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"Do fungi play a role in the
aetiology of cancer ? ",
Reviews in Medical Microbiology
13(1):37-42, January 2002, Wainwright, Milton
Abstract:
The recent recognition that the bacterium Helicobacter
pylori potentially plays a role in the aetiology of gastric
cancer has highlighted the possibility that other non-virus
microorganisms, including yeasts and filamentous fungi, may
also cause cancer in humans. For more than a century fungi
have been implicated in the aetiology of cancer. Initially,
attention was directed to yeasts in the so-called
blastomycete-theory of cancer; more recently filamentous
fungi have also been implicated in carcinogenesis, based
largely on their ability to produce potentially carcinogenic
mycotoxins. Here, the widely spread literature on the role
of fungi in carcinogenesis is reviewed in the hope that it
will stimulate a re-evaluation of the potential carcinogenic
role of fungi.
(C) 2002 Lippincott Williams & Wilkins, Inc.
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=PubMed&dopt=Abstract&list_uids=99379706
http://www.nexusmagazine.com/articles/CancerIsAFungus.html
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Sulla Chemioterapia si sa già
tutto: Essa ha un'azione deleteria e devastante sull'intero
organismo. La chemioterapia si regge su un assioma, anzi su un
paradosso: "Ciò che fa venire il cancro, lo guarisce",
guardate a che assurdità si è arrivati.
Nella chemioterapia, la
ciclofosfamide non è altro che un
iprite chelata che viene
introdotta nell'organismo, causa sui tessuti delle reazioni di
Feulgen liberando quattro molecole di acido cloridrico.
Quindi come si può pensare di curare il cancro con l'acido
cloridrico ?
Inutilita' della Chemio per sopravvivenza canceroso:
http://www.ncbi.nlm.nih.gov/entrez/query.fcgi?cmd=Retrieve&db=pubmed&dopt=Abstract&list_uids=15630849&itool=pubmed_Abstract
Lo I.S.S. (Ist. Sup. Sanita')
afferma in
questo
articolo
che la "ciclofosfamide" (pag.
6,10,20,22,23,30)
e' una sostanza CANCEROGENA
eppure viene utilizzata per la Chemio terapia...
anche qui lo si conferma:
http://www.cdc.gov/niosh/ipcsnitl/nitl0689.html
La chemioterapia distrugge completamente il sistema
immunitario
Secondo la stragrande
maggioranza delle teorie mediche, ci si ammala di cancro
per
un'insufficienza
del sistema immunitario. La chemioterapia riduce le masse tumorali di
dimensione, ma al prezzo di
distruggere completamente il midollo e le difese immunitarie
dell'organismo, col risultato che quest'ultimo rimarrà
debilitato ed esposto ad ammalarsi di nuovo per anni o
anche per il resto della vita.
LA CHEMIOTERAPIA DISTRUGGE TUTTE LE
DIFESE IMMUNITARIE,
IN MOLTI CASI IL TUMORE RITORNA PIU' VIOLENTO DI PRIMA
!!!
Per dare un'idea di quanto siano tossici questi veleni posso
prendere spunto dalla stessa documentazione farmaceutica
allegata a questi "farmaci": pensate che basterebbe solo triplicare le dosi di una sola
"seduta" di chemioterapia per uccidere un cane,
nel 100% dei casi, per avvelenamento nel giro di pochi giorni
(potete controllare voi stessi dato che la tossicologia è
pubblica). Inoltre per smaltire questi farmaci occorre molto
tempo (mesi e mesi), molto di più della durata di ogni ciclo,
per cui quando si torna ad es. dopo un mese a fare un altro
ciclo si ha un
accumulo continuo di veleni nell'organismo !
E'
vero che le cellule tumorali sono molto più sensibili a questi
farmaci rispetto alle cellule sane, ma è anche vero che la
chemioterapia azzera
completamente il sistema immunitario, lasciando l'organismo senza nessuna difesa
(insufficienza midollare, renale, epatica, cardiaca,
respiratoria, ecc.).
Inoltre provoca lesioni estese a tutti gli organi e tessuti e
conseguente necrosi irreversibile
di alcuni di essi. Non c'è da stupirsi
che tutti
questi farmaci siano estremamente cancerogeni, ossia potenzialmente in grado di sviluppare tumori anche
in una persona sana !
Il fatto che molto spesso il cancro ritorna negli anni
successivi, dopo una cura chemioterapica, non è dovuto a una
certa "predisposizione" della persona, ma al fatto che le difese
immunitarie sono ormai distrutte e quindi l'organismo è
completamente indifeso ed è logico che venga aggredito
nuovamente. La chemioterapia non è quindi la soluzione
definitiva del problema, poiché questo si ripresenta molto
spesso anni dopo con maggiore violenza.
E' QUASI SEMPRE LA CHEMIOTERAPIA LA RESPONSABILE DEL RITORNO DEL
CANCRO,
ROVINANDO IL SISTEMA IMMUNITARIO PER ANNI E ANNI !
Il cancro deve essere vinto invece potenziando il sistema
immunitario. Per molti tipi di tumore, il sistema immunitario ha
una "memoria", esattamente come per le malattie esantematiche
(morbillo, varicella, rosolia, ecc.); se il tumore viene vinto
dall'organismo stesso, piuttosto che represso dai farmaci, è
molto più difficile che si ripresenti in seguito.
L'aloe ha un centinaio di principi attivi che potenziano il
sistema immunitario in modo ineguagliabile rispetto a qualsiasi
altro farmaco, inoltre questi hanno un ruolo attivo e selettivo
nell'aggredire le cellule malate, inducendo l'apoptosi.
Tutto questo è stato dimostrato scientificamente in molte
università del mondo, comprese alcune italiane.
Vedi anche
"La terapia dei tumori con Gadolinio 159 in Risonanza
Magnetica Nucleare",
dott. Giuseppe Nacci, seconda edizione, maggio 2002
vedi anche
Cancro e
Medicina Naturale
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Chemio: quello che in genere non viene detto
Sono passati oltre 30 anni da quando l'allora presidente degli
Stati Uniti Richard Nixon dichiarò ufficialmente guerra al
cancro, malattia che stava diventando un'emergenza sociale,
annunciando che avrebbe dirottato sulla ricerca fondi
ingentissimi. Da allora, solo negli Stati Uniti, sono stati
spesi qualcosa come duemila miliardi di dollari in un filone di
ricerca che ha scelto di finanziare e sostenere terapie
oncologiche convenzionali, tra cui soprattutto chemioterapia,
radioterapia e ormonoterapia, oltre malattia tumorale. Ma di
cancro si continua a morire comunque e, come mostra il grafico
(figura 1) fornito dal National Cancer Institute americano, la
mortalità, a 5 anni dalla diagnosi, negli Stati Uniti è
addirittura aumentata [1].
Sono molte le voci che negli anni hanno sollevato perplessità
sull'utilizzo di terapie farmacologiche che faticano a rendere
il cancro una malattia meno mortale e che arrancano nella cura.
Uno studio pubblicato nel 1975 sulla rivista medica Lancet destò
scalpore. Quattro ricercatori inglesi effettuarono uno studio
prospettico randomizzato su 188 pazienti con cancro inoperabile
ai bronchi e scoprirono che la vita media di quelli trattati
con chemioterapia completa fu di tre volte più breve rispetto a
quelli che non ricevettero alcun trattamento [2]. Ma per lo più
queste voci sono rimaste inascoltate e la tendenza è a procedere
nel solco sinora segnato, anche se negli ultimi anni la ricerca
pare essersi aperta alla sperimentazione di farmaci cosiddetti
biologici, ricavati cioè da risorse e sostanze che il corpo
stesso produce.
Per avere un quadro attuale delle percentuali di sopravvivenza
con le terapie convenzionali, nulla è meglio della consultazione
dei dati del National Cancer Institute (NCI) americano, uno dei
più prestigiosi centri di studio e ricerca sul cancro a livello
internazionale, che fornisce informazioni [3] sull'efficacia
delle attuali metodiche e sulla sopravvivenza dei malati di
cancro. Da queste informazioni non si trae certo un quadro
confortante.
Innanzi tutto occorre specificare che il NCI, come del resto
l'oncologia convenzionale, utilizza la riduzione della massa
tumorale e la sopravvivenza media a 5 anni dalla diagnosi come
indici di efficacia delle terapie effettuate; ma in alcuni casi
la riduzione della massa tumorale non appare essere decisiva per
la sopravvivenza del paziente.
Inoltre, per otte nere una visione realistica e compiuta
dell'efficacia delle terapie oncologiche convenzionali,
occorrerebbe poter conoscere le percentuali di sopravvivenza
anche ben oltre i 5 anni dalla diagnosi. Ma vediamo qualche
esempio sintetico, sulla base delle informazioni tratte dalle
schede tecniche fornite dal sito del NCI e redatte per gli
operatori sanitari [4].
Cancro renale.
Solo il 40% dei pazienti con cancro renale trattato con terapie
convenzionali è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi, sempre che
il cancro venga diagnosticato in fase precoce e non si presenti
invasivo. Il cancro renale è uno dei tumori per i quali sono ben
documentati casi di regressione spontanea in assenza di terapia.
La resezione chirurgica è il trattamento d'elezione; le terapie
sistemiche hanno mostrato solo effetti limitati. Nel cancro al
primo stadio la resezione può essere parziale o totale con
l'asportazione del rene, di ghiandole, del grasso pararenale e
del tessuto intorno; negli stadi successivi è quasi sempre
totale. Per coloro che non sono in grado di subìre l'intervento,
la terapia radiante ha solo un effetto che viene definito
'palliativo'. Nel cancro al secondo stadio si esegue quasi
sempre la linfoadenectomia, anche se la sua efficacia non è
stata provata definitivamente. La terapia radiante viene
somministrata prima e dopo l'asportazione del rene, ma non vi
sono prove conclusive sull'aumento della sopravvivenza rispetto
al solo utilizzo della chirurgia.
Per questo tipo di cancro al quarto stadio non ci sono cure; sia
la radioterapia che la chirurgia sono palliativi. Anche qui sono
documentati casi di regressione spontanea: in uno studio
prospettico su 73 pazienti con cancro renale avanzato, il 7% ha
avuto regressione senza né intervento né terapia.
Linfoma Non Hodgkin.
Il NCI afferma che con i moderni trattamenti la sopravvivenza a
5 anni può arrivare al 50% dei pazienti; se la forma tumorale è
però aggressiva solo il 30-60% dei malati può essere trattato.
La stragrande
maggioranza delle recidive si ha nei primi 2 anni dopo la
terapia. Il NCI raccomanda di valutare attentamente la tossicità
del trattamento. Sono in corso numerosi studi clinici per
trovare trattamenti più efficaci e i pazienti, se possibile,
dovrebbero esservi inclusi. Effetti tardivi dei trattamenti
possono essere sterilità permanente, rischio di un secondo
cancro, disfunzioni cardiache e leucemia mielogena.
Leucemia linfoblastica.
Il 60-80% degli adulti con questa leucemia può attendersi una
remissione (cioè ritorno a valori normali del sangue) completa
dopo terapia, secondo le informazioni del NCI; ma solo il 35-40%
di questi pazienti con remissione può vivere fino a 2 anni dopo
la diagnosi con un'aggressiva combinazione di chemioterapici.
Con trattamenti precoci a base di una combinazione di
chemioterapici ci possono essere remissioni nell'80% dei casi
ma che durano solo 15 mesi, poi la leucemia ricompare. Questa
malattia viene definita spesso fatale e i pazienti che
presentano una recidiva dopo la remissione muoiono solitamente
nel giro di 1 anno, anche se si riesce ad ottenere una seconda
completa remissione.
Leucemia mieloide acuta.
Dalle informazioni del NCI risulta chiaro, anche in questo
caso, che remissione (cioè riduzione della massa tumorale o, nel
caso delle leucemie, ritorno alla normalità dei valori
ematologici in seguito a terapia convenzionale) non significa
sempre sopravvivere al cancro.
Infatti i dati del NCI dicono che con terapie convenzionali si
ottiene remissione nel 60-70% dei pazienti, ma poi solo il 25%
di questi può vivere in media fino a 3 anni dopo la diagnosi.
Tra i bambini, il 95% può ottenere remissione, il 75% di questi
è ancora vivo a 5 anni dalla diagnosi.
Melanoma.
Spessissimo in pazienti con questo cancro viene somministrato
interferone. Il NCI afferma che la chemioterapia non aumenta la
sopravvivenza. È documentata la regressione spontanea, cioè
senza trattamenti, del melanoma maligno in casi pari a poco meno
dell'1%.
Carcinoma del pancreas.
Questa forma di cancro, dice il NCI, ha un'altissima mortalità;
il cancro del pancreas esocrino ha una percentuale di
sopravvivenza a 5 anni inferiore al 4%. I pazienti che hanno un
cancro al pancreas ad una fase precocissima senza alcuna
estensione all'esterno dell'organo possono sopravvivere fino a 5
anni dopo la diagnosi in una percentuale che va dal 18 al 24%. I
pazienti con questo tipo di cancro, a qualunque stadio esso sia,
possono essere considerati candidati per studi su nuovi
trattamenti poiché chemioterapia, radioterapia e chirurgia hanno
dimostrato scarsa efficacia, seppure vengano convenzionalmente
usati.
Cancro del polmone a cellule non-piccole.
Dice il NCI: poiché i trattamenti oggi a disposizione non sono
considerati soddisfacenti, i pazienti che hanno i requisiti
possono essere considerati candidati per studi sperimentali su
nuove forme di trattamento. Spesso se questo cancro è in uno
stadio precoce si attua un'asportazione chirurgica; la
mortalità postoperatoria immediata va dal 3 al 5% e la metà di
quelli che sopravvivono presentano una recidiva anche dopo la
completa resezione. I pazienti inoperabili trattati con
radioterapia hanno una sopravvivenza a 5 anni in una percentuale
che va dal 10 al 27%. Uno studio clinico su 1209 pazienti
operati per asportare il tumore non ha mostrato alcuna
differenza nella sopravvivenza tra malati successivamente
trattati con chemioterapici e non trattati.
Cancro alla vescica.
Ogni volta che è possibile, dice il NCI, i pazienti dovrebbero
essere inclusi in studi clinici per migliorare le terapie
standard. Fino al 95% dei pazienti con un cancro già piuttosto
esteso sono a rischio di progressione della malattia nei 5 anni
successivi alla diagnosi.
Quando il cancro è molto superficiale ad uno stadio precoce,
trattamenti come chirurgia, chemioterapici, radioterapia possono
portare ad una sopravvivenza a 5 anni che va dal 55 all'80%. Se
il tumore è profondo ed invasivo la sopravvivenza a 5 anni va
dal 20 al 40% dei pazienti trattati.
Se il tumore invade le visceri pelviche o i linfonodi, casi di
sopravvivenza sono rari. L'utilizzo di radioterapia
preoperatoria non ha mostrato vantaggi in termini di
sopravvivenza. Uno studio randomizzato ha mostrato che, dopo
resezione chirurgica, solo il 57% dei membri di un gruppo che
aveva ricevuto chemioterapici era vivo dopo 5 anni. Ai pazienti
che non possono essere sottoposti a cistectomia radicale, con
cancro al terzo stadio, viene somministrata radioterapia con una
sopravvivenza a 5 anni del 30%. Non è stato riscontrato
miglioramento della sopravvivenza media associando chemioterapia
sistemica. Nel cancro al quarto stadio c'è ben poco da fare.
Cancro dell'endometrio. Dopo isterectomia, non è provato
il miglioramento della sopravvivenza con terapia radiante e gli
effetti tossici possono
essere notevoli. Con cancro al quarto stadio il trattamento
ormonale produce risposta nel 15-30% dei pazienti, ma il NCI
non fornisce dati sulla sopravvivenza.
Cancro al cervello.
Il NCI fornisce schede tecniche per ogni tipo di tumore
cerebrale. Si considerano qui, come esempio, l'astrocitoma
anaplastico, l'astrocitoma diffuso e il glioblastoma. Il NCI per
il primo e il terzo tipo afferma che hanno una bassa
percentuale di cura con i trattamenti locali standard e che i
malati sono candidati appropriati per studi clinici che provino
nuove forme di trattamento. Per il secondo tipo afferma che è
più curabile rispetto ad altri tipi, ma che esistono alcune
controversie sul trattamento standard composto dalla chirurgia
più radioterapia e che alcuni medici preferiscono evitare la
radioterapia soprattutto in pazienti con meno di 35 anni.
Stando ai dati forniti dal National Cancer Institute americano,
risulta auspicabile, ed è stato detto anche da numerosi
oncologi, trovare strade diverse che possano garantire
percentuali maggiori di sopravvivenza senza gli effetti avversi
tossici che le terapie convenzionali hanno e che influiscono non
poco sulla qualità della vita.
Per avere un'idea di tali effetti tossici, si prendano ad
esempio i dati forniti dal dottor Vincenzo Cordiano, stimato
ematologo all'ospedale di Valdagno (Vi) e co-autore del libro
«La medicina di laboratorio nella pratica medica» [4]. Cordiano,
parlando dei trattamenti utilizzati nel Linfoma di Hodgkin
afferma che «il tipo di chemioterapia è importante poiché il
rischio di leucemia si aggira sul 3% a 10 anni nei soggetti
trattati con MOPP o protocolli simili contenenti mecloretamina».
«Sono segnalati secondo tumori solidi della mammella, del
polmone, della tiroide, delle ossa e del colon soprattutto in
soggetti che hanno ricevuto radioterapia. Circa l'80% di questi
tumori compare in zone precedentemente irradiate». Cita anche
uno studio del NCI, secondo cui «i sopravvissuti avevano il
doppio di probabilità di sviluppare un secondo tumore rispetto
alla popolazione generale e il rischio rimaneva
significativamente elevato per oltre 25 anni», «Tossicità
cardiaca - continua Cordiano - può manifestarsi con
aterosclerosi coronarica precoce compreso l'infarto, miocardite
e pericardite.
In pazienti trattati per Linfoma di Hodgkin possono comparire
linfomi Non Hodgkin che secondo alcuni studi sarebbero
provocati dalla terapia, anche se non è stato sicuramente
dimostrato».
Da considerare sono anche le affermazioni che si trovano nel
materiale del corso di oncologia medica dell'Università di
Firenze, coordinato dal professor Roberto Mazzanti.
Gli scritti,«Principi di chemioterapia» [5], sono documenti
destinati agli studenti della facoltà di medicina, quindi
formano i futuri medici. Si legge: «Un agente antitumorale
raramente potrà, da solo, eliminare tutte le cellule cancerose
senza dare effetti tossici intollerabili per il paziente.
La chemioterapia antitumorale è infatti fortemente limitata
dalla sua tossicità».
Nella relazione del corso coordinato dal prof. Mazzanti sono
elencati gli effetti tossici dei diversi chemioterapici.
Vediamone alcuni:
Agenti alchilanti. «Interagiscono direttamente con il Dna,
possono provocare dei legami a ponte (cross-link) tra due
filamenti del Dna o anche all'interno dello stesso filamento
provocando la rottura completa della molecola di Dna oppure un
blocco della trascrizione e della duplicazione.
Appartengono al gruppo dei farmaci ciclo aspecifici, cioè
danneggiano ogni cellula in qualsiasi fase essa si trovi».
Mostarde
azotate. «La mecloretamina è un derivato di un gas
vescicante usato a scopi bellici, il gas iprite. È mielotossica
(neutropenia e trombocitopenia)». La
ciclofosfamide può provocare cistite emorragica.
«Molto importante è anche la cardiotossicità che consiste in un
infarto miocardico massivo con emorragia interstiziale, edema,
versamento pericardico ad insorgenza acuta e decorso
sfavorevole».
Per Ifosfamide: neurotossicità e
danno renale. Nitrosuree. «La tossicità dose-limitante è quella
del midollo: è tardiva (dopo 4-6 settimane di terapia) e
cumulativa. Molto importante anche la tossicità polmonare,
renale ed epatica».
Procarbazina. «Il principale
impiego è la terapia MOPP del
linfoma di Hodgkin. Numerosi effetti tossici: neurologici,
ematologici, gastroenterologici, alopecia, azospermia. È un
potente cancerogeno (induce leucemie acute a breve e a lungo
termine)». Antimetaboliti. Tra questi farmaci, il
methotrexate, tra le altre cose, «è
mielotossico e provoca gravi danni a livello gastroenterico
tanto che talvolta è necessario sospendere la terapia: frequenti
la mucosite, diarrea, sanguinamento e addirittura la
perforazione. È tossico per fegato e reni».
Ma i chemioterapici non risultano soltanto tossici per chi li
assume (per i malati di cancro questi effetti sono considerati
'accettabili' in vista dei possibili effetti terapeutici), ma
anche per chi li somministra o sta a contatto con i pazienti che
li assumono.
A tale proposito risulta interessante la lettura del Rapporto n.
02/16 dell'Istituto Superiore di Sanità che ha preso in
considerazione l'esposizione professionale ai chemioterapici
antiblastici (CA) [6]. «Proprio a causa delle loro proprietà
citotossiche e immunosoppressive - si legge nel Rapporto - gli
antiblastici possono paradossalmente causare tumori secondari.
Infatti, non sono solo in grado di innescare la trasformazione
di cellule normali in maligne, ma tendono a ridurre le difese
endogene contro l'insorgenza di neoplasie». E ancora: «Mentre
per i pazienti tali effetti tossici sono considerati
'accettabili' in vista dei possibili benefici terapeutici, essi
non dovrebbero mai colpire i medici, i farmacisti, gli
infermieri e gli altri possibili operatori. Invece, a partire
dagli anni '70, numerosi studi hanno dimostrato la pericolosità
dei CA per gli operatori sanitari». «Alcuni degli effetti
tossici che colpiscono i pazienti sono stati osservati anche in
operatori sanitari e in particolare in infermieri dei reparti
oncologici», prima che venissero introdotte le linee guida per
la manipolazione dei CA.
Ma anche successivamente sono stati rilevati disturbi a livello
oculare, cutaneo e respiratorio causati da CA vescicanti;
reazioni allergiche da composti del platino e altri CA;
possibili tumori causati da CA cancerogeni; effetti
sull'apparato riproduttivo, aumento degli aborti spontanei e
delle malformazioni congenite. I danni risultano anche
trasmissibili all'apparato riproduttivo dei figli degli
operatori sanitari.
C'è da chiedersi se queste informazioni vengano fornite dai
medici ai malati di cancro quando questi devono prendere una
decisione sulla strada da intraprendere. La pratica del
cosiddetto consenso informato informa veramente la persona tanto
da renderla capace di fare una scelta ?
Come si vede, la situazione è assai
delicata e non può essere affrontata con leggerezza, ma è
indubitabile che altre strade dovrebbero essere esplorate e
percorse per cercare approcci terapeutici maggiormente efficaci
e sicuri.
Il National Institute of Health americano, una delle maggiori
autorità in campo sanitario a livello mondiale, offre una
possibilità di riflessione ulteriore, in quanto ha istituito il
National Center for Complementary and Alternative Medicine, cioè
il Centro Nazionale per le medicine complementari e alternative
[7], che fornisce un'ampia sezione di informazioni dedicate
anche all'approccio con il cancro, sottolineando l'esigenza di
non ignorare queste diverse strade e di incoraggiare studi
clinici in proposito. Di un simile ente istituzionale, in
Italia, non esiste né è mai esistito nemmeno un analogo e qui si
fatica non poco a reperire materiale scientifico e rigoroso in
merito ad approcci terapeutici anticancro differenti dai
protocolli convenzionali. Un altro filone imboccato di recente
dalla ricerca è quello dei cosiddetti farmaci biologici. Si
tratta per esempio del neurormone somatostatina (che blocca l'angiogenesi
tumorale, cioè la proliferazione dei vasi sanguigni che
alimentano il tumore), della melatonina, dei retinoidi, la cui
azione antitumorale è stata dimostrata da migliaia di studi
scientifici disponibili sulle banche dati mediche [8], con
possibili effetti avversi estremamente meno tossici di
chemioterapici e radioterapia.
Tali farmaci, che molti conoscono per essere stati associati
alla Terapia Di Bella e quindi sminuiti, stanno suscitando
invece gli entusiasmi di quegli oncologi di fama internazionale
che sono stati proprio i maggiori detrattori di Di Bella
stesso. Nel 2002 Umberto Veronesi ha ricevuto persino un premio
per l'uso della somatostatina nella lotta ai tumori e ha
attestato sulle riviste mediche l'efficacia dei retinoidi nella
cura del cancro; il professor Lissoni dell'ospedale San Gerardo
di Monza ha pubblicato numerosi studi scientifici sull'azione
antitumorale della melatonina; Franco Mandelli, ematologo alla
Sapienza di Roma, ha affermato che l'acido retinoico favorisce
la cura delle leucemie promielocitiche [9].
E in tanti si augurano che, lasciati da parte pregiudizi,
interessi e potere, si possa veramente imboccare la strada di
una prioritaria tutela della vita umana.
Note:
[1] Il grafico è tratto dalla sezione che il National Cancer
Institute dedica alle statistiche e ai grafici e si trova in:
http://cancercontrolplanet.cancer.gov/atlas/timeall.jsp?ac=1
[2] «Treatment of inoperable carcinoma of bronchus», Laing,
Berry, Newman, Peto. Lancet, 13 dicembre 1975.
[3] Il National Cancer Institute americano ha un aggiornatissimo
sito web (www.cancer.gov),
dal quale possono essere tratte, sia dai pazienti che dai
medici, informazioni sui vari stadi dei diversi tipi di cancro,
sulla sopravvivenza a 5 anni, sui trattamenti ritenuti standard
e la loro efficacia. Le informazioni qui fornite sono tratte
dalle sezioni dedicate agli operatori sanitari, accessibili
comunque a tutti.
[4] «La medicina di laboratorio nella pratica medica», Selecta
Medica, Pavia. Il dottor Vincenzo Cordiano ha curato il capitolo
6, dal titolo «Ematologia clinica e di laboratorio». I dati qui
utilizzati si trovano in:
www.geocities.com/ematologia/varie/hodgkin_coll.html.
[5] «Principi di chemioterapia - 2», Corso di oncologia medica,
coordinatore prof. Roberto Mazzanti, Università di Firenze.
www.med.unifi.it/didonline/Anno-IV/spec-medchirII/oncologiamed/CTparte2.htm.
[6] «Esposizione professionale a chemioterapici antiblastici:
rischi per la riproduzione e strategie per la prevenzione»,
Rapporto Istisan n. 02/16, 104 pagine.
[7] Il National Center for Complementare and Alternative
Medicine è un ente del National Institute of Health. Le
informazioni riguardanti il cancro si possono trovare in
www.nccam.nih.gov/health/camcancer.
[8] Su somatostatina, melatonina e retinoidi si trovano
parecchie migliaia di studi pubblicati nella banca dati Med-Line
(Pub-Med), data-base messo a disposizione dalla National Library
of Medicine americana (www.nlm.nih.gov).
Tali studi attestano l'attività antitumorale di queste sostanze,
come anche di altre, quali la vitamina C e D.
[9] Si veda l'articolo «La rivincita di Di Bella» pubblicato sul
numero 9 di «Salute è», settembre 2003.
By Claudia Benfatti (2006)
Tratto da: Aam Terranuova - Marzo 2006
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Cancro: un
crepuscolo degli dei -
10/03/2008
Come è nata questa strana pratica di somministrare
terribili sostanze ai pazienti per guarirli, la
chemioterapia ? Essa si basa sul fatto che le cellule
cancerose sono più deboli di quelle sane, pertanto,
sotto l'azione di veleni o di radiazioni ionizzanti,
sono le prime a morire. Questa constatazione porta però
a una delle pratiche più insensate della storia della
medicina: avvelenare ed irradiare il paziente per
guarirlo ! Anche la persona meno informata, riesce a
comprendere che guarigione significa miglioramento della
salute. Nessuna persona sana di mente penserebbe che
l'inquinamento, gli esperimenti atomici o l'incidente di
Chernobyl siano i provvidenziali vantaggi dei nostri
tempi per mantenerci sani.
Tutte quelle discussioni fatte in televisione di volta
in volta su chemio o medicine alternative hanno un solo
scopo: confondere le idee e annebbiare le menti della
gente. In verità la questione è di una semplicità
lapalissiana e disarmante. Vogliamo sapere se la chemio
è una terapia valida o no?
E' molto facile saperlo; basta fare quello che si fa con
qualsiasi altra cosa di qualsiasi genere per sapere se
funziona o no:
si osservano i RISULTATI.
Su di essa esistono studi, statistiche, dati ufficiali
accurati. E' vero che gli oncologi, con la complicità
dei media, creano su di essi una cortina fumogena, ma
non è per niente difficile averli; poi basta leggerli.
lo li ho trovati e ve li posso comunicare. Ripeto:
questi non sono i miei dati, sono i dati ufficiali
dell'oncologia ufficiale. Confrontateli con le centinaia
di ore di chiacchiere televisive trionfalistiche di
Tirelli & C.
Prima di tutto bisogna sapere cosa si intende in
medicina per paziente guarito di cancro. Poiché
effettive guarigioni non ne ottengono mai, definiscono
guarito colui che sopravvive almeno cinque anni dal
giorno della diagnosi, anche se muore cinque anni e un
giorno dopo, anche se alla fine del quinto anno ha un
cancro grande come una zucca che gli sta straziando il
corpo. Credo che veramente poche persone conoscano
questo dato. Non è che venga tenuto segreto; ma, per
darvi un'idea, io per televisione in tanti anni l'ho
sentito spiegare solo un paio di volte e solo di
sfuggita.
Ricordatevi che cambiare il significato alle parole è un
mezzo importante per confondere e dominare.
Questo dato pertanto è fondamentale, è una chiave per
capire veramente tutti i discorsi che fanno gli oncologi
quando parlano di "guarigione".
Premesso ciò, loro proclamano che: ogni 100 persone che
si ammalano di cancro, 50 guariscono; in altre parole
ciò significa soltanto che 50 muoiono entro 5 anni dalla
diagnosi, le altre dopo.
In verità le cose stanno perfino molto, ma molto peggio
di così. Se lasciamo perdere le chiacchiere televisive e
le cialtronate per ottenere offerte e finanziamenti e ci
riferiamo a ciò che effettivamente è scritto e provato,
troviamo che la sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi di
"tumore certo" è mediamente del 7%. Nella tabella
seguente trovate i dati riferiti ad alcuni specifici
tipi di tumore. Sono presi dal monumentale trattato
Medicina Oncologica di Bonadonna e Robustelli (testo
universitario): mille pagine per dire "non ci abbiamo
capito niente".
Ma perfino questi dati sono troppo ottimistici !
Un lavoro scientifico pubblicato nel 2004, prende in
esame dieci anni di statistiche mediche australiane e
americane (gennaio 1994-gennaio 2004) sui risultati
della chemio nella cura del cancro. I risultati, usciti
dallo spoglio di un campione immenso e più che
rappresentativo di circa 227.800 casi di tumore, sono
catastrofici: in media, solo il 2% dei pazienti
sottoposti alla chemio risulta essere ancora vivo dopo 5
anni dall'inizio del trattamento "terapeutico".
Provate un po' ad immaginare un impresario edile che
costruisce case il cui 93 o 98% crolla entro cinque anni
dalla costruzione. Prima di tutto nessuno lo pagherebbe
più e poi verrebbe messo in galera; a meno che qualcuno
non lo appenda prima al più vicino lampione... Invece
gli oncologi vengono strapagati, onorati, vezzeggiati,
ascoltati per ore e ore in noiosissime trasmissioni
televisive di medicina.
I più famosi oncologi italiani riescono a farsi pagare
200-300 euro o più per una visita di 10-15 minuti !
Incomprensibile... Il fatto è che costoro fanno leva
sulla paura, sul dolore e sull'ignoranza di questi dati
da parte dei malati e dei loro famigliari. Come la paura
e l'ignoranza vengono poi alimentate sistematicamente
con ogni mezzo, potete facilmente constatarlo voi
stessi.
Il Prof. Luigi Di Bella qualche anno fa avvertì che "se
una persona viene dimessa dall'ospedale, si dice che è
in remissione. Quando ritorna viene curata e viene
dimessa un'altra volta. Se ogni dimissione viene
considerata come un dato positivo, i conti aumentano. E
siccome non si può morire più di una volta, se un
individuo è stato dimesso 9 volte ed è morto una volta
sola si avrà un 90% di guarigione e il 10% di mortalità.
La fortuna dei medici è che si muore una volta sola".
Estremamente importante in questo contesto è la vasta
indagine condotta lungo 23 anni dal Prof. Hardin B.
Jones, fisiologo presso l'Università della California, e
presentata già nel 1975 al Congresso di Cancerologia,
presso l'Università di Berkeley. Oltre a denunciare
l'uso di statistiche falsificate, egli prova che i
cancerosi che non si sottopongono alle tre terapie
canoniche (chemio, radio e chirurgia N.d.A.)
sopravvivono più a lungo o almeno quanto chi riceve
queste terapie. Come dimostra Jones, le malate di cancro
al seno che hanno rifiutato le terapie tradizionali,
mostrano una sopravvivenza media di 12 anni e mezzo,
quattro volte superiore a quella di 3 anni raggiunta da
coloro che si sono invece sottoposte alle cure complete.
Uno studio condotto da quattro ricercatori inglesi,
pubblicato su una delle riviste mediche più autorevoli
del mondo, The Lancet del 13-12-1975, e che riguarda 188
pazienti affetti da carcinoma inoperabile ai bronchi. La
vita media di quelli trattati con chemioterapia completa
fu di 75 giorni, mentre quelli che non ricevettero alcun
trattamento ebbero una sopravvivenza media di 220
giorni.
Un altro dato fondamentale che indica come le terapie
ufficiali per i tumori siano inefficaci, sono
semplicemente le statistiche di morte per tumore.
Nonostante le decine di miliardi di euro spesi per la
ricerca e le centinaia di miliardi per i trattamenti, i
dati degli istituti di statistica dì tutti gli stati
occidentali mostrano che le morti per cancro dal 1950
alla fine del secolo sono continuamente e notevolmente
aumentate.
Riunione del settembre 1994 del President's Cancer
Panel: "Tutto sommato, i resoconti sui grandi successi
contro il cancro, devono essere messi a confronto con
questi dati" aveva detto Baílar, indicando un semplice
grafico che mostrava un netto e continuo aumento della
mortalità per cancro negli Stati Uniti dal 1950 al 1990.
"Torno a concludere, come feci sette anni fa, che i
nostri vent'anni di guerra al cancro sono stati un
fallimento su tutta la linea".
Chi è questo personaggio che esprime idee così eretiche,
un naturopata ? un ciarlatano, come è stato definito Di
Bella ? Un guaritore che approfitta dei poveri malati ?
Uno che non conosce le percentuali di guarigione ?
Risulta difficile definire ciarlatano o incompetente,
John C. Bailar III, insigne professore alla Mc Gill
University, uno dei più famosi esperti di epidemiologia
e biostatistica. Non parlava del resto ad una platea di
sprovveduti; il President's Cancer Panel è nato in
conseguenza del National Cancer Act, un programma di
lotta contro il cancro, firmato dal presidente americano
Richard Nixon il 23 dicembre 1971 e per cui si sono
spesi fino al 1994 ben 25 miliardi di dollari. I dati
relativi alla situazione della lotta al cancro vengono
forniti direttamente al Presidente degli Stati Uniti. La
conclusione principale di Bailar, con cui IMI (National
Cancer Institute) concorda, è che la mortalità per
cancro negli Stati Uniti è aumentata del 7% dal 1975 al
1990. Come tutte quelle citate da Bailar, questa cifra è
stata corretta per compensare il cambiamento nelle
dimensioni e nella composizione della popolazione
rispetto all'età, cosicché l'aumento non può essere
attribuito al fatto che si muore meno frequentemente per
altre malattie. I dati "grezzi" sono ancora più pesanti.
Esaminiamo altri dati e altre falsificazioni.
Gli oncologi vanno dicendo che le possibilità di guarire
dal cancro sono molto più alte oggi, il 50 %, rispetto
al 20 % del 1930. Se teniamo per buoni questi dati (ma
sappiamo che sono privi di fondamento), come mai allora
le morti per cancro sono spaventosamente aumentate negli
ultimi 70 anni ? Il fatto è che nel 1930 non esistevano
tutti i sofisticati mezzi di diagnosi e le campagne di
sensibilizzazione alla diagnosi precoce; pertanto il
cancro veniva scoperto tardivamente e così il tempo fra
la diagnosi e il decesso era breve, se non brevissimo.
Oggi invece, poiché la diagnosi avviene spesso in tempi
molto più precoci, la morte arriva più tardi rispetto
alla diagnosi stessa e più sovente oltre i fatidici 5
anni !
Cito ancora la conclusione a cui sono arrivati
ricercatori del Dipartimento di genetica e di biologia
molecolare dell'Università degli Studi La Sapienza di
Roma attraverso ricerche sperimentali. Essi "confermano,
infatti, che alcuni chemioterapici, quali la
citosinarabinoside, il metotrexato, la vincristina ed il
cisplatino4 (sostanze usate comunemente e
quotidianamente nei trattamenti N.d.A.), in particolari
linee tumorali aumentano la resistenza alla morte
cellulare
(...) Questi risultati sono sorprendenti, poiché
dimostrano che i suddetti chemioterapici non uccidono le
cellule tumorali, come invece generalmente si ritiene,
bensì, impedendo l'apoptosi (morte della cellula, N.d.A.),
facilitano la crescita del tumore" .
A fronte di un'efficacia nulla della chemioterapia e
degli altri trattamenti, ben testimoniata dai risultati,
vi è la terribile tossicità delle sostanze usate, tanto
è vero che le autorità sanitarie hanno dovuto prendere
drastici provvedimenti per salvaguardare la salute dei
lavoratori addetti alla manipolazione e somministrazione
di questi cosiddetti farmaci (medici, infermieri e
farmacisti).
Poiché la lista degli effetti collaterali è molto lunga,
mi limito a darvi alcune delle caratteristiche
tossicologiche in generale e di un paio di sostanze
specifiche, prendendole da una pubblicazione
dell'Istituto Superiore della Sanità.
Chemio in generale.
Tra una ventina di effetti collaterali, troviamo:
sterilità, aborti, malformazioni nei figli, danni a
cuore, fegato, reni, sistema nervoso e produzione di
tumori secondari (!!!). "Infatti, non solo essi sono in
grado di innescare la trasformazione di cellule normali
in maligne, ma tendono a ridurre le difese endogene
contro l'insorgenza di neoplasie". Lo sanno anche loro
che questa è una pratica assassina; di questo non avevo
dubbi.
Antraciclinici: "Stomatite, alopecia e disturbi
gastrointestinali sono comuni ma reversibili. La
cardiomiopatia, un effetto collaterale caratteristico di
questa classe di chemioterapici, può essere acuta
(raramente grave) o cronica (mortalità nel 50 % dei
casi). Tutti gli antraciclinici sono potenzialmente
mutageni e cancerogeni" .
Procarbazina: "E' cancerogena, mutagena e teratogena
(malformazioni nei figli, N.d.A.) e il suo impiego è
associato a un rischio del 5-10 % di leucemia acuta, che
aumenta per i soggetti trattati anche con terapia
radiante'
Qual è la castroneria che sta alla base di questa
orribile situazione? Nonostante nel corso dei decenni ci
siano sempre stati molti pareri contrari, tutta
l'oncologia oggi si basa su un'ipotesi (badate bene '
solo un'ipotesi), che non è mai stata dimostrata.
Secondo questa tesi, il cancro si origina da una cellula
che, per un danno genetico, comincia a proliferare
all'impazzata. Senza a stare ad esaminare quanto sia
attendibile da un punto di vista scientifico questa
teoria, limitiamoci a riflettere sui risultati ottenuti
su questa base negli ultimi 60 anni: zero.
Nonostante il totale fallimento di questa teoria,
nessuna voce contraria ha alcuna possibilità di essere
ascoltata. Perfino la medicina non convenzionale ne è
stata contagiata e, nonostante i suoi risultati
sicuramente migliori, non ha trovato il bandolo della
matassa.
By Alberto Mondini
Fonte: disinformazione.it -
http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=17656
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Una voce dal fronte ufficiale
In un piccolo angolo della Svizzera, in un nosocomio di
oncologia ho iniziato una semplice formazione di aiuto
infermiere e ci ho lavorato per 3 anni. Trovai
terminali, e giovani di 20 a 30 anni con questo male
chiamato cancro o tumore.
Molti pazienti (che non avevo conosciuto prima dei 3
anni) rientravano in istituto 3 - 5 anni dopo avere
eseguito diverse sedute di trattamento chemioterapico
per nuovi esami di controllo, e altri perchè dopo i 3-5
anni riapparivano neoplasie, sia dopo diversi
trattamenti di chemioterapia, sia dopo un intervento
chirurgico.
In quel periodo i diversi oncologi dell'istituto
esaltavano l'efficacia del trattamento tramite i
mass-media, portando con se pazienti come testimonianze,
ma questi stessi pazienti qualche mese dopo tornavano in
istituto per nuovi accertamenti, o perché si erano
riscontrate metastasi o per un "peggioramento generale
delle condizioni".
Incuriosito dai fatti, domandai ai diversi assistenti
medici, locali e internazionali (perchè molti venivano
dall'estero), e udii voci come questa:
"La chemioterapia è una terapia vecchia, ......
attualmente i pazienti oncologici dove lavoravo io vengo
trattati con la radioterapia". Altri mi dicevano che
"anche la radioterapia è invasiva", e qualcuno accennava
che "si sapeva da tempo che il cancro era probabilmente
un semplice FUNGO e
che poteva essere trattato diversamente", e che "le "bombe"
della chemio e della radioterapia andranno solo a
distruggere il sistema immunitario dell'individuo".
Il fatto è che nei tre anni trascorsi in oncologia della
quale potrei raccontare molte cose, perchè mi occupavo
della loro igiene personale e osservavo i medicamenti
che gli somministravano, con sintomi micidiali già noti
agli esperti, cosi come lo sconsolo dei loro sentimenti
calpestati da sostanze che gli offrivano "speranze
gasose". nessuno di loro è migliorato a lungo termine,
anzi, tutto il contrario.
Adesso lavoro in sala operatoria, e guarda caso ritrovo
i diversi pazienti che avevo seguito per interventi
chirurgici di mastectomia, carcinomi, adenocarcinomi,
tomie varie, e qualcuno per un'ultima speranza dopo la
chemio di asportazione della zona interessata.
Devo essere sincero che dopo il post intervento ignoro
cosa accade al paziente sulla sua salute, ma i pazienti
che ho conosciuto in questa piccola regione, dei quali
ho coltivato la loro amicizia, dopo l'intervento, le
loro condizioni fisiche e psichiche non sono migliorate.
Specialmente le donne che ho conosciuto con interventi
di mastectomia, iniziatasi con il controllo del
linfonodo sentinella, poi mastectomia parziale e poi
totale.
Per ultimo notavo che l'approccio tra medico e paziente
era frivolo, il primo non si sforzava in creare una
empatia, piuttosto una "dispatia" (se vale il termine)
trattando il paziente come un cliente.
By M.M. - Tratto da: luogocomune.it
IMPORTANTE:
Come Portale segnaliamo vari personaggi che hanno avuto
contrasti con le autorita' mediche, e per
essere precisi, affermiamo che
NON condividiamo in toto
le loro terapie (quelle monoterapeutiche), in
quanto per noi, seguaci della
Medicina Naturale
la
malattia
(cancro compreso) e'
MULTIFATTORIALE, quindi
NESSUN prodotto puo', da solo, guarire dalla
malattia della quale si e' malati !
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