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Si
può quindi presumere che le cellule umane si siano sviluppate sulla base
dell'integrazione di moduli di batteri anaerobici, avvenuta circa 2,5
miliardi di anni fa.
Questa sorprendente constatazione dimostra la
continuità della conservazione nel corso dell'evoluzione dei modelli
informativi funzionali e strutturali validi e testati, indipendentemente
dalle mutazioni genetiche casuali.
Il secondo atto simbiogenetico, decisivo per l'evoluzione degli eucarioti
(protoctisti, animali, funghi e piante) è il risultato
dell'incorporazione
di
un batterio con la capacità di utilizzare - alla fine di una catena di
respirazione aerobica così integrati appartenenti probabilmente alla
specie bedellovibrio - come bioreattori (figura 9).
In questo modo i
residui acidi delle precedenti forme di produzione energetica tramite
fermentazione nelle
cellule ospiti dei prototipi dei protoctisti potevano
essere inglobati nella molecola energetica per eccellenza, l'adenosintrifosfato
(ATP).
L'
ATP a sua volta veniva messo a disposizione dell'intera
cellula,
prodotta dalla fusione di diversi elementi di origine batterica.
Questo
metodo di ricavare energia è usato fino ai giorni nostri da tutti gli
eucarioti (ad eccezione dei protisti semplici), uomo compreso.
I batteri
aerobici in tutte le cellule del'organismo umano sono chiamati mitocondri
e sono dotati di un patrimonio genetico proprio, che in tutte le sue
caratteristiche decisive coincide con la dotazione genetica dei procarioti [17].
Continua
in: Pag.7
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