Il
dott Montinari
e' stato il Perito del
giudice Madaro (Lecce):
ero scettico ma almeno il 10% guarisce
completamente.
17 Feb. 1999
Giornata tosta per il dottor
Massimo
Montinari, aiuto primario di
Chirurgia pediatrica all’ospedale di Bari:
operazioni (chirurgiche), operazioni e poi ancora
operazioni. Ora che è buio vorrebbe
andarsene a casa. Invece no, dalla metà di
ottobre si ritrova tutte le sere o quasi a
rifare lo stesso tragitto verso la Pretura
di Maglie, un discreto chilometraggio per
rituffarsi in quelle cartelle cliniche della
rivoluzione. La rivoluzione che è entrata
anche in casa del dottor
Montinari da quando è stato
nominato, dal giudice
Madaro, coordinatore del gruppo di periti,
che dovrà riferire ciò che emerge dai
dossier sanitari dei pazienti che hanno
scelto di sottoporsi alla terapia Di Bella.
“Vede, io non mi sono mai interessato al
metodo del professore. Vengo dall’esperienza della chirurgia oncologica e
così mi sono avvicinato al caso con assoluta
asetticità. Dovevamo partire dalle ragioni
addotte dai ricorrenti.
Da chi cioè sosteneva, nei ricorsi al
pretore, di aver ottenuto miglioramenti
dalla terapia Di Bella e chiedeva quindi di
poter continuare ad avere
i farmaci della MDB. A questo lavoro si è aggiunta la
valutazione delle cartelle cliniche, oltre
cinquecento, che sono giunte a Maglie da
ogni parte d’Italia. E ciò che ha cominciato
a emergere è qualcosa di sorprendente, di
unico nella storia della lotta al cancro”
Intende dire che ha ragione
il professor
Jacobelli
quando parla di dati
interessanti nelle migliaia di pazienti
sottoposti allo studio
osservazionale ?
“Quelli sono soltanto la punta
dell’iceberg. Le sorprendenti indicazioni di
sopravvivenza in quei pazienti già devono
far riflettere. Ma quei dati dovranno
consolidarsi nei prossimi mesi, come tutti
ci auguriamo. Ciò che invece si può già
affermare senza tema di smentita è ancora
più importante: la terapia funziona, ha
funzionato. Ha portato a risultati concreti
che stanno scritti in quelle cartelle
cliniche che con difficoltà abbiamo messo
insieme”.
Mi scusi, dottor
Montinari, cosa vuol dire
concretamente con quel suo, la terapia
funziona ?
“Intendo dire senza ombra di dubbio che
in almeno il 10% dei casi che abbiamo
esaminato la MDB ha portato alla guarigione
completa del tumore.
Sono questi i dati di più antica data, di
dieci e più anni fa. Poi ci sono i casi più
recenti come quei 78 pazienti che erano
tutti dati per spacciati: avevano una
spettativa di vita di un paio di settimane,
e invece sono ancora qui a distanza di un
anno a testimoniare che qualcosa è accaduto.
E ancora ci sono tutte le altre
documentazioni che provano o una regressione
della malattia o la sua stazionarietà”.
Se è vero che le vostre
conclusioni sono così sorprendenti qualcuno
prima o poi vi chiederà come avete fatto il
vostro lavoro.
“Le ripeto: partendo da un assoluta
asetticità verso la MDB io per primo ho
fatto la parte dell’avvocato del diavolo. Ho
chiesto e continuo a chiedere Tac, analisi,
referti, anche recentissimi per integrare
anche le cartelle più datate. Ho visitato io
stesso alcuni pazienti, abbiamo tenuto conto
in ogni singolo caso del peso anche
posticipato nel tempo che possono aver avuto
chemioterapia, radioterapia, interventi. E
stato un lavoro massacrante, mi creda. Ma
che sarà inconfutabile”.
I periti del Ministero della sanita', vi
hanno chiesto un confronto ?
“No, hanno
preferito lavorare sulle fotocopie delle
cartelle, per i fatti loro”.
By Gabriele Villa: “IL GIORNALE”
Tratto da:
http://www.DiBella.it/it/opinions/page0_montinari.html
vedi:
DiBella e
Cancro +
Di Bella News
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METODO di BELLA: Spettabile Direttore
- Marzo 2013
con incredibile costernazione ho appreso la
notizia che una cittadina bolognese, la
signora Flora Nardelli, ammalatasi . anni fa
di tumore..., nello specifico di mieloma
multiplo, è stata condannata dai giudici a
restituire alla Asl la cifra di 113.000
Euro, somma che la stessa ha speso per
garantire alla donna la terapia che la sta
curando e guarendo! Non soltanto: la terapia
le verrà sospesa, mettendo a rischio la vita
della signora Flora.
A seguito della diagnosi di mieloma
multiplo, come purtroppo accade in casi del
genere, la donna fu sottoposta alle cure
"ufficiali", che si rivelarono del tutto
vane e che, anzi, resero ancor più grave una
situazione già difficile. Infatti, tali
terapie le causarono un ulteriore tumore, ad
un polmone. Ancora chemio, radio,
trapianto...
Finchè, gli stessi medici delle strutture
pubbliche a cui si era affidata dichiararono
di "arrendersi" a quel che a loro appariva
inevitabile, invitando la paziente a
rassegnarsi alla... fine!
Forza di carattere e un po' di "fortuna",
posero sulla strada di Flora un'altra
possibilità, un'alternativa che le diede
l'opportunità di continuare a VIVERE: il
METODO DI BELLA
!
Fu con esso che la donna si riappropriò
della vita, in modo dignitoso e pieno,
libera di tutte le sofferenze che portano,
sempre, le terapie a tutti note: chemio,
radio ecc.
La strada intrapresa fu impegnativa ma
valida: cosa occorre discutere di fronte
all'evidenza di una guarigione che agli
stessi medici appariva impossibile?
Oggi la signora Nardelli sta bene e, a
dispetto di altre difficoltà che la vita le
ha posto davanti, conduce una vita normale.
Che ne sarebbe di lei nel momento in cui le
venisse tolta la possibilità di continuare
la cura?
Giudici e medici, con tale sentenza, si
stanno assumendo l'onere e la responsabilità
di decidere che la vita di una persona debba
avere termine, unicamente per una cieca
visione di quella che dovrebbe essere sempre
la garanzia della tutela della nostra
salute.
La sentenza della signora Nardelli segue di
poco una precedente, riguardante un'altra
cittadina ancora della provincia di Bologna,
condannata a sua volta a restituire alla Asl
i soldi spesi per la Terapia di Bella. Come
per la signora Flora, fu un provvedimento
d'urgenza ed una successiva sentenza di
merito che imposero alla Asl l'erogazione
gratuita dei farmaci alla donna.
Il Dipartimento da Lei diretto si pone tra
le finalità quella di "prevenire le
malattie, promuovere, proteggere e
migliorare la salute e il benessere dei
cittadini".
E, tra le garanzie, il supporto tecnico agli
altri servizi dell'Azienda USL di Bologna
nella definizione delle strategie di
promozione per la salute, di prevenzione
delle malattie e delle disabilità, di
miglioramento della qualità della vita.
Nel leggere queste parole, voglio
interpretarle nel loro significato più
ampio. Pur scontrandoci quotidianamente con
una serie interminabile di ingiustizie, si
cerca e si chiede uno spiraglio, affinchè
una cosa sacra come la vita e pertanto la
salute siano finalmente considerate diritto
inviolabile di ogni persona!
Chiedo a Lei, da amica della signora Flora,
di intervenire per risolvere questo
"errore", frutto di una pessima e tutt'altro
che disinteressata gestione della Sanità e
della salute pubblica.
Chiedo a Lei, ancora, di sostenere coloro
che, come Flora, si trovano quotidianamente
a dover affrontare il difficile e penoso
calvario di malattie gravi e che, volendo
guarire, desiderano l'assistenza ed il
supporto di medici spinti unicamente
dall'intento di aiutarli, senza pregiudizi o
ostacoli di alcun tipo, ancor meno in
relazione alla scelta terapeutica che ognuno
di noi dovrebbe poter scegliere liberamente
!
vedi:
http://www.dibella.org/discussione.do?idDiscussione=31027&hideComments=true
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Il giudice:
"Pagate la cura Di Bella" - Italy,
Trentino, 25 Mar. 2008
Poco importa se altri farmaci ufficiali,
forse, avrebbero avuto gli stessi benefici.
Questo non è provato e non sono provati
nemmeno i rischi di eventuali effetti
collaterali. La cura Di Bella, invece, su di
lei si è rivelata quasi miracolosa: la
malattia si è fermata e la paziente è
tornata a vivere. Per questo l'Azienda
sanitaria è stata condannata dal tribunale a
pagare ad una ventisettenne affetta da
sclerosi multipla le cure a base del noto
coktail di farmaci.
E' una sentenza importante quella emessa dal
collegio formato dai giudici Battista
Palestra, Giorgio Flaim e Giulio Adilardi.
E' importante perché riconosce per la prima
volta in Italia che anche per la sclerosi
multipla valgono gli stessi principi del
cancro: se una cura non ufficiale si rivela
indispensabile e insostituibile per il
paziente, questi ha il diritto di ottenere
dallo Stato il rimborso delle relative spese
mediche. E' l'affermazione del più generale
diritto alla salute sancito dalla nostra
Costituzione che trova nell'assistenza
sanitaria pubblica la concreta
realizzazione. Spesso, però, per colpa di
cavilli legislativi o interpretazioni poco
chiare il paziente è costretto a mettere
mano al portafoglio per coprire i costi di
cure che - nonostante siano pienamente
efficaci su di lui - non sono riconosciute
come «ufficiali» dai protocolli del
ministero della Salute.
E' il caso del notissimo cocktail di farmaci
del professore modenese Luigi Di Bella, mai
riconosciuto come metodo ufficiale benché
siano state compiute sperimentazioni
ministeriali e molti pazienti dichiarino di
essere guariti grazie ad esso. Al metodo Di
Bella si è affidata qualche anno fa anche la
paziente trentina, una giovane donna affetta
da sette anni da sclerosi multipla.
Le cure ufficiali, nel suo caso, non si sono
mai rivelate efficaci. Per molto tempo la
donna si è sottoposta all'ospedale di
Bolzano a sedute di "interferone", uno dei
farmaci consigliati dalla medicina nella
lotta alla sclerosi multipla. La paziente,
tuttavia, non ha mai risposto con
soddisfazione alle cure. La malattia non si
bloccava e gli effetti collaterali erano
ormai insopportabili: forti emicranie,
insonnia e nausee insopportabili.
Un giorno la scelta di tentare un'altra
strada. La giovane paziente decide di
rivolgersi al medico modenese Andrea Verna
che prescrive una terapia integrativa basata
sul metodo Di Bella. Siamo nel 2005 e subito
le condizioni di salute migliorano.
La donna - una dipendente comunale - riesce
a rientrare al lavoro e persino a fare
sport, mentre la malattia sembra fermarsi.
A questo punto - grazie all'intervento
dell'associazione «Assosalute» che tutela i
pazienti trentini fornendo loro anche
assistenza legale - la donna si rivolge
all'avvocato Claudio Severini che presenta
un ricorso urgente contro l'Azienda
sanitaria che si rifiuta di pagare le spese
per il metodo Di Bella.
Benché una consulenza riconosca
l'indispensabilità e l'insostituibilità
della cura per la paziente, il giudice nega
il rimborso: non c'è certezza che altre cure
ufficiali non avrebbero avuto esiti
altrettanto efficaci.
Viene presentato reclamo e stavolta il
tribunale dà ragione alla paziente: non c'è
prova che gli altri farmaci ufficiali (il
Copaxone o l'Azt) possano pienamente
sostituire il metodo Di Bella. Per la
paziente è una vittoria su tutti i fronti:
non solo potrà continuare a curarsi con il
cocktail, ma le spese le verranno rimborsate
dall'Azienda sanitaria. E ora l'avvocato
Severini partirà con una causa civile per
ottenere il rimborso di quanto già versato
dalla donna.
Tratto da:
http://trentinocorrierealpi.repubblica.it/dettaglio/Il-giudice:-Pagate-la-cura-Di-Bella/1438608
Metodo Di Bella -
Maggio 2013
il giudice del Tribunale dell'Aquila
condanna l'ASL al pagamento delle spese
sostenute per la terapia Di Bella: "la
Costituzione assicura a ogni individuo la
possibilità di intraprendere cure e terapie
che possano, anche temporaneamente,
assicurare un'esistenza decorosa e libera".
Ancora un passo in avanti per giungere alla
libertà di cura: nelle scorse settimane, il
giudice del lavoro dell'Aquila, la sig.ra
Anna Maria @@@@@@, ha emesso una sentenza
oggi 24/05/2013 in cui riconosce a una
malata di cancro il diritto a potersi curare
con il metodo Di Bella.
Ed ancora una volta un'Asl, quella di
Avezzano Sulmona, dovrà rimborsare le spese
per la terapia, poiché la paziente già
operata nel 2008 e con problemi
cardiopatici, non tollera sia la
chemioterapia sia la radioterapia.
Leggendo la sentenza, si evidenzia la scelta
fatta dal giudice del lavoro:
A ben vedere infatti, l'art. 32 della
Costituzione non può essere considerato come
una monade ma va riletto e interpretato
anche alla luce degli altri diritti e
doveri scolpiti nella carta costituzionale
quali l'obbligo di adempiere ai doveri di
solidarietà, l'obbligo di rispettare la
dignità della persona, l'obbligo di
assicurare il pari trattamento a tutti gli
individui e, soprattutto, il fondamentale
obbligo di rispettare la libertà individuale
e che si esplica anche nell'inviolabile
diritto di scelta della cura da
intraprendere." "In particolare, quando la
medicina ufficiale non proponga delle valide
soluzioni o quando le stesse non sono
ulteriormente percorribili, la Costituzione,
cristallizzando la tutela del diritto alla
salute in senso lato, assicura a ogni
individuo la possibilità di intraprendere
cure e terapie che, pur nell'incertezza del
risultato, possano, anche temporaneamente,
assicurare un'esistenza decorosa e libera -
per quanto possibile - dalle sofferenze. A
tutela del preminente bene della salute,
dunque, anche il medico, nella sua scienza e
coscienza, dovrà sentirsi libero di
prescrivere al paziente quelle cure che egli
ritenga maggiormente idonee a raggiungere un
beneficio, sia esso la guarigione, sia esso
la stabilizzazione della malattia intesa
come non peggioramento.
Con questa sentenza, si fa chiarezza anche
sulla questione riguardante la
rimborsabilità dei farmaci, poiché l'elenco
di medicine pagate dal sistema sanitario è
governato da regole rigide che si scontrano
con il
naturale diritto alla salute.
In poche parole, i farmaci testati e in
commercio, non sono rimborsati se si usano
secondo altra indicazione rispetto a quelle
indicate.
Tipico l'esempio della somatostatina che è
rimborsata se si è affetti da un tumore
neuroendocrino e non un altro tipo di
cancro. Ma i tecnici del Ministero
dimenticano che una molecola può svolgere
più funzioni. Ed anche in questo caso, la
sentenza del giudice dell'Aquila conferma la
rimborsabilità dei farmaci, anche se non
previsto dagli elenchi ministeriali:
A tal riguardo la giurisprudenza di
legittimità è intervenuta e ha ammesso la
possibilità di disapplicare l'atto
amministrativo contenente gli elenchi dei
medicinali ammessi a carico del sistema
sanitario poiché in contrasto con la legge.
La Corte di Cassazione negli anni ha
affermato che il criterio dell'economicità
non può spingersi fino al punto di escludere
l'esenzione della spesa di un farmaco che
risulti indispensabile e insostituibile per
il trattamento di gravi condizioni o
sindromi che esigono terapie di lunga
durata.
Ci troviamo di fronte ad un precedente molto
importante per quanto riguarda la libertà di
cura, il malato, ha diritto di scegliere
come curarsi. E proprio per questo motivo
che ognuno può usufruire delle cure che
ritiene opportune per curare la propria
patologia, e il medico deve essere libero di
prescriverle. Libertà di cura significa che
il sistema sanitario deve rimborsare i costi
di queste cure, esattamente come rimborsa a
chi le sceglie la prima chemioterapia, la
seconda chemioterapia e così di seguito.
Il giudice con la sua sentenza ha deciso che
il diritto alla scelta della cura è
inviolabile.
Commento NdR: anche se rispettiamo ed
indichiamo tutte le possibili terapie
naturali per ogni malattia, anche perche' le
reazioni ad ogni tipo di terapia sono
diverse da soggetto a soggetto, vogliamo
ricordare che anche il cancro come qualsiasi
altra malattia nasce in "luoghi"
ben precisi e quindi ogni malattia ha le sue
Cause, con Cause secondarie e terziarie ed
e' una "malattia"
multifattoriale.
Leggere la tesi su
Cancro e Medicina
Naturale +
Nutriterapia Biologica Metabolica x il Cancro e
non solo