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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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CONTROLLO delle Tecnologie per la Censura del WEB, da parte dell'OCCIDENTE
Matrix e' vicino per il controllo totale dell'Uomo
INTEGRATORI (Mineral-Vitaminici) e Farmaci a CONFRONTO  +  Pericolo Farmaci
Le Corporazioni  Messaggi Subliminali  +  Lobbies  +  Gruppo Bilderberg
Falsita' delle medicina ufficiale 
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Controllo della Microsoft  +  Controllo Internet
Vogliono imporre la vendita dei propri prodotti, con il sistema PALLADIUM
AntiGlobal 
+  Finanza mondiale  + 
Nuovo linguaggio per internet (UML)  (Scomparso..)
Controllo di TUTTO  +  Bugiardino  +  Potere e Giustizia  +  I cellulari vi Spiano  +  Grande Fratello
FILM interessantissimo da visionare:  http://video.google.it/videoplay?docid=4684006660448941414

FARMACI e CONTROINDICAZIONI
 

NSA PROGETTA L'INTERCETTAZIONE DEL WEB
Il Web 2.0 e' il terreno di caccia per l'intelligence americana. Lo rivela il New Scientist, che avverte: l'intelligence americana inizia a ravanare nei social network. Lo spettro del programma Total Information Awareness 
URL: http://punto-informatico.it/pi.asp?id=1526853


OCCIDENTE motore della Censura on-Line

Uno studio accademico promosso da OpenNet Initiative precipita anche il Myanmar nel gruppo dei paesi autoritari che filtrano e censurano Internet. Questi paesi - dicono gli esperti - usano tecnologie occidentali

Cambridge (UK) - L'ultimo rapporto stilato da OpenNet Initiative sulla situazione di Internet nel Myanmar delude le speranze di chi sogna un cammino congiunto per libertà individuali e diffusione delle nuove tecnologie di comunicazione.

L'associazione, che riunisce i prestigiosi atenei di Cambridge, Harvard e Toronto, ha precipitato questa inossidabile dittatura asiatica in compagnia di Iran, Cina ed Arabia Saudita: i quattro paesi rappresentano, nell'opinione degli esperti, la punta di diamante nel panorama globale del controllo sistematico della Rete e della libertà d'espressione.

I risultati delle indagini di ONI sono inquietanti: il governo dell'ex Birmania filtra quasi l'85% dei servizi gratuiti di posta elettronica e circa l'84% di siti stranieri che contengono informazioni su tematiche fondamentali come politica e promozione dei diritti umani. "È uno dei sistemi di censura e controllo più rigidi che abbiamo mai studiato", sostiene Ronald J. Deibert, direttore del Centro Studi Internazionali dell'Università di Toronto e collaboratore di ONI.

Aung San Suu Kyi, leader clandestino del vietatissimo partito democratico del Myanmar, è convinto che il regime dittatoriale miri all'eliminazione di qualsiasi forma d'opposizione politica grazie al pugno di ferro su Internet. 
I due ISP nazionali, entrambi sotto il controllo dello Stato, si avvalgono di leggi vaghe e durissime per esercitare il loro potere liberticida su una popolazione online di appena 30.000 utenti, paralizzati da un reddito medio pro capite pari a 180 dollari mensili.


La totalità delle pubblicazioni online che promuovono la democrazia per il Myanmar, fornito di connettività a banda larga nelle zone più urbanizzate, sono messe all'indice grazie all'uso estensivo di filtri software prodotti in occidente. Lancia l'allarme anche John Palfrey, giurista di Harvard che si interessa dello sviluppo della Rete nel mondo: "Le tecnologie di controllo stanno diventando sempre più precise e sofisticate, grazie soprattutto alle aziende occidentali che si arricchiscono grazie alla censura".


E l'industria IT degli Stati Uniti guadagna una nuova maglia nera: i ricercatori hanno identificato la giovane azienda Fortinet come il principale fornitore di tecnologie censorie. Un nuovo record negativo per gli USA, recentemente scossi dal cosiddetto scandalo Yahoo !, impresa accusata di aiutare la Repubblica Popolare Cinese nella sua massiccia opera di controllo dell'informazione digitale.


Fortinet, ma si fa anche il nome di Cisco, è ormai da tempo il partner per eccellenza di regimi e dittature che intendono tenere sotto torchio l'opinione pubblica locale. La compagnia, che produce un sistema speciale chiamato Fortiguard, si difende dicendo di "rispettare gli accordi internazionali siglati da Washington" e che non mantiene relazioni commerciali con "paesi colpiti da embargo per ragioni politiche".

By Tommaso Lombardi

Tratto da: http://punto-informatico.it/p.asp?i=55557&r=PI

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Il Governo Italiano vara la Internet Tax
Qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione
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21-10-2007 - In pieno agosto è stato sparato il siluro: una proposta normativa che se diverrà legge costringerà qualunque sito o prodotto editoriale, anche senza fini di lucro, a rigistrarsi al ROC.
Il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera.

La novità è presto detta: qualsiasi attività web dovrà registrarsi al ROC, ossia al Registro degli operatori di Comunicazione, se il disegno di legge si tradurrà in una norma a tutti gli effetti. Registrazione che porta con sé burocrazia e procedure. Il testo parte bene, spiega che "La disciplina prevista dalla presente legge in tema di editoria quotidiana, periodica e libraria ha per scopo la tutela e la promozione del principio del pluralismo dell'informazione affermato dall'articolo 21 della Costituzione e inteso come libertà di informare e diritto ad essere informati".
Bene, anche perché esplicita che si parla di editoria e non, ad esempio, di pubblicazioni spurie prive di intenti editoriali, come può esserlo un sito personale.

Il problema, come osserva Spataro, è che poi il testo si contraddice quando va a definire cosa è un prodotto editoriale.
Una definizione che chi legge Punto Informatico da almeno qualche anno sa essere già oggi molto spinosa e che, con questo disegno governativo, assume nuovi inquietanti connotati:

"Per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione, di intrattenimento, che sia destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso" (art 2, comma 1). Chi avesse ancora dei dubbi su cosa sia prodotto editoriale può leggere il comma seguente del medesimo articolo, che stabilisce cosa non è prodotto editoriale:
"Non costituiscono prodotti editoriali quelli destinati alla sola informazione aziendale, sia ad uso interno sia presso il pubblico".

Chi ritenesse che questa definizione non si applichi, per esempio, al proprio blog personale dove pubblica di quando in quando un post, dovrà ricredersi passando al comma successivo dell'articolo 2, il terzo comma, che recita:
La disciplina della presente legge non si applica ai prodotti discografici e audiovisivi.
Il Governo, nel redigere questo disegno di legge, non si è dimenticato, peraltro, dei prodotti editoriali integrativi o collaterali che sono quei prodotti, compresi quelli discografici o audiovisivi, che siano "diffusi unitamente al prodotto editoriale principale".

Rimarrebbe una scappatoia, quella delle pubblicazioni, on e off line, che sono sì di informazione o divulgazione, o formazione o intrattenimento, ma non sono a scopo di lucro. Rimarrebbe se solo il Governo non ci avesse pensato. Ed invece dedica alla cosa l'intero articolo 5:
"Per attività editoriale si intende ogni attività diretta alla realizzazione e distribuzione di prodotti editoriali, nonché alla relativa raccolta pubblicitaria. L'esercizio dell'attività editoriale può essere svolto anche in forma non imprenditoriale per finalità non lucrative".
Un paragrafo che dunque non lascia scampo ai "prodotti" non professionali, lasciando forse, ma è una questione accademica, un micro-spiraglio a chi non ottiene o non cerca pubblicità di sorta sulle proprie pubblicazioni.

Qualcuno potrebbe pensare che il solleone ad agosto abbia giocato brutti scherzi. In realtà all'articolo 7 viene raccontato il motivo del provvedimento. Con espresso riferimento a quanto pubblicato online, si spiega che l'iscrizione al ROC serve "anche ai fini delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa".

Senza contare la montagna di introiti extra che il Registro otterrebbe con questa manovra, ne consegue che la giustificazione che viene addotta a questo abominio nuovo provvedimento sia la necessità di tutelare dalla diffamazione. Come se fino ad oggi chiunque avesse avuto mano libera nel diffamare chiunque altro. Il che non è, tanto che più volte siti non professionali e altre pubblicazioni online, anche del tutto personali come dei blog, e anche senza alcuna finalità di lucro, si sono ritrovati coinvolti in un processo per diffamazione.

"Potessero, - conclude Spataro - chiederebbero la carta d'identità a chiunque parla in pubblico. Su internet il controllo è più facile. E imporre procedure burocratiche per l'apertura di un blog sarà il modo migliore per far finire l'internet Italiana".

Vista l'enormità di quanto sta producendo questo Governo, visto anche l'impegno profuso da Punto Informatico e da decine di migliaia di utenti negli anni scorsi per cercare di tenere lontani dalla rete i tentacoli del controllo editoriale tradizionale, mi sembra doveroso lasciar qui alcune righe.

Ci troviamo dinanzi ad un provvedimento che non andrà lontano. I suoi scopi sono altri, i primi articoli del testo sono scritti malissimo: verranno riscritti, è facile prevederlo, forse persino prima che il New York Times titoli qualcosa tipo "Italia nel Medioevo" come fece quando fu approvata la legge sulle staminali.

La dimensione macroscopica dell'errore del Governo è tale, e capace di nuocere alla rimanente parte del disegno di legge, che con un colpo di bianchetto verrà consegnato all'oblìo nel più rigoroso silenzio mediatico. Presto non ne sentiremo più parlare. È già successo, si può aver fiducia che accada di nuovo.
Il punto è, evidentemente, un altro.

Sopravvivere al numero di oggi di Punto Informatico non è facile, richiede quella stessa capacità di controllo di quando si versano le imposte nelle mani della casta perché ci faccia ciò che crede: c'è Marco Calamari che fa il punto su come le diverse leggi sulla pedopornografia negli ultimi 8-10 anni abbiano provocato una compressione delle libertà individuali, c'è Valentino Spataro che spiega a tutti come sia capitato che il Governo abbia imposto una tassa (e una serie di procedure) in capo a qualunque pubblicazione online di qualsiasi genere anche senza finalità di lucro, e c'è Francesco Rutelli che fa sapere, vivaddio, di non poterne più, lui, di Italia.it.

Come dicevo, sopravvivere è difficile. In un solo giorno vengono condensati i risultati di fallimenti plateali e costosi, sia in termini economici che di libertà individuali, nati dalla ostinata ignoranza di chi alberga nella stanza dei bottoni, ignoranza almeno riguardo alle cose della rete, volendoci limitare a quelle.

Quando andavo a scuola e sbagliavo una frase importante in una versione di greco, il mio insegnante non mancava mai di metterci sotto due righe a penna con due o persino tre "x rosse", e di conseguenza abbassava in modo sostanziale il voto finale che assegnava alla mia traduzione. Non contento, le correzioni si eseguivano sempre tutti insieme pubblicamente, ognuno cosciente e informato degli errori degli altri.

Nel caso del Governo, una penna rossa riscriverà quegli articoli ma nessun brutto voto verrà emesso.
Chi è riuscito a scrivere quegli obbrobri non dovrà ammettere il proprio errore, né sarà chiamato a risponderne. Il Consiglio dei ministri che ha letto e approvato quel testo non verrà certo messo in croce per l'irresponsabilità dimostrata e l'allarme inutilmente causato. Nessuno dirà nulla a quegli esponenti governativi che parlano di riforma eccellente.
Così vanno le cose in Italia.
L'unica speranza è che noi si possa continuare a raccontarle.
Passi l'essere italiani, ma non ci ridurremo certo ad agire come omertosi

Paolo De Andreis  - Tratto da: www.punto-informatico.it

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Silenzio ! Al Congresso parla il papà del Web
La Camera dei Rappresentanti ascolta Tim Bernes-Lee, che spiega ai deputati perché la rete debba rimanere senza padroni. Una lezione che dovrebbe entrare in tutti i Parlamenti.

Washington (USA) - Molti si riempiono la bocca di net neutrality e altri insistono sulla necessità di garantire la libertà di espressione e di accesso alle informazioni online, come Amnesty o Eric Schmidt, CEO di Google Inc. Ma quando a parlare è Sir Timothy Berners-Lee, inventore del World Wide Web e fondatore del World Wide Web Consortium, le dichiarazioni sulla neutralità della rete come conditio sine qua non per la crescita della società dell'informazione acquistano un senso tutto speciale.

Lee parla di fronte ai deputati della House of Representatives statunitense, nell'ambito di una serie di incontri che hanno l'obiettivo di suggerire ai politici le strade migliori da seguire per mettere ordine nel settore delle telecomunicazioni e dei media digitali.

Unico invitato all'audizione The Future of the World Wide Web, il pioniere del network globale ha definito la necessità di "essere certi che il web stesso sia un foglio di lavoro bianco, una tela vuota, qualcosa che non limita l'innovazione che è dietro l'angolo".

"Posso dire di credere che una Internet non discriminatoria sia molto importante per una società basata sul world wide web" dice Lee, sostenendo che i mezzi di comunicazione sono un fattore così importante per la collettività che "dobbiamo trattarli in maniera speciale". Internet rimarrà un punto nodale per la crescita delle nazioni finché sussisteranno le condizioni di accesso paritario per tutti, indipendentemente dall'hardware e dal software utilizzato, dall'ISP fornitore dell'accesso, dalla lingua parlata, dalle disabilità o dalle caratteristiche culturali specifiche di ognuno, sentenzia il papà del web.

Dichiarazioni che non piacciono a chi vuole scardinare la neutralità, agganciando tariffe maggiorate per l'accesso a contenuti frutto di accordi economici che leghino internet provider e content provider, destinati ad incidere sulla prioritizzazione delle risorse di rete. E dinanzi a loro ha parlato Berners-Lee, facendo così sponda anche a Edward Markey, deputato Democratico del Massachusetts ed organizzatore dell'incontro, tra i promotori principali di una normativa federale che possa preservare Internet da colpi di mano.

Berners-Lee, definito dai convenuti uno dei rari individui che "ha davvero reso il mondo un posto diverso e migliore", ha poi espresso i suoi convincimenti sulla sempre calda questione delle tecnologie DRM. Lee crede fermamente nell'impiego di standard comuni basati su sistemi royalty-free, citando l'esempio della protezione da copia di Apple, criticata dallo stesso Jobs in tempi recenti, come uno dei fattori che maggiormente hanno inibito la crescita della vendita di musica online.

"Come potrebbero essere compensati i creatori in un mondo privo di DRM?" ha poi chiesto a Lee il deputato Repubblicano Mary Bono: secondo il tecnologo, un approccio migliore sarebbe quello di ideare software capaci di individuare se un utente possiede o meno un particolare file. "Non ti fermerebbe, ma ti farebbe sapere se stai ascoltando musica che non dovresti ascoltare" risponde Lee. Qualcosa insomma di molto simile al meccanismo di watermarking appena brevettato da Digimarc o alle proposte di iDRM di Dmin.it.

Su Google Video è disponibile l'intera audizione. Dura più di due ore, ma le vale tutte.
By Alfonso Maruccia  - Tratto da: http://punto-informatico.it/p.aspx?id=1913745

 

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