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Invio questa pubblica
denuncia sull'uso di psicofarmaci nei reparti di Diagnosi e Terapia, nei Centri Igiene Mentale, nei Sert d'Italia.
E' una mia testimonianza che voglio condividere e diffondere per
denunciare.
Siamo testimoni. Molti di noi sono
testimoni di squarci di realtà sociale, di situazioni pubbliche.
Ne siamo solo testimoni spettatori a volte, delle altre ci
ritroviamo dentro accidentalmente o fatalmente.
E’ successo a me, fin dall’infanzia, di avvicinarmi e visitare
gli ospedali psichiatrici della mia terra, l’Isontino, patria
del dottor Basaglia.
Uno zio, un cugino, la cooperativa sociale ed un amico mi hanno
portata a vivere la realtà degli ex-manicomi.
La mia testimonianza guarda all’approccio e alla strategia
terapeutica di questi reparti; non ho visto catene e sporcizia, né
camicie di forza, ma ho visto
elettroshock ed oggi vedo la Terapia
dell’Alienazione.
Voglio raccontarvi i fatti perché solo così ci si può rendere
conto dell’abominio psichiatrico che devasta migliaia e migliaia
di fragili creature.
I medici responsabili del reparto “DIAGNOSI
e TERAPIA”
diagnosticano uno “stato confusionale da stress” e
imbottiscono il “confuso-stressato” di un mix di
tranquillanti. Beh, direte voi, gli hanno dato una rallentata così
si dà una calmata e gli riprende pian piano il sorriso e la gioia
di vivere con equilibrio.
Ora, tutta la mia analisi verterà su questa convinzione che il
mix di tranquillanti sia senz’altro la via giusta per
raggiungere la salute mentale del malcapitato.
Nel
frattempo la panoramica è questa:
-
Non
si esce dal reparto – nemmeno sul terrazzo -, se non accompagnati, in
gruppo, una volta ogni tanto (e solo alcuni)
-
Il
grigiore assoluto del posto (ad esclusione di due enormi poster nella
sala TV di mare e montagna)
-
La
stanza ricreativa dispone di una televisione, mazzi di carte, giornali,
e basta.
L’effetto
collaterale di alcuni psicofarmaci fa reagire l’attività motoria in
maniera incontrollata e nel corridoio c’è un via vai di drogati che non
riescono a smettere di camminare avanti e indietro, o di dondolare sulle
gambe.
Altro effetto è l’incessante stimolo a fumare sigarette, consentito solo
nella sala TV, dove aleggia una cappa nefasta poiché le finestre sono
categoricamente sbarrate; senza contare che il fumo invade il corridoio ed
entra ovunque.
Un cartello recita di avvisare il personale ospedaliero quando l’aria
diventa irrespirabile.
Ogni paziente è nel suo bozzolo psicotropo e oltre gli occhi, gli sguardi
sono senza coscienza di sé, appannati e alienati.
Questa visione così tragicamente involutiva e fonte di sofferenza mi ha
spinto a scrivere questa mia testimonianza.
Sono disgustata dall’uso del punturone a lento assorbimento, dai mix
chimici, dal metadone, dall’arroganza di questi macellai del
cervello che
andrebbero rimossi senza esitazione dai loro incarichi di responsabilità.
Lo sapete cos’è il T.S.O.? E’ il Trattamento Sanitario Obbligatorio, il
che significa che ovunque tu vada ci sarà un Centro Igiene Mentale che verrà
a farti il punturone killer ogni quindici giorni, senza che tu possa
obiettare, alla faccia della libertà di scelta terapeutica..!
E a proposito di T.S.O. sarebbe il caso di appurare se è vero che alcuni
manifestanti no-global a Genova siano stati sottoposti a tale trattamento.
E’ scandaloso cosa succede in questi reparti di “Diagnosi e Terapia”.
E’ qualcosa che va portato all’ordine del giorno di questa piazza
Italia, terzo millennio.
Parlai a lungo coi due medici di Gorizia, nulla sapevano del mio amico, di
chi era, di cosa si occupasse nella vita, dei suoi dolori, dei suoi stress,
né gli importava saperlo. Il mio amico stesso gli raccontava pacatamente di
sé e gli ricordava di essere entrato in ospedale per curarsi un piede e non
per essere sedato e rinchiuso.
Ma il grande equivoco non sconvolse i due luminari, i quali iniziarono a
minacciare diplomaticamente il T.S.O..
Tentai più volte di approfondire il metodo dell’uso di psicofarmaci, come
unico intervento terapeutico, il capo reparto balbettò tante di quelle
volte che mi aspettavo si ingurgitasse anche lui una di quelle merde per
calmarsi e riprendere il controllo..
L’unico scopo del nostro dialogo coi carcerieri in camice bianco era
quello di USCIRE da lì e ci stavamo rendendo tristemente conto che non
sarebbe stato così facile.
Andai a casa, telefonai a chi si occupa di contro-psichiatria e venni
informata che se il paziente in cura non è pericoloso, non è solo, ha dove
recarsi e continua la terapia a casa, dichiarando di accettarla, può
tranquillamente uscire e rilassarsi fra le sue cose e i suoi cari.
Preparai la lettera, andai all’ospedale, feci uscire il mio amico per
alcune ore, sotto mia responsabilità, gli feci scrivere di suo pugno il
documento, sottoscritto e con la richiesta che venga inserito nella cartella
clinica.
Ma questa dichiarazione scritta non bastò e i due si accanirono su di me,
ritenendomi fonte di turbamento per il paziente, al quale, quella stessa
mattina avevano somministrato il punturone letale. Minacciarono
di chiamare le Forze dell’Ordine per allontanarmi e diffidarmi dal
tornare. Si ritirarono a vagliare il caso e, dopo aver chiamato il figlio,
decisero che non avrebbero autorizzato le dimissioni.
Il mio amico era mortificato e depresso per aver subito quel trattamento
invasivo a lento assorbimento e aveva perso la lucidità di uscire da quel
posto.
Me ne andai con compostezza, pacatamente sconcertata dai due medici
collerici e confusi, dissi loro che io credo nella terapia dell’amore e
della comprensione e che metterei al bando quelle sostanze che somministrano
con tanta leggerezza.
I
danni da psicofarmaci sono indelebili, per tutta la vita queste persone ne
porteranno la memoria nei loro stessi processi mentali.
Assomiglia a una de-programmazione dell’individuo, a una scientifica
alienazione del sé, a un controllo di elementi socialmente instabili..
destabilizzanti..
Cittadini, uomini e donne, anche se siete sani di mente e nessun vostro
parente è entrato in depressione, aprite gli occhi sui reparti di
“Diagnosi e Terapia” dei vostri ospedali. Vi si nasconde tutta
l’inconsapevolezza di quella scienza che va contro l’umanità, che va
contro il suo stesso processo evolutivo di perfezionamento.
Attraverso la visione olistica dell’uomo, la cura di certe psicosi si
cerca nell’equilibrare la sfera del pensare con quelle del sentire e del
volere. Si passa attraverso l’arte, la creatività, gli ambienti armoniosi
ed armonici, la pace, il sorriso nel cuore, il dialogo, l’ascolto,
riavvicinando le persone a ritmi più naturali e a contatto con l’energia
di madre Terra.
Non sono terapeuta, ma so che molte sono le vie sane, efficaci ed umane per
riportare la chiarezza nelle menti confuse, l’autostima nelle menti
traumatizzate, la pace in chi cerca se stesso e non sa da che parte
cominciare.
I rimedi naturali, la comprensione, l’accoglienza fraterna, possono
davvero aiutare chi cede alla stanchezza di vivere o chi si ribella a tutto
fuorché al proprio ego.
Solo così gli echi degli elettroshock svaniranno e i reparti di “ascolto
e rimedio” diventeranno uno spazio dignitoso per chi si è perso e cerca
soltanto un po’ di umanità.
Ed ora, torniamo alla tesi iniziale, ovvero se la terapia somministrata
all’amico ha sortito la guarigione ed ha migliorato le sue condizioni di
confuso-stressato-psicotico <in andropausa, aggiungo>.
Premetto che il giorno dopo il figlio lo ha dimesso, sotto sua responsabilità,
e quindi si è subito intervenuti col buon senso a limitare il danno,
dotandoci immediatamente di tisane disintossicanti, bio-strath, scalando
gradatamente uno dei farmaci ormai assuefatti dall’organismo e andando
subito a vivere vicino ai boschi, a coltivare l’orto.
Nel periodo di purificazione però, lo sventurato ha sopportato gravi
sofferenze fisiche, vuoti di memoria, delirio, allucinazioni ed uno
svuotamento del sé, liberatorio per un verso ma violento e doloroso per il
corpo.
Le sofferenze fisiche sono state infine alleviate da una cura omeopatica a
base di Aurum e dopo due mesi mi sono ritrovata a leggere questa pubblica
denuncia con il mio amico-fratello protagonista.
Egli ha un ricordo molto evanescente e/o assente dal giorno dell’iniezione
coatta <qualcuno mi sa dire quali sostanze veicola nel cervello come un
aratro??, nel raccontarci le situazioni abbiamo riso a crepapelle l’altra
sera.. abbiamo pianto, abbiamo condiviso che questo è terrorismo e
dittatura, che è uno specchio di inciviltà degno di Babilonia: il regno
delle carceri invisibili.
By Paola Gandin
P.S..:
il figlio del mio amico, quando è andato a scarcerarlo, ha detto ai medici:
“mio padre vi sembrerà strano, ma lui è sempre così !” .. e non sto a
dirvi che persona meravigliosa egli sia.
vedi:
Falsita' della medicina
ufficiale
+
I nuovi Tiranni
+
Psicofarmaci
+
Pericolo
Farmaci
+
Sapevate
che i farmaci
+
Bugiardino
+
FARMACI e CONTROINDICAZIONI
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RICERCA DEVIATA ai MEDICINALI che
MANTENGONO la MALATTIA CRONICA.
INTERVISTA al PREMIO NOBEL per la MEDICINA: RICHARD J.
ROBERTS. - MEDITATE e CONDIVIDETE !
Il vincitore del Premio Nobel per la Medicina, Richard
J.Roberts, denuncia il modo in cui operano le grandi
industrie farmaceutiche
nel sistema capitalistico, anteponendo i benefici
economici alla salute e rallentando lo sviluppo
scientifico nella cura delle malattie perché guarire non
è fruttuoso come la cronicità.
vedi anche:
Conflitto
di Interesse
+
Conflitti di interesse
PDF - 1
+
Conflitti di
interesse PDF
- 2 +
Conflitti di Interesse, denuncia del Governo Ii - PDF
+
CDC - 1
+
CDC - 2
+
FDA
+
Corruzione
e Conflitti di Interesse, per farmaci e vaccini
+
Conflitti di
interesse dell'AIFA
vedi anche:
ISS
+
Ministero della salute
+
EMA
+ Consenso Informato
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