In nome del popolo del
Mondo - L'Aja,
14 Giugno 2003
Citazione in giudizio per genocidio ed altri
crimini contro l'Umanita' perpetrati in rapporto
con il "business della malattia"
farmaceutico e con la recente guerra all'iraq.
La
citazione in giudizio e' stata sottoposta al
Tribunale Penale Internazionale da Matthias Rath,
(medico) ed altri, in nome del popolo del mondo !
Questi
reati penali vengono commessi contro l’Umanita’
da parte delle
lobby finanziarie che controllano
le multinazionali dei vaccini e dei farmaci e
nell’interesse dei gruppi corporativi di
investimento e dei loro cointeressati politici.
L’industria
farmaceutica e’ stata costituita ed organizzata
nel corso del 20° secolo allo scopo di assumere
il controllo dei sistemi sanitari in tutto il
mondo, sostituendo sistematicamente terapie
naturali e NON brevettabili con i farmaci di
sintesi brevettabili e quindi lucrosi.
Questa
industria non si e’ evoluta secondo schemi
naturali; si e’ trattato al contrario, di una
iniziativa intrapresa da un ristretto gruppo di
imprenditori facoltosi e senza scrupoli !
Gli
imputati sono responsabili della morte di
centinaia di milioni di individui, che continuano
a morire a causa di malattie cardiovascolari,
cancro ed altre affezioni che avrebbero potuto
essere prevenute ed eliminate molto tempo
addietro.
Questa
morte prematura di milioni di persone non e’
dovuta al caso ne’ a negligenza, ma e’ stata
intenzionalmente
e sistematicamente organizzata per conto
dell’industria farmaceutica e dei suoi
investitori, con l’unico fine di espandere un
mercato farmaceutico globale del valore di
trilioni di dollari.
Il
territorio commerciale dell’industria
farmaceutica e’ il corpo umano, mentre il
rientro dei suoi investimenti dipende dalla
continuazione e dalla diffusione delle malattie.
I suoi profitti
dipendono dalla brevettabilita’ dei
farmaci che rendono tale industria la piu’
lucrosa del pianeta Terra. Al contrario la
prevenzione e l’eliminazione di qualsiasi
malattia riduce significativamente od annulla del
tutto il mercato dei malati.
I
governi di intere nazioni vengono manipolati o
persino guidati da lobbisti ed ex dirigenti
dell’industria farmaceutica.
Da decenni la legislazione di interi paesi viene
corrotta o infranta per favorire questo
pluritrilionario “business della malattia”.
(NdR: leggasi "Mercato dei malati") mettendo cosi’ a rischio la salute e la vita di
centinaia di milioni di malati ed individui
innocenti.
Una
precondizione per la crescita dell’industria
farmaceutica in quanto proficuo business di
investimento, e’ l’eliminazione della
concorrenza rappresentata dalle terapie sicure e
naturali in quanto queste ultime non sono
brevettabili e presentano margini di profitto
esigui. Per di piu’ in virtu’ della loro
azione sul metabolismo cellulare, queste terapie
naturali possono effettivamente contribuire a
prevenire ed eliminare le malattie.
Come
risultato della sistematica eliminazione delle
terapie mediche naturali e dell’acquisizione del
controllo dei sistemi sanitari della maggior parte
dei paesi del pianeta, l’industria farmaceutica
ha portato milioni di persone e quasi tutte
le nazioni a dover dipendere dai suoi investimenti
commerciali.
vedi:
www4.dr-rath-foundation.org
- Tratto da Nexus n. 46 – 2003
Complimenti, dr. Rath,
per la capacita' e la forza che dimostra contro le
multinazionali ed i loro lacche'....
vedi:
Big Pharma +
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata =
Sindacato
Rockefeller =
Dittatura
sanitaria
+
Corruzione
Corruzione nel sistema
mondiale della sanita'
+
Crimini di Big Pharma 1
+
Crimini 3
+ Comparaggio
farmaceutico
Sindrome infiammatoria chiamata
"Asia" scatenata dai vaccini !
ASIA_Sindrome
infiammatoria-dai-vaccini-Riassunto.pdf
Tratto da: http://www.assis.it/wp-content/uploads/2014/12/ASIARiassunto.pdf
... ed e' noto che... le infiammazioni sono
foriere di qualsiasi tipo di sintomi, che i medici
impreparati allopati chiamano
erroneamente "malattie"....
Parlamentari
pagati dalle Lobbies ? - Roma Ott. 2013
L'intervista a un assistente di un Senatore che
svelerebbe i traffici illeciti tra parlamentari
e
Lobbies.
Video dell'intervista:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies.html
Visionate questo
video, parla un informatore
farmaceutico, sul Business dei Farmaci e Vaccini
http://ildocumento.it/farmaci/il-business-farmaceutico-current.html
Video da visionare per
comprendere il meccanismo del FURTO dei nostri beni da
parte di questi
CRIMINALI
a livello mondiale !
CONFLITTI D’INTERESSI nella
RICERCA BIOMEDICA
e nella PRATICA CLINICA
Approvato nella Seduta Plenaria dell’8 Giugno
2006 - Italy
Presidenza del Consiglio dei Ministri COMITATO
NAZIONALE per la BIOETICA:
vedi
PDF tratto da:
http://www.governo.it/bioetica/testi/Conflitti_interessi.pdf
CDC e Conflitti di interesse - 1 +
CDC e Conflitti
di interesse - 2
+
CDC e Conflitti
di interesse - 3
+
Corruzione
CDC conflitti di interesse
anche per i vaccini
http://healthimpactnews.com/2014/cdcs-purchase-of-4-billion-of-vaccines-a-conflict-of-interest-in-overseeing-vaccine-safety/
vedi anche:
Conflitto
di Interesse
+
Conflitti di interesse
PDF - 1
+
Conflitti di
interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii - PDF
+
CDC - 1
+
FDA
+
Conflitti di Interesse,
business farmaci e vaccini
+
Conflitti di
interesse dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero della salute
+
EMA
+ Consenso Informato
Parlamentari pagati dalle Lobbies ? -
Roma Ott. 2013
L'intervista a un assistente di un Senatore
che svelerebbe i traffici illeciti tra
parlamentari e
Lobbies.
Video dell'intervista:
http://www.video.mediaset.it/video/iene/puntata/390060/roma-parlamentari-pagati-dalle-lobbies.html
Informatore dei CDC
CONFESSA la FRODE e le FALSIFICAZIONI sugli
studi della correlazione VACCINO=AUTISMO
vedi: Ricerca
nelle mani di
Big Pharma +
Riviste
scientifico-mediche pilotate da
Big Pharma
Adesione alla Citazione:
http://brudicchio.br.funpic.de/rath/materiale/FAX
tradotto.pdf
RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI
che MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA:
RICHARD J. ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina,
Richard J.Roberts, denuncia il modo in cui
operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i
benefici economici alla salute e rallentando lo
sviluppo scientifico nella cura delle malattie
perché guarire non è fruttuoso come la
cronicità.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
L'aids
e' la malattia chiamata Sindrome Di
Immunodeficienza Acquisita, ma con che cosa ?
Con le vaccinazioni effettuate negli anni 1970
nelle nazioni del Centro Africa, si sono
indebolite immunitariamente milioni di persone
che successivamente negli anni 1980 si sono
ammalate di Aids !!
Forse questa guerra batteriologica e' stata
studiata a tavolino, per mantenere i neri sotto
il dominio delle multinazionali di
Farmaci e
Vaccini
- Nel 2006 ormai nel mondo vi sono quasi 50
milioni di individui ammalati (dati OMS) ed il
75% e' in Africa......
I VERI PADRONI della
SANITA' nel MONDO
La descrizione del meccanismo che nel
secolo scorso permise ai grossi capitali
finanziari di impadronirsi dell’intero sistema medico
americano e non solo, attraverso il
controllo dell’insegnamento
universitario, i
Rockefeller amavano chiamarla “filantropia
efficiente”,
e' qui ben descritto.
Purtroppo il
medico che volesse domandarsi oggi da dove
nascano tante di quelle “certezze” che gli
vengono contestate .... da chi non si fida più
della
medicina ufficiale, dovrà risalire di
quasi un secolo per trovarne l’origine.
D’altronde, è lui stesso ad insegnare che il
miglior rimedio contro una
malattia
non sia la semplice rimozione del
sintomo, ma quella della causa stessa.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Marcia Angell, direttrice per oltre vent'anni
del
New England Journal of Medicine
Tratto da "The New York Review of Books.
Recentemente il senatore repubblicano Charles
Grassley, membro della commissione Finanze del
Senato USA, ha avviato una
indagine finanziaria sui legami
tra l'industria
farmaceutica, i
medici ed
il mondo
accademico, che in gran parte influiscono
sul prezzo di mercato dei farmaci da
prescrizione. Egli non ha avuto molte difficoltà
a trovare riscontri.
Prendiamo il caso del Dr. Joseph L. Biederman,
professore di psichiatria presso la Harvard
Medical School e direttore dell'Istituto di
Psicofarmacologia pediatrica presso il
Massachusetts General Hospital di Harvard. A lui
si deve in larga misura se a bambini di due anni
è stata fatta diagnosi di "disturbo bipolare" e
se sono stati trattati con un potente cocktail
di farmaci, molti dei quali mai approvati per
tale patologia dalla
Food and Drug Administration (FDA) e nessuno
dei quali autorizzato per minori di dieci anni.
Legalmente, i medici possono utilizzare per
qualsiasi altra indicazione farmaci già
approvati per una particolare indicazione, ma
tale uso deve essere basato su una buona
evidenza scientifica pubblicata. Non sembra
proprio che qui ricorra tale ipotesi.
Gli studi di Biederman sui farmaci con i quali
si propone di trattare il disturbo bipolare
nell'infanzia, sono stati - così il New York
Times sintetizza il giudizio degli esperti
interpellati - "tanto
modesti e così mediocremente concepiti da
risultare in larga misura inconcludenti."
Nel mese di giugno, il senatore Grassley ha
rivelato che le
aziende farmaceutiche,
compresi i produttori dei farmaci per l'infanzia
che B. prescrive per il disturbo bipolare,
hanno pagato 1,6 milioni di dollari a Biederman
per consulenze e conferenze tra il 2000 e il
2007.
Due suoi colleghi hanno ricevuto somme analoghe.
Dopo che la cosa è venuta alla luce, il
presidente del Massachusetts General Hospital e
il presidente della sua sezione medica hanno
inviato una lettera ai medici dell'ospedale
invitandoli a non aggravare ulteriormente questi
casi di
macroscopici conflitti di interessi, ma
anche ad esprimere la propria solidarietà a chi
ne aveva beneficiato: "Sappiamo che si tratta di
un momento di incredibile dolore per i medici e
le loro famiglie, e il nostro cuore è con loro"!
Altro caso è quello del Dr. Alan F. Schatzberg,
titolare della cattedra di psichiatria del
dipartimento di Stanford e presidente eletto
della American Psychiatric Association. Il
senatore Grassley ha scoperto che Schatzberg
ha gestito più di 6
milioni di dollari di prodotti nella
Corcept Therapeutics, una società che ha
collaborato a fondare e che testa il "Mifepristone"
- farmaco abortivo altrimenti noto come RU-486 -
da lui impiegato per trattare gli stati
depressivi.
Allo stesso tempo Schatzberg figura quale
principale referente in un "Istituto Nazionale
di Salute Mentale", che sovvenziona la ricerca
sul Mifepristone per questo impiego, e figura
tra gli autori di tre articoli sul tema. In una
dichiarazione rilasciata alla fine di giugno,
l'ateneo di Stanford dichiarò di non veder nulla
di male in questa convenzione, anche se un mese
dopo il consiglio universitario annunciò la
sostituzione di Schatzberg, quale ricercatore di
riferimento, "al fine di eliminare qualsiasi
fraintendimento".
Il caso forse più eclatante tra quelli finora
esposti dal senatore Grassley è quello del
dottor Charles B. Nemeroff, presidente della
Emory University-Dipartimento di Psichiatria e,
insieme con Schatzberg, coeditore di un rinomato
Textbook of Psychopharmacology. Nemeroff è stato
il ricercatore di punta, percependo una
sovvenzione di 3,95 milioni di dollari in cinque
anni dall'Istituto Nazionale di Salute Mentale,
1,35 dei quali destinati alla Emory dalla
GlaxoSmithKline a titolo di
contributo per lo studio....di diversi farmaci
da lei prodotti. Per attenersi ai regolamenti
universitari ed alle leggi dello stato, egli era
tenuto a comunicare alla Emory quanto percepito
da GlaxoSmithKline, ed a sua volta la Emory
doveva informarne, per importi superiori a
10.000 dollari annui, il National Institutes of
Health, unitamente all'assicurazione che il
risultante conflitto di interessi sarebbe stato
eliminato.
Ma il senatore Grassley, confrontando i registri
della Emory con i documenti contabili della
multinazionale, scoprì che Nemeroff aveva omesso di
indicare qualcosa come 500.000 dollari ricevuti
da GlaxoSmithKline per decine di
conferenze dirette a promuovere i prodotti della
società.
Nel giugno 2004 la Emory ha condotto la sua
indagine sull'operato di Nemeroff, ed ha
riscontrato molteplici violazioni dei suoi
regolamenti. Nemeroff ha risposto assicurando la
Emory in una nota:
"in considerazione della convenzione National
Institutes of Health/Emory/GSK
(GlaxoSmithKline), ho già comunicato a GSK (che
ne ha già preso buona nota) che limiterò a cifra
inferiore ai 10.000 dollari all'anno le mie
spettanze per le consulenze fornite".
Ma in quell'anno ricevette 171.031 dollari dalla
società, nello stesso momento in cui denunciava
alla Emory, perché ne desse comunicazione al Nat.
Inst. Of Health, un...timido importo di 9.999
dollari, per rimanere sotto alla soglia di
10.000.
Peraltro la Emory è stata destinataria di borse
di studio e di altre entrate procurate da
Nemeroff, e questo autorizza il sospetto che la
sua supervisione lassista sia dipesa dai propri
conflitti di interesse. Come riportato da
Gardiner Harris sul New York Times, Nemeroff
stesso aveva sottolineato i suoi buoni servigi
alla Emory in una lettera del 2000 indirizzata
al preside della facoltà di medicina, nel corso
della quale giustificava così il personale
coinvolgimento in una dozzina di accordi per
consulenze aziendali......, dicendo:
"Sicuramente lei ricorderà che la Smith-Kline
Beecham Pharmaceuticals ha procurato una
cattedra importante al dipartimento e che vi è
qualche ragionevole probabilità che la Janssen
Pharmaceuticals farà altrettanto.
Inoltre, la Wyeth-Ayerst Pharmaceuticals ha
finanziato un programma di ricerca Career
Development Award nel dipartimento, e
personalmente ho chiesto sia ad AstraZeneca
Pharmaceuticals che alla Bristol-Meyers Squibb
di fare altrettanto. Se sarò ricompreso in
questo affare, ciò contribuirà a farli decidere
per un finanziamento alla nostra facoltà".
Poiché era stato il senatore Grassley a fare il
nome di questi psichiatri, a costoro è stata
dedicata molta attenzione dalla stampa; ma
l'intero mondo della medicina è invaso da
analoghi conflitti di interesse. (Per la cronaca
il senatore ha rivolto adesso la sua attenzione
ai cardiologi). In effetti, la maggior parte dei
medici prendono soldi o accettano regali, in un
modo o nell'altro, dalle case farmaceutiche.
Molti di loro sono PAGATI in veste di consulenti, o
come relatori in
congressi sponsorizzati dalle
case farmaceutiche,
o perché si prestano a mettere il loro nome su
lavori scritti dai produttori di farmaci o da
loro incaricati, o anche in qualità di apparenti
"ricercatori", il cui vero compito spesso
consiste semplicemente nell'indirizzare i propri
pazienti su un determinato farmaco e
nell'informarne la ditta. Sempre più medici
beneficiano di pranzi gratuiti e altri di regali
veri e propri. Inoltre, le aziende farmaceutiche
sovvenzionano i più importanti convegni delle
organizzazioni professionali e la maggior parte
dei periodici corsi di aggiornamento
indispensabili ai medici per mantenere attiva la
loro abilitazione all'esercizio della
professione.
Nessuno conosce esattamente le cifre complessive
pagate dalle ditte farmaceutiche ai medici, ma
ritengo, sulla base dei bilanci delle nove più
importanti aziende farmaceutiche americane, che
si tratti di decine di miliardi di dollari
l'anno. Con tali strumenti l'industria
farmaceutica ha acquisito il controllo totale
sulla valutazione e la prescrizione dei propri
prodotti da parte dei medici. Tutto ciò asserve
i medici, particolarmente i cattedratici di
prestigiose scuole mediche, influenza i
risultati della ricerca, la pratica medica e
persino la definizione di ciò che costituisce
una malattia!
Occorre considerare che gli studi clinici per
l'impiego di farmaci vengono testati sull'uomo.
Prima che un nuovo farmaco entri in commercio,
il produttore deve finanziare studi clinici per
dimostrare alla Food and Drug Administration che
il farmaco è sicuro ed efficace, solitamente
facendo un confronto con un placebo o un
"manichino pillola".
I risultati di tutte le prove (che possono
essere svariate), sono sottoposti alla
FDA, e se una o due
prove risultano positive - dimostrano cioè
efficacia della sostanza senza rilevanti rischi
- il farmaco è generalmente autorizzato, anche
se tutte le altre prove fossero negative. I
farmaci sono autorizzati solo per una specifica
indicazione (ad esempio, per trattare il cancro
ai polmoni) ed è illegale per le case
farmaceutiche commercializzarli per qualsiasi
altra indicazione.
Ma i medici possono prescrivere farmaci
autorizzati come "off-label", vale a dire, senza
riguardo per l'indicazione approvata, di modo
che forse la metà di tutte le prescrizioni sono
state redatte per indicazioni off-label.
Dopo che i farmaci sono sul mercato, le imprese
continuano a sponsorizzare studi clinici, a
volte per ottenere l'approvazione FDA per
ulteriori usi, a volte per dimostrare un
vantaggio rispetto ai concorrenti, e spesso solo
come pretesto per ottenere che i medici
prescrivano questi farmaci ai pazienti. (Tali
test sono giustamente chiamati "semina" studi.).
Dal momento che le aziende farmaceutiche non
hanno accesso diretto ai pazienti, esse hanno
l'esigenza di appoggiare le loro sperimentazioni
ad atenei medici, dove i ricercatori ottengono
di poter utilizzare, a scopo didattico, pazienti
di ospedali e cliniche, o di società private di
ricerca (CROs), che attraverso i medici di base
arruolano pazienti.
Sebbene le CROs siano di solito più efficienti,
i finanziatori preferiscono utilizzare le scuole
mediche, sia perché la ricerca condotta da
queste è formalmente più quotata, ma soprattutto
perché consentono loro di sfruttare la grande
influenza di medici ritenuti poter rappresentare
l'opinione prevalente o essere considerati "key
opinion leaders "(KOLs). Sono queste le persone
che scrivono libri e articoli su riviste
mediche, redigono le "linee guida", occupano
posti importanti nella FDA governativa ed in
altri gruppi di consulenza, o in rinomate
società professionali, e prendono la parola in
innumerevoli riunioni e cene che si svolgono
ogni anno per ragguagliare i clinici sui farmaci
da prescrivere. L'avere un "KOLs" come il Dr.
Biederman sul libro paga vale ogni centesimo
speso.
Pochi decenni fa, le scuole mediche non
disponevano di estesi rapporti finanziari con
l'industria, ed i ricercatori universitari che
portavano avanti la ricerca finanziata da case
farmaceutiche non avevano altri legami con loro.
Ma oggi le
università hanno
molteplici rapporti con l'industria
e si trovano in una posizione morale che li
metterebbe in difficoltà se volessero
rimproverare alla propria facoltà di comportarsi
come loro fanno.
Un recente sondaggio ha rilevato che circa i due
terzi dei centri medici accademici hanno
rilevanti partecipazioni nelle aziende che
sponsorizzano la ricerca all'interno della
stessa istituzione.
Una inchiesta sul settore universitario medico
ha scoperto che i due terzi dei cattedratici
dovevano il loro incarico alle aziende
farmaceutiche e che i tre quinti avevano
ricevuto da queste incarichi personali. Nel 1980
le facoltà mediche iniziarono a dettare norme
che disciplinano i conflitti d'interesse, ma
generalmente queste sono assai variabili, il più
delle volte molto permissive ed oggetto di
disinvolte forzature.
Dato che le aziende farmaceutiche pretendono,
come condizione per erogare un finanziamento, di
essere capillarmente coinvolte in tutti gli
aspetti della ricerca che sponsorizzano, è
facile per loro introdurre falsificazioni
dirette a far apparire i loro farmaci migliori e
più sicuri di quel che sono.
Prima del 1980 veniva data ai ricercatori
universitari una totale autonomia nella
conduzione dei lavori, ma ora le case
farmaceutiche impiegano spesso i loro dipendenti
ed i loro agenti nel progettare gli studi,
eseguire i test, scrivere i lavori, e decidere
se e in quale forma pubblicare i risultati.
Talvolta le facoltà mediche procurano
ricercatori che sono poco più che manovali, per
cui l'arruolamento di pazienti e la raccolta dei
dati seguono le direttive dell'azienda.
In considerazione di un controllo simile e dei
conflitti di interesse che permeano la ricerca,
non c'è da meravigliarsi che i risultati
negativi degli studi sponsorizzati dalle case
farmaceutiche (e pubblicati su riviste
scientifiche a loro tornaconto), non vengano in
gran parte resi noti, mentre la pubblicazione di
quelli positivi venga riproposta in altri lavori
appena variati nella forma; oppure che quelli
negativi vengano presentati come positivi. Per
fare un esempio, un controllo su 74 studi
clinici relativi ad antidepressivi, ha svelato
che 37 su 38 risultati positivi siano stati
pubblicati, ma dei 36 dei 37 o sono stati
occultati o pubblicati spacciandoli per
positivi. Non è poi raro che un documento
pubblicato focalizzi l'attenzione sull'effetto
secondario che sembra più favorevole.
L'occultamento dei risultati fallimentari emersi
da ricerche è oggetto di un coinvolgente libro
scritto da Alison's Bass, dal titolo "Effetti
collaterali: un accusatore, uno che ha fatto la
soffiata ed un bestseller, in una ricerca su
antidepressivi".
Questa è la storia di come il gigante
farmaceutico britannico, la GlaxoSmithKline,
abbia sepolto prove che il suo antidepressivo,
il Paxil, top nelle vendite, è inefficace e
potenzialmente dannoso per i bambini e gli
adolescenti. Bass, ex reporter del Boston Globe,
descrive il coinvolgimento di tre persone: uno
scettico psichiatra universitario, un moralmente
indignato esponente del reparto di psichiatria
della Brown University (il cui presidente ha
ricevuto nel 1998 più di $ 500.000 per
consulenze da industrie farmaceutiche, tra le
quali la GlaxoSmithKline), e un infaticabile
sostituto procuratore generale di
New York. Hanno preso posizione contro la
GlaxoSmithKline ed il sistema psichiatrico, e
alla fine l'hanno avuta vinta contro ogni
previsione.
Il libro segue le singole lotte di queste tre
persone nel corso di molti anni, culminati con
la GlaxoSmithKline obbligata, nel 2004, a
transare sulle accuse di frode pagando 2,5
milioni di dollari (una sciocchezza rispetto
agli oltre 2.700 milioni di vendite annuali del
Paxil). Ha inoltre preannunciato di rendere nota
una sintesi di tutti gli studi clinici
completati dopo il 27 dicembre 2000.
Di ancor maggiore rilievo l'attenzione dedicata
alla deliberata e sistematica prassi di
occultare i risultati sfavorevoli della ricerca,
che mai sarebbe emersa senza un'inchiesta
giudiziaria. Uno dei documenti interni della
GlaxoSmithKline - precedentemente segreto -
recita: "sarebbe commercialmente inaccettabile
dichiarare che l'efficacia non è stata
dimostrata, in quanto ciò potrebbe compromettere
il profilo della paroxetina (Paxil)".
Molti farmaci che si pretende siano efficaci,
hanno probabilmente un'efficacia leggermente
superiore al placebo, ma non c'è modo di
appurarlo, visto che i risultati negativi sono
tenuti nascosti. Un indizio è stato individuato
sei anni fa da quattro ricercatori che,
invocando il Freedom of Information Act, hanno
ottenuto dalla FDA relazioni su ogni studio
clinico - che prevedesse il confronto-placebo,
presentato per ottenere l'approvazione iniziale
dei sei più usati farmaci antidepressivi
approvati tra il 1987 e il 1999: Prozac, Paxil,
Zoloft, Celexa, Serzone e Effexor. Essi hanno
scoperto che, in media, l'80 per cento dei
placebo hanno la stessa efficacia di questi
farmaci.
La differenza tra farmaco e
placebo è
stata così piccola che era improbabile che essa
potesse rivestire un qualche significato
clinico.
I risultati sono stati più o meno gli stessi per
tutti e sei i farmaci: tutti sono risultati
egualmente inefficaci. Ma visto che sono stati
pubblicati solo i risultati "favorevoli" e
quelli sfavorevoli sono stati....sepolti (in
questo caso, all'interno della FDA), il pubblico
e la professione medica hanno ritenuto questi
farmaci potenti antidepressivi.
Le sperimentazioni cliniche sono influenzate
anche tramite criteri di ricerca adottati
unicamente allo scopo di produrre risultati
favorevoli per gli sponsor.
Ad esempio, il
farmaco del finanziatore può essere confrontato
sì con un altro farmaco, ma somministrato a una
dose così bassa che quello del finanziatore
appare più potente. Oppure un farmaco destinato
a patologie dell'anziano può essere testato sui
giovani, in modo che gli effetti collaterali
abbiano minori probabilità di manifestarsi.
La stessa metodica distorsiva utilizzata
normalmente nel confrontare un nuovo farmaco con
un placebo viene adottata anche quando il
confronto riguarda un farmaco preesistente.
In breve, ed è questa la ragione fondamentale
per la quale i ricercatori devono essere
veramente disinteressati nei confronti dei
risultati del loro lavoro, spesso è possibile
guidare le sperimentazioni cliniche in modo che
diano i risultati che si desiderano.
Più della ricerca, sono i conflitti di interesse
ad influire sui dati.
Essi determinano inoltre gli indirizzi e gli
strumenti ai quali si conforma la medicina
praticata, attraverso la loro influenza sulle
linee-guida rilasciate da organismi governativi
e professionali, e attraverso i loro effetti
sulle decisioni FDA.
Alcuni esempi: in un sondaggio effettuato presso
duecento esperti che hanno redatto linee guida
pratiche, un terzo dei membri della giuria ha
riconosciuto di avere interessi finanziari in
relazione ai farmaci prescelti. Nel 2004, dopo
il National Cholesterol Education Program
indetto per riportare drasticamente entro
livelli desiderati il colesterolo "cattivo", è
stato rivelato che otto dei nove membri che
avevano redatto il "manifesto" di indicazioni
avevano legami finanziari con i produttori di
farmaci per abbassare il colesterolo.
Novantacinque tra i 170 nominativi che avevano
collaborato a redigere la più recente edizione
del "Manuale diagnostico e statistico dei
disturbi mentali" dell'American Psychiatric
Association (DSM), avevano intrattenuto
relazioni finanziarie con le aziende
farmaceutiche, intercorse peraltro con la
totalità di coloro che avevano curato le sezioni
dedicate ai sui disturbi dell'umore e la
schizofrenia.
L'aspetto comunque più allarmante è che molti
membri delle commissioni permanenti di esperti
che offrono consulenza alla FDA per
l'approvazione dei farmaci hanno anche legami
finanziari con l'industria farmaceutica.
Negli ultimi anni, le aziende farmaceutiche
hanno messo a punto una nuova ed estremamente
efficace strategia per espandere i loro
fatturati. Invece di propagandare farmaci per il
trattamento di malattie, hanno iniziato a
propagandare le malattie alle quali adattare i
loro farmaci! La strategia è quella di
convincere quante più persone possibili (insieme
ai loro medici, ovviamente) che le loro
condizioni di salute richiedono un lungo periodo
di terapia. Talvolta chiamato "malattia del
cantastorie", questo è il tema di due nuovi
libri. Il primo è di Melody Petersen Meds, del
nostro quotidiano: "Come le case farmaceutiche
hanno trasformato sé stesse in abili macchine da
mercato e preso all'amo l'intera nazione in tema
di prescrizione di farmaci"; il secondo di
Christopher Lane's:
"La timidezza: come la si è
fatta diventare una malattia".
Per inventare nuove malattie o ingigantire le
preesistenti, le aziende affibbiano loro
denominazioni altisonanti attraverso acronimi.
Così ora il bruciore di stomaco è diventato
"sindrome gastroesofagea da reflusso" o GERD;
l'impotenza "disfunzione erettile" o DE; la
tensione premestruale "sindrome premestruale" o
PMMD e la timidezza è "ansia sociale" (ancora
non è stata coniata l'abbreviazione). E' bene
notare che queste (supposte) malattie sono
impropriamente definite sindromi croniche che
colpiscono essenzialmente le persone normali,
per cui il mercato è enorme e facilmente
ampliato. Ad esempio, un alto dirigente della
rete di vendite suggerì ai rappresentanti come
incentivare l'acquisto del Neurontin: "Neurontin
per il dolore, Neurontin per la monoterapia,
Neurontin per i disturbi bipolari, Neurontin per
tutto."
Sembra che la strategia di marketing del farmaco
- ed è stato un notevole successo - sia di
convincere gli americani che ci sono solo due
tipi di persone: quelle che hanno problemi che
richiedono un trattamento farmacologico e quelle
che ancora non sanno di averne.
Queste strategie sono state ideate nel settore
del farmaco, ma non avrebbero potuto affermarsi
senza la complicità della classe medica.
Melody Petersen, che era un reporter del New
York Times, ha scritto un'ampia, convincente
requisitoria contro il settore farmaceutico.
Essa stabilisce in dettaglio i vari modi, sia
legali che illegali, con i quali le aziende
farmaceutiche possono realizzare autentici
exploit (vendite annuali di farmaci per oltre un
miliardo di dollari) e il ruolo essenziale che
svolgono i KOLs.
Il suo esempio è soprattutto il Neurontin, che è
stato inizialmente approvato solo per una
indicazione molto limitata, il trattamento
dell'epilessia nell'ipotesi che altri farmaci
risultassero inefficaci nel controllo degli
attacchi.
Attraverso bustarelle pagate a nomi eccellenti
del mondo accademico per poter mettere i loro
nomi sugli articoli esaltando il Neurontin per
altri usi (malattia bipolare, stress
post-traumatico, insonnia, stanchezza delle
gambe, vampate di calore, emicrania, tensione da
cefalea, e altre ancora), tramite il
finanziamento di conferenze nel corso delle
quali venissero raccomandati questi utilizzi, la
casa farmaceutica è stata in grado di
trasformare il farmaco in un "blockbuster", con
un fatturato di $ 2,7 miliardi nel 2003. L'anno
seguente, in un caso ampiamente trattato da
Petersen per il Times, la Pfizer ha ammesso le
proprie responsabilità in ordine alla
commercializzazione illegale ed accettato di
pagare 430 milioni di dollari per evitare il
danno di ulteriori spese comportate da cause
penali e civili intentatele. Un sacco di soldi,
ma per la Pfizer è stato più o meno come un
costo commerciale, e ne è valsa la pena, visto
che il Neurontin ha continuato ad essere
utilizzato come un tonico per tutti gli usi,
generando miliardi di dollari di vendite
annuali.
Il libro di Christopher Lane ha messo a fuoco un
soggetto più limitato, e cioè il rapido aumento
del numero di diagnosi psichiatriche nella
popolazione americana e l'uso di psicofarmaci
per il loro trattamento. Poiché non vi sono
prove oggettive per rilevare la malattia mentale
e il confine tra normale e anormale è spesso
incerto, la psichiatria costituisce un campo
particolarmente fertile per la creazione di
nuove malattie o per drammatizzare quelle
preesistenti. I criteri diagnostici sono terreno
esclusivo dell'attuale edizione del "Manuale
diagnostico e statistico dei disturbi mentali",
prodotto di un gruppo di psichiatri la maggior
parte dei quali, come ho già detto in
precedenza, avevano legami finanziari con
l'industria farmaceutica. Lane, docente di
letteratura alla Northwestern University,
traccia l'evoluzione del DSM dal suo timido
inizio nel 1952, come modesto prontuario (DSM-I),
all'attuale formulazione di 943 pagine (la
versione riveduta del DSM - IV), che costituisce
l'indiscussa "bibbia" della psichiatria,
standard di riferimento per i tribunali, le
carceri, le scuole, le imprese di assicurazione,
il pronto soccorso, i distretti medici e le
strutture mediche di ogni genere.
Data la sua importanza, si potrebbe pensare che
il DSM rappresenti l'autorevole distillazione di
un ampio corpus di prove scientifiche.
Ma Lane, utilizzando documenti inediti degli
archivi della American Psychiatric Association e
interviste con i suoi rappresentanti di spicco,
dimostra che è invece il frutto di tutto un
complesso di politica accademica, di ambizione
personale, di ideologia, e, cosa forse più
grave, dell'influenza dell'industria
farmaceutica. Quello di cui difetta il DSM è il
rigore scientifico.
Lane riporta la dichiarazione di un
collaboratore del team del DSM-III: "C'è stata
una ricerca sistematica molto scarsa, e gran
parte della ricerca che esisteva era realmente
un pot-pourri slegato, incoerente, e ambiguo.
Penso che la maggioranza di noi ha riconosciuto
che la quota di quella buona, solida scienza
alla quale ci ispiriamo per prendere le nostre
decisioni, sia stata piuttosto modesta".
Lane utilizza la timidezza, come caso di
indagine sulla "malattia-del cantastorie" in
psichiatria.
La timidezza come malattia psichiatrica ha fatto
il suo debutto come "fobia sociale" nel DSM-III
nel 1980, anche se al tempo veniva descritta
come rara.
Nel 1994, quando il DSM-IV è stato
pubblicato, essa era diventata "ansia sociale",
ed oggi si sostiene che sia una malattia
estremamente diffusa.
Secondo Lane, la
GlaxoSmithKline, sperando di aumentare le
vendite per il suo antidepressivo, il Paxil, ha
deciso di promuovere la sindrome da ansietà
sociale a "grave condizione medica".
Nel 1999, la società ha ricevuto l'approvazione
FDA a commercializzare il farmaco per il
trattamento....dell'ansia sociale.
Essa ha lanciato una vasta campagna mediatica
per realizzarlo, ricorrendo anche a poster,
esposti nelle pensiline degli autobus di tutto
il paese, che raffigurano individui in
condizioni pietose, con la didascalia "Immagina
di essere allergico alla gente ...": aumentando
così le vendite.
Ecco un'affermazione fatta da Barry Brand,
direttore di produzione del prodotto Paxil: "il
sogno di ogni venditore è trovare un mercato non
capito o sconosciuto e sfruttarlo. Questo è ciò
che siamo stati in grado di fare con la sindrome
da ansia sociale".
Alcuni dei più grandi blockbuster sono
psicofarmaci. La teoria che i
disturbi psichiatrici derivino da uno squilibrio
biochimico è usata
quale giustificazione per il loro uso diffuso,
anche se la teoria deve essere ancora
dimostrata. I bambini sono obiettivi
particolarmente vulnerabili.
Forse che i
genitori osano dire "No" quando un medico dice
loro che un bambino difficile è malato e
raccomanda un trattamento farmacologico ?
Oggi ci
troviamo nel bel mezzo di una presunta epidemia
di malattia bipolare nei bambini (che sembra
aver rimpiazzato la sindrome da iperattività e
da deficit di attenzione come situazione più
pubblicizzata nell'infanzia), con un incremento
della diagnosi di quaranta volte dal 1994 al
2003. Questi bambini sono spesso trattati con
diversi farmaci off-label, molti dei quali,
indipendentemente dalle loro proprietà, sono
sedativi, e quasi tutti caratterizzati da
effetti indesiderati potenzialmente gravi.
I problemi che ho discusso non si limitano alla
psichiatria, anche se in questo campo
raggiungono la loro più florida estensione.
Simili conflitti di interesse e pregiudizi
riguardano quasi ogni campo della medicina, in
particolare quelli che dipendono in larga misura
da farmaci o tecniche terapeutiche.
E' semplicemente impossibile dare credito a
buona parte della ricerca clinica pubblicata, od
alle opinioni del medico di fiducia o ad
autorevoli linee-guida.
Non mi fa certo piacere arrivare a questa
conclusione, formatasi gradualmente e con
riluttanza nel corso degli oltre vent'anni come
direttore del "The New Journal of Medicine".
Un risultato di pregiudizi diffusi è che i
medici
imparano a
praticare una medicina basata su un uso
esasperato di farmaci. Anche se cambiamenti
negli stili di vita sarebbero più efficaci, i
medici ed i loro pazienti spesso sono convinti
che vi sia un farmaco per ogni malattia ed ogni
insoddisfazione. I medici sono anche portati a
credere che i nuovi e più costosi farmaci di
marca siano superiori ai vecchi farmaci o a
quelli generici, anche se raramente vi è qualche
prova in tal senso, visto che gli sponsor non
sono soliti confrontare con i loro altri farmaci
a dosaggi equivalenti. Inoltre i medici,
influenzati da rinomati docenti universitari,
imparano a prescrivere farmaci per uso off-label
senza prove di efficacia.
E' facile per le aziende farmaceutiche, che
sicuramente ne portano grande responsabilità,
muoversi a loro agio in una situazione come
questa. La maggior parte delle grandi aziende
farmaceutiche si sono sobbarcate gli oneri
conseguenti a frodi, commercializzazione farmaci
off-label, e altri reati.
TAP Pharmaceuticals, per esempio, nel 2001 si è
dichiarata colpevole ed ha accettato di pagare
875 milioni di dollari per sistemare il
contenzioso penale e civile sorto dalla lesione
della legge federale in seguito all'impiego
fraudolento del Lupron, un farmaco usato per il
trattamento del cancro alla prostata.
Oltre a
GlaxoSmithKline, Pfizer e TAP, altre case
farmaceutiche si sono accollate gli oneri per transare su simili frodi: come Merck, Eli Lilly,
e Abbott.
Le ammende, seppure in alcuni casi
enormi, sono poca cosa se paragonate ai quindi
non sono niente di più che mezzi dissuasivi.
Ancora, quanti sostengono le ragioni
dell'industria farmaceutica, sostengono che sta
semplicemente cercando di fare realizzare il suo
scopo principale, quello di fare gli interessi
dei suoi investitori, anche se talvolta va
un....po' troppo lontano.
I medici, le università
e le organizzazioni professionali non hanno
scusanti, avendo una grande colpa
verso i pazienti che ripongono fiducia in loro.
La missione delle scuole mediche e degli
ospedali universitari - e questo giustifica il
loro stato di esentasse - è quello di educare le
future generazioni di medici, effettuare
ricerche importanti per il progresso scientifico
e curare i cittadini malati, non quello di
allacciare rapporti d'affari con l'industria
farmaceutica.
Per quanto sia riprovevole la
prassi usuale di tante case farmaceutiche, credo
che il comportamento di gran parte della
professione medica lo sia ancora di più.
Le industrie farmaceutiche non sono enti di
beneficenza; esse si aspettano un ritorno dal
denaro che spendono, ed evidentemente non è per
loro indifferente avere utili o meno.
Sarebbero indispensabili riforme così numerose
per ripristinare l'integrità della ricerca
clinica e della pratica medica, che è
impossibile riassumerle in breve. Molti
vorrebbero cambiamenti radicali nella
legislazione e nell'attività della FDA, compresi
gli iter per l'approvazione dei farmaci. Ma vi è
anche, ovviamente, la necessità assoluta che la
professione medica si affranchi in misura
prevalente dai settori economico-finanziari.
Sebbene la collaborazione tra industria
farmaceutica ed università possa dare importanti
contributi scientifici, di solito questi sono
apportati dalla ricerca di base, e non dagli
studi clinici, ed anche questa sarebbe
discutibile se comportasse l'arricchimento
personale dei ricercatori.
Gli esponenti delle facoltà universitarie che
realizzano studi clinici non devono accettare
alcuna somma da parte delle aziende
farmaceutiche, eccetto il mero sostegno alla
ricerca, e questo sostegno non dovrebbe mai
essere subordinato all'accettazione di patti
aggiunti, inclusa la pretesa dell'industria
farmaceutica di avere il controllo sulla
progettazione, l'interpretazione e la
pubblicazione dei risultati della ricerca.
Le scuole mediche e gli ospedali universitari
dovrebbero applicare rigorosamente tale norma, e
non dovrebbero stipulare accordi con le aziende
sui cui prodotti membri delle loro facoltà
stanno conducendo studi. Infine, di rado esiste
una valida ragione per la quale i medici
dovrebbero accettare doni da aziende
farmaceutiche, anche quelle di piccole
dimensioni; anzi dovrebbero provvedere
autonomamente a pagarsi le spese dei convegni e
dei corsi di aggiornamento.
Dopo tanta sfavorevole pubblicità, università e
organizzazioni professionali stanno cominciando
a parlare di controllo dei conflitti di
interesse, ma finora la risposta è stata
tiepida. Essi parlano prevalentemente di
"potenziali" conflitti di interesse, come se si
trattasse di una mera ipotesi lontana dalla
realtà, e per giunta limitatamente alla loro
divulgazione e "risoluzione", non già del loro
divieto. In sostanza, sembra che ci sia il
desiderio di eliminare solo l'odore di
corruzione, mentre si continua a prendere soldi.
Rompendo la dipendenza dall'industria
farmaceutica, la classe medica avrà più
prerogative sulla designazione di membri di
commissioni e su altre importanti funzioni.
Questo rappresenterà la rottura con un modello
comportamentale estremamente redditizio. Ma se
la professione medica non pone fine a questa
corruzione di sua iniziativa, perderà la fiducia
del pubblico,
e il governo (non solo il senatore Grassley)
intensificherà e imporrà una regolamentazione. E
nessuno dell'ambiente medico vuole questo.
Link per leggere il testo in originale:
http://www.nybooks.com/articles/22237
vedi anche:
CRIMINI-1 +
CRIMINI dell'Industrie FARMACEUTICHE-2 + La guerra del Dottor Matthias Rath
+ I nuovi Tiranni
+
DITTATURA SANITARIA
+
Medicina e Potere +
Big Pharma +
Sindacato Rockefeller
+
Rapporto Flexner e
Dichiarazione di Alma Ata +
Corruzione nella Sanita' italiana = Aifa
+
Conflitto
di Interesse