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Studio pubblicato sul
metodo Di Bella
(2006)
http://www.qds.it/qds.nsf/(ArticoliWWW)/BE5E330B54BF90C7C125712C005BD78C?OpenDocument
"Gli effetti collaterali sono stati molto blandi,
per la maggior parte consistenti in diarrea,
nausea/vomito e sonnolenza di grado 1-2. La maggior
parte dei pazienti ha beneficiato di un miglioramento
dei sintomi sia a livello respiratorio (tosse e dispnea)
sia a livello generale (dolore, astenia ed insonnia)".
vedi:
Lettera di G. Di Bella al Sole 24 ore
+ Acqua
Basica + Metodo
Di Bella non e' un Bluff
+ Di
Bella Verita'
+
Gravi
irregolarita' nella Sperimentazione
Di Bella (In Sperimentazione utilizzati farmaci scaduti) +
Valutazione terapia Di Bella +
PDF del Metodo DiBella
+
Metodo Di Bella
+
Confronto fra Chemio terapia ed Ascorbato di Potassio
Novita':
http://www.newmediaexplorer.org/ivaningrilli/2003/06/24/la_terapia_di_bella_torna_attuale.htm
USL rifiuta cura Di Bella -
paziente si rivolge al Giudice !
Italy, Treviso ott. 2010 - Malata di cancro al fegato
chiede di essere curata con il metodo Di Bella: l'Usl 9
rifiuta e il caso finisce davanti al giudice. L'udienza,
convocata a seguito del ricorso d'urgenza firmato dalla
signora, si è tenuta martedì scorso in tribunale a
Treviso. Il giudice Massimo Galli ha deciso un rinvio
per esaminare tutta la documentazione medica presentata
dalle parti.
Lettera
pubblicata sul quotidiano l'ADIGE di Trento (26 marzo 2002)
Ancora una
volta deve intervenire il giudice per garantire il diritto alla cura di un
malato che si vede negare la somministrazione dei farmaci del Metodo DB.
Un plauso va alla tempestività nell'esecuzione del provvedimento che il
giudice Michele Maria Benini della sezione Lavoro e previdenza, in risposta al ricorso presentato da G.M. di Trento La storia è paradossale:
l'uomo colpito da neoplasia cerebrale nel '96 viene operato e sottoposto a
radio terapia e chemioterapia.
Tali cure non danno il risultato sperato e
al malato viene data un'aspettativa di vita di sei sette mesi, per cui
egli decide di interrompere le cure invasive che lo avevano portato ad un
grave stato di deperimento.
Nel '97 si affida alle cure del prof. Norsa che gli
prescrive la terapia Di Bella.
Nel '98 viene arruolato nella
sperimentazione (protocollo osservazionale) a Trento.
I risultati sono subiti evidenti, la tac diagnostica remissione clinica,
l'uomo migliora e riprende a svolgere una vita normale.
Il medico curante consiglia di proseguire la cura. Nonostante questo
l'Ospedale di Trento interrompe la somministrazione gratuita dei farmaci,
in netto contrasto con il provvedimento ministeriale che permetteva
l'erogazione gratuita nel caso fosse dimostrata "la non progressione
di malattia" del 28.11.98. Il provvedimento si deve all'oncologo
incaricato che revoca la somministrazione, negando l'evidenza e il parere di un collega autorevole.
A questo punto l'uomo si vede costretto a pagare per 17 mesi la cura
nonostante abbia diritto alla gratuità, per non interromperla.
Ora il giudice ha stabilito che l'Azienda Sanitaria deve erogare
nuovamente la cura, dopo l'accertamento clinico che la malattia continua a
regredire. Non solo, il malato ha diritto di ottenere il rimborso delle
spese da parte dell'Azienda Sanitaria di Trento che
"ingiustificatamente ed illegittimamente interrompeva la
somministrazione dei farmaci senza che vi fosse alcun peggioramento della
malattia e nonostante persistessero le condizioni per la prosecuzione
della terapia MDB ai sensi della legge 30. 7. 98 n. 257".
Una condanna esplicita che non lascia dubbi.
Ora il malato ha diritto di proseguire in tutta serenità la sua cura e
grazie al giudice si è ripristinato un diritto del malato che la legge
prevede in questi casi. Solo la cieca ottusità non vuole ammettere
l'evidenza che questo uomo sarebbe morto, come i medici avevano
diagnosticato ben cinque anni fa, se non avesse scelto un'altra cura.
La radio e la chemioterapia avevano fallito, la terapia Di Bella tiene in vita da
quattro anni questo uomo che ha dovuto ricorrere in tribunale, per
dimostrare che sta bene e che non vuole sentirsi dire che la terapia Di
Bella non funziona. Il Consiglio Provinciale non ha voluto sentire ragioni
e ha bocciato l'emendamento del dottor Morandini che chiedeva di erogare
un contributo economico ai malati in terapia Di Bella, con attestazione di
stabilità o regressione della malattia.
"La sperimentazione è
fallita questa è l'unica prova certa che il metodo Di Bella non
funziona" fu il commento.
Un giudice ed un malato ostinato
dimostrano ancora una volta che così non è vero. E di malati ostinati ve
ne sono a migliaia.
Commento NdR: anche se rispettiamo ed indichiamo
tutte le possibili terapie naturali per ogni malattia,
anche perche' le reazioni ad ogni tipo di terapia sono
diverse da soggetto a soggetto, vogliamo ricordare che
anche il cancro come qualsiasi altra malattia nasce in "luoghi"
ben precisi e quindi ogni malattia ha le sue Cause, con
Cause secondarie e terziarie.
Leggere la tesi su
Cancro e Medicina Naturale
Inchiesta sul Caso
DiBella di Report, Rai3
Su richiesta di una
giornalista della Tribuna di Treviso ho inviato per
e.mail la seguente nota.
Come si evidenzia dalla lettura dell’articolo della
Tribuna di Treviso sono state attribuite al sottoscritto
frasi non scritte mentre sono stati censurati i pur
brevi accenni alle evidenze scientifiche del MDB:
Il nostro metodo non solo non è dimenticato, ma sta
ottenendo anche riconoscimenti scientifici nel
mondo,come documenta il Congresso Mondiale di Oncologia
di Singapore del giugno 2010 .
Il sottoscritto ha presentato oltre 500 casi che col MDB
hanno avuto miglioramenti ampiamente superiori alle
mediane di sopravvivenza ufficiali dell’oncologia “.
La relazione del Dr Di Bella è stata pubblicata agli
atti del congresso.
Così Giuseppe Di Bella, medico figlio di Luigi, parla
della“cura Di Bella". Secondo il professionista
sarebbero ancora migliaia i pazienti italiani ad
avvalersi di questo metodo e oltre un centinaio sono i
medici che le prescrivono.
Scomparso da tempo dalle cronache italiane, il metodo“Di
Bella" è tornato in auge dopo il ricorso d'urgenza al
tribunale di una mamma di 38 anni trevigiana per
ottenere dall'Usl 9 il pagamento per i farmaci
multiterapia.(Oltre 2000 sentenze dalla fine della
sperimentazione hanno condannato le ASL in base a
perizie giurate, a erogare il MDB).
Il fatto è rimbalzato ieri nello studio modenese di
Giuseppe Di Bella che della cura studiata e utilizzata
dal padre è l'erede ufficiale. “Sul metodo esistono
pubblicazioni scientifiche su riviste mediche
internazionali racconta Di Bella.
L'ultima risale a fine settembre. Si tratta dell'articolo apparso su "Neuroendocrinology
Letters" dal titolo “The Di Bella Method” (Il metodo di
bella, ndr) in cui si fa riferimento allo studio su 553
pazienti trattati con questa terapia. I dati hanno
dimostrato che il metodo Di Bella ha ottenuto un
evidente miglioramento nella qualità della vita e un
aumento considerevole per quanto riguarda gli indici di
sopravvivenza.
In alcuni tumori si è documentata per la prima volta la
guarigione completa e stabile senza interventi, chemio o
radio, ma solo con MDB. Nella banca dati medico
scientifica internazionale Med-Line:
www.pubmed.gov è possibile accedere a queste
pubblicazioni digitando Di Bella G. Ogni componente
della cura è validato da migliaia di pubblicazioni.
Secondo Di Bella il metodo non ottiene il riconoscimento
ufficiale in Italia per un semplice motivo: “Va a
sconfessare la sperimentazione ministeriale del 1998, e
pertanto una serie di poteri, tra loro sinergici e
intimamente intrecciati.
Nel nostro paese mediante la disinformazione dei centri
di potere, è stato creato un clima di ostilità e
censura".
By dott. G. Di Bella
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/10/22/news/cura-di-bella-i-giudici-ci-stanno-dando-ragione-2579051
NOTA BENE: In
poco più di un anno (2009) sono stati pubblicati su
riviste medico scientifiche internazionali recensite da
Med-Line alcuni casi di tumori maligni non operati, né
sottoposti a chemio o radio, ma totalmente e
stabilmente risolti solo con Metodo Di Bella (MDB).-
casi reperibili anche sul sito ufficiale
www.metododibella.org
Con
http://www.pubmed.gov si accede a Med Line,
digitando "Di Bella G. Neuro Endocrinol Lett" si
evidenziano le seguenti pubblicazioni di guarigioni
complete di tumori solidi con MDB. (Non ci sono in
oncologia precedenti di tumori solidi non operati e
completamente risolti da una terapia medica, chemio o
anticorpi monoclonali)
- Di Bella G, et al.Complete
objective response of neuroblastoma to biological
treatment.Neuro Endocrinol Lett. 2009;30(4):437-49.
- Di Bella G et al,
Complete objective response of oesophageal
squamocellular carcinoma to biological treatment,
Neuro Endocrinol Lett. 2009;30(3):312-21.
- Di Bella
G,
Complete objective response to biological therapy of
plurifocal breast carcinoma..Neuro Endocrinol
Lett. 2008 Dec;29(6):857-66.
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RISARCIMENTO per SPESE di FARMACI per Metodo DiBella
- Gen. 2011
Una famiglia sarda, finita sul
lastrico per pagare le cure a un congiunto malato di
cancro, ha visto riconosciuto dal tribunale di Cagliari
il diritto al risarcimento delle spese mediche sostenute
per il protocollo "Di Bella".
"E' stato appurato che l'uomo, durante l'assunzione dei
farmaci negati dalla Asl di Cagliari, ha migliorato le
proprie condizioni di vita", segnala Maria Grazia
Caligaris, presidente dell'associazione Socialismo
Diritti Riforme (Sdr), segnalando la sentenza ottenuta
dall'avvocato Graziella Massidda, alla quale il paziente
e i suoi familiari si erano rivolti nel 2006.
La Asl 8 - riferisce l'avvocato Federica Sanna Argiolas
dello studio Massidda - negò i farmaci al malato, in
quanto non compresi nel protocollo Aifa, l'agenzia
italiana del farmaco. Il paziente, affetto da un
carcinoma epidermoide infiltrante in stato avanzato, con
metastasi linfoghiandolare e polmonare, il quale, era
consapevole di essere ormai prossimo alla fine, e nel
2006 decise di affidarsi al controverso metodo Di Bella.
"L'assistito", prosegue il legale, "ne trasse un rapido
miglioramento che superò anche le più rosee aspettative.
Riacquistò progressivamente l'autonomia che credeva
ormai persa". Nel frattempo, però, i familiari furono
costretti ad andare ogni mese a Bologna per comprare la
sandostatina e la somatostatina necessarie per la cura
Di Bella. Le spese si fecero sempre più ingenti e la
famiglia si trovò in gravissime difficoltà economiche.
"Il progresso nelle condizioni di vita del paziente, che
riuscì ad evitare le paventate stomia e trachetomia,
indussero i familiari, ormai sul lastrico", racconta
Caligaris, "a intraprendere un'azione legale che portò
quasi subito a un provvedimento d'urgenza con cui il
tribunale di Cagliari impose all'Asl 8 l'erogazione
gratuita dei farmaci della cura Di Bella. Fu così
possibile continuare la terapia".
"Determinante è stata però la sentenza, ad oggi rimasta
ancora inadempiuta", precisa la presidente di Sdr, "con
cui i giudici hanno imposto alla Asl di risarcire la
famiglia di tutte le spese sostenute durante il periodo
di cura. E' una sentenza di straordinario valore, perchè
sancisce la priorità assoluta del diritto alla salute su
qualunque altro principio".
Fonte: Agi
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Il giudice italiano, dr.
Guariniello accusa: farmaci scaduti e dosi sballate
-
Il magistrato di Torino chiude l'indagine sulla
sperimentazione dellaterapia –
Italy, Torino - La
sperimentazione della cura Di Bella sarebbe viziata
da gravi irregolarità. Peggio: alcuni dei 386 malati di
cancro che provarono la "multiterapia" (Mdb) del medico
modenese sarebbero stati usati come cavie, trattati con
farmaci "guasti e imperfetti", non si sa con quali
effetti sulla salute.
E l'Istituto
superiore di Sanità, pur sapendolo,
non avrebbe avvertito
50 dei 51 ospedali d'Italia che sperimentavano i
protocolli.
Sono queste le conclusioni della lunga e minuziosa
indagine aperta due anni fa dal procuratore aggiunto di
Torino Raffaele Guariniello, in seguito ad alcune
denunce, sulla sperimentazione nei 4 "centri di
riferimento" di Torino (Molinette, San Giovanni antica
sede, Mauriziano e Sant'Anna) e nei 4 della provincia
(gli ospedali di Chivasso, Orbassano, Chieri e Cirè).
Un'indagine che non entra
nel merito dell'efficacia o meno della cura,
ma si limita ad analizzare la
regolarità della sperimentazione.
Quattro gli accusati, tutti dirigenti dell'Istituto
superiore di sanità (Iss): ....... Raschetti e
Donato Greco, coordinatori della sperimentazione del
1998, Stefania Spila Ale....., responsabile
dei preparati galenici, ed Elena Ciranni, che curava i
rapporti con i vari centri clinici. Grave l'ipotesi di
reato: "somministrazione di medicinali guasti o
imperfetti" (punibile, secondo l'articolo 443 del codice
penale, con la reclusione fino a 3 anni).
Il direttore Giuseppe Benagiano, a suo tempo indagato, è
stato poi archiviato. Nessuna responsabilità per l'ex
ministro della Sanità Rosi Bindi, sentita come testimone
in gran segreto, a Roma, all'inizio dell'anno.
I 4 indagati hanno ricevuto l"avviso di chiusura
indagini". Una sorta di preannuncio di rinvio a
giudizio, che poi però non è arrivato: grazie alla legge
Carotti, i difensori hanno chiesto e ottenuto dal Pg
della Cassazione Nino Abbate il trasferimento
dell'inchiesta a Firenze. Con la curiosa motivazione che
i farmaci "incriminati" li produce l'Istituto
farmacologico militare fiorentino.
Inutile l'opposizione di Guariniello il quale,
sentenze della Cassazione alla mano, ha ribattuto che il
443 non punisce la produzione o la detenzione, ma la
somministrazione di farmaci guasti (avvenuta, appunto, a
Torino).
Spetterà dunque alla Procura di Firenze - che l'anno
scorso aveva già archiviato un'altra inchiesta sui
protocolli Di Bella - trarre le conclusioni: rinviare a
giudizio o chiedere l'archiviazione. Tutto
dipenderà dall'interpretazione delle irregolarità emerse
a Torino: errori in buona fede o condotte dolose? Per
Guariniello, la prova del dolo sarebbe in una lettera
inviata nel '98 a un ospedale romano, che chiedeva lumi
sulla conservazione e la composizione delle "soluzioni
ai retinoidi" previste per i protocolli 1 e 9.
Nella lettera i dirigenti dell'Iss precisavano
che quelle sostanze hanno una "validità" di soli 3 mesi,
dopo di che "scadono" e vanno buttate. Peccato che la
stessa direttiva non sia stata diramata agli altri 50
ospedali che sperimentavano la cura. E che infatti
continuarono, ignari di tutto, a somministrare quelle
soluzioni ampiamente scadute (addirittura vecchie di 4,
5, 9 mesi) e "deteriorate".
Non solo: un gravissimo errore tecnico avrebbe dimezzato
il quantitativo di un componente, un principio attivo,
fondamentale per l'efficacia di quelle soluzioni: l'"axeroftolo
palmitato".
In pratica, per i due protocolli, quella sperimentata
non era la multiterapia Di Bella, ma una "variazione sul
tema" non dichiarata.
Così com'era emerso nel '98 per altri due protocolli,
frettolosamente ritirati dopo che Guariniello vi
aveva scoperto alcune sostanze mancanti e alcune altre
(come il tamoxifen del professor Umberto Veronesi)
aggiunte da una mano misteriosa. Ma quel capitolo è
ancora aperto. A Torino.
By Marco Travaglio - Tratto da La Repubblica 7
settembre 2000
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