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Autopoiesi,
Gaia, Simbiogenesi: le conseguenze per I’oncologia
Tutte
le cellule viventi sono autoorganizzate, autopoietiche. Nella rete globale
dei bioti (la somma di tutti gli organismi viventi - sia unicellulari che
pluricelluIari - esistiti ed ancora esistenti), soddisfano il principio
Gaia nella dimensione del tempo e dello spazio; creano cioè autonomamente
le condizioni della vita in uno scambio permanente tra mondo organico ed
inorganico. Queste condizioni valgono sia nel macro-ambiente dell’intera
biosfera, che nel micro-ambiente all’interno e al di fuori delle
cellule.
Quando questo equilibrio viene alterato, l’interazione dei
partner anaerobici ed aerobici, integrati nel corso dell’evoluzione simbiogenetica non può più funzionare. La cellula muore (morte
programmata della cellula — apoptosi) oppure l’endosimbionte
anaerobico (dal greco endo = interno, symbiosis = comunità) si separa
dall’endosimbionte aerobico (mitocondrio). Quest’ipotesi si verifica
quando nell’ambiente extracellulare sussistono le stesse condizioni
bioenergetiche permanenti, presenti prima della nascita dell’endosimbiosi
fra il partner anaerobico e quello aerobico, per l’endosimbiosi primaria
del protista, e cioè senza respirazione ad ossigeno.
La
tesi degli oncologi neodarwinisti, secondo cui mutazioni genetiche
primarie di origine casuale sarebbero responsabili del regresso della
cellula verso uno stadio più antico dal punto di vista biologico ed
evolutivo, e cioè del ricupero energetico tramite fermentazione e della
divisione cellulare illimitata, non è plausibile.
I geni non contengono
il codice della vita, ma sono piuttosto degli switch macromolecolari con
una regolazione bioenergetica decentralizzata, e che entro certi ambiti
traducono le informazioni delle fluttuazioni dinamico quantistiche in una
sintesi delle proteine (figura 11). Fra i circa 50.000 geni del genoma
umano (la totalità dei geni), solo il 3% viene attivato per la sintesi
delle proteine, Il resto, vale a dire, la grandissima parte dei geni, è
considerato dai neodarwinisti “rifiuto genetico” biologico-evolutivo.
Quest’ipotesi tuttavia contraddice la legge di Darwin della selezione
naturale, per cui i geni non attivati dovrebbero essere le vittime ditale
selezione.
Questa
contraddizione può essere resa più chiara considerando il problema dei
gemelli:
i
gemelli monocoriali sono il frutto della fecondazione di un unico ovulo
con patrimonio genetico perfettamente identico (un segmento di cromosomi
identico sia del padre che della madre) e mitocondri identici, con
successiva divisione in due ovuli embrionali divisibili, I gemelli
bicoriali invece sono il frutto della contemporanea fecondazione di due
ovuli indipendenti con patrimonio genetico perfettamente identico (un
segmento identico di cromosomi materni in ognuno dei due ovuli ed un
segmento identico di cromosomi paterni in ognuno dei due spermatozoi). Non
c’è motivo per presumere che le dotazioni genetiche dei due ovuli
materni e dei due spermatozoi paterni non siano identici. Il fenotipo (=
proprietà espresse di un organismo) dei due gemelli monocoriali tuttavia
è (pressoché) identico, mentre il fenotipo dei gemelli bicoriali è
differente (a parte le possibili differenze di sesso). Il fenotipo cioè
non può dipendere dai soli geni. utti gli esseri umani sintetizzano le
stesse proteine (a meno di certi danni a livello dei cromosomi materni o
paterni o di entrambi, le cosiddette malattie ereditarie). Non è identica
invece né la quantità né la qualità dei mitocondri, che si dividono
indipendentemente dal ciclo di divisione del nucleo e, durante la
divisione dell’ovulo, si distribuiscono casualmente alle cellule figlie
e possono avere una resa qualitativa diversa, I mitocondri negli
spermatozoi del padre vengono espulsi prima della fusione con l’ovulo,
per cui alla progenie vengono ceduti i soli mitocondri materni.
Ma visto
che accanto alla quantità e qualità dei mitocondri endosimbiotici, il
setting complessivo dell’ovulo individuale risulta decisivo per il
pattern di informazioni bioenergetico dell’ovulo, e visto che ogni ovulo
rispecchia la trasformazione dinamico-quantistica, al momento della
fecondazione dell’unico ovulo dei gemelli monovulari, le condizioni di
partenza sono identiche, mentre al momento della fecondazione
contemporanea di due ovuli nei gemelli biovulari, le condizioni di
partenza sono variabili entro certi limiti.
La
teoria neodarwinista della selezione genetica è perciò non cogente. La
regressione delle cellule differenziate verso lo stadio
biologico-evolutivo arcaico dei protisti, richiederebbe - nel corso di una
sola generazione - un tasso di mutazioni genetiche casuali con un ordine
spazio-temporale a e, da contraddire ogni probabilità
matematico-statistica (per i 39 geni mitocondriali non protetti, il tasso
di mutazioni naturale ammonterebbe a una mutazione in un milione di anni;
in caso contrario i geni subirebbero mutazioni talmente rapide da non
garantire una riproduzione ordinata). Sarebbe invece più plausibile
l’ipotesi per cui i geni, non utilizzati come switch per la sintesi
proteica della cellula differenziata, ma disponibili come residuo di stadi
evolutivi precedenti, vengono riattivati.
Questo è possibile quando i
pattern informativi bioenergetici della cellula hanno subito modifiche
tali, che dopo la disintegrazione dell’endosimbiosi con i mitocondri,
gli endosimbionti anaerobici primari sviluppano una vita propria non più
coordinata con le cellule circostanti, dividendosi senza freni in un
continuo processo di interazione con il micro-ambiente interno ed esterno
alla cellula ed intossicando nel tempo l’organismo intero con i propri
metaboliti.
Le
condizioni della trasformazione regressiva delle cellule differenziate in
cellule tumorali sono molteplici:
• Alterazione delI’apporto regolare di
ossigeno molecolare nel tratto compreso tra la matrice attraverso la
membrana cellulare e le membrane degli
organelli cellulari nel bioreattore dei mitocondri
• Danneggiamento del DNA mitocondriale e
degli enzimi della catena respiratoria
• Produzione ridotta di ATP, produzione
eccessiva e duratura di ossidi di azoto gassosi con conseguente formazione
di perossinitrito e di gruppi
idrossilici
• Maggiore produzione di radicali azotati
ed ossigenati ed esaurimento del sistema del glutatione
• Aumento della produzione di
perossilipidi
• Arricchimento dei metaboliti acidi e
destrutturazione della matrice come filtro molecolare con formazione di
acido ialoronico
• Inversione di carica con aumento
massiccio dell’apporto di potassio nella cellula trasformata che induce
una divisione cellulare incontenibile
• E molte altre alterazioni
Le
conseguenze terapeutiche per la prevenzione e la terapia antitumorale
La
medicina del cancro dominante predilige la riduzione o eliminazione del
tessuto tumorale mediante interventi chirurgici, radioterapia o
chemioterapia. Fino al giorno d’oggi, I’oncologia tradizionale non ha
considerato a sufficienza la necessità irrinunciabile di creare un
equilibrio delle condizioni bioenergetiche di base nel
micro-ambiente
intracellulare ed extracellulare; questo approccio è probabilmente frutto
della teoria dominante, secondo cui le cellule tumorali sarebbero il
risultato di mutazioni genetiche casuali su cui sarebbe impossibile
intervenire con terapie biologiche.
Analizzeremo in seguito con alcuni
esempi alla mano questo errore fatale dei moderni discepoli di Darwin, i
rappresentanti della medicina neodarwinista dominante.
Tempo fa, la televisione pubblica tedesca si è occupata di una bambina di
sei mesi affetta da neuroblastoma.
Si erano già formate numerose
metastasi. li primario che la ebbe in cura, dichiarò di fronte alle
telecamere che la malattia sarebbe stata inguaribile e che era stato
costretto ad annunciare la morte precoce della bambina ai genitori
disperati. Casualmente, i genitori vennero a conoscenza di un nuovo
prodotto antitumorale, dal nome commercial e Reancostat” e chiesero la
somministrazione di questo farmaco al bambino.
Su richiesta dei genitori,
il primario acconsentì poiché, come dichiarava, tutte le possibilità
terapeutiche della medicina tradizionale erano esaurite.
Il
“Recancostat” non era riconosciuto dalle autorità competenti come
prodotto per la terapia del cancro.
La bambina guari completamente. - vedi:
CRAP: Nutriterapia Biologica Metabolica x Cancro
I
genitori grati fondarono un’iniziativa in tutta la Germania, per
diffondere l’efficacia di “Recancostat” presso altri malati di
cancro, parenti e medici e per ottenere l’inserimento del farmaco nel
prontuario.
Nel corso della trasmissione televisiva, il primario ed altri
oncologi parlarono di “guarigione miracolosa inspiegabile per la scienza
medica, senza discutere dell’efficacia biologica delle sostanze
contenute nel “Recancostat”.
Alcuni mesi dopo, la Commissione Farmaci
dell’Ordine Federale dei Medici comunicava che “Recancostat” non
poteva essere raccomandato per l’iscrizione nel prontuario, vista
l’assenza di test e studi cIinici sulle tre sostanze singole contenute e
le possibili interazioni.
“Recancostat”
contiene tre principi attivi naturali: glutatione, cisteina ed
antocianine.
Il glutatione è presente in tutte le cellule dell’organismo umano, in
particolare nei mitocondri; si tratta di un tripeptide costituito dalle
tre molecole cisteina, acido glutamico eglicocoll.
La molecola centrale,
la cisteina, è il più importante aminoacido con gruppo sulfidrilico
dell’organismo.
Gli aminoacidi formano le proteine. Nel
glutatione, la
cisteina è contenuta prevalentemente in forma ridotta (abbreviato GSH), e
in quanto donatore di elettroni e di ioni idrogeno, è in grado di
neutralizzare i radicali nitrilici ed ossidrilici tramite il trasferimento
di elettroni e di ioni idrogeno. In questo modo il glutatione si
trasforma nella sua forma ossidata, il
GSSG. Il rapporto fra GSH e GSSG deve essere attorno a 400:1 perché
l’irrinunciabile funzione di disintossicazione del glutatione
all’interno del sistema di ossido-riduzione possa essere efficace.
Per
questo motivo il GSSG ossidato deve continuare a trasformarsi nel GSH
ridotto, processo reso possibile grazie agli enzimi flavinici (o
flavoenzimi) trasportatori di idrogeno, quale la glutatione idrogenasi,
che a sua volta richiede determinati coenzimi (FM N e FA D), comprendente
la riboflavina, vitamina B2.
Altri
enzimi interessati richiedono il
selenio.
Nel
sistema periodico degli elementi, l’ossigeno, lo zolfo e il selenio sono
contenuti nella stessa colonna, in quanto presentano una carica uguale del
guscio di elettroni esterno degli atomi, per cui sono in grado di
scambiare elettroni.
Queste caratteristiche fisico-atomiche furono una
condizione imprescindibile per la simbiogenesi fra protisti anaerobici
—
con l’integrazione dei procarioti anaerobici — e i procarioti
aerobici, vale a dire i mitocondri. Senza un regolare smaltimento dei
prodotti residui dei mitocondri (accanto all’acqua e al 002, diversi
radicali di ossigeno) per mezzo del glutatione ridotto, gli elettroni —
eccitati dall’energia dei fotoni (nella fotosintesi dei cianobatteri,
delle alghe e delle piante) — degli zuccheri, delle proteine e dei
grassi non avrebbero potuto essere trasferiti alla molecola ATP portatrice
di energia tramite l’ossigeno molecolare nella catena di respirazione
dei mitocondri.
In
tutte le patologie sistemiche, compreso il tumore, il livello di
glutatione ridotto cala, per cui l’intervento più urgente ne dovrà
prevedere il bilanciamento.
Questo avviene mediante somministrazione di glutatione o del suo precursore, ossia la molecola cisteina, sotto forma
di N-acetil-cisteina. Inoltre occorrerà somministrare eventualmente la
vitamina B2 oppure NADH o selenio per migliorare la riduzione del
glutatione ossidato. Questo compito è svolto anche da pigmenti vegetali,
vale a dire le antocianine, il terzo componente del “Recancostat”.
Prima,
durante o dopo un intervento chirurgico, la radioterapia o la
chemioterapia — qualora il paziente lo decidesse — si rende perciò
indispensabile questo bilanciamento dei potenziali di ossido-riduzione con
il glutatione, ossia la cisteina e la somministrazione di sostanze per
rendere migliore il trasporto dell’idrogeno in quanto forza
elettromotrice per il trasferimento degli elettroni.
La
“miracolosa guarigione” della bambina affetta da neuroblastoma è
quindi perfettamente comprensibile sulla base dei fatti
biologico-evolutivi e bioenergetici: la rivitalizzazione del sistema del
glutatione della bambina “irrecuperabile” ha nuovamente normalizzato
la complessa interazione fra respirazione della cellula nei mitocondri e
la capacità di dividersi della cellula, in quanto l’espressione dei
seni per gli enzimi, necessari per il ritorno alla produzione energetica
per via fermentativa della cellula cancerosa, dipende dal valore di 02
nella catena respiratoria dei mitocondri.
AI di sotto di una soglia
critica viene attivata una reazione a catena: la respirazione dei mitocondri
viene disattivata, mentre viene attivata la fermentazione. La
cellula può perciò trasformarsi in cellula cancerosa, si riducono i
potenziali di ossidoriduzione e, in funzione del potenziale di
ossido-riduzione appunto, vengono riattivati dei geni finora inattivi
(questa reazione è erroneamente considerata dai neodarwinisti come
“mutazione genetica casuale”).
Una
“sorprendente protezione contro i tumori” è stata individuata
recentemente nel corso di studi cImici dell’oncologia convenzionale
118]. Dieci anni fa, medici australiani chiesero a 700 pazienti, la metà
dei quali era affetta da tumore al colon, quali farmaci avevano assunto
negli anni precedenti.
Un numero sorprendente di pazienti non affetti da
tumore al colon aveva ingerito per anni preparati a base di acido
acetilsalicilico (Aspirina) contro frequenti emicranie o malattie
reumatiche croniche.
Nei consumatori di AAS, il rischio del tumore al
colon si era pressoché dimezzato.
Un gruppo di ricercatori della Società
Oncologica Statunitense analizzò i dati cIinici di più di 600.000
pazienti.
Nei consumatori abituali di AAS, venne confermato il
dimezzamento del rischio di tumore al colon. Contemporaneamente venne
constatata una riduzione dell’incidenza di cancro all’esofago e allo
stomaco.
L’acido
salicilico (da salix = salice) estratto dalla corteccia del salice, venne
utilizzato già nella farmacopea dell’antico Egitto.
L’acido
salicilico appartiene al grande gruppo dei polifenoli, molecole con un
sistema anulare multiplo: Le pareti di tu e e cellule di tutte le alghe e
piante contengono numerosi polifenoli che svolgono un’importante
funzione di bilanciamento per la regolazione precisa dei potenziali di
ossido-riduzione. Le alghe e le piante che praticano a fotosintesi sono
particolarmente esposte alla luce UV solare con conseguente aumento della formazione di radicali.
Questa
sovrapproduzione viene bilanciata altro dai polifenoli. Nelle alghe e
nelle piante, i polifeno li assumono anche un ruolo importante per la
difesa contro i microbi.
Le piante sono prive di immunociti, ma tutte le
cellule delle piante producono monossido di azoto gassoso (NO) per
difendersi contro funghi e batteri [19]. e il livello di NO aumenta
eccessivamente e per troppo tempo, i polifenoli sono chiamati a regolare
il bilancio del potenziale di ossido-riduzione,
a
causa della loro capacità di catturare e cedere elettroni e ioni idrogeno
secondo necessità.
Continua
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