorium di Roma.
Numerosi gli esempi: ecco Isabelle, che dopo un incidente ha perduto la possibilità di cantare, mentre intelligenza, linguaggio e memoria sono intatti; ecco Albert, del tutto incapace di rispondere con un giudizio a due musiche diverse. Numerose anche le affermazioni in negativo: l'orecchio musicale assoluto, cioè la capacità di riconoscere a colpo sicuro un suono, non è sinonimo di intelligenza, ma una qualità innata. La musica di Mozart non rende più abili e non aumenta la capacità di attenzione: studenti statunitensi chiamati ad assemblare figure geometriche, dopo aver ascoltato il complesso rock Blur, l'hanno fatto più velocemente che dopo essere stati «sottoposti» a una sinfonia mozartiana.
”Non è chiaro se la sede della ricezione musicale risieda nell' emisfero cerebrale destro o sinistro, ma nelle persone che soffrono di amusia si riscontra una minore densità della materia bianca e questa constatazione porta a ipotizzare che il deficit sia innato, senza però che pregiudichi altre funzioni e sensibilità”: gli studi che la Peretz conduce al BRAMS (Brain, Music and Sound Research) hanno portato a considerare l'”abilità musicale” come una rete di connessioni: “Utilizzando le tecniche di neuroimaging si è constatato che i rapporti tonali e quelli temporali, percepiti all'ascolto come una dimensione unificata, sono elaborati dal cervello in modo indipendente; che esistono reti neurali specializzate nel riconoscimento delle scale, mentre i gangli della base e del cervelletto partecipano al controllo motorio e percettivo del ritmo”.
Sembra dunque che un insieme di luoghi e di funzioni diverse rechino ognuno il proprio contributo all'organizzazione formale delle nostre capacità musicali, mentre l'”amusia” si è dimostrata più tenace di ogni rimedio.
Se anche la musica è un linguaggio, con il linguaggio condivide dei “meccanismi di elaborazione sintattica”, ma le capacità di ascolto, di apprendimento, di elaborazione creativa sono «servite da reti neurali dedicate», disseminate ovunque nel cervello, connesse tra loro. Misteriosamente assenti in alcuni di noi.
Tratto da: http://www.lastampa.it/_settimanali/tst/default_PDF.asp?pdf=4

L'abuso infantile "marca" i geni del DNA

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Siete contro i brevetti sul DNA  ?

Chiedete i diritti d’autore del proprio DNA alle multinazionali che brevettano il DNA umano…..  
Le sequenze di geni non servono. Bisogna leggere le proteine. Come ? Uno scienziato in prima linea spiega 
la nuova sfida 
By Giovanni Sabato
Cosa pensereste se l'architetto a cui avete chiesto di progettare la vostra casa vi presentasse un progetto scritto così: «Wwyportawhjjascenskkorexrrrjj.» ?

Sarebbe lecito che vi domandaste se e quando vedrete mai la nuova casa finita. Questa è la sensazione che avvertono diversi scienziati a proposito della sequenza del genoma umano, la cui decifrazione è stata annunciata trionfalmente ormai più di un anno fa dal celeberrimo Craig Venter (genetista patron della Celera, l'impresa privata che per prima ha annunciato il compimento dell'impresa) e da Michael Collin (capo del progetto federale americano, il vero e proprio Genome Project).

Il paragone è di Stanley Fields, genetista dell'Università di Washington a Seattle, ed esprime bene il misto di eccitazione e frastornamento che avvolge gli addetti ai lavori.

Eccitazione perché senza dubbio la decifrazione del genoma è una meta scientifica eccezionale. Frastornamento perché la sfida, adesso, è quella di dare un senso all'immensa massa di informazione accumulata, di leggere il libro del genoma che ora appare come una serie di lettere indistinte.

Ed è un'impresa che si presenta ben più colossale del sequenziamento stesso.

Si tratta di comprendere le relazioni tra i geni, di identificare le proteine che ciascun gene codifica e, infine, vederne la funzione nel corpo umano. Ma decifrare le proteine non è uno scherzo. E per farlo ci sono alcune tappe intermedie.

Quali ?

Ne abbiamo parlato con Piero Carninci, ricercatore italiano trasferitosi da anni in Giappone presso uno dei templi della ricerca sul genoma, il Riken Genome Science Laboratory di Tsukuba.

Con risultati tanto interessanti che a fine mese tornerà in Italia a ritirare il Biotec Award 2001, che premia i ricercatori italiani che più si sono distinti nell'ambito della biologia molecolare. Carninci lavora proprio sul crinale tra genoma e proteoma. E premette: «La sequenza del genoma, in sé, non può dirci molto: è solo un primo passo, sebbene importantissimo».

Nuda e cruda, la sequenza somiglia molto al bizzarro progetto dell'architetto: i geni (le informazioni rilevanti, i tratti di Dna in cui è scritto come fare le proteine) costituiscono meno del 2 per cento dell'intero genoma e sono dispersi qua e là in una marea di sequenze diverse, molte delle quali apparentemente prive di alcuna funzione (il cosiddetto Dna spazzatura), e per di più possono essere spezzettati in più frammenti intercalati da sequenze senza senso.

«Anche solo individuare i geni nella marea di sequenze incomprensibili non è affatto facile, tant'è che il loro stesso numero è tuttora incerto», ammette Carninci (vedi intervista a William Haseltine a pagina 141).
«Ancor più arduo, poi, è capire a che serve il gene individuato, ovvero qual è la funzione della sua proteina».
Tanto arduo quanto indispensabile, perché il gene, in sé, non è che l'istruzione per fabbricare una o più proteine.
Sono queste ultime che nell'organismo svolgono ogni sorta di attività, dal trasporto dell'ossigeno alla digestione; è il loro modo di funzionare che va sviscerato se si vuole comprendere come funziona il corpo umano, ricavare nuove medicine o chiarire cosa ci rende diversi da una scimmia.
Lo studio sistematico dell'insieme delle proteine prodotte dall'organismo - il cosiddetto proteoma - è la nuova frontiera della ricerca nell'era post-genoma.

«Senza dubbio dalle indagini sulle proteine verranno le risposte più accurate», conviene Carninci:

«Ma prima di vederne i frutti occorreranno molti anni e grossi investimenti». Le proteine assumono strutture tridimensionali contorte e mutevoli, interagiscono l'una con l'altra in molteplici modi e sono ben più numerose dei geni, dato che da uno stesso gene possono derivare decine o talvolta centinaia di proteine diverse; studiarle, dunque, è molto più difficile che decifrare la semplice, lineare sequenza del Dna.

E nel frattempo ?
(NdR: studiamo ed impariamo a leggere il DNA, cosa che non si e' ancora in grado di fare; e' come avere un'enciclopedia e non saperla leggere perche non si conoscono i meccanismi di assemblaggio delle lettere di quell'alfabeto ed il senso di quelle parole, quando si scopriranno).

Una soluzione viene da studi come quello di Carninci, che prendono di mira i prodotti intermedi tra il Dna e le proteine. Ogni volta che la cellula legge un gene, per prima cosa fabbrica un prodotto intermedio (detto Rna messaggero), che poi viene letto a sua volta per produrre la proteina; questi intermediari, a differenza del genoma, contengono la sola sequenza del gene, senza altre sequenze estranee, e vengono prodotti solo nel momento in cui il gene in questione viene letto per produrre la proteina. Carninci, in anni di ricerca, ha messo a punto le tecniche per isolare con precisione inedita gli Rna messaggeri presenti nelle cellule, e le ha impiegate per individuare e raccogliere tutti (o quasi) quelli prodotti dal più classico animale da esperimento: il topo. Ha ottenuto così una raccolta pressoché completa dei geni del topo.

Dai geni isolati in questo modo si possono trarre innumerevoli informazioni.

Per esempio, si può studiare in quali circostanze ciascun gene viene letto, per individuare quelli che si attivano in malattie come il cancro, e che quindi possono avere un ruolo nella malattia.

Si possono anche analizzare l'insieme di tutti i geni accesi nella cellula in un determinato momento, per ricavare indizi sulle loro funzioni. E si possono inoltre condurre studi su come interagiscono tra loro le relative proteine (cosa che con il genoma non è possibile), e identificare proteine sconosciute che interagiscono con quelle già note; anche queste sono informazioni preziose perché, se due proteine interagiscono, evidentemente partecipano allo stesso processo. «Con le nostre tecniche riusciamo a esaminare 100 mila interazioni al giorno», afferma Carninci.

Si tratta di tecniche usate da diversi laboratori per ottenere analoghe raccolte di geni in altri animali e anche nell'uomo. Sono gli studi sul topo, però, a essere particolarmente fruttuosi.

A livello genetico, infatti, questo animaletto è molto simile a noi (quasi tutti i geni umani hanno il loro equivalente nel topo), e gli scienziati compiono su di lui manipolazioni genetiche che nella nostra specie, per ovvi motivi, sono impensabili. Per capire cosa fa un gene misterioso, gli scienziati possono produrre topi che ne sono privi, osservare i guai causati dalla sua mancanza e risalire così al suo ruolo.

A margine rimane poi la questione del cosiddetto Dna spazzatura, che a ben guardare spazzatura non è. Infatti proprio questo materiale genetico forma gran parte del genoma, ma nessuno ne ha identificato la funzione. Perché ?
«È una questione di priorità», spiega Carninci: «Non sappiamo bene che cosa faccia e al momento abbiamo da lavorare tantissimo sulle parti che codificano per le proteine». Di fatto, sul piano pratico le proteine sono le strutture più interessanti: ad esempio, è concepibile disegnare un farmaco che leghi una proteina, ma è difficile pensare a un farmaco che agisca sul Dna del genoma. Quindi, anche se appurassimo che questo Dna ha un ruolo in una malattia, sarebbe difficile porvi rimedio. Ma probabilmente, aggiunge Carninci, che «il Dna spazzatura è senz'altro essenziale per regolare l'espressione dei geni, cioè per stabilire quando un gene deve essere letto».

In effetti ci sono diversi gruppi che lo studiano, confrontando il genoma di uomo, topo ed altri organismi modello.
Ci sono molte sequenze che sono molto simili in vari organismi; e se una sequenza non cambia molto nel corso dell'evoluzione, vuol dire che svolge un ruolo importante, che non è spazzatura. Quando avremo la sequenza del genoma del topo, che è quasi finita, sarà più facile elencare le sequenze conservate anche nel Dna spazzatura e scoprire così quelle importanti.

Commento NdR:  lo chiamano DNA "spazzatura" perche' non sanno che esso e' anche parte e base - rimasuglio - di un'elica a 12 scale 6+6, che era il nostro antico e primigeno DNA .... dal quale siamo stati sradicati, segati, tagliati, per mezzo di antichissima ingegneria genetica applicata...qualche centinaia di migliaia di anni fa dagli "dei" discesi dal cielo.
TUTTI gli antichi testi parlano di questa "discesa" degli "dei..... sulla terra....., specie le tavolette di argilla degli akkadici....sumeri).

Da ultimissime scoperte pare che solo circa 20.000 geni siano molto piu' attivi di altri, cioe' siano piu' complessi di altri, svolgendo attivita' su vari fronti nel dettare informazioni sul come disporre i mattoncini da costruzione per fare prima la cellula e poi .......l'uomo.
Ma quello che questi ricercatori non sanno ancora e' che l'informazione che i Geni contengono NON proviene dalle sostanze chimiche che li compongono, bensì dagli Elettroni che sono in orbita (apparentemente) attorno agli atomi che compongono le molecole delle sostanze chimiche che essi (i Geni) contengono ! Quindi cercare le informazioni solo nelle sostanze chimiche (per mezzo della scoperta dei loro effetti) e' un errore, ma comunque un passo in avanti per scoprire la Verita'.

Una recente scoperta di un matematico francese Jean Claude Perez, che ha scritto un libro divulgativo dal titolo: "Planète Trasgenique" ha confermato il carattere di perfezione matematica e di immutabilità (salvo che non venga manomesso) del DNA; in esso un'architettura matematica di migliaia di "sequenze" di DNA all'interno del genoma, ubbidisce esattamente all'ordine di Fibonacci, (matematico dell'Occidente, che ha introdotto lo "zero", fino allora sconosciuto); quest'ordine: 1 2 3 5 8 13 21 34........, dimostra che il rapporto fra i numeri "interi" è tale che ogni nuovo numero è la somma dei due precedenti; questo rapporto si chiama "rapporto aureo"; questo rapporto è stato per lungo tempo misconosciuto dalla "scienza ufficiale", ma un altro botanico inglese tale Anglais d'Arcy Thomson, ha scoperto con meraviglia che in natura vi sono dei numeri, esempio nel carciofo e nella pigna o pino (nel loro cono) vi sono 5 spirali in una direzione e 5 nell'altra; nei fiori di girasole se ne contano 34 e 55 oppure 89 e 144; questi numeri NON sono casuali ma seguono l'ordine di Fibonacci.
La scoperta del matematico francese, ovviamente rivoluziona anche le più recenti scoperte sul codice genetico; gli scopritori del DNA, Crik e Watson (1953) sostenevano che la sequenza dei nucleotidi era solo frutto del "caso"; mentre Perez al contrario dimostra che queste sequenze NON seguono il "caso", ma bensì leggi ben precise: l'ordine di Fibonacci; questo "codice nascosto" è stato anche rintracciato in fossili di 135 milioni di anni fa ed è la prova della lenta e progressiva ma immutabile evoluzione dello Spirito/mater-ia, ed esso si ritrova in OGNI essere vivente.
Quindi Perez afferma: "Studiando l'impatto di minime mutazioni dei nucleotidi su di una sequenza di 90.000 basi del genoma umano, dimostro l'effetto nefasto a lunga scadenza su migliaia di basi; l'architettura del DNA è un'orologeria perfetta alla quale contribuiscono anche le regioni non codificate dei geni, al contrario di quanto si ritiene normalmente: ….Inserendo un gene estraneo nel DNA, si rompe questa "orologeria"; il gene si posizionerà in qualche altra parte del genoma, ma non sappiamo ancora bene, dove, come, quando e perché".

Cosa può succedere praticamente ? Perez risponde: "è possibile che si entri in un ciclo di mutazioni genetiche scollegate fra loro e che la velocità delle mutazioni aumentino facendo perdere al genoma la sua stabilità e quindi la produzione di "nuovi VIRUS distruttivi". Egli continua dicendo: "modificare il DNA non è come giocare al meccano; modificare ciò che l' evoluzione ha creato in milioni di anni può essere pericoloso".
Il genetista italiano prof. M. Buiatti dell'Università di Firenze, interrogato a proposito della scoperta di Perez, afferma:
"La matematica è importantissima e ci mostra i vincoli nell'operare le manipolazioni, che dobbiamo rispettare".
Egli continua dicendo che: "l'Organismo Mutato geneticamente (OGM) è diverso da ogni altro organismo;
NON si può predire, conoscendo i singoli geni, come l'organismo intero reagirà; infatti le interazioni, che sono molto importanti, NON le conosciamo
".

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Nel DNA non c’è “spazzatura”

In realtà, della biologia non sappiamo un cazzo….”: celebre ammissione pronunciata da Craig Ventre, ossia dal biologo che ha lanciato (a scopo di lucro) l’Human Genome Project; lo stesso uomo che ha proclamato di aver “mappato l’intero DNA” dell’uomo nella sua azienda privata, la Celera.
Come forse solo gli esperti sanno, tale “mappatura completa” riguarda solo il 5% del DNA.
Cioè solo di quella parte (25 mila geni) che “si esprime”, ossia che codifica e forma le proteine degli organismi viventi.
E il restante 95%?
Quello “non si esprime”.
E’ “silente”.
Non sembra intervenire nella sintetizzazione delle proteine, né avere una funzione attiva.
Rapida conclusione degli scienziati: dunque, non serve a nulla.
E’ una specie di imbottitura superflua.
Anzi “spazzatura” (junk).
E naturalmente, hanno elaborato tutta una pseudo-teoria, basata sull’evoluzionismo darwiniano, per spiegare come mai nel DNA ci sia tanta “spazzatura”.

(NdR: una precisazione per i non biologi:  i biologi sanno che il DNA codificante (i geni) nel “genoma umano” è solo una minima parte della totalita’ !
Ma non e’ cosi per tutti genomi: ad es. lievito, zebrafish e arabidopsis hanno genomi molto più compatti; idem per i batteri o del DNA mitocondriale;
Nel genoma umano, il resto è in parte roba strutturale (es. centromeri), in parte serve a regolare i geni (es. enhancer e silencer,  quello che differenzia un uomo da un topo o da un  elefante non sono i prodotti genici, se non in minima parte, ma la loro regolazione) ed in parte è davvero “spazzatura” (esempio: Sine e ripetizioni varie) o così pare, infatti non si e’ ancora compreso bene il VERO significato di tutto il menoma umano.)

E’ il risultato, dicono, di una quantità di “infezioni” batteriche e “contaminazioni” genetiche accidentali avvenute in centinaia di milioni di secoli dal “progenitore originario” e comune da cui si sono evoluti tutti i viventi attuali, più una enormità di “residui” di funzioni un tempo utili al “progenitore”, ma ormai abbandonati e inservibili, perché “superati dall’evoluzione”.
Ora, va capito che il DNA è in qualche modo il “manuale d’istruzione” con cui la natura fabbrica un topo o un bambino.
E si dovrebbe spiegare come un manuale, un testo, che ricopiato per milioni di anni ha accumulato al suo interno un 95% di “errori di stampa” e refusi casuali - anzi di fatto è costituito quasi solo da errori - resti capace di funzionare egregiamente, e impartire gli ordini giusti per fabbricare topi e bambini generalmente sani e vitali.
Ma la cosa non interessa gli “scienziati” come Ventre: loro, si sono affrettati a brevettare i geni che fabbricano le proteine, per sfruttarli commercialmente, fabbricare sementi e animali trasngenici, topi con il fegato umano, soia con il gene pesticida e così via.
Ora però, un’analisi matematica condotta dall’IBM sul genoma “silente” ha scoperto che vi si ripetono in modo ricorrente dei “motivi”, dei “disegni” (patterns) che misteriosamente corrispondono a “motivi” e “patterns” che appaiono nel DNA che si esprime.
E sono convinti che la “spazzatura”, dopotutto, serva a qualcosa.
Anzi che forse serve più del DNA “utile” (1).

Andiamo per ordine.
Perché la scoperta viene dall’IBM e non dagli “scienziati” biologi?
Perché al Watson Research Center dell’Ibm, il capo Isidore Rigoutsos e i suoi colleghi hanno messo a punto un software, chiamato “pattern discovery”, con lo scopo di scandagliare archivi di dati molto grandi, per esempio i dati storici di Borsa o della stampa scientifica, alla ricerca di informazioni utili in un mare di “spazzatura” ormai inutile.
E, giusto per provare, l’hanno applicato al DNA.
Il DNA umano ha 20-25 mila geni “utili” che codificano proteine, e 6 miliardi di patrimonio genetico di “spazzatura”.
All’IBM hanno scandagliato quei sei miliardi di “cose”, alla ricerca di frequenze che si ripetessero in qualche modo significativamente. Ne hanno scoperto milioni. Milioni di “motivi” e “patterns”.
Ma in particolare, ne hanno scoperto circa 128 mila, nella spazzatura, che ricorrono anche nel genoma che si esprime. Anzi, quegli stessi “motivi” sono super-presenti nei geni più coinvolti in specifici processi biologici. Più precisamente, nella “regolazione della trascrizione”.
O ancora più precisamente, i “motivi” ricorrenti sono associati a piccole molecole di RNA che svolgono un processo chiamato “silenziatore dei geni dopo la trascrizione”.

Di che si tratta ?
In breve, cercando di capire al volo: una cellula umana fertilizzata, l’embrione, comincia a moltiplicarsi rapidamente.
All’inizio, le nuove cellule sono tutte uguali.
E’ questo che fa il DNA utile: riprodurre cellule tutte uguali a se stesse.
Se il processo continuasse così, non nascerebbe un bambino, ma un grumo indifferenziato di carne.
Un cancro: perché il cancro non è altro che un tessuto di cellule tutte uguali, che proliferando invadono il corpo.
Invece, nell’embrione, avviene qualcosa di prodigioso.
Ben presto, le cellule si diversificano.
Diventano fegato, unghie, tessuto cerebrale, vene, arterie, pancreas….ogni “cosa” con una funzione differente, ogni cosa essenziale, ogni cosa al posto giusto nell’organismo.
E' come se un “progettista”, che segue delle istruzioni e una mappa precisa, mettesse ogni cosa a posto.
Insomma: ogni singola cellula, pur contenendo gli stessi identici geni, lo stesso DNA, diventa diversa.
Come ?
Perché qualcosa “spegne” ed “accende” certi precisi geni, o certe loro funzioni, attivando o chiudendo certi interruttori, secondo il “progetto” uomo (o topo).

Questa modulazione, questo “spegnimento” dei geni superflui avviene non durante, ma “dopo” la trascrizione operata dal DNA “funzionante”.
Quei 25 mila geni fanno le cellule tutte uguali.
Ma una volta prodotte, esse vengono poi “modulate” grazie a un processo di “interferenza del RNA”, in cui molecole “messaggere” riducono l’espressione, originariamente “totipotente” e indiscriminato, per tenerne attuale solo una parte.
Ora, l’IBM comincia a capire che in questo processo - il più importante: quello che da un cancro produce un uomo con arti ed organi sani - entra in qualche modo il DNA “spazzatura”.
C’è un sicuro collegamento tra la vasta area del DNA che credevamo non funzionante con la parte del genoma che sappiamo funzionante”, ha detto Rigoutsos: “il punto è che per verificare la scoperta, occorrono risorse e una quantità di studiosi”.
E’ vero: solo per mappare 25 mila geni, sono occorsi miliardi di dollari e migliaia di scienziati nei laboratori di tutto il mondo.
Qui, si tratta di mettere pazientemente alla prova 6 miliardi di geni, o almeno 128 mila “motivi ricorrenti”, per vedere come funzionano le cavie da laboratorio private selettivamente dell’uno o l’altro di questi.
Decenni di ricerche.

Con la prospettiva di trovare davvero la “cura-miracolo” per il cancro, scoprendo il meccanismo erroneo per cui certe cellule non obbediscono più al “progettista” e si mettono a replicarsi tutte uguali, anziché diversificarsi e “spegnersi”.
Già da tempo altri scienziati senza scopo di lucro, del resto, avevano puntato il dito su certi “patterns” ricorrenti nel genoma “silente” e “spazzatura”.
Il gruppo di David Haussler all’Università di California di Santa Cruz ha cominciato a confrontare il “genoma spazzatura” di uomo, topo e ratto (tre mammiferi).
E per escludere il caso, hanno cercato solo le sequenze di almeno 200 basi che si ripetessero nel DNA delle tre specie. Sequenze così lunghe non possono essere casuali. Ne hanno trovate 480. Presenti non solo nei tre animali esaminati, ma anche nel pollo e nel cane. Ma assenti negli insetti e nei molluschi marini (2).
La cosa che ha stupito Haussler è: come mai, nella “evoluzione” darwiniana, queste sequenze appartenenti alla “spazzatura” sono state conservate per milioni di anni ?

Perché da buon darwinista, egli crede che topi, ratti, uomini, polli e cani (ma non gli insetti) discendono da un “antenato comune” vissuto (si crede) 400 milioni di anni fa.
Questo antenato avrà avuto quelle sequenze.
Ma come mai i progenitori le hanno conservate identiche ?
Vuol dire che quelle sequenze sono “utili”, anzi necessarie.
Per esempio a fare un animale a sangue caldo (pollo o uomo), e non un insetto.
Evidentemente, ragiona Haussler, perché la loro scomparsa avrebbe danneggiato la capacità di sopravvivere nella “lotta per l’esistenza” di questi animali. Eppure, queste sequenze super-conservatrici sono nella “spazzatura” ritenuta silente.
Le nostre scoperte iniziali dimostrano invece che la maggior parte del genoma, quella che non codifica le proteine, fa qualcosa di molto più importante”, dice Haussler: “hanno una parte che non conosciamo ancora, nello sviluppo e differenziazione delle specie”: anche in questo caso, pare, modulando il modo in cui il RNA messaggero “spegne” e accende  gli interruttori genetici che fanno di un grumo di proteine un uomo, oppure una gallina.
E’ solo la punta dell’iceberg”, dice ora il professor Chris Ponting, della unità genetica del Medical Research Council britannico. E se la prende con “certi settori che hanno premuto per mappare soltanto le poche parti del DNA che codificano le proteine, asserendo che mappare il resto era una perdita di tempo”.

Ecco il punto.
Perché una vera e completa analisi scientifica, tesa ad appurare una vera e completa verità, sarebbe “una perdita di tempo ?” Per chi ?
Risposta: per chi ha fretta di brevettare la parte del codice “utile” a fare organismi geneticamente modificati, e a brevettare anche quelli - nonché le tecniche genetiche per produrli.
Il profitto e l’industria genetica hanno bloccato la scienza. Anzi peggio.
Profitto e industria sono corsi a produrre e vendere soia geneticamente modificata, virus modificati per vaccini, medicinali trasngenici, ignorando come funziona il 95% della “cosa” che hanno modificato.
E proclamando che i loro prodotti sono “innocui”.
Ma il DNA non funziona nel modo “lineare” e semplificato che gli scienziati a scopo di lucro affermano.
Il DNA è un dinamismo fluido, capace di agire in direzioni imprevedibili.

Ad esempio si sa, o si sospetta, che le modificazioni del gene possono saltare da una specie all’altra ?
Che la soya transgenica contamina quella naturale, trasferendole le sue proprietà ?
Che effetto possono provocare delle garze fatte di cotone OGM posate su una ferita ?
E i fiocchi di granturco geneticamente modificato che vostro figlio mangia a colazione ?
E le panelle di soia transgenica di cui sono nutrite le vacche da latte ?
E i vaccini da virus geneticamente modificati ?
E i farmaci “genetici” che devono sostituire gli antibiotici, ormai sempre meno efficaci perché i batteri sono diventati geneticamente “resistenti” ad essi ?
L'industria risponde: nessun effetto, state tranquilli.
La garza di cotone trasngenico non infetterà il vostro DNA.
Credete a noi.
Sappiamo tutto di come funziona il DNA. Anche quel 95 % che non abbiamo voluto studiare. Non serve a nulla.
E’ spazzatura. Imbottitura, come quella dei divani e delle poltrone. Non agisce. E’ silente. Ossia inattivo, inerte.
Ve lo diciamo noi, che sappiamo tutto di biologia.
Di come funziona la biologia, in realtà, non sappiamo un cazzo…..”, si è lasciato scappare Craig Ventre.
By Maurizio Blondet – 30/04/06
L'abuso infantile "marca" i geni del DNA

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DNA - C’era una volta un cristallo liquido
Singoli nano-frammenti di acido nucleico si auto-assemblano spontaneamente in ordinate strutture, simili a quelle dei display.
La scoperta italo-americana fornisce nuovi indizi sull’origine della vita.
Tratto da: http://www.galileonet.it/news/9154/cera-una-volta-un-cristallo-liquido


Dna senza segreti - Svelata da un team di ricerca italiano la struttura elettronica della macromolecola
http://www.galileonet.it/news/9163/dna-senza-segreti

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Metodi computazionali in biologia - Una nuova tecnica per sequenziare il DNA virale

La nuova metodologia produce risultati molto simili alle tecniche convenzionali, ma con un costo inferiore e con una risoluzione potenzialmente più alta.
Nell’ambito di una collaborazione internazionale, ricercatori statunitensi e svizzeri hanno sviluppato strumenti matematici e statistici per ricostruire popolazioni virali, utilizzando il pirosequenziamento, una nuova tecnica per il sequenziamento del DNA.
Lo riferisce l’ultimo numero della rivista on line ad accesso libero “PLoS Computational Biology”.
Finora era noto come le letture frutto del pirosequenziamento fossero brevi e afflitte da frequenti errori, che gli scienziati hanno cercato di migliorarlo per molto tempo. Ora il nuovo processo sviluppato presso l’ETH di Zurigo ha dimostrato di poter diminuire il tasso di errore e di fornire informazioni in modo più veloce ed efficiente.

Il metodo è stato applicato a quattro popolazioni di HIV-1 ottenute da pazienti resistenti ai farmaci, che sono poi state confrontate con 165 sequenze ottenute direttamente mediante sequenziamento, per esempio per clonazione dagli stessi campioni. “Queste nuove tecniche producono risultati molto simili alle tecniche convenzionali, ma con un costo inferiore e con una risoluzione potenzialmente più alta”, ha spiegato Niko Beerenwinkel dell’ETH, che ha partecipato allo studio.
La conoscenza della struttura genetica delle popolazioni virali è critica per proseguire la ricerca biomedica sulla progressione della malattia, sulla progettazione di vaccini e sulla resistenza ai farmaci.
L’abilità di stimare la struttura delle popolazioni virali mantiene la grande promessa di una nuova e più profonda comprensione dell’evoluzione virale e del controllo delle malattie. (fc)
Tratto da: http://lescienze.espresso.repubblica.it

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Osservata in tempo reale la riparazione del DNA
Grazie all'applicazione di un campo magnetico esterno è stato possibile muovere e spostare una singola molecola di DNA nel modo voluto

Per la prima volta ricercatori della Kavli Institute of Nanoscience a Delft, nei Paesi Bassi, sono riusciti a osservare la riparazione spontanea di un danno in una singola molecola di DNA.
Le cellule possiedono meccanismi di riparazione dei continui da anni a carico del DNA che si verificano continuamente in modo accidentale. Essi possono variare dalla variazione di un singolo nucleotide a una rottura totale della struttura del DNA. Queste rotture, per esempio, possono essere causate dalla radiazione ultravioletta o da i raggi X, ma possono verificarsi anche durante la divisione cellulare, quando i singoli filamenti della doppia elica di DNA si separano per la duplicazione.
Se questo tipo di rotture non viene riparato in modo corretto c’è un alto rischio di malfunzionamenti dei meccanismi cellulari che possono portare alla creazione di cellule cancerose.

Stando a quanto riferito in un articolo pubblicato sulla rivista “Molecular Cell”, uno dei principali meccanismi di riparazione in questo caso è noto come ricombinazione omologa: proprio questo processo è stato osservato per la prima volta dai ricercatori della Delft in tempo reale grazie a una innovativa metodica che utilizza un campo magnetico applicato dall’esterno che permette agli sperimentatori di muovere e ruotare la molecola di DNA in modo controllato. (fc)

Fonte: Molecular Cell - Tratto da: http://lescienze.espresso.repubblica.it

Commento NdR: cio' significa che i campi elettromagnetici possono modificare il Dna ! e quindi l'elettrosmog esistente sulla Terra e' dannatamente pericoloso !

   

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