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PERCHÈ la
MARIJUANA fu
PROIBITA,
vedi
LA VERA STORIA della CANAPA +
http://www.luogocomune.net/site/modules/news/library/Cancer.gov-scrub.jpg
+
Droga
La marijuana (spagnolo), o
cannabis (latino) o
hemp (inglese) è una pianta che si potrebbe
definire miracolosa, ed ha una storia lunga
almeno quanto quella dell'umanità. Unica pianta
che si può coltivare a qualunque latitudine,
dall'Equatore alla Scandinavia, ha molteplici
proprietà curative, cresce veloce, costa
pochissimo da mantenere, offre un olio di
ottima qualità (molto digeribile), ed ha
fornito, dalle più antiche civiltà fino agli
inizi del secolo scorso, circa l'80 per cento di
ogni tipo di carta, di fibra tessile, e di
combustibile di cui l'umanità abbia mai fatto
uso.
E poi, cosa è successo ?
E' successo che in quel periodo è avvenuto il
clamoroso sorpasso dell'industria ai danni
dell'agricoltura, e di questo sorpasso la
cannabis è stata chiaramente la vittima numero
uno.
I
nascenti gruppi industriali americani
puntavano soprattutto allo sfruttamento del
petrolio per l'energia (Standard Oil -
Rockefeller), delle risorse boschive per la
carta (editore Hearst - La Hearst
Corporation è un
conglomerato mediatico
statunitense, fondato da
William Randolph Hearst il 4 marzo 1887. Ha
sede a
New York), e delle fibre
artificiali per l'abbigliamento (Dupont) -
tutti settori nei quali avevano investito grandi
quantità di denaro. Ma avevano di fronte,
ciascuno sul proprio terreno, questo avversario
potentissimo, e si unirono così per formare
un'alleanza sufficientemente forte per batterlo.
L'unica soluzione per poter tagliare di netto le
gambe ad un colosso di quelle dimensioni risultò
la messa al bando totale.
L'illegalità. Partì
quindi un'operazione mediatica di
demonizzazione, rapida, estesa ed efficace
("droga del diavolo", "erba maledetta" ecc. ).
La condanna morale viaggiava rapida e
incontrastata da costa a costa (non c'era la
controinformazione !), e di lì a far varare una
legge che mettesse la cannabis fuori legge fu un
gioco da ragazzi.
Fatto sta che a partire da quel momento Dupont
inondava il mercato con le sue
fibre sintetiche
(nylon, teflon, lycra, kevlar, sono tutti marchi
originali Dupont), il mercato dell'automobile si
indirizzava definitivamente all'uso del motore a
benzina (il primo motore costruito da
Diesel
funzionava con carburante vegetale), e Hearst
iniziava la devastazione sistematica delle
foreste del sud America, dal cui legno trasse in
poco tempo la carta sufficiente per mettere in
ginocchio quel poco che era rimasto della
concorrenza.
Al coro di benefattori si univa in seguito il
consorzio tabaccai, che generosamente si offriva
di porre rimedio all'improvviso "vuoto di
mercato" con un prodotto cento volte più dannoso
della cannabis stessa.
E le "multinazionali" di oggi, che influenzano
fortemente tutti i maggiori governi occidentali,
non sono che le discendenti dirette di quella
storica alleanza, nata negli anni '30, fra le
grandi famiglie industriali. (Nel caso qualcuno
si domandasse perchè mai la cannabis non viene
legalizzata nemmeno per uso medico, nonostante
gli innegabili riscontri positivi in quel
senso).
Come prodotto tessile, la cannabis è circa
quattro volte più morbida del cotone, quattro
volte più calda, ne ha tre volte la resistenza
allo strappo, dura infinitamente di più, ha
proprietà ignifughe, e non necessita di alcun
pesticida per la coltivazione. Come carburante,
a parità di rendimento, costa circa un quinto, e
come supporto per la stampa circa un decimo.
Abbiamo fatto l'affare del secolo......
Come vediamo l'ingerenza sempre delle
multinazionali
che assieme a governi compiacenti dominano il
mondo come la l'industria farmaceutica del
resto........:
Tratto da: luogocomune.net
vedi:
Spinelli Brucia cervello
+ Aids e Canapa
+
Proibizionismo
+
Falsita'
della medicina
ufficiale
+
Bugiardino
+
FARMACI e CONTROINDICAZIONI
vedi anche:
http://www.medicalcannabis.it/mainpage.php?do=schede%2Fterapiamain.htm&mid=549
Storia della canapa:
http://www.usidellacanapa.it/canapa/proibizionismo.html?mid=549
Molti
ricorderanno l'articolo:
Cancro e
bicarbonato:
è in arrivo l'orda dei camaleonti ?, nel
quale avevamo denunciato la clamorosa
retromarcia in extremis effettuata da
Big Pharma
sull'efficacia del bicarbonato nel combattere i
tumori.
In un articolo comparso su Repubblica il 28
agosto 2010, si leggeva quanto segue:
Il bicarbonato al posto dei chemioterapici. I
farmaci antiacidità, gli inibitori della pompa
protonica e persino il bicarbonato, potrebbero
sostituire la chemioterapia. Ma qualcuno doveva
essersi accorto della portata di quella
affermazione, e poche ore dopo il testo veniva
modificato in questo modo: Gli antiacidi al
posto dei chemioterapici ?
L'altra ricerca riguarda i farmaci antiacidità.
Gli inibitori della pompa protonica generalmente
adoperati per le ulcere gastriche potrebbero
sostituire la chemioterapia.
Il bicarbonato era scomparso di scena,
diventando un generico antiacido, e del suo
possibile uso come sostituto della chemioterapia
non restava più traccia. (Fortunatamente noi
avevamo salvato la pagina originale, e potemmo
mostrare le due versioni al confronto).
Ora in America è successa una cosa simile, ma
forse ancora più grave, visto che ad essere
coinvolto è lo stesso
National Cancer Institute, l'autorità
federale USA per antonomasia, nella lotta contro
il cancro.
Forse in un eccesso di leggerezza (o di onestà
?) il 17 marzo scorso compariva sul sito del NCI
la seguente affermazione:
I potenziali benefici della
Cannabis medica per le persone affette dal
cancro includono effetti entiemetici, stimolo
dell'appetito, alleviamento del dolore e
miglioramento nel sonno. Nella pratica
oncologica integrativa il medico curante può
raccomandare la Cannabis medicinale non solo per
il controllo dei sintomi ma anche per il suo
possibile effetto antitumorale diretto.
Ma questa era la prima volta che il fatto veniva
riconosciuto da un organo federale. Ed infatti
sui mille blog pro-marijuana è esplosa una vera
e propria festa, poichè un riconoscimento del
genere significa automaticamente la rimozione
della Cannabis dalla famigerata
Schedule 1 (*), la categoria che in USA
raggruppa i composti chimici ad alto rischio di
assuefazione, e senza alcuna utilità medica, ed
una sua nuova collocazione nella Schedule 3.
Ma la festa è durata poco. Qualcuno
infatti deve essersi accorto che passare la
marijuana avrebbe significato in pratica
liberalizzarla per uso medico, e dieci giorni
dopo la pagina del NCI è stata corretta in
questo modo:
Per quanto non esistano ricerche importanti
sulla sua pratica medica, sembra che i dottori
che hanno in cura pazienti malati di cancro e
che prescrivono la Cannabis medica, lo facciano
soprattutto per combatterne i sintomi.
In altre parole, la
capacità antitumorale diretta della marijuana è
completamente scomparsa dalla scena.
Ecco la pagina del NCI, come appariva il 17
marzo, e come appare a partire dal 28 di marzo:
Tratto da:
www.luogocomune.net/site/modules/news/library/Cancer.gov-scrub.jpg
Purtroppo per i signori di
Big Pharma, il loro intervento in
extremis si è rivelato un terribile boomerang,
poichè sono ormai dozzine i forum e i blog
americani che parlano apertamente di cover-up da
parte degli enti governativi.
L'anno prossimo, con le elezioni presidenziali
USA, il movimento per la liberalizzazione
tornerà alla carica, ed è probabile che ottenga
dei risultati importanti. Ma in ogni caso è
ormai evidente che la contraddizione della
marijuana non potrà più reggere a lungo.
Specialmente quando la marijuana "fu abolita
ufficialmente per la presenza del
TCH (il suo compostio psicotropico)", e da
due decenni ormai il THC è disponibile in
farmacia come
molecola sintetica.
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CANADA: PRONTI per la CONSEGNA i
PRIMI 250 KG di Cannabis terapeutica legale
Le
politiche canadesi sull'uso terapeutico della Cannabis si confermano
all'avanguardia nel panorama internazionale.
Il contratto per la
produzione di marijuana medica stipulato tra il Ministero della
Sanita' e la Praire Plant Systems prevedeva che il primo stock fosse
pronto entro la fine del 2001.
Cosi' e' stato, e il 21 dicembre il
Ministero ha annunciato che per i pazienti saranno presto disponibili
i primi 250 kg di marijuana. Il Ministero deve ancora definire alcuni
aspetti: il prezzo della marijuana; come confezionarla e cosa scrivere
sull'etichetta; come distribuirla, per tutelare la privacy dei
pazienti e perche' non finisca in "mani sbagliate".
Ma il contratto tra il Ministero e la Praire Plant System aveva
raccolto anche qualche critica, soprattutto in merito a quanto THC
avrebbe dovuto contenere la marijuana "governativa". Il
contratto prevedeva, infatti, un contenuto intorno al 5-6%, giudicato
troppo basso da molti pazienti e da alcuni gestori dei compassion
clubs; mentre la marijuana disponibile sul mercato nero canadese ha un
contenuto di THC tra il 15% e il 20%, cioe' e' molto piu' forte di
quella "governativa".
Secondo Munir Ahmad, che gestisce un compassion club ad Edmonton, i
pazienti si sentono certamente piu' sicuri quando acquistano marijuana
di provenienza legale, ma a patto che la marijuana sia altrettanto
"buona", cioe' efficace, di quella di strada e costi meno di
quest'ultima; altrimenti continuerebbero a rivolgersi al mercato nero.
In altre parole, la marijuana prodotta dalla Praire Plant System
dovrebbe essere qualitativamente alla pari con quella che si trova sul
mercato nero.
A queste critiche ha risposto il presidente della Societa' canadese,
il quale ha affermato che il suo prodotto presenta un contenuto di THC
intorno al 10-12% e che i pazienti apprezzeranno la marijuana della
Praire Plant System.
A scanso di equivoci, il Ministero ha comunque
cominciato a contattare i pazienti e la distribuzione dovrebbe
cominciare gia' nei prossimi mesi, appunto dopo aver definito alcuni
aspetti pratici, dei quali il prezzo, a questo punto, sembra essere un
nodo cruciale.
Ma in questi giorni i quotidiani canadesi hanno riportato altre due
notizie davvero curiose e, per certi versi, sorprendenti.
La prima
riguarda proprio la distribuzione della marijuana. A partire dalla
fine di dicembre 2001, infatti, la marijuana puo' arrivare
direttamente a casa dei pazienti, grazie alle Poste canadesi. Molti
compassion clubs hanno gia' cominciato ad usare questo sistema e
alcuni clubs hanno addirittura spedito, in occasione delle feste
natalizie, piccole confezioni regalo ai pazienti.
Come recitava il
Toronto Sun del 27 dicembre 2001, "e' stato un gran Natale per i
pazienti che si curano con la marijuana".
Non solo: c'e' anche un sito internet a cui i
malati si possono rivolgere per ordinare la loro
medicina:
http://www.medicalmarihuana.ca
La seconda notizia, apparsa ai primi di gennaio, riguarda l'uso di
marijuana in ospedale. Infatti, gli ospedali di Edmonton e Calgary
stanno mettendo a punto un progetto per consentire ai pazienti,
regolarmente autorizzati all'uso di marijuana per scopi medici, di
continuare a fumarla anche in ospedale, qualora fossero ricoverati.
Lo
scopo e' quello di mantenere una continuita' nella cura, senza doverla
interrompere in caso di degenza ospedaliera. Uno dei punti del
progetto prevede la creazione di spazi separati per i
"fumatori", non solo per tutelare la privacy di questi
ultimi, ma soprattutto per tutelare la salute degli altri ricoverati e
dei medici ospedalieri.
Tratto da Nadir Notizie - Medical
Cannabis Newsletter
http://medicalcannabis.it
Fonti:
http://www.mapinc.org/drugnews/v01/n2112/a10.html
http://www.drcnet.org/wol/217.html#healthcanada
Canapa
Terapeutica - video
Canapa: Il
ministro della salute Italiano apre alla terapia
antidolore
Fonte: 11
Messaggero, pag. 8, 16 ottobre 2006.
Entro questa settimana
dovrebbe arrivare sul tavolo del Consiglio dei
Ministri il disegno di legge firmato dal
Ministro Turco che prevede l'uso
terapeutico dei derivati della cannabis. Il
Delta-8-tetraidrocannabinolo ed il
Delta-9-tetraidrocannabinolo sono i principi
attivi che potrebbero essere usati per alleviare
il dolore e sedare gli effetti infiammatori di
molte malattie come la sclerosi multipla,
l'artrite reumatoide e l'inappetenza dei malati
di AIDS. Il disegno di legge prevede inoltre
l'abolizione del ricettario ad hoc per gli
oppioidi: per prescriverli si potrà utilizzare
il normale ricettario.
Anche su:
http://www.aboutpharma.it/notizia.asp?id=11730
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CANNABIS
(Marijuana, Maria, Erba, Ganja, Skunk, Fumo,
Cioccolato, Marocchino, Nero, Polline, etc...)
'We're
jammin' I wanna jammin with you, we're jammin'
and I hope you like jammin' too…' - By Bob
Marley 'Jammin'
Cos'è ?
Tutti i prodotti che vengono comunemente riuniti
sotto il nome di cannabis derivano dalla pianta
della canapa (cannabis sativa): la marijuana
(erba, ganja, etc...) consta delle infiorescenze
della pianta (femmina non impollinata), tutti i
vari tipi di hashish (marocchino, cioccolato,
nero, etc...) derivano dalla lavorazione della
resina prodotta dalla pianta, l'olio deriva
dalla distillazione della resina.
La cannabis sativa è una pianta dioica (cioè che
si differenzia sessualmente in maschio e femmina
durante la crescita), conosciuta ed apprezzata
dai contadini in tutto il mondo: necessità di
poche cure e ha pochi 'nemici' naturali, cresce
praticamente ad ogni latitudine a parte quelle
artiche, tende ad 'ammendare' (arricchire) il
terreno di coltura, ed è coltivata fin dalla
preistoria a causa degli svariati utilizzi
possibili con le sue fibre: tessuti, vestiti,
olio commestibile e/o combustibile, carta, fibre
plastiche e tante altre applicazioni.
Una delle prime automobili ad essere prodotte in
serie (la Ford T del 1923) era composta per più
del 60% di materiali derivati dalla cannabis
sativa. Le moderne applicazioni tecnologiche
consentirebbero, tramite un processo chimico
chiamato estrusione, di ricavare dalla cannabis
sativa praticamente ogni materiale (compresa
energia elettrica ottenuta tramite biomassa),
tranne vetri o metalli, con un bassissimo
impatto ambientale e a costi molto ridotti.
La cannabis è da tempo immemore presente in
moltissime culture: la prima menzione della
pianta e dei suoi effetti si trova in un libro
di medicina cinese risalente al 28° secolo a.C.;
in Africa, i clan semi-nomadi che vivono
nell'area del Lago Vittoria, ancora oggi
suggellano gli accordi commerciali con l'uso in
comune di cannabis fumata in lunghe pipe; la
religione Rastafari (diffusa in Jamaica), che
predica la fratellanza universale e profetizza
il ritorno delle genti nere alla Madre Africa,
fa del consumo rituale di ganja uno dei
'sacramenti' principali (i Rasta sostengono che
la cannabis è un dono venuto direttamente da Dio
-Jah-).
I prodotti della cannabis hanno anche ampiamente
dimostrato la possibilità di svariate ed
efficaci applicazioni a scopo terapeutico: nelle
sindromi dolorose croniche, nelle malattie
polmonari, nel supporto a pazienti oncologici in
chemioterapia, nel trattamento farmacologico
dell'anoressia, dell'epilessia, nella cura del
glaucoma, nelle paraplegie e nelle sclerosi
muscolari, solo per fare alcuni esempi.
Il maggiore responsabile degli effetti
psico-attivi nella cannabis, fra gli oltre 60
principi attivi contenutivi, è il Delta 9
tetraidrocannabinolo, comunemente conosciuto con
la sigla THC. La concentrazione del THC e degli
altri principi attivi varia da qualità a qualità
(con percentuali che possono andare dal 2 al
50%) ed è quindi difficile sapere a priori quali
caratteristiche avrà una certa varietà.
Come viene consumata comunemente ?
Fumata / Inalata
Una mistura di marijuana (o hashish) e tabacco
viene 'rollata' e fumata come una sigaretta, o
con l'utilizzo di pipette, chiloom, etc... I
principi attivi vengono assorbiti attraverso le
vie respiratorie e raggiungono il flusso
sanguigno, e successivamente il cervello entro
5-10 minuti dall'assunzione. L'effetto è
fortemente dose-dipendente (proporzionalmente al
contenuto di THC e altri psicoattivi) e permane
mediamente per 1-3 ore.
Fumare cannabis in questo modo contempla tutti i
rischi per la salute legati al fumare. Questi
rischi vengono ridotti con l'utilizzo di un bong
(una pipa ad acqua), che raffredda e depura
naturalmente i vapori prima che raggiungano i
polmoni.
Mangiata
La marijuana e l'hashish possono essere
utilizzate per cucinare una serie di piatti
(specialmente dolci).
E' necessario fare attenzione al quantitativo di
sostanza utilizzata nella cottura, poiché il
processo di riscaldamento produce una sintesi
del THC, con conseguente intensificazione delle
proprietà psico-attive.
L'assorbimento da parte dell'organismo avviene
gradualmente attraverso la digestione; gli
effetti, attenuati rispetto al normale,
cominciano 1-2 ore dopo l'ingestione e possono
durare anche fino a 10-12 ore.
Effetti
Gli effetti cominciano 10-15 minuti dopo
l'assunzione, si protraggono per 1-2 ore e
comprendono sensazioni di rilassatezza,
positività e tranquillità. Eventuali sentimenti
aggressivi tendono ad affievolirsi in favore di
un senso di calma diffusa.
L'effetto dei cannabinoidi aumenta la capacità
di apprezzare cose come una buona conversazione,
la musica e lo scambio di idee. Provocando una
rapida caduta degli zuccheri nel sangue
(glicemia), e aumentando la produzione di succhi
gastrici, il consumo di cannabis è associato con
un aumento dell'appetito.
E' ampiamente dimostrato che i prodotti della
cannabis sativa non provocano l'insorgere di
dipendenza e non si è mai registrato un solo
decesso correlato al consumo: il rapporto dose
attiva/overdose è di 1:20.000, vale a dire che
servirebbe l'equivalente di 20.000 'dosi' per
arrivare a una reazione di overdose.
La cannabis non si accompagna bene a nessuna
altra droga, in special modo è sconsigliato il
mix con bevande alcoliche (che può provocare
vertigini e forte nausea).
Effetti non desiderati
Come per altre droghe conta molto lo stato
d'animo (set) e la situazione (setting) in cui
ci si trova se e quando si è determinati a
consumare cannabis: un cattivo stato d'animo
(ansia, rabbia, etc...) può peggiorare gli
effetti della cannabis sulla psiche.
La cannabis tende a provocare improvvisi cali
della pressione sanguigna (dovuti ad un rapido
abbassamento della 'glicemia': il livello di
zuccheri nel sangue), seguiti da attacchi di
nausea, anche piuttosto forti; le persone che
soffrono di bassa pressione sono avvisate. Dato
che tende ad incidere sul ritmo cardiaco
(tachicardia), è sconsigliato il consumo a chi
ha problemi di cuore.
Il fatto che sia (giustamente) considerata un
droga leggera, non deve però ingannare: una dose
massiccia di cannabis può incidere in modo
rilevante sull'esame di realtà, sul
coordinamento occhio-mano e sulla percezione
individuale di tempo, spazio e distanza; perciò
guidare, o operare su macchinari, sotto effetto
può essere rischioso.
Le persone in condizioni psichiche particolari
(depressione, schizofrenia, paranoia, fobie,
attacchi di panico) non dovrebbero usare
prodotti della cannabis, perché corrono il
rischio di incorrere in episodi acuti.
Diversi consumatori riportano l'insorgere di
crisi di ansia, in alcuni casi anche molto
intense e spiacevoli.
Attenzione !!
La preparazione di sigarette con prodotti
derivati dalla cannabis avviene spesso
mescolandola con tabacco: è stato ampiamente
dimostrato che fumare tabacco aumenta (circa del
30%) la probabilità di insorgenza del cancro ai
polmoni e allo stomaco; oltretutto la Nicotina
fa insorgere una rapida dipendenza.
Tratto
da:
http://www.scienzaesperienza.it/news/allegati/libro-droghe/cap08.php
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Il consumo di Cannabis
(fumata) può provocare
gravi disturbi, tra i più
pericolosi quelli psichiatrici - Londra UK,,
Gran Bretagna, Feb. 2008
Un'associazione britannica no profit per la
salute mentale chiede che le avvertenze sui
danni degli spinelli siano riportati sui
pacchetti delle cartine.
Secondo l'associazione, le scritte bordate in
nero, efficaci per la diminuzione del tabagismo,
potrebbero essere un buon rimedio anche per la
Cannabis:
http://www.scienze.tv/node/2914
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La Marijuana uccide il cancro
(ovviemente non fumata)
http://www.arcoiris.tv/modules.php?name=Flash&d_op=getit&id=12890
Ripensare la marijuana. Due volte
- 21/6/2010
Se si vuole toccare con mano la solidità della
corazza protettiva che avvolge l’attuale mondo
dell’oncologia, basta pensare all’esempio di
Lester Grinspoon.
Negli anni ’70 il Dott.
Lester Grinspoon, psichiatra al Centro di
Malattie Mentali di Boston, provocò un vero e
proprio terremoto pubblicando il libro
intitolato “Marijuana
reconsidered” (“Ripensare la marijuana”),
che capovolgeva tutti i canoni fino ad allora
ritenuti validi dall’ambiente accademico sulla
pianta della cannabis.
Dopo aver fatto un approfondita ricerca sul
materiale scientifico disponibile, Grispoon si
era accorto che non solo non esisteva la minima
prova a favore della presunta “dannosità” della
marijuana, ma si rese anche conto che molte
delle sue qualità terapeutiche venivano tenute
intenzionalmente nascoste al pubblico – e ai
medici stessi - per i motivi che soltanto in
seguito sarebbero diventati più chiari per
tutti.
La sua ricercà lo portò a pubblicare un secondo
libro, intitolato “Marijuana, the forbidden
plant” (“Marijuana, la pianta proibita”), nel
quale Grinspoon elencava minuziosamente tutti
gli utilizzi terapeutici della cannabis,
introducendo anche la “maggiore apertura
mentale”, di cui gode chi ne fa uso in ambito
artistico, fra le caratteristiche positive della
pianta.
Da allora Grinspoon ha combattuto una
onorevolissima battaglia a favore dell’utilizzo
della marijuana per uso medico, ...
... facendosi spesso portavoce in prima persona
del nascente movimento per la sua
liberalizzazione a livello federale (stiamo
parlando degli Stati Uniti, dove la proibizione
sulla mariuana è nata, e da dove vengono
impartite le direttive sulle sue limitazioni a
cui debbono adeguarsi, bene o male, tutti gli
altri paesi del mondo).
La vicenda di Grinspoon è particolarmente
significativa perchè lo psichiatra americano è
riuscito a fare tutto quello che ha fatto, a
favore della marijuana, restando sempre
all’interno del sistema accademico, senza mai
scontrarsi frontalmente con le autorità mediche
nè crearsi inimicizie tali da venire emarginato
dalla elite che controlla la potentissima A.M.A.
(American
Medical Association).
In altre parole, Grinspoon ha saputo costruirsi
un tale credibilità, con il suo lavoro
scientifico, da potersi permettere di “giocare”
con la marijuana alla luce del sole, venendo
sempre tollerato benevolmente dall’ambiente
accademico.
Ma evidentemente esiste un confine che nemmeno
Lester Grinspoon può superare: è quello che
porta a mettere in dubbio la validità
dell’attuale sistema oncologico mondiale, che
continua a ruotare esclusivamente – da più di 50
anni ormai - sulla famosa “triade intoccabile”
di chirurgia, radioterapia e chemioterapia.
Ovvero tre metodologie
altamente remunerative sul piano economico,
per il sistema ospedaliero mondiale, ma
decisamente fallimentari su quello terapeutico.
Veniamo così al motivo specifico per questo
articolo.
Come molti lettori già sanno, stiamo completando
un documentario sulla marijuana che mette in
evidenza non soltanto le sue arcinote qualità
terapeutiche, ma anche le sue ormai innegabili
qualità anticancro. (Dico “stiamo” perchè si
tratta di un progetto multiplo, nel quale ho
collaborato con un altro regista e ricercatore
di Los Angeles, dando vita a due versioni
diverse dello stesso film: il suo, per gli USA,
sarà dedicato esclusivamente agli aspetti
medico-scientifici della cannabis utilizzata
contro il
cancro, mentre il mio, destinato
primariamente all’Italia, comprenderà anche
tutti gli aspetti storici, politici ed economici
relativi alla storia della marijuana, che in
Italia sono meno conosciuti).
La prima versione del film (quella breve) è
finalmente pronta, e dai primi riscontri avuti
dall’ambiente medico sembra che sia
assolutamente solida ed interessante. (Ne
abbiamo parlato altrove - vedi link in coda - ma
la stupefacente connessione fra cannabinoidi ed
endocannabinoidi, scoperta di recente, ha aperto
letteralmente una nuova dimensione sull’uso
anticancro della marijuana). Naturalmente,
abbiamo pensato di mandarne anche una copia in
anteprima a Grinspoon, sperando che volesse
scrivere un commento positivo, che aiutasse in
qualche modo a promuovere il film.
La sua risposta è arrivata immediata e puntuale.
Per motivi di privacy non posso riportarla
integralmente, ma ne riassumo il senso generale.
In pratica, Grinspoon ha vistosamente
ignorato tutta la
documentazione presentata nel film, comprese
le testimonianze di molti suoi colleghi,
sostenendo in modo gelido e distaccato che non
esistono prove scientifiche che la marijuana
curi il cancro, e suggerendo anzi di mettere un
avviso in tal senso all’inizio del film stesso,
per non illudere inutilmente i malati.
Fine.
Tale è stata la nostra sorpresa, che per un
istante il mio amico ed io ci siamo chiesti se
per caso non avessimo scritto alla persona
sbagliata. Ma non si trattava di un caso di
omonimia, era semplicemente un caso di
“marijuana reconsidered”.
Due volte, che è sempre meglio di una.
By Massimo Mazzucco
NOTA: Aggiungo, per correttezza, che il film non
dimostra nulla di conclusivo rispetto al potere
anti-cancro della cannabis, e che nessuno si
aspettava che Grinspoon – come chiunque altro -
si strappasse i capelli dopo averlo visto.
Ma il film documenta i risultati raggiunti nella
ricerca sull’uso anti-cancro della cannabis –
che Grinspoon dovrebbe ben conoscere - e li
corrobora con un numero sufficiente di
testimonianze, da parte di altri medici, da
costituire se non altro un valido punto di
partenza per una aperta discussione sull’utilità
dei cannabinoidi nella lotta contro i tumori.
Lotta che, evidentemente, non tutti hanno voglia
vincere. (M.M.)
VEDI ANCHE:
"La marijuana uccide il cancro", con alcuni
estratti del film.
Tratto da luogocomune.net
La
cannabis distrugge le cellule cancerogene:
Cannabis destroys cancer cells
Marijuana medica appoggiata dalla Società
Leucemia e Linfoma:
Medical marijuana endorsed by leukemia and
lymphoma society
La marijuana potrebbe fermare la propagazione
del tumore al seno:
Marijuana may stop breast cancer from spreading
La marijuana combatte il cancro al colon:
Marijuana takes on colon cancer
Composti chimici della cannabis fermano la
crescita del tumore alla prostata:
Cannabis chemicals stop prostate cancer growth
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Cannabis, possibile ruolo in due casi di
regressione di tumore cerebrale - 23 Mar.
2011
La regressione spontanea di tumori è un evento
raro, ma ben noto (e quindi non vi è nulla di
miracoloso).
Un esempio è quello di un particolare tumore
cerebrale, l’astrocitoma. La sua variante
pilocitica si sviluppa nei bambini, in forma di
massa che cresce lentamente e non infiltra le
zone circostanti, ma dà problemi occupando
spazio e schiacciando i tessuti vicini. Il
trattamento è chirurgico, e la prognosi in
genere è favorevole.
Medici canadesi,
in un articolo pubblicato sulla rivista
scientifica
Child's Nervous System, riportano due casi
di regressione spontanea di tale tumore
sviluppatosi in quella parte del cervello detta
“setto pellucido”, una lamina sottile che sta
tra i due emisferi. Regressioni in tale zona,
sede rara di tumore, non era mai stata
descritta.
Il primo caso era una bambina di undici anni con
una storia di mal di testa intermittente
iniziato da quattro mesi, che si era poi
aggravato, con nausea, vomito e confusione. Dopo
l’intervento una risonanza magnetica dimostrava
che era rimasto del tessuto tumorale, la cui
dimensione non variava nelle risonanze
effettuate dopo nove e trentatrè mesi.
Dopo altri tre anni, tuttavia, vi era chiara
evidenza radiologica di regressione, e la
lesione era quasi scomparsa sei anni dopo,
quando la ragazzina aveva diciassette anni. La
paziente non aveva ricevuto alcun tipo di
trattamento medico.
L’unico cambiamento era stato l’assunzione di
Cannabis per via inalatoria, circa tre volte la
settimana. Tale assunzione era cominciata tre
anni prima e coincideva con la regressione del
tumore.
Il secondo caso era una bimba di tredici anni,
anch’essa con storia di mal di testa, nausea e
vomito. Una volta operata, si riprese
normalmente e continuò gli studi fino
all’Università. Anche in questo caso gli esami
dimostrarono che l’intervento non aveva
asportato tutto il tumore, che si evidenziò
leggermente cresciuto nelle risonanze fatte a
tre e a diciotto mesi dopo l’operazione. Un
esame fatto a tre anni dopo l’intervento, quando
la ragazza aveva sedici anni, dimostrò una
riduzione della lesione, e la più recente
risonanza, fatta a diciannove anni, ha
dimostrato una quasi scomparsa del tumore.
Anche in tale caso non era stata effettuata
alcuna terapia medica. La paziente
spontaneamente ha riferito ai medici che ha
fumato Cannabis e tale assunzione coincideva con
la regressione radiologica del tumore.
Gli Autori riportano che già da trent’anni sono
note le possibili proprietà antitumorali dei
cannabinoidi, e questo in vari di tipi di
cancro. In particolare i tumori cerebrali
sembrano essere sensibili all’attività dei
derivati della Cannabis, almeno in sistemi
sperimentali, cioè in vitro e su modelli
animali. Uno studio pilota su nove pazienti con
una grave forma di tumore cerebrale ha
dimostrato un buon profilo di sicurezza della
terapia a base di THC (il maggior principio
attivo della cannabis) iniettato nella lesione,
con effetto antiproliferativo sulle cellule
tumorali. Gli Autori inoltre ricordano che non
sono mai stati riportati decessi da uso di
Cannabis, e alla luce della sua bassa tossicità
sarebbero appropriate maggiori ricerche su tale
pianta.
“Queste ricerche sono difficili da attuare,
perché la cannabis è considerata illegale da
varie giurisdizioni.
L’uso dei cannabinoidi, sia naturali che
sintetici, può bypassare alcuni dei problemi
etico-sociali e può permettere una migliore
quantificazione della dose.
Tuttavia l’ingestione di componenti sintetizzati
di un’erba o di un cibo spesso non dà gli stessi
benefici della vera erba o prodotto alimentare,
proseguono gli Autori. Ci può essere sinergia
d’azione dei vari componenti…per la qual cosa è
preferibile studiare l’impatto della pianta di
Cannabis, in quanto gli effetti benefici possono
non essere causati da un singolo composto ,
molecola o cannabinoide” .
By Francesco Crestani - medico chirurgo
Pres.
Associazione Cannabis Terapeutica - Tratto
da: droghe.aduc.it
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Una pubblicazione sulla rivista scientifica
Biological Psychiatry “Brain Type 1 Cannabinoid
Receptor Availability in Patients with Anorexia
and Bulimia Nervosa” dell'aprile 2011
ripropone il ruolo del sistema endocannabinoide.
Questo importante sistema di modulazione
fisiologica parrebbe potere divenire il nuovo
target del trattamento farmacologico dei
Disturbi del Comportamento Alimentare, in quanto
la carenza di endocannabinoidi sembrerebbe
contribuire all'insorgere di Disturbi del
Comportamento Alimentare - 03-11-2011
Il sistema
endocannabinoide è un complesso sistema endogeno
di comunicazione tra cellule, è composto da
recettori cannabinoidi, dagli endocannabinoidi
(i loro ligandi endogeni) e le proteine
coinvolte nel metabolismo e nel loro trasporto.
Questo sistema, identificato nel corso di studi
sugli effetti del THC
(delta-9-tetraidrocannabinolo), quale principale
componente attivo della Cannabis, riveste ruolo
di grande importanza per il normale
funzionamento dell’organismo, essendo coinvolto
nella fisiologica risposta dell’asse
ipotalamo-ipofisi-surrene in condizioni di
stress e in particolari disturbi
neuro-psichiatrici, quali ansia malgestita,
depressione, fobie, disturbi da stress
post-traumatico, ecc.
Si è inoltre
ipotizzato, in base all’osservazione clinica,
che il sistema degli endocannabinoidi svolga un
importante ruolo nella protezione contro la
neurotossicità e probabilmente, contro certe
forme di epilessia, per tale ragione i farmaci
che agiscono come antagonisti dei recettori CB1
dovrebbero essere attentamente monitorati, ad
esempio, nei pazienti con ansia, epilessia o
disturbi neurodegenerativi.
Si riconoscono due
tipi di recettori, CB1 e CB2, identificate in
molte regioni del cervello umano: corteccia,
ippocampo, gangli basali, cervelletto, striato,
amigdala e nucleo accumbens.
I recettori CB1 sono presenti nell’encefalo e la
loro distribuzione è particolarmente marcata
nelle regioni responsabili della coordinazione
motoria e del movimento, dell’attenzione e delle
funzioni cognitive complesse come il giudizio,
l’apprendimento, la memoria e le emozioni. Si
trovano CB1, anche se in quantità inferiore, in
alcuni organi e tessuti periferici, quali
ghiandole endocrine, ghiandole salivari, milza,
cuore, nonché apparato riproduttivo, urinario e
gastrointestinale.
Il loro ruolo è essenzialmente quello di
proteggere il SNC dalla sovrastimolazione o
dalla sovrainibizione prodotta da altri
neurotrasmettitori attraverso un’azione di
interferenza con il loro rilascio.
I recettori CB2
sono, invece, principalmente presenti a livello
periferico, in particolare sulla superficie
delle cellule immunitarie ove modulano il
rilascio di citochine (molecole proteiche
responsabili della regolazione della funzione
immune e delle risposte infiammatorie) e
partecipano ai meccanismi di regolazione della
migrazioni delle cellule immunocompetenti,
quindi la loro è più un’attività
immunomodulatoria.
Rifacendomi ad uno
schema pubblicato su Xapedia.it (Xagena2008 –
Fonte: FDA, 2007) proverò a chiarire il ruolo e
le applicazioni farmacologiche degli
endocannabinoidi al fine di definire l’interesse
clinico che queste sostanze rivestono:
- Controllo del Dolore: studi su animali hanno
indicato che il cannabinoide endogeno anandamide
ed i ligandi del recettore dei cannabinoidi sono
molto efficaci nei confronti del dolore, sia di
origine neuropatica che infiammatoria. In
effetti i recettori CB1 sono localizzati sulle
vie del dolore nel cervello e nel midollo
spinale e sui terminali periferici e centrali
dei neuroni primari afferenti che mediano sia il
dolore neuropatico che quello non-neuropatico.
- Sclerosi multipla: in pazienti affetti da
sclerosi multipla la clinica ha osservato che i
cannabinoidi possono ridurre gli spasmi, la
spasticità, i tremori. Le ricerche in corso
indicano che l’attivazione dei recettori CB1 e
CB2 mediante somministrazione esogena di
agonisti, o favorendo il rilascio endogeno, può
opporsi alla progressione della sclerosi
multipla, rallentando il processo
neurodegenerativo, riducendo l’infiammazione e
promuovendo la rimielinizzazione.
- Tumori: da ricerche ancora in corso emerge il
dato, sicuramente da approfondire, ma
altrettanto sicuramente da tenere in
considerazione, relativo alla capacità dei
cannabinoidi di interferire con la crescita
tumorale. Il meccanismo d’azione sembrerebbe da
riportare all’azione antiproliferativa,
all’inibizione dell’angiogenesi e della
migrazione delle cellule tumorali.
- Disordini intestinali: esiste evidenza che
certi disordini, caratterizzati da infiammazione
del tratto gastrointestinale o da diarrea,
possono essere associati ad un aumento dei
livelli intestinali di endocannabinoidi e/o
dell’espressione dei recettori CB1 mediante
neuroni mesenterici. L’iperattività del sistema
degli endocannabinoidi migliora almeno alcuni
dei sintomi di queste malattie.
- Disordini mentali: si ipotizza che l’anandamide
abbia un ruolo protettivo nella schizofrenia
- Eccitotossicità: quando il recettore dei
cannabinoidi è deleto o bloccato
farmacologicamente sembrerebbe che si potesse
incorrere in crisi epilettiche più gravi
- Disordini cardiovascolari: recettori CB1 sono
stati trovati nel tessuto miocardico, dove
mediano un effetto inotropo negativo
(bradicardia) e a livello vascolare, dove
determinano vasodilatazione. Questi effetti sono
alla base dell’azione ipotensiva arteriosa dell’anandamide
- Disordini oculari: gli endocannabinoidi ed i
recettori dei cannabinoidi svolgono un
importante ruolo nella regolazione della
pressione intraoculare. Gli endocannabinoidi
così come i recettori CB1 sono presenti nella
retina. I cannabinoidi esercitano effetti
neuroprotettivi contro la neurotossicità a
livello retinico.
Gli endocannabinoidi
sono sostanze prodotte dal cervello ed
influiscono sulle funzioni cerebrali, come
abbiamo visto, tra queste, nello studio in
questione si fa riferimento all’effetto
sull’appetito in una maniera che ricorda gli
effetti dei derivati della cannabis, tra cui la
marijuana e l’hashish. Queste ultime sono
sostanze note ed abusate, oltre che
autosomministrate con un mezzo quale è il fumo,
davvero poco adeguato alle esigenze
dell’organismo, senza controllo alcuno né per
ciò che riguarda i dosaggi, né per ciò che
riguarda la composizione chimica, ma questa è
un’altra storia e si lega alle dinamiche sociali
che si prendono cura più degli interessi delle
organizzazioni criminali, che della salute della
gente.
Proseguendo il nostro excursus nello studio
effettuato nel 2010-11, si evidenzia un calo
dell’appetito legato a deficit del funzionamento
di questo sistema modulatore.
I ricercatori hanno valutato indirettamente lo
stato del sistema in esame attraverso la
rilevazione di aumento o diminuzione della
densità dei recettori degli endocannabinoidi in
differenti regioni cerebrali attraverso la
tomografia ad emissione di positroni (PET –
Positron Emission Tomography).
I risultati sono stati confrontati sulla base di
3 distinti gruppi di osservazione: anoressie,
bulimie e controlli sani. Tra questi gruppi si è
rilevato un notevole aumento di recettori CB1
nelle anoressie ed il risultato è coerente con
una sorta di processo di compensazione impegnato
nel defici del livello di endocannabinoidi o a
ridotta funzionalità dei recettori CB1.
Le disponibilità dei
recettori sono aumentate nei pazienti affetti da
anoressia e da bulimia specie in una zona
definita insula, una regione cerebrale che
integra le percezioni del corpo, le informazioni
gustative, la ricompensa e l’emozione. In questa
tipologia di pazienti queste funzioni sono
innegabilmente compromesse e il ruolo degli
endocannabinoidi nel controllo dell’appetito,
soprattutto se, come peraltro risulta essere, lo
si considera legato alle altre percezioni
disequilibrate cui facevo cenno, è intuitivo
comprenderne l’importanza.
Lo studio riportato è ancora in corso, quindi
non è ancora arrivato il giorno nel quale si
potrà contare sull’utilizzo di un farmaco per
curare queste sindromi, al momento trattate
clinicamente osservando più protocolli
“sperimentali”, o forse meglio dire
“incasellati” in uno schema più legato alle
tossicodipendenze che non ai disturbi del
comportamento alimentare, quindi protocolli non
consolidati, sia dal punto di vista
farmacologico che psicoterapico, oltre che
nutrizionale.
In ogni modo il
fatto che il sistema endocannabiode possa
divenire un bersaglio per lo sviluppo di nuovi
farmaci per la cura di queste sindromi mi sembra
un notevole passo in avanti, nella speranza che,
accanto alla chimica in senso stretto, rimanga
la sperimentazione relazionale così importante
in questi casi.
By Luisa Barbieri – Tratto da: domani.arcosis.tv
Note di
approfondimento:
- Endocannabinoidi – Da Wikipedia,
l’enciclopedia libera –
http://it.wikipedia.org/wiki/Endocannabinoidi
- Il sistema degli endocannabinoidi –
http://farmacologiaoculare.wordpress.com/2009/02/07/il-sistema-degli-endocannabinoidi/
–
http://www.xapedia.it/neurologia/show.php?a=13573&l=a&w=Anandamide
- Cannabinoidi e Sistema Endocannabinoide –
Franjo Grotenhermen
http://www.cannabis-med.org/italian/journal/it_2006_01_2.pdf
- Exploring the Endocannabinoid System
Cannabinoids and their Therapeutic Potentials
http://montanabiotech.wordpress.com/exploring-the-endocannabinoid-system-cannabinoids-and-their-therapeutic-potentials/
- Deficits in brain cannabinoids may contribute
to eating disorders
http://www.psypost.org/2011/10/deficits-in-brain-cannabinoids-may-contribute-to-eating-disorders-7793
- Brain Type 1 Cannabinoid Receptor
Availability in Patients with Anorexia and
Bulimia Nervosa –
http://www.biologicalpsychiatryjournal.com/article/S0006-3223%2811%2900507-5/abstract
- Elsevier –
http://www.elsevier.com/wps/find/homepage.cws_home
-
http://domani.arcoiris.tv/cannabis-proibitissima-ma-solleva-dal-dolore-ferma-i-tremori-della-sclerosi-multipla-e-consola-la-schizofrenia/
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