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Dott. H. Kremer:
Egli nasce nel
1937, nel 1958-65 studia Medicina
e nel 1965 ottiene il Dottorato in Medicina
- 1966-68 Medico ausiliario - 1968 Dottorato in
psichiatria e neurologia - 1966-70 Studia Sociologia, Psicologia e
Politologia nella Libera Università di Berlino
Nel 1968-79 è Responsabile medico di terapia sociale per tossicomani
e persone con trascorsi gravi per problematiche relative alla sessualità ed
alla personalità nel carcere di Berlino-Tegel progetto pilota del governo
federale tedesco per la riforma del regime penitenziario).
Nel 1979-80 è Professore, perito e capo di progetto di medicina
sociale a Berlino e Bassa Sassonia
Nel 1981-88 è Direttore medico della clinica specializzata per
tossicomani della regione di Berlino, Brema, Amburgo, Schleiring-Holstein e
Bassa Sassonia. Specialità principale: riabilitazione psicosomatica,
ricerca clinica basica e profilassi di infezioni.
Nell'ottobre '82 effettua la prima prova clinica del vaccino
dell'epatite B. Settembre la prima prova clinica in Germania dei test di
anticorpi del HIV
Nel 1988 si dimette per disaccordo sulla politica per le droghe e
l'AIDS - dal 1988
Perito, professore e redattore indipendente in medicina sociale. Ricerche su
droghe e AIDS e medicina dell'AIDS - 1995-99 E’ membro del
"gruppo di studio su immunità e nutrizione diretto dal Dr. Alfred
Hassig.
Quando
nel 1984 escono i primi test HIV e il suo ospedale deve sperimentarli,
analizza il funzionamento del test e lo ritiene non specifico.
Esprime i suoi dubbi al Ministero della Sanità ma non viene ascoltato e gli
viene confermato l'obbligo di utilizzarlo. Accetta a patto che il test sia
anonimo. Prepara quindi le provette numerate col sangue dei pazienti e
aggiunge altre provette numerate col sangue suo e dei medici dell'ospedale. Mentre non tutti i pazienti risultarono positivi, sia lui che tutti i medici
risultarono positivi. Tutti erano stati sottoposti al vaccino dell'epatite B
come categoria a rischio dato che operavano in un ospedale per
tossicodipendenti, e ciò era sufficiente a produrre abbastanza anticorpi da
dare positivo al test.
Si rifiuta quindi di applicare un test chiaramente falso ai suoi pazienti,
tanto più che ciò rappresenta una condanna a morte con pesanti conseguenze
sui livelli di stress e quindi sullo stato psicofisico. In più rifiuta di
somministrare farmaci altamente tossici a persone che invece avevano bisogno
di trattamenti per stimolare la rigenerazione cellulare, soprattutto per
danni epatici.
Si
licenzia e fa una previsione: nelle carceri tedesche (l'unico posto in
cui le persone vengono sistematicamente testate all'HIV all'entrata e
all'uscita) non ci sarebbe stata nessuna sieroconversione, nonostante la
presenza di ventimila tossicomani che scambiano siringhe e hanno rapporti
sessuali non protetti.
Dopo
10 anni tale previsione venne confermata. Nonostante numerosi contagi di
epatite e malattie veneree, non ci furono sieroconversioni per "l'HIV",
tutti coloro che erano negativi all'entrata del carcere lo erano all'uscita.
Ciò
fu la conferma che gli anticorpi che dànno risultato positivo ai test HIV
sono endogeni, indicano uno stato di metabolismo personale, non trasferibile
perché si è formato nel tempo e che può essere o no patologico (La
dottoressa Papadopulos del Real Perth Hospital elenca 78 situazioni che
possono produrre un test HIV positivo fra cui per esempio avere avuto molti
parti). Perciò, per capire se la persona è o no in uno stato patologico
bisogna analizzare altri parametri per capire il reale stato del
metabolismo. I fattori che possono provocare una destabilizzazione della
salute sono cumulativi e possono essere di origine tossica, da infezione,
traumatica, nutrizionale e psicologica. I danni provocati da una falsa
diagnosi mortale sono stati enormemente sottovalutati: dieci o quindici anni
di aumento di tensione, rifiuto e paura chiaramente influiscono sulla salute
di una persona almeno quanto una epatite cronica o subcronica trascurata per
anni.
Stabilito
cosa non è l'AIDS comincia la ricerca di cosa è. Nel '95 comincia la
collaborazione col Dr. Hassig, immunologo svizzero, ex direttore della Croce
Rossa svizzera per la raccolta e distribuzione di sangue, e fondatore del
"Gruppo di studio su immunità e nutrizione".
L'articolo di Hassig,
Kremer e altri "Patologia della immunosoppressione negli stati
ipercatabolici" pone la prima base importante: si analizza a livello
cellulare la reazione di stress e si comparano le alterazioni metaboliche
negli stati di shock traumatico, malnutrizione e AIDS trovando analogie
importanti, pur senza riuscire a spiegare tutti i sintomi e le alterazioni
dei parametri dell'AIDS.
Ciò
può avvenire solo dopo il '98, quando gli studi di Furchgott e Ignarro
ricevono il premio Nobel: si tratta dell'analisi della funzione del gas
ossido di azoto (NO) nel metabolismo. In particolare Kremer focalizza la sua
attenzione sulla attività del NO nella modulazione dell'immunità
cellulare. Contemporaneamente studi della Stanford University confermano che
la popolazione di linfociti TCD4 è composta di due sottogruppi Th1 e Th2.
Il gruppo Th1 produce NO per svolgere la funzione di immunità cellulare e
in un secondo tempo il gruppo Th2 migra dal sangue verso i linfonodi e il
midollo osseo per stimolare la produzione di anticorpi da parte dei
linfociti B.
La quantità di Th1 e Th2 sono inversamente proporzionali. In
caso di stress cellulare cronico si ha una soppressione permanente del
gruppo Th1 per meccanismi di controregolazione e questo determina il
cosidetto "quadro AIDS":
o
scarsa immunità cellulare (patologie da virus, micobatteri, funghi e
parassiti intracellulari)
o
elevata attività di immunità umorale (esclusione esplicita di malattie
batteriche, in adulti, dall'elenco ufficiale delle malattie caratteristiche
dell'AIDS), e nello stesso tempo, o
produzione di anticorpi sufficientemente alta da far scattare positivo il
"test HIV" ingannevolmente costruito da Gallo, cho non ha mai
isolato il virus (le foto che mostra sono sempre di una parete cellulare con
qualcosa che sgorga) e ha preso proteine endogene e le ha definite virali
(ciò è spiegato nell'ottimo lavoro della Dr.ssa Papadopulos)
o
Limitata presenza di linfociti T4 nel sangue che non è dovuta alla loro
distruzione da parte del fantamatico "virus HIV" che nessuno ha
visto (all'entrata del congresso di Ginevra nel '98 c'era un grande cartello
con una taglia di £. 50milioni per chi avesse portato la dimostrazione che
qualcuno aveva isolato il virus HIV, premio andato deserto) ma dal fatto che
i Th2 non sono presenti nel sangue e quindi non sono misurabili.
Il
fatto importante è che tutti i "sintomi AIDS" si possono spiegare
come uno squilibrio endogeno trattabile con medicine non tossiche e che,
soprattutto, non rappresenta una "minaccia mortale incurabile" da
trattare con medicinali tossici ritenendo che sia il male minore.
Diventa
quindi chiaro che il trattamento deve orientarsi a un recupero di questo
equilibrio Th1-Th2.
Lo studio della Standford University lega questo
equilibrio alla presenza di Glutatione ridotto come protezione delle fasi
della catena respiratoria dei mitocondri.
I
mezzi per riottenere questo equilibrio cellulare possono essere molti, una
volta ottenuta la comprensione di base di ciò che sta succedendo a un
sieropositivo.
Può
essere semplicemente un falso positivo perché il suo metabolismo produce un
numero di anticorpi maggiore della norma ma essere sano, o effettivamente si
è in presenza di un certo tipo di squilibrio. Si tratta, perciò,
attraverso una corretta anamnesi e una corretta interpretazione dei
parametri di analisi, di individuare i fattori che hanno portato a questo
squilibrio che possono essere di natura tossica, da infezione, traumatica,
nutrizionale o psicologica.
Una
visione corretta porta anche a comprendere il trattamento necessario per
quella persona che può essere diverso ma equivalente a seconda della
disciplina che il terapeuta pratica.
I
trattamenti che si stanno facendo negli ospedali a base di antivirali e
inibitori di proteasi (questi ultimi creati per fermare la sepsi in caso di
shock traumatico o grandi ustioni) funzionano solamente sopprimendo i
sintomi.
Le dosi sono state ridotte negli anni per limitare gli effetti
tossici (secondo i dati del Ministero della Sanità italiano il primo calo
di mortalità avviene semplicemente con la riduzione di AZT da 1500 mg a 500
mg al giorno, il secondo calo di mortalità con l'introduzione degli
inibitori di proteasi). I pazienti, vedendo diminuire i sintomi, prendono
sicurezza e diminuiscono lo stress psicologico ottenendo una stabilizzazione
della salute, anche perché viene detto loro che ormai l'AIDS è stata
trasformata in una malattia cronica con cui si può convivere, ma a caro
prezzo: se i cocktails possono fermare uno stadio acuto a lungo andare
risultano ugualmente tossici provocando la morte della persona.
Secondo la
LILA è un grande successo avere portato la sopravvivenza da 4 a 16 anni.
Questo malinteso ha ingannato molti medici in prima linea negli ospedali che
avevano cominciato ad avere dubbi sulla versione dell'AIDS di Gallo ma che
vedevano finalmente calare la mortalità dei loro pazienti.
Per
ottenere la guarigione bisogna reinstaurare l'equilibrio di base.
Tratto da :
http://www.macroedizioni.it/speciali/heinrich-kremer-terapie-cancro-patologie-degenerative.htm
vedi anche
Cancro e Medicina Naturale
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