|
Reale Rischio Congenito
Semeiotico-Biofisico,
oncologico ed aspecifico - vedi:
Diagnostica Naturale
Ruolo dei Dispositivi di Blocco Endoarteriolari
neoformati-patologici, tipo I, a) oncologici, e b)
aspecifici, nel Reale Rischio Semeiotico-Biofisico
Abstract
In the paper, the new clinical,
biophysical-semeiotic concept of “real risk” of all
common and severe human diseases, including
malignancy, is fully described.
Such as pathological condition is based on inherited
alterations of both parenchymal cells and related
microcirculatory bed cells, according to
Angiobiopathy theory, characterized by type I and
type II normal Endoarterial Blocking Devices
modifications, both structural and functional, and
newborn-pathological type I, subtype a) oncological,
and b) apsecific EBD. As a consequence,
Microcirculatory Functional Reserve impairment
brings about tissue acidosis. From the clinical
viewpoint, Biophysical-Semeiotic Real Risk is
characterized by newborn type I, subtype a) (cancer)
and/or b) (all other disorders) Endoarterial
Blocking Devices, descovered by the author.
Introduzione
In questo articolo sono illustrate le basi
microangiologiche cliniche del “reale rischio”
congenito, rappresentate dal rimodellamento
microvascolare, consistente principalmente nella
neoformazione patologica di Dispositivi
Endoarteriolari di Blocco (DEB), assenti nel sano,
tipo I, sottotipo a) oncologico-proliferativo
(tumori maligni) e b) pro-infiammatorio-degenerativo
(tutte le altre comuni patologie, come diabete,
ipertensione, dislipidemie, osteoporosi, etc.),
presenti in sistemi biologici dove potrà insorgere
la malattia. V. Avanti le conoscenze indispensabili
per la loro precisa individuazione.
I DEB normali, fisiologici, svolgono notoriamente un
ruolo di primaria importanza nella regolazione della
locale flow-motion, come dimostra il fatto che la
loro compromissione, magari funzionale,
“geneticamente” orientata ed a trasmissione materna,
associata alla presenza dei sottotipi neoformati
ricordati sopra, provoca la compromissione della
Riserva Funzionale Microcircolatoria, condizionando
il reale rischio di patologie insorgenti dopo anni o
decenni, come consente di affermare una lunga
esperinza clinica con l’originale semeiotica fisica.
A questo punto, il lettore deve sapere che la
presenza di DEB tipo I neoformati-patologici, a) e
b), descritti di seguito, indicano il “reale rischio
congenito” delle comuni e gravi malattie umane, tra
cui tumore e diabete, dove sono presenti i DEB tipo
I, sottotipo a) e rispettivamente il sottotipo b):
la stimolazione massimale dei relativi
trigger-points non provoca alcuna riduzione del
caratteristico riflesso ureterale medio provocato
nel sottotipo a), che invece è completa nei DEB tipo
I, normali e parziale, con riduzione di un terzo
dell’iniziale intensità, in caso di DEB tipo I
neoformati-patologici, sottotipo b), tipici di tutte
le patologie umane eclusi i tumori maligni.
Il differente comportamento del riflesso ureterale
medio svolge un rulo centrale nella identificazione
dei DEB di tipo I.
Questi eventi microcircolatori hanno permesso di
stabilire, per la prima volta “clinicamente”, il
legame esistente tra fattore genetico e fenotipo.
Per esempio: a partire dalla nascita, nei soggetti
predisposti alla gastrite e alla malattia ulcerosa
con familiarità positiva per la patologia “peptica”,
il medico osserva nel microcircolo gastrico DEB
neoformati-patologici, tipo I, sottotipo b),
quantizzandoli mediante l’intensità del riflesso
ureterale medio.
Al contrario, nell’individuo con reale rischio
oncologico nello stomaco, si riconosce dalla nascita
il sottotipo a), tipico della neoplasia, solida e
liquida.
A questo proposito, appare di grande interesse
diagnostico il fatto che nelle unità
microvascolotessutali dello stomaco fisiologicamente
mancano i DEB tipo I e sono presenti solo DEB tipo
II, come in tutti i sistemi biologici a
costantemente elevata flow-motion.
Lo studio clinico dei dispositivi endoarteriosi di
blocco neoformati-patologi ha reso possibile
l’osservazione e la “quantificazione” degli errori
genetici nei vari sistemi biologici, a partire dalla
nascita, secondo l’Angiobiopatia, permettendo di
individuare i soggetti a “reale rischio” delle più
frequenti e pericolose patologie umane e di
descrivere le differenti costituzioni
semeiotico-biofisiche.
vedi:
www.semeioticabiofisica.it
Ruolo dei DEB nel Reale Rischio
Semeiotico-Biofisico
Per questi motivi, alla descrizione dell’anatomia e
della funzione di queste strutture microcircolatorie
contrattili, al momento sconosciute da parte della
maggioranza dei clinici, si deve attribuire un
valore essenziale per la comprensione
dell’importanza dello studio della Microangiologia
Clinica da parte dei medici di domani, in
particolare dei medici di medicina generale.
I dispositivi endoarteriosi di blocco (DEB),
strutture ubiquitarie di differente morfologia
derivate dalla media arteriolare, si trovano in un
solo punto della parete vascolare con due o più
strati di cellule muscolari lisce e sono aggettanti
nel lume in forme diverse: cuscinetti a larga base
d’impianto, formazioni allungate o polipoidi,
generalmente peduncolate (Curri 1, 2) formazioni
sfinteriche, architetture intimali contrattili (Fig.
1).
Fig. 1
Dispositivo endoarterioso di blocco, peduncolato ed
aggettante nel lume arteriolare, di tipo proboscide,
indicato dalla freccia, osservato nella cute della
gamba.
(Riprodotto per gentile concessione del Prof.
S.B.Curri).
I DEB tipo I, sia fisiologici, normali, sia
patologici, neoformati, sottotipo a) e b), sono
situati nelle “piccole arterie” con media formata da
due o più strati di cellule muscolari lisce, cioè a
monte delle “arteriole”, secondo hammersen (Fig. 2).
Essi si possono trovare in qualsiasi tessuto a
differenza di quelli normali, assenti nel polmone,
stomaco, ghiandole a secrezione interna, etc.
Fig. 2 - spiegazione nel testo
La
contrazione e la decontrazione di questi dispositivi
di blocco, che avvengono in sintonia con quelle
arteriolari, ma sono più intense per la maggiore
ricchezza di cellule muscolari nei confronti della
media arteriolare, permettono una sicura regolazione
del flusso microcircolatorio distrettuale diretto
alle arteriole ed ai capillari, come consente di
affermare la Semeiotica Biofisica.
Le cellule muscolari dei DEB, immerse in un
“ambiente” di glucosaminoglicani e fibrille
collagene disposte in senso spiraliformi all’esterno
e circolare all’interno verso il lume, sono
contenute dentro lo sdoppiamento della lamina
elastica interna, ricoperta da endotelio.
A differenza di altre strutture anastomotiche, come
le AVA tipo II, gruppo A e B, i DEB, che dal punto
di vista funzionale devono essere considerati come
AVA, sono ampiamente rappresentati e diffusi in
quasi tutti i sistemi biologici (mi riferisco ai DEB
tipo II, come scritto sopra), come da noi altrove
dimostrato clinicamente (1-10).
Ne consegue che in moltissimi tessuti, per esempio
il tessuto adiposo della mammella e ghiandole a
secrezione interna, la regolazione del flusso
sanguigno diretto alle reti capillari è affidata
esclusivamente ai DEB tipo II nella totale mancanza
di DEB tipo I, questi ultimi definiti da Bucciante
“architetture intimali contrattili”; essi
corrispondono ai “cuscinetti endoarteriosi” o al
tipo I dei dispositivi di blocco di Curri (1, 2) e,
infine, alle “Polsterarterien” di Bucher (3).
I DEB possono essere isolati o contrapposti, in modo
più o meno esatto, nella partete arteriolare.
Talvolta, sono presenti in numero maggiore nella
stessa arteriola, in forma di “cuscinetti”, che
sporgono nel lume riducendone il calibro. Anche se
la forma dei DEB è differente, la struttura è
costante con un funzionamento di chiusura del lume
arterioso quando i DEB sono rilasciati o decontratti,
e di apertura fisiologica allorchè le cellule
muscolari lisce si contraggono, il che avviene
ciclicamente.
Per motivi di chiarezza diciamo subito che
l’apertura delle AVA tipo I e II, gruppo A e B,
provoca derivazione del sangue, che non fluisce
attraverso i capillari nutrizionali.
Al contrario, l’apertura dei DEB favorisce la
flow-motion. Poichè noi trattiamo insieme l’attività
di queste strutture derivative, in quanto le
consideriamo tutte come AVA “funzionalmente” intese,
il termine apertura deve essere inteso come causa di
deviazione del sangue verso i shunts locali. In
realtà, in questo caso, i DEB sono chiusi. Ne
consegue che il termine apertura, quando applicato
alle AVA in generale, indica la chiusura dei DEB, a
cui fa seguito il fenomeno della centralizzazione
del flusso microcircolatorio locale (5-14).
Dal punto di vista microangiologico-clinico la vera
chiusura dei DEB è rivelata dalla presenza del
riflesso ureterale medio (NN = 20 sec. di durata a
riposo) durante stimolazione “lieve-moderata” (DEB
tipo II), di “media” intensità, DEB tipo I b), o
intensa, DEB tipo I a), di determinati
trigger-points: immediatamente valutata,
l’ossigenazione istangica appare ai limiti superiori
della norma, nel fine gioco delle oscillazioni
fisiologiche del pH tessutale causato dalla
disomogeneità temporale. La valutazione
dell’ossigenazione tessutale è resa possibile
semplicemente, per esempio, dalla quantificazione
del tempo di latenza (tl) del riflesso gastrico
aspecifico e/o ciecale.
Quando i miociti del cuscinetto sono rilassati, cioè
a dire completamente decontratti, il loro volume
aumenta in modo consistente, maggiore per il tipo
neoformato, occupando una porzione più o meno
rilevante del lume, con conseguente ostacolo
meccanico al flusso ematico microcircolatorio
distale. Il meccanismo di chiusura del lume
arteriolare potrebbe essere differente nel caso che
la architettura intimale fosse disposta
circolarmente nelle parete arteriolare, provvista di
fibre disposte circolarmente all’esterno e
longitudinalmente all’interno.
Importante è il fatto che i DEB (in realtà solo
quelli di tipo II) sono ubiquitari e che, come tutti
i microvasi, vanno incontro a processi di
involuzione senile fisiologica e subiscono delle
modificazioni patologiche nelle varie istangiopatie:
dissociazione dei fasci di fibre muscolari (edema
interstiziale, imbibizione plasmatica), miocitolisi,
iperplasia e ipertrofia del sarcolemma con
dissociazione miofibrillare, connettivizazione e
fibrosclerosi completa con retrazione del
dispositivo.
Inoltre, fatto di fondamentale importanza per la
Microangiologia Clinica, le alterazioni funzionali
dei DEB sono frequentissime e precoci nel corso di
malattie di varia natura e in particolare nelle più
gravi patologie umane, a partire dallo stadio
iniziale, asintomatico, come riferito in seguito.
Si tratta di un aspetto fondamentale nella
patogenesi delle malattie umane più frequenti e
pericolose, mai trattato prima dal punto di vista
clinico, che sarà ampiamente affrontato e discusso
ai fini della prevenzione primaria.
Valutazione clinica dei Dispositivi Endoarteriolari
di Blocco
Alla ereditaria disfunzione dei DEB ed alla
contemporanea comparsa dei DEB neoformati-patologici
spetta il ruolo principale nell’insorgenza e
progressione dello stato pre-morboso, dal momento
che i secondi rappresentano l’elemento
anatomopatologico caratteristico del reale rischio
congenito, secondo l’Angiobiopatia. Pertanto, il
medico deve familiarizzare con questi nuovi concetti
della Medicina, espressione dell’impiego di nuovi
paradigmi, essenziali per una efficace prevenzione
primaria su vastissima scala, condotta
esclusivamente con strumenti clinici.
Dal punto di vista semeiotico-biofisico queste
alterazioni, assai precoci nel confronto di quelle
di altre strutture microcircolatorie, possono essere
funzionali e reversibili, o strutturali, quasi
sempre irreversibili. Sulla base di sicuri dati
istologici, la reattività e la modalità di risposta
dei dispositivi endoarteriosi di blocco di fronte
alle numerose cause patogene, sono caratterizzate da
una certa monotonia ed uniformità delle lesioni di
tutta la parete (1, 2)
Questo
e' un Fonendoscopio
La
Semeiotica Biofisica Quantistica (SBQ),
insegna che, con un semplice strumento chiamato
fonendoscopio e l'auscultazione delle reazioni
corporee a stimoli sui "Trigger Point" adatti,
e' possibile effettuare qualsiasi tipo di diagnosi
organiche, tissutali, cellulari ecc., in 1 minuto e
per qualsiasi sintomo=malattia
La Semeiotica Biofisica consente di studiare il modo
di essere funzionale e strutturale dei DEB, in
qualsiasi loro localizzazione, consentendo di
definirne la specificità. Le modificazioni dei DEB,
in gran parte congenite come più volte ricordato,
causano variazioni emodinamiche a livello capillare
e venulare post-capillare, realizzando la condizione
che Curri ha definito “insufficienza dei dispositivi
di blocco” (1).
In realtà, secondo noi, molto più frequente in
clinica è l’ “insufficienza funzionale” dei DEB,
presente ab initio in tutte le malattie, acute e
croniche, queste ultime precedute, per anni o
decenni (zona grigia, a cui dedicheremo un’ampio
spazio), dalle alterzioni dei DEB, che descriviamo
di seguito, associate alla comparsa dei DEB
neoformati tipo a) e/o b) in minimo numero (=
intensità del tipico riflesso medio ureterale <
1c.). (Fig. 4)
Nella Figura sono illustrati i rifless ureterali
superiore, medio, inferiore.
Per ulteriori informazioni techniche Vedere nel sito
Pagina Tecnica N° 5.
La
valutazione semeiotico-biofisica dei DEB, in
condizioni fisiologiche e patologiche, si realizza
mediante stimolo di intensità differente (pizzicotto
cutaneo o pressione digitale a livello dei relativi
trigger-points), applicato direttamente
(polpastrello digitale, mammella, tessuto adiposo
addominale, ecc.) e, molto più frequentemente, in
modo indiretto mediante pizzicotto cutaneo
prolungato dei trigger-points del corrispondente
dermatomero.
Nel sano a riposo, dopo un tl di 3 sec., il terzo
medio ureterale si dilata con una 2 cm., per la
durata di 20 sec. esatti e con un riflesso£ 1,5 cm.³intensità
residuo di appena 0,5 cm. (= interstizio).
Dopo ulteriori 6 sec.- tempo della scomparsa del
riflesso o della “chiusura” dei DEB – dalla
cessazione del riflesso si osserva l’inizio del
ciclo successivo.
In realtà, subito dopo l’applicazione dello stimolo
sui relativi trigger-points compare un riflesso
medio ureterale (intensità < 1 cm. (= interstizio),
che si attua in due tempi di 3 sec. ciascuno
rapidamente, seguito dal riflesso sopra descritto.
A questo punto è opportuno sottolineare l’importanza
diagnostica della veloce realizzazione e della
intensità del primo riflesso ureterale (=
interstizio): un riflesso instauratosi rapidamente e
inferiore a 1 cm. è espressione di locali condizioni
fisiologiche dei DEB.
DEB normali, fisiologici
DEB tipo I (piccole arterie): Apertura – Durata 20
sec., Chiusura 6 sec. (ripet. ciclo)ÞIntensità
2 cm.
DEB tipo II (arteriole): 1,5 cm.³Apertura
– Durata 7 sec., Intensità < Chiusura 6 sec.Þ2
cm. (ripet. ciclo)
NB ! Quando la stimolazione è intensa, massima, il
riflesso ureterale dei DEB fisiologici, normali,
“scompare”.
La valutazione “dinamica” dei parametri del riflesso
ureterale medio è assai ricca di informazione:
durante stress tests e la manovra di Valsalva, sono
quantizzati i vari parametri, che vengono
confrontati con i rispetivi valori di base.
Nel 2 cm., D³sano
osserviamo: tl 6 sec., I > 22 sec. (NN = 20 sec.),
riflesso residuo 0,5 cm.e tempo della chiusura o
scomparsa del riflesso 3-4 sec. (NN = 6 sec.).
Contemporaneamente, il riflesso ciecale, provocato
subito dopo con “intensa” stimolazione degli stessi
trigger-points, mostra un tl aumentato
significativamente, espressione di un netto
incremento dell’ O2 tessutale. Questi dati indicano
chiaramente che la flow-motion aumenta (apertura
“reale” dei DEB) in modo netto per rifornire i
tessuti della quantità necessaria di
materia-informazione-energia.
In riferimento a quanto scritto prima, a proposito
del funzionamento attuale delle anastomosi
arterio-venulari, considerando che
contemporaneamente le AVA tipo I e II (dove sono
presenti) partecipano alla regolazione del flusso
microcircolatorio, in questa condizione parliamo di
chiusura delle AVA anche se, in realtà, i DEB sono
aperti ben oltre i valori fisiologici di apertura.
Infine, una valutazione dei DEB, ricca di
informazione, è rappresentata dal precondizionamento
di queste strutture microvasali.
Ricordo che esistono gli importanti DEB tipo I
neoformati, patologici, sottotipo a) (= rischio di
tumori) e b) (= rischio di tutte le altre comuni
patologie umane), caratterizzati da muscolatura
abbondante, maggiore per i primi, con più intenso
ostacolo del flusso ematico nelle piccole arterie e
conseguente acidosi tessutale nel relativo
parenchima (12-14).
Infatti, il riflesso ureterale medio, causato da
“intensa” stimolazione dei trigger-points specifici,
è meno intenso (I = 1 cm. in media) di quello
relativo ai DEB tipo I, normale (I = 2,5 cm. circa),
provocato da stimolazione medio-intensa (=
differente la struttura muscolare).
Inoltre, fatto importante dal punto di vista
diagnostico-differenziale, la stimolazione “massima”
dei relativi trigger-points provoca la riduzione di
almeno un terzo dell’intensità del solo sottotipo
b), mentre il riflesso ureterale medio persiste
identico nei DEB tipo I, sottotipo a), tipico del
reale rischio oncologico.
Al contrario, come sopra riferito, in questa
condizione il riflesso da DEB fisiologici scompare,
favorendo la diagnosi-differenziale con le altre
varianti (Tab. 1).
In
tutte patologie acute la modificazione funzionale
dei DEB è presente a partire dal primo stadio,
clinicamente asintomatico. Per esempio, nella comune
influenza, quando ancora è assente la SISRI
“incompleta” (V. Glossario nel sito), l’incrementata
funzione dei DEB è evidenziabile chiaramente: tl 3
sec. (durante il quale si attua il riflesso
ureterale medio interstiziale < 1 cm.), I > 2 cm., D
> 20 sec., riflesso residuo > 0,5 cm., tempo di
scomparsa < 6 sec. e precondizionamento ancora
fisiologico.
Contemporaneamente è presente il tipico diagramma
“influenzale” della unità microvascolotessutale del
polpastrello digitale (a questo argomento
dedicheremo un ampio capitolo: Bibliografia nel
sito), in assenza di altri segni.
E’ possibile, pertanto, prevedere l’episodio morboso
influenzale con ore di anticipo, il che ha
favorevoli conseguenze in caso di comparsa di
febbre, vomito, vertigine, diarrea, non solo per il
malato ma anche per il curante.
La precocità e la sensibilità della disfunzione dei
DEB e la contemporanea presenza di DEB tipo I
neoformati, sottotipo a) e b), sono tanto ricche di
significato clinico da permettere di escludere,
quando i parametri del riflesso ureterale medio sono
nella norma, una qualsiasi patologia dell’organo
studiato. La presenza di queste strutture
patologiche è rivelata in modo facile dalla durata
del contemporaneo riflesso gastrico aspecifico di 4
sec. o più (NN = inf. a 4 sec.), inversamente
correlato con la efficacia della Riserva Funzionale
Microcircolatoria.
Inoltre, se queste interessanti strutture
microcircolatorie sono bene funzionanti anche
durante le prove dinamiche, si può escludere il
“rischio reale” di future patologie, croniche o
tumorali, in quello specifico sistema biologico,
naturalmente se le condizioni “dietetiche” ed
ambientali restano immutate.
In base a quanto sopra riferito, merita una profonda
discussione il fondamentale ruolo svolto dai DEB
nella prevenzione primaria di patologie croniche,
come il diabete mellito, artrosi, connettiviti
varie, dislipidemie, gotta (trigger-point l’elice),
glaucoma, tumori maligni (V. Terreno Oncologico nel
sito), ecc, oltre a quello, già detto, nella
diagnostica bed-side.
Infatti, le informazioni acquisite con la
valutazione dei cinque parametri del riflesso
ureterale medio sono in perfetto accordo con altri
dati, che tuttavia sono presenti in un tempo anche
di molto successivo, relativi alla vasomotility,
vasomotion, RFM, pH tessutale, funzionamento delle
AVA tipo I e II, gruppo A e B, O2 istangico e i
parametri del precondizionamento
semeiotico-biofisico.
E’ da tenere sempre presente, però, che la
disfunzione dei DEB, facilmente evidenziabile,
magari con le prove dinamiche, inizia assai
precocemente, precedendo di anni e decenni le
patologie croniche, come glaucoma, diabete mellito
(4), emopatie, mixedema, ecc.
Questi fatti, osservati in una ormai lunga
esperienza al letto del malato, rendono ragione
della importanza patogenetica, da noi attribuita
alla disfunzione dei DEB, e della nostra previsione
di una futura branca della Microangiologia Clinica
che studierà queste strutture microcircolatorie dal
punto di vista anatomo-funzionale (5).
A questo punto, ci dobbiamo chiedere quale sia il
ruolo patogenetico (se veramente esiste)
eventualmente svolto dalla disfunzione dei DEB,
inclusa l’attività di quelli neoformati-patologici.
Detto altrimenti, il funzionamento imperfetto,
iniziale e reversibile, in un primo tempo almeno, di
queste strutture, osservabile quando la vasomotility
e la vasomotion relative a riposo sono normali,
verosimimente recita un ruolo patogenetico di primo
piano nell’insorgenza delle comuni malattie
croniche, le cui molteplici noxe agiscono anche
mediante le alterazioni, prima funzionali e, poi,
strutturali, dei DEB, causa a loro volta della
“microcirculatory maldistribution”, secondo Curri
(1, 2).
Consideriamo un esempio paradigmatico, che esprime
chiaramente e concretamente la valenza astratta del
concetto: il pancreas endocrino di un individuo,
figlio di due diabetici, apparentemente sano e con
esami di laboratorio perfettamente normali al
momento, presenta segni semeiotico-biofisici di
compromissione funzionale dei DEB pancreatici (nel
sano, si tratta soltanto di DEB normali tipo II) già
a riposo e la presenza dei DEB tipo I
neoformati-patologici, del sotto tipo a) e/o b).
Infatti, il pizzicotto cutaneo, “medio-intenso” e
prolungato, e rispettivamente “intenso”, del VI
dermatomero toracico (la cute dell’epigastrio, sotto
l’emiarcata costale ds o sn, subito all’interno
della linea emiclaveare) dopo tl di 6 sec. provoca
il riflesso ureterale medio di 2,5 cm., e
rispettivamente di circa 1 cm., che dura < 20 sec.
(NN = 20 sec.), seguito da un riflesso residuo di
intensità > 0,5 cm. e da un tempo di scomparsa di >
6 sec.
Nella pratica quotidiana si può valutare la sola
durata di apertura dei DEB, in genere inversamente
correlata con il valore del precedente parametro, e
la presenza dei DEB tipo I neoformati sottotipo b):
la stimolazione massima riduce di un terzo
l’intensità dell riflesso, rivelando una natura meno
muscolarizzata di quella del sottotipo oncologico.
La disfunzione, così accertata, è resa ancora più
evidente dalle prove da sforzo, o dinamiche, cioè lo
stress test o la manovra di Restano (il soggetto da
esaminare chiude i pugni e per soli 5 sec. non
respira: test del pugile più test della apnea), cioè
ipertono simpatico.
Molto utile per la ricchezza di informazioni è il
precondizionamento semeiotico-biofisico.
Di fronte ad un simile individuo, il medico deve
intervenire prontamente, spiegando all’interessato
la sua particolare condizione di rischio “reale” di
diabete mellito, consigliando la terapia “dietetica”
preventiva e sottoponendo il soggetto a periodici
controlli clinici.
E’ opportuno sottolineare, fatto di notevole
interesse, che si tratta di soggetti in uno stato
pre-clinico, pre-metabolico, per cui la prevenzione
primaria non è diretta soltanto contro il diabete
mellito, ma contro tutte le altre patologie che
compongono la Sindrome Metabolica, classica e
variante.
Quanto appena scritto vale, pertanto per tutte le
malattie croniche, compresa la pericolosa
cardiopatia ischemica, molto spesso silente, magari
per lunghi periodi di tempo.
In realtà, una utilissima applicazione della
valutazione clinica dei DEB recita un ruolo di primo
piano nella prevenzione e, naturalmente, dalla
diagnosi della cardiopatia ischemica “silente”: nel
sano, la pressione della mano lieve-moderata,
esercitata sopra la proiezione cutanea dei due
ventricoli, provoca il riflesso ureterale tipico dei
DEB tipo II; nel cuore sono presenti entrambi i
tipi, I e II, dei DEB.
Al contrario, la stimolazione dei trigger-points
cardiaci di media intensità, causa il riflesso
ureterale medio, che fisiologicamente mostra valori
parametrici, ormai noti al lettore, 1,5 cm., D 20
sec. esatti,³caratteristici
dei DEB tipo I, cioè tl 6 sec., I riflesso residuo
praticamente assente e tempo di scomparsa 6 sec.
In presenza di “reale rischio coronarico” – questo
vale anche per tutti gli altri sistemi biologici a
rischio reale – i parametri del riflesso, relativo
ai DEB, sono alterati più o meno seriamente, con
intensità e durata inversamente correlati alla
gravità del rischio. Inoltre, è sempre presente il
riflesso residuo, anche se lieve, mentre il tempo di
scomparsa è > 6 sec. Come sempre, un ruolo
importante è svolto dalla osservazione dei DEB tipo
I neoformati, sottotipo b), caratteristici di questa
situazione patologica..
A questo punto è opportuno segnalare che nelle fasi
iniziali della alterazione “funzionale” dei DEB, la
vasomotility appare incrementata, anche se
lievemente (AL + PL = 7 sec. versus 6 sec.) al fine
di mantenere la vasomotion in valori normali: nella
vasomotion, AL + PL durano 6 sec. all’inizio, per
scendere dopo anni o decenni, a 5 sec., mentre la
vasomotility si accentua ulteriormente e si realizza
il quadro della attivazione microcircolatoria tipo
II o dissociata, suddivisibile, in realtà, come
ormai noto al lettore, in diversi sottotipi proprio
in rapporto al comportamento delle AVA,
funzionalmente intese.
In queste condizioni, in cui il microcircolo è in
qualche modo attivato, l’O2 tessutale, valutato di
base come tl del riflesso ciecale e/o gastrico
aspecifico, è ancora nei limiti normali, cosicchè i
dati del precondizionamento sono ai bassi livelli
fisiologici: nella ripetuta valutazione, a distanza
di cinque secondi l’una dall’altra, dei parametri
del riflesso ciecale il miglioramento risulta
statisticamente non significativo oppure è nullo.
In altre parole, si osserva una “variante” della
attivazione microcircolatoria patologica,
dissociata, di tipo II, in cui l’istangio è in
condizioni di rifornimento di
energia-materia-informazione ai limiti inferiori
della norma a riposo, poichè la vasomotility è
attivata per contrastare la prolungata, patologica
ancorchè parziale, occlusione arteriolare.
Tuttavia, siamo in presenza di una situazione senza
dubbio alcuno non propriamente fisiologica, da
eliminare tempestivamente, al più presto,
innanzitutto con la dieta, etimologicamente intesa,
e, poi, con farmaci istagioprotettori.
|
Microcircolo a riposo |
Intensità I, 5 cm |
Durata 20 sec |
Riflusso residuo minimo 0,5 cm |
Durata riflesso residuo 6 sec |
|
ATTIVATO TIPO I , ASSOCIATO |
INTENSITA’
> I,5 CM |
DURATA > 20 SEC |
RIFLESSO RESIDUO 1CM |
DURATA RIFLESSO RESIDUO < 6 SEC |
|
ATTIVATO TIPO II , ASSOCIATO |
INTENSITA’
< I,5 CM |
DURATA < 20 SEC |
RIFLESSO RESIDUO 1CM |
DURATA RIFLESSO RESIDUO > 6 SEC |
Tabella 2
Nella tabella sono indicati i valori dei parametri
dei dispositivi endoarteriosi di blocco nelle varie
situazioni fisiologiche e patologiche di attivazione
microcircolatoria. Valori intermedi si osservano nei
passaggi da una condizione all’altra
La
durata di AL + PL nell’attivazione microcircolatoria
tipo I, associata, è di 8 sec. sia nella
vasomotility che nella vasomotion, mentre i
parametri dei DEB sono in relazione alla presente
maggiore “apertura”. Una “variante” interessante del
tipo II è rappresentata dall’allungamento di AP + PL
della sola vasomotility (8 sec.), mentre normale è
il valore parametrico nella vasomotion: 6 sec.
Nella forma di attivazione tipo II osserviamo i più
alti valori di AL + PL nella vasomotility (9 sec.),
mentre quelli della vasomotion scendono a 5 sec.
Nella “variante” di iniziale scompenso, presenti le
alterazioni dei DEB, il parametro AL + PL della
vasomotility mostra valori lentamente decrescenti:
da 8-9 sec. passa a 7-8 sec. per insufficienza
iniziale della sfigmicità arteriolare, espressione
di iniziale scompenso del “cuore periferico”; la sua
insufficienza diventa “totale” quando, a riposo, AL
+ PL della vasomotility è di 5-6 sec. e quello della
vasomotion presenta i valori più bassi osservati
(5-14).
Direttamente correlato al tipo di attivazione è il
comportamento dei noti parametri dei DEB: la durata
della apertura si riduce (NN = 20 sec.) e quella
della chiusura aumenta (NN = 6 sec.) nel tipo II e
nelle sue varianti. Con il venire meno della energia
libera nelle cellule muscolari lisce dei DEB appare
sempre più compromessa la loro funzione: l’ostacolo
al flusso ematico arteriolare aumenta e
conseguentemente la sfigmicità, all’inizio, è
accentuata per conservare una ancora fisiologica
flow-motion capillare, ma successivamente e
lentamente va verso lo scompenso, che carattrizza
appunto la fase terminale del tipo II o scompenso
del cuore periferico ( Tab.2 )
|
Tipo di microcircolazione |
Vasomotility AP+PL (sec) |
DEB opening disappearing |
Vasomotion AP+PL (sec) |
|
Fisiologia di base |
6 sec |
20 sec
6 sec |
6 sec |
|
Attivazione Microcircolatoria tipo I |
7 - 8 sec |
> 20 sec
< 6 sec |
7 - 8 sec |
|
Attivazione Tipo II, disocciata
"variante" |
8 - 9 sec |
< 20 sec
> 6 sec |
6 sec |
|
Attivazione tipo II, dissociata |
7 - 8 sec |
< 15 sec
> 6 sec |
5 sec |
|
Scompenso microcircolatorio |
6 sec |
< 15 sec
> 6 sec |
4 sec |
Tabella 3
Conclusioni
Il “reale rischio” semeiotico-biofisico è un
concetto nuovo in Medicina, dove svolge un ruolo
fondamentale nella prevenzione primaria delle più
frequenti e gravi malattie umane e nella diagnosi.
La recente scoperta dei DEB neoformati-patologici,
tipo I, sottotipo a) oncologici, e b) aspecifici,
presenti magarie in tessuti dove normalmente i DEB
tipo I mancano, ha portato ad una più precisa
definizione del reale rischio dal punto di vista
microcircolatorio sia strutturale sia funzionale.
E’ sufficiente pensare che non tutti gli individui
con Terreno Oncologico mostrano un reale rischio in
“tutti” i sistemi biologici, conditio sine qua non
dell’insorgenza del cancro, solido e liquido.
Spesso,infatti, il medico non riesce ad evidenziare
il reale rischio oncologico in individui con la
costituzione oncologica.
Il “reale rischio”, inoltre, permette finalmente al
medico di riconoscere le lesioni pre-cancerose vere,
distinguendole da quelle “false”: a modo di esempio,
non tutti i polipi del colon si trasformano in
tumore maligno, ma soltanto quelli sede di “reale
rischio” oncologico, che definiamo pertanto lesioni
pre-cancerose.
E’da tenere presente che una determinata
costituzione non evolve necessariamente verso la
relativa patologia. Quando ciò accade, in un primo
tempo si osserva sempre accentuato il “reale
rischio” congenito, espressione del possible lento e
graduale passaggio alla condizione patologica.
Da quanto sopra riferito, notevole è il ruolo svolto
da questa singolare condizione patologica nella
prevenzione primaria, presente molti decenni prima
della comparsa della relativa fenomenologia clinica
morbosa (11-14).
Nota Bene:
Per ragioni di semplicità, ho preferito suddividere
l’attivazione microcircolatoria ed il
precondizionamento in tre tipi: Tipo I, fisiologico;
Tipo II, tipico della Zona Grigia, caratterizzato
ovviamente da forme di passaggio di diversa
intensità (prima noto come “variante” del II tipo);
Tipo III, patologico.
Bibliografia
1) Curri S.B. Le Microangiopatie. Inverni della
Beffa, Milano, 1986
2) Curri S.B. Pannicolopatia Mammaria da Stasi,
Parte seconda. Inverni della Beffa, Milano, 1984
3) Bucher O. Polsterbildungen in den Arterien des
Myocards (Polsterkissen und Polsterarterien).
Schweiz. med. Wschr.47, 65-69, 1944.
4) Stagnaro S., West PJ., Hu FB., Manson JE.,
Willett WC. Diet and Risk of Type 2 Diabetes.
N Engl J Med. 2002 Jan 24;346(4):297-298. [PubMed]
5) Stagnaro-Neri M., Stagnaro S. Introduzione alla
Semeiotica Biofisica. Il Terreno Oncologico. Travel
Factory, Roma, 2004.
link
6) Stagnaro S., Stagnaro-Neri M., La Melatonina
nella Terapia del Terreno Oncologico e del “Reale
Rischio” Oncologico. Travel Factory, Roma, 2004.
http://www.travelfactory.it/semeiotica_biofisica_2.htm
7) Stagnaro S., Stagnaro-Neri M., Le Costituzioni
Semeiotico-Biofisiche.Strumento clinico fondamentale
per la prevenzione primaria e la definizione della
Single Patient Based Medicine. Travel Factory, Roma,
2004.
link
8) Stagnaro S., Stagnaro-Neri M. Single Patient
Based Medicine.La Medicina Basata sul Singolo
Paziente: Nuove Indicazioni della Melatonina. Travel
Factory, Roma, 2005.
http://www.travelfactory.it/libro_singlepatientbased.htmv
9) Stagnaro Sergio. Teoria Patogenetica Unificata,
2006, Ed. Travel Factory, Roma.
10) Stagnaro Sergio. Il Reale Rischio
Semeiotico-Biofisico. I Dispositivi di Blocco
Endoarteriolari tipo I, sottotipo a, oncologico, e
b) aspecifico. Ed. Travel Factory, Roma,
www.travelfactory.it , In stampa.
11) Sergio Stagnaro. Role of Coronary Endoarterial
Blocking Devices in Myocardial Preconditioning -
c007i. Lecture, V Virtual International Congress of
Cardiology. http://www.fac.org.ar/qcvc/llave/c007i/stagnaros.php
12) Stagnaro S. Newborn-pathological Endoarteriolar
Blocking Devices in Diabetic and Dislipidaemic
Constitution and Diabetes Primary Prevention. The
Lancet. March 06 2007.
link
13) Stagnaro S. New bedside way in reducing
mortality in diabetic men and women. Ann. Int. Med.
link
14) Stagnaro S. Epidemiological evidence for the
non-random clustering of the components of the
metabolic syndrome: multicentre study of the
Mediterranean Group for the Study of Diabetes. Eur J
Clin Nutr 61: 1143-1144; advance online publication,
February 7, 2007; doi:10.1038/sj.ejcn.1602668 [Medline]
By Dott. Sergio Stagnaro - Fondatore della
Semeiotica Biofisica. -
dottsergio@semeioticabiofisica.it
vedi anche:
CANCRO RENALE rischio
congenito
+
Terreno Oncologico
+
Semeiotica-Biofisica
+
Come fare i clisteri di acqua basica
+
Ascorbato di Potassio
+
Stress Ossidativo - 1
+
STRESS, FUNZIONI VITALI e SISTEMA IMMUNITARIO
+
Stress Ossidativo - 2
+
CANCRO RENALE, rischio
congenito
+
TERRENO ONCOLOGICO
+
Semeiotica-Biofisica
+
Vari Terreni
+
Nozione di Terreno - 1 + Matrice
+
CHEMIO -
Radio terapia
+
COSTI del
CANCRO e della CHEMIO-RADIO Terapia
+
PREVENZIONE,
per il Cancro, perche' NON si vuole applicare ?
+
SETTIMO
SENSO + SEMEIOTICA
+
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo
Il
Cancro nasce in
sintesi e secondo la
Medicina naturale
(che non
e' non legata alle
multinazionali
dei
farmaci e
Vaccini).
perche' l’organismo del
canceroso e'
intossicato, e la
microcircolazione,
nei
tessuti intossicati, viene ad essere alterata, producendo, a valle di
essa, nelle
cellule
dei tessuti investiti da quel processo: malfunzione
cellulare,
(nutrimento ed eliminazione =
respirazione cellulare alterata =
metabolismo
alterato = malnutrizione cellulare e tissutale
assicurata), producendo successivamente
infiammazione nei tessuti
e
stress ossidativo cellulare e
per caduta
immunodepressione,
e parallelamente alterazione anche del sistema
enzimatico per la precedente alterazione della
flora batterica,
pH digestivo non regolare (e quindi
l'organismo e' mancante di
minerali e
vitamine ed in stato di
acidosi), in quelle condizioni esso e' molto facilmente parassitato da
certi,
parassiti,
batteri e
funghi (candida) i quali producono anche tossine ed ulteriori
infiammazioni:
Ma tutto cio' e' "gestito" come Causa primordiale
dai
Conflitti Spirituali (consci ed
inconsci) e dall'intenso
stress del vissuto.
Il Cancro quindi e' una malattia MULTIFATTORIALE.
Quindi il medico, il terapeuta od il soggetto
stesso DEVONO operare seguendo la stessa strada
percorsa per l'ammalamento.
Cioe' devono lavorare per
disintossicare il malato +
disinfiammare
l'organismo ed i tessuti interessati, ripristinare
il pH
digestivo,
e normalizzare le
digestioni + il
malassorbimento sempre presente
nel malato ed
eliminare
quei parassiti, batteri e funghi, che hanno
proliferato in modo abnorme, per mancanza dei loro
antagonisti +
rinforzare il
sistema immunitario
SEMPRE compromesso
in TUTTI i malati, cancerosi compresi
ed eliminare i
Conflitti Spirituali (quali Vere
Cause) e lo
stress esistenti, oltre a lavorare sul
metabolismo
alterato per ridurre ed eliminare lo
stress ossidativo
cellulare
e quindi quello
tissutale,
sempre presenti in qualsiasi malattia e specie nel
cancro, per i danni alla
microcircolazione
indotti dalle
intossicazioni
piu’ o meno intense.
E
tuttavia, laddove ci sia anche una piccola
volontà e speranza di vivere, un’adeguata
terapia fito-nutrizionale (NdR: anche via
endovena con soluzioni
mineral -
vitaminiche - vedi
QUI il
medico che utilizza con successo questo sistema
- l'ideale e utilizzare quelli non di sintesi chimica, ma di
estrazione naturale - assieme all'assunzione via
orale di
fermenti lattici appropriati a seconda del
paziente ed
enzimi) può rendere normale il
guarire naturalmente dal tumore, cosa che oggi
vogliono farci ritenere impossibile o puramente
miracoloso (vedi quei
medici che
alle volte preferiscono
spedire il malato a Lourdes piuttosto che
permettergli di curarsi naturalmente).
Seria RICERCA sul CANCRO (ostacolata
dall'Oncologia ufficiale)
- vedi:
Cancro e Medicina Naturale
Guarisce dal
Cancro con la dieta Vegana utilizzata per 1 anno
http://informatitalia.blogspot.it/2014/12/guarisce-da-tumore-esteso-e-metastasi.html
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie (quelle
monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
|