|
Studio del dott.
Tullio Simoncini,
di Roma - (medico Oncologo) - che pubblichiamo con la sua
autorizzazione, per il fatto che siamo arrivati alle quasi
alle stesse conclusioni sulle concause, dopo anni di studi e ricerche.
Il
presente studio intende valutare il ruolo della Candida nella patologia
tumorale, esaminando la bibliografia al riguardo oggi esistente, che a mio
avviso già contiene tutti gli elementi per considerarla la causa
necessaria e sufficiente del cancro.
Al
contrario dell’odierna oncologia che la vede semplicemente come un
patogeno generico ed occasionale, io ritengo che essa sia l’unico agente
eziologico di ogni neoplasia, pur se favorito nel suo sviluppo da una
miriade di concause.
La
mia teoria elaborata dopo molti anni di studi, esperienze cliniche e
riscontri, rappresenta una matrice oncologica profondamente diversa da
quella attuale, fondata a mio avviso su un principio causale, quello
genetico, indimostrato ed obsoleto, quindi fallimentare.
Partendo
dal fatto dunque che esiste un’insanabile dicotomia, alla radice
ideologica, fra la mia prospettiva eziologica fungina e quella ufficiale
fondata sui presunti fattori genetici scatenanti, mi sono adoperato per
cercare elementi comuni o perlomeno affini dei fenomeni interessanti
ambedue le impostazioni teoriche.
In
pratica il metodo che ho utilizzato è stato quello di analizzare con la
mia lente interpretativa, i lavori bibliografici esistenti in campo
mondiale il cui oggetto di studio fosse stato il rapporto tra Candida e
cancro.
Ebbene,
alla fine della disamina ho potuto constatare che tutti i punti della mia
teoria già esistono e sono comprovati in molti studi, solo che non
vengono correttamente compresi perché distorti dall’interpretazione
genetica, che alla fine risulta a mio avviso, il più grosso ostacolo alla
scoperta del cancro.
Entrando
più dettagliatamente nel merito di un’interpretazione comparativa più
approfondita, esaminiamo i punti comuni, ma controversi , nelle due
matrici oncologiche.
1)
Definizione di
Candida: “E’
un fungo saprofita occasionale, opportunista”.
Questa
etichetta ufficiale, dalla forma accattivante e tranquillizzante,
in realtà non dice e non spiega niente, anzi nasconde subdolamente la
propria pericolosità.
Gli
aggettivi occasionale e opportunista invero, in pratica sviano la
vigilanza della coscienza scientifica di un individuo, ingannato dal tono
soporifero della frase e da una connaturata tendenza ad accettare quello
che tutti dicono e condividono da sempre.
Questo
è l’errore, primo perché è stato abbondantemente dimostrato che non
è detto che le idee più vecchie e maggiormente condivise siano le
migliori, altrimenti non ci sarebbe mai stato progresso scientifico;
secondo, perché il termine opportunista non è affatto un termine innocuo, anzi possiede una
notevole carica di pericolosità, in quanto evidenzia un’adattabilità
ed un polimorfismo di grado elevato, come viene spesso riportato, ad
esempio da Wickes B.L.
(Curr
Top Med Mycol 1996 Dec;7(1):71-86), Suzuki T. (J Gen Microbiol
1989 Feb;135 (P 2):425-34), Lott T.J. (Curr Genet 1993 May-Jun;23(5-6):463-7).
Da
uno studio di Odds F.C. (J Clin Microbiol 1983 Oct;18(4):849-57)
peraltro si evidenzia come da ceppi simili o identici si possano formare
infinite varianti della Candida anche in funzione di aree geografiche
diverse, a testimonianza di come possano adattarsi ad ogni tipo di
variabile non solo biologica.
Basti
pensare che il cosiddetto opportunismo
della Candida in realtà nasconde una tale aggressività, da renderla
capace di attaccare e colonizzare perfino i materiali sintetici utilizzati
nelle protesi sostitutive di organi interni, come viene riferito da Ell
S.R. (J Laryngol Otol 1996 Mar;110(3):240-2)
“La Candida è opportunista” allora, se vuol significare che è capace di
passare, metabolicamente e strutturalmente, da uno stato innocuo ad uno
patogeno, chi potrebbe confutare un ulteriore passaggio, sotto determinate
condizioni concausali, da uno stato patogeno ad uno invasivo, cioè
tumorale, mediante stati successivi di opportunismo differenziato ? E’
quello che io sostengo nella mia teoria".
2)
La Candida è sempre presente nel cancro
(candidosi).
Esiste
un’infinità di lavori che attesta la costante presenza del micete nei
tessuti dei malati di cancro, specialmente quelli terminali.
Dati
riguardanti la coesistenza della Candida e del cancro, riscontrati da
alcuni autori:
Hopfer
R.L. (J Clin Microbiol 1980 Sep;12(3):329-31)
Kaben
U. (Z Gesamte Inn Med 1977 Nov 15;32(22):618-22)
Hughes
W.T. (Pediatr Infect Dis 1982 Jan-Feb;1(1):11-8)
Kiehn
T.E. (Am J Clin Pathol 1980 Apr;73(4):518-21)
Tutto
questo poi considerando la difficoltà di visualizzare le candide nei
materiali organici da esaminare, come riporta anche Escuro R.S ( Am J
Med 1989 Dec;87(6):621-7), Karaev Z.O (Zh Mikrobiol Epidemiol
Immunobiol 1992;(5-6):41-3) e Walsh T.J. (N Engl J Med 1991
Apr 11;324(15):1026-31).
In
pratica si può tranquillamente affermare che essa è sempre presente nei
tessuti dei malati di cancro.
Il
fenomeno viene usualmente interpretato come una conseguenza
dell’indebolimento e del defedamento dell’organismo dovuto alle lesioni neoplastiche.
Io
ritengo al contrario che l’aggressione della Candida in senso
cancerogenetico avviene, dopo le fasi patogene superficiali, cioè le
candidosi epiteliali
classiche, in diversi stadi:
a) Radicamento nel tessuto connettivale profondo (nei diversi organi).
b) Espansione con evocazione di una reazione organica che tenta l’incistamento
delle colonie fungine, il cui esito è la formazione delle neoplasie.
c) Accrescimento sia nel tessuto limitrofo che a distanza (metastasi).
d) Progressivo defedamento dell’organismo con conseguente invasione
organismica globale (E’ lo stadio che viene più comunemente
visualizzato e che viene considerato “opportunistico”).
e) Exitus.
In
sintesi la Candida non è un post hoc ma un propter hoc.
Vari
lavori confortano peraltro quanto affermato:
Pedersen
A. (Tandlaegebladet 1989 Sep;93(13):509-13), Krogh P.(Carcinogenesis
1987 Oct;8(10):1543-8)
Trotoux
J. (Ann Otolaryngol Chir
Cervicofac
1982;99(12):553-6) attestano il nesso causale tra la Candida e la
formazione del carcinoma epidermoidale della lingua.
Zhang
K.V (Chung Hua Kou Chiang
Hsueh Tsa Chih 1994
Nov;29(6):339-41, 384) O’Grady J.F.
(Carcinogenesis 1992 May;13(5):783-6)
per neoplasie del cavo orale
Hicks
J.N (Laryngoscope 1982 Jun;92(6 Pt 1):644-7) per la neoplasia
della laringe.
Field
E.A. (J Med Vet Mycol 1989;27(5):277-94), Wang F.R. (Chung-hua
Ping Li Hsueh Tsa Chih 1988Sep;17(3):170-2)
e (Chung Hua Chung Liu
Tsa Chih 1981 May;3(2):91-3)
per il cancro del polmone.
Joseph
P. (Chest
1980 Aug;78(2):340-3) per il mixoma atriale.
Rumi
A. (Chir Ital
1986 Jun;38(3):299-304), Fobbe F. (ROFO
Fortschr Geb Rontgenstr Nuklearmed
1986 Jan;144(1):106-7)
Bathia
V. (Indian J Gastroenterol 1989 Jul;8(3):171-2) marnejon T. (Am
J Gastroenterol 1997 Feb;92(2):354-6)
per il cancro dell’esofago.
Taguchi
T. (J Pediatr Gastroenterol Nutr 1991 Apr;12(3):394-9) per il
carcinoma dell’intestino
Raina
V. (Postgrad
Med J 1989 Feb;65(760):83-5)
per il morbo di Hodgkin
Piazzi
M. (Minerva Stomatol 1991 Oct;40(10):675-9) per il M. di Kaposi Mannell
A. (S Afr J Surg 1990 Mar;28(1):26-7) per il tumore del
pancreas
Le
considerazioni e i lavori presentati attestano quindi che la Candida
possiede una grande capacità carcinogenetica e come oggi non sia
più proponibile un suo ruolo patogeno semplicemente consequenziale ad uno
stato di defedamento post tumorale.
Molti
autori tra quelli descritti e anche altri come ad esempio Yemma J.J (Cytobios
1994;77(310):147-58), ammettono oggi quindi un ruolo eziologico diretto
del micete nella genesi del cancro; l’errore che viene fatto però è
quello di ritenerlo responsabile della produzione di sostanze che alterano
la funzionalità nucleare, di inquadrarlo cioè in un ulteriore passo di
degenerazione genica, la qual cosa alla fine impedisce di attribuire loro
la matrice infettiva tout court, che aprirebbe finalmente la via alla
definitiva scoperta del cancro.
A
dire il vero poi, non è che non sia stato mai ipotizzato un processo
infettivo alla base delle lesioni neoplastiche; già nel 1911 Rous P.
aveva ottenuto lo sviluppo di tumori maligni mediante trasmissione con
filtrati cellulari delle masse neoplastiche
(JAMA 1983 Sep
16;250(11):1445-9).
Nel
1939 poi Reich W. aveva dimostrato che il cancro è trasmissibile e quindi
d’origine infettiva (“La biopatia del cancro“ Varese 1994).
Ginsburg
I. (Science
1987 Dec 11;238(4833):1573-5) dimostra come cellule tumorali di topo
infettate da Candida Albicans e iniettate in ceppi singenici, esibiscano
un’aggressività e una capacità di crescita notevolmente aumentate
rispetto a cellule tumorali non infettate.
Perri
G.C (Toxicol Eur Res 1981 Nov;3(6):305-10) riporta l’alta
incidenza di neoplasie in topi alimentati con quote aggiuntive di proteine
ricavate dalla Candida.
Non
è affatto logico dunque, in base alle risultanze oggi esistenti,
continuare a voler vedere la Candida come un microrganismo ai limiti tra
la patogenicità e l’innocuità, ma come l’unico, terribile generatore
causale delle neoplasie.
3)
Il tumore è concettualmente uno. Ne esistono però tanti
tipi, perché ?
Secondo
le posizioni ufficiali, essendo l’alterazione genetica alla base dello
sviluppo neoplastico, è possibile che essa possa manifestarsi in
qualsiasi territorio, con tutte le differenziazioni tipologiche possibili.
Secondo
il mio punto di vista invece, è sempre la Candida ad invadere i vari
comparti anatomici, evocando reazioni differenti in funzione degli organi
parassitati, che dipendono dalla quantità e qualità dei tessuti
interessati.
Un
organo così, il cui connettivo profondo sia stato invaso, si difende
tramite iperproduzioni cellulari che tentano di incistare le colonie
fungine tendenti alla completa colonizzazione dell’organismo.
Il
rapporto esistente in un organo tra tessuti differenziati e il connettivo
determina la capacità di reazione, e quindi il grado di malignità di una
neoplasia.
Meno
cellule nobili ci sono, più maligno e invasivo è il tumore.
Ad
un estremo così ci sono i tessuti nobili inattaccabili, all’altro il
semplice connettivo; il tessuto ghiandolare, che rappresenta la media via
tra questi due elementi proprio perché dotato di strutturazione
complessa, possedendo una certa capacità di incistamento nei confronti
dei funghi, può opporsi alla loro invasione producendo il fenomeno del
tumore benigno.
In
pratica, dunque, è sempre la stessa Candida che attacca i diversi tessuti
adattandosi di volta in volta al tipo di ambiente che trova.
Le specificazioni allora che
vengono usualmente date riguardo alle varie candide (Candida Albicans,
krusei, glabrata, tropicalis ecc.), sottovalutano il fatto che derivano
tutte da un unico capostipite il quale quando muta geneticamente per
attaccare l’ospite, diventa ora questo ora quel ceppo.
Hopfer
R.L. ad esempio ha trovato in colture post-mortem di un malato leucemico,
ben 4 specie diverse di Candida.
Aksoycan
N. inoltre (Mikrobiyol Bul 1976 Oct;10(4):519-21) ha dimostrato
che 7 diversi ceppi di Candida in realtà hanno la stessa struttura
antigenica.
Odds
F.C. (Zentralbl
Bakteriol Mikrobiol Hyg [A] 1984 Jul;257(2):207-12) riferisce come lo
stesso ceppo di Candida può
colonizzare differenti comparti anatomici in tempi diversi.
Hellstein
J. (J Clin Microbiol
1993 Dec;31(12):3190-9) individua la comune origine clonale sia dei ceppi
commensali che di quelli patogeni della Candida
Albicans.
1) La
Candida presenta la stessa struttura genetica del cancro.
Paradossalmente
questo fatto così importante, che dimostra che la Candida è il cancro,
non viene nemmeno preso in considerazione dalla medicina
ufficiale.
Vari
autori difatti, pur attestandone l’identità genetica, rimangono
tuttavia solo su un piano sterilmente descrittivo.
Vediamo i lavori:
Werner
G.A.( Eur Arch Otorhinolaryngol 1995;252(7):417-21) riferisce di
aver trovato le stesse sequenze omologhe
in campioni di DNA estratti dalla Candida glabrata, dalla
Candida parapsilopsis e da cellule
provenienti da materiale bioptico prelevato dal carcinoma
squamo-cellulare delle vie aeree superiori.
Yasumoto
K. (Hum Antibodies Hybridomas 1993 Oct;4(4):186-9) e Kawamoto S.
(In Vitro Cell Dev Biol Anim 1995 Oct;31(9):724-9)
dimostrano come lo specifico anticorpo monoclonale diretto verso il
citocromo C della Candida krusei reagisce anche nei confronti di una
frazione citoplasmatica di cellule del tumore del polmone.
Hashizume S. (Hum
Antibodies Hybridomas
1991 Jul;2(3):142-7) e Hirose H. (Hum Antibodies Hybridomas
1991 Oct;2(4):200-6) utilizzano il citocromo C di varie candide per
la diagnosi di cancro del polmone.
Schwartze
G. (Arch Geschwulstforsch
1980;50(5):463-7) suggerisce di utilizzare anticorpi specifici contro la Candida
nella diagnosi di melanoma maligno.
Vecchiarelli
D. ( Am Rev Respir Dis 1993 Feb;147(2):414-9) evidenzia come
colture supernatanti di macrofagi alveolari provenienti da pazienti con
tumore del polmone, siano in grado di inibire l’attività fungicida
delle cellule polimorfonucleate.
Zanetta
J.P. (Glycobiology
1998 Mar;8(3):221-5) individua lo stesso comportamento, cioè una
accentuata capacità di legame nei confronti dell’IL-2, sia nella Candida
Albicans che nei tumori.
Ausiello
C. (Ann Ist Super Sanita
1987;23(4):835-40), Giovannetti A. (Acta Haematol
1997;98(2):65-71) e
Marconi
P. (Int J Cancer 1982 Apr 15;29(4):483-8) riportano come un
antigene (un mannoside) proveniente dalla parete della
Candida Albicans, induca una citotossicità
antitumorale nei linfociti del sangue periferico.
Robinette E.H. Jr. (J
Natl Cancer Inst
1975 Sep;55(3):731-3) descrive una notevole resistenza all’inoculazione
di dosi letali di Candida, in topi a cui sia stato preliminarmente
impiantato un carcinoma polmonare di Lewis o di altri comparti anatomici.
Cassone
A. (Microbiologica 1983 Jul;6(3):207-20) e Weinberg J.B. (J
Natl Cancer Inst 1979 Nov;63(5):1273-
8) evidenziano una risposta antitumorale significativa in topi cui
fosse stato inoculato materiale della parete cellulare di Candida
Albicans.
Favalli
C. (Boll Soc Ital Biol Sper 1981 Sep 30;57(18):1911-5), Kumano N.
(Tohoku J Exp Med 1981 Aug;134(4):401-9) e Cassone A. (Sabouraudia
1982 Jun;20(2):115-25) segnalano il potere immunoadiuvante antitumorale
della parete cellulare della Candida Albicans.
Ubukata T. (Yakugaku
Zasshi
1998 Dec;118(12):616-20) riporta l’alto potere inibitorio sulla crescita
della Candida, da parte del siero e del liquido ascitico di un topo
portatore di neoplasia.
Esiste dunque, al di là di interpretazioni più o meno riduttive,
un alto grado di parentela tra la Candida e i tessuti tumorali.
Considerando poi la infinita variabilità fenotipica del micete,
unitamente alla estrema difficoltà di rinvenimento e di tipizzazione dei vari ceppi esistenti, appare legittimo
inferire l’identità genetica tra cancro e Candida nelle sue varie
differenziazioni.
5) Il fenomeno
delle metastasi.
Secondo le posizioni ufficiali, la metastasi rappresenta lo sviluppo di
qualche cellula maligna che è sfuggita dalla sede primaria del cancro e
che è migrata in un altro comparto anatomico.
Secondo
il mio punto di vista essa si sviluppa è vero, da cellule sfuggite dal
cancro primitivo; solamente che l’unità di base non è una cellula
impazzita, ma una cellula fungina che è riuscita a colonizzare un altro
organo.
L’eventualità e la sede delle metastasi poi, sono in funzione
dello stato più o meno eutrofico degli organi e dei tessuti, che possono
opporre così una resistenza più o meno efficace a contrastare il
radicamento di nuove colonie.
Esistono così varie possibilità di diffusione da un tumore
primario, a parte quella locale:
Assenza
di metastasi, se gli altri organi, essendo sani,
sono dotati di assoluta capacità reattiva.
Formazione
di una metastasi, laddove un organo presenti strutture cellulari o
tessutali indebolite.
Formazione di metastasi multiple in più sedi, quando ormai tutto
l’organismo si sta spegnendo per cui tutti gli organi diventano
aggredibili.
La possibilità di metastatizzazione poi, dipende è vero dallo
stato eutrofico dei vari tessuti ed organi, ma anche dalla capacità della
Candida di adattarsi metabolicamente a situazioni microambientali diverse,
la qual cosa alla fine, favorendo la diffusione del micete, accentua
l’indebolimento dei tessuti dove si è radicato di nuovo, in un processo
di continua e costante demolizione delle capacità reattive dell’ospite
fino alla resa.
E’ chiaro allora in quest’ottica, come tutte le operazioni e i
trattamenti che possiedano un certo grado di lesività nei confronti dei
tessuti, possano risultare estremamente pericolosi, perché proprio in
questo modo viene favorita la diffusione delle metastasi.
Chirurgia, chemioterapia e radioterapia sono pertanto le prime
cause di metastatizzazione, in quanto determinano sempre quelle condizioni
di sofferenza tissutale tali, da predisporre i vari organi all’invasione
tumorale.
La tesi della cellula impazzita che si riproduce nei vari punti
dell’organismo appare molto meno logica della impostazione infettiva,
anche in considerazione del fatto che i presupposti su cui si fonda sono
totalmente aleatori.
In
In base alle argomentazione svolte, è legittimo affermare che la
Candida è
la causa eziologica del cancro.
Ri
Risulta
difatti che essa (Candida e quindi
candidosi) :
·
è sempre presente nell'organismo dei malati neoplastici
·
può produrre metastasi
·
ha un patrimonio genetico sovrapponibile a quello dei tumori
·
può essere utilizzata per svelare precocemente il cancro
·
può invadere ogni tipo di tessuto o organo
·
possiede un’aggressività e una adattabilità illimitate
·
è stata dimostrata la sua capacità di promuovere la degenerazione
neoplastica
Che
cosa si vuole di più ?
Al
di là delle elucubrazioni e distorsioni mentali, essa è realmente il
cancro e va combattuta in quest’ottica in tutte le sue varianti
patogene;
sì
solo il cancro verrà sconfitto per sempre.
Dott.
Tullio Simoncini (Medico Chirurgo – Oncologo e Specialista in Diabete e Malattie del Ricambio
Visionare
questa intervista: http://www.curenaturalicancro.org/base_schermo_grande_testimonianza_dottore.htm
>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>>
Come nasce un tumore
Uno studio italiano spiega come una cellula di lievito
diventa cancerosa: la colpa è di una traslocazione
cromosomica.
Un'alterazione del genoma che
provoca i tumori è stata finalmente individuata e riprodotta
in laboratorio.
La scoperta, cruciale per capire la genesi e
lo sviluppo delle neoplasie, si deve al genetista Carlo V.
Bruschi, responsabile del
Laboratorio di Genetica Molecolare del Lievito del
Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologia
di Trieste (Icgeb) e coordinatore della
Società scientifica italiana del lievito (Zymi).
Assieme al suo gruppo, Bruschi
ha riprodotto nelle cellule del lievito di birra (Saccharmoyces
cerevisiae) l'unione fra parti di due cromosomi diversi, la
cosiddetta traslocazione cromosomica. Le cellule di lievito,
il cui Dna è stato completamente sequenziato già nel 1996,
sono un ottimo modello poiché presentano molte analogie con
le cellule di mammifero e sono facilmente manipolabili con
l’ingegneria genetica. Grazie alla tecnica Bit (Bridge-Induced
Translocation), ideata da Bruschi e Valentina Tosato nel
2005, è stato possibile indurre artificialmente la
traslocazione e dimostrare il ruolo determinante di questo
fenomeno nella formazione del tumore. “Benché fosse da tempo
evidente una correlazione fra la presenza di traslocazioni
cromosomiche e l’insorgenza di cellule cancerose”, illustra
Bruschi, “finora non era chiaro se una traslocazione fosse
l’origine del tumore o se, invece, ne fosse una conseguenza.
Questo perché osserviamo i pazienti quando il cancro si è
già formato e nelle cellule esiste già una particolare
traslocazione. In pratica, queste osservazioni avvengono
quando è ormai troppo tardi per stabilire una relazione di
causa-effetto”.
La ricerca è stata presentata in
Spagna al congresso internazionale dell’European Molecular
Biology Organization (Embo) e pubblicata sulla rivista Pnas.
Le potenzialità sono notevoli: secondo Bruschi, studiato su
cellule di animali, il sistema Bit potrebbe facilitare lo
sviluppo di nuovi farmaci. “I nostri prossimi esperimenti,
aggiunge il genetista, “simuleranno nel lievito le anomalie
cancerogene che si verificano nelle
leucemie dell'essere
umano. È come poter assistere all’evento in diretta,
provocandolo e osservandone gli effetti sul nascere”. (g.f)
Tratto da: Galileonet.it
Il Cancro nasce in
sintesi e secondo la
Medicina naturale,
ma puo' esserlo anche per tutte gli altri
sintomi, le cosiddette falsamente
malattie:
Fino alla mia tesi “Cancro e
Medicina naturale”, che data dagli anni 70', nessuno
aveva formulato questa teoria della multifattorialita'
del Cancro = Psiche
> alterazione del
Terreno per l'intossicazione
> immissione e/o produzione di
parassiti >
infiammazione >
alterazione e mutazione del sistema enzimatico, della
flora
batterica e fungina
autoctona,
pH digestivo non regolare (e quindi l'organismo e' mancante di
minerali e
vitamine), e quindi molto facilmente
parassitato da
parassiti,
batteri eterologhi o mutati da flora endogena e
proliferazione anomala di
funghi (candida) i quali producono
anche tossine ed
ulteriori
infiammazioni
> liquidi e tessuti in
acidosi >
malnutrizione cellulare >
malnutrizione e
malassorbimento >
stress
ossidativo >
immunodepressione > tentativo, da parte della
flora
autoctona, di riparazione dei
tessuti senza risultato > cristallizzazione
del terreno oncologico
> produzione della
massa o del buco del cancro sull'organo
bersaglio del
conflitto
spirituale irrisolto essendo
"gestito", come Causa primordiale dai
Conflitti Spirituali (consci ed inconsci) e
dall'intenso
e cronico
stress derivante.
....ecco in sintesi
la descrizione, a grandi linee, della formazione del cancro.
E
tuttavia, laddove ci sia anche una piccola
volontà e speranza di vivere, un’adeguata
terapia fito-nutrizionale (NdR: anche via
endovena con soluzioni
mineral -
vitaminiche - vedi
QUI il
medico che utilizza con successo questo sistema
- l'ideale e utilizzare quelli non di sintesi chimica, ma di
estrazione naturale - assieme all'assunzione via
orale di
fermenti lattici appropriati a seconda del
paziente ed
enzimi) può rendere normale il
guarire naturalmente dal tumore, cosa che oggi
vogliono farci ritenere impossibile o puramente
miracoloso (vedi quei
medici che
alle volte preferiscono
spedire il malato a Lourdes piuttosto che
permettergli di curarsi naturalmente).
Per cui la terapia (Diagnosi
precoce +
Determinazione del Terreno Oncologico) deve seguire l’inversione
di questa "strada", per far si che il cancro
scompaia od almeno si
riduca e si blocchi la sua nefasta azione.
By dr. GPaolo Vanoli
Esso e' quindi una malattia
MULTIFATTORIALE
- Per la diagnosi precoce vedi:
MIcrocristalli nel Cancro
Quindi il medico, il terapeuta od il soggetto stesso
DEVE operare seguendo la stessa strada percorsa per
l'ammalamento,
invertendola.
Cioe' deve lavorare per
disintossicare il
malato + disinfiammare l'organismo ed i tessuti
interessati, ripristinare il pH digestivo,
e normalizzare le digestioni + il
malassorbimento sempre presente nel malato ed
eliminare quei parassiti, batteri
mutati e funghi che hanno colonizzato (per mancanza di
antagonisti)
certe parti dell'organismo, specie ove il tumore e'
manifestato, che hanno
proliferato in modo abnorme, per mancanza dei loro
antagonisti + rinforzare il
sistema
immunitario SEMPRE compromesso in
TUTTI i
malati, cancerosi compresi ed eliminare i
Conflitti
Spirituali (quali Cause PRIMARIE) e lo
stress esistenti.
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo
|