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Genetica e spazzatura
Non passa giorno che non esca su qualche quotidiano la "notizia"
della scoperta di un nuovo gene: il gene della calvizie,
dell'obesità e perfino quello dell'avarizia.
Quanto siano attendibili questi redazionali a favore delle
multinazionali dell'ingegneria
genetica lo si può capire da un recente articolo di
Repubblica, che spaccia per scoperta scientifica un ridicolo e
improbabile studio che avrebbe "identificato" il gene
dell'altruismo. (1)
A fornire il megafono all'industria dell'ingegneria genetica
sono in genere pochi giornalisti, sempre gli stessi, che hanno
il monopolio della divulgazione scientifica sulla grande stampa
e che riportano come oro colato tutte le dichiarazioni, più o
meno verosimili, necessarie ad alimentare il business della
genetica applicata.
A leggere i loro articoli si potrebbe così dare per certa
l'esistenza di un gene responsabile per ogni caratteristica
fisica o psicologica dell'essere umano.
E che di conseguenza, grazie alle manipolazioni sul DNA, presto
esisterà una cura per qualsiasi tipo di malattia o disfunzione.
Questa visione semplicistica è però ben lontana da qualsiasi
realtà scientifica.
Come ha spiegato Timothy Hunt, premio Nobel per la medicina
2001: "La scoperta del Dna e la ricostruzione del genoma umano
non hanno ancora aiutato nessuno [...] Conosciamo dal 1954 la
genetica dell'anemia falciforme e non sappiamo ancora curarla.
Chiaramente capire una malattia non equivale automaticamente a
curarla." (2)
L'ipotesi per cui ad ogni gene corrisponderebbe una determinata
caratteristica è stata definitivamente sconfitta nel 2001 dai
risultati del Progetto Genoma Umano.
La scoperta che invece dei 100mila geni previsti (in base al
numero stimato delle proteine umane) i geni dell'uomo siano
soltanto 30mila, non molti di più che in una piantina di senape
(26mila), ha creato un grande imbarazzo nella comunità
scientifica.
Barry Commoner, scienziato americano direttore del Critical
Genetics Project, lo ha affermato senza mezzi termini: "Il fatto
che un singolo gene può generare una molteplicità di proteine
distrugge i fondamenti teoretici di un'industria da molti
miliardi di dollari, quella dell'ingegneria genetica" (3)
In effetti il Progetto Genoma, costato oltre 3 miliardi di
dollari, si è rivelato una straordinaria catastrofe per
quelli che lo avevano sponsorizzato e strombazzato negli anni
passati.
Dal punto di vista prettamente scientifico ha rappresentato la
confutazione definitiva del "Dogma Centrale della Biologia
molecolare", proposto nel 1953 da Watson e Crick, che era l'idea
alla base di un eventuale sviluppo dell'ingegneria genetica. (4)
Così, mentre nel mondo della ricerca scientifica le possibilità
di una medicina su base genetica sembrano sempre più
allontanarsi verso un futuro immaginario, i nostri indefessi
giornalisti non cessano la loro opera di sostegno (certamente
ben retribuita) alle
multinazionali dell'ingegneria genetica e al giro d'affari
collegato: 73,5 miliardi di dollari nel mondo.
Le vere notizie che possono turbare i sonni e i profitti degli
azionisti, vengono invece abilmente nascoste o mascherate dietro
una serie infinita di articoli-spazzatura sul gene dell'obesità
o quello della calvizie, con le inevitabili promesse di
mirabolanti farmaci o ipotetiche "cure" che naturalmente,
statene certi, arriveranno presto a salvarci la vita. (...)
Note:
(1)
http://newscontrol.repubblica.it/item/392594/avarizia-studio-israeliano-scoperto-gene-responsabile
(2)
http://www.corriere.it/Rubriche/Salute/Medicina/2007/07_Luglio/31/newton_nobel.shtml
(3)
http://www.complessita.it/article_pub.php?sid=6&PHPSESSID=077a1699c3e642aac66ab079a19d071e
(4) vedi ad es.: Barbiero G., "Il Principio di precauzione nella
crisi dell’impianto epistemologico dell’ingegneria genetica",
Quaderni CRASL
By Gian Paolo Vallati -
03/03/2008
Fonte: comedonchisciotte:
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17466
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Il Bluff della
Genetica e dello "scientificamente provato ".....
Ogni problema clinico è o dovrebbe essere prima di tutto un
problema teorico, su cui costruire un percorso che porti alla risoluzione
di una determinata entità morbosa, cioè ad un’idonea terapia.
Individuata una causa eziologica di una malattia quindi,
l’atteggiamento terapeutico, cioè pratico da tenere, dovrebbe
discendere da questa.
Nell’oncologia
odierna però, ahimè, tutto questo non accade in quanto nessuno, sia in
campo ufficiale che nelle cosiddette medicine alternative, si dà pena di
concepire un soggetto logico specifico che sia all’origine delle
malattie neoplastiche.
Nonostante questa carenza fondamentale, nella valutazione di una teoria o
di un sistema terapeutico riguardante i tumori, oncologi e
ricercatori mettono al primo posto il concetto di “scientificamente
provato”, l’unico e imprescindibile lasciapassare che consenta di
accettare o scartare qualsiasi proposta di studio o di terapia.
Schematicamente esso si fonda su alcuni semplici principi, di derivazione
galileiana o più recentemente popperiana, che devono essere osservati da
chi voglia progredire nel cammino della scienza; essi sono:
1. La formulazione
di un’ipotesi susseguente all’osservazione di un fenomeno o di più
fenomeni combinati
2. La
riproduzione e lo studio del fenomeno in modo che possa essere analizzato
3. La
formulazione di una legge o di un giudizio che descriva il fenomeno e che
consenta di dare predizioni e di indirizzare l’azione dello scienziato
4. La
condivisibilità dei risultati ottenuti con tutti gli altri ricercatori;
il fatto cioè che anche altri possano usufruire di ciò che è stato
scoperto o acquisito per ulteriori studi, verifiche e applicazioni
Chi potrebbe dissentire da tutto questo ? Chi potrebbe rifiutare una tale
garanzia per il mondo scientifico e per la società ?
Nessuno
si sognerebbe mai di deviare da una simile impostazione !
Uno scienziato che tralasciasse di seguire un simile metodo
di studio, non solo non andrebbe lontano nella ricerca, ma sicuramente
sarebbe destinato unicamente al soliloquio.
Rimane però sempre il fatto che l’oncologia attuale fa acqua da tutte
le parti, e a nulla vale aggrapparsi alla scrupolosità del metodo
scientifico, quando i risultati fruibili continuano ad essere
latitanti da decenni.
Qual è la causa di un simile fallimento ? Quali sono i problemi e i
fraintendimenti di un simile stato di cose ?
Senza dubbio la mancanza di linee direttive e di sistemi di
pensieri innovativi !
Una teoria difatti, possiede un’attività rivoluzionaria
dirompente, e quindi di arricchimento dell’apparato concettuale
precostituito, solamente nelle prime fasi, quando cioè è in grado di
fornire (almeno in potenza) dei registri interpretativi sufficientemente
esplicativi della realtà da studiare, e comunque in una misura maggiore
di precedenti matrici concettuali.
Se però una tale teoria non riesce ad arrivare a fornire tutte o quasi le
spiegazioni dei fenomeni oggetto di studio in un tempo ragionevole,
inevitabilmente scivola in un piano di chiusura e di aridità tale, da
consentire solo studi ed esperimenti infruttuosi e ripetitivi.
È una teoria morta.
Quello che avviene cioè, è una
divaricazione, una disarticolazione, una disconnessione, tra l’idea
portante di base e le idee e i concetti di ordine inferiore, con i
relativi esperimenti; in una dinamica in cui la prima si allontana sempre
di più fin quasi a scomparire, in una dimensione metafisica, dove viene
riposta come fatto ormai acquisito, che tutti accettano, al riparo di ogni
critica e di ogni verifica.
A questo punto, diventando estremamente flebile il legame tra
l’ipotesi di fondo e le ipotesi sussidiarie, queste, unitamente alla
congerie di esperimenti ideati per ogni più piccolo elemento costitutivo
di ciascuna ipotesi, tendono ad amplificarsi inutilmente fino
all’infinito.
Si prenda come esempio l’ipotesi metafisica “Il dio Visnù
esiste, perché guarisce le sue creature con gli elementi dell’universo,
con il sole, l’acqua e la terra” e si cerchi in qualche modo di
dimostrare scientificamente che ciò corrisponde alla verità.
Cosa farebbero gli scienziati per avallare questa ipotesi ? Indubbiamente
predisporrebbero due filoni di ricerca, uno epidemiologico e uno più
specificatamente d’ordine chimico e fisico, di dimensioni più o meno
grandi, in dipendenza delle sovvenzioni più o meno planetarie acquisite.
Sicuramente negli stati più ricchi, come ad esempio gli Stati Uniti, si
incomincerebbe a calcolare l’intensità della luce o il suo indice di
rifrazione in rapporto alle varie zone del territorio, in rapporto inoltre
alla media misurata dell’altezza e del peso di un certo numero di
individui presi a campione nelle diverse città; si estenderebbero poi gli
studi epidemiologici, in diverse zone dello stato, alla composizione
dell’acqua e della terra in rapporto alla circonferenza dell’addome o
degli arti ecc. ecc.
In laboratorio si studierebbero invece le variazioni molecolari di ciascun
processo metabolico in rapporto alla magrezza o all’obesità degli
individui studiati, come pure le differenze genetiche dei vari recettori
favorenti un metabolismo alterato, ecc. ecc. Chi
più ne ha più ne metta.…..
La garanzia unica richiesta in tutta questa pianificazione
sperimentale è quella di osservare il massimo rigore metodologico, con
particolare riguardo all’accuratezza delle misurazioni, all’adozione
di criteri valutativi accettati (margine di errore, intervallo di
confidenza, livello di evidenza, scrupolosità nelle interviste, analogie
con pubblicazioni su riviste scientifiche accreditate ecc.), alla
prerogativa di ripetitività degli esperimenti e quindi alla
condivisibilità dei risultati raggiunti con tutto il mondo accademico del
pianeta.
Questa è la teoria genetica del cancro: è possibile dimostrarla così
come è possibile dimostrare l’esistenza di Visnù misurando e studiando
il mondo in lungo e in largo.
Oggetto di fede è l’uno e oggetto di fede è l’altra !
E questo risulta chiaro da alcune semplici considerazioni: le
asserzioni base, su cui ruota il sistema di pensiero di tutta la ricerca e
la teoretica oncologica, sono due: la prima (1) ipotizza che
l’accrescimento incontrollato dipende da un’alterazione dei meccanismi
di crescita causata da una degenerazione e quindi da un malfunzionamento
dei geni; l’altra (2) di ordine descrittivo, afferma che il tumore è
una massa di cellule che tende ad accrescersi sempre di più
Essendo la seconda, la descrizione di un fatto, e la prima un’ipotesi
che intende dimostrarlo, rendendosi necessario un ulteriore passo
interpretativo, viene confezionata un’altra ipotesi che entri più in
dettaglio riguardo al modo in cui avviene l’alterazione della crescita
cellulare: questa è dovuta ad un fenomeno di esagerata moltiplicazione
cellulare (3).
Questa ipotesi però, a sua volta necessita di ulteriori elementi di
spiegazione, cioè come avviene, quali sono le cause che determinano
questa moltiplicazione incontrollata ?
L’ulteriore ipotesi esplicativa è che venga determinata da un
malfunzionamento (4) di alcune sezioni del DNA, i geni, in particolare
quelli preposti alla produzione di quelle molecole semplici o complesse
necessarie alla moltiplicazione cellulare.
Il malfunzionamento quindi viene attribuito (altra ipotesi) ad un danno
molecolare (5) o piuttosto ad un’infinita e al momento sconosciuta serie
di danni molecolari:
Perché avvengono
questi danni però, quali sono i fattori che li determinano? Ulteriori
ipotesi esplicative individuano una serie di possibili emittenti di
alterazioni molecolari in funzione iperplastica, quali: fattori di
crescita (6), ormoni (7), sostanze tossiche (8), radiazioni (9), virus
(10), carenze alimentari (11), fattori ereditari (12), disfunzioni
immunitarie (13), eccessivi carichi di stress neuropsichico (14) ecc.
Delle
14 asserzioni ipotetiche citate, è chiaro che le prime 4 sono più
squisitamente teoriche, mentre le altre possono, rientrando in un
ambito più specifico, essere oggetto di sperimentazione.
La
qual cosa appare subito un’impresa sovrumana, dal momento che gli
elementi da studiare sono infiniti; basta pensare a tutti gli enzimi e le
proteine che viaggiano dentro una cellula, o alla miriade di sostanze con
azione tossica su di essa.
Ad un’analisi più approfondita della prima asserzione
base, inoltre, che il tumore cioè sia dovuto ad un’alterazione dei
meccanismi di crescita, si evidenzia che essa è composta di diversi
concetti:
Quello implicito, tacitamente dato per scontato, che la massa di cellule
tenda intrinsecamente ad accrescersi sempre di più.
L’ipotesi che ciò avvenga per un malfunzionamento dei geni.
L’ipotesi che ciò sia causato da una loro degenerazione su base
molecolare..
L’ipotesi
che il malfunzionamento determini una moltiplicazione cellulare
incontrollata.
Non è quindi da dimostrare solo l’asserzione base, ma con
essa e per essa anche le sue proposizioni costituenti; conseguentemente,
gli esperimenti possono essere concepiti ed attuati per ciascuna
proposizione o sotto-proposizione costituente, con il risultato di
rimanere ciascuno confinato e non comunicante con gli altri, anche e
soprattutto per l’infinità degli elementi che possono entrare in
ambito causale.
Così ad esempio, tutta una linea di esperimenti può interessare le
caratteristiche dell’accrescimento cellulare, come l’entità
misurabile, il grado o la qualità dei sottotipi in riproduzione, la
relazione differenziale rispetto ai differenti tipi di cancro ecc.
Una seconda
impostazione di ricerca potrebbe riguardare quali geni sono mal
funzionanti in rapporto alle varie neoplasie, in modo da essere
classificati come oncogeni; oppure la sinergia di vari raggruppamenti
genici da studiare in un periodo di tempo molto lungo, anni o decenni,
compreso il processo di immortalizzazione in vitro in rapporto alla
cancerogenesi.
Un imprescindibile piano d’indagine poi, sarebbe quello
dedicato allo studio degli innumerevoli fattori tossici in grado di
determinare alterazioni molecolari.
Da quanto esposto si capisce chiaramente perché la teoria genetica del
cancro non arrivi mai ad una conclusione ed a un risultato positivo: perché,
sperimentando all’infinito infiniti fenomeni, può essere solo falsa,
cioè non rispondente alla realtà.
Genetica e cancro non hanno niente a che vedere l’uno con l’altra ! O
come dice Hume:
“Una dimostrazione o è irresistibile o non ha nessuna
forza”,
(D. Hume “Trattato sulla natura umana” Bari 1987 pag. 45).
“…un fiume di parole su un argomento non fa che oscurare
l’oggetto da comprendere, dando ad esso la chiarezza apparente
dell’artificiosità e della banalizzazione.” (M. Heidegger, cit.
pag.208)
Il metodo sperimentale allora, anche se utilizzato nel
migliore dei modi, non porta a nessun risultato, in quanto “serve”
un’idea vuota, metafisica, non dimostrabile né ora né mai.
È inutile nascondersi o vantarsi di possedere un metodo scientifico di
garanzia: se questo è acefalo; sta sullo stesso piano, anche se è più
forbito, della ciarlataneria di chi cerca di individuare la cura del
cancro col “pendolo” o con l’imposizione delle mani.
Conviene capire
allora, prima di rifiutare la genetica, cioè l’unica matrice eziologica
più o meno da tutti tacitamente condivisa, le sue condizioni di veridicità,
in modo da smascherare per sempre la sua fallacia e di conseguenza
l'improponibilità di sistemi terapeutici ancorati nel vuoto.
Cosa è quindi la genetica ? Cosa propone ? Su quali certezze
si fonda ? Cosa dicono i sacri testi ?
Quali certezze offre ai malati ?
E’ bene sottolineare che queste non sono questioni semplicemente
teoriche, ma i presupposti essenziali su cui si fondano le terapie
oncologiche ufficiali, che risulterebbero squalificate per sempre, una
volta dimostrata l’inconsistenza dei principi e delle deduzioni
della genetica, con la conseguenza che dovrebbero scomparire per sempre, e
con essi i tanto faraonici quanto inutili programmi di ricerca, capaci di
partorire solo una marea di se e di condizionali pericolosi.
Per capire meglio però, le dinamiche sottese ad una richiesta e ad una
proposta di terapia antitumorale, conviene chiarire ed esplicitare i
contenuti di un ideale dialogo tra un oncologo e un paziente.
Dialogo
Paziente: Dottore, perché dovrei operarmi, fare la
chemioterapia e la radioterapia ?
Dottore: Perché, vede, c’è una cellula che ha incominciato a
proliferare e a riprodursi senza controllo, in quanto alcuni suoi geni
hanno assunto delle caratteristiche tali, da non avere più un freno a
trasmettere i segnali di riproduzione, che tende ora all’infinito.
Se noi riusciamo a distruggere la massa di cellule degenerate con la
chemioterapia, la radioterapia, o mediante escissione chirurgica,
riusciamo ad avere risultati altamente positivi.
P: Quindi tutto il problema sta nel distruggere le cellule malate ?
D: Certo, e questo oggi è un obiettivo che possiamo tentare di
raggiungere in diversi modi; vede, oggi la ricerca ha fatto dei passi da
gigante: accanto alle terapie accennate, esiste l’immunogenetica con
l’immunoterapia attiva, la terapia genica e gli anticorpi monoclonali;
l’ormonoterapia, efficace specialmente in tumori ormono sensibili come
quello della mammella o della prostata; la terapia anti angiogenica che,
impedendo la generazione di nuovi vasi verso il tumore, tende a farlo
regredire come “per fame”; e non dimentichiamoci di tutta una serie di
sostanze immunostimolanti, capaci di modificare e potenziare la risposta
del sistema immunitario nei confronti di quelle cellule che sono sfuggite
al processo di regolazione della crescita.
P: Indubbiamente c’è da stare tranquilli di fronte ad una conoscenza
scientifica così avanzata, che scende così nel profondo e nell’intimità
dei più delicati meccanismi cellulari di riproduzione.
D: Certo, pensi ad esempio che con gli anticorpi monoclonali si è in
grado di colpire con estrema precisione un singolo peptide o una singola
proteina anomala, come se si usasse un micro-laser o un micro-bisturi;
pensi che attraverso la terapia genica siamo in grado di trasferire un
gene suicida nelle cellule malate, in modo da esporle più facilmente alla
distruzione di un farmaco antineoplastico. Ecc. ecc. ecc.
P: Nella combinazione delle componenti terapeutiche più adatte al mio
caso, posso quindi sperare di trovare una soluzione vincente; spero solo,
dottore, che lei riesca ad individuare ciò che realmente è più
opportuno per la mia malattia.
D: Stia tranquillo, utilizzando tutte le nuove metodiche di indagine e
avvalendomi dell’opera del fior fiore degli specialisti del settore,
sono sicuro che sarà trovata la strada migliore per risolvere il suo
caso.
P: Fiat voluntas Dei.
Dal dialogo presentato, emergono 3 punti significativi
Tutte le terapie si basano su una presunta degenerazione dei
geni, responsabile a sua volta della riproduzione incontrollata delle
cellule.
I metodi degli studi e della ricerca, seguiti peraltro da un imponente
stuolo di scienziati, appaiono effettivamente molto avanzati e
sofisticati.
Il paziente può contare sull’opera di un folto numero di specialisti,
in grado di avvalersi di strutture e strumenti altrettanto speciali.
Ci si domanda allora: Basta questo, è una garanzia per la salute dei
malati di cancro ?
Assolutamente no,
è tutto falso, in quanto a niente valgono le parate di grandiosità se
queste si basano non su certezze, ma solo su un’ipotesi da convalidare.
Nessuno mai, difatti, ha dimostrato il nesso tra iperproduzione cellulare
e cancerogenicità, tra mutagenesi e trasformazione maligna, tra effetti
iperproduttivi cellulari determinati in vitro e tumori presenti in
pazienti in carne ed ossa.
Un conto è la realtà del laboratorio, un conto è la realtà
della vita.
Il sistema poi di
presentare le inconsistenti posizioni teoriche oncologiche come dotate di
verità e di una struttura logica accettabile, quando si sa che sono
fallimentari a priori, è un’operazione inammissibile .
Si
prenda ad esempio, quanto riportato in “Medicina Oncologica” : (Bonadonna
G. Robustelli G. Milano 1999):
A
pag.166, parlando del processo di metastatizzazione, si legge
testualmente: “Da quanto esposto risulta evidente che, al di là dei
fattori meccanici (dimensioni cellulari e del canale vasale, deformabilità
cellulare), la selettività per specifiche sedi vascolari è legata ai
meccanismi di adesione alle pareti vasali, al tipo di enzimi degradativi
prodotti dalla cellula neoplastica e di enzimi inibenti presenti nel
tessuto invaso, ai fattori chemiotattici e aptotattici che guidano
l’insediamento della singola cellula nei siti ottimali per la
proliferazione, ai fattori di crescita autocrini e paracrini e la
possibilità di iniziare a mantenere il processo angiogenico.”
Ciò
che risulta evidente però, è che quello che viene asserito qui, era già
stato bocciato altrove. Difatti precedentemente, sempre a pag. 166,
riguardo al meccanismo di migrazione e crescita su base vascolare si
riporta: ”Non sono note le basi molecolari del fenomeno…”
E
ancora: Il processo di angiogenesi infine (ivi, pag.160), avviene
quando è già avvenuta la metastatizzazione.
Quindi, ricapitolando, la frase “risulta evidente” è
corredata da risultanze solo negative, quindi è sostanzialmente falsa,
come del resto tutta l’oncologia, la cui teoretica prevede in sintesi i
seguenti fenomeni patogenetici:
A)
Alterazioni dei geni e dei cromosomi
B)
Alterazioni molecolari
C)
Trasformazione cellulare neoplastica mediata dagli ormoni
D)
Trasformazione cellulare neoplastica mediata dai fattori di crescita
E)
Trasformazione cellulare favorita da uno stato di immunodeficienza
L’ipotesi della proliferazione incontrollata (IP)
dipenderebbe quindi dal concorso dei fenomeni o fattori A, B, C, D, E,
attivi in sinergia multifasica (consequenziale) oppure semplice.
Nel primo caso
l’ipotesi IP sarebbe spiegata dal fenomeno A, a sua volta spiegato dal
fenomeno B e così via fino all’ultimo fattore; nel secondo caso sarebbe
spiegata con la contemporanea azione di tutti i fattori in gioco.
Schematicamente:
1)
IP ¬ A ¬ B ¬ C ¬ D ¬ E
2)
IP = A + B + C + D + E
Si
consideri però quanto viene riportato sul trattato citato di medicina
oncologica “G. Bonadonna, G. Robustelli) riguardo ai fattori A, B,
C, D, E :
A)
Pagina 7, 3°capoverso. “Il meccanismo attraverso il quale avvengono
alterazioni cromosomiche è tuttora sconosciuto.”
B)
Pagina 137 ultimo capoverso. Un uso più diretto delle lesioni molecolari,
in senso terapeutico, appare oggi ancora incerto.
C)
Pagina 385. “…le varie metodiche impiegate nel tentativo di
discriminare le forme ormonodipendenti, sia del carcinoma mammario che di
altre neoplasie, non hanno dato che indicazioni approssimative.”
D)
Pagina 124 fine. “Malgrado l’interesse biologico di questa classe di
proto-oncogeni, nessun fattore di crescita si è dimostrato fino ad
ora strutturalmente coinvolto in lesioni genetiche dei tumori
umani”.
E)
Pagina 157. “…la terapia immunologica specifica dei tumori umani, che
è lo scopo ultimo di ogni ricerca di immuno-oncologia, è ora più
potenziale che attuale…”
Ne risulta che, secondo il modello multifasico, l’ipotesi
di base IP viene spiegata con il fenomeno ignoto A, che viene spiegato con
il fenomeno B, anch’esso ignoto, che viene a sua volta spiegato con il
fenomeno ignoto C, spiegato con il fenomeno ignoto D, spiegato con il
fenomeno ignoto E…potrebbero essere aggiunti n fenomeni ignoti.
Secondo l’altro modello invece l’ipotesi IP viene
spiegata mediante il concorso di molti fenomeni insieme (A, B, C, D, E,
n), anch’essi però tutti ignoti.
Da quanto esposto risulta chiaro che, quale che sia il metodo di
spiegazione adottato, essendo tutti i fattori ignoti, l’ipotesi
principale dell’oncologia, ancorata al mirabile meccanismo della
multifattorialità, che è capace di spiegare tutto senza conoscere
niente, rimane solo un mistero.
Di fronte ad una logica così illogica, viene da pensare allora se la
formulazione dell’ipotesi fondamentale dell’oncologia possegga i
requisiti di una proposizione razionale, se cioè almeno corrisponda
descrittivamente alla verità.
Ed è qui che si scopre la sorpresa: “Un tumore è costituito da
popolazioni diverse dal punto di vista cinetico. Le cellule proliferanti
sono spesso una minoranza…Nei tumori solidi, invece, il ritmo
esponenziale di crescita si verifica solo nella fase iniziale della vita
del tumore”
(Bonadonna Robustelli, cit.pag.72).
Il principio o ipotesi fondamentale su cui poggia tutta
l’oncologia, quindi, è palesemente falso in quanto:
1) È
privo di una verità di ragione, in quanto non poggia su un principio di
non contraddizione (l’iperplasia è e non è ammessa allo stesso tempo).
2) È
privo di una ragione sufficiente in quanto, essendo tutti i fatti o
fenomeni esplicativi ignoti, non esiste nessuna ragione di fatto.
“D’altronde,
è proprio sapendo che un oggetto è, che noi cerchiamo perché esso è;
risulta invece difficile cogliere un oggetto, … quando non si sa che
esso è.” (Organon, Aristotele Milano 2003 p. 375).
“A
che giovano spiegazioni, che da ultimo conducono ad un termine altrettanto
sconosciuto quanto il primo problema ?”
(A. Schopenauer “Il mondo come
volontà e rappresentazione” Bari 2004 Pag. 151)
In conclusione, un fatto inesistente viene spiegato con
fenomeni ignoti, tanto più che l’ipotesi portante di una causalità
genetica in senso iperproduttivo neoplastico si riduce ad una forzatura,
al fatto cioè che le strutture e i meccanismi preposti alla normale
attività riproduttiva cellulare, per intendersi quella di tutti i giorni,
per cause imprecisate assumerebbero in un determinato momento un
atteggiamento autonomo e svincolato rispetto alla globale economia
tessutale.
Gli
stessi geni allora che normalmente svolgono un ruolo positivo nella
riproduzione cellulare, vengono chiamati proto-oncogeni, quando li si
considera in un ottica deviata; quelli che la inibiscono, sono chiamati
geni soppressori o oncogeni recessivi. Ad esempio il gene da cui dipende
normalmente l’ormone tiroideo, secreto tutti i giorni, ad un certo
momento, non si sa perché - ed è qui che sta il mistero che regge
tutta la ricerca - diventa anomalo, con ripercussione sui cicli di
crescita.
È
un po’ come ipotizzare che la bocca, un organo preposto all’assunzione
e alla masticazione del cibo, in un determinato momento della vita fosse
utilizzata per mordere e masticare le proprie mani.
Ma
se i processi patogenetici sono ignoti, l’ipotesi di base non ha
riscontro attuale nella realtà, il presupposto dell’ipotesi è una
forzatura cioè un’invenzione, in pratica cioè se tutti i livelli del
sistema sono falsificati, non si capisce perché si debba continuare a
sostenere un’idea fallimentare.
I
misteriosi e complicati fattori genetici, la mostruosa capacità
riproduttiva di un’entità patologica capace di scompaginare qualsiasi
tessuto, l’implicita ancestrale tendenza dell’organismo umano a
deviare in senso autodistruttivo, o altre simili argomentazioni,
condite
peraltro con una quantità di "se" e di "forse" di
valore esponenziale, non possono ormai accontentare più nessuno; sono
farneticazioni.
Gli
scienziati però, perché continuano a propugnare un’idea così
infondata ? Che cos’è che spinge uno studioso a continuare a professare
una teoria così strampalata ?
A
questo punto l’unico motivo veramente logico può essere solo la forza
dell’abitudine, “laddove…dovrebbe a dirittura ammutire, e confessare
la propria ignoranza…ritiene come noto ciò che gli è, per un uso
frequente, familiare…si immagina di vedere e sapere ciò che le sue
apprensioni e le sue speranze lo spingono ad ammettere e a credere.” (I.
Kant, cit p.316).
È
un po’ come la storiella dell’ubriaco e del lampione.
C’è un
ubriaco che cerca qualcosa sotto un lampione, un passante gli chiede:
"Qualche problema E lui: Ho perso la
chiave. Dove l’ha persa ?. Dall’altro
lato della strada. Ma che cosa ci fa qui allora ? Bè almeno qui c’è luce".
È così che funziona
l’Oncologia attuale: si guarda dove c’è luce perché è l’unica
cosa che possiamo fare. (Noam Chomsky “Capire il potere” Milano 2002
Pag. 355)
In
questo modo “…l’errore può dominare per secoli, imporre a popoli
interi il suo giogo di ferro…
(A. Schopenauer cit. pag. 59).
Dal libro “Il Cancro è un fungo” del
Dott.Tullio Simoncini
(Oncologo)
Commento NdR:
In uno dei vari scambi di opinione che ho
avuto con il dott.
Tullio
Simoncini ho fatto presente che:
La
Candida Albicans e' un fungo
saprofita, cioe' essa produce sostanze utili e si nutre di parti
morti od ammalate dei tessuti, di fatto essa e' uno degli spazzini
dell'organismo; essa fino a quando, per la presenza di microbi
antagonisti che la controllano, rimane nei valori quantitativi
necessari vitali, essa e' utile all'organismo, ma quando per la mancanza
di antagonisti per l'alterazione della flora autoctona residente,
prolifera a dismisura, essa diviene patogena, cioe' produce anche
sostanze tossiche ed inizia a veicolarsi in certe parti del corpo ove
essa si puo' recare attirata dal terreno-tessuto-cellule intossicato ed
in acidosi, in loco tende a proliferare a dismisura (sempre la mancanza
degli antagosnisti accorpando i tessuti e quindi formando la massa
tumorale che tenta alle volte anche di fagocitare.
Il bicarbonato agisce si sulla
proliferazione della candida, basicizzando la zona ove essa prolifera.
Il rendere basici i tessuti od i liquidi
serve a normalizzare il pH
in loco ed a far rientrare l'abnorme proliferazione della candida in
modo che essa riprenda le sue normali funzioni di aiuto all'organismo.
In questo modo anche le cellule si rimettono a funzionare bene
immediatamente ove la normalizzazione del pH e' avvenuta.
Per cui in certe ricerche effettuate e' possibile, come in questo nel
modello animale
indicato qui, che
la parte studiata-analizzata ove e' presente la Candida, non abbia tutte
le condizioni reali che si presentano nei vari tipi di tessuto UMANO
canceroso (intossicazione
+ acidosi +
infiammazione +
alterazione di
flora autoctona +
Conflitto spirituale irrisolto) ed ecco che essa svolge il
suo normale lavoro di aiuto e non quello contro la vita dell'ospitante.
Ecco perche' NON condivido tutto cio' che afferma il dott. Tullio
Simoncini sulla
Candida, essa NON e' l'unica Causa fisiologica, ma una
con-causa efficace della formazione del
tumore (freddo o caldo), cosi come descritto nella mia tesina:
CANCRO e MEDICINA NATURALE
(Principi, Cause, con-Cause, Diagnosi, Terapia); il cancro come tutte le
malattie, e' quindi una malattia Multifattoriale.
Inoltre occorre dire che ogni malato che segue le terapie della
Medicina Naturale, subisce a sua insaputa o meno la "crisi
di eliminazione", cioe' il corpo tende ad
eliminare le sostanze
tossiche depositate nei tessuti; in quel "frangente" se
l'organismo non e' piu' che supportato dalle adatte terapie naturali,
per poter sopportare quella crisi di eliminazione, egli puo'
soccombere e morire.
Altra considerazione, occorre tenere presente che
NON tutti coloro che seguono le terapie
naturali e che sono malati di cancro, guariscono.
Alcuni bloccano solo l'avanzata del tumore o del cancro, altri
guariscono totalmente, ma sono pochi, altri infine muoiono, in quanto
non riescono a superare la "crisi di eliminazione" e/o sono arrivati
tardi ad applicarle, quando le loro riserve vitali erano ormai state
esaurite da
Chemio,
Radio terapia, od altro, per cui non ce la fanno, come non ce la fanno
le centinaia di migliaia di cancerosi che affidandosi
esclusivamente alla
Chemio
ed alla Radioterapia, muoiono (salvo quelli che si operano
chirurgicamente i quali hanno maggiori possibilita' di sopravvivenza.
Le statistiche a livello mondiale parlano del 2-5 % di possibilita' di
sopravvivenza nel primi 10 anni, dalla diagnosi di cancro, dei malati
curati con la Chemio-Radio terapia... e' veramente
deprimente come questa
medicina ufficiale sia totalmente
impotente davanti al male del secolo.
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
Cancro = Combattere l'acidita'
per sconfiggerlo - Le ultime ricerche
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo
+
Terapia Biologica Metabolica CRAP
+
Cura metabolica per il Cancro + Stress Ossidativo +
PREVENZIONE,
TERAPIA per il Cancro, perche' NON si vuole applicare ? + Terreno Oncologico +
Bioelettronica +
Semeiotica e Biofisica
Documenti provanti l'indispensabilita'
delle Vitamine della
Frutta e
verdura, oltre ai
sali minerali:
Doc.1
+
Doc.2
+
Doc.3
+ Doc.4
+
Doc.5
+
Doc.6
+
Doc.7
+
Doc.8
+
Doc.9
+
Doc.10 +
Doc.11 +
Doc.12 +
Doc.13 +
Doc.14 +
Doc.15 +
Doc.16 +
Doc.17 +
Doc.18 +
Doc.19 +
Doc.20 +
Doc.21 +
Doc.22 +
Doc.23 +
Doc.24 +
Doc.61
E
tuttavia, laddove ci sia anche una piccola
volontà e speranza di vivere, un’adeguata
terapia fito-nutrizionale (NdR: anche via
endovena con soluzioni
mineral -
vitaminiche - vedi
QUI il
medico che utilizza con successo questo sistema
- l'ideale e utilizzare quelli non di sintesi chimica, ma di
estrazione naturale - assieme all'assunzione via
orale di
fermenti lattici appropriati a seconda del
paziente ed
enzimi) può rendere normale il
guarire naturalmente dal tumore, cosa che oggi
vogliono farci ritenere impossibile o puramente
miracoloso (vedi quei
medici che
alle volte preferiscono
spedire il malato a Lourdes piuttosto che
permettergli di curarsi naturalmente).
vedi anche :
CURE
Naturali
del
Cancro
+
Documentazione
+
Protocollo G. Puccio
+
Diritti negati
+ Ricercatore
ostacolato dalla Oncologia Ufficiale + Giornale di Sicilia +
Come fare i clisteri di acqua basica +
Cancro e Medicina Naturale
+
1.000 Piante per il Cancro
+
Libro del dott. Nacci
(Italiano) + Libro
del dott. Nacci in Inglese + Condiloma eliminato con acqua
basica al Bicarbonato di Sodio +
Protocollo della Salute + Cancro +
Diagnosi precoce
|