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Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
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Alternative Medicine"
  for the BODY  and for the  SPIRIT



GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Fate questo giochino: con la vs mente cercate di far ruotare all'incontrario da come lo vedete girare, la donnina qui sotto:

Test: Il cervello di destra contro quello di sinistra ... vedete la ballerina girare in senso orario o in senso antiorario ?
Se in senso orario, allora usate più la parte di destra del cervello e viceversa. La maggior parte di noi vedrà la ballerina girare in senso antiorario benche' potreste provare a mettere a fuoco e cambiare il senso; vedete se potete farlo.

FUNZIONI DEL CERVELLO SINISTRO
uso della logica
cogliere il particolare
organizzare i fatti
parole e linguaggio
presente e passato
matematica e scienze
potere di comprensione
sapere
riconoscere
percezione ordine/modello
conoscenza dei nomi degli oggetti
basi della realtà
forme e strategie 
pratica
sicuro
FUNZIONI DEL CERVELLO DESTRO
uso del "sentire"
visione d'insieme
immaginazione
simboli e immagini
presente e futuro
filosofia e religione
cogliere il significato delle cose
le credenze
apprezzare
percezione spaziale
conoscenza delle funzioni degli oggetti
fantasia
possibilità del presente
impetuosità
rischiare
 
 


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Vedere con l'intuito

Mente&Cervello, Luglio 2008, n. 43
Alcune persone affette da «visione cieca» intuiscono oggetti che non possono vedere. E, a volte, questo intuito visivo funziona addirittura meglio della visione normale.

Quando aveva 33 anni, D.B. fu sottoposto a un intervento per rimuovere un groviglio patologico di vasi sanguigni nella parte posteriore del cervello. Purtroppo, rimuovendolo, i neurochirurghi distrussero un centro importante della visione - la corteccia visiva primaria, o area V1 - che invia le informazioni dagli occhi alle aree visive superiori del cervello.
Oggi ha 67 anni, e da allora la sua visione del mondo è cieca dal centro dello sguardo a tutta la parte sinistra. D.B. ha perso solo la metà destra di V1, e poiché l'emisfero destro del cervello elabora l'informazione del campo visivo sinistro (e viceversa), i medici non si stupirono che fosse diventato cieco nella porzione destra della sua visuale.
Ma fu sbalorditivo che il paziente, pur negando di vedere tutto ciò che stava a sinistra rispetto al centro, «indovinasse» molte caratteristiche degli oggetti presentati in quel campo, un campo percettivamente buio. La capacità di D.B. di «intuire» i caratteri di oggetti che non vede è nota con il nome di visione cieca, o blindsight, uno strano fenomeno che potrebbe derivare da un flusso d'informazione attraverso vie neurali che aggirano l'area V1, la quale però continua a inviare una modesta quantità di informazioni alle regioni visive superiori del cervello.
Per ragioni ancora misteriose, queste vie secondarie non trasmettono la sensazione del vedere. Dati recenti indicano che l'accuratezza con cui un paziente affetto da visione cieca indovina l'aspetto degli oggetti o la loro posizione nello spazio si perfeziona con la pratica. Inoltre, sebbene un individuo colpito da questo disturbo non veda nel suo campo cieco, una nuova ricerca dimostra che alcune capacità di D.B. di individuare gli oggetti sono migliori rispetto a quelle di persone che non hanno lesioni visive. Infine, la ricerca rivela che alla visione cieca può accompagnarsi una certa consapevolezza di stimoli visivi non percepiti.
By Susana Martinez-Conde
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it
vedi: Uomo Psico Elettronico

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Scelte, il cervello - mente gioca d'anticipo

Il sistema nervoso prende una decisione dieci secondi prima che l'individuo ne sia cosciente: uno studio tedesco mette in discussione il concetto di libero arbitrio 
Il cervello umano prende una decisione quasi dieci secondi prima che l'individuo ne sia cosciente: lo sostengono i ricercatori del Max Planck Institute per le scienze cognitive di Lipsia, in Germania, guidati dal neuroscienziato John-Dylan Haynes. Mettendo così in discussione il principio di “libero arbitrio” nel corso del processo decisionale messo in atto dal soggetto.
I ricercatori hanno chiesto a 14 volontari di sottoporsi a imaging cerebrale durante lo svolgimento di un compito: l'esperimento consisteva nel prendere una decisione, nel caso specifico nel premere uno tra due pulsanti, con la mano destra o con quella sinistra, a scelta del soggetto. Contemporaneamente, su uno schermo veniva mostrato un flusso di lettere, alla velocità di una ogni mezzo secondo, e i volontari dovevano segnalare la lettera presente sullo schermo al momento della loro decisione.
Analizzando i dati, i ricercatori hanno notato che i primi segnali cerebrali, provenienti dalla corteccia fronto-polare, erano visibili addirittura 7 secondi prima della loro azione sul pulsante. E poiché le tecniche di imaging scontano un ritardo di circa 3 secondi, i neuroscienziati ritengono che si possa parlare di un lasso di tempo di circa 10 secondi tra la decisione e la consapevolezza di averla presa. “Noi crediamo di prendere decisioni in modo consapevole”, commenta Haynes, “ma questi dati mostrano che la coscienza di un'azione rappresenta solo la punta di un iceberg”.

Il lavoro di Haynes - che riprende, migliorandoli, alcuni esperimenti condotti negli anni Ottanta dal neurofisiologo americano Benjamin Libet - ha suscitato anche qualche reazione negativa. “Sapevamo già che le nostre decisioni possono essere innescate inconsciamente - commenta Chris Frith dello University College di Londra - e questi risultati non necessariamente dimostrano che il libero arbitrio è solo un'illusione”. (e.m.)
Tratto da: galileonet.it


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Il potere della mente: l'effetto Placebo
Fonte : libro "Anatomia della speranza", scritto da Jerome Groopman.

L'autore, medico oncologo membro della National Academy of Science, insegna  alla Harvard Medical School e dirige il reparto di Medicina sperimentale del  Beth Israel Deaconess Medical Center di Boston. Nel suo libro - che  consiglio a tutti di leggere per le tematiche che affronta e per le  esperienze dirette di cui tratta - descrive molti dei pazienti con cui ha  avuto a che fare nel corso della sua brillante carriera, compreso se stesso.

Sofferente per venti anni di ernia a un disco lombare, risolve il suo  problema al Baptist Hospital di Boston, frequentato da molte personalità tra  le quali i Kennedy e i maggiori atleti americani. Qui ha inizio il suo viaggio verso la guarigione e verso un orizzonte affascinante: la mente.
Quanto segue tratta di alcuni esperimenti di cui è venuto a conoscenza affrontando questo argomento. Sarebbe bello se contribuiste con il vostro pensiero e la vostra esperienza.

Man mano che invecchiamo, cambiamenti degenerativi si verificano nelle nostre articolazioni a causa dell'usura legata alla vita di ogni giorno, all'esercizio fisico e al lavoro. Una delle articolazioni più spesso colpite è il ginocchio, le cui alterazioni degenerative sfociano nell'artrite. I sintomi principali sono il dolore e la limitata mobilità del ginocchio, che spesso rendono impossibili attività come correre, saltare e, nei casi più gravi, camminare. Quando la terapia antinfiammatoria non riesce a mitigare il dolore dell'artrite del ginocchio, è raccomandato l'intervento chirurgico. L'operazione è effettuata in artroscopia, una tecnica con la quale il chirurgo può visualizzare le aree di degenerazione della cartilagine, asportarle (un procedimento detto 'sbrigliamento') e procedere al 'lavaggio', cioè all'eliminazione, con appositi fluidi, delle sostanze infiammatorie accumulatesi nell'articolazione. Ogni anno, più di 650mila artroscopie sono effettuate alle ginocchia soltanto negli Stati Uniti, a un costo di circa 5000 dollari per intervento.

Nel luglio del 2002, il «New England Journal of Medicine» ha pubblicato uno studio pionieristico che ha dimostrato l'effetto dei placebo sul dolore nelle malattie muscolo-scheletriche. Ricercatori del Baylor College of Medicine di Houston hanno misurato rigorosamente la riduzione del dolore e il miglioramento funzionale sia dopo un'artroscopia per osteoartrite del ginocchio sia dopo un intervento placebo.

Centottanta pazienti sono stati assegnati in modo casuale allo sbrigliamento, al lavaggio artroscopico o a un intervento chirurgico simulato. I pazienti del gruppo placebo venivano portati in sala operatoria, la parte interessata veniva trattata con disinfettante e circondata di drappi sterili. Il chirurgo chiedeva tutti gli strumenti utilizzati in un vero intervento e manipolava il ginocchio come durante una vera artroscopia.
In realtà venivano praticate piccole incisioni nella cute intorno al ginocchio, senza l'introduzione dell'artroscopio. Una soluzione salina era poi utilizzata per simulare i rumori del lavaggio. I pazienti del gruppo placebo erano trattenuti nella sala operatoria per lo stesso tempo dei pazienti sottoposti al vero procedimento; passavano anch'essi la prima notte dopo l'intervento in ospedale ed erano assistiti da infermieri all'oscuro della simulazione. Tutti e tre i gruppi del lavaggio,dello sbrigliamento e del placebo ricevevano le stesse cure postoperatorie,che comprendevano assistenza nei movimenti, un programma di esercizi graduali e una terapia analgesica. In seguito, furono tenuti sotto controllo per due anni, con un monitoraggio che includeva il livello di dolore, i cambiamenti funzionali relativi alla velocità a cui camminavano e la distanza che riuscivano a percorrere, nonché altre attività che coinvolgevano l'articolazione del ginocchio.

Come previsto, i pazienti sottoposti ad artroscopia ebbero una diminuzione del dolore al ginocchio e un miglioramento funzionale. Ma anche il gruppo placebo ottenne un uguale beneficio. La sera in cui l'articolo fu pubblicato, guardai il telegiornale. Il programma mostrò un attempato signore afroamericano che per la prima volta da anni giocava a pallacanestro col nipote: faceva parte del gruppo placebo.

Come spiegare un simile risultato? Probabilmente, la convinzione e l'attesa - provate sia durante il trasporto in sala operatoria, sia ascoltando il chirurgo che chiedeva gli strumenti, sia udendo il rumore di liquidi del presunto, salutare lavaggio del ginocchio - avevano liberato le potenti endorfine ed encefaline documentate da Benedetti nei suoi esperimenti. Con la differenza che in questo caso l'esperimento non era stato effettuato in laboratorio con normali volontari, ma in un trial clinico con soggetti affetti da una patologia dolorosa e invalidante.

Il dolore era l'ostacolo che impediva a questi malati di esercitarsi,  rafforzando i loro muscoli e i loro legamenti. Superato quell'ostacolo grazie agli effetti della mente, la necessaria riabilitazione aveva potuto  procedere. Senza la speranza, niente sarebbe cominciato.

La speranza rappresenta una possibilità di reale miglioramento. Da la possibilità di superare intralci che altri menti non riusciremmo a lasciarci alle spalle, e di giungere là dove la guarigione può avvenire.

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Genetica e malattia mentale
Le esperienze della vita possono modificare la parte di patrimonio genetico che controlla l'attività del nostro cervello: fino al punto di farci ammalare -

Nel corso della storia del genere umano, sciamani, preti e medici hanno cercato di capire che cosa va storto quando una persona cede alla tristezza, alla pazzia o alla psicosi. Le diverse teorie hanno di volta in volta dato la colpa delle malattie mentali a uno squilibrio dei fluidi corporei, ai moti dei pianeti, a conflitti mentali inconsci, a esperienze negative. Oggi molti ricercatori ritengono invece che i disturbi psichiatrici nascano in larga misura dalla costituzione genetica delle persone.
In effetti i geni sono le istruzioni per costruire le proteine che controllano il cervello. Ma non è possibile che sia solo una questione genetica: non sempre i gemelli identici, che hanno praticamente lo stesso DNA, sviluppano gli stessi disturbi mentali. Per esempio, se uno dei due diventa schizofrenico, l'altro ha soltanto una probabilità del 50 per cento di soffrire della stessa malattia. In realtà, un gran numero di dati suggerisce che le malattie psichiatriche sono causate da una complessa interazione tra l'ambiente e alcuni specifici geni. Solo di recente però gli scienziati hanno iniziato a capire come l'ambiente influenza il cervello fino a produrre cambiamenti di ordine psicologico.
Grazie a una nuova concezione della malattia mentale, i ricercatori stanno scoprendo che le esperienze vissute nel corso della vita possono letteralmente «cambiare la testa» di una persona, aggiungendo una specie di patina chimica al DNA che controlla le funzioni del cervello. Questo processo però non altera la sequenza di DNA usata dalle cellule per sintetizzare le proteine, la cosiddetta «sequenza codificante». Un'esperienza traumatica, l'abuso di stupefacenti, la mancanza d'affetto, possono agire in modo che certe molecole si leghino al DNA di un individuo. Ma senza andare a toccare ciò che costituisce l'essenza di un gene, cioè la sua sequenza codificante.
By Edmund S. Higgins
Tratto da: lescienze.espresso.repubblica.it - 27 luglio 2008 - Mente&Cervello, Agosto 2008, n. 44

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La coscienza è la realtà primaria  - Eugene Wigner, Nobel per la fisica
Coscienza, il cuore dell’essere

Cos'è la coscienza ? L’essere coscienti ? Cosa costituisce il cuore pulsante di ogni essere vivente ? 
Cos'è realmente il Sé o self o identità, e dov’è la sua sede nel corpo ? Cos'è la soggettività che si esprime in ogni uomo e in ogni animale ? Esiste un centro di coscienza dentro di me e dentro di voi ? 
Cosa significa realmente cogito ergo sum: ho coscienza quindi esisto ? Qual è la natura dell'osservatore che, in me, percepisce l'esistenza come informazioni e significati ? Chi sono "io"
Che cos'è ciò che chiamo "io" ? Dov'è ? Qual è la "sostanza" del pensiero ? Come possiamo quantificarla ?

Invitiamo chi sta leggendo a fermarsi e rispondere a queste domande, cercando in sé stesso la prima risposta !
Il problema della coscienza è il punto fondamentale di ogni ricerca umana e filosofica !

Questa enciclopedia vuole aprire una nuova dimensione alla conoscenza scientifica che comporti la comprensione della coscienza. Creando una base globale per esploratori e ricercatori in viaggio al centro dell’essere. La coscienza è l’ultima terra incognita rimasta da scoprire sul nostro pianeta e, probabilmente, è anche la terra promessa che ci attende.

Il decennio della coscienza

Tutta la nuova scienza emergente si sta muovendo per una nuova comprensione della coscienza. 
Gli anni Novanta sono stati dichiarati dalla comunità scientifica internazionale il "Decennio del Cervello"; nel 1995 gli editori del "The Journal of Consciousness Studies" puntualizzavano che dovrebbe anche essere il "Decennio della Mente". E' mio parere che probabilmente questo sarà ricordato nella storia della scienza come il "Decennio della Coscienza", l'inizio della fase di riavvicinamento e di apertura verso la dimensione "implicata" dell'esistenza. La "Science of Consciousness" community, come la definisce Melanie Mitchell su "New Scientist" (8 Nov.1997) è ormai una realtà consistente e ineludibile.

Il Nobel per la fisica Eugene Wigner, in un simposio tenuto alcuni anni fa a New York, ha dichiarato che la coscienza è la realtà primaria. La scienza si è divisa troppo, ci sono 86 giornali solo nel campo della fisica pura... La teoria dei quanti ha fatto miracoli, spiegando le proprietà dei fenomeni microscopici. 
Ma... è limitata. Non spiega la vita o la coscienza. In futuro la fisica spiegherà non solo i fenomeni osservati ma anche il processo dell’osservare. Siamo proprio all’inizio della comprensione della coscienza.

Un'affermazione di questa forza, espressa da un Nobel per la fisica, evidenzia una rivoluzione in atto. 
La materia fisica studiata e la coscienza dello scienziato che la studia hanno chiuso il cerchio e si sono ricongiunte. Dopo aver negato per secoli la possibilità che esista una coscienza, ora la scienza riconsidera le sue posizioni, e inizia a penetrare i misteri della psiche umana attraverso lo studio del cervello; questa è la grande sfida della ricerca contemporanea.

Negli ultimi anni si è assistito ad un rapidissimo incremento di interesse della scienza ufficiale per l'elusivo fenomeno della coscienza. Il premio Nobel Francis Crick, scopritore del DNA e conosciuto internazionalmente per il suo rigore empirico, ha dichiarato che la coscienza è legittimo campo di ricerca scientifica. Il Nobel Edelmann sostiene di aver compreso alcuni dei processi fondamentali del fenomeno consapevolezza in termini neurofisiologici. Negli ultimi anni si sono moltiplicati i meetings scientifici sul tema della coscienza; il primo grande congresso tenutosi nel 1994 a Tucson, presso l’Health Sciences Center dell’Università dell’Arizona, sul tema "Verso una base scientifica della coscienza" ha visto circa trecento scienziati e studiosi di tutto il mondo confrontarsi con ipotesi e dati, accomunati in gran parte dalla convinzione che presto la scienza saprà comprendere la coscienza e la materia fisica in una visione più globale e unitaria; nello stesso congresso del 1996 si sono radunati più di ottocento scienziati e filosofi. 
Nel Novembre del 1994 si è tenuto a Miami il primo simposio sulla coscienza organizzato dalla Society for Neurosciences, mentre in Inghilterra è uscito il primo numero della rivista scientifica "The Journal of Consciousness Studies" a cui collaborano fisici, neurofisiologi e filosofi.

È un fatto che scienza e coscienza siano profondamente legate. Il metodo sperimentale scientifico nasce dalla pura osservazione, per cui l’osservatore, il soggetto conoscitore, ne costituisce il momento centrale. 
Le basi filosofiche del metodo sperimentale nascono dal pensiero cartesiano basato sul Cogito ergo sum, sono cosciente quindi esisto, ossia "Io esisto in quanto sono una coscienza". La coscienza è il testimone interiore, il conoscitore delle informazioni che giungono a noi dal mondo esterno e dal quel nostro stesso mondo interiore che chiamiamo corpo; essa è il punto essenziale: senza di essa non ci sarebbe soggetto e, quindi, non esisteremmo.

Siamo la coscienza di noi stessi e del mondo. Ogni attività mentale, ogni sensazione, ogni sentimento, ogni intuizione e memoria non potrebbero esistere senza un centro di coscienza, senza un "Io" che ne percepisca il significato, che ne comprenda il senso. Tuttavia, la "scienza della coscienza", sebbene in rapidissima crescita, è, all'interno dell'edificio della scienza ufficiale, ancora una parte irrilevante e fortemente ostacolata.

La scienza senza coscienza

La scienza costituisce il grande potere della nostra epoca, nel bene e nel male, nell'avanzamento tecnologico e nella distruzione ambientale; essa ha sostituito in qualche modo la religione assumendosi l'incarico di esprimere la verità, e la verità scientifica è di fatto l’unica universalmente riconosciuta su questo pianeta diviso da mille ideologie, poteri, culture e teologie. Il metodo sperimentale ha di certo contribuito a creare le basi per una visione e una cultura trasversale tra i popoli e le visioni del mondo, ma si è fermato per colpa dei suoi limiti interni e della sua mancanza di globalità di fronte alla comprensione degli aspetti più sottili e profondi del vivente, uomo, animale o natura che sia.

E la coscienza è l'intimo cuore del vivente.

Una scienza senza coscienza è un enorme pericolo, è un potere senza cuore, una forza senza sensibilità. La scienza, che di fatto significa conoscenza, ha indagato la realtà esteriore ma non ha mai indagato la natura del conoscitore stesso, la dimensione essenziale e interiore della coscienza che anima lo scienziato come ogni altro essere vivente. La scienza dimentica che tutte le sue scoperte sulla realtà materiale del mondo sono dovute alla coscienza e alla mente intelligente degli scienziati e dei ricercatori che hanno intuito, compreso e conosciuto l'esistenza. Ma quali sono state le cause di questa divisione mentale tra materia e coscienza ? Proviamo ad esplorare le ragioni e i limiti di questo atteggiamento riduzionista.

L'antica visione evolutiva e la sua decadenza

Materia deriva da mater, la madre. Da sempre le religioni antiche hanno sostenuto che l'intera creazione materiale ed ogni suo sviluppo è opera divina. Le antiche forme di spiritualità non erano in nessun modo ostili alla materia, non la demonizzavano come priva di vita e di coscienza, al contrario ne sostenevano l'assoluta sacralità dando alla materia stessa, o meglio all'energia fisica che ne costituisce la matrice, il ruolo di Shakti, di Principio Femminile, di Grande Madre.
La dea Shakti veniva raffigurata e adorata in un cosmico amplesso insieme al dio Shiva. 
Lei la Materia-energia Creatrice, Lui la Coscienza che pervade ogni vita. Forma e informazione. 
Ma non fermiamoci ai nomi: Shakti, come lo Yin, Gea, Gaia, Cerere o Demetra, la Terra, sono tutti esempi di come la Materia fosse comunque venerata in ogni civiltà. L’intera creazione era, quindi, un atto erotico in cui era implicata la divinità, nel suo duplice aspetto maschile e femminile.

Shiva Nataraj danza e la sua coscienza si manifesta in ogni movimento rotatorio, nelle galassie come nelle particelle subatomiche, riflettendosi nella bellezza delle forme che si producono e nella logica perfetta dei ritmi e dei cicli. Brahma non è un creatore separato, ma è inscindibile dalla creazione stessa, la sua coscienza è implicata in ogni forma vivente, di cui diviene anima individuale o coscienza di Sé, e come tale anima e si manifesta nell’intelligenza e nella complessità crescente delle forme.

Con il decadere dell'esperienza spirituale e con l'avvento delle religioni ariane, portatrici di un Dio unico e maschile, questa venerazione per la materia vivente decadde progressivamente e ad essa si sostituì il concetto di Dio come demiurgo: un artefice esterno che crea l'intero universo fisico da una dimensione separata da quella materiale. Una prima possibile spiegazione della polarizzazione materialista assunta dalla scienza attuale, e della conseguente rimozione della coscienza, va ricercata, quindi, in questo modello dicotomico Dio-Materia, dove a un Dio trascendente e di puro spirito si contrappone necessariamente una visione scientifica che considera la realtà puramente materiale. La materia viene così svilita, negata della sua sacralità, considerata merce di scambio.
Per molti popoli primitivi pensare che un uomo possa comperare e possedere una parte della Terra è un pensiero sacrilego.
La Terra è la sacra dimora che ci dà vita e amore, essa è Divina e come tale deve restare di tutti e deve essere rispettata oltre ogni bisogno. L'unità iniziale è ormai irrimediabilmente perduta, e, paradossalmente, sarà proprio la stessa religione a decretare la separazione dell'anima dal corpo del vivente.
Tratto da "Enciclopedia olistica"  www.globalvillage-it.com


http://www.geocities.com/capecanaveral/hangar/6929/cervello.html
http://www.neuroingegneria.com/art/La Meccanica Quantistica e la Coscienza/178.php


 

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