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"Medicina Alternativa"   per  CORPO  e   SPIRITO
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Alternative Medicine"
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L’ERRORE di DARWIN e la medicina dei tumori - 8
 

Autopoiesi, Gaia, Simbiogenesi: le conseguenze per I’oncologia 

Tutte le cellule viventi sono autoorganizzate, autopoietiche. Nella rete globale dei bioti (la somma di tutti gli organismi viventi - sia unicellulari che pluricelluIari - esistiti ed ancora esistenti), soddisfano il principio Gaia nella dimensione del tempo e dello spazio; creano cioè autonomamente le condizioni della vita in uno scambio permanente tra mondo organico ed inorganico. Queste condizioni valgono sia nel macro-ambiente dell’intera biosfera, che nel micro-ambiente all’interno e al di fuori delle cellule.
Quando questo equilibrio viene alterato, l’interazione dei partner anaerobici ed aerobici, integrati nel corso dell’evoluzione simbiogenetica non può più funzionare. La cellula muore (morte programmata della cellula — apoptosi) oppure l’endosimbionte anaerobico (dal greco endo = interno, symbiosis = comunità) si separa dall’endosimbionte aerobico (mitocondrio). Quest’ipotesi si verifica quando nell’ambiente extracellulare sussistono le stesse condizioni bioenergetiche permanenti, presenti prima della nascita dell’endosimbiosi fra il partner anaerobico e quello aerobico, per l’endosimbiosi primaria del protista, e cioè senza respirazione ad ossigeno.

La tesi degli oncologi neodarwinisti, secondo cui mutazioni genetiche primarie di origine casuale sarebbero responsabili del regresso della cellula verso uno stadio più antico dal punto di vista biologico ed evolutivo, e cioè del ricupero energetico tramite fermentazione e della divisione cellulare illimitata, non è plausibile.
I geni non contengono il codice della vita, ma sono piuttosto degli switch macromolecolari con una regolazione bioenergetica decentralizzata, e che entro certi ambiti traducono le informazioni delle fluttuazioni dinamico quantistiche in una sintesi delle proteine (figura 11). Fra i circa 50.000 geni del genoma umano (la totalità dei geni), solo il 3% viene attivato per la sintesi delle proteine, Il resto, vale a dire, la grandissima parte dei geni, è considerato dai neodarwinisti “rifiuto genetico” biologico-evolutivo. Quest’ipotesi tuttavia contraddice la legge di Darwin della selezione naturale, per cui i geni non attivati dovrebbero essere le vittime ditale selezione.

Questa contraddizione può essere resa più chiara considerando il problema dei gemelli:
i gemelli monocoriali sono il frutto della fecondazione di un unico ovulo con patrimonio genetico perfettamente identico (un segmento di cromosomi identico sia del padre che della madre) e mitocondri identici, con successiva divisione in due ovuli embrionali divisibili, I gemelli bicoriali invece sono il frutto della contemporanea fecondazione di due ovuli indipendenti con patrimonio genetico perfettamente identico (un segmento identico di cromosomi materni in ognuno dei due ovuli ed un segmento identico di cromosomi paterni in ognuno dei due spermatozoi). Non c’è motivo per presumere che le dotazioni genetiche dei due ovuli materni e dei due spermatozoi paterni non siano identici. Il fenotipo (= proprietà espresse di un organismo) dei due gemelli monocoriali tuttavia è (pressoché) identico, mentre il fenotipo dei gemelli bicoriali è differente (a parte le possibili differenze di sesso). Il fenotipo cioè non può dipendere dai soli geni. utti gli esseri umani sintetizzano le stesse proteine (a meno di certi danni a livello dei cromosomi materni o paterni o di entrambi, le cosiddette malattie ereditarie). Non è identica invece né la quantità né la qualità dei mitocondri, che si dividono indipendentemente dal ciclo di divisione del nucleo e, durante la divisione dell’ovulo, si distribuiscono casualmente alle cellule figlie e possono avere una resa qualitativa diversa, I mitocondri negli spermatozoi del padre vengono espulsi prima della fusione con l’ovulo, per cui alla progenie vengono ceduti i soli mitocondri materni. 
Ma visto che accanto alla quantità e qualità dei mitocondri endosimbiotici, il setting complessivo dell’ovulo individuale risulta decisivo per il pattern di informazioni bioenergetico dell’ovulo, e visto che ogni ovulo rispecchia la trasformazione dinamico-quantistica, al momento della fecondazione dell’unico ovulo dei gemelli monovulari, le condizioni di partenza sono identiche, mentre al momento della fecondazione contemporanea di due ovuli nei gemelli biovulari, le condizioni di partenza sono variabili entro certi limiti.

La teoria neodarwinista della selezione genetica è perciò non cogente. La regressione delle cellule differenziate verso lo stadio biologico-evolutivo arcaico dei protisti, richiederebbe - nel corso di una sola generazione - un tasso di mutazioni genetiche casuali con un ordine spazio-temporale a e, da contraddire ogni probabilità matematico-statistica (per i 39 geni mitocondriali non protetti, il tasso di mutazioni naturale ammonterebbe a una mutazione in un milione di anni; in caso contrario i geni subirebbero mutazioni talmente rapide da non garantire una riproduzione ordinata). Sarebbe invece più plausibile l’ipotesi per cui i geni, non utilizzati come switch per la sintesi proteica della cellula differenziata, ma disponibili come residuo di stadi evolutivi precedenti, vengono riattivati.
Questo è possibile quando i pattern informativi bioenergetici della cellula hanno subito modifiche tali, che dopo la disintegrazione dell’endosimbiosi con i mitocondri, gli endosimbionti anaerobici primari sviluppano una vita propria non più coordinata con le cellule circostanti, dividendosi senza freni in un continuo processo di interazione con il micro-ambiente interno ed esterno alla cellula ed intossicando nel tempo l’organismo intero con i propri metaboliti.

Le condizioni della trasformazione regressiva delle cellule differenziate in cellule tumorali sono molteplici:
•      Alterazione delI’apporto regolare di ossigeno molecolare nel tratto compreso tra la matrice attraverso la membrana cellulare e le membrane degli organelli cellulari nel bioreattore dei mitocondri
•      Danneggiamento del DNA mitocondriale e degli enzimi della catena respiratoria
•      Produzione ridotta di ATP, produzione eccessiva e duratura di ossidi di azoto gassosi con conseguente formazione di perossinitrito e di gruppi idrossilici
•      Maggiore produzione di radicali azotati ed ossigenati ed esaurimento del sistema del glutatione
•      Aumento della produzione di perossilipidi
•      Arricchimento dei metaboliti acidi e destrutturazione della matrice come filtro molecolare con formazione di acido ialoronico
•      Inversione di carica con aumento massiccio dell’apporto di potassio nella cellula trasformata che induce una divisione cellulare incontenibile
•     E molte altre alterazioni

 Le conseguenze terapeutiche per la prevenzione e la terapia antitumorale

La medicina del cancro dominante predilige la riduzione o eliminazione del tessuto tumorale mediante interventi chirurgici, radioterapia o chemioterapia. Fino al giorno d’oggi, I’oncologia tradizionale non ha considerato a sufficienza la necessità irrinunciabile di creare un equilibrio delle condizioni bioenergetiche di base nel micro-ambiente intracellulare ed extracellulare; questo approccio è probabilmente frutto della teoria dominante, secondo cui le cellule tumorali sarebbero il risultato di mutazioni genetiche casuali su cui sarebbe impossibile intervenire con terapie biologiche. 
Analizzeremo in seguito con alcuni esempi alla mano questo errore fatale dei moderni discepoli di Darwin, i rappresentanti della medicina neodarwinista dominante.
Tempo fa, la televisione pubblica tedesca si è occupata di una bambina di sei mesi affetta da neuroblastoma. 
Si erano già formate numerose metastasi. li primario che la ebbe in cura, dichiarò di fronte alle telecamere che la malattia sarebbe stata inguaribile e che era stato costretto ad annunciare la morte precoce della bambina ai genitori disperati. Casualmente, i genitori vennero a conoscenza di un nuovo prodotto antitumorale, dal nome commercial e Reancostat” e chiesero la somministrazione di questo farmaco al bambino.
Su richiesta dei genitori, il primario acconsentì poiché, come dichiarava, tutte le possibilità terapeutiche della medicina tradizionale erano esaurite. 
Il “Recancostat” non era riconosciuto dalle autorità competenti come prodotto per la terapia del cancro. 
La bambina guari completamente. - vedi:
CRAP: Nutriterapia Biologica Metabolica x Cancro
I genitori grati fondarono un’iniziativa in tutta la Germania, per diffondere l’efficacia di “Recancostat” presso altri malati di cancro, parenti e medici e per ottenere l’inserimento del farmaco nel prontuario. 
Nel corso della trasmissione televisiva, il primario ed altri oncologi parlarono di “guarigione miracolosa inspiegabile per la scienza medica, senza discutere dell’efficacia biologica delle sostanze contenute nel “Recancostat”. 
Alcuni mesi dopo, la Commissione Farmaci dell’Ordine Federale dei Medici comunicava che “Recancostat” non poteva essere raccomandato per l’iscrizione nel prontuario, vista l’assenza di test e studi cIinici sulle tre sostanze singole contenute e le possibili interazioni.  
“Recancostat” contiene tre principi attivi naturali: glutatione, cisteina ed antocianine.  
Il glutatione è presente in tutte le cellule dell’organismo umano, in particolare nei mitocondri; si tratta di un tripeptide costituito dalle tre molecole cisteina, acido glutamico eglicocoll. 
La molecola centrale, la cisteina, è il più importante aminoacido con gruppo sulfidrilico dell’organismo.
Gli aminoacidi formano le proteine. Nel glutatione, la cisteina è contenuta prevalentemente in forma ridotta (abbreviato GSH), e in quanto donatore di elettroni e di ioni idrogeno, è in grado di neutralizzare i radicali nitrilici ed ossidrilici tramite il trasferimento di elettroni e di ioni idrogeno. In questo modo il glutatione si trasforma nella sua forma ossidata, il GSSG. Il rapporto fra GSH e GSSG deve essere attorno a 400:1 perché l’irrinunciabile funzione di disintossicazione del glutatione all’interno del sistema di ossido-riduzione possa essere efficace.
Per questo motivo il GSSG ossidato deve continuare a trasformarsi nel GSH ridotto, processo reso possibile grazie agli enzimi flavinici (o flavoenzimi) trasportatori di idrogeno, quale la glutatione idrogenasi, che a sua volta richiede determinati coenzimi (FM N e FA D), comprendente la riboflavina, vitamina B2.
Altri enzimi interessati richiedono il selenio.  
Nel sistema periodico degli elementi, l’ossigeno, lo zolfo e il selenio sono contenuti nella stessa colonna, in quanto presentano una carica uguale del guscio di elettroni esterno degli atomi, per cui sono in grado di scambiare elettroni.
Queste caratteristiche fisico-atomiche furono una condizione imprescindibile per la simbiogenesi fra protisti anaerobici — con l’integrazione dei procarioti anaerobici — e i procarioti aerobici, vale a dire i mitocondri. Senza un regolare smaltimento dei prodotti residui dei mitocondri (accanto all’acqua e al 002, diversi radicali di ossigeno) per mezzo del glutatione ridotto, gli elettroni — eccitati dall’energia dei fotoni (nella fotosintesi dei cianobatteri, delle alghe e delle piante) — degli zuccheri, delle proteine e dei grassi non avrebbero potuto essere trasferiti alla molecola ATP portatrice di energia tramite l’ossigeno molecolare nella catena di respirazione dei mitocondri. In tutte le patologie sistemiche, compreso il tumore, il livello di glutatione ridotto cala, per cui l’intervento più urgente ne dovrà prevedere il bilanciamento.
Questo avviene mediante somministrazione di glutatione o del suo precursore, ossia la molecola cisteina, sotto forma di N-acetil-cisteina. Inoltre occorrerà somministrare eventualmente la vitamina B2 oppure NADH o selenio per migliorare la riduzione del glutatione ossidato. Questo compito è svolto anche da pigmenti vegetali, vale a dire le antocianine, il terzo componente del “Recancostat”. Prima, durante o dopo un intervento chirurgico, la radioterapia o la chemioterapia — qualora il paziente lo decidesse — si rende perciò indispensabile questo bilanciamento dei potenziali di ossido-riduzione con il glutatione, ossia la cisteina e la somministrazione di sostanze per rendere migliore il trasporto dell’idrogeno in quanto forza elettromotrice per il trasferimento degli elettroni.  
La “miracolosa guarigione” della bambina affetta da neuroblastoma è quindi perfettamente comprensibile sulla base dei fatti biologico-evolutivi e bioenergetici: la rivitalizzazione del sistema del glutatione della bambina “irrecuperabile” ha nuovamente normalizzato la complessa interazione fra respirazione della cellula nei mitocondri e la capacità di dividersi della cellula, in quanto l’espressione dei seni per gli enzimi, necessari per il ritorno alla produzione energetica per via fermentativa della cellula cancerosa, dipende dal valore di 02 nella catena respiratoria dei mitocondri. 
AI di sotto di una soglia critica viene attivata una reazione a catena: la respirazione dei mitocondri viene disattivata, mentre viene attivata la fermentazione.  La cellula può perciò trasformarsi in cellula cancerosa, si riducono i potenziali di ossido­riduzione e, in funzione del potenziale di ossido-riduzione appunto, vengono riattivati dei geni finora inattivi (questa reazione è erroneamente considerata dai neodarwinisti come “mutazione genetica casuale”).  
Una “sorprendente protezione contro i tumori” è stata individuata recentemente nel corso di studi cImici dell’oncologia convenzionale 118]. Dieci anni fa, medici australiani chiesero a 700 pazienti, la metà dei quali era affetta da tumore al colon, quali farmaci avevano assunto negli anni precedenti.
Un numero sorprendente di pazienti non affetti da tumore al colon aveva ingerito per anni preparati a base di acido acetilsalicilico (Aspirina) contro frequenti emicranie o malattie reumatiche croniche.
Nei consumatori di AAS, il rischio del tumore al colon si era pressoché dimezzato.
Un gruppo di ricercatori della Società Oncologica Statunitense analizzò i dati cIinici di più di 600.000 pazienti.
Nei consumatori abituali di AAS, venne confermato il dimezzamento del rischio di tumore al colon. Contemporaneamente venne constatata una riduzione dell’incidenza di cancro all’esofago e allo stomaco. L’acido salicilico (da salix = salice) estratto dalla corteccia del salice, venne utilizzato già nella farmacopea dell’antico Egitto. 
L’acido salicilico appartiene al grande gruppo dei polifenoli, molecole con un sistema anulare multiplo: Le pareti di tu e e cellule di tutte le alghe e piante contengono numerosi polifenoli che svolgono un’importante funzione di bilanciamento per la regolazione precisa dei potenziali di ossido-riduzione. Le alghe e le piante che praticano a fotosintesi sono particolarmente esposte alla luce UV solare con conseguente aumento della formazione di radicali. 
Questa sovrapproduzione viene bilanciata altro dai polifenoli. Nelle alghe e nelle piante, i polifeno li assumono anche un ruolo importante per la difesa contro i microbi. 
Le piante sono prive di immunociti, ma tutte le cellule delle piante producono monossido di azoto gassoso (NO) per difendersi contro funghi e batteri [19]. e il livello di NO aumenta eccessivamente e per troppo tempo, i polifenoli sono chiamati a regolare il bilancio del potenziale di ossido-riduzione, a causa della loro capacità di catturare e cedere elettroni e ioni idrogeno secondo necessità.


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