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Il Cancro
nasce in sintesi, secondo la
Medicina naturale perche'
organismo del canceroso e'
intossicato,
infiammato,
immunodepresso, con
flora batterica alterata,
pH digestivo non regolare (e quindi
mancante di
minerali e
vitamine), e parassitato da
certi,
parassiti,
batteri e
funghi (candida) i quali
producono tossine ed ulteriori
infiammazioni,
ma e' "gestito" dai
Conflitti Spirituali (consci ed
inconsci) e dall'intenso
stress - Esso e' quindi una
malattia
MULTIFATTORIALE.
Quindi il medico, il terapeuta od il
soggetto stesso DEVE operare seguendo la
stessa strada percorsa per l'ammalamento.
Cioe' deve lavorare per disintossicare
il malato + disinfiammare l'organismo
ed i tessuti interessati, ripristinare il
pH digestivo, eliminare quei
parassiti, batteri e funghi che hanno
proliferato in modo abnorme, per mancanza di
antagonisti e
rinforzare il sistema immunitario
SEMPRE compromesso in TUTTI i
malati, cancerosi compresi ed eliminare
il Conflitto spirituale e lo stress
esistenti.
Terapia
del ricercatore Giovanni Puccio:
La nostra terapia
Complementare
Riducente Antidegenerativa, agisce
sulla causa della patologia, ristabilendo
l'equilibrio elettrochimico della cellula.
Supporta
le terapie tradizionali, riequilibra il
sistema immunitario attivandolo.
Occorre:
effettuare la serie di esami da noi
consigliati
effettuare il test della che mio sensibilità
soltanto se al primo ciclo non funziona
mantenere sotto controllo il valore del LDH
(superati i valori massimi la chemioterapia
va interrotta)
La nostra terapia elimina cio' che ha innescato la patologia (lo
squilibrio elettrochimico della cellula) ed
e' di supporto alle terapie ufficiali che
vanno fatte nel rispetto del sistema
buochimico: dopo il
TEST
della
CHEMIO SENSIBILITA'
e fino a quando il valore della
LDH
non superi il massimo.
E' Impensabile vivere senza Sistema Immunitario, soltanto il nostro
organismo puo' distruggere cio' che
erroneamente ha creato.
Niente illusioni, ma soltanto una speranza
posta nella risposta immunitaria dopo aver
asportato la grande massa o ridotta con la
chemio aggressiva, senza danneggiare il
Sistema (parecchi ci sono riusciti).
La TERAPIA IN TUTTI I CASI HA MIGLIORATO LA
QUALITA' DELLA VITA.
RIVOLGETEVI SEMPRE AGLI ESPERTI E RIFIUTATE
CHI VI PROPONE TERAPIE “POSSIAMO PROVARE”
Le TERAPIE NON VANNO MAI PROVATE, MA
VAGLIATE SE HANNO FUNZIONATO PER QUELLA
FORMA DI CANCRO.
http://www.alcase.it/Manuale/cap6.htm
www.iss.it/binary/inte/cont/esposizione%20professionale.1111067370.pdf
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgicmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15630849&itool=pubmed_Abstract
ESSERE INFORMATI PER NON COMMETTERE ERRORI
UN TEST DEL DNA PER PREVEDERE L'EFFICACIA
DELLA “CHEMIO” (22/04)
Provare una cura e sbagliare è una strada
senza ritorno
L’oncologo che adotta una terapia
tradizionale, che funziona con la terapia
riducente, visto che l’organismo
dell’ammalato è deficitario dei gruppi –SH,
ha una percentuale altissima di vincere la
patologia, ma soprattutto di migliorare la
qualità della vita.
By
Giovanni Puccio.
L'efficacia della chemioterapia contro il cancro può essere
prevista con un test del Dna.
Due studi indipendenti statunitensi,
pubblicati su 'Cancer Cell', rivelano
infatti che l'analisi di due geni, quello
per la proteina p53 e quello per la proteina
p73, permette di prevedere se una
chemioterapia ha o meno possibilita' di
successo.
Cio', spiegano gli autori, consentirebbe di
evitare cure inutili, che avrebbero solo
effetti negativi legati alla tossicita' dei
farmaci.
Tim Crook, del Ludwig Institute for Cancer
Research dell'Imperial College di Londra, ha
esaminato il Dna di un campione di pazienti
affetti da cancro della testa e del collo e
sottoposti a chemioterapia. Le osservazioni
hanno mostrato che le cure attivavano il
gene per la proteina p73.
Tuttavia, la capacita' della p73 di indurre
l'apoptosi (morte programmata) delle cellule
cancerose dipendeva della struttura del gene
per la proteina p53: i pazienti in cui la
posizione '72' della sequenza del gene p53
codificava per quelli con una mutazione, che
sostituiva l'aminoacido arginina nel
l'aminoacido prolina (72P) miglioravano
grazie alla chemioterapia, mentre la
posizione 72 (72R), non venivano aiutati
dalle cure e subivano solo gli effetti
tossici dei farmaci.
Nel secondo studio William G. Kaelin, del
Dana-Farber Cancer Institute della Harvard
Medical School di Boston, ha scoperto che le
cure chemioterapiche stimolano l'espressione
del gene p73 e che, se viene inibita la
formazione della proteina p73, le terapie
non riescono piu' ad essere efficaci.
E precedentemente Kaelin aveva gia'
dimostrato che alcune mutazioni nel p53
possono inibire il gene p73, rendendo
inefficace la chemioterapia.
Per QUESTO ESAME E’ POSSIBILE RIVOLGERSI al
Prof. GUADAGNI (Università dell’Aquila) -
Tel. 086-236.8278
La Tac molte volte da risultati falsati
inducendo a fare dire all'operatore che la
patologia si è diffusa e pertanto
deve continuare la terapia che mio
aggressiva danneggiando ulteriormente il
sistema biochimico.
In questi casi e sempre consigliabile
associare un'altro tipo di rivelazione
strumentale che il curante riterrà
opportuno.
L’Imaging Funzionale in Radioterapia
L’utilizzo di informazioni metaboliche
ottenute con PET e RMN permette di
effettuare una radioterapia più efficace e
meno tossica.
La Radioterapia è una delle più importanti
modalità di cura dei tumori: può essere
impiegata da sola con intento curativo
(radioterapia esclusiva) o in associazione
ad altre metodiche come la chirurgia, la
chemioterapia o l’ipertemia. Viene anche
impiegata a scopo palliativo per eliminare
dolori particolarmente importanti o
resistenti alle comuni terapie
farmacologiche.
Il trattamento si basa
sull’utilizzo delle radiazioni ionizzanti in
grado di agire sui tessuti determinandone la
morte.
Le applicazioni sono
indolori e il paziente non è in nessun
momento “radioattivo” e può continuare,
senza timori, la sua vita normale.
Le radiazioni
distruggono la capacità di crescere e
riprodursi delle cellule, tanto normali
quanto ammalate: ma, a differenza dei
tessuti sani, quelli ammalati non riescono a
riparare il danno provocato dalle
radiazioni.
“Negli ultimi anni –
spiega la
dott.ssa Marta Scorsetti,
responsabile dell’Unità Operativa di
Radioterapia e Radiochirurgia, la
Radioterapia ha avuto uno sviluppo
tecnologico molto imponente. La recente
implementazione informatica unita alle
moderne tecniche diagnostiche (TAC e
Risonanza Magnetica), permette
l'integrazione di informazioni metaboliche
(PET, RMN funzionale ) consentendo di
effettuare una radioterapia più selettiva e,
allo stesso tempo, meno tossica per il
paziente.
Per definire i piani di
cura, utilizziamo diverse immagini
diagnostiche provenienti sia dalla TAC che
dalla RMN.
Nel nostro reparto è
presente una TAC dedicata dotata di un
sistema di 3 laser mobili per la simulazione
virtuale che consente in tempi brevi
l'esatta identificazione del volume da
trattare.
In questi ultimi anni
si è intensificato l’uso dell’imaging
funzionale in radioterapia grazie
all'introduzione della PET nel trattamento
di molte forme neoplastiche. In particolare,
la possibilità di individuare all'interno
del tumore aree metabolicamente più
aggressive permette di attivare un
trattamento radioterapico più selettivo e
quindi molto più efficace”.
La
PET
“La PET - spiega il
dott. Arturo Chiti,
responsabile dell’Unità Operativa di
Medicina Nucleare di Humanitas - è una
modernissima metodica diagnostica in grado
di rilevare alterazioni funzionali anche
molto precoci di organi e apparati,
traducendo in immagini il metabolismo di
molecole fondamentali per l'organismo.
Oltre ad individuare il
tessuto tumorale, la PET è in grado di
valutarne accuratamente l’estensione.
Può essere utilizzata,
dunque, per avere informazioni in tempo
quasi reale sull’andamento di una terapia:
se le cellule non consumano più zucchero
significa che stanno morendo, quindi il
paziente risponde in modo positivo alla
cura.
L’esecuzione dell’esame
è semplice, non invasiva e priva di rischi.
La complessità della PET è legata da una
parte alle apparecchiature ad altissima
tecnologia necessarie per sintetizzare i
radiofarmaci (o traccianti) e per realizzare
le immagini; dall’altra, al fatto che gli
atomi radioattivi utilizzati hanno una
emivita (vita media) molto breve - due ore
al massimo - e devono essere prodotti al
momento dell'utilizzo.
La PET utilizza vari
tipi di traccianti. Fra questi, i più
importanti sono lo 18F-FDG, che si utilizza
per lo studio di molti tumori; la
11C-metionina, per i tumori cerebrali; la
11C-colina, per il carcinoma della prostata;
altri traccianti sono in grado di valutare
l’ipossia cellulare, cioè di identificare
aree di necrosi”.
Tutti questi traccianti, fornendo indicazioni sui volumi
tumorali, aiutano a definire piani di cura
più mirati.
Piani di cura mirati
“Fino a qualche tempo
fa - prosegue la dott.ssa Scorsetti - il
target della Radioterapia, ossia la malattia
tumorale, veniva considerato omogeneo,
quindi si somministrava una dose omogenea di
radiazioni ionizzanti. Oggi, invece, grazie
all’utilizzo dell’imaging funzionale,
consideriamo anche il volume il biologico (BTV)
e non solo il volume tumorale macroscopico (GTV)
o sub clinico (CTV).
L’introduzione del BTV
permette di essere più selettivi e più
efficaci.
Disporre di
informazioni funzionali significa poter
sapere dove la malattia è più aggressiva e,
quindi, poter optare per tecniche di
‘dose-escalation’ cioè di intensificazione
della dose, o di ‘concomitant boost’ (un
sovra-dosaggio durante il trattamento stesso
sulla parte del tumore più ‘cattiva’, in
modo da ottenere un maggior controllo locale
della malattia), o ancora per un
‘ipofrazionamento’ della dose: ad esempio,
per trattamenti radiochirurgici è possibile
erogare una dose maggiore per seduta,
riducendo il numero totale delle sedute ad
una o due.
Tutto questo migliora
non solo l'efficacia del trattamento ma
anche la qualità di vita del paziente,
diminuendo la tossicità e i tempi di
esecuzione delle terapie.
Ecco perché l’utilizzo
delle immagini funzionali è sempre più
diffuso per il trattamento delle patologie
oncologiche, principalmente per il polmone,
ma anche per la mammella, l’encefalo e la
prostata.
Nel caso del carcinoma
polmonare, ad esempio, la PET total body può
addirittura cambiare l’indicazione al
trattamento.
Se rileva metastasi al
fegato o all’encefalo in un paziente con una
malattia considerata locale, ossia un tumore
localizzato solo al polmone, si cambia
radicalmente la decisione terapeutica,
escludendo il paziente da un trattamento -
sia esso chirurgico, chemioterapico o
radioterapico - con finalità radicale
loco-regionale, che sarebbe inutile.
Ancora, la PET è in
grado di classificare con sicurezza
linfonodi dubbi alla TAC: in questo modo, è
possibile estendere l'area di trattamento
anche ai linfonodi malati evitando omissioni
geografiche del target e ricadute locali.
Nei tumori ginecoloci,
ad esempio per il carcinoma della cervice, è
molto utile valutare con la PET se ci sono
adenopatie pelviche, in modo da poter fare
una corretta valutazione dell'estensione
della malattia e attivare un sovradosaggio
sulle aree linfonodali interessate.
Nel caso di carcinoma
della prostata, se in un paziente già
operato a distanza di qualche anno si
verifica un aumento del PSA (il più
importante marker per questo tipo di
tumore), con la PET con colina si riesce a
stabilire dove è localizzata la malattia e,
dunque, fare una radioterapia mirata in quel
punto”.
Le tecniche più
ultilizzate sono la radioterapia
conformazionale 3-D, la IMRT (radioterapia a
modulazione di intensità) e la
Radiochirurgia, una particolare tecnica che
permette l'irradiazione ad alte dosi di
piccoli volumi, sia cerebrali che corporei,
con estrema accuratezza e precisione.
By Monica Florianello
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L'IPERTERMIA,
senza chemio
per cancro al seno e non solo - Gli sforzi
della ricerca Svedese e Americana sul
cancro: e in Italia cosa si fa' ??
Non vi e' danno con l'Ipertermia. (cioè l
‘iper - calore senza bruciature, ne' cadute
di capelli dato dai chemioterapici)
Utile per le parti Molli: cancro al seno,
cancro epatico, cancro al Pancreas, che
vengono distrutti senza dolore: effetti
positivi: senza farmaci o bisturi.
NAPOLI - 2007/2008 : L’ipertermia oncologica
attua l'innalzamento “controllato“ della
temperatura dell'Organo trattato (fegato per
esempio), avente lo scopo di contrastare il
progredire di tumori o recidive locali.
E produce un effetto citotossico diretto,
inibendo la proliferazione di cellule
tumorali (sia nella mitosi che nella sintesi
del DNA cellulare).
L'interesse per
l’ipertermia è andato crescendo, in questi
ultimi anni, soprattutto in terapia
oncologica: è stato infatti dimostrato che i
farmaci comunemente usati nella terapia dei
tumori possono avere una maggiore efficacia
a parità di dose, oppure conservare la
stessa efficacia con dosi inferiori, se
somministrati in associazione alle tecniche
ipertermiche.
Il vantaggio che ne deriva è che le sostanze
citostatiche e la radioterapia -
notoriamente mal tollerate per i rilevanti
effetti collaterali - possono essere più
facilmente usate con evidente netto
miglioramento della qualità della vita del
malato neoplastico. Un altro considerevole
vantaggio Ipertermia è costituito dal fatto
che la reattività immunitaria del malato
tumorale - solitamente depressa dalla
malattia stessa o dalle cure messe in atto
per controllarla - viene potenziata
dall’Ipertermia: questa mimando la febbre,
provoca la liberazione di sostanze (citochine)
le quali, nella maggior parte dei casi,
hanno effetto protettivo per l'organismo
dell'ammalato. L’ipertermia quindi è una
valida tecnica di potenziamento
dell'attività di altre terapie (immunologiche,
chimiche, radianti, chirurgiche):
Essa Consente o la regressione del tumore o
in molti casi un arresto della malattia per
fasi più o meno lunghe e comunque nella
stragrande maggioranza dei casi la
conservazione di condizioni di vita
soddisfacenti.
In più di dieci anni di applicazione in
combinazione tra Ipertermia e Radiazioni,
non è stato riscontrato alcun inconveniente
di rilievo.
Questa tecnica
utilizza due piastre metalliche, che
posizionate una sull'addome e l'altra sulla
schiena, anatomicamente in posizione
mediale, intrappolando tra di loro l'Organo
trattato creano, attraversandolo, un campo
magnetico e di conseguenza l'innalzamento
della sua temperatura, la presenza di
versamento ascitico non è un ostacolo.
Questa tecnica è
utilizzata anche per il cancro al seno e al
fegato (Cancro Epatico e tumori benigni …)
senza ovviamente nessun intervento
chirurgico asportativo e senza dolore. ne
altre conseguenze.
Quindi vale lo stesso discorso per la
Ipertermia come per la Radioterapia con
Acceleratore Lineare a 3 D. no dolore, no
bisturi, non effetti collaterali negativi,
non anestesia.
L'Ipertermia è usate sulle
parti molle, come Cancro al Seno (senza
dolore, ne chirurgia) cancro al fegato,
cancro al Pancreas..mentre la Radiochirurgia
è usata solo su parti dure, come il
Cervello.
L'ipertermia è una metodica terapeutica
Ipertermia oncologica
Per ipertermia
oncologica, si definisce una tecnica
terapeutica che permette di irradiare il
tessuto patologico mediante una
radiofrequenza a 13,56 MHz, ottenendo un
aumento della temperatura locale tra i 42,5°
e i 43,5° C soltanto all'interno dei tessuti
patologici.
Il calore inibisce la
respirazione cellulare senza alterare il
metabolismo anaerobio delle cellule
tumorali, provocando una lesione delle
membrane, aumentandone la permeabilità e
provocando infine la morte della cellula
stessa.
Caratteristica del
tessuto tumorale è la presenza di reti
capillari neoformate, con una distribuzione
casuale e disordinata.
I capillari stessi
presentano una consistenza propria a livello
dell'endotelio e variazioni bizzarre del
calibro. Tutto ciò porta da un lato, ad un
aumento delle resistenze periferiche del
flusso sanguigno intratumorale, con
conseguente necrosi cellullare al centro
della massa neoplastica, e dall'altro crea
una situazione favorevole in caso di
applicazione di un trattamento ipertermico
perché il rallentato flusso sanguigno
intratumorale permette un prolungato
"contatto ipertermico" a livello della
cellula tumorale con incremento delle
temperature nelle cellule neoplastiche.
Diverse sono le
tecniche per indurre calore
Ipertermia esterna: si
applicano due piastre sulla superficie del
corpo, anteriormente e posteriormente, in
corrispondenza della lesione. In questo modo
le due antenne sono in accordo di fase e il
tessuto viene attraversato dalla radiazione
che, successivamente, lo riscalderà.
Per evitare lesioni
cutanee da riscaldamento, le antenne sono
dotate di circuito ad acqua autorefrigerante.
Le loro dimensioni sono in relazione alla
zona da trattare.
Ipertermia perfusionale
intraoperatoria mediante circolazione extra
corporea: utilizza lo stesso meccanismo di
riscaldamento che viene effettuato sul
sangue del soggetto. Il sangue, irradiato e
riscaldato a 43°C cui viene aggiunto un
chemioterapico specifico, viene quindi
reinfuso nel soggetto stesso.
Altre tecniche di
ipertermia oncologica in uso in diversi
istituti clinici, sfruttano tutte il
principio del calore che uccide le cellule
tumorali mediante: radiofrequenze,
ultrasuoni, micro-onde, riscaldatori
perfusionali extracorporei, sonde
endocavitarie, termoablazione.
Diversi sono i vantaggi
dell' ipertermia a radiofrequenza esterna:
assenza di effetti
collaterali
crea un effetto
antitumorale sulle cellule tumorali
quiescenti che sfuggono all'azione della
chemioterapia e possono "risvegliarsi"
entrando i mitosi, dopo anni dalla
guarigione dalla malattia stessa aumento delle difese
anticorpali mediante l'aumento in
percentuale dei linfociti NK che evitano la
metastatizzazione del tumore aumento della produzione
di citochine, IL2-IL10-IL12 presenti in
concentrazione molto bassa nel paziente
oncologico, che consente di potenziare le
difese immunitarie tramite l'effetto attuato
dalla "febbre indotta dal calore".
effetto citotossico diretto sulle cellule
tumorali per ridotta ossigenazione, scarsa
nutrizione, aumento dell'acidità
effetto radiosensibilizzante
dell'ipertermia, se effettuata in
associazione a radioterapia o
contemporaneamente ad essa, entro le 3-4 ore
l'effetto è massimo qualora fatte le due
terapie simultaneamente riduzione della
massa tumorale senza danno per i tessuti
sani circostanti
effetto
chemio-sensibilizzante: aumenta la
sensibilità alla chemioterapia, se
effettuata contemporaneamente o entro un
breve lasso di tempo (da decidersi in base
al tipo di farmaco utilizzato) possibilità
di essere applicata prima di un intervento
chirurgico migliorando i margini del campo
operatorio
rallentamento dell'evoluzione della
patologia con miglioramento della qualità
della vita e una migliore resistenza alle
infezioni durante i trattamenti oncologici
aggressivi allungamento della
sopravvivenza con una percentuale del 65% di
arresto o scomparsa del tumore nei malati
trattati in tempi precoci dalla diagnosi
clinica.
A titolo puramente
orientativo, è possibile elencare alcuni
tipi di tumore che si possono trattare:
linfomi di Hodgkin; seminoma; carcinomi
indifferenziati delle prime vie aeree e
digestive; sarcoma di Ewing; rabdomiosarcoma
localizzato e diffuso; basalioma; melanoma;
carcinoma spinocellulare; adenocarcinomi di
endometrio, mammella, apparato
gastroenterico e giandole endocrine;
condrosarcoma; osteosarcoma; carcinoma
polmonare; epatocarcinoma primitivo e
secondario. In alcuni casi, quando le
condizioni anatomiche della lesione, lo
permettono è possibile trattare tumori del
pancreas e del sistema nervoso centrale.
In alcuni studi
pubblicati di recente è stato dimostrato che
il trattamento con l'ipertermia aggiunto a
chemio e radioterapia comporta significativi
benefici in termini di tolleranza ed
efficacia delle terapie. Il calore, prodotto
dall'ipertermia rompe il DNA delle cellule
tumorali, uccidendole anche se non sono in
fase attiva o quiescente. In strutture
specializzate come il reparto di
radioterapia oncologica dell'ospedale
clinicizzato di Verona, si utilizzano, a tal
fine apparecchiature all'avanguardia che
permettono l'associazione contemporanea di
Ipertermia e radioterapia.
Le nostre parole
chiave: ipertermia, diatermia,
termoterapia, ipertermia oncologica,
ipertermia profonda, ipertermia a
radiofrequenza capacitiva.
Introduzione:
Per terapia ipertermica o
ipertermia si intende il riscaldamento di
tessuti biologici a temperature superiori a
quella fisiologica.
Il riscaldamento dei
tessuti, realizzato attraverso campi
elettromagnetici, ha oggi una larga
applicazione clinica.
Le onde elettromagnetiche
utilizzate sono quelle comprese
nell’intervallo di frequenze che va dalle
microonde alle onde corte, sino alle onde
lunghe.
La potenza dissipata
localmente per ottenere innalzamenti della
temperatura (da 41° a 45°C) nei tessuti
bersaglio, corrisponde a valori di SAR di
alcune centinaia di W/Kg.
Arsène d’Arsonval
(1851-1940), nel corso dei suoi studi sulle
correnti ad alta frequenza, scoprì che una
corrente elettrica, alla frequenza di 10kHz
o più, produceva una sensazione di calore
nell’attraversare i tessuti (diatermia),
senza essere accompagnata
dalla contrazione
muscolare dolorosa, che si verifica a più
basse frequenze: era il 1892, anno che segna
l’ingresso ufficiale dell’elettromagnetismo
nella medicina. Il riscaldamento dei tessuti
tramite campi elettromagnetici presenta
alcuni vantaggi rispetto alle altre forme di
riscaldamento (conduzione, radiazione
infrarossa): è possibile agire, infatti,
anche su tessuti localizzati in profondità.
Le principali
applicazioni cliniche dell’ipertermia,
dell'ipertermia oncologica e profonda e
della diatermia sono la terapia dei tumori
ed in fisioterapia.
Ipertermia oncologica:
L’ipertermia, con
l’avvento di nuove apparecchiature più
performanti, si propone oggi, in patologie
selezionate, come possibile scelta
terapeutica in campo oncologico, non solo
come alternativa, ma in associazione con le
terapie tradizionali (chemioterapia,
radioterapia, immunoterapia).
Attraverso l’uso di campi
elettromagnetici a radiofrequenza,
focalizzati da apposite antenne (Ipertermia
transcutanea loco-regionale), l’organo
bersaglio è riscaldato fino ad una
temperatura vicina o superiore ai 42°C, per
circa 60 ~ 90 minuti. Il trattamento, cioè
il riscaldamento alle temperature suddette,
può essere eseguito più volte, secondo i
protocolli, ma generalmente non viene
ripetuto più di tre volte alla settimana,
per evitare il
fenomeno della
termotolleranza, cioè la maggiore resistenza
cellulare al calore nelle 48 ore successive
alla terapia.
E’ possibile anche, con
apparecchiature differenti, riscaldare tutto
l’organismo (Ipertermia corporea totale) o
direttamente le lesioni tumorali,
introducendo appositi elettrodi sotto guida
ecografica, per via transcutanea (Ipertermia
interstiziale).
L’interesse
dell’Ipertermia in oncologia è andato
crescendo, in questi ultimi anni; è stato,
infatti, dimostrato che la radioterapia e la
chemioterapia, se utilizzate in associazione
con trattamenti di Ipertermia, possono
avere, a parità di dose, una maggiore
efficacia o conservare la stessa efficacia,
a dosi inferiori.
Lista di tumori
trattabili con l'ipertermia
TUMORI SUPERFICIALI
Melanomi
Epiteliomi
Sarcomi parti molli
Metastasi cutanee
Tumori ossei superficiali
Tumori tessuti
connettivali
Pacchetti linfonodali
Recidive superficiali
TUMORI PROFONDI
Polmone
Pleura
Pancreas
Pelvi
Fegato
Ossa profonde
Colon
Reni
Stomaco
Vescica
Cervello
Lingua faringe
Testa collo
Laringe
Prostata
Massillo facciale
Mandibola
Guance
Organi genitali femminili
Organi genitali maschili
Arti
Tumori del sistema
linfatico (linfomi di Hodgkin)
. seminoma
. carcinomi
indifferenziati delle prime vie aeree e
digestive
. sarcoma di Ewing
. rabdomiosarcoma
localizzato e diffuso
. basalioma
. melanoma
. carcinoma
spinocellulare
. adenoearcinomi dei
tessuti: endometrio, mammella, apparato
gastroenterico e giandole endocrine.
. Condrosarcoma
. Osteosarcoma
. Carcinoma polmonare
. Epatocarcinoma
primitivo e second
Centri di cura dove si
pratica l’ipertermia
Associazione Europea di
Ipertermia (Assie) -
Tel 0381.329752
-0381/311274 fax 0381.32975 -
Tramite (ASSIE ) è
possibile aver la lista dei centri
specializzati
info@assie.it -
www.assie.it -
Centri terapeutici pilota
Centri di Cura dove si
pratica l’ipertermia oncologica a
radiofrequenza, con macchinario Synchrotherm.
- In Italia
Casa di cura Villa
Flaminia - Via
Bodio, 58 – Roma -
tel. 06.362061
Centro Diagnostico Amelia
- Via Appia Nuova, 637 –
Roma - tel.
06.78358780
Clinica San Feliciano
- Via Val Cannuta, 132 –
Roma - tel.
06.664951
Centro San Genesio ed
Uniti - Via
Trieste 4/g – San Genesio (PV) -
tel. 0382.580185
Centro Universitario Tor
Vergata - Roma
Casa di cura
Nomentana-via Guattani,4-Tel. 338/6234069
347/1563564 - Roma -
l’ipertermia con il Prof.
Pigliucci
L’ospedale civile
maggiore di Verona Dott. Sergio Maluta
- ipertermia -
Tel. 0458072478 Fax.
0458072062
E.mail:
sergio.maluta@azosp.vr.
Radioterapia intraoperatoria
Forte dei Marmi )
Ospedale pubblico
- Dott. Spinelli,
Centralino Tel: 0584-7391 -
www.sancamilloforte.it -
sancamillo@ftbcc.it
European Hospital
- Via Portuense, 700 –
Roma - tel.
06.659751 Dott. Stefano Limontini
Poliambulatorio "I Cedri"
- L.go Don Guanella, 1
- 28073 - Fara Novarese.
- Cell. 339/344.20.49
- Dottor Salvatore
Sciotto
Piazza Nastasi, 4 –
Milazzo (ME) -
tel. 090.9240168
Dottor Daniele Franzoso
- Via Chiesa, 16
– Vigevano (PV) -
tel. 0381.691633
Dottor Mauro De Clementi
- Largo Belloni, 4 – Roma
- tel. 06.36308923
Istituto per la Ricerca e
Cura del Cancro di Candiolo -
Strada Prov 42, Km. 395 –
Candiolo (TO) -
tel. 011.9933706
Casa di cura Nomentana
- Via Guattani 4 – Roma
- tel. 06.8412985
Casa di Cura Villa Carla
- Dottor Balduini
- V.F. Giordano 8 – Roma
- tel. 06.8077641
Centro Biosan -
Dottor Bruni -
Via Teodoro Mommsen 45 –
Roma - tel.
06.78358780
Fondazione Centro San
Raffaele
Dottor Villa – Reparto
Chemio/Radioterapia -
Via Olgettina 48 – Milano
- tel. 02.26437600
International Medical
Service - Dottor
Raffaele Dambrosio/Dottoressa Anna Maria
- Via Pagano 73 – Trani
(BA) - tel.
0883.506873
Ospedale San Giuseppe
Moscati - Dottor
S. D’Angelo – Unità Fegato -
Via Otranto – Avellino
- tel. 0825.203249
Poliambulatorio Sirio
- Dottor Vallone -
Vico Tutti i Santi 3 –
Napoli - tel.
081.5760184
Istituto di Medicina
Biologica - Dottor
Di Fede Giuseppe -
Via Molino delle Armi 3 – Milano -
tel. 02.58300445
Fraternità di
Misericordia S. Francesco -
Dottor Faenzi Luciano
- Via Poggioletto 38 –
Massa - tel.
0585.43742
In Europa
Doktor Rethfeldt -
Graf – Adolf – Str. 59 –
Dusseldorf (Germania) -
tel. 0211.353414
Veramed Klinik -
Muhlenstrasse 60 –
Brannenburg (Germania) -
Professor H.-O. Klein
- Hohenstaufenring 8 –
Köln (Germania) -
tel. 0049.221244141
Biomed Klinik -
Tischberger St. 5/8 – Bad Bergzabern
(Germania) - tel.
0049.6343705912
Dottor H.Mastall
- Bahnhofstrabe 39 –
Wiesbaden (Germania) -
tel. 0049.64363875
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I TUMORI CEREBRALI, I NUMERI E LE STRATEGIE
Secondo l’American Brain Tumor Association l’incidenza dei
tumori cerebrali primitivi, benigni e
maligni, è di 12,8 casi per 100.000
individui.
Malgrado la possibile comparsa in qualsiasi
momento della vita, due sono le fasce d’età
che sembrano maggiormente colpite: quella
tra i 3 e i 12 anni e, negli adulti, quella
tra i 40 e i 70 anni. Il glioblastoma, in
particolare, è raro prima dei 15 anni e
aumenta drammaticamente dopo i 45.
Negli Stati Uniti nelle prime due decadi di
vita si stimano ogni anno circa 2.200
diagnosi di tumori cerebrali.
Le neoplasie cerebrali rappresentano il 2%
di tutti i tumori e circa 1/5 dei tumori
della mammella e del polmone. L’incidenza
complessiva nei due sessi è simile, ma è da
precisare che negli uomini è più elevata la
frequenza di forme maligne (7,0 per 100.000
rispetto a 4,7 per 100.000 nelle donne).
Negli adulti circa la metà dei tumori
cerebrali è rappresentata dai gliomi (in
particolare astrocitomi) e dai meningiomi
(25-30% dei tumori cerebrali primari
sintomatici). In Europa causano il 2% delle
morti per neoplasia.
Costituiscono la prima causa di morte ed il
10% di tutti i tumori nella fascia d’età fra
i 15 e i 40 anni, in persone cioè nel pieno
dell’attività lavorativa e spesso con figli
a carico. Ne risulta quindi, che il peso
sociale e psicologico di queste neoplasie è
particolarmente rilevante.
Approccio multisciplinare e qualità di vita
La maggior parte nelle neoplasie cerebrali richiede un
approccio multidisciplinare: chirurgico,
radioterapico e chemioterapico, con
l’aggiunta di interventi di tipo
riabilitativo, sia funzionali che estetici.
Infatti l'alopecia a chiazze, indotta dalla
radioterapia può indurre una difficile
accettazione dell'immagine di sé con grave
detrimento della qualità di vita sotto tutti
i suoi aspetti, sociale, lavorativo ed
affettivo, sia per le donne che per gli
uomini.
Questo aspetto è stato spesso sottovalutato
perché, sbagliando, si associava la diagnosi
di neoplasia cerebrale con una ridotta
aspettativa di vita, senza considerare che,
invece, i tumori cerebrali che colpiscono
prevalentemente i giovani sono i più
curabili e permettono una lunghissima
sopravvivenza, di cui deve essere
salvaguardata la qualità. Non basta vivere,
bisogna anche vivere bene, in sintonia con
il proprio corpo e con l'ambiente
socio-familiare che ci circonda.
Trattamento personalizzato sul singolo paziente
La nobiltà e l’assenza di potenziale
rigenerativo delle cellule nervose
rappresentano un limite importante per
l’attuazione di trattamenti curativi da
parte del neurochirurgo, del radioterapista
e dell’oncologo medico: ogni tipo di
trattamento va personalizzato sul singolo
paziente, cercando di ottenere il massimo
beneficio con il minimo danno. La terapia
medica di questi tumori è altamente
peculiare in quanto vengono utilizzati
farmaci diversi rispetto alle altre
neoplasie, a causa del diverso spettro di
chemiosensibilità delle cellule tumorali
gliali e della presenza della barriera
emato-encefalica che limita la diffusione
della maggior parte dei chemioterapici nel
tessuto nervoso.
La temozolomide
Per quanto riguarda i nuovi farmaci, sono
stati fatti notevoli passi avanti con la
temozolomide, chemioterapico a
somministrazione orale caratterizzato da
un’ottima tollerabilità clinica senza nausea
e perdita di capelli, problemi
particolarmente sentiti da tutti i pazienti
che devono fare la chemioterapia.
Vari studi hanno dimostrato che la
temozolomide è attiva quanto i farmaci
tradizionali, ma che li supera in
tollerabilità clinica, per cui attualmente è
diventata la terapia standard per i pazienti
con tumore cerebrale.
Un recente studio, eseguito proprio a
Padova, ha confermato l’ottima tollerabilità
del farmaco anche negli anziani, che fino a
poco tempo fa venivano esclusi da qualsiasi
tipo di trattamento.
Molte persone anziane, in buone condizioni
generali, hanno infatti mostrato di
tollerare quanto i giovani sia la
radioterapia che la chemioterapia con
temozolomide.
Gli altri farmaci
Nuovi e promettenti farmaci sono in fase di
sperimentazione nei pazienti con tumori
cerebrali, come l’irinotecan, il gefitinib,
l’erlotinib), e tutta una serie di nuovi
prodotti che agiscono bloccando la
formazione dei vasi sanguigni, togliendo
quindi l’ossigeno al tumore, i cosiddetti
farmaci antiangiogenetici.
Grande interesse ha suscitato la
sperimentazione del Glivec, farmaco orale
ben tollerato che agisce bloccando una
proteina anomala presente nelle cellule
tumorali. Padova è stato l’unico centro
italiano ammesso a questa sperimentazione,
ed alcuni pazienti ne hanno tratto un
significativo beneficio.
Test genetici per valutare i benefici della
‘chemio’
Padova è anche l’unico centro italiano dove
è attualmente disponibile un test genetico
per studiare la sensibilità alla
chemioterapia nei pazienti tumore cerebrale
al fine di individuare quelle persone che
possono trarre maggiore beneficio dalla
chemioterapia
Nei centri specializzati le cure migliori
Da tutto ciò deriva che i trattamenti
chemioterapici dei tumori cerebrali
dovrebbero essere affidati ad Oncologi
clinici con esperienza specifica in ambito
neuro-oncologico. Negli Stati Uniti esistono
veri e propri dipartimenti di
Neuro-Oncologia: al Memorial Sloan-Kettering
(New York) e all’ M.D. Anderson Cancer
Center (Houston), cui afferiscono pazienti
da tutto il paese e dall’estero.
L’ampia casistica raccolta negli anni in
questi Istituti e l’attività scientifica di
elevatissimo livello sono una garanzia di
poter ottenere i migliori trattamenti
attualmente disponibili. In Italia al
momento non esistono ancora Centri
specialistici di Neuro-Oncologia e non sono
attivati Corsi di formazione dedicati a
questa disciplina.
E’ provato invece che per tutte le neoplasie
rare, la sopravvivenza è maggiore nei Centri
dove vengono seguiti un maggior numero di
pazienti, dove cioè operano gruppi multi
disciplinari affiatati e dove è stata
acquisita, e viene continuamente aggiornata,
un’esperienza specifica per quel tipo di
malattia.
La frammentazione di assistenza per i
pazienti con tumore cerebrali impedisce
ovviamente il raggiungimento di consensi
nazionali sulle migliori modalità di
trattamento e crea nell’utenza un forte
disagio.
La Neuro-Oncologia di Padova
La Neuro-Oncologia Medica
dell’Azienda Ospedaliera di Padova fin dalla
fine degli anni ’80 ha iniziato a seguire
con particolare interesse questo tipo di
neoplasie, instaurando una ormai stretta
collaborazione con le Divisioni di
Neurochirurgia, Radioterapia,
Neuro-Radiologia, Anatomia Patologica,
Chirurgia Plastica Pediatrica, Istituto di
Immunologia e Biologia Molecolare e con
l'Unità di Statistica e Informatica del
Dipartimento di Scienze Neurologiche e
Psichiatriche, dell’Azienda padovana.
Progressivamente negli anni si è avuto un
significativo incremento del numero di nuovi
pazienti con tumore cerebrale che
afferiscono alla Unità di Neuro-oncologia
della Divisione di Oncologia Medica, in
regime ambulatoriale o ospedaliero (Day
Hospital o ricovero prolungato), passando da
65 pazienti nel 1996, a 180 nel 1998 a circa
350/nuovi casi anno negli ultimi 3 anni.
Essendo neoplasie rare (circa 30 nuovi casi
attesi nella ASL di Padova ogni anno),
risulta evidente che più del 90% dei
pazienti seguiti a Padova in questi anni
provengono da altre ASL. In effetti, nella
suddivisione per provenienza, più del 60% di
essi provenivano da altre regioni italiane.
Negli ultimi anni, il Centro di Padova è
quindi diventato di fatto un riconosciuto
Centro di riferimento nazionale ed
internazionale per la terapia dei tumori
cerebrali. Contemporaneamente, accanto ad
una attività clinica di eccellenza, ha
svolto anche un’attività scientifica di
rilievo. Sono infatti disponibili protocolli
di ricerca su tutti i nuovi farmaci che
agiscono su nuovi bersagli molecolari, sono
state prodotte numerose pubblicazioni in
ambito neuro-oncologico, sono coordinati
Progetti di Ricerca Europea in
Neuro-oncologia con la vice-presidenza della
Organizzazione Europea per la Ricerca ed il
Trattamento per il Cancro-Tumori Cerebrali (EORTC-BTG)
da parte della dott. Alba Brandes. Non si
deve comunque dimenticare il ruolo
importantissimo che l’Italia sta svolgendo
in questo ambito grazie al GICNO (Gruppo
Italiano Cooperativo di Neuro-Oncologia) che
ha condotto molti trials pubblicati sulle
maggiori riviste oncologiche.
Il Gruppo Italiano Cooperativo di Neuro
Oncologia
Nel 2003 è stato creato il Gruppo Italiano Cooperativo di
Neuro Oncologia (GICNO)
La nuova realtà scientifica si pone i seguenti obiettivi:
- promuovere e favorire la creazione
e la realizzazione di protocolli di ricerca
Neuro-Oncologica
- predisporre ed organizzare
iniziative sociali e sanitarie in grado di
dare una risposta tempestiva ed efficace
alle esigenze emergenti nel campo delle
patologie Neuro-Oncologiche e del loro
trattamento.
Alla creazione di questo Gruppo hanno aderito oltre 20 centri
di oncologia italiani comprendenti gruppi
multidisciplinari e sono in corso protocolli
di studio importanti come quello sulla
Fotemustina, un farmaco non sufficientemente
studiato in passato ma che può avere la
stessa efficacia delle nitrosouree senza
alcuni effetti tossici come quelli a livello
polmonare.
All’interno del Gruppo sono in corso di definizione anche
altri protocolli come le nuove, e
potenzialmente più attive, modalità di
assunzione della temozolomide e di ricerca
traslazionale genetica predittiva.
Il GICNO ha pubblicato nel 2004 importanti lavori su
prestigiose riviste oncologiche come Cancer
e Journal Clinical Oncology, a dimostrazione
del fatto che con la reale cooperazione
l’Oncologia Italiana può raggiungere livelli
di eccellenza a livello mondiale.
http://www.eurom.it/medicina/e/esp2000/2/E15_2_53.H
http://www.istge.it/clinica/servizi/pa_cl/esami.htm
La proteina C-reattiva (CRP), la cui presenza è rilevabile nel
sangue solo in concomitanza con alcuni
processi infiammatori, potrebbe
rappresentare un marcatore biologico per
identificare i soggetti che, soffrendo di
lesioni precancerose al polmone, hanno
elevate probabilità che queste vadano
incontro a una degenerazione cancerosa.
È quanto risulta da uno studio condotto
presso l’Università
della British Columbia,
a Vancouver, in Canada, durante il quale
sono stati esaminate 65 persone affette da
una displasia bronchiale al polmone di
dimensioni superiori a 1,2 millimetri.
Riesaminando il gruppo dopo sei mesi,
l’unico parametro biologico che distingueva
dagli altri soggetti quelli in cui la
lesione si indirizzava verso un tumore del
polmone non a piccole cellule era appunto
l’elevato livello ematico di proteina
C-reattiva:
"Il rischio di sviluppare la malattia – ha
osservato Stephen Lam, direttore del centro
di ricerca sul tumore del polmone di quell’università
– era 9,6 volte maggiore nel gruppo che
aveva un livello di CRP superiore a 0,5 mg/l
rispetto al gruppo che restava sotto tale
soglia.”
SANITA’: BOLOGNA, NUOVO LASER PER OPERAZIONE TUMORI AI POLMONI AL
‘BELLARIA’
Bologna, 10 mar. - (Adnkronos) - Limitata asportazione di tessuto
polmonare, minor invalidità post operatoria
e degenze più brevi.
Sono i vantaggi della chirurgia per le
metastadi polmonari effettuata con il nuovo
laser, che dal giugno 2004, viene utilizzato
nel reparto di Chirurgia Toracica
dell’ospedale ‘’Bellaria’’ di Bologna,
diretto da Maurizio Boaron. Presente in soli
3 esemplari in tutta Italia, il laser è
dotato di una precisione che consente di
asportare noduli polmonari con minimo danno
al tessuto circostante.
Sono 81 le resezioni polmonari per metastasi
e tumori primitivi del polmone che sono
state effettuate, fino ad oggi, al ‘’Bellaria’’
utilizzando la nuova tecnica di intervento.
MEDICINA: UNA ‘BOMBA INTELLIGENTE’ CONTRO IL CANCRO AL S. RAFFAELE
(MI)
Milano, 10 mar. (Adnkronos) - Una ‘bomba intelligente’ contro il
cancro all’ospedale San Raffaele di Milano.
La tecnica, ‘’unica al mondo e non invasiva’’,
e’ una nuova frontiera della radioterapia,
si chiama ‘tomoterapia a guida metabolica’ e
abbina Tac, Pet e un macchinario per
tomoterapia, importato dall’America e
installato per la prima volta in Europa
all’istituto di don Luigi Verze’.
La Tac ‘mappa’ la zona del corpo colpita dal
cancro, la Pet seleziona le cellule malate
ancora ‘vive’ e la tomoterapia colpisce con
precisione chirurgica. Liberando un numero
infinito di raggi che arrivano sul paziente
‘a spirale’, da ogni direzione, e che grazie
a uno speciale sistema computerizzato sono
‘dosati’ in base alla forma della lesione
L'antiossidante Acetilcisteina nella
prevenzione dei danni renali indotti dai
mezzi di contrasto
L' Acetilcisteina ( NAC ) , meglio nota al
grande pubblico per essere il principio
attivo del Fluimucil, è una sostanza ad
azione antiossidante , che trova indicazione
nel trattamento delle affezioni
broncopolmonari- vedere :
BroncoPneumologia.net
Nel corso degli anni sono emersi studi che
hanno dimostrato che l'Acetilcisteina ha
un'azione nefroprotettiva, cioè di
protezione della funzione renale.
Uno studio ( Tepel M et al, N Engl J Med
2000 ; 343: 180-184 ) ha dimostrato che
l'assunzione di Acetilcisteina ( 600 mg per
os ) prima e dopo la somministrazione di un
mezzo di contrasto non ionico, a bassa
osmolalità per l'esecuzione della tomografia
computerizzata, permette di ridurre il danno
renale.
Più recentemente un altro studio (
Diaz-Sandoval LJ et al, Am J Cardiol 2002 ;
89 : 356-358 ) ha dimostrato che l'Acetilcisteina
è in grado di prevenire la nefropatia
indotta dai mezzi di contrasto nei pazienti
con insufficienza renale cronica sottoposti
a cateterizzazione cardiaca.
L'Acetilcisteina è stata somministrata al
dosaggio di 600 mg, 2 volte al dì.
Una dose è stata somministrata prima della
cateterizzazione e 3 dosi dopo.
La capacità dell'Acetilcisteina di ridurre
il danno renale è così elevata che gli
Autori ne hanno raccomandato l'uso nei
pazienti con preesistente insufficienza
renale cronica, sottoposti a
cateterizzazione cardiaca.
Per maggiori informazioni sulle malattie
renali , consultare : Nefrologia.net
-
( Xagena_2002 )
Gli
ammalati che arrivano a noi dopo aver fatto
diversi tipi di terapie chemio aggressive,
sono paragonabili ematochimicamente a gente
ustionata.
La
possibilità e le speranze sono quelle
contemplate dalla casistica ospedaliera
inerente il grado di ustione riportato.
UNO DEI VALORI DI RIFERIMENTO E'
LDH - Ci fa capire se c'è un danno al sistema
mitocondriale.
vedi:
http://emmanuele.splinder.com
Ringraziamenti
Ringrazio
Dio che mi ha permesso di dare una risposta alle mie domande, donandomi
una grande forza d’animo per mantenere la promessa fatta a mia madre
prima e ad un bambino di 12 anni poi, permettendomi di non cedere ai
dolori, e a tutte le difficoltà che ho incontrato in questi lunghi
anni;
A
mia moglie e alle miei figlie, che mi hanno supportato con il loro amore
e la loro comprensione;
A
Padre Enrico Schirru (ordine dei Mercedari)e a Padre Mario Golesano (Il
sostituto di padre Puglisi) che mi hanno supportato con le loro
preghiere. Ai miei amici, S.Rappa, F. Sortino e A. D’aiello e che
hanno sempre creduto in me, sacrificando il loro tempo libero. Al Dott.
G. Francese (Giornalista) per i suoi consigli e per aver creduto in me.
A questi signori, sotto elencati, rimarrò sempre grato per la
consulenza prestatami e l’aiuto concessomi per portare avanti
la mia ricerca:
Dottori
F. Sortino e G. Volpicelli e A. Machì
(C.N.R. Pa );
Nino
D’Aiello Tecnico di
lab.di Virologia e Batteriologia ( Osp.Civ.Pa.);
Dott.
A. Militello Medico e ricercatore Scienza dell’alimentazione.
Dottori
S. Scola e Tricarico Centro Analisi (Osp.Civ. Pa);
Prof.
Bono , dott.ssa D’ancona e Tecn. Sig. Saia ( Chimica Biologica);
Prof.PalazzoAdriano (Ist. Di Farmacologia dell’Univ.
diPa);
Prof.
Romano e Dott.
Orecchio ( Chimica inorganica Univ. Pa);
Professori
Venturelli ( Marito e moglie) (Chimica organica
Univ. Pa);
Dottoresse
Dolo e Lo Rè (Ist.
Biocellulare dello sviluppo);
Professori
Filpi , Favaloro e Sammarco ( microbiologia del terreno);
Prof.
Nitri (Fitopatologia), Prof. Bazan ( Chimica Agraria);
Sig.Centomani
Tecn. ( Medicina Legale);
Professori
Camarda, Ceraulo e Fontana (Chimica
e tecn. Farmaceutiche);
Dottori
Minetti, Mallozzi, Davanzo e Pietraforti
(Ist. Sup. Sanità –Roma );
Prof.
Mazzola (Botanica);
Ing.
Santini e Dott. Cavalli (Ditta
Dionexx HPLC);
Sig.
Belloli Tecn. Della Ditta Superchrom (Supelco) Gas-Massa;
Tutti
i bibliotecari delle varie facoltà che mi hanno aiutato nella ricerca
dei testi scientifici;
Dottori
Metus e Bonvicini (Dipartimento
di medicina Padova);
Dott.Lergergren
(Istituto Karolinska di Stoccolma)
Un
grazie particolare al Dott.
G. Paolo Vanoli che grazie al materiale, dei
suoi studi, inviatomi, ho potuto confermare ancora di più la mia
ipotesi e completare, teoricamente, la mia ricerca.
Protocollo
Terapeutico del ricercatore G. Puccio -
http://emmanuele.splinder.com
vedi:
Protocollo della Salute +
Cancro +
Cancro e Medicina
Naturale +
Diagnosi precoce +
Terreno Oncologico
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
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