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Medicina Alternativa"  
per il CORPO  e per lo  SPIRITO
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Alternative Medicine"
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GUIDA alla SALUTE NATURALE 

Manuale di MEDICINE ALTERNATIVE BIOLOGICO NATURALI  -  Manual of ALTERNATIVE MEDICINES

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PET - IPERTERMIA - Tumori Cerebrali - (Documentazione, Dati e riferimenti )
By Giovanni Puccio (Palermo, settembre 1999)
e-mail: emmanuele.ars@hotmail.it
  Documentazione  +  Puccio 3
 +  Protocollo  +  Stress Ossidativo  +  Diritti negati
 Ricercatore ostacolato dalla Oncologia Ufficiale  + 
Giornale di Sicilia
Interrogazione parlamentare
Le sue ricerche sono state depositate in 4 copie alla Prefettura do Palermo e 
registrate il 15/05/99 ed il 25/11/99
46 Scienziati e ricercatori hanno aiutato questo ricercatore, in sordina,
e molti Istituti stranieri stanno proseguendo le sue ricerche,
avallando di mese in mese le sue scoperte.
Le sue ricerche sono perfettamente inquadrate e parallele a cio' che insegniamo da 40 anni,
sono state inserite nel nostro Protocollo della Salute, e pubblicate sulla Guida alla Salute Naturale
fin dagli anni 1970 ed in seguito sul WEB - vedi anche Bioelettronica  +  Diagnosi Precoce
PREVENZIONE, TERAPIA per il Cancro, perche' NON si vuole applicare ?
Semeiotica e Biofisica

Come Nasce la Malattia ? +  Dove e perché Nasce la Malattia ?
CONFLITTI SPIRITUALI IRRISOLTI
INFIAMMAZIONE (conCausa di tutte le malattie)
Falsita' della medicina ufficiale  +  Infiammazione
INFORMATORE SANITARIO 
+  1.000 Piante per il Cancro
La Bugia Pasteuriana
(di Pasteur)
ELIMINARE un TUMORE senza FARMACI con gli Ultrasuoni
Bicarbonato di Sodio

CANCRO e MEDICINA NATURALE
(Principi, Cause, con-Cause, Diagnosi, Terapia)


Ormai nel mondo della ricerca nella scienza medica, quella che studia le vere cause delle malattie,
è sulla strada giusta.  Anche altri ricercatori arrivano alle nostre stesse conclusioni.

Vedi per esempio:  http://www.newtreatments.org/newcancer
Questo ricercatore conferma che il cancro e' legato al micoplasma (batteri + funghi): http://members.aol.com/CAbacteria/homepage.html
http://www.nexusmagazine.com/articles/CancerIsAFungus.html
 

Il Cancro nasce in sintesi, secondo la Medicina naturale perche' organismo del canceroso e' intossicato, infiammato, immunodepresso, con flora batterica alterata, pH digestivo non regolare (e quindi mancante di minerali e vitamine), e parassitato da certi, parassiti batteri e funghi (candida) i quali producono tossine ed ulteriori infiammazioni, ma e' "gestito" dai Conflitti Spirituali (consci ed inconsci) e dall'intenso stress  - Esso e' quindi una malattia MULTIFATTORIALE.
Quindi il medico, il terapeuta od il soggetto stesso DEVE operare seguendo la stessa strada percorsa per l'ammalamento.
Cioe' deve lavorare per disintossicare il malato + disinfiammare l'organismo ed i tessuti interessati, ripristinare il pH digestivo, eliminare quei parassiti, batteri e funghi che hanno proliferato in modo abnorme, per mancanza di antagonisti e rinforzare il sistema immunitario SEMPRE compromesso in TUTTI i malati, cancerosi compresi ed eliminare il Conflitto spirituale e lo stress esistenti.

 

Terapia del ricercatore Giovanni Puccio:
La nostra terapia  Complementare Riducente Antidegenerativa, agisce sulla causa della patologia, ristabilendo l'equilibrio elettrochimico della cellula.

Supporta le terapie tradizionali, riequilibra il sistema immunitario attivandolo.

 

Occorre:

effettuare la serie di esami da noi consigliati

effettuare il test della che mio sensibilità soltanto se  al primo ciclo non funziona 

mantenere sotto controllo il valore del LDH (superati i valori massimi la chemioterapia va interrotta)

 

La nostra terapia elimina cio' che ha innescato la patologia (lo squilibrio elettrochimico della cellula) ed e' di supporto alle terapie ufficiali che vanno fatte nel rispetto del sistema buochimico: dopo il TEST della CHEMIO SENSIBILITA' e fino a quando il valore della LDH non superi il massimo.

E' Impensabile vivere senza Sistema Immunitario, soltanto il nostro organismo puo' distruggere cio' che erroneamente ha creato.
Niente illusioni, ma soltanto una speranza posta nella risposta immunitaria dopo aver asportato la grande massa o ridotta con la chemio aggressiva, senza danneggiare il Sistema (parecchi  ci sono riusciti).  

   

La TERAPIA IN TUTTI I CASI HA MIGLIORATO LA QUALITA' DELLA VITA. 

RIVOLGETEVI SEMPRE AGLI ESPERTI E RIFIUTATE CHI VI PROPONE TERAPIE “POSSIAMO PROVARE”

Le TERAPIE NON VANNO MAI PROVATE, MA VAGLIATE SE HANNO FUNZIONATO PER QUELLA FORMA DI CANCRO.  
http://www.alcase.it/Manuale/cap6.htm  

www.iss.it/binary/inte/cont/esposizione%20professionale.1111067370.pdf     

http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgicmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15630849&itool=pubmed_Abstract    
                                          

ESSERE INFORMATI PER NON COMMETTERE ERRORI

UN TEST DEL DNA PER PREVEDERE L'EFFICACIA DELLA “CHEMIO” (22/04)

Provare una cura e sbagliare è una strada senza ritorno

L’oncologo che adotta una terapia tradizionale, che funziona con la terapia riducente, visto che l’organismo dell’ammalato è deficitario dei gruppi –SH,  ha una percentuale altissima di vincere la patologia, ma soprattutto di migliorare la qualità della vita.
By Giovanni Puccio.

L'efficacia della chemioterapia contro il cancro può essere prevista con un test del Dna.
Due studi indipendenti statunitensi, pubblicati su 'Cancer Cell', rivelano infatti che l'analisi di due geni, quello per la proteina p53 e quello per la proteina p73, permette di prevedere se una chemioterapia ha o meno possibilita' di successo.
Cio', spiegano gli autori, consentirebbe di evitare cure inutili, che avrebbero solo effetti negativi legati alla tossicita' dei farmaci.
Tim Crook, del Ludwig Institute for Cancer Research dell'Imperial College di Londra, ha esaminato il Dna di un campione di pazienti affetti da cancro della testa e del collo e sottoposti a chemioterapia. Le osservazioni hanno mostrato che le cure attivavano il gene per la proteina p73.
Tuttavia, la capacita' della p73 di indurre l'apoptosi (morte programmata) delle cellule cancerose dipendeva della struttura del gene per la proteina p53: i pazienti in cui la posizione '72' della sequenza del gene p53 codificava per quelli con una mutazione, che sostituiva l'aminoacido arginina nel l'aminoacido prolina (72P) miglioravano grazie alla chemioterapia, mentre la posizione 72 (72R), non venivano aiutati dalle cure e subivano solo gli effetti tossici dei farmaci.
Nel secondo studio William G. Kaelin, del Dana-Farber Cancer Institute della Harvard Medical School di Boston, ha scoperto che le cure chemioterapiche stimolano l'espressione del gene p73 e che, se viene inibita la formazione della proteina p73, le terapie non riescono piu' ad essere efficaci.
E precedentemente Kaelin aveva gia' dimostrato che alcune mutazioni nel p53 possono inibire il gene p73, rendendo inefficace la chemioterapia.
 
Per QUESTO ESAME E’ POSSIBILE RIVOLGERSI al Prof.  GUADAGNI (Università dell’Aquila) - Tel. 086-236.8278
 

La Tac molte volte da risultati falsati inducendo a fare dire all'operatore che la patologia si è diffusa e pertanto deve continuare la terapia che mio aggressiva danneggiando ulteriormente il sistema biochimico.
In questi casi e sempre consigliabile associare un'altro tipo di rivelazione strumentale che il curante riterrà opportuno. 

L’Imaging Funzionale in Radioterapia
L’utilizzo di informazioni metaboliche ottenute con PET e RMN permette di effettuare una radioterapia più efficace e meno tossica.

La Radioterapia è una delle più importanti modalità di cura dei tumori: può essere impiegata da sola con intento curativo (radioterapia esclusiva) o in associazione ad altre metodiche come la chirurgia, la chemioterapia o l’ipertemia. Viene anche impiegata a scopo palliativo per eliminare dolori particolarmente importanti o resistenti alle comuni terapie farmacologiche.
Il trattamento si basa sull’utilizzo delle radiazioni ionizzanti in grado di agire sui tessuti determinandone la morte.
Le applicazioni sono indolori e il paziente non è in nessun momento “radioattivo” e può continuare, senza timori, la sua vita normale.
Le radiazioni distruggono la capacità di crescere e riprodursi delle cellule, tanto normali quanto ammalate: ma, a differenza dei tessuti sani, quelli ammalati non riescono a riparare il danno provocato dalle radiazioni.

Negli ultimi anni – spiega la dott.ssa Marta Scorsetti, responsabile dell’Unità Operativa di Radioterapia e Radiochirurgia, la Radioterapia ha avuto uno sviluppo tecnologico molto imponente. La recente implementazione informatica unita alle moderne tecniche diagnostiche (TAC e Risonanza Magnetica), permette l'integrazione di informazioni metaboliche (PET, RMN funzionale ) consentendo di effettuare una radioterapia più selettiva e, allo stesso tempo, meno tossica per il paziente.
Per definire i piani di cura, utilizziamo diverse immagini diagnostiche provenienti sia dalla TAC che dalla RMN.
Nel nostro reparto è presente una TAC dedicata dotata di un sistema di 3 laser mobili per la simulazione virtuale che consente in tempi brevi l'esatta identificazione del volume da trattare.
In questi ultimi anni si è intensificato l’uso dell’imaging funzionale in radioterapia grazie all'introduzione della PET nel trattamento di molte forme neoplastiche. In particolare, la possibilità di individuare all'interno del tumore aree metabolicamente più aggressive permette di attivare un trattamento radioterapico più selettivo e quindi molto più efficace”.

La PET
“La PET - spiega il dott. Arturo Chiti, responsabile dell’Unità Operativa di Medicina Nucleare di Humanitas - è una modernissima metodica diagnostica in grado di rilevare alterazioni funzionali anche molto precoci di organi e apparati, traducendo in immagini il metabolismo di molecole fondamentali per l'organismo.
Oltre ad individuare il tessuto tumorale, la PET è in grado di valutarne accuratamente l’estensione.
Può essere utilizzata, dunque, per avere informazioni in tempo quasi reale sull’andamento di una terapia: se le cellule non consumano più zucchero significa che stanno morendo, quindi il paziente risponde in modo positivo alla cura.
L’esecuzione dell’esame è semplice, non invasiva e priva di rischi. La complessità della PET è legata da una parte alle apparecchiature ad altissima tecnologia necessarie per sintetizzare i radiofarmaci (o traccianti) e per realizzare le immagini; dall’altra, al fatto che gli atomi radioattivi utilizzati hanno una emivita (vita media) molto breve - due ore al massimo - e devono essere prodotti al momento dell'utilizzo.
La PET utilizza vari tipi di traccianti. Fra questi, i più importanti sono lo 18F-FDG, che si utilizza per lo studio di molti tumori; la 11C-metionina, per i tumori cerebrali; la 11C-colina, per il carcinoma della prostata; altri traccianti sono in grado di valutare l’ipossia cellulare, cioè di identificare aree di necrosi”.

Tutti questi traccianti, fornendo indicazioni sui volumi tumorali, aiutano a definire piani di cura più mirati.
Piani di cura mirati
“Fino a qualche tempo fa - prosegue la dott.ssa Scorsetti - il target della Radioterapia, ossia la malattia tumorale, veniva considerato omogeneo, quindi si somministrava una dose omogenea di radiazioni ionizzanti. Oggi, invece, grazie all’utilizzo dell’imaging funzionale, consideriamo anche il volume il biologico (BTV) e non solo il volume tumorale macroscopico (GTV) o sub clinico (CTV).
L’introduzione del BTV permette di essere più selettivi e più efficaci.
Disporre di informazioni funzionali significa poter sapere dove la malattia è più aggressiva e, quindi, poter optare per tecniche di ‘dose-escalation’ cioè di intensificazione della dose, o di ‘concomitant boost’ (un sovra-dosaggio durante il trattamento stesso sulla parte del tumore più ‘cattiva’, in modo da ottenere un maggior controllo locale della malattia), o ancora per un ‘ipofrazionamento’ della dose: ad esempio, per trattamenti radiochirurgici è possibile erogare una dose maggiore per seduta, riducendo il numero totale delle sedute ad una o due.
Tutto questo migliora non solo l'efficacia del trattamento ma anche la qualità di vita del paziente, diminuendo la tossicità e i tempi di esecuzione delle terapie.
Ecco perché l’utilizzo delle immagini funzionali è sempre più diffuso per il trattamento delle patologie oncologiche, principalmente per il polmone, ma anche per la mammella, l’encefalo e la prostata.
Nel caso del carcinoma polmonare, ad esempio, la PET total body può addirittura cambiare l’indicazione al trattamento.
Se rileva metastasi al fegato o all’encefalo in un paziente con una malattia considerata locale, ossia un tumore localizzato solo al polmone, si cambia radicalmente la decisione terapeutica, escludendo il paziente da un trattamento - sia esso chirurgico, chemioterapico o radioterapico - con finalità radicale loco-regionale, che sarebbe inutile.
Ancora, la PET è in grado di classificare con sicurezza linfonodi dubbi alla TAC: in questo modo, è possibile estendere l'area di trattamento anche ai linfonodi malati evitando omissioni geografiche del target e ricadute locali.
Nei tumori ginecoloci, ad esempio per il carcinoma della cervice, è molto utile valutare con la PET se ci sono adenopatie pelviche, in modo da poter fare una corretta valutazione dell'estensione della malattia e attivare un sovradosaggio sulle aree linfonodali interessate.
Nel caso di carcinoma della prostata, se in un paziente già operato a distanza di qualche anno si verifica un aumento del PSA (il più importante marker per questo tipo di tumore), con la PET con colina si riesce a stabilire dove è localizzata la malattia e, dunque, fare una radioterapia mirata in quel punto”.
Le tecniche più ultilizzate sono la radioterapia conformazionale 3-D, la IMRT (radioterapia a modulazione di intensità) e la Radiochirurgia, una particolare tecnica che permette l'irradiazione ad alte dosi di piccoli volumi, sia cerebrali che corporei, con estrema accuratezza e precisione.
By Monica Florianello

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L'IPERTERMIA, senza chemio per cancro al seno e non solo - Gli sforzi della ricerca Svedese e Americana sul cancro: e in Italia cosa si fa' ??
Non vi e' danno con l'Ipertermia. (cioè l ‘iper - calore senza bruciature, ne' cadute di capelli dato dai chemioterapici) 
Utile per le parti Molli: cancro al seno, cancro epatico, cancro al Pancreas, che vengono distrutti senza dolore: effetti positivi: senza farmaci o bisturi.
NAPOLI - 2007/2008 : L’ipertermia oncologica attua  l'innalzamento “controllato“ della temperatura dell'Organo trattato (fegato per esempio), avente lo scopo di contrastare il progredire di tumori o recidive locali.  E produce un effetto citotossico diretto, inibendo la proliferazione di cellule tumorali (sia nella mitosi che nella sintesi del DNA cellulare).

L'interesse per l’ipertermia è andato crescendo, in questi ultimi anni, soprattutto in terapia oncologica: è stato infatti dimostrato che i farmaci comunemente usati nella terapia dei tumori possono avere una maggiore efficacia a parità di dose, oppure conservare la stessa efficacia con dosi inferiori, se somministrati in associazione alle tecniche ipertermiche.
Il vantaggio che ne deriva è che le sostanze citostatiche e la radioterapia - notoriamente mal tollerate per i rilevanti effetti collaterali - possono essere più facilmente usate con evidente netto miglioramento della qualità della vita del malato neoplastico.  Un altro considerevole vantaggio Ipertermia è costituito dal fatto che la reattività immunitaria del malato tumorale - solitamente depressa dalla malattia stessa o dalle cure messe in atto per controllarla - viene potenziata dall’Ipertermia: questa mimando la febbre, provoca la liberazione di sostanze (citochine) le quali, nella maggior parte dei casi, hanno effetto protettivo per l'organismo dell'ammalato. L’ipertermia quindi è una valida tecnica di potenziamento dell'attività di altre terapie (immunologiche, chimiche, radianti, chirurgiche):
Essa Consente o la regressione del tumore o in molti casi un arresto della malattia per fasi più o meno lunghe e comunque nella stragrande maggioranza dei casi la conservazione di condizioni di vita soddisfacenti.
In più di dieci anni di applicazione in combinazione tra Ipertermia e Radiazioni, non è stato riscontrato alcun inconveniente di rilievo.

Questa tecnica utilizza due piastre metalliche, che posizionate una sull'addome e l'altra sulla schiena, anatomicamente in posizione mediale, intrappolando tra di loro l'Organo trattato creano, attraversandolo, un campo magnetico e di conseguenza l'innalzamento della sua temperatura, la presenza di versamento ascitico non è un ostacolo.

Questa tecnica è utilizzata anche per il cancro al seno e al fegato (Cancro Epatico e tumori  benigni …) senza ovviamente nessun intervento chirurgico asportativo  e senza dolore.  ne altre conseguenze. 
Quindi vale lo stesso discorso per la Ipertermia come per la Radioterapia con Acceleratore Lineare a 3 D. no dolore, no bisturi, non effetti collaterali negativi, non anestesia. 
L'Ipertermia è usate sulle parti molle, come Cancro al Seno (senza dolore, ne chirurgia) cancro al fegato, cancro al Pancreas..mentre la Radiochirurgia è usata solo su parti dure, come il Cervello.

L'ipertermia è una metodica terapeutica
Ipertermia oncologica
Per ipertermia oncologica, si definisce una tecnica terapeutica che permette di irradiare il tessuto patologico mediante una radiofrequenza a 13,56 MHz, ottenendo un aumento della temperatura locale tra i 42,5° e i 43,5° C soltanto all'interno dei tessuti patologici.
Il calore inibisce la respirazione cellulare senza alterare il metabolismo anaerobio delle cellule tumorali, provocando una lesione delle membrane, aumentandone la permeabilità e provocando infine la morte della cellula stessa.
Caratteristica del tessuto tumorale è la presenza di reti capillari neoformate, con una distribuzione casuale e disordinata.
I capillari stessi presentano una consistenza propria a livello dell'endotelio e variazioni bizzarre del calibro. Tutto ciò porta da un lato, ad un aumento delle resistenze periferiche del flusso sanguigno intratumorale, con conseguente necrosi cellullare al centro della massa neoplastica, e dall'altro crea una situazione favorevole in caso di applicazione di un trattamento ipertermico perché il rallentato flusso sanguigno intratumorale permette un prolungato "contatto ipertermico" a livello della cellula tumorale con incremento delle temperature nelle cellule neoplastiche.
Diverse sono le tecniche per indurre calore
Ipertermia esterna: si applicano due piastre sulla superficie del corpo, anteriormente e posteriormente, in corrispondenza della lesione. In questo modo le due antenne sono in accordo di fase e il tessuto viene attraversato dalla radiazione che, successivamente, lo riscalderà.
Per evitare lesioni cutanee da riscaldamento, le antenne sono dotate di circuito ad acqua autorefrigerante. Le loro dimensioni sono in relazione alla zona da trattare.
Ipertermia perfusionale intraoperatoria mediante circolazione extra corporea: utilizza lo stesso meccanismo di riscaldamento che viene effettuato sul sangue del soggetto. Il sangue, irradiato e riscaldato a 43°C cui viene aggiunto un chemioterapico specifico, viene quindi reinfuso nel soggetto stesso.
Altre tecniche di ipertermia oncologica in uso in diversi istituti clinici, sfruttano tutte il principio del calore che uccide le cellule tumorali mediante: radiofrequenze, ultrasuoni, micro-onde, riscaldatori perfusionali extracorporei, sonde endocavitarie, termoablazione.
Diversi sono i vantaggi dell' ipertermia a radiofrequenza esterna: assenza di effetti collaterali crea un effetto antitumorale sulle cellule tumorali quiescenti che sfuggono all'azione della chemioterapia e possono "risvegliarsi" entrando i mitosi, dopo anni dalla guarigione dalla malattia stessa aumento delle difese anticorpali mediante l'aumento in percentuale dei linfociti NK che evitano la metastatizzazione del tumore aumento della produzione di citochine, IL2-IL10-IL12 presenti in concentrazione molto bassa nel paziente oncologico, che consente di potenziare le difese immunitarie tramite l'effetto attuato dalla "febbre indotta dal calore".
effetto citotossico diretto sulle cellule tumorali per ridotta ossigenazione, scarsa nutrizione, aumento dell'acidità
effetto radiosensibilizzante dell'ipertermia, se effettuata in associazione a radioterapia o contemporaneamente ad essa, entro le 3-4 ore l'effetto è massimo qualora fatte le due terapie simultaneamente riduzione della massa tumorale senza danno per i tessuti sani circostanti
effetto chemio-sensibilizzante: aumenta la sensibilità alla chemioterapia, se effettuata contemporaneamente o entro un breve lasso di tempo (da decidersi in base al tipo di farmaco utilizzato) possibilità di essere applicata prima di un intervento chirurgico migliorando i margini del campo operatorio rallentamento dell'evoluzione della patologia con miglioramento della qualità della vita e una migliore resistenza alle infezioni durante i trattamenti oncologici aggressivi allungamento della sopravvivenza con una percentuale del 65% di arresto o scomparsa del tumore nei malati trattati in tempi precoci dalla diagnosi clinica.
A titolo puramente orientativo, è possibile elencare alcuni tipi di tumore che si possono trattare: linfomi di Hodgkin; seminoma; carcinomi indifferenziati delle prime vie aeree e digestive; sarcoma di Ewing; rabdomiosarcoma localizzato e diffuso; basalioma; melanoma; carcinoma spinocellulare; adenocarcinomi di endometrio, mammella, apparato gastroenterico e giandole endocrine; condrosarcoma; osteosarcoma; carcinoma polmonare; epatocarcinoma primitivo e secondario. In alcuni casi, quando le condizioni anatomiche della lesione, lo permettono è possibile trattare tumori del pancreas e del sistema nervoso centrale.

In alcuni studi pubblicati di recente è stato dimostrato che il trattamento con l'ipertermia aggiunto a chemio e radioterapia comporta significativi benefici in termini di tolleranza ed efficacia delle terapie. Il calore, prodotto dall'ipertermia rompe il DNA delle cellule tumorali, uccidendole anche se non sono in fase attiva o quiescente. In strutture specializzate come il reparto di radioterapia oncologica dell'ospedale clinicizzato di Verona, si utilizzano, a tal fine apparecchiature all'avanguardia che permettono l'associazione contemporanea di Ipertermia e radioterapia.
Le nostre parole chiave: ipertermia, diatermia, termoterapia, ipertermia oncologica, ipertermia profonda, ipertermia a radiofrequenza capacitiva.
Introduzione:
Per terapia ipertermica o ipertermia si intende il riscaldamento di tessuti biologici a temperature superiori a quella fisiologica.
Il riscaldamento dei tessuti, realizzato attraverso campi elettromagnetici, ha oggi una larga applicazione clinica.
Le onde elettromagnetiche utilizzate sono quelle comprese nell’intervallo di frequenze che va dalle microonde alle onde corte, sino alle onde lunghe.
La potenza dissipata localmente per ottenere innalzamenti della temperatura (da 41° a 45°C) nei tessuti bersaglio, corrisponde a valori di SAR di alcune centinaia di W/Kg.
Arsène d’Arsonval (1851-1940), nel corso dei suoi studi sulle correnti ad alta frequenza, scoprì che una corrente elettrica, alla frequenza di 10kHz o più, produceva una sensazione di calore nell’attraversare i tessuti (diatermia), senza essere accompagnata dalla contrazione muscolare dolorosa, che si verifica a più basse frequenze: era il 1892, anno che segna l’ingresso ufficiale dell’elettromagnetismo nella medicina. Il riscaldamento dei tessuti tramite campi elettromagnetici presenta alcuni vantaggi rispetto alle altre forme di riscaldamento (conduzione, radiazione infrarossa): è possibile agire, infatti, anche su tessuti localizzati in profondità.
Le principali applicazioni cliniche dell’ipertermia, dell'ipertermia oncologica e profonda e della diatermia sono la terapia dei tumori ed in fisioterapia.
Ipertermia oncologica:
L’ipertermia, con l’avvento di nuove apparecchiature più performanti, si propone oggi, in patologie selezionate, come possibile scelta terapeutica in campo oncologico, non solo come alternativa, ma in associazione con le terapie tradizionali (chemioterapia, radioterapia, immunoterapia).
Attraverso l’uso di campi elettromagnetici a radiofrequenza, focalizzati da apposite antenne (Ipertermia transcutanea loco-regionale), l’organo bersaglio è riscaldato fino ad una temperatura vicina o superiore ai 42°C, per circa 60 ~ 90 minuti. Il trattamento, cioè il riscaldamento alle temperature suddette, può essere eseguito più volte, secondo i protocolli, ma generalmente non viene ripetuto più di tre volte alla settimana, per evitare il
fenomeno della termotolleranza, cioè la maggiore resistenza cellulare al calore nelle 48 ore successive alla terapia.
E’ possibile anche, con apparecchiature differenti, riscaldare tutto l’organismo (Ipertermia corporea totale) o direttamente le lesioni tumorali, introducendo appositi elettrodi sotto guida ecografica, per via transcutanea (Ipertermia interstiziale).
L’interesse dell’Ipertermia in oncologia è andato crescendo, in questi ultimi anni; è stato, infatti, dimostrato che la radioterapia e la chemioterapia, se utilizzate in associazione con trattamenti di Ipertermia, possono avere, a parità di dose, una maggiore efficacia o conservare la stessa efficacia, a dosi inferiori.
 

Lista di tumori trattabili con l'ipertermia

TUMORI SUPERFICIALI
Melanomi
Epiteliomi
Sarcomi parti molli
Metastasi cutanee
Tumori ossei superficiali
Tumori tessuti connettivali
Pacchetti linfonodali
Recidive superficiali

TUMORI PROFONDI
Polmone
Pleura
Pancreas
Pelvi
Fegato
Ossa profonde
Colon
Reni
Stomaco
Vescica
Cervello
Lingua faringe
Testa collo
Laringe
Prostata
Massillo facciale
Mandibola
Guance
Organi genitali femminili
Organi genitali maschili
Arti

Tumori del sistema linfatico (linfomi di Hodgkin)
. seminoma
. carcinomi indifferenziati delle prime vie aeree e digestive
. sarcoma di Ewing
. rabdomiosarcoma localizzato e diffuso
. basalioma
. melanoma
. carcinoma spinocellulare
. adenoearcinomi dei tessuti: endometrio, mammella, apparato gastroenterico e giandole endocrine.
. Condrosarcoma
. Osteosarcoma
. Carcinoma polmonare
. Epatocarcinoma primitivo e second

Centri di cura dove si pratica l’ipertermia
Associazione Europea di Ipertermia (Assie)  - Tel 0381.329752 -0381/311274 fax 0381.32975 -
Tramite (ASSIE ) è possibile aver la lista dei centri specializzati
info@assie.it  - www.assie.it - Centri terapeutici pilota
Centri di Cura dove si pratica l’ipertermia oncologica a radiofrequenza, con macchinario Synchrotherm. - In Italia
Casa di cura Villa Flaminia - Via Bodio, 58 – Roma - tel. 06.362061
Centro Diagnostico Amelia - Via Appia Nuova, 637 – Roma - tel. 06.78358780
Clinica San Feliciano - Via Val Cannuta, 132 – Roma - tel. 06.664951
Centro San Genesio ed Uniti - Via Trieste 4/g – San Genesio (PV) - tel. 0382.580185
Centro Universitario Tor Vergata - Roma
Casa di cura Nomentana-via Guattani,4-Tel. 338/6234069 347/1563564 - Roma - l’ipertermia con il Prof. Pigliucci
L’ospedale civile maggiore di Verona Dott. Sergio Maluta - ipertermia - Tel. 0458072478 Fax. 0458072062
E.mail: sergio.maluta@azosp.vr. Radioterapia intraoperatoria Forte dei Marmi )
Ospedale pubblico - Dott. Spinelli, Centralino Tel: 0584-7391 - www.sancamilloforte.it - sancamillo@ftbcc.it

European Hospital - Via Portuense, 700 – Roma - tel. 06.659751 Dott. Stefano Limontini 
Poliambulatorio "I Cedri" - L.go Don Guanella, 1 - 28073 - Fara Novarese. - Cell. 339/344.20.49 - Dottor Salvatore Sciotto
Piazza Nastasi, 4 – Milazzo (ME) - tel. 090.9240168
Dottor Daniele Franzoso  - Via Chiesa, 16 – Vigevano (PV) - tel. 0381.691633
Dottor Mauro De Clementi - Largo Belloni, 4 – Roma - tel. 06.36308923
Istituto per la Ricerca e Cura del Cancro di Candiolo - Strada Prov 42, Km. 395 – Candiolo (TO) - tel. 011.9933706
Casa di cura Nomentana - Via Guattani 4 – Roma - tel. 06.8412985
Casa di Cura Villa Carla - Dottor Balduini - V.F. Giordano 8 – Roma - tel. 06.8077641
Centro Biosan - Dottor Bruni - Via Teodoro Mommsen 45 – Roma - tel. 06.78358780
Fondazione Centro San Raffaele
Dottor Villa – Reparto Chemio/Radioterapia - Via Olgettina 48 – Milano - tel. 02.26437600
International Medical Service - Dottor Raffaele Dambrosio/Dottoressa Anna Maria - Via Pagano 73 – Trani (BA) - tel. 0883.506873
Ospedale San Giuseppe Moscati - Dottor S. D’Angelo – Unità Fegato  - Via Otranto – Avellino - tel. 0825.203249
Poliambulatorio Sirio - Dottor Vallone - Vico Tutti i Santi 3 – Napoli - tel. 081.5760184
Istituto di Medicina Biologica - Dottor Di Fede Giuseppe - Via Molino delle Armi 3 – Milano - tel. 02.58300445
Fraternità di Misericordia S. Francesco - Dottor Faenzi Luciano - Via Poggioletto 38 – Massa - tel. 0585.43742

In Europa
Doktor Rethfeldt - Graf – Adolf – Str. 59 – Dusseldorf (Germania) - tel. 0211.353414
Veramed Klinik - Muhlenstrasse 60 – Brannenburg (Germania) -  
Professor H.-O. Klein - Hohenstaufenring 8 – Köln (Germania) - tel. 0049.221244141
Biomed Klinik - Tischberger St. 5/8 – Bad Bergzabern (Germania) - tel. 0049.6343705912
Dottor H.Mastall  - Bahnhofstrabe 39 – Wiesbaden (Germania) - tel. 0049.64363875

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I TUMORI CEREBRALI, I NUMERI E LE STRATEGIE

 Secondo l’American Brain Tumor Association l’incidenza dei tumori cerebrali primitivi, benigni e maligni, è di 12,8 casi per 100.000 individui.
Malgrado la possibile comparsa in qualsiasi momento della vita, due sono le fasce d’età che sembrano maggiormente colpite: quella tra i 3 e i 12 anni e, negli adulti, quella tra i 40 e i 70 anni. Il glioblastoma, in particolare, è raro prima dei 15 anni e aumenta drammaticamente dopo i 45.
Negli Stati Uniti nelle prime due decadi di vita si stimano ogni anno circa 2.200 diagnosi di tumori cerebrali.
Le neoplasie cerebrali rappresentano il 2% di tutti i tumori e circa 1/5 dei tumori della mammella e del polmone. L’incidenza complessiva nei due sessi è simile, ma è da precisare che negli uomini è più elevata la frequenza di forme maligne (7,0 per 100.000 rispetto a 4,7 per 100.000 nelle donne). Negli adulti circa la metà dei tumori cerebrali è rappresentata dai gliomi (in particolare astrocitomi) e dai meningiomi (25-30% dei tumori cerebrali primari sintomatici). In Europa causano il 2% delle morti per neoplasia.
Costituiscono la prima causa di morte ed il 10% di tutti i tumori nella fascia d’età fra i 15 e i 40 anni, in persone cioè nel pieno dell’attività lavorativa e spesso con figli a carico. Ne risulta quindi, che il peso sociale e psicologico di queste neoplasie è particolarmente rilevante.

Approccio multisciplinare e qualità di vita

La maggior parte nelle neoplasie cerebrali richiede un approccio multidisciplinare: chirurgico, radioterapico e chemioterapico, con l’aggiunta di interventi di tipo riabilitativo, sia funzionali che estetici. Infatti l'alopecia a chiazze, indotta dalla radioterapia può indurre una difficile accettazione dell'immagine di sé con grave detrimento della qualità di vita sotto tutti i suoi aspetti, sociale, lavorativo ed affettivo, sia per le donne che per gli uomini.
Questo aspetto è stato spesso sottovalutato perché, sbagliando, si associava la diagnosi di neoplasia cerebrale con una ridotta aspettativa di vita, senza considerare che, invece, i tumori cerebrali che colpiscono prevalentemente i giovani sono i più curabili e permettono una lunghissima sopravvivenza, di cui deve essere salvaguardata la qualità. Non basta vivere, bisogna anche vivere bene, in sintonia con il proprio corpo e con l'ambiente socio-familiare che ci circonda.

Trattamento personalizzato sul singolo paziente

La nobiltà e l’assenza di potenziale rigenerativo delle cellule nervose rappresentano un limite importante per l’attuazione di trattamenti curativi da parte del neurochirurgo, del radioterapista e dell’oncologo medico: ogni tipo di trattamento va personalizzato sul singolo paziente, cercando di ottenere il massimo beneficio con il minimo danno. La terapia medica di questi tumori è altamente peculiare in quanto vengono utilizzati farmaci diversi rispetto alle altre neoplasie, a causa del diverso spettro di chemiosensibilità delle cellule tumorali gliali e della presenza della barriera emato-encefalica che limita la diffusione della maggior parte dei chemioterapici nel tessuto nervoso.

La temozolomide

Per quanto riguarda i nuovi farmaci, sono stati fatti notevoli passi avanti con la temozolomide, chemioterapico a somministrazione orale caratterizzato da un’ottima tollerabilità clinica senza nausea e perdita di capelli, problemi particolarmente sentiti da tutti i pazienti che devono fare la chemioterapia.
Vari studi hanno dimostrato che la temozolomide è attiva quanto i farmaci tradizionali, ma che li supera in tollerabilità clinica, per cui attualmente è diventata la terapia standard per i pazienti con tumore cerebrale.
Un recente studio, eseguito proprio a Padova, ha confermato l’ottima tollerabilità del farmaco anche negli anziani, che fino a poco tempo fa venivano esclusi da qualsiasi tipo di trattamento.
Molte persone anziane, in buone condizioni generali, hanno infatti mostrato di tollerare quanto i giovani sia la radioterapia che la chemioterapia con temozolomide.

Gli altri farmaci
Nuovi e promettenti farmaci sono in fase di sperimentazione nei pazienti con tumori cerebrali, come l’irinotecan, il gefitinib, l’erlotinib), e tutta una serie di nuovi prodotti che agiscono bloccando la formazione dei vasi sanguigni, togliendo quindi l’ossigeno al tumore, i cosiddetti farmaci antiangiogenetici.
Grande interesse ha suscitato la sperimentazione del Glivec, farmaco orale ben tollerato che agisce bloccando una proteina anomala presente nelle cellule tumorali. Padova è stato l’unico centro italiano ammesso a questa sperimentazione, ed alcuni pazienti ne hanno tratto un significativo beneficio.
Test genetici per valutare i benefici della ‘chemio’

Padova è anche l’unico centro italiano dove è attualmente disponibile un test genetico per studiare la sensibilità alla chemioterapia nei pazienti tumore cerebrale al fine di individuare quelle persone che possono trarre maggiore beneficio dalla chemioterapia  

Nei centri specializzati le cure migliori

Da tutto ciò deriva che i trattamenti chemioterapici dei tumori cerebrali dovrebbero essere affidati ad Oncologi clinici con esperienza specifica in ambito neuro-oncologico. Negli Stati Uniti esistono veri e propri dipartimenti di Neuro-Oncologia: al Memorial Sloan-Kettering (New York) e all’ M.D. Anderson Cancer Center (Houston), cui afferiscono pazienti da tutto il paese e dall’estero.
L’ampia casistica raccolta negli anni in questi Istituti e l’attività scientifica di elevatissimo livello sono una garanzia di poter ottenere i migliori trattamenti attualmente disponibili. In Italia al momento non esistono ancora Centri specialistici di Neuro-Oncologia e non sono attivati Corsi di formazione dedicati a questa disciplina.
E’ provato invece che per tutte le neoplasie rare, la sopravvivenza è maggiore nei Centri dove vengono seguiti un maggior numero di pazienti, dove cioè operano gruppi multi disciplinari affiatati e dove è stata acquisita, e viene continuamente aggiornata, un’esperienza specifica per quel tipo di malattia.
La frammentazione di assistenza per i pazienti con tumore cerebrali impedisce ovviamente il raggiungimento di consensi nazionali sulle migliori modalità di trattamento e crea nell’utenza un forte disagio. 

La Neuro-Oncologia di Padova

La Neuro-Oncologia Medica dell’Azienda Ospedaliera di Padova fin dalla fine degli anni ’80 ha iniziato a seguire con particolare interesse questo tipo di neoplasie, instaurando una ormai stretta collaborazione con le Divisioni di Neurochirurgia, Radioterapia, Neuro-Radiologia, Anatomia Patologica, Chirurgia Plastica Pediatrica, Istituto di Immunologia e Biologia Molecolare e con l'Unità di Statistica e Informatica del Dipartimento di Scienze Neurologiche e Psichiatriche, dell’Azienda padovana.

Progressivamente negli anni si è avuto un significativo incremento del numero di nuovi pazienti con tumore cerebrale che afferiscono alla Unità di Neuro-oncologia della Divisione di Oncologia Medica, in regime ambulatoriale o ospedaliero (Day Hospital o ricovero prolungato), passando da 65 pazienti nel 1996, a 180 nel 1998 a circa 350/nuovi casi anno negli ultimi 3 anni.
Essendo neoplasie rare (circa 30 nuovi casi attesi nella ASL di Padova ogni anno), risulta evidente che più del 90% dei pazienti seguiti a Padova in questi anni provengono da altre ASL. In effetti, nella suddivisione per provenienza, più del 60% di essi provenivano da altre regioni italiane.

Negli ultimi anni, il Centro di Padova è quindi diventato di fatto un riconosciuto Centro di riferimento nazionale ed internazionale per la terapia dei tumori cerebrali. Contemporaneamente, accanto ad una attività clinica di eccellenza, ha svolto anche un’attività scientifica di rilievo. Sono infatti disponibili protocolli di ricerca su tutti i nuovi farmaci che agiscono su nuovi bersagli molecolari, sono state prodotte numerose pubblicazioni in ambito neuro-oncologico, sono coordinati Progetti di Ricerca Europea in Neuro-oncologia con la vice-presidenza della Organizzazione Europea per la Ricerca ed il Trattamento per il Cancro-Tumori Cerebrali (EORTC-BTG) da parte della dott. Alba Brandes. Non si deve comunque dimenticare il ruolo importantissimo che l’Italia sta svolgendo in questo ambito grazie al GICNO (Gruppo Italiano Cooperativo di Neuro-Oncologia) che ha condotto molti trials pubblicati sulle maggiori riviste oncologiche.
 

Il Gruppo Italiano Cooperativo di Neuro Oncologia

Nel 2003 è stato creato il Gruppo Italiano Cooperativo di Neuro Oncologia (GICNO)

La nuova realtà scientifica si pone i seguenti obiettivi:

 

- promuovere e favorire la creazione e la realizzazione di protocolli di ricerca Neuro-Oncologica

- predisporre ed organizzare iniziative sociali e sanitarie in grado di dare una risposta tempestiva ed efficace alle esigenze emergenti nel campo delle patologie Neuro-Oncologiche e del loro trattamento.

 

Alla creazione di questo Gruppo hanno aderito oltre 20 centri di oncologia italiani comprendenti gruppi multidisciplinari e sono in corso protocolli di studio importanti come quello sulla Fotemustina, un farmaco non sufficientemente studiato in passato ma che può avere la stessa efficacia delle nitrosouree senza alcuni effetti tossici come quelli a livello polmonare.

All’interno del Gruppo sono in corso di definizione anche altri protocolli come le nuove, e potenzialmente più attive, modalità di assunzione della temozolomide e di ricerca traslazionale genetica predittiva.

Il GICNO ha pubblicato nel 2004 importanti lavori su prestigiose riviste oncologiche come Cancer e Journal Clinical Oncology, a dimostrazione del fatto che con la reale cooperazione l’Oncologia Italiana può raggiungere livelli di eccellenza a livello mondiale.
http://www.eurom.it/medicina/e/esp2000/2/E15_2_53.H
http://www.istge.it/clinica/servizi/pa_cl/esami.htm

La proteina C-reattiva (CRP), la cui presenza è rilevabile nel sangue solo in concomitanza con alcuni processi infiammatori, potrebbe rappresentare un marcatore biologico per identificare i soggetti che, soffrendo di lesioni precancerose al polmone, hanno elevate probabilità che queste vadano incontro a una degenerazione cancerosa.
È quanto risulta da uno studio condotto presso l’
Università della British Columbia, a Vancouver, in Canada, durante il quale sono stati esaminate 65 persone affette da una displasia bronchiale al polmone di dimensioni superiori a 1,2 millimetri.
Riesaminando il gruppo dopo sei mesi, l’unico parametro biologico che distingueva dagli altri soggetti quelli in cui la lesione si indirizzava verso un tumore del polmone non a piccole cellule era appunto l’elevato livello ematico di proteina C-reattiva:
"Il rischio di sviluppare la malattia – ha osservato Stephen Lam, direttore del centro di ricerca sul tumore del polmone di quell’università – era 9,6 volte maggiore nel gruppo che aveva un livello di CRP superiore a 0,5 mg/l rispetto al gruppo che restava sotto tale soglia.”

SANITA’: BOLOGNA, NUOVO LASER PER OPERAZIONE TUMORI AI POLMONI AL ‘BELLARIA’

Bologna, 10 mar. - (Adnkronos) - Limitata asportazione di tessuto polmonare, minor invalidità post operatoria e degenze più brevi.
Sono i vantaggi della chirurgia per le metastadi polmonari effettuata con il nuovo laser, che dal giugno 2004, viene utilizzato nel reparto di Chirurgia Toracica dell’ospedale ‘’Bellaria’’ di Bologna, diretto da Maurizio Boaron. Presente in soli 3 esemplari in tutta Italia, il laser è dotato di una precisione che consente di asportare noduli polmonari con minimo danno al tessuto circostante.
Sono 81 le resezioni polmonari per metastasi e tumori primitivi del polmone che sono state effettuate, fino ad oggi, al ‘’Bellaria’’ utilizzando la nuova tecnica di intervento.

MEDICINA: UNA ‘BOMBA INTELLIGENTE’ CONTRO IL CANCRO AL S. RAFFAELE (MI)

Milano, 10 mar. (Adnkronos) - Una ‘bomba intelligente’ contro il cancro all’ospedale San Raffaele di Milano.
La tecnica, ‘’unica al mondo e non invasiva’’, e’ una nuova frontiera della radioterapia, si chiama ‘tomoterapia a guida metabolica’ e abbina Tac, Pet e un macchinario per tomoterapia, importato dall’America e installato per la prima volta in Europa all’istituto di don Luigi Verze’.
La Tac ‘mappa’ la zona del corpo colpita dal cancro, la Pet seleziona le cellule malate ancora ‘vive’ e la tomoterapia colpisce con precisione chirurgica. Liberando un numero infinito di raggi che arrivano sul paziente ‘a spirale’, da ogni direzione, e che grazie a uno speciale sistema computerizzato sono ‘dosati’ in base alla forma della lesione

L'antiossidante Acetilcisteina nella prevenzione dei danni renali indotti dai mezzi di contrasto
L' Acetilcisteina ( NAC ) , meglio nota al grande pubblico per essere il principio attivo del Fluimucil, è una sostanza ad azione antiossidante , che trova indicazione nel trattamento delle affezioni broncopolmonari- vedere : BroncoPneumologia.net

Nel corso degli anni sono emersi studi che hanno dimostrato che l'Acetilcisteina ha un'azione nefroprotettiva, cioè di protezione della funzione renale.

Uno studio ( Tepel M et al, N Engl J Med 2000 ; 343: 180-184 ) ha dimostrato che l'assunzione di Acetilcisteina ( 600 mg per os ) prima e dopo la somministrazione di un mezzo di contrasto non ionico, a bassa osmolalità per l'esecuzione della tomografia computerizzata, permette di ridurre il danno renale.

Più recentemente un altro studio ( Diaz-Sandoval LJ et al, Am J Cardiol 2002 ; 89 : 356-358 ) ha dimostrato che l'Acetilcisteina è in grado di prevenire la nefropatia indotta dai mezzi di contrasto nei pazienti con insufficienza renale cronica sottoposti a cateterizzazione cardiaca.
L'Acetilcisteina è stata somministrata al dosaggio di 600 mg, 2 volte al dì.
Una dose è stata somministrata prima della cateterizzazione e 3 dosi dopo.
La capacità dell'Acetilcisteina di ridurre il danno renale è così elevata che gli Autori ne hanno raccomandato l'uso nei pazienti con preesistente insufficienza renale cronica, sottoposti a cateterizzazione cardiaca.

Per maggiori informazioni sulle malattie renali , consultare : Nefrologia.net - ( Xagena_2002 )

Gli ammalati che arrivano a noi dopo aver fatto diversi tipi di terapie chemio aggressive, sono paragonabili ematochimicamente a gente ustionata.
La possibilità  e le speranze sono quelle contemplate dalla casistica ospedaliera inerente il grado di ustione riportato.


UNO DEI VALORI DI RIFERIMENTO E' LDH - Ci fa capire se c'è un danno al sistema mitocondriale.

vedi:    http://emmanuele.splinder.com

Ringraziamenti
Ringrazio Dio che mi ha permesso di dare una risposta alle mie domande, donandomi una grande forza d’animo per mantenere la promessa fatta a mia madre prima e ad un bambino di 12 anni poi, permettendomi di non cedere ai dolori, e a tutte le difficoltà che ho incontrato in questi lunghi anni;
A mia moglie e alle miei figlie, che mi hanno supportato con il loro amore e la loro comprensione;
A Padre Enrico Schirru (ordine dei Mercedari)e a Padre Mario Golesano (Il sostituto di padre Puglisi) che mi hanno supportato con le loro preghiere. Ai miei amici, S.Rappa, F. Sortino e A. D’aiello e che hanno sempre creduto in me, sacrificando il loro tempo libero. Al Dott. G. Francese (Giornalista) per i suoi consigli e per aver creduto in me. A questi signori, sotto elencati, rimarrò sempre grato per la  consulenza prestatami e l’aiuto concessomi per portare avanti la mia ricerca:

Dottori  F. Sortino e G. Volpicelli e A. Machì    (C.N.R. Pa );

Nino D’Aiello  Tecnico di lab.di Virologia e Batteriologia ( Osp.Civ.Pa.);

Dott. A. Militello  Medico e ricercatore Scienza dell’alimentazione.

Dottori  S. Scola e Tricarico Centro Analisi (Osp.Civ. Pa);

Prof. Bono , dott.ssa D’ancona e Tecn. Sig. Saia ( Chimica Biologica);

Prof.PalazzoAdriano  (Ist. Di Farmacologia  dell’Univ. diPa);

Prof.  Romano   e Dott. Orecchio ( Chimica inorganica Univ. Pa);

Professori  Venturelli ( Marito e moglie) (Chimica organica  Univ. Pa);

Dottoresse  Dolo e Lo Rè   (Ist. Biocellulare dello sviluppo);

Professori  Filpi , Favaloro e Sammarco ( microbiologia del terreno);

Prof. Nitri (Fitopatologia), Prof. Bazan ( Chimica Agraria);

Sig.Centomani Tecn. ( Medicina Legale);

Professori  Camarda, Ceraulo e Fontana  (Chimica e tecn. Farmaceutiche);

Dottori Minetti, Mallozzi, Davanzo e Pietraforti  (Ist. Sup. Sanità –Roma );

Prof. Mazzola  (Botanica);

Ing. Santini e Dott. Cavalli   (Ditta Dionexx  HPLC);

Sig. Belloli Tecn. Della Ditta Superchrom (Supelco) Gas-Massa;

Tutti i bibliotecari delle varie facoltà che mi hanno aiutato nella ricerca dei testi scientifici;

Dottori  Metus e Bonvicini  (Dipartimento di medicina Padova);

Dott.Lergergren (Istituto Karolinska di Stoccolma)


Un grazie particolare al Dott. G. Paolo Vanoli che grazie al materiale, dei suoi studi, inviatomi, ho potuto confermare ancora di più la mia ipotesi e completare, teoricamente, la mia ricerca.
Protocollo Terapeutico del ricercatore G. Puccio -  http://emmanuele.splinder.com

vedi: Protocollo della Salute  +  Cancro +  Cancro e Medicina Naturale + Diagnosi precoce  +  Terreno Oncologico


IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto contrasti con le autorita' mediche, e per essere precisi,  affermiamo che NON condividiamo in toto le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in quanto per noi, seguaci della Medicina Naturale  la malattia (cancro compreso) e' MULTIFATTORIALE, quindi NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla malattia della quale si e' malati !

 

   

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