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La ricerca per combattere i Tumori e le
società Farmaceutiche
- vedi anche:
Costi e
prodotti della Chemio - 1
Partiamo dall'Italia.
Per l'Italia i dati più recenti di incidenza dei tumori riguardano
il 2005.
I nuovi casi registrati nello scorso anno nella fascia d'età 0-84
anni sono stati 252.662, 135.469 negli uomini e 117.193 nelle donne.
Il tasso standardizzato (numero di casi ogni 100.000 abitanti) è
stato, rispettivamente, di 356 e 266.
Le Regioni che hanno avuto il maggior numero di nuovi casi sono
state:
Lombardia (23.588 nel sesso maschile, 21.803 nel sesso femminile),
Lazio (12.671 e 11.351), Piemonte (12.101 e 9.996), Campania (11.928
e 9.392).
Le neoplasie più diffuse si sono confermate il tumore della
mammella, del polmone, del colon-retto e dello stomaco.
Nel nostro paese il numero dei tumori è aumentato negli ultimi
decenni.
Secondo gli esperti, l'aumento delle neoplasie registrato in Italia
negli ultimi 30 anni è dovuto principalmente all'invecchiamento
della popolazione. "I tassi standardizzati, infatti, si sono ridotti
nell'ultimo decennio, almeno nella popolazione maschile del paese",
evidenziano i dati dell'ISS.
Il rischio oncologico ha accompagnato lo svolgersi del processo di
industrializzazione delle diverse aree della nazione e il
conseguente fenomeno di urbanizzazione.
Attualmente le differenze tra nord e sud del paese, in quanto a
tasso di tumori che vedevano svantaggiate le regioni del nord, si
stanno riducendo.
L'aumento della prevalenza dei tumori in Italia (la prevalenza nel
1970 era di 820 mila casi, nel 2000 è salita a 1,3 milioni) vede il
coinvolgimento di tre fattori principali: invecchiamento della
popolazione, aumento dei nuovi casi soprattutto negli anziani,
aumento della sopravvivenza.
La Sopravvivenza
I progressi in ambito terapeutico favoriscono l'aumento della
sopravvivenza.
"Nel 2002- riporta il documento "The Cancer Atlas"- le persone in
vita a cui era stato diagnosticato un tumore nei 5 anni precedenti
erano 24,6 milioni a livello globale, ma il numero, secondo gli
esperti, è in continua crescita". Diversi elementi giocano un ruolo
determinante: età della popolazione, tipologia del tumore e
percentuale di incidenza, prevenzione e diagnosi precoce,
percentuale di malati in grado di accedere alle cure, tasso di
mortalità per altre cause.
L'efficacia delle terapie condizionano enormemente la sopravvivenza
e la qualità di vita dopo una diagnosi di tumore.
I dati dell'ACS dimostrano come nell'Europa occidentale e del nord,
nel Nord America, Giappone, in Australia e Nuova Zelanda, nel 2002
le persone ancora vive a 5 anni dalla diagnosi del tumore erano
12-16,9 ogni 1000 abitanti.
Il valore scende a 4-7,9 ogni 1000 abitanti nei paesi dell'Europa
dell'est, dell'ex Unione Sovietica, Cile, Argentina, Uruguay.
A un livello inferiore si trovano Cina, Sud Africa, Pakistan,
America centro-meridionale (2-3,9/1000). Sul gradino più basso ci
sono Africa, Medio Oriente, India, Mongolia, Indonesia, Guatemala,
Honduras (<2/1000).
In generale, la curva della sopravvivenza decresce con il tempo.
"Nel 2002, le persone che, negli Stati Uniti, erano ancora in vita
dopo una diagnosi di tumore eseguita nell'arco dei 5 anni precedenti
erano 3,7 milioni. Il numero si riduce con l'aumentare del tempo
dalla diagnosi: le persone in vita sono 2,4 milioni se la diagnosi è
stata fatta da 5 a 10 anni, 1,3 milioni con diagnosi da 10 a 15
anni, 0,83 milioni tra 15 e 20 anni, 0,54 milioni tra 20 e 25 anni,
0,84 oltre i 25 anni", riporta l'ACS.
Secondo l'OMS, le conoscenze scientifiche attuali sono sufficienti a
consentire una prevenzione di un terzo dei tumori.
La prevenzione si basa su tre cardini: cessazione del fumo, sana
alimentazione, riduzione dell'esposizione ai carcinogeni.
"Le informazioni disponibili e le tecnologie, inoltre, permettono di
eseguire una diagnosi precoce e di mettere in atto efficaci
strategie terapeutiche in un ulteriore 30 per cento dei casi",
prosegue l'OMS.
La Ricerca
"Le risorse investite per studiare i tumori sono ingenti,
soprattutto nei paesi più sviluppati come gli Stati Uniti dove, nel
2004- riporta l'ACS- il National Institute of Health (NIH) ha
ricevuto 5.547 milioni di dollari per la ricerca oncologica (19
dollari per abitante)".
Tale finanziamento è stato seguito, in termini quantitativi, da
quello per la ricerca nelle neuroscienze (4.911 milioni di dollari),
dalle malattie infettive (3.055 milioni di dollari), dal
cardiovascolare (2.360 milioni di dollari), dalla salute mentale
(1.818 milioni di dollari).
A questi si sono aggiunti gli investimenti per la difesa dalle armi
biologiche (1.629 milioni di dollari), per il diabete (996 milioni
di dollari), tabagismo (536 milioni), mortalità infantile (513
milioni), obesità (422 milioni), ipertensione (378 milioni).
I dati dell'ACS mostrano che in Europa, nel periodo 2002-2003, i
fondi dedicati alla ricerca sul cancro provenienti dalle
organizzazioni non governative sono stati della stessa entità di
quelli istituzionali.
"Gli investimenti totali sono stati maggiori nei paesi del nord del
continente (Norvegia, Svezia, UK, Germania, Francia ), dove sono
stati stanziati 5 dollari per abitante, e minori in Finlandia,
Belgio, Olanda (3-4,9 dollari per abitante), in Italia e Slovenia
(1-2,9 dollari per abitante).
Negli altri paesi europei gli investimenti sono stati inferiori a 1
dollaro per abitante", si riporta nel "The Cancer Atlas".
Secondo i dati dell'International Cancer Research Portfolio
Database, ripresi dall'ACS nella sua pubblicazione, gli studi
effettuati nel diversi settori oncologici nel periodo 2004-2005 sono
stati 21.713. Il campo in cui si sono condotti il maggior numero di
studi è stato quello della biologia dei tumori (6.047), seguito
dagli studi sulle terapie (4.231), da quelli relativi all'eziologia
(3.920), alla diagnosi precoce e prognosi (2.342).
Altri settori hanno incluso gli studi sulla sopravvivenza, sulla
prevenzione, su nuovi modelli sperimentali.
"La chemioterapia, nel luglio 2005, ha accentrato l'attenzione degli
studiosi dell'European Organization for Research and Treatment of
Cancer", prosegue l'ACS. Alle 452 sperimentazioni condotte in questo
settore si sono affiancati studi di radioterapia (n= 97), chirurgia
(58), ormonoterapia (33), immunoterapia (31), biological response
modifier (27), interferone (6), trapianto di midollo (4),
antinfettivi (4), altro (40). Il numero totale degli studi è stato,
nel periodo citato, di 752.
Relativamente agli studi clinici, i trial elencati nel sito
ClinicalTrial.gov nel maggio 2005 e riportati dall'ACS sono stati:
2.068 negli USA, 381 in Europa, 258 in Canada, 159 in Australia, 137
in Sud America.
Costi economici
I costi diretti per le malattie oncologiche comprendono le spese per
trattamenti, ricoveri, riabilitazione ecc ? mentre tra i costi
indiretti ci sono le perdite di produttività dovute a malattia e
morte. "Spese meno evidenti ma consistenti comprendono quelle per le
assicurazioni sanitarie e per gli intervento non medici (per es.
trasporto dei malati, assistenza dei bambini o degli anziani,
collaboratori domestici ecc ?)", sottolinea l'ACS nel "The Cancer
Atlas".
La prevenzione dei tumori, secondo gli esperti, non è solo
finalizzata al miglioramento della salute pubblica ma anche al
contenimento delle spese e al miglioramento dei conti dei singoli
paesi.
Sotto il profilo economico, i tumori, infatti, gravano
significativamente non solo sull'individuo ma anche sull'intera
società.
I recenti dati pubblicati dall'ACS, rivelano che i costi totali
dovuti ai tumori negli Stati Uniti nel 2005 sono stati di 210
miliardi di dollari con 74 miliardi di costi diretti, 17,5 miliardi
di costi indiretti legati alla morbilità e 118,4 di costi indiretti
legati alla mortalità. "L'uso di farmaci innovativi ha raddoppiato
la sopravvivenza nel tumore del colon-retto metastatizzato,
aumentando, però, significativamente i costi delle terapie per
questo tipo di tumore (500 volte)", precisano gli studiosi della
Società scientifica statunitense.
In Canada, i dati disponibili per il 1998, mostrano una spesa totale
per i tumori di 14,2 miliardi di dollari. Le patologie oncologiche
sono state al terzo posto nella spesa sanitaria con il 9% dei costi
totali.
Negli Stati Uniti, come ovunque, i costi diretti per le malattie
oncologiche sono, comunque, lievitati negli ultimi decenni: nel 1963
il valore di questa voce raggiungeva 1,3 miliardi di dollari, nel
1980 saliva a 13 miliardi di dollari, nel 1990 a 27,5 miliardi di
dollari, nel 2000 era di 60 miliardi, raggiungendo i 74 miliardi nel
2005.
Per quanto riguarda l'Europa, l'ACS ha diffuso i dati relativi ad
alcuni paesi come Francia, Regno Unito, Svezia, Olanda, Svizzera.
In Francia, nel 1999 le spese per l'ospedalizzazione per tumore
hanno raggiunto 6.2 miliardi di dollari, il 23% dei quali ha
riguardato la chemioterapia, mentre le vendite totali di farmaci
antitumorali nel 2002 ha raggiunto 1,3-1,6 miliardi di dollari.
Nel Regno Unito i costi delle terapie antitumorali nel 2000-2001
coperti dal National Health Service sono stati di 3,2 miliardi di
dollari, il 10,6% della spesa sanitaria totale.
"La vendita di farmaci contro il cancro è salita, in Svezia, da 37,3
miliardi di dollari nel 2000 a 118,7 miliardi di dollari nel 2004",
continua l'ACS.
Nel 1999, in Olanda, si sono spesi per la cura dei tumori 1,2
miliardi di dollari, mentre la spesa relativa alla cura del
tabagismo è stata di 514 milioni di dollari.
I dati dell'ACS relativi alla Svizzera sono del 1998 e riguardano la
vaccinazione dell'epatite B.
Il rapporto costo:beneficio è stato del 2,4 per la vaccinazione di
tutti i bambini, dell'1,2 per la vaccinazione dei neonati di madri
portatrici del virus, e del 2,9 per la vaccinazione di tutti gli
adolescenti.
Cancro: quanto costa la terapia ufficiale ? - Italy
Tabella dei costi di alcune strumentazioni e terapie anticancro
allopatiche (dati origine in Lire, rapportati in euro,
ovviamente non tenendo conto dei rincari)
Intervento chirurgico
Svariate decine di milioni di lire secondo il tipo di intervento*
Chemioterapia
Una fiala di chemioterapico, come il cisplatinum, costa 516,00 ?.
Un ciclo completo di cockatil chemioterapici può partire da alcune
Centinaia di Euro per arrivare anche a 50.000,oo mila Euro al mese
per ogni paziente. Se si prende come cifra media a malato anche solo
quella di 5 mila Euro e si moltiplica per i 200.000 malati di cancro
in Italia, il servizio sanitario nazionale paga alle industrie
farmaceutiche qualcosa come più di un miliardo di Euro l'anno circa
duemila miliardi di lire .*
Acceleratore lineare
Circa 1 Milione di euro circa 1 miliardo di lire e costi di gestione
di 50-60 Mila Euro circa 100-120 milioni di lire annui
Stereotassi - Radioterapia
Un'applicazione di radioterapia convenzionale costa 600,00 ? circa
1.100.000 lire. La stereotassi arriva a 20-30 mila euro (40-55
milioni di lire) per un trattamento. Un ciclo completo di
radioterapia è sempre quindi dell'ordine di decine di milioni di
lire.
Nuovo Farmaco specialistico
180 milioni di euro (350 miliardi di lire)
Visite, esami clinici e specialistici di un ammalato di cancro
5 mila euro Circa 10 milioni di lire
Trattamento intensivo per la leucemia (negli USA)
100.000 dollari (220 milioni di lire)*
Dal libro: "Senza chemio, radiazioni o chirurgia. 30 e più cure non
distruttive di documentata efficacia ", Macro edizioni 2001
Ma quanto vale, una medicina ?
Un recente articolo del New York Times mi ha fatto sobbalzare sulla
sedia. Esiste un farmaco anticancro, chiamato Avastin, finora
largamente usato (almeno negli Stati Uniti) per trattare tumori del
colon. I ricercatori hanno però recentemente scoperto che lo stesso
farmaco, impiegato a dosi più alte, potrebbe essere utile per
trattare altre forme tumorali, come quelle del seno o dei polmoni.
Buona notizia. La cattiva notizia è che il farmaco è talmente
costoso che un trattamento per queste nuove applicazioni, date le
dosi più elevate, potrebbe costare anche 100.000 dollari all'anno.
Un prezzo decisamente fuori portata per molte tasche e che molte
assicurazioni private (negli Stati Uniti se non avete
un'assicurazione medica privata non andate molto lontano) potrebbero
rifiutarsi di pagare.
I medici si attendevano che la casa produttrice abbassasse il prezzo
al grammo del prodotto, visto anche il fatto che produrne maggiori
quantità in fabbrica non costerebbe poi molto di più (i costi da
assorbire sono quelli iniziali di sviluppo e sperimentazione) e che
esiste in quasi tutti i prodotti l'uso di introdurre una scala
sconti legata alla quantità.
Secondo l'articolo del New York Times, la casa produttrice (Genetech,
cui socio di maggioranza è Roche) ha invece mantenuto il prezzo
attuale, basandosi non tanto sull'ammortamento dei costi di sviluppo
del farmaco - senza dubbio astronomici e quindi lecitamente da
recuperare - quanto sul valore del prodotto, o meglio sul valore
della vita umana.
Grandi opportunità, scelte impegnative
L'Avastin è già oggi una macchina da soldi, con fatturati
miliardari.
Nel caso il farmaco venisse adottato anche per altre tipologie di
tumori, il potenziale di redditività del farmaco esploderebbe. Il
conto si fa in fretta: con un potenziale di mercato di mezzo milione
di nuovi pazienti l'anno (scusate, clienti) solo negli Stati Uniti,
e un prezzo di molte decine di migliaia di dollari l'anno procapite,
il numero di zeri fa impressione (se non avete voglia di fare i
conti, il New York Times stima un potenziale di 7 miliardi di
dollari di fatturato per il 2009).
In realtà il conto è abbastanza teorico, in quanto molti di questi
pazienti non si potrebbero mai permettere una spesa di questo
genere, foss’anche per salvarsi la vita. Anzi per prolungare un po'
la propria esistenza, dato che viene riportato l'Avastin è in grado,
più che di curare, di allungare di alcuni mesi la vita dei pazienti
in fase terminale.
Nonostante le rosee previsioni di fatturati in crescita (e quindi di
probabili spazi economici per potersi permettere un taglio del
prezzo), l’attesa riduzione non c’è stata e l’azienda ha assunto una
posizione di difesa dei margini e dei fatturati.
Da un lato, se si abbassasse il prezzo al grammo, diminuirebbero i
fatturati derivanti dalle applicazioni tradizionali in cui si usa
meno sostanza. E questo, al management e agli azionisti, pare
proprio essere una cattiva idea. E dall’altro, l’idea sembra essere
che se si vogliono ottenere i benefici di un nuovo, potente
farmaco... si metta mano al portafoglio, che ne vale la pena.
Ribaltando così il problema sulle assicurazioni private (che
potrebbero decidere di fare di tutto pur di non passare il farmaco
agli assicurati oppure potrebbero ulteriormente aumentare i loro
costi) o mollando la patata bollente alle già dissestate casse
statali in quei paesi dove l’assistenza sanitaria è pubblica.
È inevitabile, a quanto pare, che margini di profitto e quotazioni
azionarie non guardino in faccia nessuno, sano o malato, povero o
ricco (per quanto, se uno è ricco, il problema venga meno).
L’azienda fa i suoi interessi e si comporta come qualunque
produttore sul mercato, dando per scontato che non tutti i
potenziali consumatori interessati (fosse anche per necessità)
possano accedere ai suoi prodotti. È pur vero che l’azienda è
intervenuta in alcuni casi con programmi di aiuto finanziario, ma
sono solo una goccia nel mare.
Tratto dal Blog: http://blog.libero.it/blogergaomnes/?nocache=1160117490§
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Cancro: quanto costa la terapia
ufficiale ?
Dal libro: “Senza chemio, radiazioni o chirurgia. 30 e più cure non
distruttive di documentata efficacia”, Macro edizioni 2001
Tabella dei costi di alcune strumentazioni e terapie anticancro
allopatiche
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Intervento chirurgico |
Svariate decine di milioni di lire secondo il tipo di
intervento* |
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Chemioterapia |
Una
fiala di chemioterapico, come il cisplatinum, costa
1.000.000 di lire. Un ciclo completo di cockatil
chemioterapici può partire da alcuni milioni per arrivare
anche a 100 milioni al mese per ogni paziente. Se si prende
come cifra media a malato anche solo quella di 10 milioni e
si moltiplica per i 200.000 malati di cancro in Italia, il
servizio sanitario nazionale paga alle industrie
farmaceutiche qualcosa come duemila miliardi di lire
l’anno.* |
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Acceleratore lineare |
Circa 2 miliardi di lire e costi di gestione di 100-120
milioni di lire annui* |
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Stereotassi – Radioterapia |
Un’applicazione di radioterapia convenzionale costa
1.100.000 lire. La stereotassi arriva a 40-55 milioni per un
trattamento. Un ciclo completo di radioterapia è sempre
quindi dell’ordine di decine di milioni di lire* |
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Nuovo Farmaco specialistico |
350
miliardi di lire* |
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Visite, esami clinici e specialistici di un ammalato di
cancro |
Circa 10 milioni di lire* |
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Trattamento intensivo per la leucemia (negli USA) |
100.000 dollari (220 milioni di lire)* |
*
Le cifre che riguardano le terapie ufficiali rappresentano somme a
carico della struttura pubblica e non pagate direttamente
dall’utente.
Legenda:
Acceleratore lineare: apparecchio per la radioterapia
Stereotassi: trattamento di radioterapia particolare
Cisplatinum: usando in associazione radioterapia e chemioterapia si
utilizzano schemi che contengono questo farmaco derivato del
platino.
Ma
cosa s’intende per cancro curato ?
Secondo i protocolli della medicina convenzionale si intende guarito
quel paziente malato di cancro che sopravvive almeno cinque anni dal
momento della diagnosi. Questo è il fatto. Se non vengono raggiunti
risultati positivi effettivi, questi si possono conseguire
modificando i canoni di giudizio. In questo modo un malato che muore
sei-sette anni dopo la diagnosi può essere inserito nel numero dei
"guariti" a tutto favore delle statistiche filo-chemioterapiche.
Quando si afferma che nel 1930 solo un tumore su cinque era curabile
mentre oggi ne è curabile uno su due bisogna anche tener conto del
fatto che nel 1930 non esistevano tutti i sofisticati mezzi
diagnostici odierni e che quindi la diagnosi della malattia poteva
essere fatta ad uno stadio molto più avanzato della stessa per cui
il tempo tra diagnosi e decesso era breve. Oggi, oltre alla
questione del giungere a identificare la guarigione con il periodo
di sopravvivenza di un lustro, bisogna anche considerare la
precocità delle diagnosi (per cui la morte arriva naturalmente più
tardi) che sicuramente concorre a fare la differenza.
Che valore dunque possono avere le statistiche ufficiali? Se, come
dice A. Mondini, dell'Associazione per la Ricerca e la Prevenzione
del Cancro di Torino, si prova a chiedere al sistema medico le
statistiche di sopravvivenza a dieci o quindici anni si trova un
muro impenetrabile. Per fortuna alcuni ricercatori onesti hanno
potuto elaborare e pubblicare statistiche più obiettive e reali. Il
primo caso è quello del prof. Hardin B. Jones di cui si narra in
"Dalla medicina per la malattia alla medicina per la salute". Il
secondo caso riguarda invece uno studio inglese pubblicato sulla
rivista The Lancet il 13 dicembre 1975 da quattro ricercatori.
Secondo questo studio, effettuato su 188 malati di carcinoma
inoperabile ai bronchi, la sopravvivenza media di coloro che
optarono per la chemioterapia completa fu di 75 giorni mentre coloro
che scelsero di non ricevere alcun trattamento vissero in media 220
giorni.
Anche se lo studio può apparire datato è un dato di fatto che le
sostanze chemioterapiche usate nei trattamenti non sono oggi molto
diverse da quelle usate allora. Anzi la statistica è oggi valida
ancor più in considerazione del fatto che i decessi per cancro sono
aumentati.
Un altro caso inerente statistiche obiettive è quello di John C.
Bailar III, professore di epidemiologia e biostatistica alla McGill
University. Durante una riunione per la valutazione ufficiale del
programma nazionale americano contro il cancro nel 1994 Bailar
sostenne che «i nostri vent'anni di guerra al cancro [a partire dal
National Cancer Act varato da Nixon nel 1971] sono stati un
fallimento su tutta la linea».
Le cifre del National Cancer Institute dicono che la mortalità per
cancro è aumentata negli Stati Uniti tra il 1975 e il 1990 del sette
per cento. I casi di cancro il polmone sono aumentati nelle donne
fra il 1973 e il 1990 di oltre il 100 per cento. Anche il melanoma e
il cancro della prostata hanno registrato un aumento dell'80 per
cento nello stesso periodo. Altre neoplasie in aumento sono i
carcinomi del seno, del rene, del fegato e del cervello, il mieloma
multiplo, il linfoma nonHodgkin, la leucemia e i tumori del sistema
nervoso.
Per
altri tipi di cancro per cui si sbandiera vittoria, data la
diminuzione della loro mortalità, Bailar sostiene che tali successi
non sono da attribuirsi alle terapie mediche ufficiali perché sono
diminuzioni iniziate un decennio fa e sono molto più probabilmente
legate a fattori diversi quali ad esempio i progressi dal punto di
vista igienico nelle preparazione alimentari per i cancri dello
stomaco.
Ma non basta. Le statistiche americane e canadesi confermano che in
molti casi si è provveduto ad operare interventi chirurgici
asportativi dell'utero di donne alle quali era stata fatta una
diagnosi di "probabilità" di cancro. Anche queste guarigioni
miracolose attribuite poi alla medicina ufficiale rientrano nelle
statistiche ortodosse quando non vi è alcuna certezza che si
trattasse proprio di tumori.
Le dinamiche burocratiche che stanno dietro i ricoveri ospedalieri
sono un'altra fonte di inquinamento delle statistiche. Quando un
paziente viene dimesso si dice che è in remissione. Ogni qual volta
il malato ritorna all'ospedale e poi di nuovo dimesso le
"remissioni" aumentano.
Per
efficacia della chemioterapia, inoltre, si intende la scomparsa o la
riduzione della massa tumorale e la riduzione delle metastasi almeno
del 50 per cento. Alcuni cicli di chemioterapia mirano proprio a
questo. Se dopo tali trattamenti il tumore è rimpicciolito o
scomparso il paziente è considerato guarito. Se dopo qualche mese il
malato ritornerà a ricoverarsi per una velocissima recidiva, sia
nello stesso ospedale e tanto più in un altro, esso risulterà un
nuovo paziente perché quello "precedente" è guarito.
Infine, le autorità, dopo aver diagnosticato un cancro spingono con
urgenza a sottoporsi alle terapie mutilanti della medicina
"scientifica". Ma è importante far rilevare che quando viene
appurata la presenza di un cancro è molto probabile che esso sia
attivo da almeno cinque anni per cui nel 95% dei casi anche se si
prendono due o tre settimane di tempo per riflettere non succederà
nulla (4). Questo tempo è importantissimo perché darà l'opportunità
di documentarsi su dati e statistiche concrete, di capire e smaltire
lo shock psicologico che una tale "condanna di morte" avrà sulla
mente nonché la possibilità di scegliere in autonomia la via di
guarigione che si vorrà percorrere.
4.
Lagarde, P. "Tout savoir sur le cancer", Favre, Lausanne, 1997.
Tratto da :
www.disinformazione.it
Conclusioni NdR:
Questi sono indicativamente i Volumi di affari che le società
Farmaceutiche realizzano per questo tipo di cure, con il concorso di
ricercatori e scienziati che hanno fatto svariate e molteplici
ricerche, spendendo cifre
colossali di denaro pubblico e privato, da decenni e
senza arrivare a nulla, sembra
impossibile che non abbiano trovato dopo questi decenni di ricerca
una cura definitiva per tutte le patologie di Tumore.
Un farmaco e/o
vaccino anti Tumore piuttosto che un farmaco per la
sua cura, secondo le leggi del mercato, non avrebbe prezzo !
diventerebbe un "Farmaco Sociale", e molte società del settore
fallirebbero o dovrebbero pensare e dunque ad investire allo scopo
di inventare altre e nuove malattie o
Virus…..
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