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Il giro d’affari della sanità italiana nel
2007 è stato di oltre 130 miliardi di euro,
investimenti esclusi, secondo l’Oasi,
l’Osservatorio aziende sanitarie italiane del
Cergas, il Centro di ricerca sulla gestione
dell’assistenza sanitaria e sociale
dell’Università Bocconi di Milano. È la somma di
102 miliardi di euro di spesa sanitaria pubblica
e di 28 miliardi di spesa sanitaria privata.
La prima è sborsata dallo Stato per mantenere le
strutture pubbliche e rimborsare le prestazioni
erogate dai privati accreditati.
La seconda è la somma di tutto quello che i
cittadini pagano di tasca propria al momento di
fare una visita o un intervento in strutture
pubbliche e private, per esempio i ticket. Il
grosso dell’affare, come si vede, sta nella
prima voce, quella dei 102 miliardi.
Di questi, sempre nel 2007, agli operatori
privati ne sono arrivati più di venti: 8,8 agli
ospedali accreditati, 8,6 all’assistenza
socio-sanitaria convenzionata (per esempio le
case di riposo), 3,6 alla specialistica. Mentre
la spesa ospedaliera è stabile, dal 2000 in poi
le altre due voci hanno mostrato incrementi medi
del 6% all’anno, una crescita determinata
soprattutto dall’aumento dei bisogni di anziani
e disabili.
Un esempio:
Distribuzione della spesa del SSN per funzioni
di spesa - Anno 2008
Funzioni di spesa - Spesa del SSN (in
Miliardi di Euro)
Personale
35,177
Beni e altri Servizi
30,865
Medicina Generale convenzionata
6,084
Farmaceutica convenzionata
11,208
Specialistica convenzionata e accreditata
3,923
Riabilitativa accreditata
1,958
Integrativa e Protesica convenzionata e
accreditata
1,764
Altra Assistenza convenzionata e accreditata
5,642
Ospedaliera accreditata
8,949
Altre funzioni di spesa
0,534
TOTALE REGIONI e PROVINCE AUTONOME
106,104
Altri enti finanziati con Fondo Sanitario
Nazionale
0,546
TOTALE
106,650 (Miliardi
di Euros)
Altre funzioni di spesa:
Saldo gestione straordinaria, Saldo intramoenia,
Mobilità verso B. Gesù, Mobilità verso Smom.
Altri enti finanziati con FSN: Croce Rossa
Italiana, Cassa DD PP, Università (borse di
studio per specializzandi), Istituti
Zooprofilattici Sperimentali.
Fonte: Ministero della Salute - Sistema
Informativo Sanitario
ved anchei:
Costi della Chemio terapia +
Spesa sanitaria
in Italia +
Crimini di Norimberga
+
Malattie
inventate +
Malattie
croniche
31/10/2013
-
Il budget annuo della
sanità italiana (spesa pubblica,
senza la spesa dei privati) ha raggiunto la
cifra di 108 miliardi.
I costi della
scuola-universita' per la sanita' ed i
medici, aumentano ogni anno, specie negli US.
ecco dei dati, li trovate qui:
http://www.abcbizloans.com/medical-financing/cost-of-medical-school/
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ANNO 2010 -
Un’Italia sempre più anziana e propensa al
consumo sanitario, con oltre 1 miliardo e
300 milioni di prestazioni sanitarie annuali,
circa 22 a testa, oltre 12 milioni di ricoveri,
per un totale di 76 milioni di giornate di
degenza in un anno.
A fronte di ciò la spesa sanitaria corrente è
costantemente cresciuta negli ultimi dieci anni,
passando da 52,2 miliardi di euro nel 1996 a
98,7 miliardi nel 2006. In un servizio sanitario
che riduce i posti letto, la spesa er il
personale dal 1998 al 2008 è costantemente
cresciuta, con un aumento in 10 anni di 11,8
miliardi di euro, pari a oltre il 50%. Sono
alcuni elementi della fotografia scattata dal
Compendio SIC – Sanità in cifre 2009 elaborato
dal centro studi SIC di FederAnziani in
collaborazione con il Ceis di Tor Vergata e
l’Università Cattolica del Sacro Cuore.
Ed ecco alcuni dati emersi dal compendio:
Nell’Italia del 2008 la popolazione nella fascia
65 anni e oltre rappresenta il 20,1% del totale,
il 5,6% ha più di 80 anni, il 65,8% ha un’età
compresa tra i 15 e i 64 anni, e il 14,1% ha
meno di 14 anni. Il numero medio di figli per
donna è 1,41, l’indice nazionale di vecchiaia è
di 143,1
Dal 2007 al 2008 il numero di morti per
Aids si è
ridotto, passando da 284 a 202 unità. Il tasso
di letalità ha registrato una netta diminuzione
negli ultimi anni, attestandosi al 9% nel 2008.
Oltre il 40% dei casi si manifesta in Lombardia
e nel Lazio.
Le diagnosi nel 2008 sono state 977, con una
sensibile diminuzione di rispetto agli anni
precedenti.
Quanto all’attività clinica, di laboratorio, di
diagnostica per immagini e strumentale delle
strutture sanitarie pubbliche e private
accreditate, siamo arrivati alla stratosferica
cifra di oltre 1 miliardo e 308 milioni di
prestazioni, ovvero circa 22 prestazioni pro
capite. Tra le prestazioni effettuate nel 2007
troviamo al primo posto le analisi chimico
cliniche e microbiologiche, seguite dalle
prestazioni di medicina fisica e riabilitativa,
di recupero e riabilitazione, dalle prestazioni
di diagnostica per immagini – radiologia
diagnostica e dalla cardiologia.
Il personale dipendente del SSN nel 2007 conta
649.248 unità. Nel 2008 i ricoveri sono stati
12.128.678, per un totale di 76.055.086 giornate
e una degenza media di 6,8 giorni.
La spesa sanitaria
corrente è costantemente cresciuta negli ultimi
dieci anni, passando da 52,2 miliardi
di euro nel 1996 a 98,7 miliardi nel 2006. Anche
la spesa per il personale del SSN dal 1998 al
2008 è cresciuta, con un aumento in 10 anni di
11,8 miliardi di euro, pari a oltre il 50%. Il
numero di ricette farmaceutiche prescritte dai
medici di base e pediatri di libera scelta del
SSN nel 2009 è stato 571.927.295, pari a 9,59
ricette pro capite.
La spesa farmaceutica pubblica (la somma
della spesa convenzionata del SSN e di quella
erogata attraverso le strutture sanitarie)
rappresenta il 17,6%
della spesa sanitaria complessiva.
La spesa farmaceutica del SSN nel periodo
gennaio-dicembre 2009 risulta invariata per
quanto concerne la spesa lorda media pro capite,
pari a 216,58 euro, e diminuita del 2,6% in
termini di spesa netta.
Il tutto si riduce a
pagare per ogni suddito € 1.650 a testa
per 3/4 buttati via, senza vera utilita’…ma solo
per mantenere tutta questa immensa struttura
mangia soldi, ed utile alle
case
farmaceutiche…con i
vaccini ed
i farmaci che
essa produce e che
ricattando
gli stati del mondo con la paura di
false
epidemie…”consiglia” anche corrompendo i
politici locali,
all’acquisto di
vaccini e
farmaci che
ammalano la popolazione cosi’ il
giro vizioso continua
all’infinito…
La sanità dovrebbe a garantire una buona qualità
della vita piuttosto che allungarne la durata.
Non sono rari i casi di pazienti in lunga
degenza tenuti in vita da farmaci che in lenta
progressione inesorabilmente ne riducono le
attività fino a consumarli con una inutile lenta
sofferente agonia.
La vita media in salute negli ultimi 50 anni è
rimasta costante, la vita media dei malati si è
invece allungata di 6-7 anni, questo emerge dai
dati dell'ISS...
L'inquinamento dei
cibi la
scorretta
alimentazione, le acque inquinate, i
farmaci
e specie i
vaccini che
aumentano le probabilità di
ammalarsi in
giovane età da quel momento il paziente
diventa farmacodipendente e piu' è lunga
la vita piu' la spesa sanitaria aumenta….con
grande beneficio per
Big Pharma…
I malati non
hanno la forza di protestare sono impauriti si
sentono insicuri .. ergo piu' malati meno
dissenso ... meno dissenso piu' libertà di
spadroneggiare da parte di coloro che ambiscono
al controllo politico economico.
A quelli che “pappano” a discapito della nostra
salute. Dobbiamo smetterla di fare le cavie da
laboratorio e bisogna che la gente si svegli a
questo proposito.
1. Un costo alquanto elevato che non produce un
proporzionale beneficio (Spesa per il Servizio
Sanitario Nazionale nell’anno 2008 di poco più
di 100 miliardi di Euro pari a 1744 euro pro
capite)
B) L’ingerenza
eccessiva del sistema partitocratico con la
disfunzionalità e la corruzione che ne consegue.
Pressione delle case farmaceutiche sulla classe
dirigente. Influenza penetrante e pervasiva
nelle Università e tra i medici delle industrie
farmaceutiche allopatiche.
2. L’ingerenza eccessiva del sistema
partitocratico con la disfunzionalità e la
corruzione che ne consegue. Pressione delle case
farmaceutiche sulla classe dirigente. Influenza
penetrante e pervasiva nelle Università e tra i
medici delle industrie farmaceutiche
allopatiche.
3. L’infiltrazione e la presenza della
criminalità organizzata permessa dalla
corruzione della classe politica
4. Una visione spesso “accademica ed ufficiale”
della salute dell’uomo non improntata
all’ascolto del paziente. Carenze di dilaogo e
informazione di base.
5. La scarsa utilizzazione delle attrezzature
tecnologiche causata dall’insufficienza di
personale. A tale scopo i medici del SSN
dovrebbero essere incentivati ad avere
esclusivamente un rapporto a tempo pieno. Deve
essere aumentato il numero di infermieri e
ausiliari. Disomogeneità della qualità dei
servizi sul territorio nazionale.
Sulla base di queste premesse è necessario
apportare una profonda mutazione alla politica
sociale e sanitaria Italiana.
Il Servizio Sanitario Nazionale dovrebbe
innanzitutto ispirarsi ad un concetto della
salute che consideri l’uomo e l’ambiente con una
visione olistica, mettendo al centro delle
proprie dinamiche la salute della persona.
Lo stato di salute, è infatti estremamente
correlato alla qualità della vita ed alla
capacità dell’individuo di prendere le redini e
la responsabilità della propria salute, evitando
di delegare a medici e farmaci questo
diritto-dovere.
I punti di riferimento
dai quali partire si possono semplificare in tre
fasi coinvolgendo governo, individuo e famiglia:
- Creazione coscienza della salute
- Cambiamenti strutturali della società
- Cambiamenti strutturali del sistema sanitario
segue su:
http://www.facebook.com/#!/pages/Lottiamo-contro-le-lobby-farmaceutiche/165554600140843
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Malasanità, le cifre della Commissione
parlamentare - Gennaio 2012
La relazione della Commissione parlamentare
d'inchiesta sugli errori sanitari, presentata
ieri a Roma è ricca di cifre su due dei fenomeni
più critici che caratterizzano la sanità
italiana: la medicina difensiva e la cosiddetta
malasanità. E si tratta di cifre inquietanti,
di impatto emotivo ma anche economico.
L'eccesso di prescrizioni per difendersi da
possibili contenziosi comporterebbe un aggravio
della spesa pubblica superiore ai 10 miliardi di
euro, pari allo 0,75% del Pil.
Riferita al totale della spesa sanitaria la
percentuale calcolata è invece del 10.5%,
costituita principalmente da ricoveri (4,6%),
farmaci (1,9%), visite (1,7%), esami di
laboratorio (0,7%) e strumentali (0,4%), che
potrebbero essere evitati.
Nella sanità privata il fenomeno è ancora più
marcato e si arriva a un totale del 14%.
Il fenomeno riguarda la maggior parte dei medici
italiani: in un'indagine del 2010, il 53% ha
ammesso di prescrivere farmaci a scopo difensivo
che sale al 73% se si restringe l'ambito alle
visite specialistiche; percentuali analoghe di
medici prescrivono a titolo cautelativo esami di
laboratorio (71%) e strumentali (75,6%).
Sul fronte della presunta malasanità, la
Commissione segnala 570 casi registrati da
aprile 2009 a dicembre 2012, culminati 400 volte
con la morte del paziente. Numerose criticità
riguardano il settore ginecologico: un errore
segnalato su cinque è infatti relativo al parto.
Non sempre si è trattato di errori medici; si
legge nella relazione che «spesso quest i
episodi derivano da disservizi, carenze,
strutture inadeguate: inefficiente servizio di
eliambulanza, lunghe attese al pronto soccorso,
difficoltà di trasferimenti del paziente da un
ospedale a un altro, casi di infezioni
ospedaliere».
Sono forti le differenze tra le regioni e quelle
con i bilanci in rosso, sottoposte a piani di
rientro, evidenziano le situazioni più critiche,
a partire dalla Sicilia e dalla Calabria, dove
si registra il maggior numero di casi,
rispettivamente 117 e 107.
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L’altalena impazzita dei costi in sanità
- (Italy)
Una sola giornata di degenza costa 1.453 euro in
Basilicata, 1.018 euro nelle Marche, 375 in
Sicilia.
Per non parlare del costo medio dei posti letto,
del personale, dei ricoveri.
Il mistero delle Aziende Sanitarie si
infittisce.
Con tutto il rispetto per il Ministro della
salute, avanti di questo passo il nuovo
Ministro
sarà presto un'altro.
E’ ormai risaputo, dal momento che parlare di
Sanità significa sempre di più chiedersi:
“quanto costa” quel servizio, quel medico,
quell’operazione, quell’analisi o quel posto
letto (spesso da tagliare). Ma il motivo di
questo monitoraggio tormentato dei costi c’è, e
non va ricercato solo nei conti inesorabilmente
in rosso con cui gli amministratori continuano a
litigare. La spiegazione è più semplice, e nasce
da una riflessione sul dossier pubblicato
recentemente dall’Assr (Agenzia per i Servizi
Sanitari regionali) relativo ai bilanci delle 98 Aziende Sanitarie ospedaliere del nostro Paese.
La sensazione è di perplessità e smarrimento di
fronte a questi valori altalenanti e ballerini.
Com’è possibile – ci siamo chiesti - che una
giornata di ricovero sia costata nel 2001
1.453 euro in Basilicata (Ospedale
Oncologico Regionale),
1.018 euro nelle Marche (Ospedale Lancisi),
876 euro in Campania (Ospedale Cotugno),
382 euro in Lombardia (S. Antonio Abate) e
375
euro in
Sicilia (Ospedale Vittorio Emanuele) ?
Eppure i numeri parlano chiaro, e non è facile
trovare spiegazioni razionali ad anomalie di
tale portata, che talvolta riguardano strutture
con specialità sovrapponibili, una qualità dei
servizi equiparabile e un ugual numero di posti
letto.
Si potrebbe forse giustificare il caso
particolare, l’eccezione (dovuta a particolari
tecnologie, a specialità d’eccellenza) ad un
sistema mediamente omogeneo, ma una sproporzione
così diffusa (e confusa) sembra davvero
eccessiva.
Pare che la
febbre
di questa sanità a dir poco convalescente si
misuri ormai su un termometro impazzito.
E a meno che non si metta al più presto ordine tra
questi numeri così discordanti, sarà difficile
ritrovare il polso della situazione, prendendo
le decisioni giuste.
Il balletto delle cifre continua: il costo di un
ricovero pare essere aumentato in media in
Italia (dal 2000 al 2001) di
153 euro. Ma come mai – puntando la lente di
ingrandimento sulle singole regioni - il valore
medio di un singolo ricovero si aggira sui
4.994 euro nel Lazio (la regione in assoluto
con le mani all’apparenza più bucate), scende a
4.482 euro in Piemonte (secondo posto in
classifica) fino ad arrivare ai 3.227 euro della Lombardia e infine ai 2.554 euro della Sicilia? Eppure il numero massimo di giornate
(relative al ricovero medio) è stato registrato
al Cto di Torino (questa volta con una certa ragione),
dove si arriva a
12,33
giorni, seguito dalle Molinette di Torino (11,57
giorni) e via via da tutte le altre aziende
ospedaliere, fino ad arrivare all’ospedale
siculo Gravina (4,46
giorni) e toccare il minimo con il campano
Santobono (3,38
giorni).
Inutile parlare poi del costo medio per posto
letto, che oscilla tra i
208.045 euro delle Marche ai
196.772 euro del Piemonte, per arrivare ai
142.258
euro
della Lombardia e infine ai
137.336
euro della Liguria.
Come non citare infine la spesa media per unità
di personale (medici, infermieri, ostetriche,
tecnici, amministrativi…)?
Si passa dagli alti costi medi procapite del
S. Antonio Abate (52.038 euro) al
SS. Annunziata pugliese (51.899 euro), fino
ad arrivare ai 50.897 euro del
Di Summa di Brindisi e scendere a picco al
toscano Careggi (34.822 euro), toccando il minimo al lombardo
Morelli Sondalo (31.755 euro).
E’ necessario quindi far luce sull’attendibilità
di questi dati, che se corrispondessero al vero
sarebbero una preoccupante cartina al tornasole
di una gestione ancora molto da migliorare. E
rendere il più possibile trasparente.
Il
Lancet Student e il
British Medical Journal, informano che la
Commissione europea per la Concorrenza ha
rivelato in un rapporto (preliminare) di ben 426
pagine, le tattiche delle Aziende farmaceutiche
proprietarie dei brevetti, per dilazionare
l'uscita dei generici. Un affare che
ammonterebbe a circa 3 miliardi, di fatto
sottratti ai cittadini e ai sistemi sanitari
europei dal 2000 al 2007.
Le cause intentate, nonostante siano state vinte
in gran parte (nel 60% dei casi) dalle Aziende
che producono generici, avrebbero ritardato
l'uscita dei prodotti concorrenti mediamente di
sette mesi.
Dalle ispezioni non annunciate presso le Aziende
principali, sarebbero emersi dettagli senza
precedenti.
La versione finale del rapporto è attesa per la
prossima primavera e potrebbe contenere
ulteriori chiarimenti. Ciononostante le
Compagnie si giustificano lamentandosi del fatto
che la Commissione europea non riconosce la
complessità del mercato dei farmaci, già molto
regolato in Europa, e che ci si dovrebbe
occupare più dell'innovazione, dello sviluppo e
dell'accesso a nuove medicine. Ma i dati della
commissione rivelano che le Compagnie spendono
più in attività promozionali (23%) che in
ricerca (17%). E 20 anni di esclusiva (brevetto)
non sono pochi.
Fonti:
www.thelancetstudent.com/2008/11/28/ec-competition-enquiry-into-pharma-companies/
www.bmj.com/cgi/content/extract/337/dec01_2/a2817
http://ec.europa.eu/competition/sectors/pharmaceuticals/inquiry/preliminary_report.pdf
Commento
(NdR): con le
Medicine Naturali potremmo
riequilibrare il deficit della sanita’
italiana entro 10 anni..ma
alcune tasche
rimarrebbero vuote…, alcuni
baroni ci rimetterebbero la poltronae
l’ideologia della
medicina
allopatica verrebbe
dichiarata fasulla ed i
medici
dovrebbero
re-imparare
a fare i medici....quindi…NON
si DEVE FARE NULLA
di tutto cio’.
vedi:
Medici pagati da case
farmaceutiche
+
DITTATURA SANITARIA
+
Big Pharma
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US (United
States)
La
American Medical Association
(AMA) vota per vietare i farmaci da
prescrizione, con pubblicita’ commerciale
direttamente al Pubblico - 18/11/2015
Alla direzione dell’ AMA il
presidente
eletto Patrice Harris, ha detto che il voto
"riflette preoccupazioni tra i medici circa
l'impatto negativo delle promozioni
commercialmente guidate…", in particolare sulle
case farmaceutiche che tengono persone
agganciate su farmaci costosi.
A questo punto, gli Stati Uniti e la Nuova
Zelanda sono gli unici due paesi al mondo che
permettono la pubblicità diretta ai consumatori
di farmaci da prescrizione, con la spinta per il
divieto, che viene da una delle più prestigiose
strutture mediche nel paese, che dovremmo
ascoltare, si chiede anche una maggiore
trasparenza dei prezzi dei medicinali da
prescrizione, e costi.
Altri medici si stanno unendo la causa. Michael
Carome, MD, direttore della divisione Health
Research di Public Citizen, ha dichiarato:
"Siamo d'accordo che tale pubblicità è
soprattutto promozionale", spiegando che "non è
educativo" e che essa "fa salire il costo dei
farmaci."
Spetta ora al Congresso degli Stati Uniti far
passare il divieto.
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Il Fatto
Quotidiano riferisce di uno studio pubblicato
sulla rivista Blood nel quale 100 oncologi
spiegano come, dei 12 farmaci anticancro
approvati dalla FDA nel 2012, 11 siano stati
immessi sul mercato a un prezzo superiore a
100.000 dollari per paziente per anno. Inoltre,
il prezzo dei farmaci di provata efficacia
pre-esistenti è stato aumentato fino a tre
volte. Gli autori dello studio citano il caso
dell'imatinib, commercializzato dalla svizzera
Novartis come Glivec, il cui costo è passato da
18.000 sterline per paziente per anno a circa
21.000 nel Regno Unito, mentre negli USA è
passato da 30.000 a 92.000 dollari in una decina
d'anni. E ciò nonostante tutti i costi di
ricerca siano stati coperti dal prezzo originale
e il numero di pazienti trattati e la durata del
trattamento abbiano registrato significativi
incrementi a causa del successo del farmaco.
Negli USA, anche i pazienti dotati di
un'assicurazione sanitaria devono corrispondere
un contributo medio del 20% del prezzo del
farmaco. E proprio il costo di cure salate
rappresenta la causa più frequente di
fallimenti. Tre nuovi farmaci sono stati
approvati per la leucemia mieloide cronica
nell'ultimo anno da parte della FDA, ma i prezzi
sono "astronomici", dicono gli autori
dell'articolo, fino a 138.000 dollari l'anno per
paziente. Nel Regno Unito i pazienti sono
protetti dalle "ansie economiche dirette di
malattia". Ma i prezzi elevati dei farmaci
salvavita rappresentano ancora una causa di
danno alla salute dei cittadini britannici, dato
che spesso i prescrittori usano farmaci meno
efficaci, ma anche meno costosi per il National
Health System. - Tratto da: ilfattoquotidiano.it
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SANITA' e MALAFFARE "DOTTOR SANTE: vi SVELO i
RETROSCENA delle SPECULAZIONI sui FARMACI" -
28 gen 2012
La penicillina in farmacia a 24 euro, agli
ospedali a 76 cent
«Io sono, non faccio il medico» È l'affermazione
del dottor Roberto Santi durante un convegno
promosso dalle associazioni, Epha, Area Pulita e
L'antico Borgo Porta Salsa; Patrocinato
dall'ordine dei medici di Potenza e Matera.
L'argomento principale trattato è stato il
collegamento fra l'inquinamento della Basilicata
e la salute dei suoi cittadini. Un artista,
oltre che medico della Asl di Chiavari in
provincia di Genova il dottor Santi.
Fra le sue passioni anche l'arte concettuale. Ed
è medico anche quando dipinge, tiene a dire. Lui
è di quei medici che non perdono occasione per
criticare «Big Farma» (definizione dello
strapotere dei grandi gruppi farmaceutici) Ha
offerto molti dati sconosciuti e per alcuni
versi inquietanti alla platea della sala
dell'ordine dei medici di Potenza. Questi fanno
pensare, immaginare e anche intuire quanto la
medicina sia troppo intrisa di interessi
economici fino ad arrivare in più di qualche
caso a «prendere in giro i cittadini e in
particolare quelli malati»
Il dottor Santi ha detto in una breve intervista
«che lui, come medico, ha giurato fedeltà ai
pazienti e non ai potenti e per questo se trova
farmaci o prassi della medicina inutili, dannose
o scorrette sente il dovere di comunicarlo ai
pazienti e per questo lo fa» Per il suo
atteggiamento di denuncia il dottor Santi è
stato soggetto delle attenzioni degli avvocati
di alcuni operatori che lo hanno portato davanti
al giudice per aver denunciato gli atteggiamenti
«mafiosi» di cui è intrisa l'organizzazione
sanitaria.
I giudici - PM prima e GIP poi - lo hanno
assolto perché lui si riferiva a quel tipo
atteggiamento, appunto mafioso, che ormai è nel
costume della società e non solo della
criminalità. Per dare corpo e forza alla sua
tesi il dottor Santi nell'intervista ha spiegato
alcuni fatti precisi che danno il senso di come
la medicina, dalle case farmaceutiche ad alcuni
dei suoi colleghi medici, è in molti casi a dir
poco scarsamente chiara.
E fa riferimento a studi e a gruppi che
verificano gli studi «C'è - ha detto Santi - uno
studio riportato su un sito di una Asl della
regione Emilia Romagna curato dal dottor Danilo
Di Diodoro che racconta di quante sono le
ricerche efficaci. Bene - ha continuato Santi -
solo il 3,5 per cento dei farmaci messi in
commercio negli ultimi 15 anni sono veramente
efficaci» E poi si «scaglia» contro
l'informazione delle riviste scientifiche.
Per Santi sono troppo attente a filtrare
accuratamente quali informazioni e quali
risultati delle ricerche far arrivare alla
portata dei medici. Sono circa 1500 gli articoli
che ogni giorno nel mondo vengono pubblicati
sule riviste specializzate. In genere favorevoli
agl'imprenditori del farmaco. E anche qui porta
una cifra ad avvalorare la sua affermazione:
«Big farma» - ha detto - spende 320 miliardi di
dollari l'anno per promuovere i farmaci.
Fra pubblictà, gadget, viaggi per i medici,
congressi eccetera. Cose delle quali spesso la
cronaca ha reso conto ai cittadini» Poi racconta
di alcuni farmaci che vengono somministrati per
una grave malattia
«È stato dimostrato – ha detto il medico ligure
– con uno studio di 15 anni su 35.000 pazienti,
che il farmaco, dal costo di 1.700 euro a fiala
per il totale annuo di 85.000 euro per ogni
paziente, malato cronico, non porta migliorie. E
si continua a somministrarlo nonostante lo
sappiano tutti nel mondo scientifico - poi ha
detto – Erano in via di definizione, per la
stessa malattia, studi con la vitamina D3, dal
bassissimo costo, meno di 2 euro a fiala, che
stava dando buone speranze. È stato sospeso non
si capisce bene perchè»
Anche qui fa un esempio pratico che può aiutare
a capire il meccanismo: «Per un noto farmaco per
il cuore, dimostratosi più dannoso che utile, il
presidente dell'associazione americana dei
cardiologi del tempo, che era stato fra i
promotori e fra quelli che ne hanno avvalorato e
validato la bontà, si è scoperto che era uno dei
maggiori azionisti della casa farmaceutica che
lo produceva. Era quindi evidente il conflitto
d'interessi»
Poi lamenta di un farmaco molto importante, la
famosa Penicillina, fatta sparire dal mercato
per un po di tempo per essere venduta a 24 euro
perchè preconfezionata nelle siringhe. Nel
flacone classico invece costa circa 0,76
centesimi ma è disponibile soltanto per gli
ospedali.
Tutto questo è noto a l'Aifa
(agenzia del farmaco) che con disarmante
semplicità ha risposto, in sostanza,
all'interrogazione di Santi che «non può farci
nulla» E Santi suggerisse che siano gli
assessorati regionali alla salute a comprarla in
confezione ospedaliera che costa lo 3 % di
quella venduta in farmacia, per distribuirla a
chi ne ha bisogno. Un altro esempio che porta il
dottore riguarda i farmaci contro il colesterolo
e i livelli indicati nei quali si dovrebbe
stare. Quelli che oggi sono considerati soglia
massima sarebbero la normalità;
Secondo Santi è un modo per aumentare la vendita
di quei prodotti e farmaci per farlo abbassare.
Poi svela un dato eclatante: «L'80% della
mortalità per infarto è nei soggetti con
colesterolo normale» A dimostrare che su questo
tema ci sarebbe una sorta di «terrorismo» che
porta poi a far consumare gli specifici farmaci
anche se presi in condizioni che non li
richiedono e in qualche modo dannosi per gli
immancabili effetti collaterali.
Una battaglia a tutto campo quella del dottor
Santi contro l'abuso delle case farmaceutiche
scorrette che approfittano della salute della
gente per trarre profitti ingiustificati. E chi
è preposto a tutelare i cittadini cosa risponde
?
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L´assessore Russo (Reg. Lomb.)
è alle prese con una
drastica
riduzione delle spese.
Lo stesso assessore il mese scorso ha reso
pubblico lo spreco riguardante la spesa per i
vaccini per il
Papilloma virus che nel 2008 “ha superato la
media nazionale”, perché la Regione in passato
avrebbe deciso di acquistare
un farmaco più costoso, pagando in
più 2,5 milioni di euro.....per far felici le
multinazionali
che li producono....e che regalano
premi, regali,
mazzette a tutto andare....
Sicilia, Palermo Dic. 2008 – Tratto da:
repubblica.it
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Federanziani denuncia oltre 22 mila morti in
tre anni con una spesa per lo Stato di 11
miliardi - 25/08/2012
Il rapporto
«Le infezioni ospedaliere fanno più vittime
degli incidenti stradali»
Federanziani denuncia oltre 22 mila morti in
tre anni con una
spesa per lo Stato di 11 miliardi
In Italia nel triennio 2008-2010 sono state
contratte complessivamente 2.269.045 infezioni
ospedaliere, per un totale di 22.691 decessi, e
per un costo a carico del Servizio sanitario
nazionale che oscilla tra i 4,8 e gli 11,1
miliardi di euro. E questo nonostante,
mediamente, un’infezione su tre sia evitabile.
Soprattutto in ospedale.
È quanto rivela una ricerca del centro studi Sic
(Sanità in cifre) di FederAnziani, che ha
setacciato i dati relativi alle infezioni
correlate all’assistenza (Ica) nell’ultimo
triennio, rivelandone un vero e proprio boom con
costi esorbitanti per la sanità.
I DATI -
«Il triennio 2008-2010 rivela dati allarmanti
per quanto riguarda le infezioni ospedaliere, i
relativi costi e decessi – spiega Roberto
Messina, presidente di FederAnziani e
responsabile del Sic -.
Le vittime delle infezioni ospedaliere in Italia
sono molte di più di quelle degli incidenti
stradali, che nel triennio considerato, secondo
l’Istat, sono state 13.052, a fronte dei 22.691
decessi legati alle infezioni ospedaliere.
Parallelamente, in tempo di spending review, di
tagli alla sanità, di proclamata attenzione agli
sprechi, i costi economici delle infezioni
correlate all’assistenza rappresentano un vero e
proprio scandalo.
Parliamo di una cifra che nel triennio 2008-2010
oscilla tra i 4,8 e gli 11,1 miliardi di euro.
Si tratta di costi in larga parte evitabili, se
si pensa che circa il 30% delle infezioni è
potenzialmente prevenibile con l’adozione di
misure preventive». Vero. A volte è questione di
semplice prevenzione: per esempio, l’igiene
delle mani. Eppure tra i professionisti sanitari
il tasso di adesione a tale semplice pratica
raramente supera il 50%. E a volte, per
risparmiare, non si cambiano da paziente a
paziente nemmeno gli strumenti usa e getta:
guanti, bisturi, pinzette. «Il numero di
infezioni ospedaliere stimato in Italia –
prosegue Messina - è compreso tra il 5 e l’8%
dei ricoveri; ogni anno si verificano circa
450-700 mila infezioni (soprattutto infezioni
urinarie, seguite da infezioni della ferita
chirurgica, polmoniti e sepsi) e nell’1% dei
casi si stima che esse siano la causa diretta
del decesso del paziente. Il rischio economico
legato alle Ica ricade pesantemente sui vari
sistemi sanitari regionali e nazionali, in
quanto le infezioni aumentano le giornate di
degenza e di convalescenza del malato e c’è la
necessità, nel caso di infezioni da ferite
chirurgiche, di successivi controlli
ambulatoriali».
A parte l’uso di farmaci più efficaci e più
costosi per debellare i batteri che in ospedale
sono a volte super resistenti.
I COSTI -
ll carico economico che le infezioni si portano
dietro, inoltre, deve comprendere anche i costi
indiretti dovuti alle assenze lavorative o ai
vari spostamenti sostenuti da questi pazienti
per farsi curare. «Proprio in ragione di tali
esorbitanti costi sia in termini di salute che
economici – conclude Messina – sarebbe opportuno
che anche il nostro Paese si dotasse di un
sistema di sorveglianza delle infezioni
correlate all’assistenza».
Può sembrare strano dover ribadire oggi quanto
enunciato circa un secolo e mezzo fa da Florence
Nightingale, ma il primo requisito di un
ospedale dovrebbe essere quello di non arrecare
danno al malato.
Primum non nocere.
Ma oggi purtroppo l’evidenza sembra dimostrare
che le nostre strutture di ricovero e cura non
sempre rispondano a tali requisiti.
By Mario Pappagallo - Tratto da: corriere.it
Commento NdR: tutto cio' dimostra
che le "cure" (farmacologiche)
attuate anche negli ospedali
sono altamente pericolose,
in diversi casi, non fanno guarire, anzi
ammalano....
!
Cari lettori, utilizzate la
Medicina
Naturale per guarire dai vs problemi di
salute.
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Costi sanitari "amplificati" per favorire le
CASE PRODUTTRICI di VACCINI !
vendono solo l'esavalente
per spacciare 2 vaccini facoltativi come
obbligatori e cosi' lo stato (cioe' noi)
spendiamo di piu' solo per arricchire le
case farmaceutiche....ed
ampliare il mercato
dei malati...''
vedi
Danni dei Vaccini
+
Bimbi
piu' malati con i Vaccini
Legislatura 16 - Aula - Resoconto
stenografico della seduta n. 773 del 19/07/2012
http://www.senato.it/japp/bgt/showdoc/frame.jsp?tipodoc=Resaula&leg=16&id=00668529&part=doc_dc-allegatob_ab-sezionetit_icrdrs&parse=no
LANNUTTI - Ai Ministri dell'economia e delle
finanze e della salute - Premesso che:
- in Italia i vaccini obbligatori,
contrariamente a quanto ritenuto dalla
stragrande maggioranza dei genitori di bambini
in età pediatrica, ai sensi dell'art. 1, comma
1, del decreto ministeriale 7 aprile ... recante
"Nuovo calendario delle vaccinazioni
obbligatorie e raccomandate per l'età
evolutiva", sono solamente quattro, 1-
antidifterite, 2- antitetanica, 3 -
antipoliomelite, 4 - antiepatite virale B;
- il calendario delle vaccinazioni per l'età
evolutiva in sostanza rappresenta la successione
cronologica con cui vanno effettuate le
vaccinazioni dei bambini, sia obbligatorie che
raccomandate, fino all'adolescenza;
- come da tabella allegata al presente atto che
resta acquisita agli atti del Senato, i vaccini
in commercio in Italia sono relativi a:
difterite tetano pertosse acellulare, difterite
tetano (DT), difterite tetano poliomielite,
difterite tetano pertosse poliomielite,
difterite tetano pertosse haemophilus influenzae
poliomielite, difterite tetano pertosse
poliomielite epatite B, difterite tetano
pertosse poliomielite epatite B haemophilus
influenzae, epatite A;
- come facilmente accertabile, a fronte delle 4
previste vaccinazioni, in tutte le Regioni di
Italia si assiste ad una incredibile
distorsione, per cui i 4 vaccini, singolarmente,
sono disponibili su richiesta alle Aziende
sanitarie locali di competenza (quindi un parte
del bilancio regionale prevede voci di
accantonamento e spesa per poter provvedere a
quanti ne facciano richiesta) e, in più, le
Regioni ricorrono altresì all'acquisto dei
menzionati vaccini, da inoculare in combinazione
per assicurare la copertura obbligatoria
normativamente prevista;
- in alcune Regioni, addirittura, pur essendo
divenuta facoltativa la predetta vaccinazione,
ingenti somme vengono comunque destinate per
assicurare la citata procedura di copertura;
- gli ultimi dati disponibili parlano di un
fabbisogno nazionale in punto di spesa sanitaria
per il 2012 di 106.213.749.544 euro così
ripartito fra le regioni: Piemonte:
7.978.163.454; Valle d'Aosta: 225.352.335;
Lombardia: 17.341.184.546; Provincia autonoma di
Bolzano: 865.069.407; Provincia autonoma di
Trento: 918.244.725; Veneto: 8.607.884.968;
Friuli-Venezia Giulia: 2.217.730.512; Liguria:
3.053.707.274; Emilia-Romagna: 7.901.475.870;
Toscana: 6.730.346.850; Umbria: 1.622.166.222;
Marche: 2.787.332.179; Lazio: 9.982.148 ...
Abruzzo: 2.383.222.579; Molise: 574.623.692;
Campania: 9.895.417.201; Puglia: 7.028.005.338;
Basilicata: 1.031.973.422; Calabria:
3.483.758.281; Sicilia: 8.673.970.213; Sardegna:
2.911.971.578;
- come noto, ai sensi dell'art. 15 del
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, recante
"Disposizioni urgenti per la revisione della
spesa pubblica con invarianza dei servizi ai
cittadini", in corso di conversione in
Parlamento, è stata prevista una forte riduzione
della spesa anche per la somministrazione della
vaccinazione cosiddetta obbligatoria;
- tuttavia, a fronte di ciò non sono stati
previsti meccanismi di controllo e disposte
direttive che, di fatto, impongano, a livello
nazionale, riduzioni della spesa nella materia,
continuandosi a non comprendere come sia
possibile che: a) in commercio esistano già
vaccini cui semplicemente aggiungere l'ulteriore
obbligatorio; b) ne esistano in combinazioni che
non ricomprendono tutti e 4 gli obbligatori;
- invero l'acquisto da parte del Servizio
sanitario nazionale (SSN) di ben due vaccini in
più rispetto a quelli obbligatori previsti per
legge comporta ovviamente un aggravio per
l'erario non marginale; da alcune ricerche
risalenti all'anno 2004, infatti, si evince con
chiarezza che il costo nazionale dell'intero
ciclo di vaccinazioni dovrebbe attestarsi
intorno ai 189,65 milioni di euro: pertanto il
costo di ogni singolo vaccino si aggirerebbe
intorno ai 31,6 milioni di euro circa. Si arriva
dunque alla conclusione che per i due vaccini
non obbligatori il SSN dovrebbe spendere circa
63 milioni di euro, una cifra ragguardevole in
assoluto, ma ancora di più se riguardata
nell'ottica del periodo storico che il Paese sta
attraversando, contraddistinto dalla forte crisi
economica e dai numerosi tagli alla spesa
pubblica, provvedimenti che di certo non
risparmiano il comparto salute;
- dati alla mano si verifica, inoltre, l'anomala
e razionalmente incomprensibile circostanza per
cui il vaccino esavalente viene venduto ad un
prezzo pari al 20 per cento in più rispetto ai
singoli vaccini (da 159,57 a 189,65 milioni di
euro all'anno), che si traduce in un guadagno
lordo per le due ditte produttrici (Aventis
Pasteur MSD e GlaxoSmithKline) di ben 30,32
milioni di euro all'anno;
- se poi si confronta la spesa dei solo 4
vaccini obbligatori (gli unici che per legge
dovrebbero essere eseguiti) con quella del
vaccino esavalente che, in pratica, viene ora
immotivatamente imposto dai Servizi di igiene e
sanità pubblica delle ASL, la differenza è pari
ad un aumento del 152 per cento (da 75,34 a
189,65 milioni di euro all'anno) che si traduce
con un guadagno lordo per le due ditte
produttrici di ben 114,31 milioni di euro
all'anno,
si chiede di sapere:
- quali misure i Ministri in indirizzo,
nell'ambito delle proprie competenze, intendano
concretamente adottare per ridurre le spese a
carico del SSN così come previsto dal
decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, in tema di
vaccinazioni obbligatorie;
- quali siano i provvedimenti che in concreto
verranno attuati per uniformare ed estendere a
tutto il territorio nazionale l'inoculazione in
una unica soluzione delle 4 vaccinazioni
obbligatorie (difterite, tetano, poliomielite,
epatite B).
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Dalle mazzette dei tempi di Mani Pulite ai
metodi molto piùsofisticati dei giorni nostri.
Diverse inchieste hanno portato alla luce un
intreccio malato tra ricerca, produzione di
farmaci e attrezzature ed esercizio della
professione medica. Un costo di 10 miliardi per
la collettività. Mancano le norme, la volontà
di applicarle e i controlli.
C'è un uomo nel parcheggio, aspetta che il
primario esca dall'ospedale, in tasca per lui ha
una busta piena di
contanti. E' il "ringraziamento" per aver
scelto, fra tante, la migliore offerta di
fornitura di strumenti medici. Correva l'anno
1989. Arriva Mani Pulite con le manette e tutto
il resto, la scena cambia. Anno 2013, il
dirigente medico esce da un convegno, stringe
mani a tutti. Ha ricevuto ventimila euro per
parlare per meno di un'ora, ha avuto una
donazione alla Onlus che dirige ed è riuscito a
ottenere che il suo progetto di ricerca fosse
rifinanziato dalla
casa farmaceutica
che ben conosce e di cui prescrive caldamente i
farmaci, nel reparto dell'ospedale che dirige.
Farmaci molto costosi e con forti
controindicazioni, inutili in alcuni casi. Tutto
regolare, nessun rischio. Almeno finché qualcuno
non protesta o finché una reazione avversa, poco
sottolineata da quella ricerca, non viene a
galla. Il gioco si svolge su un terreno poco
illuminato. C'è una zona d'ombra frequentata da
medici, scienziati,
manager e rappresentanti
dell'industria farmaceutica, anche giornalisti.
Una zona in cui non si è ancora nell'illegalità
conclamata ma si scambiano vantaggi
personali su questioni pubbliche.
Nel sistema sanitario italiano, e in particolare
nelle Asl, "vige il più clamoroso conflitto di
interessi del nostro Paese" ad affermarlo già
nel 2010 era addirittura il presidente
dell'Associazione italiana ospedali privati
(Aiop) Enzo Paolini. Il
Conflitto
di interessi sussiste quando il ruolo
pubblico e quello privato
sono in contrasto fra loro. In
altri paesi si presta grande attenzione a
dichiararlo.
Avere un conflitto non significa necessariamente
metterlo in atto, ma avvertire la propria platea
significa legittimarla a controllare, fare uno
sforzo di trasparenza. Da lì fra l'altro è
facilissimo scivolare.
Esiste un codice deontologico della professione
medica che evidentemente però non basta. L'Aifa
recentemente ha fatto passi da gigante, ad
aprile 2012 è stato creato un organo che
controlla i
conflitti di interessi di chi ci lavora
dentro e di conseguenza stabilisce chi può
lavorare a un determinato prodotto e chi no.
Infatti, sebbene la trasparenza sia importante,
in alcuni settori strategici, non basta. Sarebbe
necessario, come fanno in molti paesi, regolarsi
di conseguenza per assegnare ruoli e mansioni.
Secondo Francesco Macchia, Presidente della
neonata Istituzione per la promozione dell'etica
in sanità "la corruzione fa perdere alla
sanità italiana 10 miliardi l'anno". Un dato
che comprende tutto: dalle mazzette per
gli appalti al comparaggio sui
farmaci. E a questo punto,visto il periodo di
spending review, sarebbe forse il caso di
prevenire.
"In Italia la strada da percorrere è ancora
lunga e ostacolata da più parti" ammette il
Ministro della Salute Renato Balduzzi. Se ne era
accorta la prestigiosa rivista scientifica
Nature, già nel 2008, quando raccontò agli
scienziati di tutto il mondo che ad esempio, nel
paese delle tagliatelle, era possibile che il
Ministro della salute
Maurizio Sacconi fosse sposato con il
Direttore generale di
Farmindustria
Enrica Giorgetti.
Dalla grezza e "volgare" mazzetta dell'epoca di
Poggiolini e De Lorenzo si è passati a un
sistema più raffinato e capillare. Lo testimonia
il Generale dei Nas, Cosimo Piccinno, parlando
da dietro la catasta di documenti,
intercettazioni e schede di personaggi di
inchieste vaste come la più recente Do ut Des.
Lo ribadisce il teorico, massimo di questa
materia, professor Alberto Vannucci, che spiega
che da Mani Pulite a oggi è cambiata la figura
del garante, ovvero di colui che premia o
punisce a secondadelle circostanze: una volta
era il politico mentre oggi le
case farmaceutiche si
rappresentano da sole. Il mercato si è
emancipato dalla politica, anzi, ha imparato
a renderla un proprio strumento.
Sono tempi di lobbismo spinto. Secondo una fonte
molto quotata del
Ministero
della Salute: "A cadenza periodica e
puntuale,
Farmindustria,
come altri, fa visita in Parlamento. Il
presidente Scaccabarozzi arriva, ma non da solo,
accompagnato da venti, trenta dei suoi e parlano
con tutti, destra, centro,
sinistra, un pressante lavoro di
lobby. Vanno e vengono come fossero a casa
propria. Basti vedere quanti sono i "farmacisti"
candidati alle prossime elezioni".Ha ragione, i
candidati alle politiche che vantano
legami stretti con il settore farmaceutico sono
molti.
Soltanto qualche settimana fa è stata sventata
per un soffio la norma, introdotta alle 2 di
notte, e senza alcuna attinenza, nella legge di
Stabilità, che stabiliva un canale di ingresso
privilegiato e senza controlli per i prodotti
emoderivati della Kedrion.
Un bel regalo dal proponente Cesare Cursi (Pdl)
al collega senatore Andrea Marcucci (Pd) visto
che quella è l'azienda di famiglia.
"Siamo riusciti a fermare l'emendamento giusto
in tempo, all'alba - racconta
Balduzzi - apponendo il
pericolo per la salute pubblica" ma
nessuna norma sul
conflitto di interessi si è potuta muovere
in aiuto dell'interesse dei cittadini né prima
né dopo. Per la prossima volta quindi si rimane
appesi all'insonnia.
Gabriele Albertini, candidato governatore per la
lista Monti alla regione Lombardia, ha proposto
di istituire un registro dei lobbysti in sanità.
"La salute incide per oltre l'80 per cento del
bilancio di ogni Regione. Per quanto riguarda la
Lombardia i meriti della sua eccellenza sono
risaputi, ma dobbiamo puntare ad eliminare
quelle zone d'ombra oggetto delle indagini della
magistratura" come nelle più avanzate democrazie
comunitarie.
E aggiunge: "L'attività di
lobby, se regolata, è legittima
portatrice d'interessi di singole realtà o
gruppi. Lasciata invece operare senza
regole, come avviene oggi, porta ad alee di
dubbio e presenta sul campo attori le cui uniche
capacità sono solo vicinanze o amicizie a
questo o a quel politico o dirigente".
La partita quindi inizia già fuori dei palazzi
istituzionali. Come intutto il mondo, le
aziende farmaceutiche
pagano gli opinion leaders, con soluzioni
sempre differenti, affinché influenzino
l'opinione pubblica e i ricercatori. Fra questi,
ad esempio, possono esserci anche dei
giornalisti.
Convegni in alberghi extralusso, vere e proprie
vacanze, regali di valore a chi con i propri
articoli dimostra di essere amico, ricchi
pagamenti per presenziare convegni in cambio di
ospitate in tv. Tutto per addomesticare le
notizie a piacimento. Per chi invece non è
"amico" l'esclusione o addirittura il
discredito, come racconta nel video una
giornalista che si occupa da anni di
scienza e medicina.
Il conflitto
di interessi ha permeato anche la sanità in
modo capillare. Si parte dalla ricerca
finanziata quasi al 90 per cento dalle case
farmaceutiche, e guai se non ci fossero, ma che
ormai non ha più neanche l'aspirazione
all'indipendenza. Il professor Antonio Giordano
(presidente dello Sbarro Institute di
Philadelphia) in un'intervista ci
racconta quanto sia
facile manipolare i dati.
Si passa per le pubblicazioni sulle
riviste
scientifiche, anche qui l'85 per cento sono
in
conflitto di interessi. La divulgazione al
grande pubblico, con pressioni di vario genere
sui giornalisti. L'attività di lobbysmo verso la
classe politica e la permeazione di questa,
tanto a fondo da promuovere determinati
candidati.
Le consulenze strategiche verso il
Ministero
della Salute e le tante Asl locali,
fatte mediante
specialisti al libro paga
dell'industria farmaceutica.
Negli Stati Uniti è scoppiato lo scandalo quando
si è scoperto che la maggior parte dei
componenti del gruppo di lavoro per la gestione
del diabete mellito era in conflitto di
interessi.
Siamo andati a dare un'occhiata all'equivalente
italiano, metà sono in conflitto di interessi,
mai nessuno ha alzato la bandierina, non c'è
neanche qualcuno che controlli la veridicità
delle dichiarazioni di chi non ha dichiarato
nulla. Altro esempio sconcertante, il Siaip,
organo di consulenza del
Ministero
della Salute per i
vaccini, i
cui membri sono tutti in
conflitto
di interessi.
Nessuna norma, nessuna irregolarità. La
diffusione è profonda, si muove in una vasta
zona d'ombra, godendo dell'incertezza normativa
e della difficoltà a controllare e sanzionare
tutti. Secondo gli stessi Nas, nonostante le
continue attività di indagine, il sommerso
sarebbe ancora il 90 per cento di quelle 4136
persone segnalate all'autorità giudiziaria nel
2012.
Un mondo di sotterfugi a ogni livello e di
grande creatività emerge dai documenti di
inchieste importanti come Do ut Des, in cui sono
stati prescritti in larga scala farmaci ormonali
anche ai bambini, Camici Sporchi o Derma
Affare-fatto, in cui sono stati
privilegiati farmaci che costavano, a parità di
efficacia, 100 volte di più.
Tutto quello che stiamo fin qui raccontando, in
realtà però sarebbe già vietato anche dal codice
deontologico di
Farmindustria e il presidente Scaccabarozzi
sostiene: "Non ne ho assolutamente notizia, non
mi risultano, anzi, invito tutti a denunciare,
segnalandoci chi trasgredisce". La spesa
farmaceutica in Italia ammonta a 26 miliardi di
euro l'anno. Un cavallo forte che ha bisogno
però di briglie salde.
Per il settore pubblico l'interazione con
l'industria farmaceutica è inevitabile e spesso
anche positiva se ricondotta all'interno di una
serie di norme e di atteggiamenti etici, come ci
spiega il Professor Carlo Patrono
dell'Università Cattolica di Roma. In Italia
però il male è diventato virale e dati in merito
sono pochi, a testimonianza del poco interesse a
trovare una vera cura.
Alessia Scali, mediante l'associazione Avviso
Pubblico, ha portato avanti una ricerca che, per
la prima volta, traccia una mappa della
corruzione in sanità in Italia. Repubblica ne
mostra in esclusiva un'anteprima. Il 42 per
cento dei reati in sanità sono stati commessi in
5 regioni, il 57% al Sud dove però si
concentrano anche di più le indagini, segue il
Nord con una più elevata attività di corruzione
connessa ai farmaci.
Medici,
dirigenti e personale del servizio sanitario
nazionale rappresentano la maggior parte degli
indagati con diverse oscillazioni tra Nord,
Centro e Sud. Più o meno costante e uniforme
rimane invece la presenza di
politici
CORROTTI per
tematiche legate alla salute, l'11per cento
dei soggetti coinvolti.
È dalla politica, infatti, che dovrebbe partire
la spinta di rinnovamento nell'interesse
pubblico. Da lì, ad esempio, potrebbero partire
norme più stringenti sui controlli. "Basti
pensare che nel mondo quasi l'ottanta per cento
degli studi pubblicati non inserisce tutti i
risultati e le relative reazioni avverse.
Nessuno li sanziona", spiega il professor
Ignazio Marino (oggi senatore e presidente della
Commissione d'inchiesta sul sistema sanitario
italiano), che suggerisce regole che l'Italia
dovrebbe far proprie per evitare il
conflitto
di interessi in sanità.
"C'è bisogno di investire in studi indipendenti
paralleli a quelli fatti dall'industria. Grazie
alla trasparenza l'Italia potrebbe cominciare a
introdurre solo farmaci realmente innovativi,
mentre ora il 70 per cento è solo rielaborazione
per aumentarne i prezzi, a quel punto ci sarebbe
un guadagno per tutti".
Tratto da: inchieste.repubblica.it/
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Egregio sig. Presidente del
Consiglio -
07/04/2005 (lettera inviata)
Sono
un cittadino, ho ricevuto con stupore il
libretto che il
Ministero
della sanita’ ha inviato a tutte le famiglie
italiane, con un costo enorme di denaro
pubblico, che poteva essere speso in altro modo
e piu’ efficacemente, informando i cittadini a
mezzo, per esempio, di Radio, TV, Giornali,
sulle VERE Cause delle malattie e come
uscire da esse SENZA
Farmaci né
Vaccini
!
Il sottoscritto con la sua
famiglia (e con i propri amici e conoscenti) NON
ha MAI utilizzato farmaci da 40 anni a questa
parte, per il fatto che avendo imparato a 24
anni come gestire la propria salute e quella dei
propri famigliari, ha saputo educare e praticare
le varie terapie NON invasive né farmacologiche
anche sui propri famigliari, NON spendendo, né
facendo spendere denaro allo stato per i farmaci
né per i vaccini; infatti i miei figli NON sono
stati vaccinati (ho subito anche persecuzioni
giudiziarie) il tutto con grande soddisfazione
per il fatto che essi sono molto piu’ sani dei
loro coetanei vaccinati che ne hanno sempre
una….
Oggi insegno queste semplici
terapie preventive e curative per ogni malattia,
cancro compreso, anche ai medici che solo ora
iniziano ad interessarsi alle
medicine
alternative, non complementari perche’
sostituiscono quasi n toto le pratiche
terapeutiche dette allopatiche, pratiche che non
riescono a guarire neppure un semplice
raffreddore !
Queste mie pulsioni verso il
Giusto, il Vero, partono da una profonda
“passione sociale” per aiutare il mio prossimo,
inconsapevole dei danni di Farmaci e Vaccini, e
quindi mi muovo a mie spese, per far conoscere
tutte queste meravigliose e semplici terapie
risolutive, malgrado l’accanimento CONTRO, di
tutto l’establishment dell’apparato del
Ministero
della “sanita” (non della Salute), per
impedire che se ne parli, non dando spazio sui
principali mass media a queste semplici e sacre
informazioni che permettono a chiunque di stare
sempre bene e quando malato, recuperare la
salute SENZA Farmaci né Vaccini.
Le rimando quindi il suo libretto ne faccia
l’uso che crede, in quanto NON mi serve
(comunque grazie del pensiero).
By Dr. GPaolo Vanoli
Le allego anche qualche “cifra”
sul come far risparmiare cifre ENORMI allo
“stato” (scritto in minuscolo volutamente) basta
cambiare informazione e fornire le VERE
informazioni su: cosa e’, perche’ nasce , e come
nasce la malattia, informazione che oggi NON
viene assolutamente fornita dai preposti alla
“tutela” delle salute…...
Qui le lettere aperte di
un medico,
il dott.Giuseppe
Parisi
Quanti
medici
italiani conoscono tutte le tecniche sanitarie
possibili insegnate dalla
Medicina Naturale
?, su 350.000 medici presenti in Italia, ve ne
sono per ora solo un centinaio, non di piu’ !
Ogni medico di base, istruito
nelle Medicine
Naturali, farebbe risparmiare alla Sanita’
pubblica, per mancati test, esami, radiografie,
operazioni, farmaci, visite da specialisti,
inutili…..perche' con le tecniche di medicina
naturale tutte quelle “indagini” non
servirebbero che in limitati casi, circa
80-90.000 Euri all'anno (Euri 80.000 x
85.000 medici di base = 6.800.000.000,oo
Euri !) ecco l’enorme risparmio che la
"sanita" pubblica potrebbe avere OGNI ANNO !!
E NON abbiamo conteggiato i danni
derivanti da: errori diagnostici e terapeutici
dei medici e specialisti mal istruiti, di
analisi sbagliate, quelli delle operazioni
inutili e handicappanti, e l’utilizzo di farmaci
inutili, ma sempre dannosi per le loro
controindicazioni che il paziente deve subire
nel suo organismo, generando altre malattie e/o
la morte……..oppure gli handicap che producono i
Vaccini = mutazioni genetiche handicappanti che
fanno nascere bambini con malformazioni,
piccole, medie, gravi, e/o con nuove malattie
genetiche, malattie gastroenteriche, nervose ed
immunitarie, sclerosi, leucemie, distrofie,
epilessie, cancri, asma, allergie, aids, sids,
down, ecc., ecc. e che tanta sofferenza generano
nei malati e nelle loro famiglie…con un enorme
dispendio di denaro per tentare una guarigione
(senza riuscirvi) del loro famigliare.......!
Dove finisce tutta questa enorme
somma di denaro che paghiamo inutilmente ? in
passato e nel presente, nelle varie tasche di
medici, laboratori, ospedali, cliniche,
imprese farmaceutiche, aziende
che forniscono macchinari, oltre alle
famose...tangenti...ecc. .... oggi, non
sappiamo...!
By
GPaolo Vanoli
- vedi la mia Proposta di
Riforma Sanitaria per
ridurre i Costi !
MEDICARE
Attualmente, anche a fronte dei numeri ancora
megagalattici della spesa sanitaria, detta
Sanita' in Italia continua a non brillare
affatto, anzi…
Si sta tentando di addossare gli sprechi
sanitari alle prescrizioni dei farmaci e quindi
ai medici. Certamente possiamo riscontrare un
rilevante spreco in dette prescrizioni, perfino
gli ”Archives of Internal Medicine” ha citato
formalmente che erano state eccessive ed
ingiustificate le prescrizioni farmacologiche,
ma si riferivano soltanto a quel famoso
antinfiammatorio ritirato dal commercio perche'
aveva cagionato numerosissimi danni.
Si devono attendere terremoti e morti, per una
timida osservazione ?
Tutto cio' rimane soltanto un aspetto del
problema.
La parte piu’ importante e vitale
rimane quello della Formazione Medica.
Inefficace e non completa, i futuri
medici vengono
istruiti e indottrinati come i Talebani, e
senza alcuna visione alternativa sulle
molteplici possibilita' terapeutiche oggi
esistenti.
La gestione
accademica universitaria, a dir poco
Talebana, rimane oggi chiusa e limitata a quelle
dottrine mediche che di rigorosamente
scientifico hanno solo la definizione. Appare
ovvio come il medico, che si e' formato in un
ambiente cosi' ortodosso, purtroppo con una
buona dose di imbrogli, stupidita' e nefandezze
cliniche, trovandosi di fronte ad un paziente,
non possa far altro che affrontare i problemi
dei pazienti, soltanto con una visione di
aggressione terapeutica obbligata, mai senza il
farmaco.
Questo il modello medico sanitario attuale, non
vi sono alternative.
La polemica, si rifaceva alla metodologia usata
per i Trias, gli studi sull’efficacia dei
principi naturali: fasulli.
D’altronde, se si considera la Psicoterapia
-pratica clinica convenzionata- che non potendo
far uso dei trial randomizzati, si avvale da
tempo e con buoni risultati di metodi diversi.
Negli USA, l’utilizzazione delle
pratiche sanitarie naturali tocca il tetto del
40% della cittadinanza, con una maggiore
presenza ad Ovest del territorio.
La parte in causa delle
multinazionali del farmaco
Non si possono usare i metodi del bastone e
della carota: bastonate ai medici, carotate alle
multinazionali. Sono queste ultime le uniche
responsabili di questo sfacelo economico.
La loro brama di guadagno, e la loro
incontrastabile forza economica, ha portato, nel
tempo, la corruzione che ha inghiottito tutto:
saggezza, dottrine, verita' biologica dell’Uomo
e del suo essere.
A fronte del loro operato non ci si dovrebbe
neppure stupire se, nel Sud Italia, interi
padiglioni ospedalieri sono stati finanziati
dalle medesime multinazionali, che hanno
“ceduto” milioni di euro di macchinari e altro
materiale sanitario.
Sempre delle stesse e' la responsabilita' per le
falsita' sui Trias, i famosi studi scientifici
che sono certamente fattori che uccidono e
mortificano l’integrita' biologica umana. Ed
ora, preoccupate dal calo di vendite, vogliono
correre ai ripari mettendo in Internet i
risultati dei loro studi e i Trias sulle loro
specialita' chimiche…Sperimentazioni a portata
di mouse, quindi, una mossa coraggiosa, o una
timidissima confessione ?
Fate Voi.
By Giuseppe
Parisi (medico)
Come possiamo quindi ridurre
la Spesa Sanitaria ?
Se vogliamo davvero ridurre la Spesa Sanitaria
dovremo favorire le scelte e le metodologie
cliniche naturali.
Ma per poter ottenere questo, abbiamo necessita'
di tanta formazione dei soggetti principali
della medicina: il
medico deve
essere formato dall'Universita'
che lo dovrebbe "istruire" in modo adeguato (ma
che ora non lo fa), e vi sono tanti elementi per
poterlo fare, basterebbe un po’ di apertura
mentale e di buona volonta' politica.
Occorre infatti
rieducare TUTTI i medici alla conoscenza
di Tutte
le tecniche sanitarie possibili, anche
quelle della
Medicina Naturale !
L’uso a regime della metodologia naturale,
meglio chiamarla Medicina Biointegrata, farebbe
scendere la spesa sanitaria di almeno 1/3, nei
soli primi 3 anni. In 10 anni, si abbatterebbe
del 50%.
Se non ci rivolgeremo a questa alternativa,
unica possibile, il futuro non sara' roseo.
Basti pensare al 10% di popolazione affetta da
malattie osteo-articolari ed al continuo,
esponenziale, inarrestabile aumento di malattie
cronico-degenerative, risultato delle strategie
mediche ufficiali e della farmacopea chimica di
sintesi, non dell’allungamento della vita, come
cercano affannosamente di farci credere.
Il costo sociale di queste patologie e' enorme,
non solo per la terapia dovuta, ma per i
necessari riscontri di laboratorio e diagnostici
strumentali.
La prevenzione e' l’unica arma contro tutto
cio', e la Medicina Naturale ha tutta la
saggezza, le metodologie necessarie per poterla
attuare. E per prevenzione non intendiamo la
diagnosi precoce con cui si fa finta di
combattere il cancro quando e' gia' presente.
Prevenzione biologica naturale significa
l’insieme di azioni cliniche mediche, con cui il
terreno
biologico
dell’individuo-paziente viene mantenuto “nei
giusti rapporti della perfetta Salute” evitando
i presupposti per disfunzioni e
malattia.
Noi esperti in
Medicina Naturale auspichiamo, per la buona
salute degli italiani di oggi e del prossimo
futuro, che la metodologia medica naturale
diventi presto arma a disposizione dei futuri
medici presso le facolta' di Medicina.
Dr. G. Paolo Vanoli – Giornalista, Pubblicista,
Consulente in Scienza della Nutrizione e
Medicine Biologico Naturali
vedi anche:
Diagnostica +
Semeiotica biofisica
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De Agostini Giuridica - LEGGI D'ITALIA -
PARTE A (testo vigente)
Aggiornamento alla GU 17/10/2000
310. SANITA' PUBBLICA- R) Servizio
sanitario nazionale
D.L. 21 ottobre 1996, n. 536 (1).
Misure per il contenimento della spesa
farmaceutica e la rideterminazione del tetto di
spesa per l'anno 1996.
(1) Pubblicato nella Gazz. Uff. 22 ottobre 1996,
n. 248 e convertito in legge dall'art. 1, L. 23
dicembre 1996, n. 648 (Gazz. Uff. 23 dicembre
1996, n. 300).
IL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA
Visti gli articoli 77 e 87 della Costituzione;
Ritenuta la straordinaria necessità ed urgenza
di adottare misure per il contenimento della
spesa farmaceutica e la rideterminazione del
tetto di spesa farmaceutica dell'anno 1996;
Vista la
deliberazione del Consiglio dei Ministri,
adottata nella riunione del 18 ottobre 1996;
Sulla proposta del Presidente del Consiglio dei
Ministri e del Ministro della sanità, di
concerto con i Ministri del tesoro e del
bilancio e della programmazione economica e
delle finanze;
Emana il seguente
decreto-legge:
Art.. 1. La seconda fase dell'adeguamento al
prezzo medio europeo dei farmaci rimborsabili
dal Servizio sanitario nazionale, di cui alla
delibera CIPE 8 agosto 1996, pubblicata nella
Gazzetta Ufficiale n. 192 del 17 agosto 1996,
avrà effetto dal 1° gennaio 1997. Restano valide
le disposizioni sulle modalità di applicazione
dell'adeguamento al prezzo medio europeo
previste al punto 3 della predetta delibera
CIPE.
(2).Il comma 11- bis
dell’art.2 della legge 28 dicembre
1965,n.549,introdotto dal decreto legge 20
giugno 1996 n.323, convertito, con modificazioni
dalla legge 8 agosto 1996 n.425, è sostituito
dal seguente:
11- bis. In deroga alle disposizioni del comma
11, per il 1996 e per il 1997 l’onere a carico
del servizio sanitario nazionale per
l’assistenza farmaceutica può registrare un
incremento non superiore al 14 per cento
rispetto a quanto previsto dal comma 5 dell’art.
7 della legge 23 dicembre 1994 n.724, fermo
restando il mantenimento delle occorrenze
finanziarie delle regioni nei limiti degli
stanziamenti sudetti.
3. Per le cessioni e le importazioni dei farmaci
appartenenti alla classe c) di cui all'articolo
8, comma 10, della L. 24 dicembre 1993, n. 537
(3), l'aliquota dell'imposta sul valore aggiunto
è stabilita, fino al 31 dicembre 1996, nella
misura del 10 per cento. Restano immutati i
prezzi al pubblico dei medicinali predetti
vigenti alla data del 1° ottobre 1996.
4. Qualora non esista valida alternativa
terapeutica, sono erogabili a totale carico del
Servizio sanitario nazionale, a partire dal 1°
gennaio 1997, i medicinali innovativi la cui
commercializzazione è autorizzata in altri Stati
ma non sul territorio nazionale, i medicinali
non ancora autorizzati ma sottoposti a
sperimentazione clinica e i medicinali da
impiegare per un'indicazione terapeutica diversa
da quella autorizzata, inseriti in apposito
elenco predisposto e periodicamente aggiornato
dalla Commissione unica del farmaco
conformemente alle procedure ed ai criteri
adottati dalla stessa. L'onere derivante dal
presente comma, quantificato in lire 30 miliardi
per anno, resta a carico del Servizio sanitario
nazionale nell'ambito del tetto di spesa
programmato per l'assistenza farmaceutica.
5. L'onere a carico del Servizio sanitario
nazionale per l'assistenza farmaceutica,
previsto per l'anno 1996 dall'articolo 7, comma
5, della L. 23 dicembre 1994, n. 724 (3), è
rideterminato in lire 9.103 miliardi.
6. Alla maggiore spesa per l'assistenza
farmaceutica per l'anno 1996, pari a lire103
miliardi, si provvede con le maggiori entrate
derivanti dalle disposizioni di cui al comma 3.
7. La somma prevista dal comma 6 è ripartita fra
le regioni in proporzione alla popolazione
residente. Il Ministro del tesoro è autorizzato
ad apportare, con propri decreti, le occorrenti
variazioni di bilancio.
(2) Sostituisce il
comma 11-bis dell'art. 2, L. 28 dicembre 1995,
n. 549, riportata alla voce Amministrazione del
patrimonio e contabilità generale dello Stato.
(3) Riportata alla voce Amministrazione del
patrimonio e contabilità generale dello Stato.
2. 1. Il presente decreto entra in vigore il
giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana e sarà presentato alle
Camere per la conversione in legge.
Commento NdR: malgrado tutte queste
leggi....la spesa pubblica
sfora ogni anno
sempre di piu' e da sempre.....verso livelli finanziari....enormi...ma
tanto cari a
Big Pharma...
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